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Sel Salento sul parco eolico a Corigliano


Sinistra Ecologia e Libertà, federazione del Salento, ha diffuso una nota in cui si dimostra allarmata sull’ipotesi di un parco eolico a Corigliano d’Otranto. La notizia è arrivata a mezzo comunicato stampa:

Sel Salento auspica che il consiglio comunale di Corigliano d’Otranto respinga il progetto di un parco eolico di 20 pale eoliche della potenza complessiva di 60 Mw che dovrebbe sorgere in gran parte sull’altopiano della serra “Murica”, e in piccola parte nel suo versante sud ovest, a sud della Strada Provinciale Corigliano-Galatina. Il Parco, di grosse dimensioni, impatterebbe in maniera eccessiva sul patrimonio culturale, ambientale e paesaggistico. L’area infatti è caratterizzata da un’antica antropizzazione, pensiamo ai resti ceramici risalenti a un villaggio messapico arcaico, del IV sec. a.C.; gli aerogeneratori inoltre, alti 100 metri, compirebbero una vera e propria irruzione in un paesaggio affascinante e peculiare come Specchia Murga che, tra muretti a secco e ulivi secolari, racconta una bellezza paesistica frutto di un equilibrio tra viabilità e tutela del territorio, tra zone industriali e agricoltura. La struttura geologica e geoclimatica del nostro Paese ci può consentire di pensare ad un futuro esclusivamente rinnovabile. Ma non a scapito del paesaggio, dei beni culturali, della sicurezza dei cittadini. SEL sostiene l’energia eolica con la partecipazione al capitale delle comunità locali, sviluppando anche le possibilità dell’eolico in mare nel rispetto dei paesaggi, la diffusione del mini e microeolico e il sostegno alla ricerca dei sistemi di eolico senza pale o di quello troposferico. Il progetto del parco di Corigliano rappresenta ancora una volta un impiego improprio e altamente impattante delle energie pulite, le uniche, se usate in armonia con il paesaggio e il territorio, a essere foriere di uno sviluppo sostenibile, lungimirante e di qualità.

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Maglie: Sel approfondisce su Imu e Tarsu


Le tasse non sono qualcosa di piacevole per nessuno, ma a Maglie le polemiche non mancano e a volte sono supportate anche da qualcosa di più che un commento meramente politico. Il che in tempi di crisi non è certo un male: i magliesi, così come accade anche ad altri, si ritrovano a farsi i conti in tasca, scoprendoci forse molto poco. E a giugno si sono ritrovati a fare i conti con Imu e Tarsu.

È in quest’ottica che interviene il segretario di Sel Maria Teresa De Maggio con una nutrita e dettagliatissima nota alla stampa:

