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Lecce Palermo: pari e delusione


Finisce sull’uno a uno l’attesa partita tra Lecce e Palermo. Le sconfitte di Parma, Siena e Fiorentina –dirette concorrenti per la salvezza- avevano fatto sognare i tifosi giallorossi, convinti che una vittoria avrebbe fatto fare un bel balzo in avanti al Lecce. Così, però, non è stato. Eppure l’inizio del match non poteva essere migliore: al 4′ minuto Munoz stende Bertolacci. Tagliavento decreta il calcio di rigore che Di Michele realizza. La squadra salentina sembra volare e si procura altre due occasioni da gol, sempre con Bertolacci, il quale però le spreca malamente. I minuti dal 15′ al 17′ disegnano un volto completamente diverso alla gara: dapprima, infatti, un’uscita a vuoto di Benassi regala il colpo di testa vincente a Munoz, che pareggia. Subito dopo, Oddo si fa superare in corsa da Hernandez e non sa far meglio che stenderlo e così l’arbitro lo espelle. Uno a uno e Lecce in dieci. I circa 9mila spettatori presenti al Via del Mare sono increduli, tutto faceva presupporre a una giornata migliore. Cosmi è costretto a sostituire Bertolacci per rinforzare la difesa con Tomovic e la contemporanea assenza di Cuadrado rende il Lecce privo di elementi capaci di incunearsi nell’area avversaria per far male, a eccezione di Muriel. Il Palermo, naturalmente cerca di far sua la gara, ma non riesce a essere a sua volta incisivo. Verso la fine del tempo, per fortuna del Lecce, Bertolo cede alla provocazione di Del Vecchio e lo colpisce facendosi a sua volta espellere: si tornerà a giocare nella ripresa in dieci contro dieci.

La ripresa delle ostilità si apre con un errore di Miglionico, il quale con uno scellerato retropasaggio per poco non spalanca la via del gol al Palermo. Poi anche il Lecce gioca e al 22′ Di Michele lamenta un rigore non concesso. I due portieri Viviano e Benassi sono bravi infine a negare il gol agli attaccanti avversari e sul finale Esposito salva la propria porta su un contropiede dei siciliani. Finisce uno a uno e la sensazione è quella di una grande occasione sprecata per il Lecce. Probabilmente Cosmi questa volta avrebbe potuto rischiare qualcosa in più. Quanto all’arbitro Tagliavento va detto che le sue decisioni hanno lasciato più di qualche perplessità e sono apparse particolarmente penalizzanti per la squadra salentina.

Ora il Lecce deve andare a Novara e poi ospiterà il Cesena – due scontri diretti – e a seguire la Roma, in lotta per le posizioni di vertice, in casa: servono vittorie, altrimenti il sogno della salvezza svanirà definitivamente.

Deodato Giovanni Guida

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Lecce – Siena: spettacolo del gol al Via del Mare


Quando l’arbitro Rizzoli di Bologna decreta la fine del primo tempo tra Lecce e Siena, sul risultato di 1 a 1, neppure il più ottimista dei supporter giallorossi avrebbe potuto immaginare il secondo tempo trionfale della squadra di casa, alla fine vittoriosa per 4 a 1 sul Siena di mister Sannino. Nel primo tempo, infatti, la squadra salentina appare sin troppo contratta, gioca per vie orizzontali invece di proporre veloci verticalizzazioni e, in definitiva, permette al Siena di fare la partita. I toscani schierati con un 3.4.2.1 propongono il due di fantasisti Reginaldo-Brienza alle spalle del sempre valido Calaiò e controllano la gara, risultando spesso anche minacciosi dalle parti di Benassi. Al 12′ – subito dopo l’ennesimo infortunio a Esposito sosituito da Di Matteo- è Rossettini dal centro area a sprecare una facile palla gol e al 24′ è Del Grosso che approfitta di una distrazione in marcatura di Cuadrado per trafiggere Benassi con un bel diagonale. Uno a zero per il Siena e palla al centro. Il Lecce, schierato da Cosmi col solito 3.5.2 accenna una reazione che, comunque, porta al pareggio al minuto 32: prima Muriel dal limite con un bel rasoterra invita alla difficile deviazione in angolo il portiere ospite Pegolo e nella mischia conseguente al corner è proprio il giovane talento colombiano a trovare il gol del pari, complice la distrazione collettiva del pacchetto arretrato senese. La prima frazione di gara si conclude così sull’uno a uno, ma sugli spalti serpeggia il malumore per la prova offerta dall’undici salentino: ben altro ci vorrebbe, secondo i tifosi e gli addetti ai lavori stampa compresa, per avere la meglio degli organizzati e validi avversari, diretti concorrenti per la salvezza. Nei primi venti minuti della ripresa la partita scorre blanda eccezion fatta per una bella azione di Cuadrado da una parte e dell’ex Angelo dall’altra. Ma è al 21′ minuto che arriva la grande svolta del match: Muriel riceve palla sulla destra e dribbla come birilli 4-5 avversari e, una volta entrato in area, viene atterrato dall’ex barese Gazzi, nel frattempo subentrato a Parravicini. Rizzoli decreta il calcio di rigore ottimamente trasformato da Di Michele. Il Lecce è finalmente in vantaggio! Il Siena cerca di reagire, entra anche Destro in attacco al posto di Reginaldo ma, al 36° un fantastico gol “coast to coast” dell’altro talento colombiano Cuadrado chiude la partita: il leccese prende palla nella propria trequarti, percorre 70 metri di campo, salta 4 avversari e trafigge Pegolo con un pregevole pallonetto: 3 a 1 e apoteosi al Via del Mare. Nei minuti di recupero poi- dopo la stupida esplulsione di Blasi- una splendida punizione di Brivio s’insacca con traiettoria potente e precisa alle spalle di Pegolo: 4 a 1! Cosmi festeggia con i tifosi, il Via del Mare con i suoi 7000 fedelissimi diventa pieno di entusiasmo e la salvezza ora appare decisamente più vicina.

