Sono bastate le mareggiate estive a mettere in crisi parecchie strutture, ora, con le prime burrasche invernali tutto sembra precipitare. Il panorama è sconfortante, si vede l’arretramento della linea di costa, si possono osservare le strutture dei lidi travolte dal mare e lo scenario sembra in rapido peggioramento. “Pochi giorni fa sono andato a vedere i danni della burrasca sulla struttura del mio lido – spiega Salvatore Bellisario del lido Acqua Chiara – non solo arretra la spiaggia, ma il mare sta ormai intaccando le dune, porta via la sabbia, scopre le radici degli alberi, sta avanzando velocemente verso l’interno”. Insomma, un cambiamento climatico in atto che è sotto gli occhi di tutti. Se si guarda ad Alimini, infatti, in tanti si pongono il dubbio se non sia l’azione antropica a determinare questo fenomeno. Da più parti si sente gridare un allarme generalizzato rivolto proprio alle vittime di questo sistema: i gestori dei lidi. Sono in tanti, tra i cittadini, a pensare che sia stata l’azione sconsiderata di alcuni gestori che hanno abbattuto dune e quant’altro a creare tale stato di cose. È vero, la cronaca ha registrato alcuni di questi episodi, si tratta di alcuni gestori che hanno agito in maniera delinquenziale, puniti dalla legge, ma sono casi isolati, il problema è molto più complesso. Una prova tangibile e pratica di ciò è facilmente osservabile compiendo una passeggiata sulla costa. Se fosse stata causa antropica, l’erosione avrebbe colpito solo le aree in cui si trovano i lidi. Invece, la costa da Alimini a Otranto, in luoghi come la Grotta Monaca, il Cerra e via via verso il Mulino d’Acqua mostra cedimenti di interi costoni, tonnellate di rocce che sono precipitate verso il mare. Addirittura sono oggi a rischio le falesie che sostengono il nucleo antico della città di Otranto. “Su questi tratti siamo partiti con largo anticipo e ora stiamo per avviare i cantieri – spiega il sindaco di Otranto Luciano Cariddi – la zona della Madonna dell’Altomare e il Bastione dei Pelasgi sono a rischio crollo e un progetto di messa in sicurezza, finanziato con fondi europei, ci permetterà di salvarli”. Per la costa da Otranto ad Alimini, invece, non è previsto nessun intervento, per gli Alimini, invece, si sta predisponendo un progetto, con ritardo, perché si è dovuto attendere il Piano Regionale delle Coste, ma fra poco avremo un piano di intervento. Resta da capire con quali fondi effettuarlo, se ricorrere a finanziamenti comunali in collaborazione con i privati, oppure se Regione e Provincia potranno contribuire. Insomma, la politica e la burocrazia sono lente, lentissime secondo le associazioni di categoria, ma il cambiamento climatico in atto è chiaro. Gli esperti, senza entrare nel dettaglio, hanno già spiegato che ad Alimini è cambiato il vento dominante (ora è lo scirocco, in passato era la tramontana) ciò ha determinato la distruzione di parte delle dune sottomarine, per cui il mare giunge con più violenza sulla spiaggia, erodendola. “Gli interventi possibili – ha commentato il geologo Tommaso Elia sulle possibilità di intervento, al fine di salvare un intero comparto del turismo – visto il piano delle coste recentemente redatto dalla Regione, sono quelli di ripascimento e protezione. Naturalmente, non si può nemmeno lontanamente immaginare un intervento con frangiflutti che emergono dal mare perché la linea di costa sarebbe deturpata per sempre”. Sulle possibilità di intervento, invece, il tecnico spiega che esistono soluzioni accessibili come ad esempio un intervento integrato che recuperi la pineta, consenta il ripascimento dunale (ma come a inizio secolo, quando le dune superavano i venti metri) per poi giungere al ripascimento della spiaggia (una volta trovati i giacimenti in mare) per poi prevedere protezioni a impatto ambientale zero. Insomma, sarebbe come rifare l’antico intervento di ingegneria ambientale delle bonifiche tra Otto e Novecento con mezzi moderni.
Elio Paiano


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