«Il mese di giugno 2012 per i cittadini magliesi sarà decisamente ricordato come uno dei più pesanti dal punto di vista degli impegni fiscali. Imu, tassa maledetta dai più, appuntamento con Irpef e addizionali da Unico o 730 e, visto l’incredibile tempismo della nostra amministrazione, bolletta della Tarsu (Tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani), colpo di grazia soprattutto per i redditi medio-bassi che sono oramai al limite della povertà. Premesso che i magliesi si sono dimostrati impegnati e volenterosi nel mettere in atto una seria raccolta differenziata dei propri rifiuti domestici portando la città a risultati degni di nota, a oggi ciò non sembra affatto premiarli, tanto da chiedersi se il ciclo di tale sistema sia effettuato in maniera realmente corretta e efficiente, giacché, pur dovendo produrre un abbattimento di costi, in realtà non fa ricadere questo effetto sulle tasche dei cittadini. Prendiamo atto che ai risultati conseguiti dalla cittadinanza, infatti, non solo non è corrisposto alcun beneficio in termini economici ma, anzi, il cittadino magliese si è visto recapitare il nuovo avviso Tarsu caratterizzato da una serie di poco trasparenti elementi. Alcuni hanno ricevuto, come in verità già preventivato da un manifesto del sindaco, un’integrazione della Tarsu 2011, altri hanno riscontrato aumenti in percentuali differenti gli uni dagli altri. È doveroso, per il circolo Sinistra Ecologia e Libertà di Maglie, a questo punto, chiedersi, pur ammettendo (forzatamente) la necessità sia delle integrazioni 2011 e degli aumenti, per quale arcano motivo vi sia una disparità di situazioni nelle quali si riscontra che tali aumenti non sono applicati a tutti i contribuenti in egual misura e che le integrazioni 2011 non riguardano la totalità dei destinatari. Sicuramente un manifesto esplicativo relativo all’emissione dei nuovi avvisi e delle particolari casistiche sarebbe stato gradito da tutti i cittadini che oggi si interrogano sulle differenze e sugli aumenti. Come se tali anomalie non bastassero, appuriamo l’aggravante della scadenza. In un mese infausto come questo, il Comune ha sentito l’ impellente necessità di battere cassa e di fissare al 30 giugno la scadenza della Tarsu (suddivisa in sole 2 rate) aggravando ulteriormente la già complicata situazione del momento e mettendo a dura prova la pazienza dei cittadini che, immaginiamo, nella maggior parte dei casi rimanderanno i pagamenti al ricevimento della cartella confidando in un futuro migliore. Nel frattempo la giunta comunale, giusto per non farci mancar nulla, delibera l’aumento dal 7,6 al 9,6 per mille dell’aliquota Imu su seconde case e altri fabbricati senza ritoccare (si sperava al ribasso) l’ aliquota del 4 per mille sulla prima casa sfidando in maniera definitiva la soglia di sopportazione dei cittadini magliesi.»

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Scorrano, Sel si dissocia dai manifesti elettorali


Il logo di un partito su un manifesto elettorale e il partito in questione prende le distanze. È accaduto a Scorrano, dove è comparso un manifesto elettorale, in cui si leggeva che i partiti di Sinistra Ecologia e Libertà e Rifondazione comunista appoggiavano il candidato sindaco di centrosinistra Fernando Presicce. Non ci sarebbe stato nulla di strano, tranne che la lista che sostiene Presicce è una civica, che contiene candidati di forze politiche anche di destra, una prassi in fondo normale, in un paese in cui le facce contano più degli orientamenti politici. Ma Sel provinciale si è dissociato.

“Sinistra Ecologia Libertà si dissocia – si legge sul sito di Sel Salento – da quanto scritto dal Movimento Sinistra Scorranese sul manifesto murario fatto affiggere per le strade di Scorrano. Dal manifesto si evince che il partito sostiene, assieme al Prc, la lista Uniti per Scorrano che sostiene Presicce come candidato sindaco. Quanto scritto risulta essere pertanto falso ed è illecito l’utilizzo del simbolo elettorale e del nome del partito. A Scorrano non esiste nessun circolo territoriale regolarmente riconosciuto né cittadino o cittadina regolarmente iscritto/a al partito. La federazione salentina ringrazia quanti prontamente hanno denunciato il fatto e si riserva di fare ulteriore chiarezza sull’accaduto”.

In realtà gli iscritti a Scorrano, almeno per quanto riguarda Rifondazione Comunista, ci sono, fatto comprovato da passate elezioni e non solo a livello comunale. Forse però la diatriba non sarebbe accaduta non tirando fuori dei simboli, che, nonostante la loro potenza evocativa, in una cittadina come Scorrano, che si orienta in base alla conoscenza diretta delle persone è pressoché inutile.  Le elezioni sono alle porte: il 6 e il 7 maggio gli scorranesi decideranno il successore di Mario Pendinelli, tra Antonio Mariano e Fernando Presicce.

