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Manifestazione massiccia contro la cementificazione di Porto Miggiano! Parte la mobilitazione per la raccolta firme. Più tardi gli aggiornamenti.

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“SALVIAMO PORTO MIGGIANO!”: PARTE LA BATTAGLIA DEL COMITATO DI TUTELA

Troppo cemento sul futuro di Porto Miggiano, al via la protesta. Il 30 luglio alle 18.30, presso la località balneare salentina, ci sarà un sit in di protesta contro le nuove costruzioni previste da un progetto che modicherà radicalmente l’aspetto attuale dei luoghi. “Contro l’edilizia selvaggia a Porto Miggiano, oasi naturale stuprata sempre di più dagli interessi privati. Proviamo almeno a fermare almeno la costruzione nella zona sotto la torre”: questo l’accorato appello degli ambientalisti, che parte da Facebook: l’idea è quella di darsi appuntamento a Porto Miggiano ogni sabato alle 18,30 fino alla fine dell’estate per dare maggiore risonanza alla protesta. “Dopo aver devastato la zona verso la spiaggetta con una colata di cemento, adesso anche la zona dove c’era il Baretto è stata transennata e sono iniziati nuovi lavori – dichiarano sul social network Giuseppe Galati e Riccardo Vosa del Comitato di tutela per Porto Miggiano – Stanno devastando Porto Miggiano, hanno costruito su tutta la zona che sovrasta il porto e va alla spiaggetta, hanno chiuso la parte sotto la Torre per costruire anche là. È prevista l’edificazione di più di 500 unità abitative, che prevedono lo sbancamento totale della collina”. Appuntamento alla Torre saracena sabato alle 18,30.

Fabio Tarantino

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Emergenza Roghi, “Save Salento” al prefetto: “Subito i catasti delle aree bruciate”

L’associazione radicale “Save Salento” ha scritto una lettera al prefetto di Lecce, Mario Tafaro, affinché intervenga nell’emergenza roghi nel Salento, ormai rivelatasi in tutta la sua gravità e virulenza. “Save Salento” ha richiamato infatti l’attenzione sull’importanza della legge quadro 353 del 2000 sulla prevenzione degli incendi, che prevede l’obbligo, in capo ai Comuni, di redigere un apposito catasto delle aree bruciate, finalizzato a disincentivare le speculazioni sui terreni incendiati, impedendo cambi di destinazioni d’uso, fabbricazioni successive e attività di caccia e pastorizia. “Save Salento” denuncia anche come spesso, dietro un incendio appiccato, si nasconda il tentativo di sbarazzarsi di boschi, pinete e macchia al fine di liberare da vincoli ambientali, naturalistici e paesaggistici intere aree del territorio salentino, e renderle disponibili allo sfruttamento economico e produttivo o, peggio, al cemento. In tal senso l’associazione ha rivolto un appello al prefetto affinché proceda a una verifica puntuale dello stato di attuazione e di aggiornamento dei catasti in tutta la provincia di Lecce, per obbligare i comuni eventualmente sprovvisti a un pronto e immediato adempimento. Il fenomeno degli incendi estivi parte anche da questo tipo di omissioni, e si avvantaggia anche della sensazione dell’impunità:. luoghi come Porto Miggiano, Porto Selvaggio e le Cesine sono da tempo sotto la grave pressione, più o meno manifesta, di interessi volti allo sfruttamento economico e all’insediamento di strutture sui litorali e sui costoni di roccia. “La politica – afferma Antonio Bonatesta, segretario di “Save Salento” – ha il compito di tornare al centro della scena, e l’azione del prefetto servirà sicuramente a riaccendere l’attenzione delle classi dirigenti e dell’opinione pubblica sull’esistenza e sulla validità di strumenti che, come i catasti delle aree bruciate, aspettano solo di trovare pronta applicazione”.

Fabio Tarantino

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Roghi estivi, Sos dei pompieri: “Non siamo in condizioni di garantire la sicurezza”

