Anche la soprintendenza dice no allo stravolgimento di piazzetta Matteotti

Il progetto esecutivo per la riqualificazione di piazzetta Matteotti dovrà cambiare. La Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistico per le province di Lecce, Brindisi e Taranto ha risposto alle osservazioni della minoranza consiliare, inviando una lettera che gli uffici comunali avevano già ricevuto in data 24 agosto e che riprendeva per lo più le stesse osservazioni dell’opposizione. Emerge dalla missiva del soprintendente ad interim Salvatore Buonomo un fattore da non sottovalutare, cioè che “non dovranno essere sostituite le alberature esistenti”. Su piazzetta Matteotti, negli ultimi due mesi, si erano spesi i gruppi di minoranza “per far prevalere il buon senso degli amministratori cittadini rispetto a un progetto che non riqualifica ma stravolge una pregevole opera pubblica della fine dell’Ottocento”. “Prima della rimozione dell’asfalto – si legge ancora nella lettera – dovranno essere eseguiti saggi atti a verificare la presenza di una pavimentazione preesistente in basoli che dovranno essere recuperati. La pavimentazione dell’area dovrà essere eseguita con basoli di pietra calcarea, il cui campione dovrà essere sottoposto all’esame della scrivente eliminando le previste riquadrature e ulteriori fasce. La pezzatura e la posa in opera dei basolati dovranno rispettare le dimensioni dei basoli esistenti e le tecniche costruttive tradizionali. Le aree già pavimentate possono essere integrate con l’inserimento di aiuole e elementi di arredo”. Intanto i gruppi di minoranza, attraverso i due capigruppo Antonio Bovino e Marco Castelluzzo, soddisfatti delle prescrizioni della Soprintendenza, rilanciano, all’unisono, sull’idea di riqualificazione, sostenendo che riqualificare non significa rimuovere un pezzo importante di storia martanese, ma integrare e aggiungere altri elementi di abbellimento in sintonia con l’esistente.

Fabio Tarantino

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Maglie, approvato regolamento per l’uso di piazza Aldo Moro

Cosa rappresenta piazza Aldo Moro per i magliesi non c’è bisogno di spiegarlo. Molto da dire ci sarebbe su cosa è diventato il salotto buono della città nel corso degli anni. Il punto più centrale del comune magliese, sede del municipio, è stato abbandonato al gusto e alle esigenze dei singoli, di chi ha ritenuto opportuno utilizzare gli spazi pubblici per manifestazioni di ogni tipo, mettere un’installazione più “moderna”, lasciare ab aeterno uno striscione di réclame appeso ad un balcone. A tutto questo si cercherà di porre fine attraverso un regolamento licenziato dalle commissioni congiunte “Attività produttive e politiche fiscali e finanziarie” e “Territorio, ambiente, lavori pubblici, viabilità e traffico”, presiedute dai consiglieri Dario Vincenti e Alberto Corvaglia, riunitesi per mettere proprio dei paletti all’utilizzo della piazza. In tutti i sensi. In circa una ventina di articoli infatti si stabiliscono regole importanti a partire dalla concessione degli spazi per le manifestazioni. Il nulla osta verrà rilasciato soltanto a quegli eventi privati che hanno ottenuto preventivamente il patrocinio comunale. “Una scelta necessaria – spiega Vincenti, consigliere di Giovane Maglie – dopo che per anni in piazza abbiamo assistito a spettacoli poco decorosi per l’agorà magliese. Il regolamento punta a ridare un senso di sobrietà e di distinzione ad uno dei luoghi più importanti della comunità”. Così al bando gare canore troppo casarecce o eventi di manifestazioni automobilistiche, motoristiche o di karting agonistico o dimostrativo se non in casi eccezionali e sporadici. Nel documento approvato si stabiliscono inoltre le regole per il posizionamento di eventuali strutture rimovibili a servizio degli esercizi commerciali che potranno trovare spazio solo se rispetteranno colori, dimensioni e fogge ben precise. Toccherà adesso al consiglio comunale ratificare le decisioni della commissione. Intanto proprio in questi giorni un esercente di piazza Aldo Moro ha ricevuto la notifica da parte del comune affinché elimini un’imponente tenda da sole non conforme alle regole votate qualche settimana fa dall’assemblea cittadina e disciplinanti le caratteristiche dei gazebo e dei dehors sul suolo comunale.

