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Controlli della Capitaneria di porto di Otranto, multe per 4500 euro


Proseguono le attività di controllo sulla filiera ittica della Guardia Costiera otrantina. Nei giorni scorsi il personale del nucleo di polizia giudiziaria della Capitaneria di porto idruntina ha battuto il territorio verificando le dispense di 15 tra esercizi commerciali e ristoranti.

Sotto i riflettori esemplari di pesce sotto misura, esistono infatti delle tabelle peso-lunghezza per la commercializzazione degli esemplari ittici per specie, ma sotto la lente anche anche la corretta conservazione e manipolazione dei prodotti, analizzando anche tutta la tracciabilità dalla cattura al consumatore finale.

I risultati non si sono fatti attendere. Solo negli ultimi 5 giorni sono state elevate sanzioni per più di 4500 Euro, dovute a illeciti sulle procedure di immissione in vendita e manipolazione del prodotto fuori dai parametri standard delle vigenti norme igienico-sanitarie e mancanza delle idonee etichettature, fondamentali per la tracciabilità dei prodotti.

L’attività svolta negli ultimi giorni si incardina nel solco di una più grande pianificazione di controlli sul settore che proseguiranno senza sosta nei mesi a seguire, con particolare attenzione ai periodi a cavallo delle festività, durante le quali gli illeciti aumentano in considerazione dell’incremento delle vendite.

Il Comandante della Guardia costiera di Otranto, il Tenente di Vascello Gian Marco Miriello spiega:

“La normativa vigente è decisamente stringente, ma comunque molto chiara, ed è compito del corpo delle capitanerie di porto tutelare l’intera liceità della filiera ittica, ponendo al centro della nostra attività non solo la salvaguardia delle risorse ittiche ma soprattutto la tutela del consumatore”.

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18 migranti soccorsi


Salvati ieri 18 migranti in acque internazionali tra la Grecia e il Salento.
Diciotto persone, probabilmente partite da Corfù, si sono trovate su di una barca in avaria in acque internazionali.
Nel gruppo soccorso anche quattro bambini. La presenza dell’imbarcazione in avaria nel Canale d’Otranto era stata segnalata in mattinata e raccolta dagli uomini della Capitaneria di porto di Otranto che si sono messi in contatto con il natante, lungo circa sette metri. Per rintracciare la barca sono stati mobilitati 100 uomini di tutte le unità operative del Salento e in seguito anche altre pugliesi, come quella di Bari, Brindisi, Gallipoli e Otranto, sei unità navali, due elicotteri dei Vigili del fuoco e della Guardia di Finanza e unità di pattugliamento a terra. Il comandante dell’Ufficio circondariale marittimo di Otranto, Francesco Amato ha coordinato le operazioni che si sono concluse anche grazie alla triangolazione del segnale dei cellulari, l’imbarcazione si trovava nelle acque tra Italia e Grecia.
Dopo quattro ore i soccorritori greci sono riusciti a raggiungere il natante e a soccorrere le persone a bordo, poi ricondotte presso un porto ellenico.

Jenny De Cicco

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Otranto, nuovo approdo nella notte, salvi 189 migranti


Incredibile approdo di quasi 200 migranti in seguito all’incagliamento del motopeschereccio sui cui erano stipati.

Con ancora nel cuore le recenti drammatiche vicende del brindisino, sono sbarcati tra Porto Badisco e Santa Cesarea, questa notte, 189 migranti. Contati dalle forze dell’ordine, il loro numero non è definitivo e potrebbe aumentare, poiché ricerche sono ancora in corso, sono tutti in discrete condizioni di salute.

Sono 189 disperati nuovi Enea alla ricerca di una nuova patria, quasi tutti iracheni e afgani, uomini e donne, tra cui una in avanzato stato di gravidanza e 10 minorenni, dopo i soccorsi dei militari, della Croce Rossa e del 118, sono stati condotti presso l’ospedale di Scorrano per principio d’ipotermia la gestante e la figlioletta primogenita insieme ad un altro bambino, altri sono stati portati direttamente presso il centro di prima accoglienza “Don Tonino Bello” d’Otranto per le consuete procedure d’identificazione, le dichiarazioni di status e gli accertamenti sanitari di rito.

