“Mille piedi”, un Microfono Aperto e un mare d’arte a Giuggianello

L’associazione “Mille Piedi” ha preso vita nell’ottobre del 2009 a Giuggianello, con l’intento di riunire le giovani menti del territorio e di diffondere cultura attraverso manifestazioni ed eventi senza alcun fine di lucro . Non è un caso, quindi, il progetto “Microfono Aperto”, grazie al quale l’associazione mira a dare spazio, nel suo garage, ad artisti e opere di ogni genere: obiettivo, esprimere l’arte e non metterla da parte, anzi sponsorizzarla, sia essa poesia, pittura, illusionismo, musica. La prima serata si terrà domenica 20 marzo alle 18 e il proposito è trasformarla in appuntamento fisso per i performer, improvvisati o meno. Non è la prima iniziativa di “Mille piedi”. A ottobre 2010 è stato il turno della “Festa dei piccoli comuni”, realizzata in collaborazione con l’Ancpi (Associazione nazionale piccoli comuni d’italia) e con tutte le realtà associative del paese, tutte impegnate a garantire l’intrattenimento musical-culturale della serata, cui hanno preso parte Bandadriatica, Aria corte e P40.

Tra le ultime iniziative, poi, si segnala l’accattivante “Mille e una donna – Cosa racconterebbe oggi Sheherazade” ,storie al femminile raccontate attraverso l’arte in un momento in cui in Italia il sesso cosiddetto debole vive una situazione molto delicata. Con interventi di Angela Leucci (proiezioni), Stefano Marsilio, Simone Melissano (cortometraggio), Andrea Cananiello, Selene Bolognino e Francesco Pellizzari (dialogo, “Elise/Clara”), Luisa Campa , Valentina Negro, Dionisia, Marta De Giuseppe, Leslie (videoclip GRANMA – sentimento inGORDO), Laura Quarta, Enza Magnolo, Roberta Melissano, Skarpina, Matteo Resta, Alessandro Casciaro, Salvatore d’Alba e Arthur Sanzo’. L’associazione ha inoltre promosso molte altre manifestazioni: “Diritti dei migranti, diritti di tutti” a febbraio 2010 in collaborazione con l’associazione “Mediazioni”, poi, ad agosto 2010 – in collaborazione con l’associazione “Antitapas” di Bruxelles, “Folk trai, tappa a Sud-Est”, con l’intervento di gruppi musicali provenienti da tutta Europa. Per chiunque volesse collaborare con l’associazione [email protected] (tel. 328.4242240); [email protected] (tel 339.3436897); [email protected]. Ulteriori informazione sull’associazione sul http://millepiedi.forumfree.it/.

Jenny De Cicco

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L’Unità? La fece anche il Sud. Parola del professor Mario De Marco

La più recente fatica di Mario De Marco si chiama “I Leccesi e l’Unità d’Italia”, recentemente pubblicato dalle Edizioni del Grifo; si tratta di un volume di 92 pagine che si prefigge lo scopo di fare luce sulle attività dei salentini a favore dell’Unità del 1861, che non fu fatta esclusivamente dal Nord: “… A Lecce come altrove si seguiva con interesse l’avanzata dei Mille; nonostante la censura della stampa…”.

Nelle pagine ricche di riferimenti storici si narrano infatti l’incontro ad Auletta tra Garibaldi e Libertini (noto patriota e fondatore delle logge massoniche nel Salento) per concordare l’insurrezione di Napoli evitando uno spargimento d sangue; l’autore insiste inoltre sul ruolo dei salentini dell’epoca, proponendo una vasta lista di patrioti, massoni e carbonari dell’antica Terra d’Otranto. Insomma, una rispolverata per la memoria del Sud in perfetto tempismo con i festeggiamenti del 17 marzo: per ricordare che non furono solo Garibaldi e Cavour a unire la Penisola.

Mario De Marco è nato a Novoli il 30 aprile del 1946 e risiede a Lecce da oltre cinquant’anni. Laureato in Filosofia, ha insegnato nei licei classici “Quinto Ennio” di Gallipoli e “Palmieri” (Lecce). Svolge attività di giornalista pubblicista, collaborando a vari giornali e riviste e dirigendone altre, tra cui “Rassegna salentina”, “Artigianarte”, “Presenza e memoria” e “Lu Lampiune”. Appassionato d’arte, ha pubblicato vari saggi su Platone, Aristotele, Jacopo Zabarella, Ortega y Gasset, Francesco Scarpa, Kierkegaard e Nietzsche. Ha curato le riedizioni delle opere di Peregrino Scardino, Luigi Maggiulli, Martin Shaw Briggs e Giulio Cesare Infantino.

