“Non c’è nessuna crisi di maggioranza, il gruppo è coeso, anche perché è normale che ci siano delle perplessità o pensieri divergenti, soprattutto su un punto così importante”. Queste le parole di Sergio Frangillo, capogruppo di maggioranza di centrodestra, in merito alla questione che ormai domina l’aula consiliare già da qualche settimana, ovvero la variante al piano particolareggiato per la costruzione di sedici anziché tredici appartamenti in zona comparto 9S.
Venerdì, nel Consiglio comunale tenutosi presso l’aula consiliare del municipio di Santa Cesarea in seconda convocazione, tre consiglieri di maggioranza, nello specifico Cinzia Merola, Lucio Guida e Antonio Del Prete, hanno abbandonato l’aula ancora prima di arrivare al punto in questione. Gli stessi consiglieri che non presero parte al Consiglio comunale del 27 aprile scorso, quando si votava per la questione già nota.
Acque agitate fin dall’inizio. Il capogruppo di minoranza di centrosinistra, Walter Nutricato, lamentava illegittimità nel Consiglio in corso. La minoranza infatti era stata avvertita del Consiglio comunale solo il giorno prima e telefonicamente. Abbandonava l’aula anche l’altro consigliere di minoranza, Viva. Mentre Stefano Bono, oppositore di “Orizzonti condivisi”, chiedeva apertamente le dimissioni del sindaco: “E’ noto come questa maggioranza abbia divergenze interne e problemi insanabili. E’ noto che non ha più i numeri per governare, pertanto, sindaco, la invitiamo a prendere atto del fallimento della sua maggioranza; per questo chiediamo le sue dimissioni e quelle dei suoi consiglieri, per dimostrare all’intera comunità – chiudeva Bono – un briciolo di dignità di coerenza e di responsabilità civica”. E anche lui abbandonava l’aula. Parole che non piacevano al capogruppo Frangillo, che invitava alle proprie responsabilità le minoranza e in particolare il consigliere Stefano Bono, reo di aver abbandonato l’aula senza ascoltare la risposta della maggioranza.
Tornando al Consiglio comunale, alla fine la variante non passava, per sei voti contrari e un astenuto. A passare, invece, la proposta del vicesindaco Sergio Bono, che ritiene che la controdeduzione della variante stravolgerebbe l’attuale configurazione urbanistica della zona, modificandone la originaria impostazione progettuale assegnata a monte. Rimandate perciò alla società CO.SE.D. le osservazioni fatte e le modifiche da fare. Anche il sindaco, Daniele Cretì, è pienamente d’accordo: “Ritengo che le scelte urbanistiche fatte a monte dal piano particolareggiato debbano essere rispettate e mantenute, al punto da non ritenere né opportuno, né necessario affrontare ulteriori varianti”.
Cittadino come una risorsa e non problema, protagonista di questo progetto fin dal suo inizio, quando Otranto firmò, nell’aprile 2010, il protocollo d’intesa con la ASL Lecce, la “Misericordia” e l’Adesione dei comuni dell’area di Poggiardo. Con la conseguente istituzione dello sportello, dei nuovi giovani volontari e la nascita del CUP aziendale presso la sede si “SOS Sanità”.
“Con questo progetto il cittadino”, dice infatti la presidente dell’associazione “SOS per la vita” Rita Tarantino, “è visto finalmente dalle istituzioni non come un problema, ma come una risorsa cui possono attingere per suggerimenti e proposte. E poi l’utente non informato è un cittadino allo sbando, in balìa degli eventi, debole ed indifeso. Con l’informazione fornita dai volontari, invece, questa logica viene ribaltata: è il cittadino che si rimbocca le maniche e diventa protagonista”.