Maurizio Tarantino

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Otranto, incidente su via Mammacasella

Un incidente grave si è verificato ieri presso l’intersezione di via Mammacasella su via Alimini a Otranto. Il tratto, prospiciente all’Eurospin, è da sempre molto pericoloso. Gli attraversamenti da e per via Mammacasella, infatti, sono molto pericolosi per via della scarsa visibilità e della insufficiente illuminazione notturna. Diversi anni addietro, sullo stesso tratto, morì un giovane idruntino che attraversò via Alimini uscendo da via Mammacasella. Nel caso di ieri, due ragazzi sullo scooter hanno attraversato, di fronte al supermercato per immettersi su via Mammacasella e sono stati travolti da un’auto. Uno dei due ragazzi ha subito delle gravi ferite agli arti inferiori ed è ora ricoverato presso l’ospedale di Scorrano. Il tratto in questione, ancora una volta, mostra la sua pericolosità. Tutta via Mammacasella, infatti, necessita di interventi per via della poca illuminazione e della sede stradale molto rovinata. Ma è, in generale, l’area che permette l’accesso e l’uscita dalla Zona 167 che andrebbe ripensata, soprattutto per gli attraversamenti. In questa zona abita oltre un quarto della popolazione cittadina, ma uscire a piedi, d’estate e d’inverno, da quel quartiere è un’impresa rischiosa. Non solo, gli ingressi con i veicoli, sia fatti dal rondò, che da via Mammacasella, sono pericolosi e poco segnalati per chi giunge da via Alimini. L’estate, gli incidenti e le incomprensioni tra automobilisti sono numerosissime. Tutta l’area, dunque, come dimostrato dal recente caso di cronaca, va ripensata nei suoi accessi con una diversa e più fruibile canalizzazione.

Elio Paiano

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Ato, dimissioni di Silvano Macculi richieste da 15 sindaci

Dovevano essere la soluzione per gestire meglio il ciclo dei rifiuti e per far risparmiare gli enti locali, ora sono sotto accusa e stanno per essere sciolte. Le Ato hanno rappresentato solo un ulteriore livello di burocratizzazione con un conseguente aumento dei costi, ma non solo. In alcuni casi gli stessi soci le hanno messe sotto accusa. Il caso più recente, quello in cui si è consumata la rottura definitiva, è quello dell’Ato Lecce 2 guidata da Silvano Macculi a cui numerosi sindaci, di ogni colore politico, hanno chiesto le dimissioni. I sindaci di Alezio, Cannole, Carpignano Salentino, Corigliano d’Otranto, Cursi, Giuggianello, Melpignano, Nardò, Otranto, Palmariggi, Sannicola, Scorrano, Sogliano Cavour, Soleto e Uggiano La Chiesa hanno chiesto le dimissioni del presidente dell’Ato Lecce 2, Silvano Macculi. Le Ato stanno consumando la loro lenta agonia con il prolungamento fino al 31 dicembre della loro esistenza, ma i sindaci lamentano che nell’Ato Le2 si riscontrano costi troppo alti per i servizi, veri e propri ricatti attuati dalle ditte che hanno lasciato in molti casi i rifiuti per strada oppure hanno chiuso i cancelli dell’ecocentro di Poggiardo per gli inadempienti. Insomma, dicono in coro i sindaci, sono emerse “numerose criticità non solo dal punto di vista dell’organizzazione dei servizi, ma anche e soprattutto del controllo di oneri e costi derivanti dalla gestione del consorzio, che hanno avuto e continuano ad avere conseguenze finanziarie nefaste sui bilanci comunali e soprattutto sui cittadini rappresentati”. Insomma, la determinazione dei sindaci è supportata, a loro dire, da numerose prove concrete di irregolarità all’interno del consorzio. Si chiedono, pertanto, le dimissioni di Macculi prima della definitiva scomparsa delle Ato il 31 dicembre di quest’anno.

Elio Paiano

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Provincia di Lecce, “Prestito fiduciario” a laureati e studenti meritevoli

