Archive | Gennaio, 2011

Un’amministrazione non attenta ai bisogni dei cittadini

Conosciamo tutti gli episodi che hanno caratterizzato il problema “scuole comunali” durante lo scorso anno scolastico 2009/2010 e conosciamo le preoccupazioni dei genitori, che hanno seriamente temuto per l’incolumità fisica dei loro figli. La lentezza con la quale i lavori hanno proceduto e continuano a procedere è intollerabile ove si consideri che il problema viene dal passato e si è aggravato sotto l’amministrazione Cariddi. Quest’ultima, malgrado si sia impegnata a trovare una soluzione, e fatto promesse a cittadini e docenti, non l’ha ancora risolto del tutto e, per giunta, continua a sottovalutare la necessità di progettare con una visione d’insieme il sistema scolastico cittadino.
Un giro nelle scuole comunali è l’occasione per comprendere in che condizioni versano gli edifici che accolgono gli alunni otrantini.
La scuola elementare ha perso le sue pensiline in seguito ai lavori di demolizione fatti in passato e dall’esterno oggi si presenta come il rudere di un edificio dopo un bombardamento. il Sindaco dice che non è necessario ricostruire le nuove pensiline visto che presto i ragazzi delle scuole elementari saranno trasferiti nel nuovo plesso presso la scuola Aldo Moro.
La palestra, inagibile e transennata, su un lato mostra i segni del cedimento statico che l’ha fatta sprofondare.
Le scuole medie hanno finalmente ritrovato la loro funzionalità dopo i cedimenti avvenuti l’anno scorso, sono in corso i lavori di costruzione di 6 nuove aule, ma attualmente quei lavori sono fermi a prima di Natale, in barba all’urgente necessità di trasferire i ragazzi delle scuole elementari in un edificio sicuro e funzionale. Il Sindaco nell’ultima riunione con docenti e genitori aveva garantito che i lavori sarebbero stati ultimati nel mese di settembre 2010.
Quando finisce il gasolio del riscaldamento, durante l’attesa del nuovo approvvigionamento, tutti patiscono il freddo. Eppure il metano a Otranto è arrivato da tempo e gli edifici scolastici meriterebbero di essere allacciati alle condutture di gas proprio per evitare simili disservizi.
Il servizio di scuola bus, malgrado l’impegno delle persone che lo svolgono, è carente: pur disponendo di due bus i ragazzi che vivono a Frassanito sono costretti ad alzarsi prestissimo il mattino e se tardano di pochi minuti perdono la corsa ed i genitori sono costretti ad accompagnarli fino a Otranto.
Il Dirigente Scolastico afferma che a Otranto l’obesità nell’infanzia esiste ed è diffusa, sarebbe utile pensare alla realizzazione di percorsi dedicati agli studenti (“Pedibus”) per far loro raggiungere a piedi o in bici la scuola, sotto lo sguardo attento di un nonno vigile che veglierebbe su di loro. Il movimento fisico è un buon sistema per combattere l’obesità infantile – dice il Preside Elio Lia.
Questi e tanti altri problemi ci fanno concludere che quest’amministrazione comunale non ha ancora maturato un progetto d’insieme del sistema scolastico. La scarsa sensibilità è testimoniata dall’assenza di una politica che abbia una visione generale della scuola, che oltre a occuparsi del mantenimento degli edifici, favorisca progettualità con lo scopo di organizzare tutti quei servizi che garantirebbero un efficace funzionamento del sistema scolastico. A Otranto servono una biblioteca comunale che funzioni, dei luoghi di aggregazione dove i giovani si possono ritrovare, degli impianti moderni per le pratiche sportive minori oltre al calcio ecc…, la realizzazione di un progetto che metta in rete tutti questi servizi ed altri, facendoli interagire con la scuola, qualificherebbe molto il percorso educativo dei ragazzi.

Gianni Muscatello

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F.C. Otranto – U.S. San Vito 2-1

F.C. Otranto: Monteduro, Paladini, De Iaco, Iaia, De Giorgi. Morello; Giannone (Stifani), Samueli, Scrimitore (Scrimieri), Cursano e Marrocco.
U.S. San Vito: Baldassarre, Bruno (Cavallo), Barca, De Nicola, Greco, Costantini, Leoci, De Carlo, Massaro (Turrisi), Galasso, Lanzillotti (Tarantini).
Arbitro: Di Tondo (Barletta).
Marcatori: 2′ De Nicola, 10′ Marrocco e 35′ Cursano.
Note: 75′ Morello fallisce un rigore.
Con il risultato di 2 – 1 l’Otranto si aggiudica, ai danni del San Vito, il big match valido per la 2′ Giornata di ritorno del Cqmpionato Regionale di 1′ categoria, girone C.

Passano appena due minuti, dall’inizio della gara, e gli ospiti vanno in vantaggio sugli sviluppi di un calcio d’angolo battuto sulla sinistra della porta difesa da Monteduro, “spizzicata” di testa di Massaro e goal vincente di De Nicola; i locali sono sbigottiti quasi increduli per l’immediato svantaggio e, feriti nell’orgoglio, riescono a riequilibrare le sorti della gara con Marrocco su “imbeccata” di Cursano; veemente e immediata la reazione degli ospiti che per 20 minuti fanno vedere agli otrantini i cosiddetti “sorci verdi” (le magliette degli ospiti erano di colore verde…) ma uno strepitoso Monteduro e un pizzico di buona sorte per i locali impediscono al San Vito di riportarsi in vantaggio. Al 30′ gli equilibri della gara cambiano grazie alla sagacia tattica di mister Salvadore che invertendo le posizioni in campo di Cursano e Giannone, peraltro in non perfette condizioni fisiche, permette ai locali di stare meglio in campo e di passare in vantaggio con Cursano “liberato” in area sulla sinistra dalla parte di De Giorgi. Da precisare che entrambe le marcature fatte dai locali sono frutto di allenamenti tattici attuati nel corso delle sedute infra settimanali, lo stesso Cursano al 42′, quasi in fotocopia del precedente goal, potrebbe raddoppiare le sue marcature, ma un ottimo Baldassarre gli nega tale gioia. Nel secondo tempo il San Vito cerca di riequilibrare le sorti della gara riversandosi scriteriatamente nella metà campo locale, impegnando solo in una occasione il sempre attento Monteduro, lasciando ampi spazi alle incursioni dei locali che al 75′ potrebbero chiudere l’incontro su rigore conquistato da Scrimieri subentrato ad un malconcio Scrimitore e rigore fallito da Morello ipnotizzato quest’ultimo da Baldassarre. Al 94′ il sig. Di Tondo decretava la fine delle ostilità dando ai locali con questo risultato, l’opportunità di superare in classifica il San Vito, senza alcun ombra di dubbio la migliore compagine vista al Comunale di Otranto, e infliggendo a questi ultimi la prima sconfitta in campionato.