Deodato Giovanni Guida

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Lecce-Inter: una grande vittoria per la svolta


La partita della svolta è arrivata. Con la vittoria sofferta e bellissima contro i campioni dell’Inter alla prima giornata del girone di ritorno, il Lecce prende tre punti importantissimi in chiave salvezza e acquista una notevole dose di autostima, necessaria quanto i punti in classifica per realizzare quella che fino a qualche settimana fa sembrava un’impresa impossibile. Al cospetto di circa 15mila spettatori -gran parte dei quali di fede nerazzurra-, i quali rendono comunque calorosa una giornata uggiosa, al Via del Mare le due squadre si presentano con assetti tattici diversi: il Lecce col solito 3.5.2, nel quale spiccano l’impiego dei nuovi acquisti Miglionico-al centro della difesa- e Blasi-nel cuore del centrocampo. Entrambi risulteranno decisivi per il buon esito della gara, in quanto capaci, come si sperava, di apportare esperienza e personalità alla squadra gialllorossa. L’Inter, invece, articola un 4.3.1.2 con Sneijder alle spalle del due Milito-Pazzini, con il formidabile brasiliano Maicon ed il veloce giapponese Nagatomo pronti a far decollare il gioco sulle fasce laterali.

La partenza della gara è vivace da parte di tutte e due le squadre.

Nel corso dei repentini capovolgimenti di fronte le occasioni migliori capitano prima a Muriel per il Lecce, il quale in velocità ridicolizza Samuel, ma non riesce ad insaccare, complice la pronta uscita di Julio Cesar, poi a Milito- complice l’unica distrazione di Benassi-, allo stesso Samuel di testa e a Pazzini per l’Inter, ma sugli ultimi due Benassi compie due parate capolavoro, che danno il via al suo pomeriggio da eroe sportivo. E così, al 40′ minuto, proprio nel momento migliore dei nerazzurri milanesi, il Lecce passa in vantaggio con uno splendido gol di capitan Giacomazzi, il quale a centro area raccoglie un cross dell’ottimo Oddo e con un bel diagonale trafigge inesorabilmente il portiere ospite. Il primo tempo, dunque, si chiude sull’uno a zero per i giallorossi salentini.

Nella ripresa Ranieri cambia l’assetto della sua squadra passando al 4.4.2, con Alvares che prende il posto di Sneijder, nel chiaro intento di allargare il gioco sugli esterni. L’inter diventa padrona del campo, ma il Lecce si difende con ordine e precisione. Due gol, per la verità, i nerazzurri riescono pure a segnarli, prima con Samuel e poi con Milito, ma entrambe le marcature sono macchiate dalla posizione di fuorigioco dei due, prontamente rilevata dal collaboratore di linea dell’arbitro Banti. Poi per il Lecce entra Obodo per Giacomazzi -infortunato- e l’altro nuovo acquisto, il giovane Seferovic, al posto di Muriel e per l’Inter Zarate per Obi. La gara rimane apertissima ed al 90° serve un altro miracolo di Benassi sulla conclusione ravvicinata di Pazzini per salvare il risultato e sul conseguente contropiede giallorosso e Julio Cesar, invece, ad evitare il due a zero sulla forte conclusione dell’ottimo Di Michele.

Finisce così la partita. Il Lecce vince uno a zero e l’esultanza sfrenata sotto la curva nord di mister Cosmi la dice lunga sull’importanza di questa vittoria.

