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Maglie “A un passo dall’Africa”

Si è tenuta in questi giorni a Maglie la kermesse dal titolo “A un passo dall’Africa”, organizzata dal museo civico “Decio de Lorentiis” in collaborazione con associazioni ed enti quali la Provincia di Lecce. La manifestazione ricorreva per festeggiare la Giornata Internazionale dei Musei: l’idea di dedicare la serata all’Africa è venuta anche perché il museo ospita l’eredità morale, e non solo, dello scomparso Florio Santini. Centoventi reperti in bronzo, argento, avorio, legno e pietra, donati da Santini nel 2003, attraverso cui si dipana la storia di grandi regni del passato e di etnie oggi in parte scomparse, artefici di importanti e intense espressioni artistico-culturali che caratterizzarono, tra il XV e XIX secolo, ampie regioni dell’Africa nera, dalla Guinea al Senegal, alla Nigeria, al Congo, fino al Mali occidentale. Dopo l’intervento delle autorità (la vicepresidente della Provincia Simona Manca, il sindaco Antonio Fitto, il responsabile della comunità Agimi don Giuseppe Colavero, il direttore del museo provinciale Tonino Cassiano, il direttore del museo di Maglie Medica Assunta Orlando e il padre comboniano Gianni Capaccioni) si è dato vita a una vera e propria festa, in cui si sono susseguiti suoni da parte di più band provenienti dalla comunità africane a Lecce, in collaborazione con l’associazione jazz “Bud Powell”, poesie africane e una degustazione di piatti tipici. “Proporre la diversità – spiega il direttore Orlando – comporta lo sviluppo di un pensiero aperto, problematico e antidogmatico, in grado di operare i necessari distinguo e di sottolineare le differenze, ma nello stesso tempo di individuare anche elementi di connessione e di integrazione, in una prospettiva nuova della realtà di vita. Il museo, che intende farsi mediatore di interculturalità, deve basare pertanto le proprie azioni non più e non solo sulla divulgazione dei propri contenuti, bensì sullo sviluppo di un pensiero capace di decentrarsi, per potersi rivolgere verso altre culture con lo spirito della scoperta e della capacità di comprendere le differenze e le connessioni”.

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Otranto, tornano a fine giugno la Notte Rosa e il premio “Talento Donna”

Quarto anno di “Notte Rosa”, il 24 e il 25 giugno a Otranto, e quarto anno del premio “Talento Donna”, riconoscimento istituito dalla consigliera di parità della Regione e della Provincia di Lecce, Serenella Molendini. Questa volta il premio sarà riservato alla ricercatrice che si sia distinta in campo scientifico, per innovazione e importanza del lavoro svolto. La possibilità di candidare qualcuno o auto-candidarsi al premio rappresenta la novità di questa edizione: la scheda è in allegato sulla pagina relativa alla notizia sul sito del Comune di Otranto (http://www.comune.otranto.le.it/notizie/dettagli.php?id_elemento=1385) e dovrà essere inviata alla mail [email protected]. Un comitato tecnico-scientifico selezionerà le vincitrici tra quelle segnalate dagli utenti.

Tra le vincitrici del premio nelle passate edizioni si segnalano Maria Luisa Mastrogiovanni (direttrice de “Il Tacco d’Italia”) edizione 2008, Alessandra Amoruso (edizione 2009), mentre nel 2010 le premiate sono state ben sei: Pina Nuzzo (politica), Marisa Forcina (docente universitaria), Marina Lalli (presidente di “Welcome Consortium”), Elisabetta Massaro (proprietaria di Masseria Montelauro), Stefania Mandurino (commissario APT Lecce), Carmen Mancarella, giornalista ed editrice.

Jenny De Cicco

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Pietro Mennea a Maglie per “Diciannove e settantadue”

Un ospite d’onore a Maglie per la conferenza stampa di presentazione del film “Diciannove e settantadue”. Com’è facilmente intuibile dal titolo, si tratta di Pietro Mennea, il primatista mondiale dei 200 metri e il vincitore di una medaglia d’oro nelle Olimpiadi di Mosca del 1980, intervenuto alla presentazione del film sulla sua vita, che sarà girato nel Salento e prodotto dalla “Sharoncinema” di Rita Surdo. Mennea, accompagnato dalle immagini di alcune delle sue performance sportive più importanti, ha raccontato anche episodi intimi della sua vita, per esempio quando da piccolo veniva fatto correre contro le auto come Porsche e Alfa Romeo, riuscendo a vincere sui cinquanta metri. “Ho sempre sperato quindi che una di queste case automobilistiche me ne regalasse una”, ha detto scherzando il grande atleta, uno dei più rappresentativi della storia sportiva d’Italia: ma forse per le case produttrici di automobili non sarebbe stata una bella pubblicità, un bambino che vince in velocità contro pistoni, cilindri e cavalli a tavoletta. Erano presenti alla conferenza stampa anche il sindaco di Maglie Antonio Fitto, l’assessore alla Pianificazione del territorio Franca Giannotti Sticchi – che sta mettendo a disposizione le location per girare il film – la produttrice Rita Surdo e il vicepresidente della Apulia Film Commission, che sta finanziando la realizzazione della pellicola, Gigi De Luca. “Siamo onorati di partecipare a questo progetto”, dice De Luca, “per due motivi: il progetto parla della Puglia e noi siamo impegnati a costruire nell’audiovisivo quella che io chiamo la nostra identità contemporanea, e un personaggio come Mennea ne fa parte a tutti gli effetti; il secondo motivo è che lo facciamo attraverso una casa di produzione pugliese, che testimonia come cambia l’economia pugliese avvalendosi di forze creative e di giovani imprenditori che decidono di investire in questo settore. È un fatto che ci inorgoglisce, perché dà senso al nostro lavoro e alla nostra missione”.