I Vigili del fuoco sono arrivati dopo quasi due ore dall’inizio dell’incendio, denunciano i proprietari delle strutture e gli ambientalisti. Un agente della polizia si è perfino ustionato nel tentativo di spegnere le fiamme e sono intervenuti anche semplici cittadini, come i turisti che risiedevano presso la Masseria di Tenuta il Gambero. Insomma, situazioni difficili e inaccettabili secondo Giancarlo Capoccia del Conapo, il sindacato dei Vigili del fuoco. “Già dal 12 di giugno abbiamo lanciato un appello evidenziando la mancanza di personale”, spiega Capoccia, “si pensi che ad esempio, proprio nel caso di Alimini, Otranto, Badisco e Santa Cesarea, il prezioso presidio dei Vigili del fuoco ad Otranto, dopo oltre dieci anni, quest’anno non è presente in zona proprio per via della mancanza di personale”. Quindi anche le pinete di Alimini, con le migliaia di turisti che vi risiedono, sono a rischio? “Certo”, risponde Capoccia, “non abbiamo gli uomini per aprire quel presidio sul territorio che garantiva la sicurezza durante l’estate”. Da cosa dipende questa mancanza di organico? “Se lo Stato taglia sulla sicurezza, se taglia sul personale al servizio dei Vigili del fuoco, noi non possiamo assicurare tutti i servizi. In pratica, i tagli sulla sicurezza, come nel nostro caso, non permettono di garantire gli stessi standard di sicurezza al cittadino”. Lo stesso vale per la prevenzione come, ad esempio, a proposito delle vie tagliafuoco? “I nostri appelli agli enti pubblici perché obblighino i privati alle arature così come previsto dalla legge, effettuino la manutenzione di quelle in aree pubbliche e puliscano i bordi delle strade spesso cadono nel vuoto. Ora lanciamo questo ennesimo appello, dicendo allo Stato che se taglia sulla sicurezza il cittadino rischia. Mentre noi vorremmo garantire il servizio in maniera ottimale, ma non possiamo”.

Elio Paiano

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Incendio all’Orte, in fumo la macchia mediterranea e la pineta

È andata a fuoco completamente, a distanza di vent’anni dall’ultimo incendio, la macchia e la pineta della falesia che dall’Orte va verso Palascìa. A intervalli regolari, ogni volta che la macchia diventa rigogliosa e spettacolare, qualcuno la brucia e nessuno sembra poter fare nulla per fermare il fuoco. Potrebbe essere un caso, ma l’incendio parte sempre dalla stessa zona e si propaga sempre allo stesso modo. Se c’è il vento forte è impossibile arrestarlo, se non con mezzi speciali come i Canadair. Venti anni fa intervenne d’urgenza, con propri mezzi, anche l’Aeronautica militare di Otranto, dato che la stessa base radar era minacciata dalle fiamme. Questa volta, tra le fiamme, sono finiti una struttura turistica (il resort-tenuta il Gambero che sta nella Masseria dei Monaci) e un camping. Ingenti danni alle strutture, qualche ricovero di persone intossicate dalle fiamme ma, per fortuna, nessuna vittima. Un vero miracolo, dato che la baia era affollata dai turisti. Sin dal pomeriggio le fiamme si sono levate sulla litoranea, ma dal lato destro, e in pochi minuti hanno guadagnato il lato mare della strada e hanno iniziato a minacciare la parte della Masseria dei Monaci. Sul posto sono intervenuti i Vigili del fuoco e la Protezione civile con i propri mezzi e i volontari. Il lavoro è stato eccezionale perché ha permesso di salvare dal rogo le strutture ricettive, ma con quei mezzi era impossibile arrestare le fiamme spinte dal forte vento. La richiesta dei Canadair è stata esaudita solo 18 ore dopo l’inizio del rogo, perché i mezzi erano impegnati in altri incendi tra Puglia e Basilicata. Del resto la pericolosità di un eventuale incendio della Baia delle Orte era classificata a livello tre, poiché sul posto non esistono abitazioni. Così il fuoco ha divorato uno degli scenari più belli di Puglia, la falesia che si tuffa con pinete e macchia mediterranea nel mare di Capo d’Otranto all’interno del Parco Otranto Leuca e del bosco delle vallonee di Tricase. Le polemiche si sono scatenate non solo a Otranto, ma in tutto il Salento, visto che sempre all’interno del Parco è andata a fuoco la macchia mediterranea anche ad Andrano, e sul versante ionico il tratto neretino. Insomma, una giornata che ha distrutto un patrimonio naturalistico importante e – secondo gli ambientalisti – ha evidenziato la lentezza dell’intervento e la mancanza di tutela reale nei confronti del patrimonio boschivo. Ma nello stesso tempo, secondo il sindacato Conapo dei Vigili del fuoco, ha evidenziato anche la grave mancanza di uomini e mezzi per contrastare gli incendi.