Ottimo l’arbitraggio del sig. Di Tondi.

Rino Gualtieri

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Leader a confronto: come risponde la politica idruntina ad un questionario di sei domande?

In via del tutto sperimentale, abbiamo utilizzato i moderni social forum e internet per proporre ai leader politici cittadini un questionario in sei quesiti. Abbiamo dato loro una settimana di tempo per elaborare le risposte e abbiamo ricevuto i loro elaborati senza mai incontrarli di persona, senza andare nelle sedi dei partiti, senza essere troppo invadenti. Non abbiamo dato loro limiti di spazio e pubblichiamo integralmente le loro proposte, certi che perdoneranno quei piccoli refusi e “barocchismi” che sono stati attenuati, per adeguare il “politichese” ad una lettura più agile. Qui di seguito i quesiti così come sono stati proposti a Francesca Bortone del Pdl di Otranto e a Gabriele Temis della locale sezione Pd.

  1. Si assiste ad un vivace dibattito teso tra il locale e il globale: da un lato c’è la voglia di una parte del Salento di chiedere l’autonomia dalla Regione Puglia, dall’altro c’è invece la visione “Euro-mediterranea” o “Euro-Asiatica” dell’ Unione europea che apre le porte alla Turchia. La nostra Città guarda a questi fenomeni come “Porta d’ Oriente” o come “capitale” della “Terra d’Otranto”?
  2. L’economia idruntina ha tante vocazioni ma poca identità. Il comparto di Alimini e Frassanito sono ormai votati più al turismo che all’agricoltura; quest’ultima si esprime nel privato in poche aziende di pregio, ma a conduzione familiare e nel pubblico, oltre ad un nuovo consorzio vivaistico, si attende il rilancio con i Farmer’s market; le attività commerciali sono ancora troppo legate al turismo e alla sua stagionalità; negli ultimi anni c’è una certa vivacità immobiliare e nelle imprese edili; pochi i nuovi insediamenti produttivi in Area P.i.p. Dove bisogna puntare?
  3. Il Piano urbanistico generale programmerà lo sviluppo cittadino per i prossimi 20 anni. Qual è il vostro punto di vista? Quali le priorità? Ci saranno nuovi insediamenti abitativi e infrastrutture per l’uso urbano e della cittadinanza? Ci saranno nuove aree produttive, commerciali e turistiche o si punterà a completare con nuovi servizi quelle già esistenti? In altre parole, il Pug avrà anche un’ “anima” o si dovranno colmare i vuoti tra le zone abitative esistenti e le aree votate all’ interesse turistico e agli insediamenti produttivi? E il patrimonio storico-naturalistico e ambientale?
  4. Durante le festività natalizie, alcune realtà associative giovanili hanno dato prova di saper spendere le proprie energie, vocazioni e professionalità in attività creative degne di nota. La Città si sta “risvegliando” grazie a queste iniziative, ma rischiamo di perdere la linfa vitale dei giovani in fenomeni quotidiani di “Fuga dei cervelli” e della manovalanza. C’è una soluzione a tutto questo? E quale?
  5. Il porto turistico, il Palazzetto dello sport, il depuratore delle acque reflue, un piano integrato del traffico, sono alcune tra le opere pubbliche di cui si è parlato a più voci negli ultimi 20 anni. Da dove partire per ultimare queste (o eventualmente altre) opere incompiute?
  6. Il nostro gonfalone porta l’immagine della leggendaria “Torre del Serpe”: cosa butterebbe giù da quella torre e cosa salverebbe tra le iniziative, progetti e obiettivi dell’ attuale Amministrazione comunale in carica?

Risponde alle nostre domande Francesca Bortone, alla guida della sezione Pdl di Otranto:

  1. La caduta del muro di Berlino ha aperto degli scenari a noi sconosciuti fino a qualche anno fa. L’economia globale, che ne è conseguita, ha di fatto disorientato tutto l’occidente abituato a vivere chiuso nei propri confini. Otranto è parte di questo mondo occidentale. Ricordo, quando dalle nostre radio usciva esasperante una litania della radio albanese che ci sembrava la voce dell’ “oltre”. Oggi, tutti siamo disorientati di fronte alla velocità degli scambi, ma soprattutto alla velocità delle delocalizzazioni. Il Salento ha perso molti posti di lavoro, e con essi tanta serenità sociale. Non possiamo perciò fare altro che pensare “G-locale”, e non lo scopro io. Valorizzare cioè le produzioni tipiche, l’arte ed il nostro patrimonio unico ed irripetibile per farlo conoscere sui mercati globali. Siamo chiamati, cioè a valorizzare il nostro passato e le nostre tradizioni. Su questi valori non abbiamo concorrenti: il lavoro potrà essere remunerato in maniera degna. Otranto, quindi, sia Porta d’Oriente, per la sua storia e per il suo carattere unico, diventando nodo strategico, crocevia di scambi.
  2. Un’amministrazione comunale può giocare il ruolo di cornice, non di quadro. Il quadro deve essere dipinto dagli otrantini. In un’economia liberale nessuno si può sostituire al tessuto imprenditoriale, tanto meno un’Amministrazione Comunale. La cornice, però, deve essere di valore: regole certe e non contraddittorie, tanto meno nel corso della stagione turistica, quando gli imprenditori hanno già programmato gli investimenti. Tornando alla domanda, ritengo che dobbiamo puntare ad un disegno strategico di città fondato sulla valorizzazione delle nostre unicità che, agli occhi dei turisti che ascoltiamo d’estate sono davvero tante. Basta guardare al nostro territorio, con la curiosità e la freschezza del turista e ci si renderà conto che si può lavorare, tutti, tutto l’anno. L’importante è coniugare lo sviluppo con il rispetto del nostro patrimonio, il che non significa dire no a priori a tutto. Non dico nulla di nuovo con la formula dello “sviluppo sostenibile”.
  3. Il Pug è un momento strategico per il nostro territorio e come tale va redatto avendo come stella polare l’idea di Otranto che perseguiamo. Quindi, prima di ogni altro quesito, bisognerebbe porsi una domanda:“cosa vogliamo fare da grandi?”. Il resto è consequenziale. Avverto, però, tra i concittadini un’esigenza: Otranto deve tornare ad essere più nostra, a partire dalla prima casa.
  4. Credere nel proprio lavoro quotidiano, senza mai stancarsi. I giovani hanno fatto grandi cose durante le ultime festività natalizie, ma ora devono puntare ad andare avanti scommettendo su se stessi. Chi fugge, non ha mai ragione. I risultati non si possono attendere nel breve periodo, ma sul medio e lungo periodo. Si può anche sbagliare, ma come dicono i popoli di lingua anglosassone “Learning by doing” (impara facendo). Ecco su cosa dobbiamo puntare: deve crescere la “cultura del fare”. I giovani e del resto tutti noi, dobbiamo rimboccarci le maniche e trarre il meglio dalla nostra Otranto.
  5. Dai fatti, lasciando da parte le parole. Puntiamo su ciò che è fattibile ora, sulla base delle risorse finanziarie europee e proprie disponibili, ascoltando il parere di tutti, perché tutti possono suggerirci qualcosa di importante.
  6. Butterei giù il vecchio modo di fare politica, che punta a svendere il nostro prezioso territorio come il caso di Largo Porta Alfonsina e dei Fossati del Castello, dietro fantomatiche opportunità di marketing territoriale. Salverei tutte quelle iniziative che sono partite grazie al contributo di idee e di risorse delle associazioni otrantine, e di privati cittadini.

Risponde ai nostri quesiti Gabriele Temis alla guida della locale sezione del Pd:

  1. Il Pd otrantino non è particolarmente affezionato all’idea della Regione Salento, in quanto ritiene che bisogna favorire processi di accorpamento e non di parcellizzazione delle realtà amministrative esistenti. In un momento particolare, in cui si tende a razionalizzare la spesa pubblica, non si capisce come si possa pensare a creare altri centri di spesa e altro potere burocratico. Data la posizione geografica di Otranto invece il Pd locale, ritiene che si possa e si debba costruire una Europa allargata al bacino mediterraneo e quindi ad una Europa policentrica, nella quale la Puglia ed il Salento possono svolgere una funzione di cerniera.
  2. Otranto ha nel tempo costruito una propria identità nel settore economico e produttivo, legata soprattutto alla specificità del turismo ed alla tipicità della cultura della barbatella, che a tutt’oggi rappresenta il 90% della produzione regionale. Il problema adesso è il futuro. Bisogna ormai puntare non più sulla residenza turistica ma sui servizi legati al turismo. Il lavoro da svolgere, in sostanza, è promuovere una seria indagine sui servizi di eccellenza che la città deve offrire e qualificare, di conseguenza, gli operatori interessati. Per esempio occorre mettere a sistema i beni culturali attraverso iniziative di impresa; occorre considerare il patrimonio ambientale come supporto identitario per un turismo di qualità e quindi organizzare servizi in tal senso; occorre, ancora, organizzare un sistema di accoglienza al turista che accompagni lo stesso dal suo arrivo sino alla partenza. Molti progressi sono stati fatti poi nella qualificazione della produzione della barbatella, anche se il mercato presenta oggi delle oscillazioni non sempre favorevoli. Sono anche necessarie altre attività agricole di qualità che offrano al mercato turistico prodotti non reperibili altrove: lanciare le colture biologiche di frutta ed ortaggi, giungere alla produzione di olio extra-vergine di qualità. Nel settore poi secondario noi soffriamo la carenza di una cultura artigianale e della trasformazione che potrebbe invece essere incentivata e rappresentare una possibilità di lavoro anche nei periodi invernali. Registriamo purtroppo il fallimento della zona P.I.P. del comune che è diventata di fatto una zona residenziale con pochissime attività artigianali. Occorre invece d’intesa con i comuni vicini puntare ad una nuova zona P.I.P. con terreni da offrire a piccole imprese artigianali per incentivare un settore che potrebbe garantire un certo sviluppo per il futuro. In sostanza il PD ritiene che bisogna puntare ad una economia integrata tra turismo, agricoltura ed artigianato di trasformazione in modo da evitare il rischio della monoculutura.
  3. La priorità assoluta è la salvaguardia del patrimonio ambientale del nostro territorio, poiché siamo convinti che esso sia l’identità e la base su cui si poggia ogni discorso riguardante il futuro. Riteniamo che oramai non ci sia più bisogno di seconde case o di altri alberghi; c’è invece necessità e priorità assoluta di una proposta concreta per dare ai giovani una casa di proprietà, secondo criteri trasparenti. Non dovrebbero esistere aree votate solo “all’interesse turistico”, ma tutto il territorio deve essere attrattivo per il turismo. Per questo deve nascere una cultura nuova, da tradurre in strumenti di piano ed operativi, che punti alla manutenzione urbana e territoriale. Questo concetto di “manutenzione” dovrebbe essere la chiave di volta per il futuro che renda un luogo particolarmente attraente e quindi appetibile dal punto di vista turistico. Per esempio recuperare le aree marginali e periferiche, decongestionare il centro storico, curare i beni culturali piccoli e grandi, curare la viabilità rurale, le pinete, i canali di sgrondo delle acque, la Valle dell’Idro, la Valle delle Memorie, gli accessi al mare, le spiagge, i cordoni dunali.
  4. Il problema della “fuga di cervelli” è un fenomeno nazionale e non solo otrantino. Otranto comunque potrebbe rispondere lanciando la sfida dei servizi di qualità nel settore della cultura, degli eventi, del turismo e dell’agricoltura in senso lato. La griglia dei possibili settori è ampia, occorre una regia da parte del governo cittadino per individuarla e organizzare le attività d’impresa. L’esempio delle festività natalizie parla da sè. Occorre continuare su questa strada mettendo a disposizione dei giovani strutture, progetti condivisi e possibilità di formazione e tutoraggio.
  5. La locale sezione Pd si augura e lavora in seno all’amministrazione affinché si realizzi il porto turistico che secondo noi, è prioritario per lo sviluppo equilibrato del territorio, in quanto andrebbe a coprire una domanda ancora sostanzialmente inevasa. Per quanto riguarda lo sport e la depurazione delle acque reflue è chiaro che occorre migliorare le strutture esistenti. Per il traffico invece pensiamo ad una più radicale chiusura a tutti i mezzi a motore nel centro cittadino, cercando di realizzare dei parcheggi privati più efficienti, moderni e dotati di servizi a ridosso della città.
  6. Il PD butterebbe giù dalla torre tutte le false case agricole costruite in questi anni, che non servono all’agricoltura e stanno compromettendo il nostro paesaggio agrario. Molte cose sono da salvare: ad esempio la riqualificazione dell’area portuale (la spianata del porto), lo spostamento del mercato settimanale, la nuova disciplina sugli artisti di strada che tende a tutelare gli spazi del centro storico, il fervore delle attività culturale nel periodo estivo, l’avvio della raccolta differenziata anche se deve essere molto migliorata.