La Provincia di Lecce ha avviato una iniziativa a sostegno di laureati e studenti meritevoli. Si tratta del “Prestito fiduciario” – questo il nome dato al progetto – consentirà agli studenti universitari, che abbiano voglia di applicarsi nello studio e che dimostrino di avere credenziali e requisiti previsti dal bando, di ottenere un prestito complessivo pari a 10500 euro. Questa somma va ripartita in tre anni, con rispettive rate da 3500 euro e servirà allo studente per finanziare il suo percorso formativo a partire dal pagamento delle tasse e dei contributi universitari, passando per la partecipazione al programma Erasmus, fino all’avviamento degli studi professionali post laurea e per entrare nel mondo del lavoro, oppure per frequentare master e lauree specialistiche. Inoltre, la cifra prestabilita servirà al ragazzo per l’acquisto di materiale idoneo, come ad esempio un computer portatile con accesso a internet tramite connessione wi-fi, o per il pagamento dell’alloggio e per tutte le spese inerenti il mantenimento agli studi. “Questa iniziativa – ha dichiarato il presidente della provincia Antonio Gabellone – servirà a sostenere i giovani professionisti meritevoli di essere accompagnati nel percorso di formazione e ad aiutarli a inserirsi nel mondo del lavoro. Ѐ rivolta a giovani di età compresa tra i 18 e i 35 anni: laureati che hanno bisogno di attrezzare i loro studi professionali, oppure giovani che non dispongono di aiuti familiari per affrontare i loro percorsi di studio. La Provincia ha istituito un fondo di garanzia per affrontare la copertura di eventuali insolvenze degli utenti beneficiari del prestito per un importo complessivo di 180 mila nel triennio 2011-2013 (60 mila per ogni annualità)”. Per la presentazione delle domande di ammissione al prestito c’è tempo fino al prossimo 30 novembre.

Alessandro Conte

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Un anno fa l’ultimo viaggio di Uccio Aloisi, il cantore antico del Salento

Riceviamo e pubblichiamo un delicato ricordo di Uccio Aloisi a cura di Paolo Rausa. Uccio è scomparso da solo un anno, ma il suo ricordo non sbiadirà col tempo. Lo ricordo anch’io nei suoi interminabili stornelli tra un bicchiere di vino e una crocchetta con la menta a Lu Puzzu, locale di Sternatia che dalla prima ora ha sempre raccolto gli amanti e i cantori della pizzica. Per Uccio smettere di suonare era un po’ morire, forse per questo dava l’impressione sbagliata di essere una primadonna, ma che in realtà attestava una sola caratteristica della sua personalità: la coscienza che la musica è vita e senza la musica niente ha senso davvero. Giovanni Lindo Ferretti, che l’aveva conosciuto alla Notte della Taranta, condivise con lui anche il palco romano del primo maggio, e ricordò allora come Uccio non voleva scendere dal palco, perché lo spazio e il tempo gli sembravano troppo piccoli. Personaggi come Ferretti e altri hanno conosciuto Uccio solo alla fine, loro malgrado. Devono ritenersi fortunati coloro che si sono divertiti a suonare e cantare con lui per molti anni. Perché Uccio era il Salento, ora rimasto vedovo della sua icona più grande.

Angela Leucci – direttore responsabile di Otranto Oggi.

