Tag Archive | "Pasqua"

Canti di Passione a Palmariggi


Tutta la tradizione nei festeggiamenti prepasquali. Accade a Palmariggi dove la Pro Loco Montevergine ha organizzato, in occasione della Quaresima 2012, la manifestazione Canti di Passione, giunta alla sua seconda edizione. L’evento ripropone, nel solco della più genuina autenticità, la tradizione dei cantori della Passione. Il 23 marzo alle 19 presso la chiesa barocca della Madonna della Palma di Palmariggi ci sarà l’evento-concerto che vuole tenere viva la bellezza di quel mondo rurale e pastorale del passato, in cui non era insolito, alle soglie della Pasqua, incontrare di sera per le piazze del paese, agli incroci delle strade o nei vicinali antistanti le masserie, gruppetti di musicisti improvvisati che portavano alla gente le strazianti note dell’organetto e della fisarmonica, ricordando le ultime ore di Gesù. Saranno perciò le canzoni della tradizione a tenere banco in questa serata, in cui si affacceranno, comunque, anche le note di importanti cantautori contemporanei che hanno cantato la Passione.

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“Santu Lazzaru”, una tradizione pasquale antichissima rivivrà a Palmariggi domenica prossima


Un evento per riportare in auge una tradizione lontana. Si tratta dellu “Santu Lazzaru”, una manifestazione organizzata dalla Pro Loco “Montevergine” di Palmariggi e dal Servizio civile Unpli, che con il suo progetto annuale “La Grecìa Salentina” vuole diffondere la conoscenza sulla tradizione popolare su “Santu Lazzaru”. Negli ultimi anni la manifestazione veniva portata avanti da movimenti cattolici, che contattavano la popolazione porta a porta per una raccolta che sarebbe stata destinata ai poveri. Ma “Santu Lazzaru” ha radici più antiche: molti anni fa si recavano, tra gli altri centri, a Palmariggi cantori che facevano ascoltare per le strade i canti popolari della Passione e della Pasqua. Da qui prende le mosse questo evento, che si tiene il 17 aprile alle presso la chiesa della Madonna della Palma: si esibiranno, con canti non liturgici sul tema della Passione di Cristo, Consuelo Alfieri (fisarmonica, organetto e voce), Mino Alfieri (chitarra) e Antonio Paolo (percussioni). Le tradizioni popolari pasquali trovano completa espressione in questo periodo in cui anche i turisti accorrono per assistere ai riti a ridosso della Settimana Santa, che presentano caratteristiche antiche di una suggestività unica. Come la processione del Venerdì Santo di Maglie, che in questi giorni ha conquistato il premio “A crone de spine” da parte del Comitato per la Qualità della Vita di Taranto: la processione di Maglie è Processione dei Misteri, in cui sfilano le statue che ritraggono i momenti salienti e i personaggi della Passione, rigorosamente d’epoca e con i costumi originali ottocenteschi.

Angela Leucci

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La Fiera dei Campanelli, rassicurante consuetudine pre-pasquale a Maglie


Un appuntamento che torna, ogni anno, ad anticipare la Pasqua. È la Fiera dei Campanelli, una delle feste tradizionali e religiose più attese a Maglie, perché fondata su una lunga e duratura tradizione. La Fiera, che festeggia la Madonna Addolorata, si svolge presso il viale della chiesa omonima, una piccola strada che un tempo segnava i confini meridionali della città. Nel secolo scorso la Fiera era ricca di pezzi di artigianato locale, come appunto i campanelli in terracotta, che danno il nome a una ricorrenza che ha perso un po’ dello smalto originario, anche se ha sempre un posto importante nel cuore dei magliesi. Artigiani provenienti da tutta la provincia esponevano campanelli e fischietti, ma non solo. Tipiche della Fiera sono, infatti, le “trozzule”, particolari strumenti in legno che fanno un rumore stridente quando vengono percossi: le “trozzule” servivano a preparare alla Settimana Santa, in particolare alla Processione dei Misteri, che si tiene il Venerdì Santo ed è uno dei riti più amati dai magliesi. Qui una sezione della processione, i cosiddetti ragazzi dell’”Ora pro nobis”, le utilizzavano per richiamare le persone al “funerale di Gesù Cristo”, che la processione stessa simboleggia. Giovedì pomeriggio, 14 aprile, e il 15 aprile per tutta la giornata, potranno essere visitate presso il viale della Madonna Addolorata le bancarelle che ancora, seppure in misura minore che in passato, espongono questi oggetti di artigianato locale: fischietti con carabinieri o animali, vasetti in terracotta smaltati e non. Campanelli di tutte le fogge e in ogni colore sono però ancora il pezzo forte della Fiera. E anche i non religiosi non possono rinunciare a una capatina alla statua della Madonna, che a tutt’oggi conserva i suoi ottocenteschi abiti originali.