La sua produzione più vasta riguarda gli studi storici, la ricerca bibliografica sulla massoneria e la storia pugliese, salentina e leccese, cui ha dedicato molte pagine. Ne citiamo alcune: “Giuseppe Libertini. Patriota e fondatore delle logge massoniche in terra d’Otranto”(Edizioni del Grifo, 2009); “Splendida Lecce”(Capone Editore, 2010); Profili biografici di massoni salentini. Testi e documenti” (Edizioni del Grifo , 2009).

Jenny De Cicco


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Le Tavole, tradizione da valorizzare ma anche da difendere dalle tentazioni consumistiche

La Tavola di San Giuseppe, oltre ad essere una espressione religiosa profondamente radicata nella popolazione e densa di significati, rappresenta anche il simbolo di valori universali che sono peculiari della nostra civiltà e sui quali siamo chiamati quotidianamente a riflettere e a riferirci: la convivialità e la condivisione. Convivialità, ossia tutti siamo ospiti e pellegrini sulla terra e come tali ci accostiamo alla “tavola”, aperta a tutti, per assaggiare qualcosa; condivisione, ossia condividere con altri il cibo.

Non esiste una Tavola senza coinvolgimento. Il coinvolgimento è necessario in quanto momento di socializzazione, non di idee, ma del concreto. Le pietanze sono povere, sobrie e dignitose, preparate con compartecipazione. Gli alimenti, solo prodotti della terra, parlano di una pacificazione tra l’Uomo, il Creato e Dio. Le Tavole quindi sono la preparazione alla mensa divina ed esprimono non la tradizione, ma la nostra identità legata alla fede, a cui il fedele arriva a Dio attraverso il Santo, che non deve essere personificato, ma rappresentato, per condividere tutto ciò che Dio ci porta. Preparazione alla mensa di Dio assumendo così un valore escatologico: Tavole – fede – fedele che arriva a Dio attraverso il Santo; fiori non comprati dal fioraio, ma colti dal proprio giardino o donati della vicina, poiché rappresentano l’essenzialità.

Purtroppo oggi si assiste a un imbastardimento e ad una affinazione del rito, per renderlo soltanto un prodotto commerciale e vendibile, a cominciare dalla trasformazione del nome che da Tavole (ossia assi di legno= taule) sono diventate – in molti casi – “Tavolate”, falsandone ovviamente il vero significato. La conservazione del rito e la sua salvaguardia dovrà essere un impegno sentito e costante a tutti i livelli, civili e religiosi, delle comunità. Necessaria, quindi, non è la conservazione del rito fine a se stessa, ma un suo corretto uso. E l’unico modo che abbiamo per proteggere e valorizzare questo patrimonio è quello di dare coscienza di tale risorsa soprattutto alle giovani generazioni. E’ necessario concentrare il suo focus non nell’oggetto, ma nel messaggio che questo comunica. Non dobbiamo dimenticare che ogni cosa che esiste oggi ha un perché antico quanto la sua origine.

Ed ecco perché dobbiamo essere sì liberali, ma contemporaneamente conservatori o tradizionalisti. Liberali perché amiamo le libertà, per noi e per gli altri. Tradizionalisti e conservatori perché vogliamo e dobbiamo conservare e rispettare la nostra identità, senza la quale quelle libertà non hanno senso e prospettiva. Conservatori perché dobbiamo liberalizzare la nostra società e conservare i nostri costumi, la nostra cultura, i nostri valori, la nostra tradizione. Inoltre, liberali perché vogliamo la società libera, e conservatori perché vogliamo custodire la casa dei nostri padri e trasmetterla più vivibile ai nostri figli.

Si è aperta una profonda discussione e un proficuo confronto sulla riaffermazione e sul rilancio delle radici storiche e culturali, della nostra tradizione, in cui trova solide basi la nostra identità e da cui scaturisce l’unica possibilità di fronteggiare senza soccombere le sfide che ci stanno di fronte, impreviste o inesistenti fino a pochi anni fa; constatato che aspetti peculiari sono la difesa, la tutela, la riaffermazione delle radici spirituali e morali della nostra cultura, il recupero delle tradizioni, con particolare attenzione per quelle manifestazioni anche riconducibili alla sfera religiosa che, trasposte nella vita quotidiana, laica, richiamano ai valori fondanti di una società eticamente e moralmente forte. Il nostro obiettivo è quindi quello di contrastare il relativismo culturale che cancella l’identità, la nostra civiltà e i suoi simboli, perfino quelli religiosi.