Ma come si sono svolte le dinamiche? I migranti sono stati notati dai militari della Guardia di Finanza del Reparto Operativo Aeronavale di Bari e del Gruppo Aeronavale di Taranto nel corso dei servizi di routine, che all’alba hanno rintracciato un’imbarcazione a motore con un consistente carico umano.

Il natante lungo 20 metri, battente bandiera turca, procedeva a tre miglia dalla costa a luci spente, si è incagliato sulla scogliera nei pressi del Villaggio Paradiso a seguito della manovra azzardata dei timonieri, che si sono diretti sotto costa nel tentativo di fuggire dal controllo dei militari, in seguito anche al tentativo di condurla in porto delle forze dell’ordine per mezzo delle Motovedette.

Molti migranti si sono messi in salvo da soli e sono fuggiti a piedi nelle campagne circostanti divisi in gruppi, ma molti altri hanno invece teso la mano ai soccorritori, tra i classici gesti di vittoria, che richiamano alla mente vicende più o meno recenti.

Sul posto sono intervenuti gli agenti della Polizia di Stato, i Carabinieri e la Guardia di Finanza.

Le pattuglie del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Lecce hanno coordinato le attività, intercettando i gruppi in cui si erano divisi i 189 migranti, di varie nazionalità e da identificare, tutti asiatici, probabilmente di etnia irachena, curda e afghana. Sono fuggiti senza lasciare traccia gli scafisti, hanno abbandonato la nave che dopo lo schianto, sarebbero 7 secondo gli ultimi accertamenti gli scafisti che nonostante le ricerche dei militari e la perlustrazione degli elicotteri, non sono stati rintracciati.

Ora lo scafo dei migranti è in autoaffondamento, controllato da due elicotteri della Guardi di Finanza che battono l’area anche per la ricerca di eventuali altri naufraghi sfuggiti alle prime perlustrazioni. Ma affondando quel relitto non sparirà, il carico di disperazione e interrogativi rimangono.

L’imbarcazione, attualmente alla deriva a circa 500 metri dalla costa è monitorata dalla Capitaneria di Porto, da due elicotteri della Gdf e dal rimorchiatore della Castalia messo a disposizione dal Ministero dell’Ambiente per fronteggiare tempestivamente eventuali sversamenti d’idrocarburi in mare.

Nascono spontanee una serie di domande: se è vero che non si sono mai fermati gli sbarchi in Salento, è anche vero che non sono mai stati tanto frequenti e tanto affollati questi viaggi della speranza, le ultime cronache fanno riflettere su quale sia il motivo che causa la fuga dalle altre sponde. Un vecchio detto marinaresco è legato metaforicamente a doppio filo con la vicenda e recita: se la nave affonda, i topi scappano. Cosa sta succedendo al di la del mare?

Jenny De Cicco

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San Foca, “Navig-abile 2011” rende il mare accessibile ai diversamente abili