Un anno fa, il 21 ottobre 2010, si spegneva nella sua casa di Cutrofiano il grande aedo Uccio Aloisi. La sua storia è narrata dai mille concerti tenuti in tutte le piazze del sud, in ogni sagra o festa paesana, quando si presentava l’occasione di cantare le gesta non dei grandi eroi, ma delle fatiche inenarrabili dei contadini, della povera gente che si sforzava di riuscire a vivere e che trovava solo nel ritmo irrefrenabile, cadenzato delle canzoni, la vaghezza di perdersi, quel sollievo necessario a sopportare le sofferenze, la rudezza tipica della vita popolare. Ma non di meno colpivano anche, nelle espressioni e nelle immagini dei suoi testi, il calore e la passione di uno sguardo, di un amore fugace, così come l’invito a danzare ritmi forsennati, le piroette senza fine delle tarantate. Nel suo nome Uccio, divenuto esso stesso tipico nome salentino, e nel cognome dalla vaga discendenza grecanica così come nel suo volto squadrato, essenziale, acuto, come fosse il contenitore di una voce non melodiosa ma cantilenante, quasi imitasse la metrica antica, c’era tutto il personaggio. A vegliare Uccio, che è giunto all’ultimo viaggio all’età di 82 anni, c’erano tutti i suoi eredi musicali, quei giovani che lo ricordano per la leggerezza ironica, la prontezza di spirito, la battuta sempre pronta e salace, ma soprattutto per il vocalizzo e il gorgheggio della voce. Ecco perché la sua fine ha lasciato tutti un po’ più soli, orfani dell’ultimo grande cantore che insieme a Uccio Bandello e a Uccio Melissano aveva costituito il grande complesso di musica folk degli “Ucci”. Con le loro potenti espressioni del canto e il ritmo sostenuto della fisarmonica, le note stridenti del violino e le percussioni potenti dei tamburelli accompagnavano la tarantata, ridotta in trance dal (ri)morso del ragno. Solo il ritmo indiavolato della pizzica, che provocava la danza taumaturgica, riusciva a espellere il veleno inoculato dal ragno e a liberare la vittima, risanandola. Uccio Aloisi era considerato da tutti i giovani il depositario della tradizione. Per questo all’annuale Notte della Taranta, in agosto dell’anno scorso a Melpignano, i giovani lo applaudivano incessantemente forse temendo, data la veneranda età, una sua fine imminente. Certo la pizzica ha ormai valicato lo stretto territorio del Salento per raggiungere le piazze dell’Europa, fino alla Cina, a rimorchio della fondazione che ha rinnovato la tradizione, ma sempre mantenendo vivo quel canto che assume nelle cadenze il ritmo stesso del lavoro nei campi, quello dei contadini e dei cavatori, quella durezza dell’esistenza che si scioglieva solamente nell’armonia musicale, un pulsare interiore che ha forgiato le esistenze e ne ha costituito la migliore testimonianza e il più grande esempio. Di un maestro che non ha mai avuto la pretesa di insegnare, di un uomo che ha dedicato una vita intera alla canzone popolare della pizzica, un Omero moderno cantore delle genti diseredate del sud, che sanno dare il meglio di sé nell’arte, nella musica e nel canto. Rimasto legato a quel cantare popolare, ha raccolto le sue canzoni in quel memorabile cd dal titolo “Robba de smuju”, titolo intraducibile in italiano, ma che all’incirca ha il significato di canto che fa ribollire il sangue e da quella raccolta è nato il gruppo di otto elementi, che con lo stesso nome continua il suo percorso culturale e umano, ben sapendo che Uccio non li abbandonerà mai.

Paolo Rausa

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L’erosione costiera e i rapporti tra sindacati balneari

Continua la polemica sul piano d’interventi da attuare contro il fenomeno dell’erosione costiera. Tra le associazioni di categoria si è espressa anche la Sib, attraverso il presidente Luca Mangialardo, sulla drammatica situazione delle coste. “Da decenni – ha commentato – i litorali sono oggetto di un pesante uso e abuso e vanno verso un forte deterioramento. L’ennesima mareggiata di questi giorni sollevata dal forte folate di maestrale prima e tramontana poi ha messo letteralmente in ginocchio alcuni lidi della nostra costa”. Il problema, secondo il presidente Mangialardo è il piano regionale delle coste, privo dell’individuazione di cave marine per il ripascimento e privo di fondi economici da spendere in difesa dei litorali, che è sempre e comunque di competenza regionale. Mangialardo ritiene insufficienti gli interventi a macchia di leopardo attuati dai singoli imprenditori del settore. “Come – spiega – il caso di Porto Cesareo. Per non dire dei lavori di ripascimento effettuati a San Cataldo con soldi pubblici spazzati via e resi vani dalla prima mareggiata. Basta guardare gli stabilimenti con Lido Mancarella e Soleluna. Un caso a parte è Otranto, martoriata dalle mareggiate con lidi semidistrutti e balneari costretti in acqua notte e giorno a recuperarne i pezzi. Non ho problemi a dire che anche la città idruntina soffre ormai l’inerzia di una classe politica che non difende l’ambiente, visto e considerato che proprio il sindaco Luciano Cariddi aveva prima dell’estate annunciato la predisposizione di un piano d’intervento che a dire il vero nessuno ha visto. Se il disinteresse delle istituzioni dovesse continuare, le conseguenze saranno immediate. Per queste e altre importanti motivazioni siamo pronti a uscire da tutti i tavoli permanenti e non, regionali, provinciali e comunali. Chiediamo a voce alta che la politica e le amministrazioni si sveglino dal torpore in cui giacciono da mesi. Noi come Sib siamo pronti alle barricate e ad un autunno caldissimo se non vedremo applicati provvedimenti urgenti per la difesa del territorio”. Non tarda la replica di Assobalneari, altro sindacato di categoria. “Ci preme prendere posizione in merito alle dichiarazioni rese dal responsabile del Sib di Lecce Luca Mangialardo – si legge nella nota alla stampa – e apparse sui maggiori quotidiani locali, riguardanti il problema dell’erosione costiera. Stupisce l’atteggiamento tenuto dal responsabile, atteso che lo stesso prende coscienza del gravissimo fenomeno dell’erosione costiera solo dopo mesi e mesi di strenue battaglie portate avanti da Assobalneari Salento e dopo disperate grida di allarme lanciate dai sottoscritti. Siamo lieti che anche il Sib si sia accorto che le nostre coste vengono quotidianamente inghiottite dal mare. Tuttavia, Mangialardo affronta la problematica da un punto di vista errato. False sono, poi, le affermazioni rese dello stesso finalizzate solo ad attaccare i sottoscritti e il ruolo che rivestono nell’ambito di Assobalneari gli imprenditori di cui nessuno si occupava (il riferimento è a Porto Cesareo, ndr), tanto meno il Sib, e lo stesso presidente Mangialardo che ha una spiaggia in concessione proprio a Porto Cesareo che oggi critica quanto fatto. È facile, oggi, criticare opere che comunque hanno permesso una tutela e un incremento della spiaggia, anche libera, agli imprenditori balneari di svolgere la loro attività, dare posti di lavoro e così via. Sono false le affermazioni riguardanti i lidi Mancarella e Soleluna. In particolare, il lido Mancarella non è stato interessato da lavori di ripascimento effettuati con soldi pubblici. L’attacco personale messo in atto dal responsabile del Sib è, francamente, senza parole. L’ardore argomentativo e la volontà denigratoria fine a se stessa a volte possono portare anche a perdere di vista i veri valori del contendere che devono essere sempre garantiti e che non possono essere soffocati dal desiderio di demolire ad ogni costo”.