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Uggiano e Casamassella oggi ospiti della “Prova del Cuoco” su Rai uno

“Siamo orgogliosi di rappresentare le comunità di Uggiano e Casamassella su Rai uno”: così i rappresentanti della Pro Loco di Uggiano e Casamassella, che oggi saranno ospiti di Antonella Clerici, in rappresentanza della città, “La Prova del Cuoco” (dalle 12 alle 13.30), assieme ad alcuni concittadini e al sindaco Salvatore Piconese.

Jenny De Cicco

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Otranto in festa per omaggiare il compatrono San Francesco da Paola

Ancora poche ore d’attesa per la festa del compatrono della Città di Otranto, San Francesco da Paola.

Trascorsa da oltre un mese la solennità religiosa che ricorre il 2 aprile, ora gli Otrantini sono pronti ad omaggiare il santo patrono con un ricco programma di eventi sia religiosi che civili, ricchi di pathos e partecipazione.

Il rito affonda le sue origini nel lontano 1480, in quell’anno San Francesco da Paterno scrisse, senza ricevere ascolto, una lettera premonitrice al re Alfonso d’Aragona: la città di Otranto sarebbe stata sommersa dai cadaveri e inondata da sangue cristiano. Proprio pochi mesi dopo il pascià Achmet partì alla volta del centro idruntino e dopo quindici giorni di lotte cruente ebbe potere assoluto sulla città. Ad aiutare il re giunse il sostegno di Papa Sisto IV che inviò il figlio a contrastare l’invasione, nel frattempo il Conte d’Arena Gian Nicola Conclubet, diretto ad Otranto per contrastare i turchi, passò dal santo eremita, a Paterno, che lo tranquillizzò sulle sorti delle battaglie e donò ad ogni componente del suo esercito una candela benedetta. Nella spedizione morì solo un soldato che per superstizione non accettò la candela e nel maggio dell’anno seguente, proprio come predetto dallo stesso Santo, la città tornò nelle mani dei suoi abitanti in seguito anche a lotte gerarchiche tra i discendenti del terribile pascià. Ed è dalla fine del quattrocento che gli Otrantini omaggiano il compatrono con intensa devozione, dapprima il 2 aprile, e poi in una domenica di maggio, che varia di anno in anno.

Quest’anno la processione verso il Colle dei Martiri che sancirà ufficialmente l’inizio delle celebrazioni, cominciate con il triduo di preparazione già il 18 maggio, avrà luogo oggi alle 18. A seguire, ai piedi del Colle, verrà celebrata la Santa Messa.

Non mancherà ovviamente la musica, verso le 20:30, infatti, il Gruppo Musicale “L’Orchestra del Mare” intratterrà i presenti con uno spettacolo canoro e divertentistico, animato dalla presenza dei cabarettisti “Ciacci e compagni”; mentre a chiudere gli appuntamenti della serata sarà il “Gran concerto bandistico Città di Racale”, diretto da Grazia Donadeo.

I riti religiosi culmineranno nella solenne processione che coinvolgerà le principali vie di Otranto, partendo dal Colle dei Martiri e giungendo sino a Porta Terra, prevista per domani, 22 maggio, alle 19. Come ogni anno, si assisterà alla consegna della chiave della città, rito tramandato dal 1600. Sarà il sindaco, Luciano Cariddi, a consegnarla al Santo Fratello Ciccio Lo Paolano, e si tratterà proprio della stessa chiave che il potestà dell’epoca consegnò all’arrivo della statua in legno realizzata dai maestri della scuola veneziana.

A seguire, al rientro in Cattedrale, si celebrerà la Santa Messa presieduta da Mons. Donato Greco con la partecipazione delle autorità civili e militari della città e del Clero cittadino.

Sarà poi nuovamente la musica a farla da protagonista, e ancora una volta grazie al “Gran concerto bandistico Città di Racale”. Ma come ogni festa che si rispetti c’è grande attesa per il gran finale: in tarda serata, infatti, tutti con il naso all’insù per non perdersi i bagliori e le luminescenze del tradizionale quanto immancabile spettacolo pirotecnico.