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Piconese e il posto in Provincia -parte 2


Continuano le rimostranze nei confronti di Salvatore Piconese che si è difeso dalle accuse di Sel e dando inizio alla controffensiva del Pd.
Il 22 febbraio il sindaco Uggianese, ora anche consigliere provinciale, replicava così a Sel: “Penso che valga la pena diffidare un po’ da chi in politica recita la parte di Alice nel paese delle Meraviglie”. Due giorni dopo il consiglio provinciale di Palazzo dei Celestini segna un nuovo atto. Piconese prende il posto lasciato dalla Capone e si difende dalle accuse di Sel, che nel frattempo ha avviato una raccolta firme on line per ottenerne le dimissioni, definendo Sinistra per il Salento una lista civica e scaricando la colpa dell’incidente diplomatico a problemi interni a Sel.
Anna Cordella, segretaria provinciale di Sel, per l’occasione ha dichiarato l’indignazione nei confronti della tracotanza di Piconese: “Mi sento di ricordare a Salvatore che Sinistra per Il Salento non era una lista civica. I 13mila elettori che nel 2009 votarono per Sinistra per Il Salento aderirono a un progetto politico di riunificazione delle sinistre, Sel appunto. Progetto che poi Salvatore Piconese, come ha avuto modo di spiegarmi, ha lasciato non per divergenze politiche ma per opportunità amministrative.
Le deduzioni di Piconese in base alle quali la nostra legittima richiesta servirebbe e risolvere problemi interni sono ridicole e irrispettose.
Mi sento di dire a Salvatore che, a causa della sua scelta, né io né i compagni di Sel, né gli elettori che hanno chiesto di essere rappresentati dal quel progetto politico, possiamo sentirci sereni.
Mi auguro che Salvatore ed il Pd possano riconsiderare questa posizione”.
Intanto Il Pd difende fermamente Piconese e replica tramite il segretario leccese Salvatore Capone: “Non intendiamo entrare in una polemica che non comprendiamo”.
Mimmo Saponaro invece affida a Facebook la propria amarezza, così scrive l’ex segretario Provinciale di Sinistra Democratica: ” Piconese forse dimentica la genesi di Sinistra per il Salento, nata non al tavolo dei segretari dei tre partiti che la costituivano ( Rifondazione Comunista, Sinistra Democratica e Verdi) ma da un percorso politico avviato con la Sinistra l’Arcobaleno l’anno prima, primo esperimento di riunione in un’unica lista dei partiti a sinistra del Pd) e fino a giungere a oggi con Sinistra Ecologia e libertà.
Sinistra per il Salento nasce dalla consapevolezza degli iscritti dei tre partiti che era necessaria una proposta politica alternativa al Pd. Da lì a poco il passo fu breve per la nascita di Sinistra Ecologia e Libertà.
Ritenevamo pertanto necessario iniziare questo percorso politico, condiviso anche dallo stesso Piconese che accettò di rappresentare questo progetto politico nel collegio e a cui fu pure finanziata la campagna elettorale (così come a tutti i candidati di Sinistra per il Salento) con le casse dei tre partiti.
Loredana Capone occupava, prima delle dimissioni, il seggio di garanzia, come spesso ha voluto precisare, un seggio che garantiva l’integrità del centro sinistra e rappresentava sopra tutto le forze politiche non presenti in consiglio provinciale. Non era un seggio del Pd ma di Sel. Nel Salento, dalle provinciali alle regionali, Sinistra Ecologia e Libertà hanno ottenuto risultati eccellenti addirittura migliorando da 13mila voti ottenuti nel 2009 ai 32mila del 2010.
Chiediamo pertanto, in qualità anche di titolari della storia di quei giorni, un passo indietro e le dimissioni di Piconese che, a nostro avviso, occupa abusivamente un seggio che non appartiene al Pd”.

Jenny De Cicco

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Salvatore Piconese, scorretto il suo ruolo in Provincia?