Jenny De Cicco

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La situazione delle spiagge nel Salento e a Otranto appare sempre più critica

Sono bastate le mareggiate estive a mettere in crisi parecchie strutture, ora, con le prime burrasche invernali tutto sembra precipitare. Il panorama è sconfortante, si vede l’arretramento della linea di costa, si possono osservare le strutture dei lidi travolte dal mare e lo scenario sembra in rapido peggioramento. “Pochi giorni fa sono andato a vedere i danni della burrasca sulla struttura del mio lido – spiega Salvatore Bellisario del lido Acqua Chiara – non solo arretra la spiaggia, ma il mare sta ormai intaccando le dune, porta via la sabbia, scopre le radici degli alberi, sta avanzando velocemente verso l’interno”. Insomma, un cambiamento climatico in atto che è sotto gli occhi di tutti. Se si guarda ad Alimini, infatti, in tanti si pongono il dubbio se non sia l’azione antropica a determinare questo fenomeno. Da più parti si sente gridare un allarme generalizzato rivolto proprio alle vittime di questo sistema: i gestori dei lidi. Sono in tanti, tra i cittadini, a pensare che sia stata l’azione sconsiderata di alcuni gestori che hanno abbattuto dune e quant’altro a creare tale stato di cose. È vero, la cronaca ha registrato alcuni di questi episodi, si tratta di alcuni gestori che hanno agito in maniera delinquenziale, puniti dalla legge, ma sono casi isolati, il problema è molto più complesso. Una prova tangibile e pratica di ciò è facilmente osservabile compiendo una passeggiata sulla costa. Se fosse stata causa antropica, l’erosione avrebbe colpito solo le aree in cui si trovano i lidi. Invece, la costa da Alimini a Otranto, in luoghi come la Grotta Monaca, il Cerra e via via verso il Mulino d’Acqua mostra cedimenti di interi costoni, tonnellate di rocce che sono precipitate verso il mare. Addirittura sono oggi a rischio le falesie che sostengono il nucleo antico della città di Otranto. “Su questi tratti siamo partiti con largo anticipo e ora stiamo per avviare i cantieri – spiega il sindaco di Otranto Luciano Cariddi – la zona della Madonna dell’Altomare e il Bastione dei Pelasgi sono a rischio crollo e un progetto di messa in sicurezza, finanziato con fondi europei, ci permetterà di salvarli”. Per la costa da Otranto ad Alimini, invece, non è previsto nessun intervento, per gli Alimini, invece, si sta predisponendo un progetto, con ritardo, perché si è dovuto attendere il Piano Regionale delle Coste, ma fra poco avremo un piano di intervento. Resta da capire con quali fondi effettuarlo, se ricorrere a finanziamenti comunali in collaborazione con i privati, oppure se Regione e Provincia potranno contribuire. Insomma, la politica e la burocrazia sono lente, lentissime secondo le associazioni di categoria, ma il cambiamento climatico in atto è chiaro. Gli esperti, senza entrare nel dettaglio, hanno già spiegato che ad Alimini è cambiato il vento dominante (ora è lo scirocco, in passato era la tramontana) ciò ha determinato la distruzione di parte delle dune sottomarine, per cui il mare giunge con più violenza sulla spiaggia, erodendola. “Gli interventi possibili – ha commentato il geologo Tommaso Elia sulle possibilità di intervento, al fine di salvare un intero comparto del turismo – visto il piano delle coste recentemente redatto dalla Regione, sono quelli di ripascimento e protezione. Naturalmente, non si può nemmeno lontanamente immaginare un intervento con frangiflutti che emergono dal mare perché la linea di costa sarebbe deturpata per sempre”. Sulle possibilità di intervento, invece, il tecnico spiega che esistono soluzioni accessibili come ad esempio un intervento integrato che recuperi la pineta, consenta il ripascimento dunale (ma come a inizio secolo, quando le dune superavano i venti metri) per poi giungere al ripascimento della spiaggia (una volta trovati i giacimenti in mare) per poi prevedere protezioni a impatto ambientale zero. Insomma, sarebbe come rifare l’antico intervento di ingegneria ambientale delle bonifiche tra Otto e Novecento con mezzi moderni.