Alessandra Ragusa

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“Dalì il genio”, il 27 maggio inaugurazione della mostra al castello di Otranto

Il Castello Aragonese di Otranto ospita per tutta l’estate una mostra, a cura di Alice Devecchi, con sessanta opere del maestro spagnolo e OltreDalì rassegna collaterale con artisti nazionali a cura di Raffaela Zizzari

Venerdì 27 maggio alle ore 18 presso il Castello Aragonese di Otranto (Le) si terrà l’inaugurazione della mostra “Dalì il genio”, a cura di Alice Devecchi. Questo evento apre la terza stagione di grandi mostre del Castello di Otranto, contenitore culturale gestito dalla Società cooperativa Sistema Museo di Perugia e dall’Agenzia di Comunicazione Orione di Maglie, con la direzione artistica dell’architetto Raffaela Zizzari. Dopo il grande successo degli ultimi due anni con le mostre di Joan Mirò e Pablo Picasso, che hanno registrato 90mila presenze complessive, il castello apre le porte a uno dei più importanti artisti contemporanei del ‘900, affermandosi come punto di riferimento per l’arte e la cultura a livello nazionale e internazionale.

La mostra – aperta dal 28 maggio al 25 settembre (ingresso 6/4 euro) – accoglie sei sculture originali in bronzo, tra le quali “Elefante cosmico” (di grandi dimensioni – h 120 x 90 x 350 cm), e una selezione di cinquantaquattro incisioni originali, che spaziano nel mondo del surreale per illustrare temi e testi letterari e che ancora una volta testimoniano la grande capacità grafica del maestro spagnolo. Dal clima gotico travasato in surrealismo bianco/nero de “Il Castello di Otranto”, ai colori pallidi delle “Fiabe Giapponesi”, al vuoto di colore della carta lasciata nuda in “Tristano e Isotta”, al nero e oro glitterato degli “Amours Jaunes”, Dalì precipita con la sua gamma espressiva multiforme nel vero Castello Aragonese di Otranto. Lo invade, lo trasforma, semina il panico con il suo ingombrante mistero, proprio come il gigantesco elmo che mette in moto la trama del romanzo di Walpole che l’artista spagnolo illustra in una delle serie di incisioni in mostra. Dalì si muove, agile e rapido come un gatto, tra testi completamente diversi per registro, tono, epoca, con l’unico filo rosso che è l’indubbia riconoscibilità delle sue figurette allungate, delle sue fughe vertiginose di linee, della sua irreprensibile indole provocatoria. Le sculture in bronzo paiono la materializzazione dei personaggi che Dalì dirige nella sua opera grafica, attori che si muovono in scena nonostante le loro articolazioni molli, senz’ossa, raccontando ognuna la sua storia più o meno eroica.

“Le serie grafiche in mostra sono legate a testi molto diversi, per epoca, per registro, oltre che per trama”, precisa la curatrice Alice Devecchi. “Per ognuna si può intuire quale elemento abbia agganciato l’attenzione di Dalì permettendogli di affrontare con i suoi strumenti figurativi la narrazione per immagini”. “Le sculture – prosegue – paiono la materializzazione dei personaggi che Dalì dirige nella sua opera grafica, attori che si muovono in scena nonostante le loro articolazioni molli, senz’ossa, raccontando ognuna la sua storia più o meno eroica. La vocazione alla teatralità che l’artista ha sempre avuto nell’arte come nella vita suggerisce in quest’occasione una disposizione delle sue opere plastiche in guisa di interpreti a tre dimensioni di ogni storia raccontata nei fogli incisi”.

Personalità complessa e ricca di fantasia, Salvador Dalì (Figueras, Catalogna, 1904-1989) ha operato con vivace sensibilità e singolare estro creativo in vari campi dell’arte: pittore, scultore, scrittore, illustratore, scenografo, disegnatore di gioielli e di mobili. Le sue molteplici manifestazioni artistiche hanno suscitato da parte della critica giudizi contrastanti che coinvolgono assieme all’opera anche l’uomo, anzi, il personaggio, per taluni atteggiamenti di vistoso gusto eccentrico.

La curatrice Alice Devecchi ha frequentato il liceo classico C. Beccaria di Milano, conseguito la laurea triennale in Scienze dei beni culturali presso l’Università degli Studi di Milano nel 2005 e la laurea specialistica in Storia dell’Arte presso l’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”. Lavora a Urbino, con due architetti, un grafico e una storica dell’arte nel campo della progettazione di allestimenti di mostre e di musei, cura di cataloghi, realizzazione di prodotti multimediali per esposizioni, cura di mostre. Ha ottenuto una menzione speciale per il saggio “Il ventre del pentagono. Geometria magia e salute nel Lazzaretto di luigi Vanvitelli”, nell’ambito del premio Ucare per l’Arte 2009 bandito dalla Fondazione Quarta Onlus di Milano. Ha pubblicato “Ca’ Romanino. Una casa di Giancarlo De Carlo a Urbino”, Argalia editore, Urbino 2010.

