Casamassella, tutto (quasi) pronto alle “Costantine” per le Tavole di San Giuseppe.

Sono iniziati i preparativi delle Tavole di San Giuseppe presso la fondazione “Le Costantine”, nata nel 1982 per volontà della nobildonna Giulia Starace per “mettere in rete” le donne devote di Uggiano e Casamassella.

Si respira infatti aria di festa nelle sale della struttura: le signore impastano alacremente, con gesti antichi e sapienti, la farina e l’acqua per far la pasta; nell’aria piena di pollini si diffonde l’odore dolciastro della preparazione; il clima è mite. La storia si ripete assieme ai movimenti delle mani e le memorie riaffiorano, ricordando di quando erano le nonne a farlo, lasciandoci guardare in punta di piedi ai margini di quel tavolo imbiancato di farina, in attesa di assaggiare la pasta cruda.

Per otto giorni la masseria sarà quindi un brulicare di vita, un richiamare gesti ancestrali per la preparazione di questi piatti della tradizione, fino alla Rappresentazione delle Tavole: un tempo necessario proprio alla particolarità di questi pasti caldi durante i quali saranno serviti i vermicelli, la “massa” e altre pietanze caratteristiche e certamente estranee alle “tavole fredde”, approntate con cibi di veloce preparazione. Attori principali della rappresentazione saranno i “Santi” che consumeranno il pasto il 18 e 19 marzo, impersonati dai ragazzi della scuola media di Uggiano, e dunque i futuri custodi delle tradizioni.

Presidente della fondazione è Maria Cristina Rizzo (ex sindaco di Uggiano), appassionata di cultura popolare salentina e promotrice dell’evento, proprio perché ”in passato questi appuntamenti erano momento autentico di condivisione con i meno fortunati, e un modo per chiedere intercessione al Santo, mentre oggi le Tavole sono allestite solo per mantenere le tradizioni locali”. Infatti anche questo evento comincia a diventare turisticamente interessante: fino ad ora sono stati principalmente visitatori locali, ad accorrere alle Tavole, ma ora comincia a prevedersi un’affluenza turistica considerevole: complice anche la proverbiale stizza di San Giuseppe nei confronti delle massaie devote mal organizzate, che si traduce – racconta la leggenda – nella decisione di far inacidire il cibo appena preparato o di apparire in sogno per chiedere maggiore impegno nel rituale.

Jenny De Cicco

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“Urban jungle” apre “Corto Magliese”: torna di scena la sicurezza stradale

Un evento per tornare a parlare di sicurezza stradale. Si tiene il 16 marzo alle 21,30, presso “Art Cafè” a Maglie, l’happening che vedrà protagonista Hermes Mangialardo, cartoonist vincitore della terza edizione di “Corto Magliese” e realizzatore della serie televisiva a cartoni animati sulla fauna urbana “Urban jungle”, andata in onda sul digitale terrestre con Qoob TV: presente anche Nuccia Refolo, cui spetterà il compito di introdurre l’arte dell’autore in tutti i suoi aspetti più simpatici e ironici. Protagonisti saranno infatti il metallaro, l’emo, il dark, l’hippie, il rapper, il discotecaro, il chitarrista da falò con il bongoloide, l’indie e molti altri, tutti personaggi nati dalla fantasia di Mangialardo, che ha all’attivo moltissime produzioni, soprattutto per video musicali che vanno in onda su MTV.

L’incontro con l’autore sarà il pretesto per annunciare il bando del nuovo concorso “Corto Magliese”, la cui premiazione fu presentata lo scorso anno da Mingo De Pasquale di “Striscia la notizia”: ancora una volta di scena la sicurezza stradale, che sarà il tema anche della quarta edizione della manifestazione; tra i partecipanti anche Nuccia Refolo, cui spetterà il compito di introdurre l’arte dell’autore in tutti i suoi aspetti più simpatici e ironici. Il concorso è organizzato dall’Associazione italiana familiari e vittime della strada di Maglie, presieduta da Eva Ruggeri, in collaborazione con l’assessore alla Cultura Rossano Rizzo e alla Società di Storia patria per la Puglia (sezione di Maglie, Otranto e Tuglie) presieduta da Dario Massimiliano Vincenti.