Anna Daniela Vizzino

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A Maglie l’Unità d’Italia si festeggia onorando un reduce della seconda guerra mondiale

È stata una lunga e composita Notte Tricolore quella che si è tenuta a Maglie per festeggiare i 150 anni dell’Unità d’Italia. Una Notte che per la verità è iniziata la mattina del 16 marzo con l’alzabandiera solenne, il rito che solitamente dà inizio a tutte le attività militari. È stato omaggiato con la bandiera tricolore, consegnata dalle mani del sindaco Antonio Fitto, Rizieri Rizzo, magliese e reduce della seconda guerra mondiale. Ad animare la grande notte della bandiera italiana hanno pensato le associazioni combattentistiche e d’arma e gli istituti scolastici che hanno riempito la manifestazione con canti e musiche patriottiche, esibizioni sportive, tra cui quelle delle majorettes portabandiera, lavori teatrali, foto, filmati tratti dalla storia del Risorgimento. Che hanno gettato nuova luce sugli approfondimenti scolastici e su quella parte della Storia italiana che fortunatamente non è stata dimenticata. Tra le iniziative un volo di piccoli aerei, messo in pratica dagli esperti dell’aviosuperficie magliese “Corte de’ Droso”. Intanto continua la mostra “Il percorso storico del Tricolore italiano”: l’adesione degli istituti scolastici che hanno prenotato una visita è stata talmente convinta che gli organizzatori la prorogheranno per altri giorni. Secondo l’amministrazione comunale magliese le commemorazioni per l’Unità d’Italia proseguiranno ancora per tutto il 2011: l’assessorato alla Cultura resta aperto a ogni proposta.

Angela Leucci


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Finito il Carnevale, arriva la Caremma: storia di una tradizione salentina

È ormai la nostra compagna da sempre, la Caremma, una vecchia signora che in molti centri del Salento fa la sua comparsa alla fine del Carnevale. La parola “caremma”, infatti, deriva da Quaresima, ossia il periodo di digiuno che porta alla Pasqua per il calendario cristiano. E se i turisti ne sembrano spesso stupiti, per i salentini è invece una sorta di avvenimento normale e molto atteso. Le persone, in gruppi organizzati e non, danno vita a questi pupazzi, collocandoli sui tetti delle loro casa o in altri luoghi importanti per la comunità. Com’è avvenuto in questi giorni a Palmariggi, dove hanno fatto la loro comparsa le Caremme, a colorare il piccolo centro salentino definito dal regista Giovanni Albanese (che l’ha utilizzato come location per il film “Senza arte né parte” con Vincenzo Salemme) “uno di quei libri, in cui, girando le pagine, si sollevano le immagini”. In questo scenario da favola torna così una tradizione importante. Le foto che vedete sono state concesse dalla Pro Loco di Palmariggi, sul cui profilo Facebook è comparsa una lunga didascalia: “Finito il Carnevale, si affaccia in alto, su cornicioni, pensiline, balconi, una signora vestita di scuro, in abiti contadini, un foulard per coprire i capelli bianchi, scialle di lana e occhiali spessi…

Questa è l’immagine tipica della Caremma, più o meno simpatica, più o meno austera, più o meno aggraziata vecchietta, simbolo del folclore popolare salentino. Nella tradizione popolare, la Caremma rappresenta infatti la moglie del Carnevale, morto di libagioni nel giorno di martedì grasso; veniva appesa sui terrazzi delle case, sui pali a crocicchi delle strade il mercoledì delle Ceneri, a ricordare l’inizio della Quaresima. La Caremma serviva infatti a ricordare ai cristiani che la Chiesa stava vivendo un periodo di penitenza e di astinenza, per cui le feste, le baldorie e gli eccessi del Carnevale dovevano essere eliminati, perché ci si apprestava ad affrontare giorni di digiuno, di sacrificio e di astinenza dalla carne. In più, era una sorta di rudimentale calendario, utile a tener il conto delle settimane che avvicinavano alla Pasqua. Abito nero in segno di lutto, il fantoccio-vegliarda aveva in una mano il fuso e la lana da filare quale simbolo della laboriosità, del tempo e della vita che scorre. Il tempo della penitenza e dell’astinenza veniva invece rappresentato e scandito dalle sette piume di gallina (una per ogni settimana di Quaresima), conficcate in un’arancia (o in una patata) attaccata all’altra mano. Di queste piume se ne toglieva una per settimana, fino al Sabato santo, giorno in cui la stessa Caremma veniva fatta scendere e data alle fiamme, in segno di purificazione e dell’auspicato inizio di una nuova stagione di vita; il rito avveniva subito dopo il suono delle campane che annunciavano la resurrezione del Cristo. Una tradizione carica di significati e fortemente legata alla vita e alla quotidianità del mondo contadino. Uno dei tanti simboli caduti nel dimenticatoio, che l’associazione Pro Loco ha deciso di far riapparire in paese. Oggi, a differenza di allora, esistono infatti meno povertà, meno rinunce, meno sacrifici, ma la suggestione della Caremma resiste al tempo.