Salvo Sammartino

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Se la maggioranza tira fuori gli artigli

La reazione immediata della maggioranza consiliare al manifesto di Nuovi Orizzonti è una caduta di stile che tradisce il grande nervosismo che in questo momento si respira a Palazzo Melorio.

La denuncia fatta dall’associazione culturale otrantina (secondo la quale il Sindaco starebbe illudendo alcuni cittadini da lui stesso stimolati a costituirsi in cooperativa per accedere all’edilizia agevolata) ha trovato la risposta immediata nell’accusa diretta all’ex assessore Livio Corchia, responsabile di avere utilizzato gli stessi mezzi quando era in giunta con Bruni (ndr ma anche con lo stesso Cariddi).

Ciò che colpisce della sortita della maggioranza è l’attacco mosso contro l’ex amministratore che avrebbe lasciato un pessimo ricordo di se alla cittadinanza otrantina a causa del suo cattivo operato. A nostro giudizio l’atteggiamento di Otranto Domani dimostra la propensione all’ostracismo contro chi dissente e, in questo caso, contro chi, stando sino a qualche tempo fa vicino alla maggioranza consiliare, non ne condivide le scelte fatte in questi quattro anni di amministrazione.

Con l’occasione va ricordato che il Sindaco è stato eletto anche grazie all’aiuto dell’ex amministratore comunale con il quale ha condiviso tante scelte politiche fatte in passato tra cui quella di abbandonare Forza Italia per seguire la “sirena incantatrice” rappresentata da quella parte della vecchia sinistra otrantina che oggi siede a Palazzo Melorio e che, a nostro giudizio, costituisce l’anima più vendicativa di quest’amminstrazione. L’attacco personale a Livio Corchia fa riflettere tutti noi sulla libertà di dissentire quando non si condivide la politica dell’amministrazione. È inutile ricordare che la libertà di esprimere il proprio pensiero è un diritto sancito dalla Costituzione che riconosce ad ogni cittadino italiano la facoltà di criticare e dissentire civilmente senza dover temere ritorsioni e vessazioni ingiuste.Otranto è una città che ha varie anime politiche, alcune di esse non sono rappresentate in Consiglio Comunale, impedire loro di partecipare al dibattito cittadino, con la minaccia di ripercussioni contro la vita privata dei suoi esponenti, costituisce danno per la libertà umana.

L’alibi della democrazia partecipata, cui fa spesso riferimento il Sindaco Cariddi, non regge più. L’abbiamo capito ieri leggendo il manifesto di Otranto Domani con il quale egli ha rivelato la sua vera natura quando c’è chi non lo condivide ed ha il coraggio di dirlo pubblicamente.

Otranto è una città che dalla politica ha bisogno di ricevere un forte slancio democratico e liberale per confermare il suo ruolo di città aperta alle diversità culturali ed il suo ruolo di città dell’accoglienza. È dovere di tutti coloro che partecipano alla vita politica cittadina impegnarsi per difendere chiunque intenda esprimere il suo giudizio, anche se contrario alle proprie idee, nell’intento di tutelare il diritto di ciascuno di noi ad esporsi per il bene comune.

Gianni Muscatello

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Strappo Finale!