Quest’anno il concorso abbatte il limite d’età aprendosi alle scuole di ogni ordine e grado, nella speranza che siano proprio i ragazzi i più stimolati a parlare di sicurezza stradale. Giuria e premi saranno comunicati in un secondo momento. Per ora è fissato il termine per l’invio dei lavori, che è il 31 luglio: gli elaborati devono giungere all’indirizzo: “Concorso “Corto Magliese per la sicurezza stradale”, c/o Aifvs, via Garibaldi 121, 73024 Maglie (Le)”. La premiazione avverrà nei mesi di agosto o settembre di quest’anno, all’interno del cartellone della rassegna estiva realizzata dall’amministrazione comunale magliese.

Angela Leucci


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Cerimonia di posa della prima pietra per l’avvio dei lavori del nuovo nido comunale ieri mattina a Otranto.

Un’opera importante che lega ancora di più la scuola al territorio – spiega il dirigente dell’Istituto comprensivo statale di Otranto Elio Lia – e che viene incontro a una forte richiesta di servizi alla famiglia. Una necessità, data la forte vocazione turistica del territorio, fa notare l’assessore alle Pari opportunità Lavinia Puzzovio, e un mezzo per prevenire l’abbandono del posto di lavoro da parte delle giovani madri, sottolinea la consigliera di parità Serenella Molendini: considerando infatti solo il dato dell’ultimo anno, i casi sono stati più di ottocento.

Un’opera che nel suo piccolo porterà anche occupazione qualificata e contestualizzata anche a persone finora costrette a spostarsi per lavorare, continua il sindaco Luciano Cariddi; l’assessore regionale Elena Gentile, invece, pone l’accento sulla possibilità, per i piccoli, di crescere meglio. Il che, in una regione fanalino di coda per posti-bambino, rappresenta un primo importantissimo passo per mettersi in pari con il resto d’Europa, anche perché il nido sarà aperto anche d’estate per consentire alle mamme lavoratrici stagionali di dedicarsi ai propri compiti professionali in tutta tranquillità.

Jenny De Cicco


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Il percorso del Tricolore: una mostra a Maglie

È stata inaugurata ieri a Maglie, presso Palazzo De Marco, la mostra “Il percorso storico del Tricolore italiano”. Si tratta di una manifestazione inserita in un’iniziativa più ampia dell’amministrazione comunale, realizzata in collaborazione con gli istituti scolastici cittadini e le associazioni combattentistiche e d’arma; durerà due settimane durante le quali si potranno ammirare riproduzioni fedeli, e realizzate a mano, delle bandiere storiche utilizzate sul territorio italiano, dalle Repubbliche napoleoniche fino all’attuale semplicissimo Tricolore. Nel corso dell’inaugurazione sono intervenuti il primo cittadino Antonio Fitto, l’assessore alla Cultura Rossano Rizzo, il colonnello dell’Esercito Italiano Antonio Cesari, che ha curato la sezione della mostra relativa alle bandiere, il delegato ai Rapporti tra le autorità civili e l’arma colonnello Salvatore Sperti e il preside del liceo “Francesca Capece” Roberto Muci. Particolarmente seguito l’intervento del rappresentante della Società di Storia patria per la Puglia, Giuseppe Orlando D’Urso, che ha spiegato come il popolo si riconosca in due segni distintivi, la bandiera e l’inno nazionale. Per cui i versi “Michele Novaro incontra Mameli e insieme scrivono un inno tuttora in voga”, di una celebre canzone di Rino Gaetano, sono decisamente attuali: sarà anche esteticamente brutto, secondo alcuni, l’inno “Fratelli d’Italia”, tuttavia non solo ci identifica come nazione insieme al Tricolore, ma soprattutto è stato composto con caratteristiche particolari atte a richiamare dettagli fondamentali della storia del Belpaese.

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Otranto e “l’Anello inutile” di Maria Pia Romano.

