Tag Archive | "Beati Martiri"

Finalmente santi


Eroi civili che presto saranno santi. I beati Martiri di Otranto verranno proclamati santi, riconoscimento non necessario per la popolazione per cui lo sono sempre stati. Esprime tutto il suo orgoglio il sindaco di Otranto Luciano Cariddi che dichiara:

Una notizia che ci riempie il cuore di gioia. E che porterà felicità nelle famiglie otrantine che la attendono da lungo tempo.

Otranto potrebbe poter contare sulla protezione e la benevolenza di 800 patroni e divenire così la città con più canonizzati al mondo.

Antonio Primaldo, il sarto, e i suoi compagni, uccisi il 13 agosto 1480 verranno innalzati agli altari di san Pietro. La notizia è giunta dopo che Papa Benedetto XVI, ha ricevuto in udienza privata il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi e ha autorizzato la promulgazione del decreto riguardante un miracolo attribuito ai beati..

L’arcivescovo di Otranto Donato Negro in un messaggio scrive

In un’epoca di crisi profonda, l’imminente canonizzazione dei nostri martiri è un forte invito a vivere fino in fondo il martirio quotidiano, fatto di fedeltà a Cristo e alla sua Chiesa.

Il miracolo riconosciuto è quello della guarigione di Suor Francesca Levote, monaca professa delle Sorelle Povere di santa Chiara. Nel maggio del 1980 durante il V centenario dal martirio, l’urna dei martiri fu portata in pellegrinaggio in tutte le parrocchie d’Otranto. Quando l’urna giunse nel monastero delle clarisse, la comunità chiese il miracolo per suor Francesca, cinquantenne colpita da un tumore in metastasi e senza via di guarigione, miracolosamente scomparso, il miracolo permise alla monaca di origini calabresi, di vivere serenamente fino alla morte, avvenuta recentemente ad 84 anni.

I turchi di Gedik Acmet Pascià approdarono sulle coste della Terra d’Otranto da Tirana e dal 28 luglio al 11 agosto 1480 assediarono la città. Entrati, radunarono 813 uomini dai 15 anni in su. Essi furono posti dinanzi alla fatale scelta: rinnegare la propria fede o morire. Il primo ucciso fu Antonio Primaldo, che dopo la decapitazione si erse in piedi e vi rimase fine alla fine del supplizio dei compagni.

Dal 1711 i resti mortali sono custoditi nella Cappella dei Martiri della cattedrale, ma anche altre chiese custodiscono le loro reliquie: Santa Maria Maddalena di Napoli, l’Episcopio di Salerno e l’Episcopio di Bari.

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Tra riti e gusto, Otranto in festa ricorda i Beati Ottocento


Clima di festa, ma anche di devozione e fede. Otranto si appresta a celebrare i Beati Martiri, compatroni della città, con manifestazioni religiose e civili che dal 13 al 15 agosto riporteranno alla memoria di otrantini e non l’eccidio dei loro antenati per opera dei Turchi, nel lontano 1480. Le celebrazioni religiose hanno preso il via già il 31 luglio: la tradizione vuole che nei tredici giorni subito antecedenti al dì della strage, che ricorre il 14 agosto, venga esposta in cattedrale l’urna dei Martiri, per poi chiudere la tredicina alle ore 22 di giorno 13 con una veglia diocesana di preghiera presieduta dall’arcivescovo, per ricordare il messaggio di fede, speranza e impegno civile degli Ottocento. I riti civili partiranno con il tradizionale percorso del sindaco che, accompagnato dall’arcivescovo e dalle autorità civili, militari e religiose, dal palazzo comunale si recherà presso il monumento ai Martiri, in piazza degli Eroi, e dopo aver deposto una corona di fiori terrà il discorso commemorativo insieme al professore Salvatore Palese. Il giorno successivo si entrerà nel vivo della commemorazione: alle 11 si terrà nelle mura della Cattedrale la solenne concelebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo Donato Negro, e a partire dalle 19,30 con la partecipazione del sindaco Luciano Cariddi e delle autorità civili e militari, lo stesso arcivescovo guiderà la processione con l’urna delle reliquie dei Beati Martiri, recata a spalle dai presbiteri diocesani, coinvolgendo le vie principali del borgo idruntino. Luminarie maestose a vestire il borgo di giochi di luci e colori suggestivi, come ogni festa patronale che si rispetti non mancheranno le tradizionali bancherelle e come ogni anno fiumi di gente che dopo la mezzanotte saranno tutti con il naso all’insù per godersi lo sfavillio di colori e scintille dei fuochi pirotecnici della ditta Mega di Scorrano. Musica, e per tutti i gusti, sarà presente l’Orchestra di fiati della Città di Noci e già dalla mattina del 14 per i rioni cittadini passerà il concerto bandistico Città di Cutrofiano, la serata successiva sarà animata da uno spettacolo musicale curato da Gruppi Musicali – associazione culturale e musicale – e dalla band Overdose, che delizierà i presenti con le sonorità blues di un big della musica italiana e internazionale, Zucchero. E quest’anno proprio dal comitato festa dei Beati Martiri e dal Comune di Otranto, con la collaborazione di Mediamorfosi – Strategie di Comunicazione, arriva una novità tutta gastronomica, i “Sentieri del Gusto”. Passeggiando per la città nei tre giorni dedicati ai festeggiamenti sarà possibile apprezzare le eccellenze delle produzioni enogastronomiche pugliesi, per scoprire il Salento deliziando il palato e la vista attraverso raffinati stand espositivi, ricchi anche di manufatti di artigianato locale. Una prima edizione, questa, che ha tutte le caratteristiche per divenire un appuntamento imperdibile dell’estate otrantina.