La maggioranza che siede a palazzo Melorio, replicando al manifesto affisso ieri mattina (15 gennaio) da Nuovi Orizzonti, ha attaccato duramente l’ex assessore comunale tra i promotori dell’associazione culturale otrantina.
Con un manifesto molto graffiante, ieri pomeriggio, Otranto Domani ha accusato l’ex amministratore di aver tenuto in tasca liste di nomi e di cooperative e ricordato che la minoranza, nella precedente campagna elettorale, aveva censurato dai palchi proprio la condotta tenuta dall’ex assessore che prometteva in cambio di voti.
Di diverso avviso, invece, è sembrato oggi Melcarne, portavoce della minoranza, che ha dichiarato di condividere quanto denunciato da Nuovi Orizzonti nel suo manifesto.
La risposta della maggioranza sancisce la rottura con la parte di elettorato che si riconosce intorno all’ex assessore Corchia e che ha sostenuto il Sindaco nella lista Otranto Domani.
Lo strappo ufficiale non dovrebbe preoccupare Cariddi che in Consiglio Comunale puó ancora contare sull’appoggio del consigliere collegato all’assessore Corchia. Sembra, infatti, completamente rientrato e dimenticato il forte dissenso manifestato da Fabio Marrocco che, allora vicino a Corchia, deluso nelle sue aspettative, in consiglio comunale aveva reso pubblica la promessa scritta del sindaco che gli garantiva l’incarico di assessore.
Nessun indebolimento della maggioranza che a detta di Corchia, non ha svolto e non svolge l’azione politica per la quale egli aveva condiviso il programma con Luciano Cariddi. Quell’azione politica, dice Corchia, avrebbe dovuto tenere in prima considerazione i problemi reali del paese. Ecco perché Nuovi Orizzonti, che ha tentato di incidere stimolando l’amministrazione comunale, è su posizioni ormai lontane da quelle del Sindaco e della sua maggioranza.

(Clicca sull’immagine per ingrandirla e leggere quanto scritto nei manifesti)

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Un agriturismo per Francesca Giaccari

Abituati come siamo a vedere il mondo dello spettacolo come un luogo che pullula di presenzialisti, stupisce piacevolmente che un partecipante a un reality show pensi alla crescita della sua terra. Accade questo a Francesca Giaccari, concorrente galatinese del Grande Fratello 11, che, una volta uscita dalla casa di Cinecittà, ha deciso, non di andare a fare le comparsate in discoteca, ma di proseguire con un suo vecchio progetto lavorativo, che aveva prima di entrare nel gioco. Si tratta di un agriturismo, presso marina di Alliste, acquistato nello scorso maggio, presso il quale Francesca prevede di ospitare eventi culturali, che valorizzino il nostro patrimonio in termini turistici. Consapevole che il turismo sia una delle più grandi sfide del nostro territorio salentino, Francesca aveva dichiarato nei giorni scorsi alla Gazzetta del Mezzogiorno: “Il mio sogno è portare il Salento in tutto il mondo. Avevo due sogni personali prima del GF, diventare cantautrice e investire in un agriturismo presso Marina di Alliste, dove a maggio ho comprato un pezzo di terra da un ettaro e mezzo, per creare un’attività ricettiva dove concentrare manifestazioni culturali, partendo dal piccolo, per poi crescere insieme a chi ha interesse a implementare il turismo nel Salento”. Francesca, pur con buone intenzioni, non era partita benissimo al Grande Fratello: la sua interpretazione e spiegazione ai coinquilini della pizzica, che lei chiamava “taranta”, è apparsa un po’ troppo esagerata e parodiata, per poi ridimensionarsi in seguito. È persino nato un gruppo su Facebook, per ostacolare la concorrente, ma alla fine, le buone intenzioni della galatinese sono prevalse e il fenomeno è andato scemando, in favore, forse, di altre polemiche, relative al suo fidanzato nella casa, Matteo Casnici, sulla cui sessualità si è spesso supposto. Tuttavia, la storia di Francesca e Matteo sembra vera e “da film”, come più volte lei l’ha definita”, tanto che Matteo, uscito lunedì scorso dal gioco ha avuto parole di dolcezza soprattutto e in primo luogo per Francesca. E chissà che non li vedremo insieme, ci auguriamo presto, nel nostro Salento, a coronare il sogno turistico.

Angela Leucci

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La base di Otranto del 32° Gram dell’Aeronautica va via, anzi no resta fino al 2014

L’Aeronautica Militare chiuderà la sua base di Otranto. La notizia che lo storico presidio del 32° Gram di Otranto sarà dismesso per sempre può apparire molto meno grave di quanto sia in realtà. Questo perché la base di Otranto è attiva sin dal dopoguerra ed ha rappresentato una fonte di ricchezza per la città nei tempi in cui il turismo era ancora di là da venire e l’assegnazione delle terre da parte dell’ente Riforma andava a rilento. Un contributo importante che Otranto ha pagato sia dal punto di vista paesaggistico,cedendo delle zone meravigliose alle installazioni militari, che ambientale. Oggi, tuttavia, l’idea che la base sia chiusa è molto più accettabile, ma non per le famiglie che ci lavorano. Pensate, la città potrebbe perdere, in un solo colpo, circa un centinaio di famiglie. Non solo, i lavoratori che qui hanno casa, affetti etc. sarebbero costretti a fare la spola oppure a trasferirsi, per sempre, in un’altra città. Un problema di non poco conto di questi tempi, che vedrebbe il tessuto sociale ed economico di Otranto impoverirsi di colpo. “Da quest’anno tutti via tranne un piccolo presidio” questa è l’indicazione del Ministero. In questo caso, tuttavia, la mobilitazione delle forze politiche e la crisi economica hanno dato un grosso aiuto. Per altri due anni la base resterà ad Otranto così com’è. Sulla questione è stato particolarmente importante l’impegno del gruppo di centrodestra “Alleanza per Otranto” che ha interessato tutti i parlamentari al governo nell’attuale maggioranza al fine di ottenere almeno questo rinvio. “I senatori Gallo e Costa hanno effettuato due interrogazioni parlamentari sull’argomento” –spiega Pierpaolo Tondo, collaboratore del Ministro Alfano e Consigliere d’opposizione ad Otranto- “l’interessamento al problema, almeno nella sua forma di immediatezza, priva di transizione, del trasferimento è stato generale. Anche il Ministro Raffaele Fitto si è interessato della vicenda. Ora, complici le ristrettezze di bilancio, la base resterà ad Otranto fino al 2014. Forse si potrebbe anche sperare che in futuro la decisione sia rivista, ma per ora non è così. Certo il risultato ottenuto è già positivo”. Positivo ma non definitivo, perché per l’Aeronautica “ferma restando la volontà di procedere comunque all’attuazione del progetto…la transizione sarà attuata non appena le risorse finanziarie lo permetteranno”. Insomma, per il triennio 2011-2013 la situazione resterà tale e quale, dopo, se ci saranno i soldi, Otranto e Siracusa verranno quasi completamente dismesse. Forse si potrebbe fare uno sforzo in più, rinunciare, magari a due nuovi velivoli e lasciare al Sude le due basi che esistono da così tanti anni. Certo, senza l’aeronautica Militare Otranto non sarà più la stessa.

