Archive | Marzo, 2011

La Grotta dei Cervi, un tesoro da salvare

Sono passati quarant’anni dalla scoperta della Grotta dei Cervi. Quarant’anni in cui questo luogo ha preso il nome di “grotta proibita”, perché non aperta al pubblico. La Grotta dei Cervi non è altro che uno dei più grandi ricettacoli della nostra storia più antica, quella degli uomini primitivi, che però, a differenza di ciò che ci dicono a scuola, non vivevano nelle caverne, ma le utilizzavano in momenti differenti della loro giornata. Le pareti di queste rocce sono piene di graffiti che raccontano una storia simbolica, ancora per certi versi sconosciuta e che si presta a numerose interpretazioni. Qualcuno, di tanto in tanto, lamenta però la chiusura della grotta e ne chiede l’apertura al pubblico. “Si tratta di un patrimonio delicato – spiega Ninì Ciccarese del Gruppo Speleologico Salentino, custode della Grotta dei Cervi – le grotte in questione sono, in generale, un fatto speciale: non solo sono belle, ma sono le riserve naturali che conservano inalterate le tracce della nostra storia”.

Tracce che inalterate devono restare, se si vuole tutelare il patrimonio storico: non dobbiamo confondere le nostre grotte con quelle turistiche, che sono attrezzate; quelle sul territorio di Porto Badisco sono persino in una proprietà privata. Le più note sono la succitata Grotta dei Cervi, la Grotta dei Diavoli, la Grotta di Sant’Emiliano e il Complesso Spagnolo. Ci sono però moltissime grotte sconosciute e spesso subacquee in questi luoghi. “Il Salento è terra importante per la paleontologia e la paletnologia – prosegue Ciccarese, che snocciola una storia fatta dai vari De Lorentiis e Stasi – le grotte sono quelle che gravitano intorno alla baia, costituendo un tutt’uno non geologico, bensì culturale e ambientale”. Sono i pittogrammi a farci conoscere per lo più la cultura di questi uomini primitivi: la grotta era per loro un luogo cultuale (e culturale), con i nuclei abitati all’aria aperta, nelle vicinanze. “Questi uomini – conclude Ciccarese – vivevano un momento culturale differente. Prendiamo il Medioevo cristiano, che ha fatto credere che le grotte fossero un luogo demoniaco: il sottosuolo era la dimora del diavolo. Per i precristiani non era così”.

Se vi chiedeste dunque perché le grotte del Napoletano sono visitabili, ma le nostre no, la risposta è qui: la Storia non si vende per un piatto di lenticchie, per cui, se quei pittogrammi sono rimasti inalterati per millenni, è anche grazie alla loro chiusura al pubblico. Perché è bene che anche i posteri possano conoscere questa cultura, comunque oggetto continuo di studi da parte di moltissime università italiane. “Solo dopo averne garantito la conservazione e lo studio – conclude Ciccarese – si potrà procedere alla promozione e all’apertura di questo tesoro”.

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Eretico e sognatore, ecco a voi Caparezza

Mai banali né scontate. Tornano dopo un intervallo di tre anni dall’ultimo lavoro le melodie dissacratorie di Michele Salvemini, in arte Caparezza. Il rapper molfettese, alle prese con il suo quinto album dal titolo Il sogno eretico, affida ai suoi testi taglienti la visione di un mondo agrodolce in cui la realtà pare essere più vicina all’incubo che al sogno.

Sono diversi, infatti, i bruciori di stomaco che emergono in questo nuovo disco ricco di contaminazioni musicali che spaziano dal reggae di Legalize the Premier al sound anni ‘80 di Goodbye Malinconia. Le sue rime sono lo specchio dell’Italia di oggi in cui, politicamente parlando, da una parte c’è chi cerca di legalizzarsi e dall’altra chi fatica a trovare una qualsiasi quadratura del cerchio, il tutto condito da un diffuso senso di rassegnazione e di perduta capacità critica.