L’ultima opera della giornalista Maria Pia Romano, pubblicata per le edizioni “Besa” di Nardò, è stata presentata in anteprima nei giorni scorsi presso la libreria “Gutenberg” di Lecce. L’autrice, che si è già aggiudicata una segnalazione nella sezione Cultura del premio “Michele Campione”, ha all’attivo quattro raccolte di poesia: Linfa (LiberArs, 1998), L’estraneo (Manni, 2005), Il funambolo sull’erba blu, (Besa 2008) e La settima stella (Besa 2008), nonché il romanzo Onde di Follia (Besa 2006). La Romano vanta inoltre altri numerosi riconoscimenti: è inserita nel Museo della Poesia di Perla Cacciaguerra, a Cesa) ed è stata tradotta da Amina Di Munno e Cassio Junqueira per il Festival della letteratura italiana in Brasile.

Così è stato recensito il libro da Stefano Donno (portadiMare.it): “La scrittura della Romano è fresca, si lascia amare, e in questo caso dimostra di aver superato le timidezze degli esordi… la prosa si fa elementale nel senso più puro del termine, ovvero si nutre di acqua, di terra, di fuoco, di aria…”. “E’ un racconto poetico, una prosa d’arte, una storia con tanti incontri magici, spettrali, reali, veri, inventati.” Così invece scrive al riguardo Augusto Benemeglio.

Come ha conosciuto il Salento e cosa in particolare l’ha attratta di Otranto?

Nel Salento vivo da quando avevo tre anni. La vita m’insegna che la patria non è dove si nasce, ma dove si vive. Ed io questa terra la amo. Anche quando fa male amarla. A Otranto ho iniziato le mie immersioni, è un luogo magico. La sua terra rossa me la sono fatta scivolare sotto le mani. Amo le sue pietre e le sue grotte. Amo i suoi inverni e le sue primavere. Ad Otranto mi sono sposata sott’acqua e poi a terra, nella chiesetta della Madonna dell’Altomare. Otranto non si può raccontare. Otranto è la poesia di Maria Corti e di Verri e di Pagano. Otranto è un luogo dell’anima. Otranto è il sogno di mare che attraversa le mie notti quando sono lontana dal Salento.

Nella sua opera parla molto della natura salentina: matrigna o una amorevole madre?

Entrambe. La bellezza può far male, a volte. A Otranto c’è la grotta dell’Ora, un’immersione che s’incontra andando dal porto verso la Torre del Serpe. Si entra in una grotta a ventiquattro metri di profondità, poi si risale. Le stanze sono buie, poi l’incanto della visione: dal tetto crollato entra un fascio di luce che illumina il fondale. Il Salento è così: ti sa incantare facendoti vedere la luce, mentre attraversi il buio. Sta a te scegliere se crederci o no. E decidere la rotta.

Scrive di sentimenti e sensazioni. E’ un atto catartico?

Uno scrittore scrive della vita. Non la sua o non solo la sua, ma quello che ha capito della vita. Nella scrittura si vivono altre vite, si vivono i sentimenti degli altri, si impara ad essere stessi oppure si dimentica il proprio nome. E soprattutto si scopre che ogni bugia è una verità.

Cosa l’ha ispirata?

La vita. L’amore per la vita. D’acqua, aria, terra e fuoco.

Per concludere: una critica e un elogio alla terra di cui scrive.

Una dedica: “L’anello inutile”.

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Vertenza Bravo Club, il sindaco assicura: “Massima attenzione a tutela dei lavoratori”

Si è tenuto il 9 marzo un incontro tra i rappresentanti sindacali del Bravo Club di Otranto (ex Valtur) e Alpitour, presenti anche il sindaco Luciano Cariddi e il consigliere provinciale Francesco Bruni. Argomento, il rispetto degli accordi sindacali vigenti, la tutela dei lavoratori anziani e il riconoscimento delle mansioni svolte anche in caso di esternalizzazione del lavoro.

Uno dei punti in discussione, inoltre, è l’abolizione del servizio di trasporto per i lavoratori, che sarebbero costretti a percorrere un tratto di strada superiore ai 15 km più volte al giorno. Al riguardo il sindaco ha garantito che l’amministrazione comunale sarà quanto mai attenta a garantire la tutela dei lavoratori anche nel caso in cui, come già detto, l’azienda decidesse di fare ricorso a ditte esterne per assicurarsi alcuni servizi.