Angela Leucci


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Tra le Tavole di San Giuseppe, spunta il progetto Salento-Palestina

Una ricca programmazione per il comune di Uggiano la Chiesa per le giornate del 18 e 19 marzo, in occasione della festività di san Giuseppe. Si tratta di una ricorrenza tradizionale che si ispira alla proverbiale ospitalità salentina, che però nella modernità ha assunto nuovi contorni, mantenendo comunque un vivo senso di ospitalità. L’amministrazione comunale, in collaborazione con la Pro Loco e con il Comitato Santi Medici, organizzano un ricco programma che prevede il 18 marzo alle 18, presso il Palazzo Marchesale di Casamassella, il convegno: “Nel nome del pane: dialoghi, devozioni e tradizioni”, cui prenderanno parte il primo cittadino Salvatore Piconese, l’assessore regionale alle Politiche Agroalimentari Dario Stefano, il consigliere provinciale Francesco Bruni, il commissario dell’APT di Lecce Stefania Mandurino, e il docente di Marketing ed esperto di De.Co Roberto De Donno. Ci sarà inoltre la presentazione del libro di Vittorio Stagnani “I racconti della pentola – Storie per donzelle e cavalieri di gola”, per poi concludere in bellezza, all’interno della sala adiacente alla sala del convegno, con la vera e propria Tavola di san Giuseppe. Il 19 marzo alle 12, sempre presso il Palazzo Marchesale di Casamassella, si tiene il pranzo della Tavola di san Giuseppe. “L’Amministrazione comunale è impegnata nella valorizzazione e nella promozione delle tradizioni locali – spiega il sindaco Piconese – a partire dai festeggiamenti in onore di san Giuseppe, che rappresenta per tutti noi un appuntamento importante con la devozione e con la fede. Per questo stiamo predisponendo un convegno per intrecciare l’elemento religioso con la produzione agroalimentare locale, in particolare il pane, prodotto strettamente legato alla tradizione”. Uggiano accoglie infine l’invito della Provincia di Lecce e sposa pienamente il progetto “Salento-Palestina”, tanto che nel convegno del 18 marzo interverrà il leader dei Radiodervish Nabil Salameh. Il cantante palestinese sarà tra i relatori e illustrerà il progetto “Esperanto, voci di speranza”, nato per sostenere l’Accademia musicale di Betlemme e che ha l’appoggio della Provincia di Lecce, dell’Istituto di Cultura Mediterranea e del Consorzio Salento-Palestina. Il Comune di Uggiano ha così inserito nel programma la “questione palestinese” e il rapporto con i popoli del Mediterraneo. “La presenza di Nabil – continua Piconese – testimonia il rapporto che il paese vuole istaurare con il Mediterraneo. Uggiano e Casamassella, partendo dalle proprie tradizioni e peculiarità storiche e culturali, si aprono al rapporto con gli altri. Costruiamo una nuova politica di promozione del territorio all’insegna della fratellanza tra i popoli del Mediterraneo”.

Angela Leucci

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Ciclismo, weekend di gare per la “Totò Pellegrino” di Otranto. Parte anche il progetto “Pinocchio 2011”.

Finesettimana indaffarato per i ciclisti idruntini, impegnati in due diverse competizioni: la classica e ormai consueta Granfondo dei Mondiali del ’76 a Ostuni, appuntamento fisso di inizio stagione per la “Totò Pellegrino”, e la “Varano bike” a Cerano per la mountain bike-cross country. Su strada, Aldo Borgia ha affrontato in solitaria i tre giri del circuito dei mondiali del ’76 della Mediofondo di Ostuni. Un percorso già lungo e impegnativo per le salite e gli improvvisi strappi cui si aggiunge l’insidia del forte vento, manifestatosi anche in questa edizione 2011. Un appuntamento fisso per le ruote veloci che hanno superato le 500 presenze. Aldo ha affrontato la gara con la grinta e il piglio di sempre, classificandosi 213esimo assoluto e 28esimo dell’agguerrita categoria A4, pedalando per 3 ore 46 minuti e 11 secondi a una media di 27,05 km all’ora. Per la mountain bike, invece, il campione della categoria M4 Antonio Pellegrino e Cristian Briguglio hanno affrontato il circuito del bosco di Cerano, presso San Pietro Vernotico. La prima prova del campionato regionale pugliese di mountain bike, specialità cross-country, ha visto impegnati i nostri due biker idruntini tra single-track tecnici, duri saliscendi e sterrati insidiosi. Ottima la performance di Pellegrino, che si è classificato 7mo della categoria M4, e notevole anche quella di Briguglio, giunto 13esimo della categoria M3.