Elio Paiano

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Bravo Club, vertici rinviati a giudizio per inquinamento da reflui

I vertici di Alpitour World Hotel & Resort S.p.a. rinviati a giudizio per aver sversato reflui negli anni 2009-2010 dalla struttura “Bravo Club” di Alimini. La denuncia formulata dai gestori di una struttura confinante aveva fatto scoprire sversamenti illeciti in mare da parte del villaggio turistico Bravo Club di Otranto. Proprio per mettere a norma la struttura, infatti, quest’anno sono stati effettuati lavori straordinari che hanno ritardato l’apertura del villaggio di oltre un mese. E adesso, per ordine del pm Donatina Buffelli, sono stati rinviati a giudizio per ottobre Agostino Cavallo e Cosimo Rubino, in qualità di direttori e procuratori speciali della struttura insieme a Mauro Piccinni, legale rappresentante della società Alpitour World Hotel & Resort S.p.a. L’episodio, come si ricorderà, generò una contaminazione fecale nello specchio acqueo antistante, e l’erosione di un paio di metri dell’arenile. “Il danno ricevuto dalla struttura adiacente, Serra Alimini 2, e le lamentele dei turisti ci hanno suggerito di procedere per le vie legali”, spiega infatti l’avvocato di Serra Alimini 2, Corrado Sammarruco. “Ora, con il rinvio a giudizio, si potrà fare chiarezza sulla vicenda e verificare se adesso la situazione sia realmente risolta”. Dopo i lavori appena effettuati nella struttura, infatti, la situazione dovrebbe essere rientrato nella normalità. Il giudice dovrà quindi accertare le eventuali responsabilità delle persone rinviate a giudizio.

Elio Paiano

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Spento l’incendio alle Orte, ma il danno è fatto. La polemica pure

Devastante incendio nel tardo pomeriggio di ieri in una delle località più suggestive e naturali del Salento: le Orte. Il rogo non ha conosciuto ostacoli, alimentato dal maestrale, e ha attraversato la strada che da Otranto va a Porto Badisco, toccando la Masseria Monaci, nei pressi della tenuta il Gambero, e continuando prepotentemente verso Punta Palascìa. Solo stamattina, dopo una notte di intenso lavoro da parte del Corpo forestale e della Misericordia di Otranto, e con un Canadair arrivato molte ore dopo l’inizio del rogo – stamattina, appunto – l’incendio è stato domato e messo sotto controllo. Ma ormai il danno terribile è fatto: oltre dieci ettari di pineta e macchia mediterranea sono stati inceneriti dalla forza del vento che ieri soffiava forte da ponente. La rabbia del giorno dopo accomuna tutti, ma serve a poco piangere sul latte versato. Il sindaco di Otranto Luciano Cariddi è amareggiato per non aver potuto salvare buona parte del patrimonio ambientale delle Orte, e denuncia l’insostenibilità per il Comune della situazione di alto rischio che tutto il territorio otrantino vive nel periodo estivo. “Quest’anno nemmeno il presidio dei vigili del fuoco alla Specchiulla è stato concesso al nostro territorio”, sbotta Cariddi. “Vogliamo difendere Otranto dalle fiamme, ma poi, se si presenta un’occasione di pericolo reale, non siamo nelle condizioni di poterlo fare”. Il primo cittadino ringrazia quanti si sono spesi da ieri sera a stamattina per domare le fiamme: “L’opera della Misericordia di Otranto, del Corpo forestale e della Protezione civile è stata encomiabile: con piccole risorse abbiamo arginato il gigante di fuoco che avrebbe potuto fare ancor peggio di come è andata”. Un vero e proprio appello di dolore e di rabbia per i fondi che vengono tagliati dallo Stato ogni anno di più, massacrando i bilanci degli enti locali: “Chiediamo allo Stato e alla Regione di adottare iniziative concrete per il potenziamento del Corpo forestale, fondamentale per la tutela dell’intero territorio”. Non è tenero però con Comune ed Ente parco il presidente di Legambiente Otranto Giorgio Miggiano, che giudica inadeguato il piano antincendio, in quanto poco consono alle esigenze di tutela del territorio: “Della gravità di certi fatti solitamente non si tiene il giusto conto. Per due anni abbiamo collaborato con i punti di avvistamento, e i risultati ci sono stati. L’Ente parco deve quindi decidere come tutelare il territorio posto sotto la sua competenza: chiederemo quindi un incontro con il sindaco Cariddi e con gli altri interlocutori istituzionali preposti per avviare l’immediata ripiantumazione della macchia andata in fumo. Dobbiamo vigilare perché altre amare sorprese potrebbero verificarsi, dato che siamo ancora all’inizio del periodo estivo”. Intanto i turisti che stanno per arrivare vedranno ancora una volta un angolo di Salento ridotto in cenere.