Un ritratto inquietante che Caparezza ben rappresenta nel suo essere antidogmatico, citando nei suoi testi anche alcuni grandi anticonformisti della storia come Giovanna d’Arco, Girolamo Savonarola, Giordano Bruno e Galileo Galilei.

Nel singolo di lancio dell’album, Goodbye Malinconia, cantato insieme ad una voce simbolo degli anni ’80 – quella di Tony Hadley, storico leader degli Spandau Ballet – Caparezza richiama inoltre il tema della grande fuga di cervelli dal Paese, dovuta soprattutto all’impossibilità di cambiare le cose.

Nel complesso, l’eretico Capa sforna 16 tracce, molte rispetto ai soliti standard, di pungente hip hop. Un disco inquieto e incendiario, decisamente meno ironico del solito; un manifesto estremamente critico di un sempre più adulto e consapevole artista alla soglia dei quarant’anni.

Andrea Ambrosino

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Teresa Bellanova: “Anche il sistema dell’informazione pensa maschile”

Ricorre quest’anno il centenario della prima Festa della Donna. Un anniversario importante per le donne italiane, che in queste settimane si sono alzate a protestare per la propria dignità dopo il sexgate in cui sarebbe coinvolto il premier Silvio Berlusconi, chiamato a rispondere davanti ai giudici, per concussione e prostituzione minorile, il prossimo 6 aprile. La Festa della Donna è spesso pretesto per la discussione, e stavolta è toccato prendere la parola alla deputata Pd e sindacalista Cgil Teresa Bellanova, all’interno di un dibattito organizzato presso “Art Cafè” dal coordinamento magliese “Se non ora quando”. Abbiamo ascoltato l’onorevole sui temi delle parità, del lavoro femminile e della dignità.

Cosa fa più male, le discriminazioni professionali come i salari più bassi o le questioni filosofiche sulla dignità?

Quello che fa più male è la mancanza di un progetto che includa la donna nel mondo del lavoro, e non includendola si lede la dignità e il diritto all’autonomia della donna. Oltre a questo, è evidente un problema anche nel mondo del lavoro reale, perché le donne non sempre vengono rispettate per le capacità e le professionalità che hanno. Solo il 27% delle donne, nel Meridione, trova un lavoro, spesso precario. E a parità di condizioni le donne percepiscono uno stipendio mediamente inferiore del 30% rispetto a quello dell’uomo. Anche questo è ledere la loro dignità.

Quando Brunetta propose e fece passare la legge sull’equiparazione dell’età pensionabile delle donne non furono molti a schierarsi contro, neppure sui giornali. Vale la pena di ricordare solo l’editoriale di Daria Bignardi dalle pagine di Vanity Fair…

Il governo ha voluto far passare questa legge spiegando che si trattava di una richiesta dell’Europa, ma l’Europa si riferiva solo al diritto delle donne ad andare in pensione anche più tardi. La verità è che il governo, sulle donne, ha voluto fare cassa, così, mentre altrove si pensa a come fare entrare le ragazze nel mondo del lavoro, il governo italiano, da un giorno all’altro, ha allungato di cinque anni l’età pensionabile delle donne nella pubblica amministrazione. Purtroppo questi temi non hanno trovato molto spazio sulla stampa, nonostante i nostri continui comunicati e tante prese di posizione da parte nostra, perché c’è una cultura maschilista anche nel mondo dell’informazione, che pensa che i temi che riguardano le donne siano meno importanti di altri.

Caso Ruby Rubacuori: è una questione tutta italiana l’avere signorine “allegre” accanto ai potenti? In fondo anche Messalina e Poppea erano compagne di un imperatore romano…

Innanzi tutto bisogna mandare a casa Berlusconi, è l’utilizzatore finale della prestazione di queste signorine, ma poi anche capire che il problema non è Ruby, ma il fatto che chi ci rappresenta nelle istituzioni dia un segnale così devastante. Mentre la buona politica sprona le donne a entrare nel mondo del lavoro e a partecipare alla costruzione della ricchezza nazionale, c’è il massimo rappresentante del governo a dire che le donne devono passare dal suo letto per assicurarsi una condizione economica soddisfacente. Considero questo un atto di violenza verso la dignità delle donne.

