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Vendola, D’Agata e le liberalizzazioni

Liberalizzazioni, delusione della politica regionale pugliese. Nichi Vendola boccia a chiare lettere il decreto sulle liberalizzazioni varato dal venerdì scorso. Il leader di Sel nella relazione introduttiva dell’assemblea generale nazionale del suo partito. “La cosa che ci è piaciuta di più è quel che non è stato fatto. Siamo stufi del conformismo obbligato, vogliamo dire la nostra”. Secondo il governatore nel provvedimento Salva Italia “bisognava partire dalla patrimoniale, non sono state toccate banche e assicurazioni, mentre bisognava partire da lì”.

Sulle liberalizzazioni, Vendola ha osservato: “Le lenzuolate di Bersani all’epoca del governo Prodi erano liberalizzazioni più corpose e radicali, oggi vedo provvedimenti modesti accompagnati da un’enfasi propragandistica che mi ricorda il nostro recente passato. Tuttavia,qualcosa di positivo c’è”.

Ma in sostanza, ha affermato Vendola, “la montagna ha partorito il topolino”.

Giovanni D’Agata, dell’Idv di Lecce dichiara: “Gli ultimi vent’anni di liberalizzazioni sono costate agli italiani quasi 110 miliardi. Per le famiglie gli aumenti sono arrivati a 280 euro l’anno. Qui o si fa sul serio o è solo demagogia. Come detto, l’unico settore a salvarsi dagli esiti di quelle che appaiono come finte liberalizzazioni alla luce dei dati riportati, solo quello dell’energia elettrica dove nel complesso, il risparmio per le famiglie è stato di 6,7 miliardi di euro”.

Per tali ragioni, Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti“, condivide l’analisi del segretario della Cgia di Mestre Giuseppe Bortolussi secondo cui “in Italia le liberalizzazioni, nella stragrande maggioranza dei casi, non hanno funzionato. Prezzi o tariffe sono cresciuti, con buona pace di chi sosteneva che un mercato più concorrenziale avrebbe favorito il consumatore finale. Purtroppo in molti settori si è passati dal monopolio pubblico a vere e proprie oligarchie private. Non si può parlare di liberalizzazioni dei trasporti come quello urbano dei taxi o dell’orario di apertura dei negozi che potrebbero apparire come iniziative quasi demagogiche per non dire populistiche, se prima non s’interviene con vere liberalizzazioni nei confronti delle lobbies e delle corporazioni che dominano quasi incontrastate l’economia del paese quali assicurazioni, banche e imprese del settore energetico”.

Jenny De Cicco

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La Provincia di Lecce propone la tassa di soggiorno

Dopo le polemiche e le sperimentazioni è pronta la bozza provinciale sull’imposta di soggiorno.

Lo ha annunciato negli scorsi giorni l’assessore provinciale al Turismo e Marketing Francesco Pacella, dopo aver incontrato le associazioni di categoria e alcuni sindaci dei comuni salentini per discutere dell’istituzione del dazio.

L’assessore Pacella ha precisato che l’imposta deve essere considerata come una tassa di scopo, destinata al miglioramento delle infrastrutture e dei servizi da offrire ai turisti.

Per ora il regolamento è una bozza che potrà essere adottato dalle singole amministrazioni in base alle esigenze territoriali, senza modificarne l’impianto base al fine di evitare errate interpretazioni nell’applicazione dell’imposta, valido per l’intera provincia di Lecce, che si compone di 14 articoli e riguarda tutte le strutture alberghiere ed extra alberghiere d’accoglienza.

Pacella spiega: “Alcuni comuni hanno già adottato delibere

in materia senza, però, alcun raccordo tra di essi e, avendo a cuore la maggiore crescita dei flussi turistici nel Salento, non ho potuto fare a meno d’intervenire per mediare le diverse posizioni. Da un lato ci sono le organizzazioni di categoria che si dicono contrarie all’imposta, dall’altro, i municipi che hanno necessità di rimpinguare le proprie casse fortemente penalizzate dai tagli dei trasferimenti agli enti locali. Inoltre con l’intento di rendere le politiche di sviluppo turistico quanto più omogenee possibili, onde evitare l’eccessiva discrezionalità dei comuni e gli elementi distorsivi della concorrenza dell’imposta, è stato redatto un solo regolamento che, mi auguro, possa valere per tutti. Altrimenti alcune strutture ricettive potrebbero avvantaggiarsi se un comune decide di applicare una tassazione più bassa rispetto ad altri limitrofi dove la tariffazione potrebbe essere più alta.

L’obiettivo finale è quello che tutti gli stakeholders (istituzioni, organizzazioni di categoria, operatori singoli) possano compartecipare, in maniera sinergica, a migliorare e a pianificare tutti gli interventi e i servizi utili per un turismo di qualità”.