Elio Paiano

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Maglie, al via la XXI Settimana della Cultura Scientifica

Quest’anno, in occasione della XXI Settimana della Cultura Scientifica promossa dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca dal 17 al 23 ottobre, il Museo Civico di Maglie apre gratuitamente a tutte le scuole di ogni ordine e grado del Salento con “Le variazioni climatiche millenarie attraverso i reperti del Museo Civico di Maglie”, un evento che dura 6 giorni, per parlare di clima e di cambiamenti climatici oggi di grande attualità e che, nel corso della storia, si sono più volte succeduti, sia modificando radicalmente paesaggi e ambienti del pianeta, sia stimolando l’uomo preistorico verso scelte radicali, che portarono a totali cambiamenti economici e sociali. Si entrerà nel merito delle scoperte scientifiche e dei periodi interessati dai grandi cambiamenti, dei fattori astronomici che ne sono alla base e dei fenomeni ad essi collegati come il rapporto degli atomi dell’ossigeno nei cabotaggi marini e l’abbassamento e il sollevamento del mare, la presenza di faune tropicali o artiche nel Salento e tanto altro, tutto a disposizione di scolari e studenti, con postazioni di approfondimento lungo tutto il percorso espositivo del museo, dove sono state allestite anche aree dimostrative, affidate a operatori didattici appositamente preparati. Per i più piccoli sono stati studiati anche laboratori ludico-didattici, in cui, dopo il percorso museale, potranno assistere a piccoli esperimenti dimostrativi su alcuni fenomeni naturali legati alle variazioni del clima come lo scioglimento delle calotte polari, la sedimentazione e l’evaporazione delle acque marine. Ogni allievo riceverà una scheda di rilevamento per continuare in classe l’argomento. Per i più grandi, un documentario scientifico completerà l’approfondimento sui cambiamenti ambientali avvenuti in Europa negli ultimi 150.000 anni. Tutte le classi che aderiranno avranno in omaggio un poster sull’evoluzione del clima nell’Olocene, realizzato dallo stesso direttore del museo Medica Assunta Orlando, e quindi non reperibile altrove. L’evento, curato dalla direzione del museo, di grande valenza didattico-scientifica, ha ricevuto la validazione del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca per tutte e tre le iniziative e ha già riscosso un grande successo da parte delle scuole della provincia di Lecce, tanto da registrare il pieno delle prenotazioni ancor prima della scadenza dei termini. Per chi non fa più parte del mondo della scuola, per gruppi familiari, associativi e comitive sono previsti interventi guidati nei pomeriggi di lunedì e giovedì dalle 16 alle 18,30.