Angela Leucci

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Un premio a Maria Cristina Rizzo

Un’uggianese premiata come “Donna coraggio”. Si tratta dell’ex sindaco Maria Cristina Rizzo, ora vicepresidente di ANCI Puglia e presidente della Fondazione “Le Costantine”. Il premio è stato conferito dall’International Association of Lions Clubs Distretto 108 AB e Lions Club Casarano, che insieme hanno organizzato il “Premio Apulions 2011”, titolo “Il coraggio delle donne”. La premiazione si è svolta ieri e ha coinvolto cinque “Donne coraggio”, tra cui la Rizzo con la motivazione: “È una donna molto impegnata, grazie a spiccate capacità e competenze organizzative, manifestate sia nella professione di avvocato che nell’impegno politico e sociale. Oltre all’impegno nel mondo professionale, di grandissimo livello, Maria Cristina Rizzo è ora vicepresidente di ANCI Puglia e presidente della Fondazione Le Costantine. Una donna che ha evidenziato un coraggio non comune nell’accettare tante responsabilità e per aver fatto diventare la Fondazione una realtà di eccezionale valenza conosciuta in tutta Italia. Leggendo la vita di Cristina Rizzo, scopri un’opera emblematica di una condizione universale nella quale si agitano le pulsioni del vivere quotidiano, spesso in cronaca, e nella quale scopri la dimensione solitaria e verticale dell’essenza della donna che affronta la vita con raro coraggio, impedendo a se stessa di recedere. Una vita di certezze da donare all’umanità”. Un’onorificenza arrivata alla vigilia dell’8 marzo e del centenario dell’istituzione della Festa della Donna. “Si tratta di un riconoscimento che mi onora – ha commentato Rizzo – e mi dà un ulteriore stimolo a proseguire lungo il cammino intrapreso”.

Angela Leucci

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Campi – F.C. Otranto

G.Campi: Maggio, Mazzotta (Montefusco), Pagliara, Pagano, Candita, Epifani, Cappello (Di Carlo), Maci, Pella (De Luca), Sforza, Versienti. Allenatore: Calabrese.

F.C. Otranto: Monteduro, Reale, De Iaco, Iaia, Sariconi (Morello), De Giorgi (Stifani), Samueli, Giannone, Scrimitore, Cursano (Paladini), Marrocco. Allenatore: Salvadore

Arbitro: Piacenza (Bari)

Reti: 29° Epifani, 35° Giannone.

Note: ammoniti Epifani, Cappello, Pella, Reale e Iaia. Espulso: Epifani.

Nella nona giornata di ritorno del Campionato regionale di prima categoria, girone C, l’Otranto esce indenne, con il risultato di 1 – 1, dalla difficile trasferta di Campi, e consolida il suo primato in classifica. Il San Vito, l’immediata inseguitrice, non va oltre un salomonico pareggio per 0 – 0 a San Donato, il Monteroni non disputa la gara esterna a Leverano per impraticabilità di campo, l’Erchie perde in casa con il Latiano, mentre il Tiggiano si traveste da Babbo Natale, omaggiando, con punti preziosi, le squadre con cui gioca..

Per quanto riguarda la gara di ieri, si conoscevano anticipatamente le insidie che questa difficile trasferta avrebbe potuto riservare. Gli uomini di Mister Calabrese hanno dato l’anima per battere la più blasonata capolista, che affaticata dal difficile impegno settimanale in quel di Parabita (pareggio per 2 -2 e passaggio alla semifinale di Coppa Puglia) – e svantaggiata da un terreno di gioco non consono alle qualità tecniche dei propri calciatori – ha controbattuto colpo su colpo ai soventi attacchi che Cappello e Pella, a turno, operavano nell’aria otrantina, nella quale Monteduro e compagni si ergevano ad ultimo baluardo, aiutati dall’onnipresente Samueli. E dopo alcune proteste attuate da entrambe le squadre nei confronti del direttore di gara, per alcune decisioni prese da quest’ultimo e non condivise, il Campi, al 29°, perveniva al vantaggio per opera di Epifani, lesto a ribattere in rete una corta respinta della difesa otrantina.