Sulla stessa linea il consigliere Bruni, che ha ricordato come la realtà dell’ex- Valtur sia una delle più importanti, dal punto di vista occupazionale, dell’intera Regione Puglia. Occorre attenzione – ha aggiunto anche Livio Corchia, “Nuovi Orizzonti” – soprattutto a proposito del trasporto sul luogo di lavoro, finora a carico degli stessi lavoratori.

Jenny De Cicco


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Quando “La vita facile” si complica un po’

L’Africa dai mille colori, generosa, vitale ma anche bisognosa e precaria fa da sfondo a questa storia di amicizia tra due uomini, due medici italiani con vocazioni chiaramente differenti.

Luca (Stefano Accorsi) incarna l’ideale del medico missionario che ha deciso di abbandonare tutto e tutti per seguire quell’istinto umanitario che spinge verso nuove esperienze sempre al limite.

Mario (Pierfrancesco Favino) rappresenta l’esatto opposto; uno stimato chirurgo di una clinica privata romana, probabilmente all’apice della carriera, avvezzo ad una “vita facile” tra lusso e comodità condivise con la moglie Ginevra (Vittoria Puccini).

Mario, per ragioni inizialmente poco chiare, decide di fuggire dalla routine quotidiana per raggiungere Luca in un Kenya tanto affascinante quanto difficile, decisamente lontano dagli stereotipi vacanzieri e da quell’esistenza tranquilla e agita.

L’incanto tra amicizia, ricordi di una vita e risate s’infrange nel momento in cui Ginevra decide di raggiungere il marito in Africa. Da quel momento,

infatti, la storia prenderà una piega del tutto diversa, riservando accelerazioni e colpi di scena del tutto assenti nella prima parte del film.

Il regista Lucio Pellegrini ripropone una parte fondamentale del cast di “Baciami ancora” di

Gabriele Muccino, puntando forte sulla straordinaria simpatia e duttilità recitativa di Favino e sulla verve carismatica di Accorsi.

I due, legati da una solida amicizia anche nella vita reale, danno vita con la bella Vittoria Puccini a una pellicola piacevole e fluida, che porterà lo spettatore a riflettere su amicizia, carriera, opportunismo, vero amore e quant’altro.

Un divertente ménage à trois sotto il cocente sole keniota tra gli attori più in voga nel panorama cinematografico italiano.

Andrea Ambrosino

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La Grotta dei Cervi, un tesoro da salvare

Sono passati quarant’anni dalla scoperta della Grotta dei Cervi. Quarant’anni in cui questo luogo ha preso il nome di “grotta proibita”, perché non aperta al pubblico. La Grotta dei Cervi non è altro che uno dei più grandi ricettacoli della nostra storia più antica, quella degli uomini primitivi, che però, a differenza di ciò che ci dicono a scuola, non vivevano nelle caverne, ma le utilizzavano in momenti differenti della loro giornata. Le pareti di queste rocce sono piene di graffiti che raccontano una storia simbolica, ancora per certi versi sconosciuta e che si presta a numerose interpretazioni. Qualcuno, di tanto in tanto, lamenta però la chiusura della grotta e ne chiede l’apertura al pubblico. “Si tratta di un patrimonio delicato – spiega Ninì Ciccarese del Gruppo Speleologico Salentino, custode della Grotta dei Cervi – le grotte in questione sono, in generale, un fatto speciale: non solo sono belle, ma sono le riserve naturali che conservano inalterate le tracce della nostra storia”.

