Archive | Maggio, 2011

Otranto sconfitta a Erchie per 2 a 1, rinviata a domenica prossima la certezza della finale

ASD ERCHIE: Miglietta, Masi (Caputi), Morleo, Ammadio, Spinelli, Marini, Fantastico, Solazzo, Summa, Di Giglio,, Mummolo (Gennari). Allenatore: Presta

FC OTRANTO: Monteduro, Palladini, De Iaco (Reale), De Giorgi (Scrimitore), Sariconi, Morello, Stifani (Scrimieri), Giannone, Samueli, Cursano, Marrocco. Allenatore: Salvadore.

Arbitro: Pancicca (Bari)

Reti: 45° Di Giglio, 75° Fantastico, 77° Marrocco.

 

Nella semifinale d’andata dei playoff del campionato regionale di prima categoria, girone C, l’Otranto, perdendo per 2 – 1 sul difficile campo di Erchie, rinvia alla gara interna di domenica prossima (gli basterà vincere con un solo goal di scarto) la possibilità di passare alla finale. In cui incontrerà, verosimilmente, il Monteroni, andato a vincere per 2 – 1 a Tiggiano. La gara, giocata dinanzi a un pubblico folto e corretto, ha visto entrambe le compagini giocare in modo guardingo, timoroso, pronte a sfruttare il primo errore. Per molti versi è sembrata più una partita di scacchi, che di calcio, in cui i mossieri (gli allenatori) muovevano le proprie pedine (i calciatori) per cercare di mettere nel sacco il proprio avversario. E alla fine dei 90 minuti sono stati i padroni di casa ad esultare, anche se il risultato finale non lascerà dormire certamente sonni tranquilli a Spinelli e compagni, in quanto l’Otranto, pur soccombendo, ha lasciato capire che a Otranto, come suol dirsi, “non si ci sarà trippa per gatti”, perché il cadeau reso agli amici erchiesi sarà recuperato con gli interessi. Nei primi 45 minuti di gioco a prevalere è stato l’esasperato tatticismo di entrambe le compagini: i locali cercavano di fare la guerra, ma Monteduro e compagni smorzavano sul nascere le temerarie velleità dei padroni di casa, rendendosi pericolosi con veloci ripartenze che creavano non poche apprensioni agli uomini di Mr. Presta. All’11° Miglietta, seppur in non perfette condizioni fisiche, se la sbrigava da par suo su una insidiosa punizione di Morello; al 18° Marrocco imperversava sulla destra, e sul retro-passaggio Giannone vedeva il proprio tiro ribattuto da parte dei difensori locali. Al 40° erano ancora gli ospiti a sfiorare il meritato vantaggio, ennesimo corner di Cursano: Morello tirava a colpo sicuro e Amadio si sostituiva a Miglietta, riprendeva Samueli e sul suo tiro ennesima respinta da parte dei difensori locali sulla linea di porta; al 45° Monteduro, fino a quel momento spettatore non pagante della gara, veniva destato con goal da parte di De Giglio. L’argentino riceveva sulla sua destra un lancio di Summa, ipnotizzava con una finta De Iaco e portava in vantaggio la squadra. Nel secondo tempo gli uomini del presidente Mazzeo cercavano in tutti i modi di riequilibrare le sorti della gara: al 6° Stifani non sfruttava un lancio di De Giorgi, al 20° gli erchiesi protestavano vivacemente nei confronti della terna arbitrale, impeccabile per tutto il resto della gara, per un fuorigioco fischiato ai loro danni (Fantastico era arrivato solo dinanzi a Monteduro, ndr); al 28° erano ancora i bianco-azzurri a sfiorare l’1 a 1: Scrimieri, subentrato a Stifani, riceveva un lancio di Morello e di testa mandava fuori; al 35° i locali raddoppiavano, e Fantastico, fino a quel momento evanescente ed autentica bestia nera per gli hidruntini, riceveva un lancio da parte di Miglietta e, approfittando di un momento di disattenzione dei difensori ospiti (cioè di un fuorigioco attuato male), infilava l’incredulo Monteduro. Al 37° Marrocco accorciava le distanze per la città dei Martiri: Cursano batteva l’ennesimo calcio d’angolo e “l’Ibrahimovic Otrantino” di testa infilzava Miglietta. Nei restanti minuti finali, con l’Erchie in debito d’ossigeno, gli uomini di Mr Livia avevano l’opportunità di riequilibrare le sorti della gara, ma prima Scrimitore al 45° e poi Marrocco al 47° non riuscivano a infilare in rete il pallone del meritato pareggio.