Angela Leucci

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Turismo, per le imprese di Otranto prove generali di legalità


Con la Pasqua alla porte, anche il turismo fa le prove generali. Che stagione sarà? E’ presto per dirlo. Al momento le imprese del settore sono impegnate su altri fronti legati alla qualità e alla “legalità”dell’offerta; ovvero: come non rimanere vittime dei controlli da parte di Nas, Ispettorato del lavoro, Polizia tributaria e chi più ne ha più ne metta. Il Comune di Otranto – città turistica per eccellenza, che vanta un’alta percentuale di imprese votate al terziario – suona la sveglia e chiama a raccolta professionisti, esperti e lavoratori. Il confronto, tenutosi nel centro don Tonino Bello, ha acceso i riflettori sull’accesso ispettivo sui luoghi di lavoro, sulle nuove tipologie contrattuali e i vantaggi per le imprese nell’operare in punta di legge. All’incontro sono intervenuti il sindaco, Luciano Cariddi; Giocondo Lippolis, direttore della direzione provinciale del lavoro di Lecce; Maria Sergi, funzionario D.P.L. di Lecce; Iunio Valerio Romano, responsabile Unità operativa di vigilanza ordinaria; e Maria Cristina Circhetta, consulente del lavoro.

Numerosi i punti trattati nel corso della lunga discussione: dal ruolo degli ispettori del lavoro (e più in genere delle forze dell’ordine) ai limiti che gli stessi non dovrebbero oltrepassare, fino ai loro obblighi nei confronti dell’ispezionato. Ma ci si è anche molto soffermati sulle nuove tipologie di contratti flessibili, sul lavoro minorile e sui “buoni lavoro”, strumenti per il lavoro occasionale previsti dalla legge Biagi.

Il dibattito ha portato alla luce diverse criticità. Una per tutte, quella sui doveri dei controllori e sui diritti dei controllati. Incorrere in una verifica da parte dei funzionari a volte è un trauma, altre – se effettuata nel pieno dell’attività lavorativa- è un vero e proprio incubo. Perché? Perché in molti casi gli imprenditori non sanno come comportarsi; di più: sentono di essere dalla parte del torto, a prescindere dalla loro reale situazione. Soffrono fortemente, insomma, la sudditanza psicologica nei confronti degli ispettori. A bloccarli, forse la scarsa conoscenze della normativa in vigore ma, molto più spesso, la paura che il loro lavoro venga sospeso, con conseguente perdita di immagine e introiti.

A volte, infatti, sentono di essere sottoposti a dei veri e propri raid. E’ il caso di un operatore che, intervenuto nel dibattito, ha raccontato con ironia la propria esperienza: “La Guardia di Finanza ha bloccato le uscite, mancavano solo le mitragliette, mentre gli ispettori del lavoro si sono nascosti dietro alle porte; mi sono spaventato e ora per evitare altri simili inconvenienti ho fatto installare le telecamere. Sono titolare di un azienda e in sette anni ho subito ben sei controlli…”.