Salvatore Piconese, suo malgrado, al centro della polemica politica.
La vicenda è nata a fine gennaio, quando Loredana Capone ha abbandonato lo scanno da consigliere d’opposizione in provincia, e al suo posto è subentrato il non eletto, all’epoca delle provinciali nella lista Sinistra per il Salento, Salvatore Piconese, meglio noto come il primo cittadino di Uggiano la Chiesa. Nel frattempo Piconese si è iscritto al Pd, mentre Sinistra per il Salento è poi confluita in Sel, come in questi giorni ha fatto notare Giuseppe Vergari, della sezione Sel di Giuggianello.
Ieri il comunicato della segreteria di Lecce del partito vendoliano, che si associa alla linea di Vergari e rimarca come “Piconese ricoprirà quell’incarico perché nelle provinciali del 2009 fu il più suffragato di Sinistra per il Salento, lista che ottenne più di 13mila preferenze e che, di lì a pochi mesi, sarebbe diventata Sinistra Ecologia Libertà.
Il sindaco di Uggiano, nel frattempo si è iscritto al Partito Democratico e pertanto si ritroverebbe a occupare indebitamente quello scranno di Palazzo dei Celestini, che il dispositivo elettorale assegna alla lista Sinistra per il Salento (oggi Sel) e non a un singolo collegio.
Il seggio che Piconese si accinge a occupare è un seggio conquistato da tutti quei 13mila elettori di Sinistra per il Salento e non dai soli elettori del collegio di Otranto.
Così, Piconese esprimerebbe nel consiglio provinciale unicamente un allarmante vuoto di rappresentanza, dal momento che egli deve la propria elezione a una formazione politica che ha abbandonato. Egli si trova nella scomoda condizione di rappresentare unicamente la propria aspettativa personale di occupare un ruolo di responsabilità istituzionale che si somma a quello già rivestito come apprezzato sindaco del proprio comune.
Chiediamo a Piconese di lasciare l’incarico di consigliere provinciale, di fare un passo indietro in nome della buona politica, del buon governo e del rigore intellettuale che dovrebbe essere la bussola di chi fa politica a sinistra. E chiediamo al suo attuale partito, il Pd, di spingere in coscienza il suo nuovo consigliere a rinunciare a occupare senza legittimità politica una postazione guadagnata da altri.
Gli chiediamo di lasciare quel seggio ottenuto con i voti di Sinistra per il Salento in nome di quel cambiamento che Piconese dice di costruire ogni giorno nel suo operato di sindaco. Cambiamento che per noi non significa trasformismo, politicismo, rampantismo ma desiderio di riscatto, trasformazione, rinnovamento. Non per se stessi e di se stessi ma a servizio della collettività”.

Jenny De Cicco

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Manifestazione di Monopoli, la politica aderisce al di là delle bandiere


Fronte compatto della politica della regione che si prepara alla manifestazione del comitato “No Petrolio” di Monopoli il prossimo 21 gennaio. Nell’eventualità non dovesse essere sufficiente al cambio di rotta c’è chi, come il presidente del consiglio regionale Onofrio Introna, propone una petizione comunitaria per impedire l’estrazione d’idrocarburi nell’Adriatico.

Adesione di tutti i gruppi politici presenti in Regione, dei rappresentanti pugliesi in parlamento e probabile presenza del leader dell’Idv Antonio Di Pietro.

Durante la conferenza stampa di presentazione della manifestazione del 16 gennaio, Nichi Vendola ha sottolineato il ruolo della Puglia come ”la prima produttrice d’energia rinnovabile d’Italia. Per noi il petrolio è il mare. Cercare il petrolio nel mare significa invece rischiare di distruggere quel tesoro che già abbiamo. Noi metteremo insieme tutto il potere istituzionale delle comunità, faremo tutti i passi che si potranno fare sul piano giuridico, diremo tutto ciò che si può esprimere sul piano politico per fare una grande rivolta, un grande momento di disobbedienza civile”.