Presenti all’iniziativa di domani il sindaco di Otranto Luciano Cariddi, l’assessore alle Politiche sociali Lavinia Puzzovio, il direttore sanitario Franco Sanapo, il presidente dell’ associazione “Sos per la Vita”, Ilio Palmariggi, responsabile del progetto” Informare è Prevenire”, il governatore della “Misericordia” di Otranto Luigi Farenga, il referente sportello “SOS Sanita’ Otranto” Cosimo Leone, il presidente del Consorzio Gestione Servizi sociali Piano di Zona di Poggiardo Giuseppe Colafati.
“Ringrazio la direzione generale dell’ASL Lecce per l’attenzione e la collaborazione”, dice il sindaco Luciano Cariddi, “e spero che questo progetto, sicuramente innovativo ed in linea con il Piano sanitario regionale, possa avere grande successo”. L’inaugurazione si sposterà alle ore 11.30 presso i nuovi uffici dello sportello “SOS Sanità” a Otranto, in piazza Caduti di Nassyria.
L’ormai famosa questione del Piano per l’edilizia economica e popolare, che ha occupato per un anno i lavori del Consiglio comunale di Martano, è giunta al capolinea. Dopo la presentazione delle osservazioni da parte delle minoranze sulla variante relativa al comparto 3 del Piano regolatore generale, è stata la volta delle controdeduzioni apportate dal direttore dell’ufficio tecnico comunale, l’ingegnere Raffaele Mittaridonna.
Il clima dell’assise comunale di Martano si surriscalda già alle prime battute. A una richiesta effettuata regolarmente da “Otranto Oggi” per documentare la seduta del Consiglio comunale, il presidente Paolo Cariddi vieta la possibilità di effettuare le riprese. La notizia diviene subito di pubblico dominio e i gruppi di minoranza sollevano con forza la questione della legalità della decisione, suscettibile di inficiare il diritto di cronaca e il diritto dei cittadini a essere informati, dunque la libertà di stampa; ma il presidente Cariddi rivendica la scelta come una sua prerogativa insindacabile. Altra nota di importante rilievo politico, l’uscita dalla giunta comunale di Alessandro Coricciati, pilastro dell’esecutivo che lascia inspiegabilmente l’assessorato ottenuto a suon di voti circa un anno fa, e si siede tra i banchi della maggioranza. Al suo posto entra in giunta Alfredo Sicuro.
Ma il tema principale oggetto del Consiglio è la questione Peep, spinosa e ingarbugliata, che vede i capigruppo di minoranza Bovino e Castelluzzo argomentare a suon di leggi e delibere la illegittimità della decisione che si va ad adottare da una parte, e l’ingegnere Mittaridonna, responsabile dell’ufficio tecnico, replicare insieme al neoassessore all’Urbanistica Stefano Gallo. Le eccezioni sul tappeto sono relative soprattutto all’iter scelto dalla maggioranza per adottare la variante al Peep, un iter “che salta le regole previste per i Peep”, e “che crea a Martano il pericoloso precedente dell’Urbanistica fai da te”, incalza la minoranza. Che deplora anche il perseguimento “dell’interesse privato da parte del sindaco, che ha votato la delibera di giunta che dava l’indirizzo per lo svincolo del Peep sul comparto 3, ove ricadono soprattutto i terreni suoi e della sua famiglia”. Di tutt’altra opinione il dirigente Mittaridonna, che sostiene: “La regolarità tecnica dell’operazione rimanda al redigendo Piano Urbanistico Generale l’eventuale individuazione dei nuovi comparti da assegnare all’edilizia economica e popolare”.
L’altra questione dirimente riguarda l’adozione della variante puntuale per l’allocazione della struttura “Dopo di noi”. Per la minoranza si tratta di “una forzatura illegittima voler comprender nel concetto di variante puntuale la revoca dell’intero comparto t3”, e quindi, “trattandosi di variante al Prg, occorrerebbe seguire l’iter della legge 56/80 e rimandare alla Regione la proposta variante per l’approvazione”. Inoltre, la minoranza si dice disponibile a approvare una variante che preveda al posto del Peep altre strutture socio-sanitarie, fermo restando che codeste previsioni non devono essere occasione per altri tipi di interventi di speculazione edilizia. Ma il dirigente Mitttaridonna replica ancora, ritenendo “applicabile la disciplina della legge regionale n.13/01, in quanto tale variante puntuale interviene sul comparto 3 successivamente alla revoca del vincolo Peep sullo stesso comparto”. Insomma, una visione dei procedimenti diametralmente opposta tra la minoranza e l’ufficio tecnico comunale, che avalla l’operato della maggioranza confermando la regolarità tecnica del procedimento.