Tracce che inalterate devono restare, se si vuole tutelare il patrimonio storico: non dobbiamo confondere le nostre grotte con quelle turistiche, che sono attrezzate; quelle sul territorio di Porto Badisco sono persino in una proprietà privata. Le più note sono la succitata Grotta dei Cervi, la Grotta dei Diavoli, la Grotta di Sant’Emiliano e il Complesso Spagnolo. Ci sono però moltissime grotte sconosciute e spesso subacquee in questi luoghi. “Il Salento è terra importante per la paleontologia e la paletnologia – prosegue Ciccarese, che snocciola una storia fatta dai vari De Lorentiis e Stasi – le grotte sono quelle che gravitano intorno alla baia, costituendo un tutt’uno non geologico, bensì culturale e ambientale”. Sono i pittogrammi a farci conoscere per lo più la cultura di questi uomini primitivi: la grotta era per loro un luogo cultuale (e culturale), con i nuclei abitati all’aria aperta, nelle vicinanze. “Questi uomini – conclude Ciccarese – vivevano un momento culturale differente. Prendiamo il Medioevo cristiano, che ha fatto credere che le grotte fossero un luogo demoniaco: il sottosuolo era la dimora del diavolo. Per i precristiani non era così”.

Se vi chiedeste dunque perché le grotte del Napoletano sono visitabili, ma le nostre no, la risposta è qui: la Storia non si vende per un piatto di lenticchie, per cui, se quei pittogrammi sono rimasti inalterati per millenni, è anche grazie alla loro chiusura al pubblico. Perché è bene che anche i posteri possano conoscere questa cultura, comunque oggetto continuo di studi da parte di moltissime università italiane. “Solo dopo averne garantito la conservazione e lo studio – conclude Ciccarese – si potrà procedere alla promozione e all’apertura di questo tesoro”.

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Eretico e sognatore, ecco a voi Caparezza

Mai banali né scontate. Tornano dopo un intervallo di tre anni dall’ultimo lavoro le melodie dissacratorie di Michele Salvemini, in arte Caparezza. Il rapper molfettese, alle prese con il suo quinto album dal titolo Il sogno eretico, affida ai suoi testi taglienti la visione di un mondo agrodolce in cui la realtà pare essere più vicina all’incubo che al sogno.

Sono diversi, infatti, i bruciori di stomaco che emergono in questo nuovo disco ricco di contaminazioni musicali che spaziano dal reggae di Legalize the Premier al sound anni ‘80 di Goodbye Malinconia. Le sue rime sono lo specchio dell’Italia di oggi in cui, politicamente parlando, da una parte c’è chi cerca di legalizzarsi e dall’altra chi fatica a trovare una qualsiasi quadratura del cerchio, il tutto condito da un diffuso senso di rassegnazione e di perduta capacità critica.

Un ritratto inquietante che Caparezza ben rappresenta nel suo essere antidogmatico, citando nei suoi testi anche alcuni grandi anticonformisti della storia come Giovanna d’Arco, Girolamo Savonarola, Giordano Bruno e Galileo Galilei.

Nel singolo di lancio dell’album, Goodbye Malinconia, cantato insieme ad una voce simbolo degli anni ’80 – quella di Tony Hadley, storico leader degli Spandau Ballet – Caparezza richiama inoltre il tema della grande fuga di cervelli dal Paese, dovuta soprattutto all’impossibilità di cambiare le cose.

Nel complesso, l’eretico Capa sforna 16 tracce, molte rispetto ai soliti standard, di pungente hip hop. Un disco inquieto e incendiario, decisamente meno ironico del solito; un manifesto estremamente critico di un sempre più adulto e consapevole artista alla soglia dei quarant’anni.

Andrea Ambrosino

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Teresa Bellanova: “Anche il sistema dell’informazione pensa maschile”

Ricorre quest’anno il centenario della prima Festa della Donna. Un anniversario importante per le donne italiane, che in queste settimane si sono alzate a protestare per la propria dignità dopo il sexgate in cui sarebbe coinvolto il premier Silvio Berlusconi, chiamato a rispondere davanti ai giudici, per concussione e prostituzione minorile, il prossimo 6 aprile. La Festa della Donna è spesso pretesto per la discussione, e stavolta è toccato prendere la parola alla deputata Pd e sindacalista Cgil Teresa Bellanova, all’interno di un dibattito organizzato presso “Art Cafè” dal coordinamento magliese “Se non ora quando”. Abbiamo ascoltato l’onorevole sui temi delle parità, del lavoro femminile e della dignità.

Cosa fa più male, le discriminazioni professionali come i salari più bassi o le questioni filosofiche sulla dignità?

