Una mostra vi seppellirà.
Veritiera, irriverente e comica, questi i tre aggettivi per descrivere la mostra d’arte di Carlo Di Cillo presso la galleria Capece, dal 9 al 15 maggio 2012 “I miei porci comodi”.
I porci comodi Dicillo se li fa davvero: mettendosi comodo sul divano osserva il mondo nuovo della società e dei modi italici di dire e di fare, e con occhio attento osserva per riportare su supporti vari e a tinte pop e kitsch, come il rosa shocking, i suoi porci.
Del maiale non si butta via niente, neanche i modi di dire che rielaborati in concetti grafici da Carlo, vengono ricontestualizzati e assumono nuovi significati grazie all’arma del pennello.
Satira e irriverenza come tramite nell’utilizzare l’animale cibo dei poveri e così darlo in pasto alla società moderna informata di tutto.
Così, oltre ai modi di dire come “Porco boia” e “Porca zozza”, intervengono personaggi che potrebbero essere presi da una satira romana, come il riferimento alla “Camera dei Deputati”, per Carlo è la “Camera dei Depurati” e non poteva mancare il “Bunga Bunga Italiano”.
Carlo spiega, ma non essendo didascalico, affascina l’avventore-osservatore, che in questo modo sarà catturato dal simpatico mondo di questi particolari maialetti, in cui potrebbe ritrovare un po’ di sé stesso e della vita che lo circonda, facendo ridere, sorridere e poi riflettere.
Perché i maiali di Carlo Dicillo si stanno preparando a portare una rivoluzione nel mondo umano, nella fattoria di George Orwell: «Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri», proprio come quelli di Carlo Dicillo.
Jenny De Cicco


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