Dopo l’ampia discussione, l’esito del voto vede la maggioranza compatta sul punto, che viene dunque approvato. Ma ancora non è detta l’ultima parola, perché il capogruppo di “Cambia Martano” Bovino ribadisce che le osservazioni sul Peep sono state inoltrate alla Regione e al prefetto. La questione, insomma, non si chiude qui.
Un boato nella notte risveglia Maglie dal sonno: una bomba carta esplode in via Ingravalle, una strada quasi all’estrema periferia nord del centro abitato, distruggendo l’Audi di un ragazzo di Cursi che era nella vicina scuola di ballo. L’esplosione è avvenuta alle 23 circa, richiamando l’attenzione delle forze dell’ordine tra cui i carabinieri, ma anche vigili del fuoco e artificieri. Adesso toccherà agli inquirenti il compito più arduo: scoprire se quell’auto fosse il vero obiettivo o se si sia trattato solo di casualità.
Molte le ipotesi e i dubbi, ma quello che rimane è la paura provata da un centro tranquillo, in una periferia residenziale, dove il massimo accaduto negli ultimi vent’anni, da quando esiste il quartiere, è stato nei mesi scorsi il furto di carburante dalle auto. Anche di bombe, a Maglie, non se ne vedevano da tempo: un’altra bomba carta era esplosa durante un concerto di Pino Zimba nel 2005 presso la zona 167, nel corso della campagna elettorale per Nichi Vendola alle regionali di quell’anno. Per trovare altre bombe a Maglie si deve andare molto indietro nel tempo, agli anni ’90. E come accade in un borgo tranquillo, dove non solo la vita umana ma anche i beni di proprietà sono valori imprescindibili, e il crimine non è affatto un dato da aggiornare quotidianamente, è normale che le persone siano scosse. La questione sulla sicurezza delle periferie però viene aperta da questi accadimenti: Maglie, dopo la chiusura dei negozi, diventa quasi una città-fantasma, soprattutto nei quartieri lontani dal centro, nonostante lo spiegamento di forze dell’ordine sia per la verità capillare ogni sera e in più punti della città, in particolare per i controlli relativi all’alcool test. L’impegno delle forze dell’ordine è ineccepibile, ma esistono a quanto pare delle zona d’ombra. E adesso ci si chiede, inevitabilmente: siamo davvero al sicuro? Solo quello che stabiliranno gli inquirenti darà la risposta a questa domanda.
Si fa presto a dire ecologia, ambiente e sostenibilità, ma purtroppo il territorio salentino, da tutelare e proteggere per la sua particolare bellezza, spesso subisce “attacchi” gratuiti da parte di chi dovrebbe esserne sentinella della sua bellezza: i suoi abitanti.
Una mano nella sensibilizzazione su tali temi la tende la Provincia di Lecce, lanciando il progetto “Sosteniamo la Qualità Ambientale del Salento”. Il 25 marzo scorso il Ministero dell’Ambiente ha, infatti, pubblicato l’avviso pubblico per l’attribuzione di contributi economici a enti pubblici, soggetti privati singoli o associati, per iniziative e interventi in materia ambientale. Il proposito ministeriale è stimolare procedure di evidenza pubblica per iniziative e azioni riguardanti la protezione dell’ambiente e la riduzione delle emissioni di gas serra sul territorio nazionale, con riferimento all’educazione e lo sviluppo sostenibile.