Elio Paiano

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UNA STORIA LUNGA TRENT’ANNI

La Polisportiva quest’anno compirà 31 anni di vita. Una vita lunga come nessuna altra forma associativa che Otranto abbia mai visto ma che ancora oggi non gode di ciò che forse legittimamente meriterebbe.
Le vicessitudini sono ormai note a tutti e sono sempre le stesse.
Era il 1985. La squadra femminile della nostra città era tra le più blasonate di tutta la provincia e non solo. Il presidente era Angelo Piconese e l’allenatore Luigi De Benedetto (ai più Gigetto). Un vecchio e ormai ingiallito ritaglio di giornale dell’epoca, parlando delle straordinaria impresa della promozione in serie C2 delle nostre giocatrici ad un certo punto dice testuali parole: […] Anche a Otranto il problema è l’impianto di gioco. “L’amministrazione sarebbe disposta, a quanto pare, a cercare di realizzare in pochissimo tempo una struttura tensostatica in attesa dell’ultimazione del palazzetto” dice Luigi De Benedetto confermato allenatore della squadra del sodalizio presieduto da Angelo Piconese. “Speriamo bene. Altrimenti dovremmo cercare ospitalità fuori Otranto”.[…]
Allora come ora l’Otranto dovette andare a giocare fuori.
Di tempo ne è passato tanto, il palazzetto non fu mai terminato, e la struttura tensostatica la vediamo tutti ancora oggi.

Come nel lontano 1985 la Polisportiva anche nel suo recente passato ha conosciuto l’ospitalità dei paesi limitrofi perché oltre alla mancanza delle citate adeguate strutture, anche la storica palestra delle scuole medie, negli scorsi anni, è stata oggetto di doverosi lavori di manutenzione.
Dover svolgere le attività fuori dal territorio otrantino è stato sacrificoso, difficile e penalizzante. Una società che non vive di grandi investimenti pubblici e privati, come al contrario succede in altre realtà, si auto sovvenziona con attività sportive programmate. Corsi di baby-volley, avviamento alla pallavolo, e tutti i vari campionati giovanili annessi alla pallavolo erano un modo per (soprav)vivere in maniera autonoma e dignitosa. Si è trovata ospitalità a Palmariggi ma non avendo la palestra a disposizione come e quando era necessario i corsi sono venuti meno e con loro tutto il “materiale umano” a disposizione. I “nostri” ragazzi hanno giustamente ripiegato in altre attività ed i genitori si sono adeguati a situazioni molto più agibili per loro.
Da alcuni mesi si è tornati nella nostra storica palestra. E’ stata sistemata. Ora vanta un tappeto di gioco dignitoso e degli spogliatoi vivibili. Purtroppo però rimane pur sempre una piccola e “vecchia” palestra e non poter lanciare il pallone più in alto di tre metri in uno sport come quello della pallavolo tutti possono capire quanto è limitante come situazione.
Ci si sta nuovamente organizzando con i corsi per i più piccoli e nei prossimi giorni tutto dovrebbe essere pronto ma molte attività di altre discipline sono svviate da tempo ed essere gli ultimi non aiuterà.

A margine di quanto detto le riflessioni possono essere molteplici e, probabilmente, rileggere quelle poche righe di quel vecchio articolo fa sorridere a denti stretti.
La Polisportiva denuncia le sue oggettive difficoltà ma rende comunque atto dell’interessamento delle varie amministrazioni che si sono succedute negli ultimi anni cercando di limitare al massimo i notevoli disagi . Bisogna però forse rendersi conto di una cosa: non avere un Palazzetto dello Sport non è solo una carenza o un semplice disservizio ma una vera e propria sconfitta di tutti. Da chi ha voluto fare e non è riuscito a fare, da chi poteva fare e non ha fatto, a chi ha detto di fare e non ha fatto, a chi si chiede come fare e non riesce a fare, a chi fino ad oggi a guardato e poi ha taciuto…..nessuno può non sentirsi in qualche modo colpevole.
O comunque è stupido cercare di trovare un colpevole quando tutti lo siamo. Sarebbe forse il caso di trovare meglio e finalmente una soluzione.

Andrea Angelini

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CAMPIONATI DI PALLAVOLO

Proseguono i campionati di Pallavolo nonostante le lunghe feste natalizie e l’inizio del nuovo anno. Sono tre i campionati in corso ed in particolare quello di prima divisione maschile, quello di seconda divisione femminile e l’under 18 femminile.
La squadra maschile dopo sette giornate di campionato occupa l’ottava posizione in classifica a soli quattro punti dalla zona salvezza, l’obbiettivo posto a inizio campionato consapevoli delle difficoltà di ambientamento che si potevano riscontrare in questo difficile campionato. La squadra allenata dal sempre verde Ubaldo Scrimieri e dal preparatore atletico Andrea Angelini fin ad oggi ha alternato prestazioni lodevoli ad altre prive di ogni carica agonostica immaginabile. “Il gruppo è solido e coeso”, ci dice il dirigente Giulio Campanile, “le difficoltà che stiamo incontrando erano in preventivo. Negli ultimi giorni abbiamo provveduto a rafforzare la squadra con due elementi di esperienza non perché il gruppo non fosse all’altezza ma solo per ovviare alla mancanza di scaltrezza derivante dalla presenza in squadra di molti giovani. Speriamo, ma sono molto fiducioso, che l’obbiettivo salvezza verrà raggiunto”.
La squadra è intanto partita in ritiro presso il santuario di Monte Vergine alla ricerca della concentrazione giusta per la delicata sfida in trasferta del prossimo week-end contro il Ruffano diretta pretendente alla salvezza e confidando in un miracolo della Vergina Maria.