Rino Gualtieri


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“Countdown”, dopo X-Factor Antonio Maggio ricomincia da Lecce. E dal Paisiello

Più che un concerto, sarà una festa: la festa con cui Antonio Maggio, dopo il successo e la vittoria di “X-Factor” nel 2008, con gli Aram Quartet, intende celebrare l’avvio di una carriera da solista. Organizzata per domenica prossima, 8 maggio 2011, al Teatro Paisiello (ore 20.30) con un concerto dal titolo “Countdown”: celebrazione del ritorno di Antonio sulle scene musicali salentine come solista. Non sarà solo: a condividere la festa una schiera di amici-colleghi che domenica saranno con lui sul palco.

Cesko degli Après La Classe, Effetto Doppler, Evy Arnesano, Simone Perrone: questo il parterre di stelle musicali che si esibiranno l’8 maggio al Paisiello, da soli e duettando con Antonio Maggio. “Sono molto contento di tornare a cantare nel Salento”, spiega infatti il giovane artista di Squinzano, “perché nessun palco è bello come quello di casa propria, che ti fa sentire circondato dall’affetto della tua gente. E mi piace l’idea di farlo con un gruppo di amici che con me condivide amore per la musica, modo di pensare e, soprattutto, radici”. Antonio è attualmente al lavoro per quello che sarà il suo primo album da solista, che – assicura il cantante- “forse stupirà anche me che sono autore di quasi tutti i brani, a parte qualche collaborazione molto importante”.

L’appuntamento leccese sarà il primo di una lunga serie che vedrà impegnato Antonio sui palcoscenici italiani, e forse anche il “prototipo” di una rassegna che potrebbe raccogliere la creatività diffusa tra i giovani leccesi, se è vero – come ha spiegato stamattina al Paisiello il sindaco Paolo Perrone – che “Lecce è ormai a pieno titolo capitale di un fermento culturale generale che comprende anche la musica”, vista anche come possibile professione: “Questo grazie ai ragazzi della generazione successiva alla mia, non più condizionati alla logica del “Posto alle Poste”, ma pronti ad intraprendere strade alternative capaci di garantire loro occupazione nuova e in linea con i tempi”. Una logica che si intravede anche nell’utilizzo del Teatro Paisiello negli ultimi anni, ha evidenziato anche Elisa Bedori (agenzia AltaVoce, organizzatrice del concerto di domenica): “Un teatro sempre più aperto a utenti giovanissimi e alle loro esigenze, grazie al sindaco Paolo Perrone, all’assessore alla Cultura Massimo Alfarano e alla responsabile artistica del teatro Carla Guido”.

I biglietti per il concerto dell’8 maggio sono in vendita, al costo di 10 euro, presso “Stanati” (Galleria Mazzini, Lecce) e presso la Tabaccheria Valzano (via Lecce 46, Squinzano).

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“Le sacré en Musique”, ovvero il successo di tre salentine a Parigi

Grande successo a Parigi di uno spettacolo di canto e danza sul tema della musica sacra, “Le sacré en Musique”,che ha portato alto il nome del Salento, tenuto da un gruppo di salentine DOC guidate per il canto da Elisabetta Guido e Carla Petrachi e per la danza da Sofia Capestro. Il tutto è nato da un’idea di Sofia Capestro, manager Internazionale della danza, partita da Leverano 20 anni fa ed ora tra le altre cose direttrice di una scuola di danza a Parigi, “Les Baladines”, che conta più di 800 allievi.

Dalla grande stima per la professionalità e la vocalità di Elisabetta Guido e per l’eclettismo della pianista Carla Petrachi è nato questo bellissimo spettacolo, che si è avvalso anche della collaborazione dell’organizzazione di un’altra salentina doc l’agente Damiana Mancarella. Lo spettacolo ha riscosso un grandissimo successo di pubblico e critica. Nel coro anche la salentina Paola Pierri. Giovedì 12 maggio presso il Teatro Paisiello, alle ore 21 sarà fra l’altro possibile assistere a un recital di Elisabetta Guido, sempre con Carla Petrachi al piano e con il quartetto d’archi “Salent Melody Quartet”, con la partecipazione anche di una coppia di ballerini. In quell’occasione verrà anche presentato il cd “Le sacré en musique” realizzato per il concerto parigino.