Competizioni a parte, il gruppo ciclistico “Totò Pellegrino” di Otranto ha avviato la seconda edizione del progetto “Pinocchio in bicicletta”, lo scorso venerdì 11 marzo, con le classi quarte e quinte dell’Istituto comprensivo “Aldo Moro” di Otranto. Presso l’aula magna dell’ istituto scolastico in via Cappuccini, il preside Elio Lia e l’intero corpo docente coinvolto nel progetto hanno dato il benvenuto infatti al presidente della “Totò Pellegrino”, Antonio Fisotti, accompagnato dal direttore sportivo di primo livello Antonio Pellegrino. Per l’occasione, nella giornata di venerdì i sessanta alunni hanno anche incontrato il responsabile provinciale della Federazione ciclistica italiana Fernando Maggiore, incaricato di seguire il progetto in ogni scuola. Gli alunni saranno coinvolti in un ciclo di lezioni teoriche sull’alimentazione, la sicurezza stradale, il corretto uso della bicicletta e la pratica ciclistica. Dopo le lezioni frontali, presso l’ex zona “Fabbriche” del porto di Otranto partiranno le lezioni pratiche in sella, sul percorso della gimkana, in vista della finale provinciale del “Pinocchio 2011” che anche per quest’anno verrà ospitata dal comune di Otranto.

Salvo Sammartino


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Integrazione dei migranti, un diritto e un dovere: un seminario a Lecce

Salento, da sempre crocevia di popoli, coacervo di culture, tradizioni ed usanze, ma soprattutto terra di carità cristiana e accoglienza. Luogo ideale, dunque, per ospitare gli stati generali di “Integra onlus”, l’associazione nata nel 2003 grazie all’impegno di Klodiana Cuka e di un gruppo di persone di diverse etnie desiderose di occuparsi dei problemi dell’immigrazione sul territorio salentino, e non solo.

Così nei giorni scorsi, nel ricordo ventennale degli sbarchi sulle coste pugliesi, si è svolto presso il monastero delle Benedettine di Lecce un seminario sulla figura del migrante e sui processi che anticipano e seguono questa precaria condizione. Un incontro aperto dai saluti istituzionali del sindaco della città di Lecce, Paolo Perrone, e del presidente della Provincia Antonio Gabellone, ma arricchito da interventi di notevole interesse culturale. Come la dettagliata analisi in chiave di prospettiva sociologica delineata Don Antonio Panico, docente dell’Università LUMSA di Taranto: “Per contrastare la marginalità e l’esclusione è necessario realizzare prima l’inclusione del soggetto in una società e poi la sua completa l’integrazione” ha spiegato Don Panico, che ha così proseguito: “La società contemporanea presenta un certo grado di deficit di eticità, una mancanza nel relazionarsi con il prossimo che la dipendenza dal virtuale rende evidente agli occhi di tutti”. Inoltre, secondo il docente di Dottrina sociale della Chiesa, la crisi economica non ha fatto altro che rendere più complesse le dinamiche dell’accoglienza anche sotto il profilo lavorativo, riproponendo il concetto di familismo, ovvero quella tendenza a favorire solo le attività lavorative delle persone a noi più vicine. Da qui, dunque, la necessità di recuperare una maggiore confidenza con la dimensione relazionale verso il prossimo.

Molto atteso anche l’intervento del sottosegretario al ministero degli Interni, l’onorevole Alfredo Mantovano. Quasi d’obbligo un’apertura su quanto sta accadendo nel Nord Africa: “Siamo ad una nuova, drammatica ripresa dell’emergenza. Sinora ottomila tunisini hanno abbandonato il loro Paese, non per effettiva necessità ma per libera scelta. Dalla Libia ancora non vi sono grossi flussi migratori poiché il conflitto tuttora in corso non consente che ciò avvenga con una certa facilità. Ma cosa accadrà dopo? Dalla Libia potrebbero presto arrivare flussi di decine di migliaia di persone.” E’ auspicabile quindi, dice Mantovano, la creazione di una sorta di osservatorio italiano sull’immigrazione che possa momentaneamente sopperire all’assenza di un effettivo coordinamento comunitario.