La Polizia provinciale ha dunque elaborato un progetto sul riciclo, la raccolta differenziata dei rifiuti e la mobilità sostenibile, tramite il potenziamento dei suoi agenti di polizia sul territorio, soprattutto nelle aree periferiche dismesse, le quali spesso forniscono un completo compendio dell’abbandono “artistico” di rifiuti speciali e ingombranti (TV, frigoriferi, etc.), d’inerti da demolizione, residui di potature, copertoni, rifiuti elettrici, elementi di eternit e batterie auto. L’abbandono degli scarti invadenti avviene infatti nonostante l’esistenza dei numeri verdi preposti, da comporre nel caso si avesse bisogno di liberar casa dagli scomodi “inquilini”, tramite i quali si può usufruire del ritiro e lo smaltimento GRATUITI.
Tramite l’iniziativa in oggetto, rivolta anche alla popolazione scolastica con l’obiettivo di illustrare il concetto di ambiente e della sua tutela nel tempo – attraverso il rispetto, il risparmio, l’ottimizzazione (sia nella fase di produzione che negli usi finali di energia), il consumo consapevole e l’importanza dello sviluppo ragionato e regolato delle fonti alternative di energia – si cercherà quindi di modificare le abitudini pessime di alcuni, ponendo l’accento sulla basilare mancanza di civiltà e rispetto per gli altri. Per il progetto è stato previsto l’acquisto di mezzi ecologici (1 auto e 4 scooter) per l’attività di vigilanza, la realizzazione di una copertura di 50 mq per la custodia dei mezzi con l’installazione di pannelli fotovoltaici, per la produzione di energia sufficiente al loro funzionamento e l’acquisto di strumentazione per il tele-controllo del territorio, per la rapida individuazione di siti interessati dalle pratiche vandaliche.
San Nicola è alle porte. La festa del santo patrono di Maglie arriverà infatti tra qualche giorno, e più precisamente l’8 e 9 maggio, con regolare programma che prevede festeggiamenti civili e religiosi. Per due giorni le bande di Ruffano, Squinzano e Lecce si esibiranno all’interno della cassarmonica allestita con le altre luminarie dalla ditta De Cagna, e quest’anno ci sarà un concerto per nostalgici della cantante locale Cinzia Corrado, che si esibisce con una cover band di Vasco Rossi. Caratteristica è in particolare, per quanto riguarda i festeggiamenti religiosi, la processione con la statua del santo per le vie della città, domenica 8 maggio alle 19: benché san Nicola sia il patrono della città, la sua processione è quella più corta, se paragonata a quelle maggiormente sentite del Venerdì Santo e dei Santi Medici. Si tratta comunque di una processione molto suggestiva, dato che porta per le strade una pregevole statua in cartapesta di san Nicola scolpita da Luigi Guacci, abbigliata secondo l’epoca. San Nicola, tuttavia, sembra essere per Maglie un grande interrogativo, tanto da essere diventata una festa proverbiale persino sul social network Facebook: nella fanpage “Solo a Maglie”, infatti, si legge in un link “A San Nicola più forestieri che magliesi”. Pare proprio che i magliesi, infatti, non siano troppo legati al loro santo patrono, soprattutto se confrontati con il fervore che accompagna la vicina Scorrano con la sua patrona Santa Domenica, ogni anno festeggiata giustamente in pompa magna. Nell’immaginario collettivo, infatti, il magliese è disinteressato e caratterizzato da una sorta di aplomb inglese, di indifferenza proverbiale a tutto ciò che accade, persino le cose più importanti. Tanto che anche per quanto riguarda lo spettacolo pirotecnico, la tanto agognata seconda batteria di fuochi d’artificio, neppure quest’anno ci sarà: l’anno scorso era persino nato un gruppo per sostenere l’attività degli uomini del comitato festa. Ma i pregiudizi, si sa, sono duri a morire, e alla fine dei conti sembra solo un luogo comune che i magliesi non siano affezionati al loro santo. Soprattutto le ragazze nubili, di cui san Nicola a Maglie è protettore: si narra infatti che il vescovo di Myra donò di nascosto, a tre sorelle che non avevano la dote per sposarsi e stavano per essere avviate alla prostituzione, tre sacchi di monete d’oro.