Solo un caso limite? Agli operatori sarà utile sapere che ogni ispettore è obbligato a identificarsi; e che – è stato sottolineato – esiste uno strumento utile per abbassare la frequenza delle visite in azienda, il cosiddetto “verbale di primo accertamento” contenente tutti i dati sulle verifiche, le dichiarazioni dei dipendenti, le proprie, e – dulcis in fundo – le eventuali sanzioni. Servirà ad allentare tensioni e conflittualità? Gli addetti ai lavori dicono di sì. Intanto, c’è un solo modo per non soffrire il peso degli accertamenti: farsi trovare in regola.

Jenny De Cicco

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Finito il Carnevale, arriva la Caremma: storia di una tradizione salentina


È ormai la nostra compagna da sempre, la Caremma, una vecchia signora che in molti centri del Salento fa la sua comparsa alla fine del Carnevale. La parola “caremma”, infatti, deriva da Quaresima, ossia il periodo di digiuno che porta alla Pasqua per il calendario cristiano. E se i turisti ne sembrano spesso stupiti, per i salentini è invece una sorta di avvenimento normale e molto atteso. Le persone, in gruppi organizzati e non, danno vita a questi pupazzi, collocandoli sui tetti delle loro casa o in altri luoghi importanti per la comunità. Com’è avvenuto in questi giorni a Palmariggi, dove hanno fatto la loro comparsa le Caremme, a colorare il piccolo centro salentino definito dal regista Giovanni Albanese (che l’ha utilizzato come location per il film “Senza arte né parte” con Vincenzo Salemme) “uno di quei libri, in cui, girando le pagine, si sollevano le immagini”. In questo scenario da favola torna così una tradizione importante. Le foto che vedete sono state concesse dalla Pro Loco di Palmariggi, sul cui profilo Facebook è comparsa una lunga didascalia: “Finito il Carnevale, si affaccia in alto, su cornicioni, pensiline, balconi, una signora vestita di scuro, in abiti contadini, un foulard per coprire i capelli bianchi, scialle di lana e occhiali spessi…

Questa è l’immagine tipica della Caremma, più o meno simpatica, più o meno austera, più o meno aggraziata vecchietta, simbolo del folclore popolare salentino. Nella tradizione popolare, la Caremma rappresenta infatti la moglie del Carnevale, morto di libagioni nel giorno di martedì grasso; veniva appesa sui terrazzi delle case, sui pali a crocicchi delle strade il mercoledì delle Ceneri, a ricordare l’inizio della Quaresima. La Caremma serviva infatti a ricordare ai cristiani che la Chiesa stava vivendo un periodo di penitenza e di astinenza, per cui le feste, le baldorie e gli eccessi del Carnevale dovevano essere eliminati, perché ci si apprestava ad affrontare giorni di digiuno, di sacrificio e di astinenza dalla carne. In più, era una sorta di rudimentale calendario, utile a tener il conto delle settimane che avvicinavano alla Pasqua. Abito nero in segno di lutto, il fantoccio-vegliarda aveva in una mano il fuso e la lana da filare quale simbolo della laboriosità, del tempo e della vita che scorre. Il tempo della penitenza e dell’astinenza veniva invece rappresentato e scandito dalle sette piume di gallina (una per ogni settimana di Quaresima), conficcate in un’arancia (o in una patata) attaccata all’altra mano. Di queste piume se ne toglieva una per settimana, fino al Sabato santo, giorno in cui la stessa Caremma veniva fatta scendere e data alle fiamme, in segno di purificazione e dell’auspicato inizio di una nuova stagione di vita; il rito avveniva subito dopo il suono delle campane che annunciavano la resurrezione del Cristo. Una tradizione carica di significati e fortemente legata alla vita e alla quotidianità del mondo contadino. Uno dei tanti simboli caduti nel dimenticatoio, che l’associazione Pro Loco ha deciso di far riapparire in paese. Oggi, a differenza di allora, esistono infatti meno povertà, meno rinunce, meno sacrifici, ma la suggestione della Caremma resiste al tempo.

Angela Leucci


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