L’imposta sarà applicabile solo nel periodo compreso dal primo aprile al 30 settembre di ogni anno e non potrà essere superiore a cinque euro per ogni persona e per ogni notte di soggiorno.

L’assessore Pacella suggerisce ai comuni di applicarla “secondo criteri di gradualità in proporzione alla classificazione della struttura”, a partire da mezzo euro per le categorie medio basse sino a un euro e mezzo per gli alberghi a cinque stelle. La tassa sarà dovuta da ciascuna persona per ogni notte di soggiorno, fino a un massimo di cinque pernottamenti consecutivi nei campeggi e di sette consecutivi nelle altre strutture ricettive. Esentati dal pagamento i minori fino a dodici anni, gli anziani di età superiore a 67 anni, gli autisti dei pullman e gli accompagnatori, i portatori di handicap non autosufficienti e le forze dell’ordine in servizio.

Il regolamento prevede l’istituzione di una consulta permanente comunale e di una provinciale, composta dagli assessori al ramo e dai rappresentanti delle organizzazioni di categoria.

Previste sanzioni amministrative per gli importi dovuti e non versati e per le omissioni.

Jenny De Cicco

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Polemica ad alta velocità con l’Anas Sondrio per la Maglie-Leuca

Fondi Cipe per il Sud, in arrivo per la Puglia per le infrastrutture, tra i quali fondi per il raddoppio della Maglie-Leuca. Soddisfazione dei politici pugliesi, mentre insorgono i comitato contrari e dal Giornale di Sondrio è polemica. In una nota, il capogruppo del Pdl alla Regione Puglia, Rocco Palese annuncia lo stanziamento: “Buone notizie per la Puglia. Confermati i 790 milioni di euro per l’asse ferroviario Napoli-Bari-Lecce/Taranto, i 200 milioni di euro per la Potenza Foggia, i 135,5 milioni di euro aggiuntivi per il raddoppio della SS 275 Maglie – Leuca stanziati con la Delibera Cipe di luglio 2009, i 33,6 milioni di euro per la Piastra portuale di Taranto”.

Si tratta di finanziamenti strategici per la Puglia e per tutto il Mezzogiorno, frutto degli accordi sottoscritti nell’ultimo anno e mezzo tra governo e regioni.

L’assessore regionale alle Infrastrutture Strategiche e mobilità Guglielmo Minervini commenta l’approvazione del contratto di programma Rete Ferroviaria Italiana, avvenuta al Cipe, che ha riservato alle infrastrutture ferroviarie per il meridione fondi aggiuntivi per 3,9 miliardi. “Il governo ha mantenuto l’impegno – aggiunge Minervini – e accogliamo positivamente anche la notizia della ripresa dei finanziamenti per un altro tratto dell’alta capacità ferroviaria”.

Sulle infrastrutture Nichi Vendola ha dichiarato la necessità di non cadere in considerazioni ragionieristiche sull’alta capacità: “Trovo assolutamente fuorviante disperdere le energie in questo modo, energie invece preziose per il raggiungimento dell’obiettivo comune, e da sempre prioritario, sia per la Puglia che per la Campania”. Il riferimento è alla polemica con Stefano Caldoro, presidente Campano.

Per Vendola, il finanziamento per l’Alta Capacità “dovrebbe essere indicata come tra le priorità del governo nazionale e bene ha fatto il ministro Barca a rimarcarne la centralità nazionale nell’agenda di lavoro. Con il presidente della Regione Campania Stefano Caldoro abbiamo sempre condiviso, senza incertezza alcuna e con la stessa sensibilità, l’opportunità di individuare l’Alta Capacità come priorità strategica utile non solo alla Puglia o alla Campania ma all’Italia intera”.

Insorgono studenti e associazioni definendo la SS 275 ecomostro a 4 corsie, di cui hanno discusso lunedì scorso 9 gennaio all’Università del Salento, Facoltà di Beni Culturali, incontro curato da Unione degli Universitari, comitato delle associazioni No SS 275, Consiglio degli Studenti.

Parole di plauso per la delibera dai politici pugliesi, mentre sulla Gazzetta di Sondrio del 20 gennaio scorso, lo stanziamento è “uno scandalo”. Il presidente dell’Anas Vincenzo Pozzi sul giornale di sondrio afferma: “Riteniamo semplicemente scandaloso l’aver privilegiato, con 135,5 milioni di euro aggiuntivi, il raddoppio della SS 275 Maglie – Leuca. Non ci sono soldi per noi, per le tangenziali onde evitare le gravi strozzature di Morbegno e Tirano con quello che c’è a monte, passi alpini e valichi di confine compresi. Ci sono per questa SS 275, per portare la gente a Santa Maria di Leuca con quattro corsie. Ci sono per una strada dall’iter tormentatissimo, partita nel 2001, definita Ammodernamento SS 275 tratta Maglie-Santa Maria di Leuca. Una è quella tradizionale, la 275, via Maglie-Alessano. La seconda è quella panoramica, lungo la costa.