L’8 maggio Uggiano La Chiesa va alla scoperta di Carlo Magno. Il Comune, infatti, ha aderito a un’iniziativa di portata nazionale che tende a valorizzare i luoghi territoriali: e a Uggiano si utilizzerà il trekking per far conoscere le bellezze naturali locali. La manifestazione, dal titolo “Alla scoperta della sorgente di Carlo Magno”, inizierà infatti alle 9 da Piazza Vittorio Emanuele a Casamassella. “Aderiamo all’iniziativa – spiega il primo cittadino Salvatore Piconese – con la consapevolezza che ogni città o piccolo comune italiano custodisca al suo interno un patrimonio culturale e sociale inestimabile, che deve essere tutelato e valorizzato. Pertanto, Uggiano e la frazione di Casamassella si inseriscono in questa iniziativa nazionale con la propria storia e con la propria identità, mettendo insieme le risorse ambientali e artistiche dell’entroterra idruntino con le tipicità agroalimentari e gastronomiche locali. Favoriremo perciò le escursioni e la conoscenza di un territorio da sempre ospitale, accogliente e suggestivo”. La manifestazione rientra appunto nell’iniziativa “Voler bene all’Italia”, promossa da Legambiente: l’amministrazione comunale di Uggiano partecipa, insieme ai borghi più belli e più caratteristici d’Italia, a questa giornata di grande festa per i piccoli comuni italiani, mostrando ai visitatori i propri tesori culturali e artistici, le proprie bellezze naturali e paesaggistiche, attraverso degustazioni, visite guidate, percorsi naturalistici, mostre, convegni, rappresentazioni folkloristiche e poi musica, sagre e spettacoli. Collaborano alla manifestazione la Pro Loco e il gruppo locale “NaTouristico”.
“Abbiamo poco tempo a disposizione per salvaguardare l’ambiente marino. Occorre informarsi, reprimere ciò che è illegale, rispettare le leggi e una maggiore cultura. È necessaria più consapevolezza, da parte di ciascuno di noi, delle proprie scelte spesso dannose per il sistema ambientale”.
Questo uno dei messaggi lanciati da Paolo Guidetti, ittiologo presso l’Università del Salento, ai 500 studenti pugliesi intervenuti nei giorni scorsi alla giornata “Sopra e sotto il mare. Le nuove frontiere della biologia marina”, quarto appuntamento degli “Incontri con gli scienziati 2011”. L’iniziativa rientra nell’ambito del progetto internazionale educativo “PlayEnergy” di Enel, dedicato a studenti e docenti delle scuole italiane ed estere per conoscere il mondo dell’energia attraverso i linguaggi e le tematiche della scienza.
L’incontro – moderato da Silvia Bencivelli, medico e giornalista di Radio3Scienza – si è svolto presso il centro congressi Ecotekne e ha visto anche l’intervento di Adriana Giangrande, docente del Dipartimento di Scienze e tecnologie biologiche e ambientali presso l’Università del Salento.
I ragazzi sono stati accompagnati attraverso un affascinante viaggio alla scoperta dei segreti che si nascondono sopra e sotto gli oceani. Un percorso attraverso le meraviglie della biologia marina, la scienza affascinante che spiega e descrive la vita che popola più di tre quarti del nostro pianeta. Paolo Guidetti ha aperto i lavori della mattinata spiegando cos’è la biodiversità e gli ecosistemi marini. “Per conservare il sistema marino bastano piccoli accorgimenti”, ha spiegato, come ad esempio un consumo consapevole dei prodotti del mare. Per preservare le rocce non mangiate i datteri, al ristorante evitare di scegliere il tonno e il pescespada, saraghi e pesci predatori necessari al ciclo biologico naturale. Accontentatevi, invece, di un bel piatto di acciughe. In pescheria stare attenti a non comprare pesce con il buco della fiocina, che proviene da un tipo di pesca illegale”.