Se la squadra maschile arranca, quella femminile di seconda divisione invece fa sognare i suoi tifosi e tutta la dirigenza. Finalmente dopo anni di anonimato e di classifiche deficitarie la rotta giusta è stata finalmente imboccata. Le ragazze alla quinta giornata di campionato occupano infatti la terza posizione in classifica risultato frutto di tre vittorie, una sconfitta ed una partita da recuperare. Il team allenato da Tonino Rossetti coadiuvato dell’onnipresente Ubaldo Scrimieri fa affidamento sempre sul gruppo storico di questi ultimi anni e su una più efficace dose di convinzione nei prorpi mezzi che fino allo scorso anno spesso è venuta a mancare. Orfane per infortunio del capitano Lory Albino le ragazze hanno fin ora meritato il posto in classifica occupato e contano di vendere cara la pelle dovendosi confrontare con due realtà pallavolistiche di vero blasone della zona come quelle di Caprarica e Lecce rispettivamente prima e seconda in classifica. “Raccogliamo i frutti di tanti anni di lavoro e di tanti sacrifici” dice Luciano Previtero in veste di dirigente, “Vedere finamente le ragazze competere e vincere è la nostra più grande soddisfazione, assieme a quello di vedere finalmente in palestra un discreto numero di spettatori e di tifosi”.
A inizio stagione c’era chi ipotizzava un mister Rossetti che non avrebbe “assaggiato il panettone”, oggi il panettone il mister Rossetti lo gusta meritatamente!

Il campionato under 18 femminile è giunto alla quart’ultima partita da disputare e qui il bilancio non è propriamwente idilliaco. La squadra occupa solo il terz ultimo posto in classifica frutto di un campionato iniziato non male con due vittorie al tie-break nelle prime tre partite,frutto di tanta tenacia e voglia di far bene. Poi i risultati sono stati impietosi infatti la squadra ha racimolato appena un puntonelle successive sei partite e riuscendo a interrompere la lunga scia negativasolo la settimana scorsa sul campo del Corigliano fanalino di coda del campionato. “Niente di allarmante” ci tiene a sottolineare mister Rossetti “i campionati giovanili servono a far acquisire alle nostre giocatrici più giovani fonfdamentali e situazioni in campo che in allenamento non si possono simulare. Fare esperienza è il miglior modo per crescere e per arrivare ad affrontare campionati più impegnativi in maniera più adeguata. Siamo e sono fiero del gruppo che dimostra di crescere ogni giorno di più. I risultati sono certo che verranno”.

Andrea Angelini

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DO YOU KNOW OTRANTO SCRIBAL SCHOOL (XI sec. d.C.)? Mai sentito parlare della “Scuola Scrittoria di Otranto” dell’11° secolo?

Vi è mai capitato di leggere qualcosa di questa recente straordinaria scoperta? Magari no, ma siete pienamente giustificati, in fondo: si tratta del risultato del lavoro di alcuni paleo – epigrafisti, nemmeno salentini! (1) Pare inoltre arduo trarre da lì qualcosa che risulti interessante ed “utile” al dibattito sul Salento odierno…

E invece no!
La cosa mi è tornata in mente a proposito del recente dibattito politico – culturale messo in moto attorno al progetto della “Regione Salento”. I promotori, infatti, rivolgendosi al passato alla ricerca di una tradizione antica che potesse motivare “mitologicamente” il loro progetto, hanno pubblicamente proposto, come immaginario capostipite, un leggendario “tyrannos” pre-messapico, tale, pare, Artos …
Una tale mitologia, il tiranno “severo ma umano”, che “faceva guerre ma per dare la pace”, che insomma toglieva un po’ di democrazia, ma in cambio dava sicurezza (!), mescola vecchie note nostalgiche a inquietanti riferimenti politici all’oggi, con un uso spregiudicato, superficiale e fuorviante delle fonti.
Ma siamo sul terreno delle mitologie, delle metafore, dell'”invenzione della tradizione”: un terreno scivoloso, ma che esiste e che conta la sua parte, c con cui quindi è necessario misurarsi.
Esprimere critiche a quella proposta “tirannica” dunque non basta e nemmeno serve contrapporre a quella altre suggestioni, altrettanto mitologiche e generiche, come supposte “radici” e vari fondamenti simbolici: occorre – io penso – saper fare altre e diversamente concepite proposte.

Perché dunque la “Otranto Scribal School” – questo simbolo “minore”, circoscritto, quasi “segreto” – sarebbe un modello migliore del tiranno messapico, quale “mito di riferimento” per un Salento del XXI secolo?
Perché quel dettaglio storico (l’esistenza, accertata attraverso antichi manoscritti “siglati”) di un piccolo ma importante gruppo di copisti ebrei (attivo ad Otranto nell’XI secolo) racconta esattamente, esemplarmente, la storia “vera” di una terra di confine, nella quale piccole minoranze hanno potuto vivere, operare e lasciare traccia di sé, accanto (insieme) alle altre.

Il Salento storico, dunque, potrebbe in tal modo essere letto quale fu, “tierra de mezcla” (2) di lingue, religioni e appartenenze diverse, capaci di dialogare e di convivere “utilmente”, in cui la differenza è ed ha un valore riconosciuto, in cui lo scambio regolato è la pratica abituale, in cui la “discendenza di diverso sangue, è una ricchezza” (Erri De Luca).

Non è dunque questione di utopia, né di un futuro desiderato, né di un passato perduto; a me sembra interessante perché si tratta di una “buona descrizione”, “utile” ed “efficace” per questo Salento reale d’oggi! Tutto questo accadde ed è quello che accade ancora, … in ogni stagione estiva.