Fabio Tarantino

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Svuotato il serbatoio dello yacht incagliato, disastro ambientale sventato

La Provincia di Lecce e il Comune di Vernole insieme ad altri enti e forze scongiurano un probabile disastro ambientale. Accadeva in queste ore nelle acque di San Cataldo, giusto in chiusura dell’Italia Wave che si è tenuto anche sulle spiagge leccesi, dove l’azione congiunta delle istituzioni, della Prefettura, della Provincia, della Capitaneria di Porto di Gallipoli e di Otranto e del Comune di Vernole ha consentito di evitare lo sversamento in mare di ben 1500 litri di gasolio contenuti nei serbatoi dello yacht incagliatosi nelle acque di San Cataldo.

Un eventuale sversamento in mare del carico di gasolio avrebbe causato una chiazza di benzina in mare di almeno due chilometri quadrati, generando una vera e propria emergenza ambientale.

Lo yacht in questione si è arenato e piegato su un lato sabato, dopo aver trasportato degli immigrati sulle coste del Salento. Con una speciale pompa ispiratrice si è completato nel corso di tutta la giornata di ieri il prelevamento totale della benzina presente nei serbatoi dello yacht, che adesso è inoffensivo e sgombro, sebbene sempre incagliato negli scogli della marina. L’imbarcazione, posta sotto sequestro da parte dell’autorità giudiziaria, sarà rimossa in un secondo momento grazie all’intervento congiunto delle istituzioni interessate. “Scongiurato un pericolo – hanno chiosato il presidente della Provincia Antonio Gabellone e il sindaco di Vernole Mario Mangione – grazie a un’operazione tempestiva e immediata, tanto da salvare ancora una volta il mare di San Cataldo da un inquinamento ambientale che avrebbe affossato del tutto l’economia turistica della marina, proprio nel suo momento più importante, nel cuore della stagione estiva”.

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Ancora uno sbarco sulla costa di Otranto; arrivati stanotte 16 curdi

E’ di stanotte la notizia dell’ennesimo sbarco sulle coste otrantine. In sedici sono riusciti infatti a raggiungere la litoranea che porta verso Otranto; tra loro anche un bambino e due donne, una in avanzato stato di gravidanza e dunque immediatamente identificata e trasportata presso l’ospedale di Scorrano, il Veris Delli Ponti, per accertarne lo stato di salute.

L’azione di recupero dei rifugiati è stata effettuata dagli agenti di polizia del commissariato di Taurisano e dalla Capitaneria di porto di Otranto.

Tutti stanno bene e sono stati trasportati presso il centro di identificazione e prima accoglienza ”Don Tonino Bello” di Otranto. Dichiaratisi di nazionalità curda, subito soccorsi e rifocillati, come da prassi, dal personale del centro, dalla Misericordia locale e dalla Croce Rossa, sono ora in attesa di sapere se il loro destino sarà il rimpatrio.

Dall’inizio dell’anno sono ormai centinaia i migranti giunti a Otranto: curdi, iracheni, afgani, ma anche egiziani e turchi che hanno tentato l’incerto viaggio, carico di pericoli, per giungere sulle coste adriatiche, non per scelta, ma per necessità dettata dallo spirito di sopravvivenza. Giungono con mezzi insospettabili i nuovi migranti, ma hanno vecchie speranze, riposte in barche a vela, navi cargo e vecchi pescherecci malandati e trimarani. Si stipano in gran numero, silenziosi e mansueti, in piccoli spazi; non cercano nulla né si aspettano nulla, se non di vivere una vita dignitosa.

Così i giornalisti lavorano le notizie, i turisti s’indignano e il problema è dei locali, che s’immedesimano nelle speranze degli zingari del mare, le stesse che venti anni fa arrivavano dalla terra delle aquile e come allora cercano soluzioni con spirito compassionevole, che probabilmente non arriveranno mai.

Jenny De Cicco

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Sbarco alle Cesine: si incaglia barca di 15 metri

Una grande veliero di oltre 15 metri ha sbarcato nella notte circa 40 profughi sulla spiaggia a ridosso delle Cesine. Nella fase di avvicinamento alla costa, a circa 70 metri dalla riva, il grosso natante si e’ incagliato nella barriera soffolta realizzata a protezione dell’oasi e si e’ piegato. Nella notte i passeggeri hanno raggiunto la terraferma a nuoto e si sono dileguati all’interno della oasi. Alcuni sono stati rintracciati poi dalla polizia a San Cataldo. Sono intervenuti sul posto il comandante della capitaneria di san Cataldo Roberto reale, il comandante della polizia municipale di Vernole Antonio Palano e il direttore deldell’oasi Annicchiarico. Il sindaco di Vernole ha disposto, ove ce ne fosse bisogno, interventi umanitari di primissima accoglienza. Sono ora in corso i lavori per disincagliare il natante e trasportarlo in un porto sicuro.