Ora sotto con un’altra settimana di passione: mercoledì il Lecce sarà di nuovo in campo ad Udine e domenica avrà lo scontro diretto in casa contro il Bologna. Il tutto in attesa degli ultimi colpi di mercato, che chiude martedì 31 gennaio. Si parla insistentemente dei ritorni di Delvecchio e Boijnov in entrata e della cessione di Oliveira alla Fiorentina, in uscita.

Deodato Giovanni Guida

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Lecce, l’andata termina con un pari


Il Lecce di Serse Cosmi ha chiuso il girone d’andata con 13 punti, l’ultimo dei quali conquistato domenica scorsa al Via del Mare contro il Chievo Verona. La gara ha segnalato subito una partenza a handicap per i salentini i quali, dopo appena un quarto di gara, si sono trovati sotto di due gol – realizzati dall’ottimo nazionale Under 21 Alberto Paloschi, scuola Milan, complici due grossolani errori della difesa con Tomocic e, soprattutto con Andrea “Ciccio” Esposito. Poi lo stesso Esposito ha accorciato le distanze nel primo tempo, durante il quale si è registrato anche un palo colpito dal colombiano Muriel.

Nella ripresa il Lecce ha continuato a spingere e il sospirato pareggio è giunto nel tempo di recupero con Di Michele, lesto a infilare in porta un bel traversone basso di Pasquato. La partita è finita quindi sul 2 a 2, con tanto di rissa finale in campo tra i protagonisti per un calcio di rigore reclamato dagli ospiti e non concesso dall’arbitro Mazzoleni.

Finisce così un girone d’andata davvero avaro di punti casalinghi per i giallorossi: dei 13 punti conquistati, che valgono la penultima posizione in classifica a sei lunghezze dalla quota salvezza, soltanto due sono scaturiti da altrettanti pareggi con Novara e, appunto, Chievo, gli altri 11 sono frutto di ottime performance esterne con le tre vittorie contro Cesena, Bologna e Fiorentina e 2 pareggi contro Genoa e Parma. Ora, per ambire a una salvezza difficile, ma ancora possibile, bisogna cominciare a fare punti soprattutto tra le mura amiche e in particolare contro le dirette concorrenti: nei prossimi turni casalinghi sono attese l’Inter domenica prossima e poi le pericolanti Bologna e Siena. In queste gare contro squadre coinvolte nella bassa classifica il Lecce dovrà costruire e rafforzare le sue speranze. Per fare ciò, comunque, non sarà sufficiente – evidentemente – l’attuale organico, dimostratosi carente in tutti i reparti, specie nei centrali di difesa e d’attacco. Così la società sta correndo ai ripari ed appaiono ormai certi gli arrivi di Manuel Blasi dal Parma, centrocampista di qualità e quantità, e dell’esperto difensore centrale uruguaiano Miglionico dal Livorno: entrambi dell’80, possono dare un contributo di classe ed esperienza alla squadra di Cosmi.

Inoltre dall’Udinese arriverà l’esterno sinistro basso brasiliano nazionale Under 21 Gabriel Silva, di cui si dice un gran bene. Per il portiere circola il nome di Curci della Roma e per l’attacco quelli di Larrondo del Siena, di Bogdani del Cesena, di Iaquinta della Juventus e del laziale Libor Kozak. L’arrivo di uno tra questi è assolutamente necessario al Lecce, perché l’attuale parco attaccanti non è provvisto di un centravanti fisicamente forte, intorno al quale far ruotare i vari Di Michele, Muriel e Pasquato. Del Corvia di quest’anno è inutile parlare.

Deodato Giovanni Guida

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Fuori dalla Nord: una protesta civile