Il mare per tutti, anche per i diversamente abili. Si è svolta domenica a San Foca “Navig-abile 2011”, un’escursione in mare per ragazzi diversamente abili. L’iniziativa, giunta alla seconda edizione, voleva coniugare la passione per il mare e per la navigazione a un’azione di sensibilizzazione a sostegno delle disabilità. La rassegna estiva nasce dall’impulso e dall’impegno dei soci della Lega Navale di San Foca che hanno messo a disposizione, gratuitamente, le loro imbarcazioni. Una cinquantina di ragazzi e le loro famiglie con l’ausilio dei soci, dei volontari e degli accompagnatori hanno potuto realizzare un’escursione in barca, navigando nelle migliori condizioni di sicurezza. Il percorso prevedeva l’arrivo, via mare, fino a Torre dell’Orso e ritorno, in uno scenario che, anche in condizioni normali, è poco usuale. Tramite una gru è stato possibile imbarcare coloro che avevano difficoltà a salire in barca tramite le proprie forze. A dare il via alla manifestazione erano presenti il vicesindaco del Comune di Melendugno Mauro Russo, il sindaco del Comune di Sternatia Pantaleo Conte, l’assessore provinciale Filomena D’Antini, il presidente della Lega Navale di San Foca,Giuseppe Palermo. Tutto si è svolto sotto l’occhio vigile dei carabinieri della locale stazione di Melendugno per quanto riguarda le operazioni a terra, e della Capitaneria di porto per quanto riguarda la navigazione in mare. Le imbarcazioni, scortate da una motovedetta della Capitaneria del porto di Otranto e da un gommone del locale compartimento marittimo di San Foca, hanno dato l’opportunità a ragazzi e adulti disabili di vivere le emozioni della navigazione in mare e di entrare in contatto con il mare e con le stesse imbarcazioni. “È un’iniziativa di grande valenza sociale – ha spiegato l’assessore provinciale alle Politiche sociali Filomena D’Antini – che va verso l’integrazione e la riduzione della disabilità, dando continuità al percorso intrapreso lo scorso anno con l’obiettivo di attivare una serie di iniziative per diffondere la cultura marinara e ambientalista rivolte ai giovani e alle fasce sociali più svantaggiate e, in particolare, ai diversamente abili e alle loro famiglie. Sappiamo quanto, per diversi motivi, l’handicap può portare all’isolamento e all’emarginazione. In questo caso, un elemento naturale come il mare diventa mezzo per unire persone con abilità differenti, per abbattere barriere architettoniche fisiche e mentali, per scambiarsi emozioni positive, per sviluppare nuove relazioni e valori come la solidarietà e il rispetto per la natura”. Si tratta di una manifestazione itinerante, infatti sarà replicata successivamente in tutte le sezioni della Lega Navale Italiana della provincia. Sono dieci le tappe previste per questa seconda edizione, lungo tutta la costa salentina, dall’Adriatico allo Ionio. Questi tutti gli appuntamenti in programma presso le sezioni periferiche della Lega Navale, secondo il calendario concordato tra Provincia, Lega navale e Consulta provinciale sull’handicap: 21 e 22 luglio a Frigole, 31 luglio ad Otranto, 3 e 4 agosto a Porto Cesareo, 13 agosto a Torre San Giovanni, 20 agosto a Santa Maria di Leuca, 25 agosto a Casalabate, 31 agosto a Tricase, 13 e 14 settembre a Gallipoli.

Serena Cappello

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A Otranto la “Dea Gitana”, per unire l’Italia in un unico abbraccio


Arrivata ieri mattina al porto di Otranto la barca a vela “Dea Gitana”, salpata il primo maggio da Trieste e diretta a Savona. Dove arriverà il 10 ottobre toccando i principali porti della penisola e delle isole (dove hanno sede la maggior parte delle 245 sezioni della Lega Navale Italiana) al fine di incontrare le cittadinanze e di unirle in un simbolico abbraccio. Il progetto, rivolto soprattutto ai giovani, si propone di diffondere i valori dell’Unità d’Italia, favorendo la diretta partecipazione dei ragazzi a un’impresa che vuole testimoniare la concreta e attuale unità del Paese attraverso il mare che lega le diverse realtà territoriali. L’equipaggio della “Dea Gitana” cambia infatti ogni settimana, unendo simbolicamente porti e città, nella ricorrenza del 150° anno dell’Unità d’Italia, con questa staffetta.

La tappa a Otranto non era inizialmente prevista, ma la locale Lega Navale è riuscita nell’intento di deviare il percorso dell’imbarcazione. Erano presenti all’attracco il sindaco Luciano Cariddi, il preside dell’istituto comprensivo statale di Otranto Elio Lia, il presidente della LNI otrantina Paolo Forgione, la Capitaneria di Porto, oltre ovviamente ai bambini della scuola elementare che hanno cantato fuoriprogramma l’Inno di Mameli.

Jenny De Cicco

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Porto di Otranto, attività commerciali a singhiozzo causa sbarchi


Un dramma, la situazione che in questi giorni si vive nella baia del porto di Otranto, dove gli arrivi di natanti nuovamente carichi di migranti rischiano di bloccare le attività portuali. La Capitaneria di Porto, infatti, ha in pochissimo tempo svolto un’enorme opera di risanamento del luogo dal punto di vista igienico-sanitario, bonificando le “carrette del mare” che si presentava cariche di topi, oltre che di persone, con il rischio di contrarre gravi malattie per chi lavora nel porto. Ma anche ieri, con l’approdo del peschereccio carico di giovani nordafricani, la nave mercantile che fa scalo nel porto idruntino per caricare e scaricare cemento ha dovuto attendere diverse ore al largo prima di poter attraccare e svolgere le proprie attività, non solo per la stazza del peschereccio, ma anche perché lo specchio d’acqua è saturo d’imbarcazioni.