La terza é la più moderno e più rapida via Gallipoli-Ugento-Presicce. La quarta, da Maglie, passa per Poggiardo-Andrano. Non bastano, occorre un’altra ancora”.

Jenny De Cicco

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Esulta FederBalneari, rimosso l’articolo 26

L’ipotesi di Federbalneari Italia si concretizza: eliminato l’articolo 26 dal pacchetto delle liberalizzazioni.

Federbalneari esprime la propria soddisfazione con una nota stampa dal titolo eloquente, “L’ondata di liberalizzazioni non travolge le coste italiane”.

Stracciato, come sperato dagli impreditori balneari italiane e salentini, l’articolo 26 dal testo definitivo del Decreto Liberalizzazioni. L’ipotesi di Federbalenari diviene realtà. “Quanto risulta dalla bozza del provvedimento che il governo presenterà domani – si legge nella nota – Uno slalom difficile quello che il comparto balneare ha messo in atto tra le 107 pagine e i 44 articoli del Decreto che sembrano non colpire, almeno in questa prima fase, il settore.

Il contenuto dell’articolo 26, stracciato dal testo definitivo del Decreto, minava di fatto, anni di sforzi delle rappresentanze di categoria rappresentando più un ostacolo che uno strumento di crescita. Siamo a favore delle liberalizzazioni e alle riforme strutturali che servono a favorire la crescita del nostro settore – afferma il presidente Renato Papagni – ma siamo contro le liberalizzazioni inutili. La disposizione ventilata dagli uffici tecnici del ministero del Turismo riduceva la durata della scadenza delle concessioni a 4 anni, ostacolando in questo modo la possibilità di fare degli investimenti e dei progetti di crescita a lungo termine.

Le concessioni devono essere ventennali. La crescita non si costruisce in laboratorio ma si avvale anche dell’esperienza di imprenditori che da anni hanno il polso della realtà.

L’ipotesi d’occupazione camorristica delle coste italiane innescata potenzialmente dal meccanismo delle aste e dall’innesto di denaro riciclato ha evidentemente attivato i tecnici che hanno ascoltato le ragioni di Federbalenari e rimesso in discussione le modalità con cui liberalizzare il sistema spiagge.

Non solo, l’articolo 26 così concepito non poteva essere presente sul teso definitivo del Decreto in quanto in totale disallineamento con il percorso intrapreso negli anni scorsi con l’Ue e si pone in aperto contrasto con l’intera normativa di settore e, in particolare, con l’articolo 11 della recente Legge Comunitaria che pone in atto l’evidenza pubblica delle concessioni demaniali marittime a partire dal 1 gennaio 2016.

Federbalneari si è subito messa in moto per presentare al ministro Gnudi il 23 Febbraio una proposta concreta che rappresenti tutta l’imprenditoria balneare e che possa essere condivisa con le strategie di liberalizzazione e soprattutto con l’obiettivo del Decreto: far ripartire la crescita e rimuovere quegli ostacoli che frenano le potenzialità di sviluppo del settore. Questo l’obiettivo della riunione di giunta di Federbalneari che si terrà il 27 gennaio al lido di Roma”.

Jenny De Cicco

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Il sud dei trasporti dimenticato?

Si è tenuto l’incontro tra Nichi Vendola e il ministro ai Trasporti Passera. E’ polemica a seguito alle dichiarazioni di Vendola, che dichiara il Sud dimenticato dai governi degli ultimi 20 anni, polemica anche sul trasporto ferroviario riservato alla Puglia. Intanto TrenItalia ha smentito la notizia del Lecce-Foggia invaso da liquami.

Rocco Palese, capogruppo del Pdl alla Regione dichiara la vicinanza a Vendola nella battaglia contro TrenItalia ma il Sud non è stato dimenticato, lo dimostrerebbe l’impegno e i risultati ottenuti da Raffaele Fitto. “In secondo luogo – dice Palese – ci è sembrato che Vendola stia pensando a un nuovo organismo, dimenticando forse che in Puglia, tra le decine di agenzie regionali c’è l’Arem”.

Peppino Longo, Udc, ha spiegato: “Per il nodo del trasporto ferroviario va bene il tavolo di confronto ma deve essere convocato in tempi brevissimi. La proposta del ministro Passera non deve farci cullare sugli allori di una promessa spuntata”.