Tuttavia, superata l’imminente emergenza, bisognerà necessariamente puntare con decisione verso politiche omogenee in sede europea, con l’imprescindibile scopo di evitare 27 politiche differenti in tema d’immigrazione, aggiunge il sottosegretario agli Interni: il progressivo abbattimento dei tempi burocratici, l’individuazione dei giusti percorsi d’integrazione e la conservazione e la valorizzazione dell’identità culturale del Paese ospitante sono le priorità più importanti da perseguire, ma senza dimenticare le immagini di un passato, ancora vivo nei ricordi, che consenta di guardare al presente con maggiore consapevolezza e al futuro con un certo grado di serenità.

A far da cornice all’incontro la mostra fotografica di Vittorio Arcieri, giornalista del Corriere della Sera. Un’esposizione di trenta toccanti scatti dedicati ai vent’anni dall’inizio degli sbarchi in Italia; foto che testimoniano con straordinario realismo l’umanità con la quale la popolazione pugliese ha accolto le genti d’Albania durante lo scoppio della guerra dei Balcani.

Andrea Ambrosino


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“Marino, il mio bisnonno garibaldino”, testimonianze idruntine del Risorgimento italiano.

Ci sono storie che possono attendere generazioni, sopite nei cantucci della memoria di una delle famiglie più antiche della Città dei Martiri. Eppure sono lì, dietro l’angolo di uno dei borghi storici della città e attendono solo che la curiosità, il caso o un grande avvenimento le faccia venir fuori da un cassetto dove sono custodite con cura. E’ proprio da un cassetto della sua casa che Luigi Marino Catanzano, insieme al fratello Ferruccio Marino, tira fuori quattro medaglie appartenute al bisnonno Marino. Siamo a Borgo Monte, il quartiere degli Aragonesi dove abitano i Catanzano da più di 150 anni. Ad attenderci nel salotto dove fa bella mostra di sé uno splendido panorama del pittore idruntino Gio’ Samm c’è Luigi con il fratello Ferruccio, che di secondo nome fa Marino come l’avo garibaldino. “Un uomo alto 2 metri e quindici, biondo e con gli occhi azzurri e dalla forza portentosa – racconta orgoglioso Luigi- tanto che si racconta che riuscì a tener testa a tredici soldati dell’esercito borbonico e a prenderli in ostaggio”. Un gesto che Marino pagò con 18 mesi di carcere sull’isola di Favignana con l’accusa di cospirazione contro il governo borbonico.

Figlio di Luigi e Maria Salina, nacque il 18 agosto del 1836 a Otranto, dove poi morì a 80 anni, il 22 dicembre 1916, dopo una vita lunga e avventurosa. Luogotenente di Garibaldi, prese parte alle campagne delle Camicie rosse sin dalla battaglia dei ponti della Valle di Maddaloni del primo ottobre 1960, per la quale venne insignito della medaglia al valore militare. La medaglia con la fascia blu è uno dei trofei che il pronipote Luigi custodisce con cura: “Se guardi in controluce al centro della medaglia, è incisa la data dell’1 ottobre 1860” dice Luigi avvicinandosi alla finestra e facendoci leggere la scritta vergata dalle mani del gigante garibaldino: “Le quattro medaglie le ho restaurate io, perché i nastrini si erano consumati”. Dopo le campagne del marzo 1861 grazie alle quali venne proclamata l’Unità d’Italia, Marino vestì la camicia rossa e i blu jeans dei garibaldini fino all’ invasione del Trentino del 1866. La sua carriera militare continuò nell’esercito sabaudo, dove venne integrato con il grado di sergente.

Luigi legge anche con orgoglio il sonetto del poeta idruntino Antonio Sforza dedicato a Marino, dalla raccolta “Utrantu”, dal quale traspare il suo carattere deciso e la sua poca simpatia verso il clero. Persino le cronache dell’epoca rivelano la sua indole. Luigi Casentino, cronista de “La Provincia di Lecce”, in un articolo del settembre 1910 intitolato “Una provocazione” e rinvenuto dallo storico Gianni Donno, testimonia un curioso aneddoto: il giorno in cui Marino Catanzano provocò la folla urlando contro seminaristi, preti e democristiani che, giunti da Lecce per il corteo della commemorazione dei beati Martiri idruntini, portavano il Tricolore e non le insegne del Vaticano (almeno così racconta Marino) urlando “Viva il Papa!”. Per tutta risposta Marino, seccato e indispettito, rimarcò il proprio dissenso con un sonoro “Viva Garibaldi!” che, mosso all’ indirizzo dei “papalini”, suonò quasi come un richiamo alla Breccia di Porta Pia.