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“Giorni di neve, giorni di sole”, libro a quattro mani di Fabrizio e Nicola Valsecchi

Nel periodo del fascismo per raccontare una storia che sa di tragedia, di sentimenti e di Argentina. Fabrizio e Nicola Valsecchi sono gli autori del libro “Giorni di neve, giorni di sole”, edito per i tipi di Marna, un romanzo scritto a quattro mani, il terzo. I gemelli Valsecchi hanno deciso di narrare una vicenda realmente accaduta. Il libro si apre con la prefazione di Adolfo Perez Esquivel, Premio Nobel per la Pace 1980, premiato per la sua attività a favore dei poveri e dei non violenti. “I desaparecidos – si legge nella prefazione – sono lì presenti per reclamare che la coscienza, i valori e la dignità del popolo non desiderano l’impunità né l’oblio. Patricia e Ambrosio e tutti coloro che hanno dato la vita per la libertà rimangono nella memoria e nella resistenza”. L’opera si chiude con la postfazione di Gianni Tognoni, segretario generale del Tribunale Permanente dei Popoli. Il protagonista è Alfonso Dell’Orto e il periodo è quello del regime fascista, in cui la libertà era un’utopia. Nel 1935, con la madre e la sorella, parte per l’Argentina dove suo padre Augusto era emigrato per motivi politici e lavorativi. Quel paese lontano appare loro come la terra del sole e della speranza, e proprio lì il protagonista riesce a costruirsi un futuro e una posizione, sposa una connazionale e forma una famiglia con quattro figli. Da lì a poco altre dittature entreranno a far parte della sua vita. Siamo nel 1976 e il regime militare dei generali e di Jorge Rafael Videla ha generato 30mila desaparecidos, con il silenzio che ha reso complici molti stati e persino la Chiesa. Tra queste vittime compare la figlia maggiore di Alfonso, Patricia di 21 anni, insieme al marito Ambrosio di 23. Lasciano sola al mondo una bimba di 25 giorni, Mariana, a cui Alfonso in età ormai matura fa da padre. Dell’Orto vive la sua tragedia senza mai perdere la speranza di ritrovare la figlia. Quando vengono riaperti i processi nel 1999, si viene a conoscenza della morte di Patricia, grazie al testimone oculare Julio Lopez, desaparecido per la seconda volta nel 2006, dopo aver fatto i nomi dei colpevoli. Alfonso trova il modo per fare rivivere la memoria della figlia, tornando dopo 70 anni in Italia al suo paese natale, lasciando un quadro di Patricia nella cooperativa sociale del paese costruita anche da suo nonno Giovanni, per legare idealmente i principi di libertà, verità, giustizia e democrazia in cui i suoi cari credevano.

Alessandro Conte

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Blues, rock, pop. Questa settimana per i locali salentini ce n’è per tutti i gusti

Giovedì 13 ottobre la serata al Malisud di Corigliano d’Otranto è dedicata agli amanti del rock italiano con il concerto dei Ritmo 3, tributo ai Litfiba. Serata blues allo Shakespeare Pub di Casarano con i Soul Food Trio, con Sergio De Donno, rhodes e piano, Gloria Colaci alla voce e Toni Nichil alla batteria. Al Le 7 note Lounge Bar di Gallipoli serata acustica con il concerto del duo composto da Mauro Tre, rhodes e piano e Antonio Vantaggiato al basso. I Big Mama si esibiscono con il loro repertorio soul, funky e rithm’n blues al Black Betty di Lecce con Ruggero Gallo al basso, Antonio De Marianis alla batteria, Marco Ancona alla chitarra, Roberto Saracino al piano e Fabio Lecci alla voce. Start ore 21,30. Molto più ricco di eventi musicali il venerdì. Il 14 ottobre gli Acoustic Ladyland aprono la stagione live della Caffetteria Aurora di Calimera. Il quartetto è formato da Luisa Campa alla voce e alla chitarra, Emilio Maggiulli, chitarra e cori, Leonardo Colazzo, basso e cori e Paolo Colazzo alle percussioni. La band propone in chiave acustica le hit internazionali dagli anni settanta a oggi, dal blues al pop passando per il rock’n roll, di artisti di grande successo quali Beatles, Tina Turner, Ben Harper, Stevie Wonder e Michel Jackson. Start ore 22. Il Bar Prosit di Cursi propone il concerto dei Salento Son, la band che dal Salento percorre un viaggio nella musica cubana, proponendo in particolar modo le hit rese note sulla scena musicale mondiale dai Buena Vista Social Club. I Cool Plecs inaugurano la stagione live del Soul Kitchen di Lequile. La band omaggia le più grandi interpreti femminili del rock internazionale di sempre, come Patti Smith, Janis Joplin, Tina Turner, Amy Winehouse, Adele e tante altre ancora. Venerdì acustico al Malisud di Corigliano d’Otranto con il blues del Blue Trio, con Sergio De Donno, piano e rhodes, Gloria Colaci alla voce e Federico Quarta al basso. Parte la stagione dei live anche al Sertettos di Giurdignano, che ospita il concerto degli Shock ‘N’Roll’, che omaggiano il rock e il blues femminile proponendo le hit di grandi artiste come Janis Joplin, Amy Winehouse e Aretha Franklin. La band è composta da Claudia Casciaro alla voce, Donato Cursano alla chitarra, Marco Cariddi alle tastiere, Pierpaolo Magrì al basso e Roberto Fedele alla batteria. Al Prime di Castrignano dei Greci concerto della cover band delle Vibrazioni, Le Officine Meccaniche, che per il nome della loro band si sono ispirati proprio a un album della rock band italiana. Con Stefano Gravili, chitarra e voce, Massimo Giuri e Adrea Serratì alle chitarre, Mimmo Calcagnile al basso e Giovanni Indino alla batteria. Start ore 22. Sabato 15 ottobre a partire dalle 23 l’Arena Live Music di Carpignano Salentino propone un party all’insegna della reggae music con gli Snap Back Night. L’Insomnia Cafè di Lecce ospita i Ghost Hop, per una serata dedicata alla surf music con Gianna Greco al basso, Luca Greco alla batteria e Luigi Bruno, anche frontman dei Muffx e chitarrista degli Opa Cupa. La band propone brani inediti ma anche vesti nuove per brani già noti di band come i Dick Dale e The Chantais. Start ore 22,30. Il Mirò di Leverano presenta il live dei Modà Tribute band, progetto nato dall’iniziativa di Francesco “Kekko” Fedele, voce della band. Con lui suonano Gaetano De Santis alla batteria, Riccardo Mastrorillo e Marco Marzio alle chitarre e Giuseppe Iaia al basso. Start ore 22.