Confrontandosi con Adriana Giangrande, gli studenti hanno potuto scoprire gli aspetti più insoliti e innovativi degli studi sulle biodiversità marine, in particolare su quelle sostanze normalmente usate dagli organismi che popolano i mari nel loro ciclo vitale, e che promettono di rivelarsi come i nuovi potenti medicinali del terzo millennio. Il mare, infatti – hanno detto gli esperti presenti all’incontro – è un enorme serbatoio di biodiversità, un’immensa fonte di molecole attive che fa degli oceani una “farmacia” ben fornita di antitumorali, antivirali, antibiotici, antinfiammatori, antimalarici e persino cosmetici. Tutti questi principi sono comunemente usati dagli organismi marini come tossine per difendersi dai predatori, per segnalare la propria presenza durante il periodo fertile, per orientarsi e cercare cibo. Il mare, insomma, è ancora una risorsa sconosciuta dalle potenzialità terapeutiche colossali: presso l’Istituto di zoologia dell’Università del Salento, ad esempio, si sta brevettando, insieme ad una ditta farmaceutica, una nuova crema antibatterica ricavata attraverso lo studio di alcuni invertebrati presenti nel Mediterraneo come i vermi (Policheti), le meduse (Cnidari) e le macroalghe.
Professor Boero, nel suo articolo pubblicato su “Sette” del Corriere della Sera, il 21 aprile scorso, lei lancia un chiaro e importante messaggio: “Difendiamo l’ultimo Eden dell’uomo”. Qual è la situazione del Mediterraneo oggi? È vero che in mare ci sono pochi pesci? Perché accade questo?
“Il motivo è semplicissimo: noi preleviamo pesci da popolazioni naturali in modo industriale. Industriale significa che esiste una tecnologia molto avanzata per catturare i pesci. A terra, quando Buffalo Bill iniziò a uccidere i bisonti in modo industriale (con fucili a ripetizione), i bisonti arrivarono in pochi anni alla soglia dell’estinzione. Gli indiani li cacciavano in modo artigianale, e lo fecero per migliaia di anni, ma quando noi cominciammo a farlo in modo industriale la specie arrivò molto vicina all’estinzione. In mare siamo come Buffalo Bill, prendiamo i pesci in modo industriale. E li prendiamo più rapidamente di quanto loro riescano a riprodursi. Stiamo facendo al mare quel che abbiamo fatto alla terra tanto tempo fa: stiamo distruggendo tutte le popolazioni naturali di grossi animali. Poi, oltre alla pesca industriale, ci mettiamo anche l’inquinamento, la distruzione degli habitat e tanti altri impatti che esercitiamo sull’ambiente. Ci aggiriamo nella natura come elefanti in un negozio di cristalli”.
L’altro fenomeno di cui si parla molto a proposito del Mediterraneo è la cosiddetta “tropicalizzazione”. Che cos’è e quali sono i segnali più evidenti?
“Il riscaldamento globale, un altro regalo che stiamo facendo al pianeta con il nostro dissennato stile di vita, altro non è che l’aumento della temperatura media dell’atmosfera e del mare. Se la temperatura aumenta, le specie ad affinità tropicale tendono ad espandere la loro distribuzione, e arrivano anche da noi. Il Mediterraneo sta ricevendo centinaia di specie tropicali che, oramai, si stanno insediando nelle sue acque. Tropicalizzazione, quindi, significa che la sua fauna e la sua flora stanno assumendo caratteristiche sempre più tropicali”.
In che misura il fenomeno riguarda il Basso Adriatico, e cosa dovremmo fare per una reale inversione di marcia su questo?