Su precedente corner battuto da Sforza immediata replica al 35° di Giannone, che sfruttando in area di rigore un “blocco di Sariconi” (schema fatto e studiato insieme ad altri negli allenamenti settimanali), ribadiva in goal un calcio d’angolo battuto da Cursano al 40°. Terminate poi le inutili proteste attuate dai dirigenti e calciatori padroni di casa nei riguardi dell’arbitro, reo di aver annullato un gol valido (per un evidente fuorigioco di un attaccante campiota, ndr), nel secondo tempo entrambe le squadre, seppure affaticate per le pessime condizioni del terreno di gioco, e con l’Otranto abituato da tempo a giocare sul terreno sintetico, davano il massimo per far loro l’intera posta in palio. Al secondo minuto della ripresa Maci impegnava Monteduro, al terzo Samueli, con un tiro da fuori aria, lambiva il palo alla destra di Maggio, al sesto era Pella ad impensierire Monteduro, poi al 15° De Iaco, con una perfetta diagonale difensiva, evitava alla propria difesa guai peggiori, e a questo punto era l’Otranto a prendere in mano le redini del gioco. E qualche ottimo intervento di Maggio non portavano al raddoppio che avrebbe permesso alla squadra di “Andrea della Livia” di ipotecare la vittoria del campionato. Una vittoria che sarebbe la prima in assoluto nel campionato di promozione, e che obbligherebbe chi di dovere a dare alla città un campo di gioco degno di questo risultato. E domenica gara interna con il Poggiardo, con l’impegno categorico di vincere e sperare in qualche passo falso di qualcuno dei più immediati inseguitori: San Vito e Monteroni in primis.

A fine partita si segnalano degli episodi di nervosismo tra i calciatori all’ingresso degli spogliatoi (si rimanda al video).

Rino Gualtieri

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Otranto 3 marzo: una pagina di storia italiana

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Dal Distretto di Maglie il primo soccorso dopo lo sbarco

Va avanti da agosto il servizio del Distretto socio-sanitario di Maglie per il primo soccorso agli immigrati. Si tratta di una struttura che opera presso il centro “Don Tonino Bello”, e che consente ai clandestini che giungono sulla costa idruntina di ricevere il primo aiuto: queste persone, a volte, sono in mare per molto tempo e affrontano un viaggio che dura circa un mese, perché stavolta i clandestini non sono più albanesi o nordafricani, come avveniva in passato, ma iracheni, curdi, iraniani, pakistani e afgani, per cui potrebbero anche arrivare senza forze o molto debilitati dal lungo tragitto, che prevede il passaggio dalla Grecia o dalla Turchia. Il primo soccorso ai clandestini serve però anche al nostro territorio, ad evitare l’importazione di malattie che non sono di origine autoctona e che quindi potrebbero trovarci sprovvisti di difese immunitarie. Per lo più, però, i clandestini che giungono stanno tutti bene, anche per una questione anagrafica: oggi sbarcano a Otranto interi nuclei familiari con donne e bambini o anche molti giovani profughi, figli di qualcuno che magari ha preferito mettere in salvo la prole prima di se stesso, destinandola a un futuro decisamente migliore in Europa. Il centro di primo soccorso del Distretto è seguito dai medici del servizio pubblico, con il Centro di salute di Otranto, in collaborazione con la Croce Rossa e i volontari della Misericordia. I servizi di cui i clandestini possono fruire al loro arrivo sono il 118, ma anche alcune visite specialistiche in caso di necessità. “Ci sono sempre arrivi – dice alla Gazzetta del Mezzogiorno uno dei medici responsabili del servizio, Franco Mancarella – Il più delle volte i clandestini presentano buone condizioni di salute, complice il fatto che si tratta di persone giovani e forti, che al massimo risentono dei soliti disturbi che un lungo viaggio in mare comporta: una volta riabituatisi alla terraferma, però, si risolve tutto”.

Angela Leucci

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