Elenco delle opere

  • 1 scultura di grandi dimensioni:

Elefante cosmico, bronzo h 120 x 90 x 350 cm

  • 5 sculture di medie dimensioni:

Perseo, bronzo h 73 x 36,5 x 29,5 cm

Hombre Sobre Delfin, bronzo h 42,5 x 47,5 x 15 cm

Trajano a Caballo, bronzo h 65,5 x 52,5 x 42,5 cm

Mujer Desnuda, bronzo h 55 x 32,5 x 37,5 cm

Mujer con Faldas, bronzo h 69,5 x 38 x 15 cm

13 incisioni all’acquaforte da “Il Castello di Otranto”

10 incisioni a puntasecca colorata a stencil dalle “Fiabe Giapponesi”

21 incisioni a puntasecca da “Tristano e Isotta”

10 incisioni all’acquaforte e finitura in oro de “Les amours jaunes”

 

OLTREDALI’

Eventi collaterali

In occasione della grande mostra “Dalì il genio”, il Castello Aragonese di Otranto sarà animato anche da OltreDalì, rassegna collaterale a cura di Raffaela Zizzari, che trasforma il castello in una tappa obbligatoria per chiunque visiti Otranto, mutandolo in una grande macchina culturale dedicata all’arte e alle sue nuove espressioni.

In tale contesto la rassegna interagisce omaggiando Dalì, le sue manifestazioni artistiche e gli elementi caratterizzanti di una figura poliedrica come quella del “genio polimorfo”, trasformati e reinterpretati da artisti nazionali. Dai baffi ceramici di Monica Righi alle tele molli di Pasquale Pitardi, dal fuori scala di Marino Ficola alle sedie di Luigi Orione Amato, dalle miniaturistiche illustrazioni di Massimo Pasca all’uovo e ai mega ciottoli di Raffaela Zizzari, dalla seduta bocca di Gufram alle sedute di Romano Alcide Rizzo.

È un susseguirsi di emozioni, vibrazioni, stratificazioni, cromatismi e matericità che esaltano il significante del maestro, contribuendo alla comprensione e alla conoscenza di una figura “dalle molte forme” che afferma: “a sei anni volevo diventare cuoco. A dieci Napoleone. Da allora in poi le mie ambizioni sono sempre andate crescendo”.

Apertura al pubblico da sabato 28 maggio a domenica 25 settembre 2011

Orari: maggio 10-13 / 15-19; giugno e settembre 10-13 / 15-22; luglio e agosto 10-24. Aperto tutti i giorni.

Ingresso: intero 6,00 euro; ridotto 4,00 euro (6-14 anni, oltre 65 anni, scolaresche, diversamente abili e relativi accompagnatori, gruppi superiori a 20 unità, convenzioni attive).

Visita guidata individuale alla mostra + castello a orari prestabiliti (in italiano):

• tutti i giorni luglio e agosto ore 17:00 – 18:00 – 19:00; 2,00 euro + ticket d’ingresso

Visita guidata di gruppo su prenotazione (in italiano, inglese o francese)

• solo mostra: gruppi 80,00 euro + ticket d’ingresso; scuole 60,00 euro + ticket d’ingresso

• mostra + castello: gruppi 100,00 euro + ticket d’ingresso; scuole 80,00 euro + ticket d’ingresso

Info e prenotazioni:

Tel. 199.151.123*

* Costo della chiamata da telefono fisso di Telecom Italia: 10 centesimi al minuto IVA inclusa senza scatto alla risposta, tutti i giorni, 24/24 h. Per chiamate originate da altro operatore i prezzi sono indicati dal servizio clienti dell’operatore utilizzato.

E-mail: [email protected]

Sito web: www.daliotranto.it

IL CASTELLO ARAGONESE DI OTRANTO

A pianta pentagonale irregolare con tre torrioni cilindrici e un poderoso bastione a forma di lancia, soprannominato “Punta di Diamante”, che si spinge verso il porto, con un fossato che si estende per tutto il perimetro e nell’antichità era munito di ponte levatoio. Fu edificato tra il 1485 e il 1498 dagli Aragonesi di Napoli, probabilmente su una costruzione preesistente del periodo federiciano, avvalendosi della consulenza di Francesco di Giorgio Martini, il genio dell’architettura militare rinascimentale. Nel 1647 furono apportate opere di consolidamento e furono restaurate la “Torre Mastra” e l’intera cinta muraria. Sul portale d’accesso campeggia l’emblema di Carlo V d’Asburgo. All’interno della fortezza vi è una piazzetta a pianta quadrangolare con una scalinata che porta ai piani alti. Il piazzale superiore del castello, a un’altezza di 16 metri, è munito di cannoniere e merlone. Agli inizi del 1800 le milizie napoleoniche manomisero la quasi totalità dell’apparato difensivo di Otranto. Nel 1897, parte del fossato fu riempito di terra per consentire l’accesso al borgo antico, ma poi alla fine del secolo successivo è stato ripristinato lo stato originario. Nel corso del 2009 è divenuto un importante contenitore culturale, con mostre ed eventi di grande spessore.

 

Il Castello è aperto tutto l’anno con i seguenti orari:

gennaio e febbraio 10:00 – 13:00 / 15:00 – 17:00 chiuso il lunedì

marzo 10:00 – 13:00 / 15:00 – 18:00 chiuso il lunedì

aprile e maggio 10:00 – 13:00 / 15:00 – 19:00 aperto tutti i giorni

giugno 10:00 – 13:00 / 15:00 – 22:00 aperto tutti i giorni

luglio e agosto 10:00 – 24:00 aperto tutti i giorni

settembre 10:00 – 13:00 / 15:00 – 22:00 aperto tutti i giorni

ottobre 10:00 – 13:00 / 15:00 – 18:00 chiuso il lunedì

novembre e dicembre 10:00 – 13:00 / 15:00 – 17:00 chiuso il lunedì

Ultimo ingresso 30 minuti prima della chiusura.