“Il Basso Adriatico è influenzato da questo come tutti gli altri mari e non c’è niente che possiamo fare a livello locale. Si tratta di un fenomeno globale. Paradossalmente, noi stiamo contribuendo meno al riscaldamento globale, perché è in corso una diminuzione delle attività. In Italia le fabbriche chiudono, e vengono riaperte in Paesi come la Cina, l’India o la Malesia. In questi paesi non ci sono leggi molto severe a proteggere l’ambiente e si può inquinare impunemente. Noi abbiamo leggi che difendono l’ambiente, e allora trasferiamo le nostre industrie dove non ci sono, per diminuire i costi. Ma l’inquinamento è un fenomeno glo-ba-le! I suoi effetti poi arrivano anche da noi”.
L’Adriatico, per la sua particolare conformazione, è davvero il ricettacolo dell’inquinamento che viene da tutta l’Italia?Come si pone la politica nei confronti di questi problemi?
“Nel nostro Paese chi difende l’ambiente è visto come un fanatico avversario del progresso. Non inquinare costa, e quindi è considerato una pratica antieconomica. Ovviamente i costi che derivano dal disinquinamento e i costi che si devono pagare per curare chi si ammala di inquinamento non vengono attribuiti a chi ha causato questi danni ma, invece, alla collettività. Se gli inquinatori dovessero pagare i danni che fanno, andrebbero falliti immediatamente e, quindi, forse starebbero un pochino più attenti. La BP, che ha causato il disastro petrolifero in Florida, è sull’orlo del fallimento per i danni che deve e dovrà pagare”.
E il cittadino comune come può contribuire a risolvere questi problemi?
“I comportamenti individuali sono importanti. Noi, per esempio, pensiamo di risolvere il problema del riscaldamento globale installando l’aria condizionata. Così facendo consumiamo sempre più energia che, per essere prodotta, causa ulteriore riscaldamento. Capire questi fenomeni, farli entrare nella nostra cultura, significa iniziare a porre le premesse per risolvere i problemi. Nella Costituzione italiana la parola Natura non esiste. Intanto chiediamo a chi si candida alle elezioni quale sia la sua posizione nei confronti dell’ambiente, e votiamo chi dà segno di preoccuparsene, qualunque sia il suo colore politico”.
Che rapporti ha il Salento con il suo mare, anche dal punto di vista strettamente “affettivo”, diciamo così? E’ vero che i salentini vivono questo rapporto in maniera un po’ contraddittoria, mare come risorsa ma anche come luogo da cui possono arrivare i pericoli???
“Certo. I grandi insediamenti del Salento sono lontani dal mare. Solo Otranto e Gallipoli sono sul mare, e sono circondate da mura, il resto si è sviluppato a terra. Poi si sono fatti i “porti” e le “marine”: Tricase Porto, Castro Marina. I motivi sono essenzialmente due: i pirati (come testimoniano le torri di avvistamento e i Martiri di Otranto) e la malaria delle paludi costiere (poi bonificate e ora parchi preziosissimi). La costa del Salento, a parte l’estate, è poco frequentata dai salentini. L’amore per il mare è un amore recente ed è limitato all’estate, squisitamente effimero, passeggero. Chi ha la casa al mare d’inverno la dimentica. Un vero peccato, perché il mare del Salento è tra i più belli d’Italia, ed è bello tutto l’anno”.
L’Asd Minervino porta a casa una sconfitta dall’andata del primo turno di playoff contro l’avversario storico, l’Uggiano Calcio. La partita, giocata nel primo pomeriggio del primo maggio a Uggiano, è terminata infatti 2 a 1 a favore dei padroni di casa. Ma c’è poco da preoccuparsi: al ritorno, che si terrà l’8 maggio presso il campo sportivo comunale di Minervino, alla squadra allenata da Antonio Giurgula basterà vincere con qualsiasi risultato per superare il turno, visto il miglior piazzamento in classifica alla fine del campionato di seconda categoria.