Salvatore Negro, capogruppo Udc alla regione dichiara: “I tagli dei treni a lunga percorrenza condannano la Puglia all’isolamento. Accanto alla soppressione di corse, anche quella di numerose fermate. Gli studenti salentini che vogliono raggiungere Urbino non possono scendere a Pesaro ma sono costretti a fermarsi ad Ancona e a prendere due coincidenze prima di raggiungere la città universitaria”.

Intanto Onofrio Introna, presidente del consiglio regionale Pugliese, afferma: “Se il Sud non cresce insieme, non ci sarà sviluppo per nessuno”. Desta sorpresa, secondo Introna, la freddezza del presidente della Campania, Stefano Caldoro, che “appare preoccupato da valutazioni ragionieristiche di un’impresa che a suo dire non vale la spesa per Napoli, solo per Bari. Il miglioramento degli scambi tra Tirreno e Adriatico, anche con linee attraverso l’Appennino, da Caserta a Foggia, era e continua a essere nelle ragioni della sfida all’emarginazione e nella battaglia per il rilancio del Mezzogiorno”.

Nel frattempo sono apparsi anche sul palazzo del consiglio regionale i manifesti “La Puglia non è un binario morto. Ridateci i treni”, due cartelloni 6 metri per 3, in via Capruzzi a Bari. Introna spiega: “Prendo atto della disponibilità dichiarata dal ministro Passera, ma appartengo alla scuola dell’apostolo Tommaso. Aspettiamo l’indicazione puntuale di nuove coppie di treni da Lecce a Milano e viceversa”.

Antonio Buccoliero, consigliere regionale Mep, sostiene che il ritocco dei treni sta colpendo soprattutto le fasce sociali salentine più deboli: “Condividiamo in linea di massima la presa di posizione e la viva protesta del presidente della giunta Regionale. Le corse notturne sono quelle che danneggiano di più le classi deboli perché la loro soppressione costringerà i viaggiatori a dover pernottare in albergo almeno una notte con conseguente aggravio dei costi”.

Smentita da TrenItalia sulla vicenda del treno invaso da liquami. Con una nota ufficiale Trenitalia ha dichiarato che “non corrisponde a verità la notizia, diffusa da alcuni media locali, che un treno regionale sia stato fermato per emergenza sanitaria perché invaso dai liquami. L’episodio riguarda il regionale 12605 Bari–Lecce che ha viaggiato con alcuni bagni chiusi e fuori servizi. Il treno ha effettuato un’ulteriore corsa fino a Bari, dove è stato inviato all’impianto di manutenzione.

Jenny De Cicco

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Anche Alternativa Comunista contro le trivelle

Un po’ tutti si stanno schierando contro le trivelle nell’Adriatico e a favore della manifestazione di Monopoli. Non poteva fare di certo eccezione Alternativa Comunista, partito forse non troppo spesso al centro della cronaca come altri, ma che ha fatto della causa ambientale una delle proprie cause a favore dei più deboli e del nostro territorio. Così, anche Alternativa Comunista dirà no alle trivelle a Monopoli, e manifesterà anche contro delle questioni inerenti le decisioni del governo Monti. “Saremo presenti – dice il segretario Michele Rizzi – perché riteniamo che nessuna compagnia petrolifera, nessuna lobby energetica deve distruggere il nostro ambiente marino e sottomarino per il profitto e per interessi capitalistici. Il nostro mare non è in vendita e la Northern Petroleum deve essere cacciata dalla Puglia perché assolutamente non gradita. D’altronde, la nostra opposizione alle lobby petrolifere è pari a quella nei confronti del governo Monti che, quale rappresentante diretto degli interessi capitalistici in Italia e in Europa, con manovre finanziarie fatte di attacchi a lavoratori, pensionati e precari, di fatti, attraverso il ministro Clini, con il decreto Salva Italia, liberalizza le ricerche di petrolio e quindi la distruzione dell’ambiente marittimo e non solo. E non è un caso, che centrodestra e centrosinistra appoggino in maniera bipartisan questo governo mentre a parole dicono di essere contrarie agli atti di politica economica che poi attua. Per questo, se il governo e la Northern Petroleum dovessero continuare nei loro propositi di distruzione ambientale in Puglia, a partire da tutta la fascia adriatica della Regione, si deve proclamare uno sciopero generale per fare come fatto qualche anno fa a Scanzano, ossia per sconfiggerli entrambi”.

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Erosione e legge 26, inizia l’anno degli imprenditori balneari

Sono molteplici i problemi che affliggono gli operatori balneari e le coste pugliesi.