Visite guidate e aperture straordinarie su prenotazione.

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Donne disoccupate, un corso gratuito dell’Istituto Calasso di Lecce per diventare imprenditrici

A LECCE UN CORSO GRATUITO DI 300 ORE RIVOLTO A 15 DONNE DISOCUPPATE, INOCCUPATE E INATTIVE ISCRITTE NEGLI ELENCHI DEI CENTRI PER L’IMPIEGO DELLA PROVINCIA DI LECCE. PREVISTI 10 MODULI TEORICI E PRATICI, COMPRENSIVI DI PERCORSI DI FORMAZIONE E CONSULENZA PER LE CREAZIONE DI NUOVE REALTA’ IMPRENDITORIALI FEMMINILI, TENUTI DA DOCENTI ED ESPERTI DEL SETTORE. ISCRIZIONI APERTE FINO AL 20 MAGGIO PROSSIMO

Migliorare l’accesso verso gli impieghi lavorativi, aumentando la partecipazione sostenibile delle donne all’occupazione e riducendo la segregazione di ogni genere sul mercato del lavoro. Questo è uno degli obiettivi principali di RISORSA DONNA PER L’IMPRESA, un corso gratuito della durata di 300 ore rivolto a 15 donne disoccupate, inoccupate e inattive, immigrate e iscritte negli elenchi dei Centri per l’Impiego della Provincia di Lecce.

Il corso, rientrante nell’Avviso n.5 del Por Puglia 2007-2013 (Asse II – Occupabilità), è realizzato dall’Istituto Tecnico Economico Statale “F. Calasso” di Lecce, in stretta sinergia con il Fondo Sociale Europeo, con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, l’Assessorato alle Politiche per lo Sviluppo, l’Innovazione e Lavoro della Regione Puglia e il Servizio Formazione e Lavoro della Provincia di Lecce. L’iniziativa, che prevede percorsi integrati di formazione, accompagnamento e consulenza per la formazione di nuove realtà imprenditoriali femminili in forma singola o associata, è sostenuta dalla collaborazione attiva del Comune di Martano, di Ambito Martano e della Libera Associazione Universitaria per le Pari opportunità, da “Concordia Società Cooperativa Sociale”, “Polemune” e da Officine Carra srl.

L’attività si suddivide in 10 moduli teorico-pratici di diversa durata, tenuti da docenti ed esperti del settore. A tutte le allieve partecipanti sarà corrisposta un’indennità oraria per ogni ora di frequenza del corso, al termine del quale sarà rilasciato un attestato di frequenza con l’indicazione delle competenze acquisite. Le iscrizioni al corso gratuito dovranno pervenire entro il 20 maggio prossimo, presentando una domanda di partecipazione debitamente compilata presso gli uffici di segreteria dell’ITES “F. Calasso” di Lecce (Via Belice s.n. – 73100 Lecce), aperti dal Lunedì al Sabato dalle ore 10 alle 13. Il modulo di partecipazione può essere ritirato direttamente in segreteria o scaricato dal sito internet dell’istituto scolastico leccese.

Per ulteriori informazioni e dettagli contattare lo 0832.394551 o visitare www.itccalasso.le.it

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Salento, terra di sbarchi: tre giorni a Otranto per raccontare vent’anni di storia

Salento, la terra dell’accoglienza. Definizione che sembra scontate, ma alla luce dei recenti avvenimenti – l’emergenza Lampedusa e l’allestimento del c.p.t. di Manduria – la memoria torna a quando, 20 anni fa, a Otranto in particolare si palesò una simile emergenza: i primi sbarchi di coloro che, allora, si chiamavano immigrati e ora definiamo giustamente migranti. Gente in continuo movimento per cui il Salento non fu un punto di arrivo: per la gran parte di loro, infatti, fu solo un passaggio, un approdo verso mete più sicure.

Vent’anni e non sentirli, poiché 65.000 persone passate da qui non si dimenticano, anche se qui non sono più presenti. Per questo, presso il castello di Otranto, si tiene da domani e fino al 22 maggio la tre giorni “Il sogno italiano. Albania – Puglia: vent’anni dopo (1991-2011) ”, organizzata da Università del Salento e Comune di Otranto per riflettere su uno degli eventi che ha segnato in modo epocale i nostri tempi. Quattro le sessioni del convegno “Il sogno italiano”: domani, giovedì 19 maggio, dalle 15.30 con “Italia – Puglia – Albania in dialogo”; venerdì 20 maggio, dalle 9.00, con “Cultura e Società”, e dalle 15.30 con “Emigrazione, economia, integrazione”; per finire il 21 maggio, dalle 9 in poi, con “Il patrimonio della cultura tradizionale”. Allestita per l’occasione anche la mostra fotografica “IntegrAzione”, del noto fotoreporter Vittorio Arcieri per Integra Onlus, “donata” per l’occasione all’Associazione Studenti Albanesi (ASAL – Student).