I ragazzi dell’Asd Minervino sono scesi in campo molto concentrati e hanno dominato sul terreno di gioco per i primi 45’ del match, tanto che il primo tempo si è chiuso sul risultato di 0 a 1 a favore della squadra ospite, grazie al nono goal stagionale del giovane attaccante di Minervino Cristian De Benedettis. Ma alla ripresa i giochi si sono invertiti, e l’Uggiano Calcio è riuscito a prendere in mano le redini della partita, prima portandosi sul punteggio di 1 a 1 per opera di Massimo Tarantino, e poi stabilendo il risultato finale di 2 a 1 grazie alla conclusione di Marcello De Benedetto.
Sulla prestazione dell’Asd Minervino, comunque sempre all’altezza dell’avversario, incidono due grandi assenze: il difensore classe ’79 di Otranto Adriano Papadia, e la punta di diamante Stefano Gallo, capocannoniere della squadra, con i suoi 16 goal stagionali, che, non in ottime condizioni, ha dovuto assistere alla partita dalla panchina.
Le due squadre, che si sono contese il miglior piazzamento in classifica per tutta la durata del campionato, si sono affrontate a viso aperto, regalando ai loro tifosi l’ennesimo spettacolo, in attesa del ritorno di domenica prossima.
Ma la società calcistica minervinese di Giuseppe Fruni continua ad essere la protagonista anche del Campionato provinciale allievi: nonostante la vittoria del campionato con tre turni di anticipo, gli allievi dell’Asd Minervino continuano infatti il loro straordinario percorso senza sconfitte, né in casa né in trasferta, vincendo presso il campo sportivo di Collepasso, contro Vi-Lù Casarano per 3 a 0 grazie a una rete di Luca Ferraro e alla doppietta di Nicola Pagliara. Grande soddisfazione per l’allenatore Vincenzo Gianfreda e per i suoi ragazzi che, nonostante il risultato già raggiunto della promozione al campionato regionale per la prossima stagione calcistica, non abbassano la guardia.
L’attesa è finita. Il 6 maggio, finalmente, si potrà vedere nelle sale il nuovo film di Giovanni Albanese dal titolo “Senza arte né parte”, le cui riprese si sono tenute circa un anno fa. Si tratta di un film interamente girato nel Salento; Albanese, ormai innamorato alla follia del Salento, ha anche preso casa nel piccolo comune di Palmariggi, dov’è ambientato il film interpretato da Vincenzo Salemme, Donatella Finocchiaro e Giuseppe Battiston. “Senza arte né parte” racconta di una piccola truffa “per necessità”, un po’ come ne “I soliti ignoti”: un gruppo di amici viene licenziato a seguito dell’automazione del pastificio in cui lavora, ma viene assunto momentaneamente per fare la guardia a opere d’arte moderna. Gli uomini (uno dei quali in particolare sta vivendo un momento delicato in famiglia, dato che la sua donna è stata assunta proprio dal pastificio da cui lui era stato licenziato) sulle prime sono un po’ perplessi di fronte a questo genere d’arte, ma poi viene loro in mente un’idea: creare un business attraverso la realizzazione di manufatti falsi ricalcati su quelli quotatissimi che hanno sotto mano. “Senza arte né parte”, a partire dalla locandina, si propone di ravvivare i topoi della commedia all’italiana, di cui Albanese è grande cultore. Dopo il successo di “A A A Achille”, premiato anche al “Giffoni Film Festival”, Albanese torna al grande schermo con una commedia delicata, girata in quella piazza di Palmariggi paesaggio di cartolina, facendo riecheggiare quelle atmosfere e quei personaggi che furono un tempo i pezzi forti di registi come Pietro Germi, Mario Monicelli, Steno, Dino Risi. Alcune scene, infine, sono state girate anche in un pastificio di Corigliano d’Otranto, lo stesso che aveva visto le riprese del capolavoro di Ferzan Ozpetek “Mine vaganti”.
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