L’iniziativa, promossa dal comitato “No petrolio” di Monopoli vede coinvolte anche province, amministrazioni comunali e associazioni.

Il presidente del consiglio Onofrio Introna ha sottolineato l’importanza della manifestazione, che rappresenta “un ulteriore passo in avanti nella battaglia per la salvaguardia dell’ecosistema e che si colloca nel solco della politica ambientale della Regione. Un modo per sollecitare il governo nazionale e il parlamento europeo ad approvare una legge contro lo sfruttamento delle risorse nell’ Adriatico”.

“A difesa non di un’idea, ma di un diritto”, si è schierato il capogruppo Pdl Rocco Palese, “pronto a scendere in piazza non solo a Monopoli, ma ovunque serva”.

A concludere l’incontro l’assessore regionale all’Ambiente Lorenzo Nicastro, che ha puntato il dito contro le scelte di politiche energetica del governo nazionale,”dietro le quali si nascondono interessi economici e tentativi di controllo sul nostro territorio da parte delle multinazionali del petrolio che è necessario scongiurare”. Al termine della conferenza stampa il capogruppo dell’Idv regionale Orazio Schiavone ha dichiarato: “Quanto i governi nazionali hanno fatto negli ultimi anni rispecchia una forte influenza delle multinazionali. La Puglia ha un ruolo pionieristico nel settore delle rinnovabili e per questo può diventare la testa di ponte per orientare diversamente le linee energetiche nazionali. Il gruppo consiliare dell’ Idv, come pure il presidente nazionale Antonio Di Pietro, aderisce alla manifestazione del prossimo 21 gennaio, ritenendola una occasione fondamentale per il popolo pugliese e per l’Adriatico”.

Il presidente del consiglio regionale Onofrio Introna intanto propone una raccolta firme per dire no alle piattaforme petrolifere nelle acque italiane a livello europeo, se non si dovesse pervenire in tempi brevi ad una moratoria per le prospezioni nel Mediterraneo, sarà necessaria una grande petizione popolare all’Unione Europea contro il petrolio in mare. L’obiettivo è la raccolta di un milione di firme che servono per sostenere un’iniziativa popolare davanti alle autorità comunitarie, non sarà difficile ottenere la più ampia adesione al documento da inviare alla Commissione Europea e al Commissario europeo all’Ambiente, perché prendano atto della volontà univoca, effettiva, di tutti i pugliesi e di tutti gli italiani, di difendere l’ambiente e scegliere un futuro di bandiere blu e di mare pulito”.

Jenny De Cicco

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Adesioni di Sel e Ppv alla manifestazione di Monopoli contro le trivelle


Sostegno da Sel e Ppv nella manifestazione del 21 gennaio prossimo di Monopoli, contro le trivelle nell’Adriatico.

Esprimono con una nota congiunta dei presidenti dei gruppi consiliari de La Puglia per Vendola, Angelo Disabato, e di Sinistra Ecologia e Libertà, Michele Losappio, il sostegno alla prossima manifestazione.

“La Puglia per Vendola e Sinistra Ecologia e Libertà sabato 21 gennaio 2012 sosterranno la Piazza di Monopoli contro le trivellazioni petrolifere nell’Adriatico. Dalla Puglia prenderà il via una grande mobilitazione in cui le regioni italiane costiere, cittadini sindacati, imprese, professionisti faranno sentire forte il proprio dissenso.

L’auspicio è che la politica tutta sia coesa nella consapevolezza dei disastri ambientali con gravi ripercussioni sulla salute degli esseri umani che le attività di ricerca di idrocarburi in mare possono procurare.

In Puglia, dal Salento al Gargano, il precedente governo nazionale ha autorizzato la ricerca di idrocarburi. Ci opporremo con forza a questi segnali inequivocabili provenienti dal governo nazionale e dall’Europa che non hanno alcuna intenzione di fermare queste operazioni di ricerca.