Voglio dire che a questa Otranto contemporanea, che mi dicono essere cambiata molto negli ultimi vent’anni e di aver mutato radicalmente volto negli ultimi cinquanta, sarebbe molto più utile un simile “fondamento” aperto, antico e contemporaneo, per costruire un buon futuro, molto più che un re eroe di pietra, passatista e autoritario.

Nel costruire miti e mitologie, per sé e per gli altri, preferisco senz’altro (e consiglio ad amici e nemici) occhi ben aperti che sappiano acutamente leggere il presente e intravedere il futuro, piuttosto che sfocati occhiali che accecano, mentre fingono di tenere in vita un vecchio e glorioso, eroico e martire passato.

Renato Grilli

NOTE

(1) Secondo gli studi recenti del Prof. Mauro Perani dell’Università di Bologna,seppure non possediamo notizie dirette sulla scuola dei copisti ebrei dell’Italia meridionale, verosimilmente attivi in Puglia e probabilmente a Otranto, ne desumiamo l’esistenza e la fervida attività dai pur pochi manoscritti pervenuti fino a noi (…)Parlare, quindi, di “Scuola di Otranto” potrebbe sembrare eccessivo. Noi lo facciamo nel senso che conosciamo due manoscritti interi e altri due frammentari, recentemente scoperti a Bologna, e due completi che sembrano essere stati prodotti a Otranto nell’ultimo quarto del sec. XI. Potrebbe trattarsi di un padre e di suo figlio che dal primo aveva appreso l’arte dello scrivere. Dunque, parliamo di una “scuola” intesa come almeno due o tre mani di soferim (scrivani) che mostrano la stessa grafia, lo stesso stile e caratteristiche scrittorie e parascritturali simili.(…)” (in L’EBRAISMO DELL’ITALIA MERIDIONALE NEL CONTESTO MEDITERRANEO. NUOVI CONTRIBUTI – Atti del XIX convegno internazionale dell’AISG Siracusa 25 – 27 settembre 2005 a cura di Mauro Perani)

(2) Convegno di studio “TIERRA DI MEZCLA – Accoglienza e integrazione nel Salento dal Medioevo all’età contemporanea” – Società di Storia Patria per la Puglia sezione di Lecce, Ex Convento degli Olivetani, Sala Chirico, 20 – 21 dicembre 2010. Atti (con un mio intervento “Mitologie nomadi”) in corso di pubblicazione

2011-01-10

Rgr

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Venti anni di immigrazione

In primavera ci sarà il ventennale dal primo sbarco degli albanesi ad Otranto ed in Italia. Si tratta di un appuntamento importante, fondamentale per comprendere la nostra storia. L’arrivo degli albanesi in fuga dall’oppressivo regime comunista significò per Otranto un importante appuntamento con la storia. Per la prima volta dal dopoguerra un importante episodio storico aveva, nuovamente, luogo ad Otranto e nel Canale d’Otranto. Per noi, cittadini di questa parte d’Europa, significò il contatto con un fenomeno nuovo quello dell’immigrazione. L’Europa e l’Italia ci misero almeno cinque anni per comprendere che si era di fronte ad un fenomeno storico e strutturale. Ce ne vollero altri tre perché si facesse qualcosa. Nel frattempo Otranto ha dato una prova incredibile, nota in tutto il mondo. Ora, le “celebrazioni” previste in Puglia puntano tutto su Bari e Brindisi, quasi nulla su Otranto. Ciò è naturale, dato che ogni “celebrazione” è più che altro politica ed i politici vanno dove ci sono i voti, quindi nelle città più grandi. Per fortuna non è così nel mondo della cultura. Del resto non è un caso che il celebre studioso del Mediterraneo Predrag Matvejevic’ abbia scelto di venire prima ad Otranto per ricordare questo importante avvenimento storico. Ma c’è un pericolo, il pericolo concreto che la nostra città si accodi alle manifestazioni pensate da altri e per altri e non giochi il suo importante ruolo, quello che le spetta di diritto. L’acquiescenza a manifestazioni pensate da altri, da Enti quali Regione e Provincia, Università etc. sta diventando una regola ad Otranto. Una regola giustificata dalla mancanza di fondi, ma che in questo caso non vale. Si perché la città di Otranto non ha bisogno delle enormi risorse richieste per mostre, allestimenti, concerti, bensì di operazioni culturali pensate bene e realizzate con pochi spiccioli. Per fare ciò è necessario l’impegno dei cittadini, che occorre coinvolgere a partire dalle associazioni di volontariato che hanno partecipato, delle scuole, delle forze dell’ordine. Per noi serve una strada diversa, più semplice, fatta di gesti concreti legati agli avvenimenti, lontana da qualsiasi altra interpretazione. Tanto la storia farà il suo corso e fra tantissimi anni ci saranno sicuramente degli storici in grado di ricostruire per bene gli avvenimenti dei primi anni ’90. Ognuno di noi cittadini, quindi, dovrebbe dare un suo contributo, per svincolare Otranto dalle logiche di una politica che ci vorrebbe marginali, secondari, defilati, in una parola insignificanti. Qualcuno rompa l’isolamento, parli anche con i nostri amministratori, faccia capire che le cose belle si possono fare anche con piccoli gesti.

Elio Paiano

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Acquisto di beni di consumo: garanzia

Domanda:E’ valido ai fini della garanzia sull’acquisto di un cellulare lo scontrino emesso a zero Euro?

………………………………………………………………………………………………………………..

Risposta dell’Esperto:

La garanzia biennale per i difetti di conformità dei beni di consumo decorre secondo l’articolo 132 del Codice al Consumo, dal giorno della consegna del bene. Il termine si riferisce alla materiale consegna del bene, a prescindere dalle modalità di pagamento quanto dall’emissione di fatture o scontrini fiscali.
E’ sufficiente dare prova dell’avvenuta consegna del bene, quindi, per far valere la normativa.

Rubrica a cura di:
Avv. Andrea Conte
Avv. Alessandra Pavese
Avv. Monica Troiano

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