 

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“Sangu”: storie di un Salento noir in rassegna l’11 maggio a Maglie

L’11 maggio alle 21.30, presso l’Art Cafè di Maglie, sarà presentata “Sangu”, raccolta di racconti noir di Puglia edita da Manni. Il volume comprende storie di molti tra i più interessanti autori pugliesi (Cosimo Argentina, Rossano Astremo, Piero Calò, Carlo D’Amicis, Donpasta, Omar Di Monopoli, Elisabetta Liguori, Piero Manni, Livio Romano, Enzo Verrengia), e sarà presentato da Elisabetta Liguori e Carlo D’Amicis; introduce Nuccia Refolo, letture a cura di Adele Maruccio, performance figurativa live dell’artista e scenografo Carlo Dicillo. L’opera sarà acquistabile con un’offerta che sarà interamente devoluta al volontariato animalista del territorio. Dal sito dell’editore Manni: “Questo non è un libro di genere. Troverete pulp, suspense, ironia, politica, trash, allucinazioni. Questo non è un libro per turisti alla ricerca di taranta e orecchiette con le cime di rape. Questo libro non descrive una Puglia da cartolina, e nemmeno una Puglia per il giornalismo morboso e ammorbante. Queste dieci storie rosse, più che nere, raccontano ciò che di tremendo può accadere sotto il sole, prima del mare, nel soffio del vento”.

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L’ACD Jurdinianum, vittoriosa in casa contro il Sogliano, si assicura i playoff

L’imperativo era vincere, e i ragazzi di mister Vespasiano l’hanno messo in pratica con una determinazione e un’audacia senza precedenti. La migliore prova stagionale per l’ACD Jurdinianum, alle prese con il campionato di 3° categoria (girone B), giunge proprio quando necessita e quando l’obiettivo playoff esige concentrazione e freddezza.

Lo scontro diretto giocato ieri al campo sportivo comunale “G. Bello” di Giurdignano contro il Sogliano, che la squadra di casa si è aggiudicato con un risultato di 4 a 0, ha portato l’ACD Jurdinianum a quota 42 punti e ha determinato così il distacco dal Sogliano che, quinto in classifica, resta a quota 40 punti.

Bisognava vincere per raggiungere matematicamente l’obiettivo playoff, e anche per allontanare dai ricordi dei tifosi quell’amara giornata di andata che li aveva visti sconfitti per 6 a 3.

La determinazione si è vista tutta: la squadra è stata impeccabile al centrocampo e in difesa, tanto che il portiere, Lorenzo Negro, è rimasto inoccupato per tutti i 90’ di gioco, e l’attacco quanto mai preciso e determinante: nel primo tempo la rete su contropiede di Pierpaolo Giannotta, cui è seguito il goal firmato Francesco Bruno. Ma, nonostante la prima frazione di gioco si sia chiusa sul punteggio di 2 a 0, i ragazzi di Vespasiano non si sono accontentati e sono tornati in campo con la stessa grinta, così Pierpaolo Giannotta ha pensato subito di infilare il suo secondo goal della partita, e anche Francesco Nachira ha voluto mettere la sua firma tra quella dei marcatori di questa giornata di campionato, estremamente positiva per il Jurdinianum.

Sicuramente molti i fattori che hanno giocato a favore della squadra: il campo di casa, la voglia di riscattarsi dopo l’andata finita malamente, e soprattutto la necessità di aggiudicarsi questi 3 punti fondamentali per confermare ormai matematicamente la permanenza in zona playoff.

Alessandra Ragusa

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Lecce battuto al Bentegodi con un piede nella B. Ma non si scoraggia

Non è stato un fine settimana particolarmente felice, quello appena trascorso, per i giallorossi, che tornano battuti dalla trasferta veronese e sostano al terzultimo posto a soli 35 punti. Le speranze sono riposte negli ultimi tre match di chiusura campionato, che vedranno gli uomini di De Canio impegnati prima in casa contro il Napoli, che ancora spera nel secondo posto in classifica, poi nel derby contro il Bari al San Nicola, e per finire a Roma, contro una Lazio che deve guardarsi le spalle per aggiudicarsi un posto in Champions. Ancora tanta strada da fare dunque, con un occhio puntato anche su Cesena e Samp.