In particolar modo le coste del Salento sono state preda del maltempo e vittime della sua azione erosiva fin dall’inizio dell’anno. Intanto in parlamento si è discusso l’articolo 26 relativo le concessioni demaniali, aspramente criticato da FederBalneari.

Secondo quanto riferito da Mauro Della Valle, di Federbalneari, “il sopralluogo del sindaco di Lecce Paolo Perrone, presso alcune spiagge delle marine di Lecce la scorsa settimana, ha individuato un’immediata e ottima strategia di pronta operatività”.

Il sindaco ha annunciato ai numerosi balneari presenti al sopralluogo l’urgente volontà di riunire gli amministratori che rientrano nell’unità fisiografica rilevata dalle linee guida dalla regione Puglia.

In questa unità fisiografica individuata dalla Regione e dunque al tavolo tecnico dovrebbero prendere parte anche i sindaci di Brindisi, San Pietro Vernotico, Torchiarolo, Lecce, Vernole, Melendugno e Otranto, i quali appartengono ai limiti amministrativi alla subunità che va da Torre Cavallo (Br) al porto di Otranto.

E’ bene precisare che in questa area-unità, litorale Torre Cavallo-Otranto, il 46,6% è rappresentato da spiagge sabbiose, il 14,20% da costa rocciosa, il 23% da falesie, dal 7,1% da falesia con spiaggia sabbiosa, dall’1,3% da spiaggia ciottolosa, dall’1,1% da costa rocciosa con spiaggia sabbiosa.

Da questi studi si rileva che tutto il cordone dunale è in erosione.

Dalla discussione tra Assobalneari Salento e gli imprenditori balneari è giunta anche la proposta al sindaco Perrone di riconoscere all’Università del Salento la regia scientifica di supporto agli uffici tecnici comunali. Università e tecnici comunali possono progettare interventi di tutela costiera in conformità delle linee guida regionali.

Oltre alla lotta all’erosione, la battaglia va avanti burocraticamente tra gli scranni parlamentari.

Gli operatori balneari chiedono la modifica dell’articolo 26. In seguito alla discussione con FederBalneari, il ministro del Turismo Piero Gnudi pare aver cambiato opinione. Secondo le indiscrezioni, al Dipartimento del Turismo sarebbe giunto l’ordine di eliminare l’articolo oggetto della disputa dalla bozza del decreto liberalizzazioni che è stato votato il 19 gennaio prossimo nel pacchetto delle liberalizzazioni.

“L’ipotesi di occupazione camorristica delle coste italiane ha colto nel segno accendendo l’attenzione del ministro del Turismo e degli addetti ai lavori che hanno rimesso in discussione le modalità con cui liberalizzare il sistema spiagge. Siamo convinti che il dialogo debba avvenire nelle sedi istituzionali opportune con proposte concrete – afferma Renato Papagni, presidente nazionale di FederBalneari – Come richiesto dal ministro ci presenteremo all’incontro del 23 febbraio con un documento che possa essere condiviso con le strategie di liberalizzazione. L’elaborato che sarà pronto già per il 30 gennaio si baserà sull’accordo attualizzato che le rappresentanze imprenditoriali del sistema balneare hanno già firmato due anni fa. Un messaggio alle altre sigle (Confcommercio e Confesercenti) che non si ripeta l’errore di non comprendere il momento storico politico. Potremmo finire dalla padella alla brace. Papagni e Mussoni non erano stupidi quando volevano firmare con l’allora ministro Fitto il protocollo d’intesa. Forse l’esperienza e la visione strategica avevano già allora indicato la strada buona”.

Jenny De Cicco

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Due operazioni contro l’abusivismo edilizio nel Salento

Due le operazioni messe a segno per contrastare l’abusivismo edilizio nel Salento.

Nel primo caso, le fiamme gialle della Tenenza di Casarano hanno sequestrato una struttura ricettiva sita in Supersano e denunciato la proprietaria, originaria del posto, per violazione delle norme in materia di edilizia.

L’edificio, immerso nella macchia mediterranea e circondato da ulivi secolari, registrato come deposito per attrezzature agricole, in realtà con le sue cinque stanze sontuosamente arredate e i relativi servizi igienici, si presentava come un’accogliente struttura ricettiva per turisti in cerca di pace e tranquillità.

Dai primi accertamenti compiuti dai finanzieri presso l’ufficio tecnico di competenza, è emerso che la struttura era stata adibita abusivamente all’accoglienza di un numero maggiore di clienti e che risultava peraltro priva delle relative autorizzazioni, perché costruita in un’area con precisi vincoli idrogeologici, superficiali e geomorfologici.

Del caso si sta ora occupando la Procura della Repubblica di Lecce.