“La situazione è preoccupante, la banchina è quasi bloccata”, lamentano infatti dalla Cooperativa portuali, “un altro arrivo e rischiamo di non poter lavorare”. Venti famiglie rischiano di perdere insomma la principale fonte di reddito: “Chiediamo l’intervento del Prefetto. Portassero queste imbarcazioni verso altri lidi, più grandi e funzionali , oppure che vengano ripulite e fatte inabissare”.

Nell’ultimo anno le navi attraccate infatti a Otranto a causa dell’infausto traffico di vite sono cinque (cui si deve aggiungere il peschereccio di ieri), tutte sequestrate e parcheggiate, in attesa del proprio destino. E intanto la baia si riempie.

Jenny De Cicco


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Peschereccio in balìa delle onde a 16 miglia da Otranto, lo salva la Capitaneria di porto


Mercoledì 13 aprile scorso la Guardia costiera di Otranto ha tratto in salvo tre marinai a bordo di un peschereccio in balia delle onde, a 16 miglia dalla costa nel Canale d’Otranto. Il motopesca, registrato presso il compartimento di Catania con autorizzazione temporanea di pesca nel Basso Adriatico, era impegnato nelle operazioni di ammaraggio dei palangari, le lunghe lenze per la pesca d’altura. Un’improvvisa avaria ai motori ha reso ingovernabile l’unità e le forti correnti di scirocco che aumentavano via via di intensità hanno fatto scattare l’allarme. La sala operativa dell’ufficio circondariale marittimo di Otranto è stata allertata da una richiesta di aiuto, lanciata via radio sul canale di soccorso “16 vhf” dal comandante del peschereccio, il quale ha riferito che il motopesca era ormai ingovernabile e che il suo equipaggio, preoccupato per le condizioni del mare, stava mostrando segni di forte stress dettati dalla situazione di pericolo. L’operazione di salvataggio della Capitaneria è dunque scattata alle ore 10.30 con l’invio in zona della motovedetta “cp 809”, l’unità navale specializzata nelle attività di soccorso marittimo e tutela della vita umana in mare. Dopo circa un’ora di navigazione, grazie alle tecnologie e all’esperienza degli uomini della Capitaneria in costante contatto radio tra l’unità da soccorrere e la sala operativa dell’ufficio circondariale marittimo, la “cp 809” ha localizzato e avvicinato il peschereccio. I malcapitati pescatori, in preda al panico, si sono subito rinfrancati dalla presenza dell’unità della Guardia costiera che ha provveduto ad assistere e scortare il peschereccio nel porto di Otranto, dove le operazioni si sono concluse alle ore 15. I militari, viste le condizioni meteo sfavorevoli alla navigazione, inoltre hanno diramato l’allarme anche alle altre navi mercantili e ai pescherecci presenti in zona in quel momento. Provvidenziale si è rivelato il tempismo delle operazioni di soccorso, a causa del peggioramento delle condizioni del mare. Solo tanta paura e pochi danni: restano da recuperare le attrezzature per la pesca, lasciate in tutta fretta sui luoghi del soccorso. Sempre nella mattinata di ieri, la Guardia costiera di Otranto è intervenuta con la motovedetta “cp 257” e il suo personale militare di terra per coadiuvare le operazioni del nucleo artificieri della Marina Militare di Taranto che hanno recuperato e fatto brillare un ordigno bellico, tipo bomba da mortaio, rinvenuto nelle acque di Frigole.

Salvo Sammartino


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Northern Petroleum, no della Regione ai trivellamenti nel Basso Adriatico. Otranto ringrazia