Quello che fa più male è la mancanza di un progetto che includa la donna nel mondo del lavoro, e non includendola si lede la dignità e il diritto all’autonomia della donna. Oltre a questo, è evidente un problema anche nel mondo del lavoro reale, perché le donne non sempre vengono rispettate per le capacità e le professionalità che hanno. Solo il 27% delle donne, nel Meridione, trova un lavoro, spesso precario. E a parità di condizioni le donne percepiscono uno stipendio mediamente inferiore del 30% rispetto a quello dell’uomo. Anche questo è ledere la loro dignità.

Quando Brunetta propose e fece passare la legge sull’equiparazione dell’età pensionabile delle donne non furono molti a schierarsi contro, neppure sui giornali. Vale la pena di ricordare solo l’editoriale di Daria Bignardi dalle pagine di Vanity Fair…

Il governo ha voluto far passare questa legge spiegando che si trattava di una richiesta dell’Europa, ma l’Europa si riferiva solo al diritto delle donne ad andare in pensione anche più tardi. La verità è che il governo, sulle donne, ha voluto fare cassa, così, mentre altrove si pensa a come fare entrare le ragazze nel mondo del lavoro, il governo italiano, da un giorno all’altro, ha allungato di cinque anni l’età pensionabile delle donne nella pubblica amministrazione. Purtroppo questi temi non hanno trovato molto spazio sulla stampa, nonostante i nostri continui comunicati e tante prese di posizione da parte nostra, perché c’è una cultura maschilista anche nel mondo dell’informazione, che pensa che i temi che riguardano le donne siano meno importanti di altri.

Caso Ruby Rubacuori: è una questione tutta italiana l’avere signorine “allegre” accanto ai potenti? In fondo anche Messalina e Poppea erano compagne di un imperatore romano…

Innanzi tutto bisogna mandare a casa Berlusconi, è l’utilizzatore finale della prestazione di queste signorine, ma poi anche capire che il problema non è Ruby, ma il fatto che chi ci rappresenta nelle istituzioni dia un segnale così devastante. Mentre la buona politica sprona le donne a entrare nel mondo del lavoro e a partecipare alla costruzione della ricchezza nazionale, c’è il massimo rappresentante del governo a dire che le donne devono passare dal suo letto per assicurarsi una condizione economica soddisfacente. Considero questo un atto di violenza verso la dignità delle donne.

Angela Leucci

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Un premio a Maria Cristina Rizzo

Un’uggianese premiata come “Donna coraggio”. Si tratta dell’ex sindaco Maria Cristina Rizzo, ora vicepresidente di ANCI Puglia e presidente della Fondazione “Le Costantine”. Il premio è stato conferito dall’International Association of Lions Clubs Distretto 108 AB e Lions Club Casarano, che insieme hanno organizzato il “Premio Apulions 2011”, titolo “Il coraggio delle donne”. La premiazione si è svolta ieri e ha coinvolto cinque “Donne coraggio”, tra cui la Rizzo con la motivazione: “È una donna molto impegnata, grazie a spiccate capacità e competenze organizzative, manifestate sia nella professione di avvocato che nell’impegno politico e sociale. Oltre all’impegno nel mondo professionale, di grandissimo livello, Maria Cristina Rizzo è ora vicepresidente di ANCI Puglia e presidente della Fondazione Le Costantine. Una donna che ha evidenziato un coraggio non comune nell’accettare tante responsabilità e per aver fatto diventare la Fondazione una realtà di eccezionale valenza conosciuta in tutta Italia. Leggendo la vita di Cristina Rizzo, scopri un’opera emblematica di una condizione universale nella quale si agitano le pulsioni del vivere quotidiano, spesso in cronaca, e nella quale scopri la dimensione solitaria e verticale dell’essenza della donna che affronta la vita con raro coraggio, impedendo a se stessa di recedere. Una vita di certezze da donare all’umanità”. Un’onorificenza arrivata alla vigilia dell’8 marzo e del centenario dell’istituzione della Festa della Donna. “Si tratta di un riconoscimento che mi onora – ha commentato Rizzo – e mi dà un ulteriore stimolo a proseguire lungo il cammino intrapreso”.