Salvo Sammartino


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Otranto, al voto fra un anno. Ma tutti vogliono già allearsi con tutti

Si stanno avvicinando le sfide elettorali, a Otranto: dopo l’estate la campagna elettorale entrerà nel vivo, dunque gli schieramenti politici si stanno delineando sempre più, anche se restano aperti numerosi tavoli di trattative. Gli interrogativi sono diversi e riguardano, soprattutto, le posizioni che assumeranno i vari gruppi spontanei di cittadini che si preparano a scendere in campo. L’attuale maggioranza a Palazzo Melorio dovrebbe ripresentarsi compatta all’appuntamento con il rinnovo del Consiglio comunale. “La nostra compagine non ha subito nessuna frattura, nessuno sconvolgimento o divisione”, spiega il sindaco di Otranto Luciano Cariddi. “Questo è già un valore in sé, soprattutto se confrontato con le precedenti esperienze consiliari, quando in ogni amministrazione si sono avute defezioni, fratture, dimissioni e instabilità generali”. Una maggioranza unita e senza screzi, dunque, di cui Cariddi è orgoglioso: “Ci presenteremo all’appuntamento elettorale con un’alleanza politico-amministrativa che non ha mostrato nessun segno di cedimento. E’ ovvio che ogni tornata apre un’esperienza diversa, tuttavia non avere divisioni è, di per sé, un grande vantaggio. Siamo comunque aperti alle varie sollecitazioni che ci vengono dai cittadini, per cui valuteremo anche le eventuali aperture a ulteriori gruppi che intenderanno contribuire al miglioramento dell’azione amministrativa nella città”. L’altra compagine che avrà il compito di contendere alla maggioranza uscente l’amministrazione della città è il gruppo di minoranza “Alleanza per Otranto”. “Ci identifichiamo per la maggior parte col Pdl”, dice Corrado Sammarruco, “ma la nostra è una compagine ben disposta nei confronti dei contributi esterni. La scelta di lasciare aperti tutti i tavoli, anche in fatto di candidature, è dettata dal fatto che vorremmo infatti unire quante più componenti possibili attorno a un progetto chiaro e condiviso intorno al quale aggregare le tante componenti della città con cui dialoghiamo”. Insomma, carta bianca da parte di tutti nei confronti di tutti i gruppi spontanei di cittadini che intendono affacciarsi alla politica. Resta solo da comprendere chi andrà da una parte e chi dall’altra, il tutto senza trascurare eventuali sorprese dell’ultima ora: per questo molti cittadini continuano a chiedersi se stavolta non si arriverà a tre o addirittura quattro liste contrapposte.

Elio Paiano

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Ruby Rubacuori non fa breccia nell’immaginario dei salentini: a Maglie l’altra sera proteste e discussioni

Una grande contromanifestazione ha salutato l’arrivo a Maglie, l’altra sera, di Ruby Rubacuori, al secolo Karina el Marough. La ragazza era stata invitata presso il locale Tempo Zero, dove ad attenderla, sabato, c’era una folla di circa duecento manifestanti, riuniti grazie al gruppo, fondato da alcuni ragazzi su Facebook, dal titolo “Ruby Rubasoldi a Tempo Zero”. Cartelli e facce cartonate di Silvio Berlusconi hanno quindi colorato la manifestazione di Maglie, anche se l’arrivo della protagonista del Rubygate aveva a dire il vero provocato reazioni stizzite tanto a destra quanto a sinistra. Alla protesta hanno infatti preso parte non solo i componenti del gruppo sul social network, ma anche persone provenienti dalla cittadinanza attiva, anche se senza sigle particolari: la manifestazione è stata organizzata dai giovani e tale la si è voluta mantenere.

Non è passata inosservata, però, le presenza di alcune donne del coordinamento femminile “Se non ora quando?” e dell’associazione politico-culturale “Biblioteca di Sarajevo”, che aveva organizzato per sabato la festa del tesseramento, ma che ha spostato l’evento per poter essere presente a Lecce nella manifestazione pro Costituzione e per dare man forte ai giovani a Maglie. “Noi uomini – ha spiegato uno dei manifestanti, Ivano Gioffreda – abbiamo tanta responsabilità in merito, non possiamo tirarci fuori e fare finta che non succeda niente. Abbiamo l’obbligo morale di reagire, altrimenti non saremo credibili davanti agli occhi dei nostri figli. Ho scoperto che tutto è possibile, basta riscoprire il sapersi indignare. Perché ho sempre insegnato alle mie figlie come distinguere il bene dal male, ho trasmesso loro valori e ideali, ma tutto ciò non basta, perché una volta fuori da casa trovano un mondo diverso con cui confrontarsi. Ho visto tante ragazze indignate e questo mi ha risollevato il morale”.