Al Bentegodi di Verona il match inizia in modo equilibrato. I padroni di casa tengono le redini della partita, ma gli uomini di De Canio provano a pungere con un Di Michele impegnato in pericolose ripartenze. Le prime occasioni chiare da goal sono del Chievo: Moscardelli guadagna due preziosi angoli, ma al 17’ minuto del primo tempo è sempre lui a sbagliare il bersaglio, svirgolando fuori dalla rete avversaria.

Il primo tempo si chiude in parità, con Ferrario che sciupa malamente la possibilità di sbloccare il risultato, proprio allo scadere della prima frazione di gioco. Le due squadre osano poco, si studiano e si chiudono un po’ troppo in difesa non concedendo spazi agli avversari; i giallorossi risultano poco incisivi e risentono di un gioco di manovra, troppo lento, che non mette quasi mai in difficoltà i veronesi, che tra l’altro vantano la quarta migliore difesa del campionato.

Alla ripresa i presupposti sono gli stessi, ma il Chievo che sembra crederci riesce a battere Rosati: punizione di Bogliacino, il portiere giallorosso respinge per miracolo un pericoloso colpo di testa di Pellissier, la palla andata dritta sui piedi di Rigoni regala a quest’ultimo la possibilità di siglare il suo primo centro stagionale con il Chievo. Due minuti dopo Moscardelli si divora la possibilità di raddoppiare e di chiudere la partita, sprecando malamente un favoloso assist di Pellissier.

L’errore dei gialloblù dà coraggio al Lecce: dentro Piatti e Chevanton, un vero e proprio assalto davanti all’area gialloblù cui partecipa anche Rosati. Cinque i minuti di recupero, ma non bastano. Una conclusione improbabile di Piatti dalla lunga distanza accende gli animi nelle fila del Lecce, e la triste domenica giallorossa si chiude con un angolo che regala ai tifosi solo tanto rammarico: bastava una deviazione in porta, ma Ferrario sbaglia nuovamente.

L’arbitro Rizzoli manda tutti negli spogliatoi: il Chievo, che con questi preziosi 3 punti si allontana dalla zona rossa, festeggia sotto la curva, e il Lecce invece, impantanato e con un piede in B, pensa a sfoderare il solito entusiasmo dimostrato con le grandi, pensando al prossimo match con la squadra rivelazione del campionato, il Napoli.

Alessandra Ragusa

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Giovanni Paolo II nel 1980 a Otranto: e nulla fu più come prima

Giovanni Paolo II, il 5 ottobre del 1980, giunse ad Otranto in visita pastorale in occasione del V centenario dei Beati Martiri idruntini. La visita del Santo Padre fu un evento chiave per il Salento, segnò uno spartiacque importante, fu il segno di una rinascita che dura fino ai nostri giorni.

Oggi siamo abituati a conoscere il Salento, la terra amata da turisti provenienti da tutto il mondo, studiata per le sue tradizioni popolari, celebre per la sua enogastronomia. Ma, fino al 1980, non esisteva nulla di tutto questo.

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI GIOVANI

Otranto, 5 ottobre 1980

Carissimi giovani!

1. Alla conclusione di questa intensa e splendida giornata del pellegrinaggio, che mi ha condotto alla vostra Otranto, per venerare gli 800 martiri nel V centenario della loro testimonianza di fede e di sangue, mi incontro con voi, che siete e rappresentate il futuro della vostra città, della vostra patria, della Chiesa, e portate nel cuore, come una preziosissima eredità, il mirabile esempio di quegli otrantini, che il 14 agosto del 1480 – all’alba di quello che viene considerato storicamente l’“evo moderno” – preferirono sacrificare la vita stessa anziché rinunciare alla fede cristiana.