Angela Leucci

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Campi – F.C. Otranto

G.Campi: Maggio, Mazzotta (Montefusco), Pagliara, Pagano, Candita, Epifani, Cappello (Di Carlo), Maci, Pella (De Luca), Sforza, Versienti. Allenatore: Calabrese.

F.C. Otranto: Monteduro, Reale, De Iaco, Iaia, Sariconi (Morello), De Giorgi (Stifani), Samueli, Giannone, Scrimitore, Cursano (Paladini), Marrocco. Allenatore: Salvadore

Arbitro: Piacenza (Bari)

Reti: 29° Epifani, 35° Giannone.

Note: ammoniti Epifani, Cappello, Pella, Reale e Iaia. Espulso: Epifani.

Nella nona giornata di ritorno del Campionato regionale di prima categoria, girone C, l’Otranto esce indenne, con il risultato di 1 – 1, dalla difficile trasferta di Campi, e consolida il suo primato in classifica. Il San Vito, l’immediata inseguitrice, non va oltre un salomonico pareggio per 0 – 0 a San Donato, il Monteroni non disputa la gara esterna a Leverano per impraticabilità di campo, l’Erchie perde in casa con il Latiano, mentre il Tiggiano si traveste da Babbo Natale, omaggiando, con punti preziosi, le squadre con cui gioca..

Per quanto riguarda la gara di ieri, si conoscevano anticipatamente le insidie che questa difficile trasferta avrebbe potuto riservare. Gli uomini di Mister Calabrese hanno dato l’anima per battere la più blasonata capolista, che affaticata dal difficile impegno settimanale in quel di Parabita (pareggio per 2 -2 e passaggio alla semifinale di Coppa Puglia) – e svantaggiata da un terreno di gioco non consono alle qualità tecniche dei propri calciatori – ha controbattuto colpo su colpo ai soventi attacchi che Cappello e Pella, a turno, operavano nell’aria otrantina, nella quale Monteduro e compagni si ergevano ad ultimo baluardo, aiutati dall’onnipresente Samueli. E dopo alcune proteste attuate da entrambe le squadre nei confronti del direttore di gara, per alcune decisioni prese da quest’ultimo e non condivise, il Campi, al 29°, perveniva al vantaggio per opera di Epifani, lesto a ribattere in rete una corta respinta della difesa otrantina.

Su precedente corner battuto da Sforza immediata replica al 35° di Giannone, che sfruttando in area di rigore un “blocco di Sariconi” (schema fatto e studiato insieme ad altri negli allenamenti settimanali), ribadiva in goal un calcio d’angolo battuto da Cursano al 40°. Terminate poi le inutili proteste attuate dai dirigenti e calciatori padroni di casa nei riguardi dell’arbitro, reo di aver annullato un gol valido (per un evidente fuorigioco di un attaccante campiota, ndr), nel secondo tempo entrambe le squadre, seppure affaticate per le pessime condizioni del terreno di gioco, e con l’Otranto abituato da tempo a giocare sul terreno sintetico, davano il massimo per far loro l’intera posta in palio. Al secondo minuto della ripresa Maci impegnava Monteduro, al terzo Samueli, con un tiro da fuori aria, lambiva il palo alla destra di Maggio, al sesto era Pella ad impensierire Monteduro, poi al 15° De Iaco, con una perfetta diagonale difensiva, evitava alla propria difesa guai peggiori, e a questo punto era l’Otranto a prendere in mano le redini del gioco. E qualche ottimo intervento di Maggio non portavano al raddoppio che avrebbe permesso alla squadra di “Andrea della Livia” di ipotecare la vittoria del campionato. Una vittoria che sarebbe la prima in assoluto nel campionato di promozione, e che obbligherebbe chi di dovere a dare alla città un campo di gioco degno di questo risultato. E domenica gara interna con il Poggiardo, con l’impegno categorico di vincere e sperare in qualche passo falso di qualcuno dei più immediati inseguitori: San Vito e Monteroni in primis.

A fine partita si segnalano degli episodi di nervosismo tra i calciatori all’ingresso degli spogliatoi (si rimanda al video).

Rino Gualtieri

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