Alessandra Ragusa

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Il sacrificio dei Martiri tra storia, leggende e fede


Era un venerdì e tirava un forte vento di tramontana, quel lontano 29 luglio 1480. Avrebbero dovuto sbarcare a Brindisi, ma a causa delle avverse condizioni del mare si fermarono al di là delle mura della città più a oriente della penisola. Erano una flotta composta da ben oltre 150 imbarcazioni, per un totale di 18mila uomini, e sbarcarono in una piccola spiaggia a nord della città che oggi porta il nome di “Baia dei Turchi”. Otranto era una città ricca e fiorente, ma non godeva di fortificazioni tali da poter respingere un simile attacco, anche in virtù del numero degli abitanti – non superiore ai 6mila uomini – e la crisi in cui versavano all’epoca gli stati italiani fece sì che non gli si contrapponesse alcuna forza militare. Gli abitanti abbandonarono il borgo in mano ai Turchi comandati dal pascià Ahmet, ritirandosi nel castello, la cittadella. A difendere la città vi erano solo quattrocento uomini che risposero con la vita in cambio della resa. La difesa si protrasse per due settimane, ma l’11 agosto il pascià ordinò l’attacco finale: il castello fu espugnato in un batter d’occhio, le donne e i bambini furono ridotti in schiavi e tutti gli uomini al di sopra dei quindici anni furono barbaramente uccisi. I pochi superstiti e il clero si erano rifugiati nella Cattedrale. Si racconta che Ahmet impose loro di rinnegare la fede cristiana, e il loro rifiuto generò martiri, razzie e barbare uccisioni. Emblematico l’assassinio dell’anziano arcivescovo Stefano Pendinelli, che incitava i suoi confratelli di rivolgersi a Dio in punto di morte: fu fatto a pezzi e il suo capo mozzato fu portato a spasso per le vie della città. Il 14 agosto la cattedrale venne trasformata in una stalla e i superstiti furono trasportati sul colle di Minerva: qui ne vennero decapitati almeno ottocento sotto gli occhi dei familiari. A capo degli otrantini vi era un certo Antonio Pezzulla, detto Primaldo: fu il primo a essere decapitato e si narra che, seppure senza capo, rimase in piedi ad assistere al martirio dei suoi uomini, tanto che uno dei Turchi rimase talmente impressionato da tale prodigio di fede che decise di convertirsi al Cristianesimo, scegliendo la morte. Dopo tredici lunghi mesi Alfonso d’Aragona, figlio del re di Napoli, riuscì a riprendersi le chiavi della città. I corpi degli otrantini trucidati sul colle di Minerva, trovati incorrotti a un anno dal martirio, furono poi traslati nella Cattedrale. Dopo un lungo processo canonico iniziato nel 1539 e terminato il 14 dicembre del 1771, papa Clemente XIV ne autorizzò il culto dichiarandoli beati. Trecento anni dopo, nella notte della loro festa, i martiri, divenuti già nel Settecento i protettori della città, furono visti da tutta la popolazione recarsi in processione sul colle.

È nel ricordo del loro sacrificio eroico, della loro fede e del messaggio di speranza che si è tramandato nei secoli che la città si appresta ogni anno a festeggiarli, aprendo il 31 luglio la tredicina con la solenne esposizione in cattedrale dell’urna dei Martiri, e animando ogni sera la festa con momenti di fede e preghiera fino al 13 agosto, giornata della veglia diocesana, per poi culminare nella celebrazione del solenne pontificale del 14 presieduto dall’arcivescovo della città e nella processione delle reliquie. Sono passati solo quattro anni da quando, su richiesta dell’Arcidiocesi di Otranto, il processo di canonizzazione è stato riaperto, e nel cuore di tutti gli otrantini e di tutti i fedeli e devoti, ogni anno in questo periodo, si apre ancor più la speranza che venga loro riconosciuto il motivo del martirio, sul quale vi sono non poche versioni contrapposte, e che possano perciò essere ufficialmente ritenuti santi.

Alessandra Ragusa

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