Un’altra operazione, sempre per contrastare l’abusivismo edilizio, è stata condotta dalla guardia forestale di Tricase nella zona di Diso. Qui gli agenti, durante un controllo, hanno rinvenuto un seminterrato in cemento armato di due vani, adibiti rispettivamente a cantina e garage, per una superficie totale di 160 metri quadrati.

L’immobile risulta costruito senza le necessarie autorizzazioni perché situato in una zona che rientra nel piano urbanistico territoriale tematico (Putt) della Regione per la tutela, la valorizzazione e la salvaguardia degli assetti paesaggistici soprattutto nelle aree agricole.

Il fabbricato è stato posto sotto sequestro e il padre del proprietario ne è stato nominato custode giudiziario.

Antonella Cazzato

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Niente vincoli su Vaste, gli ambientalisti si oppongono

Carte in regola per l’edificazione a Vaste. La Soprintendenza dei Beni Culturali dà il via libera alla lottizzazione del terreno adiacente al Parco dei Guerrieri di Vaste, frazione del comune di Poggiardo.

Proprio nei pressi dell’importantissimo sito messapico è prevista la realizzazione di abitazioni isolate o addossate con una fascia per la realizzazione di verde e parcheggi pubblici, in quanto rientrante nella categoria C d’espansione edilizia.

L’allarme è scattato in questi giorni, quando sui social network sono comparse le immagini dei cartelli. Le associazioni ambientaliste e i cittadini informano della vendita di lotti di suolo edificabile nella frazione di Vaste.

Il Parco archeologico dei Guerrieri è costituito da 20 ettari in zona Melliche ed è stato inaugurato ufficialmente nell’aprile 2011, è un sito noto a livello internazionale per gli importanti reperti messapici. Il sito è dimora dei resti di un tempio pagano, capanne e tombe provviste di corredo funerario, che per pura fortuna non hanno subito l’onta dei tombaroli.

Un’area d’interesse storico per la città di Poggiardo che sulla sua valorizzazione ha fondato gli ultimi anni di politica.

Per gli ambientalisti il sito e l’ambiente circostante, comprese le contrade Melliche e Fonda Pizzinache vanno protetti e non vanno toccati. Gli indignados poggiardesi sulla propria bacheca Facebook divulgano la notizia che passa di bacheca in bacheca tra le associazioni ambientaliste. E’ intervenuto con veemenza anche Oreste Caroppo, membro e portavoce del Forum Ambiente e Salute: “Vaste è la nostra Pompei. I reperti trovati in contrada Melliche sono il fiore all’ occhiello del Museo Archeologico di Vaste e oggetto di pubblicazioni internazionali di archeologia e storia antica. E sul cartello dello scandalo che invita ad acquistare lì casa e divenire complici dello scempio, si ha pure il coraggio di scrivere: indagini archeologiche già effettuate, ben sapendo dunque e tentando inutilmente di scongiurare l’estrema criticità dell’assurdo intervento. Fermate chi profana il sonno dei guerrieri. Colate di cemento e svellimento a colpi di ruspa della nostra storia più nobile di gesta e cultura, quella dei Messapi, i popoli italico-greci del Salento, coevi degli etruschi e dei latini.

Questo è troppo”. Ma l’area non è sottoposta a vincolo archeologico, l’unico strumento che potrebbe strappare i terreni attorno al parco archeologico alla cementificazione. Lo ha spiegato nei giorni scorsi Francesco D’Andria, direttore della Scuola di Specializzazione in Archeologia dell’Università del Salento.

Nel frattempo il sindaco Giuseppe Colafati, eletto lo scorso aprile, dichiara che la sua amministrazione osserverà la massima vigilanza sul rispetto, da parte dei titolari della lottizzazione, dei rilievi e delle prescrizioni avanzate nel tempo dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici della Puglia. La storia di questa lottizzazione, come spiegato da Colafati, approvata dal Consiglio comunale di Poggiardo nel gennaio del 2002 e approvata, senza alcuna osservazione-opposizione, in via definitiva il 24 luglio sempre del 2002. Negli anni è stato sottoposto al vaglio della Soprintendenza la quale ha verificato l’eventuale presenza di reperti archeologici o altro materiale di pregio, ha trasmesso ai privati interessati e al Comune una serie di prescrizioni alle quali coloro che lottizzeranno, dovranno attenersi.

Jenny De Cicco

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Trenitalia, Vendola e il Lecce-Foggia pieno di liquami

Sembra senza fine la questione Trenitalia. Nichi Vendola ha scritto a Mario Monti, affinché lo “stato si riappropri della programmazione”, come reca la missiva che giunge in seguito alla protesta del manifesto sulla balconata della Regione.