La Puglia per Vendola e Sinistra Ecologia e Libertà a Monopoli rinnoveranno il loro no alle trivellazioni petrolifere nell’Adriatico, auspicando che vi sia una serrata opposizione di tutti i nostri parlamentari italiani ed europei nei confronti delle operazioni offshore, in totale contrasto con la vocazione del nostro territorio, rivolta a uno sviluppo economico, turistico e rurale in armonia con il paesaggio, sicura ricchezza per la nostra Regione”.

Ecco dunque l’ennesima adesione alla manifestazione che conta ormai sostegno da qualsiasi parte e partito politico presente in Puglia e che vuole coinvolgere tutte le regioni adriatiche d’Italia e anche i territori balcanici, puntando sulla sensibilità, in parte dovuta al recente disastro delle coste australiane e l’insostenibilità ecologica ed economica degli idrocarburi come fonte energetica primaria della società italiana.

Jenny De Cicco

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Contro le trivelle adesioni dal mondo politico e dal comitato di Tutela per Porto Miggiano


La Puglia è una regione che tiene alle sue ricchezze e le difende, la natura e le verdi acque cristalline sono le sue risorse.

Il caso trivelle nell’Adriatico è nato a seguito della denuncia di un membro del comitato di Tutela per Porto Miggiano, che appoggia ed è referente per il Salento del movimento “No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili” organizzatore della manifestazione per contrastare l’estrazione di idrocarburi nel mare di Puglia, prevista il 21 gennaio prossimo a Monopoli.

Il comitato appoggia e in una riunione – il 28 dicembre – deciderà la partecipazione alla manifestazione. Sostegno anche dal mondo politico con una nota congiunta dei capigruppo de La Puglia per Vendola, Angelo Disabato e di Sel, Michele Losappio, in cui si fa un appello al mondo della politica, per una partecipazione numerosa.

“Dalla Puglia – scrivono i politici pugliesi – prenderà il via una grande mobilitazione delle regioni italiane costiere, cittadini, sindacati, imprese e professionisti contro le trivellazioni petrolifere nell’Adriatico: ma non basta, è necessario che la politica continui a far sentire forte il proprio dissenso. La politica tutta deve essere coesa e consapevole dei disastri ambientali con gravi ripercussioni sulla salute degli esseri umani che le attività di ricerca di idrocarburi in mare possono procurare. Ora la discussione sulla sicurezza delle attività offshore è sul tavolo del parlamento europeo mentre in Puglia, dal Salento al Gargano, il precedente governo nazionale ha autorizzato la ricerca di idrocarburi. Ci opporremo con forza a questi segnali inequivocabili provenienti dal governo nazionale e dall’Europa che non hanno alcuna intenzione di fermare queste operazioni di ricerca. Pertanto, La Puglia per Vendola e Sinistra Ecologia e Libertà sabato 21 gennaio 2012 sosterranno la piazza di Monopoli auspicando che si mobiliti una serrata opposizione di tutti i nostri parlamentari italiani ed europei contro con le operazioni offshore, in totale dicotomia con la vocazione del nostro territorio, rivolta a uno sviluppo economico, turistico e rurale in armonia con il paesaggio, sicura ricchezza per la nostra regione”.

Intanto il gruppo di Tutela, che è il referente del comitato No Petrolio di Monopoli, parlerà dell’estrazione d’idrocarburi il 28 dicembre a Martano presso la sala Woijtila, alle 18,30, e della costituzione legale del Comitato per permettere l’intervento in battaglie legali.

“A distanza di cinque mesi dalla prima manifestazione dicono dal comitato – il sit in del 30 luglio sotto la torre, il comitato di Tutela per Porto Miggiano è diventato un movimento conosciuto in tutta la regione, che conta migliaia di sostenitori in tutta Italia. Il gruppo ha ricevuto sostegno di artisti – celebre l’apparizione dei Sud Sound System con la maglietta del Comitato durante l’ultima Notte della Taranta – e di personalità che hanno permesso d’allargare i confini della protesta contro la cementificazione a Porto Miggiano, migliaia di persone hanno firmato la petizione all’assessore Barbanente”.