Ospite d’eccezione, nella giornata di domani, l’ambasciatore della Stato albanese in Italia Llesh Kola, che ha già inaugurato la mostra il 12 marzo presso l’Ambasciata albanese a Roma, e che per primo ha concesso l’alto patrocinio all’iniziativa. “IntegrAzione” rappresenta infatti un documento storico straordinario, dall’alto valore culturale e sociale riconosciuto con la concessione del patrocinio anche dal Ministero per gli Affari Regionali, dal Ministero della Gioventù, da UNAR (Ufficio Nazionale Anti Discriminazioni), dall’Istituto di Culture Mediterranee della Provincia di Lecce, da Apulia Film Commission, da Cirpas UNIBA, dal Progetto Ripartiamo da Noi, dal Centro studi culturale Parlamento della Legalità: 26 scatti in bianco e nero, istantanee di grande umanità e intensità, volti, mani e occhi verso una nuova realtà e un futuro di speranza. L’accoglienza del popolo italiano, l’impegno delle Forze dell’ordine, gli sforzi delle istituzioni. Le foto, una dopo l’altra, sono pagine di storia per ricordare il significato profondo della parola “migrante”. La mostra, il 27 maggio, sarà trasferita nel castello Orsini del Balzo di Acquarica del Capo.

Jenny De Cicco


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“Una risata ci salverà”. Andrea Baccassino, il Salento e l’arte della comicità

Il suo “Sergiu, ti spriculu” è diventato ormai un tormentone per molti salentini. Sì, è proprio lui: Andrea Baccassino, comico e “mesciu di qualità” nella comicità, che porta nei locali la sua arte del far ridere, con degli ingredienti speciali quali il quotidiano, tradizioni popolari, vecchi ricordi di come siamo e come eravamo. I suoi spettacoli sono davvero un must, pieni di intuizioni divertenti e ironiche sulla nostra identità culturale, a partire dal dialetto, in cui sono realizzati tutti gli sketch, in cui traspone i suoi personaggi. Che sono il trentenne alle prese con il suo essere eterno ragazzo; il sedicenne che fa gli scubidù per la fidanzata e litiga con il rivale in amore; i fidanzatini degli anni ’80 che vanno al mare; la famiglia che cerca di vedere la processione che passa per le strade della città; i vecchi cartoni animati.

Come nasce l’idea della comicità in dialetto?

“Spontaneamente. Dietro il marchio Andrea Baccassino ci sono in realtà tre persone, io e i miei cugini, con cui da piccoli realizzavamo questi sketch. Io poi l’ho fatto diventare un mestiere, è stato naturale per me passare dal gioco al lavoro”.

Il cabaret dialettale le preclude palchi nazionali?

“Purtroppo sì, perché anche se ogni tanto capita di trovare qualche non salentino che ride ai miei spettacoli, lo fa per simpatia, ma non potrei andare oltre San Pietro Vernotico o Grottaglie”.

Come sono nati i personaggi più significativi?

“Nascono come accade sempre: lo scrittore va in giro, capta e riporta sulla carta. Sono tutte persone che ho conosciuto singolarmente e in qualche personaggio ci sono più caratteri messi insieme”.

Qual è lo sketch in cui si rivede maggiormente?

“Credo nessuno, perché la mia personalità è completamente diversa, anche da me stesso addirittura (ride, ndr). Quello che si vede sul palco è differente da come sono nel resto della giornata. Forse mi rivedo nell’intonacatore, perché mio padre era intonacatore e allora mi sento un po’ ‘figlio d’arte’”.

C’è qualcuno che si è mai offeso?

“Sì, ma è stata solo una persona. Una volta, quando ho fatto lo sketch della notte di Natale, una signora mi disse: “Scherza coi fanti, ma lascia stare i santi”. Eppure l’avevo eseguito in tutte le parrocchie”.

Qual è il personaggio più amato?

“Il giovane trentenne”.

Facendo delle limature, il suo cabaret salentino potrebbe essere esportabile?

“Il vero problema non è la lingua, ma l’elemento extratestuale: parlo del Salento ai salentini, su molte cose posso alludere soltanto e la gente riderebbe comunque, perché si rivede in quelle situazioni. I non salentini potrebbero non riconoscersi, e non ritrovandosi non ridere. Come quei film francesi, che in Francia fanno ridere e in Italia no, semplicemente perché non siamo francesi”.

Cos’è la comicità?

“Credo che sia far ridere, ma in maniera intelligente, senza la parolaccia e senza rubare la battuta agli altri. La mia età non mi ha permesso di vedere Renato Rascel o Enrico Montesano in teatro, li ho visti in Dvd, ma lì si ride, senza volgarità e con intelligenza, acume e un po’ di cultura che forse i nostri giovani non hanno, e neppure i cabarettisti”.

Si può scherzare con tutto, anche con le tragedie? In “Crimini e misfatti” Woody Allen dice: “La comicità è tragedia più tempo”. L’Olocausto e Hitler possono essere cose da ridere come in “The producers”?