Intanto la politica pugliese, seppur unita nell’obiettivo del ripristino dei normali servizi ferroviari, si divide sulle modalità della protesta e denuncia l’ennesimo treno invaso dai liquami.

Vedola afferma nella lettera: “Il governo Monti deve farsi carico della questione legata ai trasporti di Trenitalia in Puglia e alla dotazione infrastrutturale ferroviaria. Ci attendiamo in tempi brevi il ripristino di un decoroso servizio notturno a prezzi comparabili con quelli antecedenti il cambio orario, il ripristino dei collegamenti giornalieri su Roma da Bari e Taranto e il ripristino, senza rottura di carico, dei collegamenti notturni sull’adriatica.

Per l’offerta diurna dei treni ci attendiamo invece il ripristino del livello di offerta dei treni Eurostar sulla direttrice Lecce-Bari-Roma esistente meno di due anni fa e cioè cinque coppie di treni Eurostar”.

La lunga e dettagliata lettera è stata corredata d’informazioni specifiche sullo stato dell’arte dei trasporti e delle infrastrutture in Puglia.

Vendola ha anche evidenziato nella lettera “come nel corso dell’ultimo decennio, lo stato abbia impropriamente delegato le funzioni del proprietario al gruppo Fs, il quale, con le risorse finanziarie di tutti i cittadini italiani ha privilegiato i massicci e consistenti investimenti infrastrutturali verso il territorio del Nord Italia e lungo la dorsale tirrenica (sino a Napoli) a scapito della dorsale adriatica, del Centro-Sud Italia, delle Isole.

Vendola ha affermato che il “colpo mortale è stato inferto al servizio notturno da Trenitalia con l’ultimo cambio dell’orario”, chiedendo contestualmente che “lo stato ora rimetta celermente in riga, e nelle forme dovute, il servizio di trasporto pretendendo dal management comportamenti uniformati a una più sana gestione industriale”.

Salvatore Greco de La Puglia Prima di Tutto invece ritiene “che con i soldi sprecati per questa inutile campagna pubblicitaria si sarebbe potuto acquistare un treno intero”. È ironico il commento del coordinatore regionale che ha presentato una interrogazione per sapere “quanto è costata, come è motivata e quale è l’utilità della campagna di affissione di centinaia di cartelloni 6 metri per 3 con la scritta: la Puglia non è un binario morto.

Il destinatario dell’azione di Vendola dovrebbe essere Trenitalia e il governo nazionale, non certo chi vive in Puglia. I pugliesi sono stanchi dei suoi giochi di parole, vorrebbero fatti, cioè servizi efficienti, tariffe basse, investimenti, risorse in favore di famiglie e imprese, a sostegno dell’occupazione di giovani e donne.

Perché Vendola preferisce invece sprecare i soldi così?”.

Intanto i consiglieri regionali salentini del centrodestra, tra i quali Rocco Palese, denunciano l’ennesimo episodio su un treno regionale, il Lecce Foggia invaso dai liquami, per rivolgere un appello al presidente Vendola affinché faccia sentire con forza la voce unica della Puglia a Roma col governo Monti e con Trenitalia. “E’ vergognoso – dicono – che in Puglia arrivino pochi treni, con tariffe più care e pure invasi dai liquami, tanto che una ispezione della Asl ha decretato l’emergenza sanitaria e stabilito che il treno era impraticabile. Le proteste, le rivendicazioni, le rivolte sono il minimo che la popolazione pugliese e meridionale può mettere in atto, ma ciò che occorre è che le istituzioni facciano la loro parte”.

Jenny De Cicco

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Maglie, Francesco Rosario Arena il nuovo segretario comunale

L’avvocato Francesco Rosario Arena è stato nominato nuovo segretario generale del comune di Maglie. Una nomina attesa, arrivata dopo la valutazione dei curricula dei candidati, da parte del sindaco Antonio Fitto. Il nuovo segretario arriva da Tricase e prenderà il posto dell’uscente Esmeralda Nardelli che, a sua volta, ha effettuato il percorso inverso assumendo l’incarico presso il municipio tricasino.

La questione del segretario magliese è arrivata a conclusione dopo alcuni mesi: da marzo infatti la segretaria Nardelli non aveva potuto garantire, per motivi di salute, la presenza costante in municipio.