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Otranto fa il punto sulla Tassa di Soggiorno

Una riunione con gli operatori per valutare gli effetti della Tassa di soggiorno. Partecipata e animata la riunione per valutare i risultati della tassa di soggiorno istituita questa estate. Gli introiti derivanti da tale imposta sono oggi intorno ai 350mila euro, sono dati parziali, privi dell’apporto di diverse strutture che non hanno ancora saldato luglio e agosto. Si va su di una previsione di almeno 450mila euro. Tale introito, di tutto rispetto, come andrà speso? Intorno a questo interrogativo si è svolta la relazione iniziale del sindaco di Otranto Luciano Cariddi e di Paola Manca del Comune di Otranto. “Il gettito previsto in bilancio era di 550mila euro, questo il 7 giugno – ha spiegato il sindaco Luciano Cariddi – ovviamente senza tener conto delle modifiche apportate, come l’applicazione dal 4 luglio, l’esenzione per i minori sino a 12 anni, il limite dei 5 o 7 giorni e così via. Tuttavia, non siamo lontani dalla previsione visto che l’importo dovrebbe attestarsi sui 450mila euro”. Sull’utilizzo delle risorse si va dalle misure per migliorare l’appeal turistico a quelle sulla pulizia e il decoro urbano a una previsione dell’utilizzo dei fondi per contrastare l’erosione costiera. La relazione sui servizi offerti vede come positivi tutti i servizi pubblici offerti: parcheggio, ufficio turistico, bike sharing, guide turistiche gratuite, eccetera. Diverse obiezioni, invece, sono state sollevate dagli operatori sugli esercizi che si sono convenzionati per offrire uno sconto (il 10% sul prezzo) che invece, a detta di tanti operatori, non lo avrebbero praticato. Interessanti le considerazioni dei rappresentanti di Confindustria, Federalberghi e Confesercenti che hanno sottolineato la presenza di tavoli nazionali per giungere a una definizione standard dei regolamenti inerenti la tassa. Sulla questione del ricorso al Tar, il sindaco si è detto fiducioso, perché difficilmente si giungerà all’annullamento e perché la destinazione dei fondi avverrà secondo le specifiche della tassa di scopo. Al fine di migliorare l’utilizzo di tali fondi, inoltre, il sindaco ha promosso l’istituzione di una consulta sul turismo che veda la presenza degli operatori cittadini. Un nuovo organo consultivo con funzioni di indirizzo sulle politiche legate al turismo. Sulla domanda specifica se la previsione di coprire con la tassa di soggiorno il debito verso l’Ato, ora che si deciderà di utilizzare gli introiti solo per servizi al turista, creerà problemi e un eventuale aumento della Tarsu, il sindaco ha specificato che ciò resta, per ora, un’incognita.

Elio Paiano

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