“Sono d’accordo con Allen, bisogna far passare un po’ di tempo per poter far ridere su certe cose. Sull’Olocausto era possibile farlo, poi uscì “Schindler’s list” e ci fu un accoramento su certi temi, e non si è tornati a fare battute sugli ebrei. Non credo che le tragedie degli antichi romani fossero meno terribili di quelle di oggi, ma possiamo far tranquillamente divertire parlando di Attila, più che della Guerra del Golfo”.

In conclusione, “una risata vi seppellirà”, o la risata è ciò che ci permette di continuare a vivere?

“Penso che il pubblico sopravvivrà grazie a una risata, sarà il comico a morire ucciso da una battuta”.

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I giovani e l’Unità d’Italia. La Provincia “interroga” gli studenti di 58 istituti.

“Uguaglianza, fratellanza e libertà sono ancora ideali dei giovani?” A questa domanda dovranno rispondere gli studenti di 58 istituti scolastici superiori di Lecce e provincia che parteciperanno all’omonimo incontro dibattito organizzato dalla Provincia di Lecce lunedì 16 maggio alle ore 10 nella sala consiliare di Palazzo dei Celestini.

L’incontro, che rientra in una serie di iniziative programmate per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia, è stato presentato a Palazzo Adorno da Filomena D’Antini Solero, assessore alle Politiche sociali e Pari Opportunità;Maria Teresa Maglio, presidente della commissione provinciale Pari opportunità; Mario Biagi Portaccio, dirigente scolastico dell’Ites “Francesco Calasso”: e dal professore Elio Scarciglia.

“L’incontro ha come obiettivo – ha spiegato D’Antini Solero – quello di realizzare un’indagine sul territorio sul grado di diffusione tra i giovani salentini del terzo millennio dei sentimenti di fratellanza, uguaglianza e libertà e al tempo stesso di celebrare e mantenere vivo il ricordo degli uomini e delle donne che hanno contribuito all’unificazione nazionale”.

Il programma della giornata si aprirà con il saluto del presidente della Provincia Antonio Gabellone, che accoglierà gli studenti. Quindi seguirà la proiezione del video dedicato a “Antonietta De Pace rivoluzionaria gallipolina” che rappresenta uno spaccato storico del Risorgimento e promuove il ruolo sociale delle donne salentine.

“Il video che ho realizzato – ha detto il professore Scarciglia – è stato proiettato già sette volte a Roma e sta facendo il giro d’Italia. Purtroppo, nella mostra dedicata ai personaggi del Risorgimento che ho visitato a Roma, non ho trovato la figura di Antonietta De Pace e ho avuto la consapevolezza che forse non facciamo abbastanza per far conoscere le figure storiche del nostro territorio o quelle che hanno contribuito alla crescita del Salento”.

“Questo evento ha dato la possibilità di lavorare in sinergia tra le scuole – ha detto Portaccio – oltre al fatto che si sente la necessità di far conoscere Antonietta De Pace dal momento che non viene citata in alcun libro di storia”.

“I nostri giovani –ha aggiunto Maglio – hanno bisogno di recuperare il passato in una società in cui non sempre si hanno valori costruttivi”.

Nel corso della giornata si alterneranno gli interventi dei promotori istituzionali dell’evento e verranno presentati i lavori realizzati dagli studenti nelle scuole. Scuole che – come hanno dichiarato alcune docenti intervenute in conferenza stampa – hanno accolto di buon grado l’iniziativa impegnandosi con interesse nello studio dei personaggi del Risorgimento.

“Gli studenti – ha detto la professoressa Scarsella, del Liceo scientifico Banzi – hanno dimostrato di avere questi valori e con entusiasmo hanno realizzato opuscoli, video, lettere, una video-intervista a Garibaldi, giochi a quiz con lo stile del “Milionario” con 65 domande sui personaggi storici del Risorgimento. L’incontro si concluderà con danze storiche in costume realizzate a cura di alcuni alunni dell’istituto comprensivo di Arnesano, diretti dall’insegnante Rita Cantoro.

Annalisa Gentile

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Martano, a maggio fiorisce la cultura grika. E piazza Caduti si trasforma in salotto letterario

Arriva anche a Martano il “Maggio dei libri” L’amministrazione comunale, con il suo delegato al Turismo e alla Cultura, Toni Iervoglini, ha aderito alla nuova iniziativa promossa dal ministero per i Beni e le Attività culturali, abbinando a incontri con autori e presentazioni di libri intermezzi musicali e video proiezioni.

La rassegna, nello specifico, si chiama “Salento: le radici e il sentimento”, con un richiamo forte all’identità territoriale. I primi due appuntamenti hanno avuto un buon successo di pubblico: il 29 aprile scorso, l’incontro con l’autore Salvatore Tommasi Sarakostì” (la Quaresima, in Griko): il romanzo dei carbonai di Calimera. corredato dalla proiezione video sulla costruzione della carbonaia. E il sette maggio la presentazione del volume “La Jovila di Martano Culti, Miti, Religioni nel Salento Arcaico” del professor. Donato Saracino.