Nei giorni scorsi anche il sindaco Antonio Fitto aveva definito l’invito nel Salento alla protagonista del Rubygate come una mossa di mero marketing che sarebbe stata accolta con indifferenza dai suoi concittadini. Ma l’altra sera, più che indifferenza, è stata contestazione bella e buona. E gli organizzatori non si fermano qui, perché il gruppo vuole continuare la propria attività oltre l’obiettivo raggiunto, colpendo cioè un sistema che privilegia la visibilità mediatica dovuta ad un presunto scandalo sessuale, non ai meriti artistici riconosciuti. E questa idea si è in fondo affermata in quel di Maglie, se è vero che Ruby, giunta peraltro molto tardi alla festa, ha trovato solo poche persone ad attenderla, come peraltro riportato da Repubblica e Telenorba. Per giunta, una volta finita la festa, la marocchina avrebbe avuto una discussione sul ritardo e sul compenso con il proprietario del ristorante e amico di Fabrizio Corona, Mino Brandolino, e sul posto sarebbero accorsi anche i carabinieri e il 118. Ruby e i suoi accompagnatori, a questo punto, sarebbero tornati in albergo, a Cannole, grazie a un passaggio offerto da uno sconosciuto.

Angela Leuci

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Otranto-Poggiardo, fischio finale in anticipo Vince la prima, e domenica è big match a Monteroni

Otranto: Monteduro, Reale, De Iaco, De Giorgi, Sariconi, Morello, Stifani (Iaia), Giannone (Scrimieri), Scrimitore, Samueli, Marrocco. Allenatore: Salvadore

Poggiardo: Romano, Cardelli, Marra, Piano, De Luca, Cianci (Ciccardi M.), Cantoro, Harbi, Zappatore, Cianci (Manco), Negro. Allenatore Imperatore

Arbitro: Tedesco (Lecce)

Reti: Giannone al 18°

Note: Ammoniti Romano, Pian, Zappatore, Cianci, Negro. Gara sospesa al 85° minuto.

Nella 25° giornata del Campionato regionale di prima categoria, girone C, l’Otranto, vincendo 1 – 0, si conferma leader, con due lunghezze di vantaggio sul San Vito che si è sbarazzato del Campi infliggendogli quattro goal; non demorde il Monteroni che, vincendo per 1 – 0 a Surano e dovendo recuperare una gara con il Leverano, mantiene intatte le proprie ambizioni. L’Erchie e il Tiggiano, invece, sono in vena di regali e rimettono in gioco per la corsa ai play off l’Appia Brindisi, che si trova a meno 2 dal Tiggiano.

La sfida odierna tra l’allievo – Andrea Salvadore, ex calciatore di Enzo Imperatore – e il suo maestro ha visto prevalere il primo, ma un brutto episodio ha guastato la festa di chi ama lo sport: l’arbitro, il signor Tedesco, è stato infatti costretto all’85° a chiudere la partita in anticipo in quanto un dirigente del Poggiardo precedentemente espulso si rifiutava di dare corso al provvedimento.

Per quanto riguarda invece la gara giocata, il risultato striminzito non fa fede dell’andamento dell’incontro, perché l’Otranto, seppur condizionato da tanti fattori – fra cui il forte vento di scirocco che ha impedito alla squadra più tecnica di elaborare le proprie trame di gioco e il rischio che molti dei suoi uomini diffidati saltassero la gara decisiva con il Monteroni – ha dominato la gara. Soprattutto nella prima parte dell’incontro quando gli avanti locali hanno graziato in molteplici occasioni l’ex di turno, il portiere Romano. Ma al 18° ci ha pensato Giannone a cambiare l’andamento della partita, tramutando in goal un pallone vagante nell’area di rigore della difesa ospite. Nella seconda parte della gara, invece, la squadra di Andrea Salvadore, alias “Andrea della Livia”, controllava a suo piacimento l’andamento delle azioni di gioco, imprimendo agli stessi il ritmo di gioco ritenuto più opportuno. Poi, all’85°, l’epilogo anticipato di cui si è detto: a dispetto di quei tifosi che avevano gremito lo stadio di Otranto incitando dal primo all’ultimo minuto i propri beniamini bianco-azzurri, per l’occasione con la nuova divisa sociale.

E domenica big match a Monteroni, dove un risultato positivo degli uomini del presidente Mazzeo metterebbe una seria ipoteca sulla vittoria finale del campionato.

Rino Gualtieri

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