Jenny De Cicco

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Petrolio nell’Adriatico: la politica pugliese confida in Monti


Proteste contro le piattaforme petrolifere nel Salento. I politici pugliesi confidano nel nuovo governo Monti su una moratoria che blocchi le attività, intanto sono state inviate 800 cartoline al ministro Corrado Clini su iniziativa di Giuseppe Longo recanti le immagini più belle delle coste pugliesi.

Lo rende noto il consigliere regionale Giuseppe Longo (UDC) che dichiara la sua viva soddisfazione nella riuscita dell’iniziativa. “Devo ringraziare pubblicamente i numerosi amici che hanno accolto il mio invito ad inviare cartoline del nostro mare al ministro Clini per protestare contro le piattaforme petrolifere. Si tratta – prosegue Longo – d’un segnale importante e della conferma di quanto i cittadini siano legati al nostro mare.

Quello dell’invio delle cartoline è un modo tanto semplice quanto efficace per ribadire questo concetto e farlo metabolizzare anche al ministero dell’ambiente. La Puglia produce già energia a sufficienza, anzi più del dovuto, e non capisco il perché dobbiamo anche sacrificare la nostra terra ed il nostro mare nella ricerca di idrocarburi. Quindi le autorizzazioni vanno bloccate. Una volta tanto si chiedano sacrifici anche ad altri”.

Le occasioni per ribadire il “no”, sono offerte anche dal consiglio regionale, attraverso il suo presidente Onofrio Introna, che lo propone sul tavolo del nuovo sottosegretario all’ambiente Tullio Fanelli, di origini foggiane.

Ricordando le numerose iniziative a vari livelli istituzionali, “nel quadro di un generale e pacifico stato di mobilitazione dell’opinione pubblica regionale”, Introna ha illustrato al sottosegretario Fanelli “una serie di atti che consentiranno di apprezzare le esigenze della salvaguardia ambientale sulle quali l’intera Puglia insiste da tempo e che hanno ottenuto larga adesione e consenso anche in sedi extraregionali”.

Mentre i presidenti de La Puglia per Vendola Angelo Disabato e di Sinistra Ecologia e Libertà, Michele Losappio affidano le proprie speranze in una nota stampa.

“E ora non ci resta che confidare in una discontinuità del Governo Monti con il Governo Berlusconi sulle trivellazioni e prospezioni petrolifere al largo della Puglia – scrivono i presidenti – Confidiamo in un senso di maggiore responsabilità e rispetto verso le vocazioni ambientalistiche, economiche e culturali della nostra terra che sinora non abbiamo avuto modo di constatare. Siamo in una regione che ha un patrimonio naturale, artistico e architettonico tra i più belli al mondo, per la nostra economia giacimento di ricchezza turistica, di energia rinnovabile, motore di sviluppo industriale e rurale.

Con i sistemi civili e democratici che la costituzione italiana garantisce la Regione Puglia si è opposta a ogni iniziativa di ricerca e coltivazioni di idrocarburi liquidi nel mare Adriatico: il consiglio regionale pugliese all’unanimità con un articolo unico ha vietato ogni genere di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi, lo stesso hanno fatto le altre otto regioni adriatiche italiane, è intervenuta la Conferenza dei Presidenti dei consigli regionali chiedendo al governo Monti un ordine del giorno che blocchi tutti procedimenti autorizzativi in corso. Tutto è stato fatto. Il salvare il mare, la salute e l’economia dei pugliesi, ora non ci resta che confidare in un’inversione di rotta rispetto al passato del Governo Monti”.

Jenny De Cicco

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