I prossimi appuntamenti in programma sono: domani, sabato 14 maggio, presso la sala convegni di piazza Caduti, con Giuseppe Moscati, “Sandro Penna e Vittorio Bodini – Tracce di una compresenza poetica”; Teatro-poesia di Itaca Min Fars Hus” con Barbara Castrignanò e Andrea Lefons (conduce Anna Stomeo, presidente Itaca Min Fars Hus; accompagnamento al flauto di Gianluca Milanese). Quindi, il 21 maggio prossimo, la rassegna vedrà gli autori Chiara Rescio e Walter Stomeo presentare il loro lavoro “Sull’onda delle leggende del Salento”. Video proiezione dvd.

Il 28 maggio, per incontro con l’autrice, sarà invece la volta di Francesca Saracino, “Il Canto della Sibilla”. Presenta il professor. Felice Iervoglini. Reading di poesie di Marialuce D’Ambrosio; accompagnamento musicale con chitarra flamenca a cura di Massimiliano Almoraima. Il ciclo si concluderà il 4 giugno con l’autore Fulvio Farachi “Di palo in frasca” Spigolature, “rimuginando seduti al bar”. Presenta Pompea Vergaro; accompagnamento musicale al sax di Luigi Zitano.

Tutti gli incontri si terranno in piazza Caduti nella sala convegni alle ore 20.

Il filo conduttore dell’interessante rassegna è la riscoperta della cultura grika, dei miti e delle leggende del Salento, dei luoghi comuni e delle parabole della vita quotidiana.

Fabio Tarantino

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Borgagne, storia di un pellegrinaggio ripristinato dopo anni di oblio: quello a Roca

In memoria dell’esodo che colpì Roca a causa dell’invasione dei Turchi nella vicina Otranto, il terzo sabato di maggio i borgagnesi vanno in pellegrinaggio al Santuario della Madonna di Roca. La leggenda narra infatti che nel ‘500 gli abitanti di Roca si riversarono nell’entroterra fondando Roca Nuova. Il paesello fu successivamente abbandonato a causa della malaria. La popolazione si riversò, pertanto, nelle vicine Borgagne, Melendugno, Vernole e Calimera, dove gli abitanti, ancora oggi, vanno in pellegrinaggio a piedi in quella che ancora sentono come la loro città. Maggiori dettagli riguardo alle diverse leggende di Roca vengono trasmessi da un personaggio che con passione e perseveranza si interessa da sempre del recupero delle tradizioni e della cultura borgagnese; il dottor Innocenzio, medico generico di Borgagne che non si limita a raccontare dell’esodo. I suoi ricordi tornano infatti a una leggenda che viene tramandata di generazione in generazione, legata alla statua di Sant’Antonio. Si narra che anche gli abitanti di Carpignano Salentino andassero in pellegrinaggio a Roca ma che un giorno, colti da un diluvio, abbandonarono la statua di Sant’Antonio per cercare rifugio. Tornati a recuperarla, essa si “rifiutò” di sollevarsi da terra. Furono poi gli abitanti di Borgagne a riuscire a muoverla e a portarla nel loro paese. Dal quel momento Sant’Antonio divenne il santo protettore del paese, ed è per questo che tutti gli anni, in memoria dell’accaduto, la statua viene trasportata in spalla sino a Roca.

Fin qui la leggenda. La storia raccontata dal dottor Innocenzio, invece, ci dice che nei primi anni del 1970 la popolazione si era allontanata dalla tradizione per fare largo alla modernità. Il pellegrinaggio non si faceva più a piedi; la statua veniva piazzata su un camion addobbato, i fedeli raggiungevano il luogo di culto con le automobili. Non c’era più insomma nulla del pellegrinaggio tradizionale, e regnava il disordine. Era l’inizio della fine della tradizione. Così, 20 anni fa, Innocenzio decise di farsi promotore, insieme a un caro amico da poco scomparso, Bruno Maniglio, del recupero del rito originario. Fu il provvidenziale aiuto di Lucio Cetra, il “cowboy” della terra d’Otranto, il punto di svolta; si riuscì a convincere Don Luciano Forcignanò a ripristinare il pellegrinaggio a piedi, durante una cena che si teneva a casa di Lucio in occasione della partecipazione con i cavalli al presepe vivente. E così la statua di San’Antonio, oggi, viene trasportata in spalla di nuovo da tredici squadre di portatori. Il percorso è stato diviso in due tratti da tredici tappe, e l’anno scorso ogni tappa è stata segnata da una pietra miliare dedicata al santo. Per quest’anno è prevista una migliore organizzazione delle squadre di portatori vicino alla statua, per preservare il valore religioso e la devozione.

Il dottor Innocenzio è quindi assai soddisfatto dei risultati ottenuti: da quando la tradizione è stata riportata alle origini, la partecipazione dei fedeli è infatti andata sempre più aumentando. Molti borgagnesi che vivono lontano e i turisti partecipano all’evento religioso per venerare quella statua che dona la sensazione di camminare tra una distesa di ulivi incontaminati. Alla fine del viaggio si chiede una grazia alla Madonna di Roca.

Serena Cappello

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