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Tassa di soggiorno, si pagherà: no del Tar alla sospensione cautelare del provvedimento

Il Tribunale Amministrativo Regionale si è espresso sulla tassa di soggiorno, e con buona pace di chi la tassa avrebbe voluto sospenderla ha detto che questo non è possibile: i turisti dovranno pagarla e gli albergatori dovranno esigerla all’arrivo dei propri ospiti.

Così recita il decreto: “Il Tar, visti il ricorso e i relativi allegati, vista l’istanza di misure cautelari monocratiche proposta dal ricorrente, considerato che il provvedimento impugnato non determina una situazione caratterizzata da estrema gravità e urgenza tale da giustificare la concessione dell’invocata misura cautelare provvisoria, respinge la suindicata istanza. Lecce 14.7.11”. Il giudice Luigi Costantini, presidente della seconda sezione del Tar di Lecce, ha così motivato respinto così la richiesta di sospensione in via provvisoria presentata da parte dell’avvocato Luca Bruni, rappresentante legale di Assohotel, Confindustria e di una decina di operatori alberghieri otrantini, contro la nuova tassa introdotta dal Comune lo scorso 4 luglio.

Sarà comunque la camera di consiglio a decidere, il prossimo 7 settembre, nel merito dei ricorso, quando l’estate sarà finita al termine e le migliaia di turisti che affollano la perla del Salento saranno notevolmente diminuiti. Il presidente Costantini ha giustificato la decisione della non sospensione affermando che il provvedimento impugnato non determina una situazione caratterizzata da estrema gravità e urgenza. Ma non è detta l’ultima parola, appunto: per ora quella del Comune di Otranto è una vittoria a metà.

Jenny De Cicco

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In vendita a Santa Cesarea la casa paterna di Carmelo Bene, parte la mobilitazione

In vendita un pezzo di cultura del teatro e della poesia, ovvero una parte della casa paterna di Carmelo Bene, a Santa Cesarea Terme. A partire dal 15 luglio e fino al 15 ottobre, il luogo in cui furono scritte le poesie giovanili, e tra le altre opere “Nostra Signora dei Turchi”, verrà ceduto a nuovi proprietari, comprato all’asta come cumulo di calcinacci privi di storia, come muri senz’anima. Due stanze, per ora, ma è tutta la casa a rischiare la stessa fine, la stessa in in cui vive Maria Luisa Bene, sorella maggiore dell’attore. Previsto un sit in il 15 luglio, pubblicizzato anche tramite un evento Facebook, che non mira a contrastare l’acquisizione delle prime due stanze, poiché sono già state acquistate, ma alla fondazione di un museo dedicato all’artista. In programma anche una raccolta di firme che mira a bloccare la vendita del resto della casa, che nel frattempo è diventata comunque una sorta di museo sulla enigmatica, geniale ed eclettica figura del grande innovatore del teatro. Questo “museo” ha come custode proprio Maria Luisa, che rischia a 73 anni, e dopo aver dedicato la vita alla difesa dell’opera del fratello, di non reggere all’eventualità di uno sfratto. Con quest’azione i promotori del sit-in cercano quindi l’attenzione dei personaggi della cultura, delle associazioni, delle istituzioni dello Stato per preservare un vero e proprio tesoro culturale, serbatoio di memoria del territorio. “Non si riesce a capire perché venga fatto sempre lo stesso errore”, commenta infatti Orodè Deoro, promotore dell’azione di protesta. “Che fine faranno le carte, le fotografie, i premi, i disegni, se la casa se viene tolta a Maria Luisa Bene? Perché non conservare con amore la casa paterna di un genio? Perché fare sempre finta di niente? Quand’è che questo territorio sarà finalmente degno delle sue grandi voci? Chi può fermare l’ennesimo scempio del territorio, l’ennesimo atto di ignoranza, di cannibalismo? Altrove le case di figure straordinarie sono fonti di ricchezza, qui, nel Sud del Sud dei santi, pare spazzatura. La nostra memoria storica continua a essere tra i rifiuti. Ma noi vogliamo che il balcone del capolavoro cinematografico “Nostra Signora dei Turchi” sia di tutti, e non di un privato, e magari un giorno potremo dire che le nostre amministrazioni esistono, che lo Stato esiste, se interviene non distruggendo il museo Carmelo Bene, ma difendendolo”. Il referente per la protesta sul territorio è l’attore Simone Franco, che già da due mesi vive vicino a Maria Luisa.

Jenny De Cicco

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