E’ arrivato nella mattinata di oggi il coro dei no della conferenza di servizi convocata presso la sede regionale dell’assessorato all’Ambiente a seguito della richiesta della multinazionale inglese Northern Petroleum di poter effettuare ricerche di idrocarburi off shore. Sette le richieste presentate dalla compagnia petrolifera per un progetto unitario che interessa il tratto marino pugliese da Bari al Canale d’Otranto, il primo di una serie di interventi per trovare il greggio entro le 15 miglia dalla costa e installare tre piattaforme di estrazione. Presenti in conferenza dei servizi l’assessore regionale all’ambiente Lorenzo Nicastro, gli amministratori interessati – tra cui il sindaco di Otranto Luciano Cariddi, il responsabile Ambiente e demanio della Capitaneria di porto di Bari Alessandro Cortesi, il dirigente dell’area per la Tutela e sicurezza ambientale Antonello Antonicelli , la Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici: “Abbiamo voluto essere confortati dal parere di tutti gli interessati”, spiega l’assessore Nicastro, “che si sono tutti espressi negativamente al riguardo, sia per iscritto che a voce. Vedremo se il ministero per l’Ambiente vorrà ugualmente rilasciare questo permesso, ignorando il rilevantissimo impatto ambientale che in un corridoio di mare come l’Adriatico avrebbero le piattaforme petrolifere off shore e l’attività di desolforazione necessaria per l’elevato tenore di zolfo degli idrocarburi adriatici”. La ricerca della Northern Petroleum, stando alla nota diffusa dalla Regione Puglia, valuterebbe inoltre il rischio sismico, ma non i pericoli dell’attività di “prospezione, ricerca e coltivazione” del petrolio pugliese, molto pregiato (definito “amaro”), e del lungo processo di raffinazione: un rischio insomma per la pesca e per l’ambiente marino, un pericolo per il possibile rinvenimento di ordigni bellici inesplosi o di fughe di zolfo, oltre che di violazione dei vincoli protezionistici europei sulle colonie di Poseidonia e Coralligeno bianco. Ed infatti la conferenza dei servizi non si è sentita di affrontare questi rischi e ha bocciato il progetto; al coro dei no, poi, si affianca anche quello del sindaco di Otranto Luciano Cariddi: “Siamo molto preoccupati per questa richiesta, visto che la Puglia tutta e la città di Otranto sono connotate da una forte vocazione turistica. Inoltre per le caratteristiche del bacino mediterraneo, che è un mare chiuso e ha una bassa capacità di rinnovo delle acque”, conclude il sindaco, “è notevole il rischio di disastri ambientali qualora si dovesse verificare un incidente”. La parola passa quindi al ministero per l’Ambiente.

Salvo Sammartino

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Porto Badisco, Capitaneria e Vigili all’opera per liberare la costa da boe e gavitelli abusivi


Gli uomini della Capitaneria di porto e la Polizia municipale di Otranto in azione a Porto Badisco, questa mattina alle prime luci del giorno, per liberare la costa dalle cime e dalle corde legate tra gli scogli e ripulire il fondale dagli ormeggi galleggianti ancorati sott’acqua. Un’operazione di bonifica di fondali e costa che ha visto il dispiegamento delle forze marine e terrestri della Capitaneria coordinate dal tenente di Vascello Donato Ostuni e il supporto della Polizia municipale di Otranto guidata da Vito Spedicato. Un’azione congiunta per limitare l’attracco abusivo dei natanti da diporto in questo tratto costiero, salvaguardandolo così dall’inquinamento. Alla motovedetta Cp 809 che giungeva da mare con tre marinai a bordo, intorno alle 8.30 del mattino si è sommato infatti l’intervento di due sommozzatori della Capitaneria che raggiungevano gli ormeggi abusivi dalla spiaggia, mentre due agenti di polizia giudiziaria intervenivano sul lato costiero liberandolo dai cavi recuperati dai sub. All’arrivo dei militari solo una barca, un gozzo in legno, era legata alla scogliera. Sul luogo i militari hanno rinvenuto però numerose cime cui corrispondevano una serie di boe di plastica che galleggiavano sotto il pelo dell’acqua, e che con i gavitelli erano poi ancorati ai cosiddetti “corpi morti”, massi di pietra nascosti sott’acqua che consentono l’attracco a pochi metri dalla riva, dove in estate è pieno di bagnanti: “Una situazione che andava avanti da così tanto tempo”, si legge nella nota ufficiale della Capitaneria, “che salentini e vacanzieri ormai davano per scontato che quel pezzo di mare cristallino da cui immergersi per godere di un rinfrescante bagno estivo fosse adibito a porticciolo. Invece gli ormeggi erano del tutto privi di autorizzazione”, continua la nota. “Sul fondale infatti sono stati trovati e recuperati ancoraggi per le boe non a norma, e per galleggianti si utilizzavano lattine di olio combustibile, contenitori e recipienti di plastica di ogni genere”. Non sono ancora stati rilevati illeciti da parte degli investigatori, che continuano il pattugliamento delle coste per scongiurare il ripetersi del fenomeno, ricercando gli autori materiali di questi abusi perpetrati ai danni del patrimonio costiero.

Salvo Sammartino


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