È questa una pagina luminosa e gloriosa per la storia civile e religiosa dell’Italia, ma, specialmente, per la storia della Chiesa pellegrina in questo mondo, la quale deve pagare, attraverso i secoli, il suo tributo di sofferenza e di persecuzione per mantenere intatta ed immacolata la sua fedeltà allo sposo, Cristo, uomo-Dio, redentore e liberatore dell’uomo.

Voi, carissimi giovani, siete legittimamente fieri di appartenere ad una stirpe generosa, coraggiosa e forte, che si specchia con compiacimento in quegli 800 otrantini i quali, dopo aver difeso con tutti i mezzi la sopravvivenza, la dignità e la libertà della loro diletta città e delle loro case, seppero anche difendere, in maniera sublime, il tesoro della fede, ad essi comunicato nel battesimo.

(…)

Erano forse degli illusi, degli uomini fuori del loro tempo? No, carissimi giovani! Quelli erano uomini, uomini autentici, forti, decisi, coerenti, ben radicati nella loro storia; erano uomini, che amavano intensamente la loro città; erano fortemente legati alle loro famiglie; tra di loro c’erano dei giovani, come voi, e desideravano, come voi, la gioia, la felicità, l’amore; sognavano un onesto e sicuro lavoro, un santo focolare, una vita serena e tranquilla nella comunità civile e religiosa!

E fecero, con lucidità e con fermezza, la loro scelta per Cristo!

In 500 anni la storia del mondo ha subìto molti mutamenti; ma l’uomo, nella sua profonda interiorità, ha mantenuto gli stessi desideri, gli stessi ideali, le stesse esigenze; è rimasto esposto alle stesse tentazioni, che – in nome dei sistemi e delle ideologie di moda – cercano di svuotare il significato ed il valore del fatto religioso e della stessa fede cristiana.

Di fronte alle suggestioni di certe ideologie contemporanee, che esaltano e proclamano l’ateismo teorico o pratico, io chiedo a voi, giovani di Otranto e delle Puglie: siete disposti a ripetere, con piena convinzione e consapevolezza, le parole dei beati martiri: “Scegliamo piuttosto di morire per Cristo con qualsiasi genere di morte, anziché rinnegarlo”?

Essere disposti a morire per Cristo comporta l’impegno di accettare con generosità e coerenza le esigenze della vita cristiana, cioè significa vivere per Cristo.

3. I beati martiri ci hanno lasciato – e in particolare hanno lasciato a voi – due consegne fondamentali: l’amore alla patria terrena; l’autenticità della fede cristiana.

Il cristiano ama la sua patria terrena. L’amore della patria è una virtù cristiana; sull’esempio del Cristo, i primi suoi discepoli hanno manifestato sempre una sincera “pietas”, un profondo rispetto e una limpida lealtà nei confronti della patria terrena, anche quando erano oltraggiati e perseguitati a morte dalle autorità civili.

I cristiani hanno portato, durante il corso di due millenni, e continuano a portare oggi il loro contributo di lavoro, di dedizione, di sacrificio, di preparazione, di sangue per il progresso civile, sociale, economico della loro patria!

La seconda consegna lasciataci dai beati martiri è l’autenticità della fede.

Il cristiano dev’essere sempre coerente con la sua fede. “Il martirio – ha scritto Clemente Alessandrino – consiste nel testimoniare Dio. Ma ogni anima che cerca con purezza la conoscenza di Dio e obbedisce ai comandamenti di Dio è martire, sia nella vita che nelle parole. Essa, infatti, pur se non versa il sangue, versa la sua fede, poiché per la fede si separa dal corpo già prima di morire” (Clemente Alessandrino, Stromata, 4,4,15).

(…)

La vostra fede sia forte; non tentenni, non vacilli dinanzi ai dubbi, alle incertezze, che sistemi filosofici o correnti di moda vorrebbero suggerirvi; non venga a compromessi con certe concezioni, che vorrebbero presentare il cristianesimo come una semplice ideologia di carattere storico e quindi da porsi allo stesso livello di tante altre, ormai superate.

La vostra fede sia gioiosa, perché basata sulla consapevolezza di possedere un dono divino.

La vostra fede sia operosa, si manifesti e si concretizzi nella carità fattiva e generosa verso i fratelli, che vivono accasciati nella pena e nel bisogno; si manifesti nella vostra serena adesione all’insegnamento della Chiesa, madre e maestra di verità; si esprima nella vostra disponibilità a tutte le iniziative di apostolato, alle quali siete invitati a partecipare per la dilatazione e la costruzione del regno di Cristo!