Per questo, appena è stato possibile, ha preferito accettare l’incarico presso il comune di Tricase, suo paese d’origine. Alla base della decisione anche il raffreddamento dei rapporti con il primo cittadino, Antonio Fitto con il quale, anche se non ufficialmente, ci sarebbero state delle divergenze di vedute su alcune modalità operative. Il sindaco Fitto ha voluto ringraziare la segretaria per il lavoro svolto in tutti questi anni: “L’attività della dottoressa Nardelli, in servizio presso il nostro comune dal 2005 è stata assai preziosa e improntata al massimo rendimento. Vorrei fare un plauso anche al dirigente dell’ufficio finanziario Rossano Marra che in questi mesi ha svolto egregiamente le funzioni di supplenza in attesa della nomina del nuovo funzionario”. Il segretario Arena ha già iniziato a fare conoscenza con gli uffici comunali: ieri ha visitato la sede centrale, oggi si recherà nella sede distaccata in via Ferramosca e nel pomeriggio incontrerà i componenti della giunta comunale. “Abbiamo puntato su un professionista giovane -ha concluso il sindaco- ma di indubbia professionalità. Sono certo che il nuovo segretario sarà in grado di dare continuità al lavoro già avviato negli anni passati, creando una forte sinergia soprattutto con tutti i dipendenti degli uffici comunali”.

Maurizio Tarantino

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Manifestazione di Monopoli, la politica aderisce al di là delle bandiere

Fronte compatto della politica della regione che si prepara alla manifestazione del comitato “No Petrolio” di Monopoli il prossimo 21 gennaio. Nell’eventualità non dovesse essere sufficiente al cambio di rotta c’è chi, come il presidente del consiglio regionale Onofrio Introna, propone una petizione comunitaria per impedire l’estrazione d’idrocarburi nell’Adriatico.

Adesione di tutti i gruppi politici presenti in Regione, dei rappresentanti pugliesi in parlamento e probabile presenza del leader dell’Idv Antonio Di Pietro.

Durante la conferenza stampa di presentazione della manifestazione del 16 gennaio, Nichi Vendola ha sottolineato il ruolo della Puglia come ”la prima produttrice d’energia rinnovabile d’Italia. Per noi il petrolio è il mare. Cercare il petrolio nel mare significa invece rischiare di distruggere quel tesoro che già abbiamo. Noi metteremo insieme tutto il potere istituzionale delle comunità, faremo tutti i passi che si potranno fare sul piano giuridico, diremo tutto ciò che si può esprimere sul piano politico per fare una grande rivolta, un grande momento di disobbedienza civile”.

L’iniziativa, promossa dal comitato “No petrolio” di Monopoli vede coinvolte anche province, amministrazioni comunali e associazioni.

Il presidente del consiglio Onofrio Introna ha sottolineato l’importanza della manifestazione, che rappresenta “un ulteriore passo in avanti nella battaglia per la salvaguardia dell’ecosistema e che si colloca nel solco della politica ambientale della Regione. Un modo per sollecitare il governo nazionale e il parlamento europeo ad approvare una legge contro lo sfruttamento delle risorse nell’ Adriatico”.

“A difesa non di un’idea, ma di un diritto”, si è schierato il capogruppo Pdl Rocco Palese, “pronto a scendere in piazza non solo a Monopoli, ma ovunque serva”.

A concludere l’incontro l’assessore regionale all’Ambiente Lorenzo Nicastro, che ha puntato il dito contro le scelte di politiche energetica del governo nazionale,”dietro le quali si nascondono interessi economici e tentativi di controllo sul nostro territorio da parte delle multinazionali del petrolio che è necessario scongiurare”. Al termine della conferenza stampa il capogruppo dell’Idv regionale Orazio Schiavone ha dichiarato: “Quanto i governi nazionali hanno fatto negli ultimi anni rispecchia una forte influenza delle multinazionali. La Puglia ha un ruolo pionieristico nel settore delle rinnovabili e per questo può diventare la testa di ponte per orientare diversamente le linee energetiche nazionali. Il gruppo consiliare dell’ Idv, come pure il presidente nazionale Antonio Di Pietro, aderisce alla manifestazione del prossimo 21 gennaio, ritenendola una occasione fondamentale per il popolo pugliese e per l’Adriatico”.

Il presidente del consiglio regionale Onofrio Introna intanto propone una raccolta firme per dire no alle piattaforme petrolifere nelle acque italiane a livello europeo, se non si dovesse pervenire in tempi brevi ad una moratoria per le prospezioni nel Mediterraneo, sarà necessaria una grande petizione popolare all’Unione Europea contro il petrolio in mare. L’obiettivo è la raccolta di un milione di firme che servono per sostenere un’iniziativa popolare davanti alle autorità comunitarie, non sarà difficile ottenere la più ampia adesione al documento da inviare alla Commissione Europea e al Commissario europeo all’Ambiente, perché prendano atto della volontà univoca, effettiva, di tutti i pugliesi e di tutti gli italiani, di difendere l’ambiente e scegliere un futuro di bandiere blu e di mare pulito”.

Jenny De Cicco

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