Affido questi miei pensieri ai beati martiri, la cui intercessione invoco oggi, in modo particolare, per voi, giovani, perché, come loro, sappiate vivere con rinnovato impegno le esigenze del messaggio di Gesù.

Con la mia benedizione apostolica.

Amen!

La Cassa del Mezzogiorno finanziò, tramite una felice intuizione di Aldo Moro, i villaggi Club Mediterranée e Valtur: erano i primi tentativi di imprimere una vocazione turistica a un territorio privato dello sviluppo industriale che aveva baciato Taranto, Brindisi e Bari. Nel Salento dimenticato si poteva fare turismo. Una scelta geniale che stava per essere affondata sul nascere dal disastro della Cavtat, la prima, celebre “nave dei veleni” del Mediterraneo.

Fu organizzato un pellegrinaggio a Roma, furono fatti gli inviti di rito per il Santo Padre in vista dell’imminente anniversario del Martirio. Nessuno avrebbe scommesso sull’accettazione dell’invito fatto al Santo Padre. Nel 709, il Papa Costantino, nel suo viaggio verso Costantinopoli, si fermò ad Otranto per quasi un anno. Ma si trattava di un epoca così remota, quando la città era una delle celebri tappe della via Francigena, che nessuno avrebbe immaginato di rivedere mai più un pontefice qui. Invece, Giovanni Paolo II avrebbe fatto uno dei suoi tanti gesti in grado di lasciare stupefatti. Una visita pastorale che segnava l’inizio del percorso di un “papa pellegrino” in grado di compiere oltre cento viaggi in tutto il mondo. Fu così che, il 5 ottobre del 1980, Otranto si preparò a ospitare il Papa. Un evento fuori scala per questa terra del Salento che al massimo vedeva la sporadica visita di qualche ministro della Repubblica in occasione di qualche inaugurazione. Il sindaco dell’epoca, Totò Miggiano, ancora ricorda il terrore degli addetti alla sicurezza: “Nessuna strada, l’unica percorribile è la Otranto-Maglie, nessuno spazio abbastanza grande. Il prefetto”, ricorda ancora Miggiano, “si mise le mani nei capelli ripetendo “il Papa, il Papa, ma voi siete pazzi”. Non c’era nulla di pronto, di adatto per un evento del genere”. Nulla, neanche un’azienda pronta per creare il palco ed approntare l’area. Così ci fu un impegno corale: “la signora Starace mise gratuitamente a disposizione i terreni”, ricorda Miggiano. “Gli operai della ditta che si occupava della costruzione dei villaggi turistici, la Sacea, montarono il palco e le transenne, e lavorarono anche tutta la notte della vigilia per adeguare gli spazi alle esigenze”. Poi fu un successo

indimenticabile: oltre 300.000 persone all’evento, una diretta ininterrotta, nessun incidente. Ma fu soprattutto la prima volta in cui si comprese quanto fosse straordinaria, forte ed incisiva la capacità di comunicazione di questo Pontefice. La sua presenza, la capacità di dialogo, la profondità dell’azione pastorale. L’occasione della visita fu un omaggio “ai luoghi del Martirio”, ma il Papa colse anche l’opportunità per lanciare un ponte, un dialogo con le regioni del vicino Oriente. Furono proprio alcuni passaggi dei suoi discorsi che resero importante, anche storicamente, la visita di Wojtyla a Otranto, in particolare i momenti in cui riprese le comuni radici tra chiesa d’Oriente e d’Occidente: “Va, in questo momento, un pensiero deferente e cordiale alla Chiesa in Bisanzio, che ebbe storici legami con la Chiesa locale di Otranto”. Un ponte verso il Mediterraneo orientale lanciato da Otranto, “da questa antica terra di Puglia protesa come una testa di ponte verso il Levante, noi guardiamo con attenzione e simpatia alle regioni dell’Oriente, e particolarmente là dove ebbero origine storica le tre grandi religioni monoteistiche, cioè il Cristianesimo, l’Ebraismo e l’Islam”. Tra centinaia di migliaia di fedeli assiepati tra l’Orte e Calamuri, in diretta televisiva, Giovanni Paolo II a Otranto lanciò l’appello contro le filosofie ateistiche e un richiamo alla vicina Albania, oltre ai temi ancora attualissimi della necessità di dialogo tra Oriente ed Occidente e della pace nelle regioni mediorientali. “Noi preghiamo perché Gerusalemme, anziché essere, come è oggi, oggetto di contesa e di divisione, divenga il punto d’incontro verso cui continueranno a volgersi gli sguardi dei cristiani, degli ebrei e dei musulmani, come al proprio focolare comune; intorno a cui essi si sentiranno fratelli, nessuno superiore, nessuno debitore agli altri; verso cui torneranno a dirigere i loro passi i pellegrini, seguaci di Cristo, o fedeli della legge mosaica, o membri della comunità dell’islam”.

Elio Paiano

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Primo maggio, Festa del Lavoro ma anche degli amanti dell’arte: grazie a “Chiese aperte”

Maggio, portatore del mite clima foriero d’estate e di magnifiche iniziative; primo maggio, giorno di festa dei lavoratori e, oggi, anche di turismo culturale e naturalistico. Quest’anno sono state infatti numerose le adesioni, da parte delle Pro loco salentine, all’iniziativa legata a “Chiese Aperte”, promossa dall’ArcheoClub d’Italia e dalla sezione di Porto Badisco.

E dunque il Comune di Uggiano la Chiesa, in collaborazione con Pro Loco Uggiano e Casamassella e “NaTouristico”, laboratorio urbano finanziato da Bollenti Spiriti, hanno aderito alla manifestazione nazionale “Chiese aperte”, mettendo a disposizione visite guidate alle chiese rupestri di Sant’ Elena e Sant’Angelo, dalle ore 10 alle ore 12 e dalle ore 16 alle ore 18. La prima è situata sulla strada per Porto Badisco, appena fuori Uggiano la Chiesa, mentre la seconda si trova nella valle dell’Idro, in agro di Casamassella.

Non solo: Archeoclub ha deciso di spostare l’appuntamento al 1° maggio in modo da differenziarlo dalla manifestazione dell’Archeoclub nazionale, che si tiene la seconda domenica di maggio; l’invito a tutti quelli che possiedono un bene culturale ”minore” è di tenerlo aperto anche in altri giorni dell’anno, durante altre manifestazioni di promozione, come le Giornate Europee del Patrimonio Culturale organizzate dai Ministero per i Beni culturali e ambientali a fine settembre.

Così come si può vedere dall’elenco delle adesioni alla scorsa edizione 2010, (http://www.archeoclubportobadisco.it/CMS/index.php?module=subjects&func=viewpage&pageid=15 ), l’intenzione era coinvolgere tutta la provincia, per favorire tra l’altro la nascita di una Archeorete del Salento e la pubblicazione della carto-guida, ovvero di una mappa stradale della provincia di Lecce, contenente le immagini di tutti i siti d’interesse visitabili domenica 1 maggio 2011 e i recapiti delle relative guide. Ovvero itinerari alternativi, visite a monumenti di culto cristiano solitamente esclusi dai circuiti turistici: il tutto grazie all’adesione della CIA e dell’associazione TURISMO VERDE della provincia di Lecce.

La manifestazione sarà quindi occasione pe incentivare le convenzioni che le pubbliche amministrazioni possono stipulare con gli imprenditori agricoli allo scopo di favorire lo svolgimento di attività volte alla manutenzione e valorizzazione del territorio, alla salvaguardia del paesaggio agrario e forestale, alla cura dell’assetto idrogeologico.

L’Archeoclub d’Italia di Porto Badisco si avvale del supporto tecnico della società cooperativa” TERRA” e del patrocinio di tutti i comuni interessati dalla manifestazione, nonché del Centro Servizi Volontariato Salento, dell’Azienda di Promozione Turistica di Lecce, della Province di Lecce e Brindisi, della Regione Puglia.

Per informazioni e prenotazioni contattare il numero della Pro Loco 329/1728151 begin_of_the_skype_highlighting 329/1728151 end_of_the_skype_highlighting o la guida 380/4580607 begin_of_the_skype_highlighting 380/4580607 end_of_the_skype_highlighting.

Jenny De Cicco

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