Prima, durante e dopo la partita contro la capolista Juventus circa 400 tifosi e ultras del Lecce hanno scelto di restare a cantare fuori dallo stadio Via del Mare per protestare contro il costo del biglietto di ingresso alla partita. Questo perché la società giallorossa del patron Giovanni Semeraro ha deciso – come sempre accade nelle partite contro le “grandi” del campionato – di aumentare considerevolmente il prezzo del biglietto d’ingresso, portando il costo della curva a ben 30 euro. Tutto ciò, evidentemente, ha portato i tifosi storici del Lecce a sentirsi penalizzati, quelli che allo stadio ci vanno tutto l’anno e non una volta sola, come invece accade ai conterranei tifosi di Milan, Juventus e Inter. Tra l’altro i ragazzi della Nord non sono abbonati per protesta contro la tessera del tifoso e quindi comprano il biglietto di volta in volta per ogni singola partita. La società non ha fatto un prezzo minore per loro, anche se per la verità vi era l’offerta di poter acquistare, contestualmente, il tagliando per la prossima gara interna contro il Chievo a soli 5 euro. Ma ciò non è stato sufficiente a far desistere i supporter giallorossi dal loro civile momento di protesta. E così i soliti canti e cori questa volta si sono sviluppati fuori dallo stadio, con i tifosi controllati da due ali di poliziotti. Nei loro volti si legge delusione e rabbia contro la società Us Lecce che, per alcuni, è “insensibile verso i giovani fedelissimi che sono sempre qui nel bene e nel mare a tifare Lecce”, per altri la dirigenza “non tiene conto della crisi economica e che molti non lavorano o hanno dei lavori saltuari”, per altri ancora, ancora più pessimisti, “dei tifosi non importa niente a nessuno”. A questo si aggiungono le solite doglianze per la tessera del tifoso, per la cessione del loro idolo Chevanton, per la campagna acquisti sbagliata – specie sul fronte cessioni – e tutto il resto. Molti di questi ragazzi sono giunti da diversi paesi del Salento e sono rimasti lì per tutta la partita, anche sotto la pioggia. Gli unici momenti difficili si sono registrati a fine gara quando i tifosi volevano entrare nello stadio, ma la polizia gliel’ha impedito. E così vanno via, anche con la delusione dell’ennesima sconfitta che spinge il Lecce sempre più verso il ritorno in serie B.

Deodato Giovanni Guida

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Lecce – Juventus: ancora zero punti


Al cospetto di oltre 23mila spettatori paganti – record stagionale di presenze ed incasso – dei quali più dell’80% di fede bianconera, la capolista Juventus e il fanalino di coda Lecce danno vita a una partita povera di emozioni. L’epilogo naturale sarebbe stato un pareggio, ma l’ennesima distrazione difensiva leccese e gli errori sotto porta degli attaccanti di casa hanno portato alla vittoria per 1 a 0 dei bianconeri allenati dal fischiatissimo leccese Antonio Conte.

Reo, quest’ultimo, secondo i tifosi di casa, di un’esultanza di troppo per un gol segnato contro il Lecce quando giocava nella Juve e dei suoi trascorsi baresi, come allenatore. E così, tornando alla gara, l’unica nota positiva della giornata per il Lecce rimangono i circa 700mila euro incassati, nonostante parte dei tifosi della “Nord” rimasti fuori per protesta conto il caro biglietti. Di muovere la classifica però non se parla proprio e così sono ben 9 i punti che separano ora i giallorossi di casa dalla quart’ultima posizione utile per salvare la permanenza in serie A.

I salentini allenati da Serse Cosmi si schierano col solito 3.5.2 e affidano l’attacco al veterano David Di Michele e al giovane colombiano Luis Fernando Muriel, mentre la capolista risponde con un 4.3.3 che vede il tridente offensivo formato da Pepe, Quagliarella e l’ex Mirko Vucinic e le chiavi del gioco affidate al fortissimo centrocampista Andrea Pirlo, uno dei più grandi calciatori al mondo.

Nei primi venti minuti i padroni da casa giocano bene con il colombiano Cuadrado – alla fine il migliore in campo – sugli scudi ma, dopo i cambi per infortunio di Strasser con Oliveira da una parte e di Quagliarella con Matri dall’altra, sono i torinesi a trovarsi in vantaggio: Vucinic si accentra, la difesa si apre, sul tiro seguente Benassi non trattiene e proprio il nuovo entrato Matri realizza di testa il gol che alla fine risulterà decisivo. Nella ripresa il ritmo e le azioni gol calano ulteriormente, ma i padroni di casa hanno due ottime occasioni per pareggiare, una con Di Michele il quale, da favorevolissima posizione, spara un tiro alto e sbilenco di rara bruttezza, naturalmente inefficace. Poi con il subentrato Pasquato che, incredibilmente, da due passi grazia il portierone Buffon con un diagonale assolutamente da dimenticare. Vince la Juve per la gioia irrefrenabile dei suoi tifosi, perde il Lecce. Ora mancano due gare alla fine del girone d’andata: contro la Fiorentina fuori casa e poi contro il Chievo tra le mura amiche. Se il Lecce non fa punti, può iniziare a salutare con largo anticipo la tanto amata serie A.

Deodato Giovanni Guida

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Lecce: bel gioco, ma ancora zero punti


Il nuovo Lecce di Serse Cosmi perde la sua “prima” al Via del Mare 3 a 2 contro la Lazio di un super Miroslav Klose. Questo dice il risultato, ma la cronaca della partita e gli applausi dei 7mila presenti allo stadio certificano la rinascita, almeno sul piano del gioco e delle azioni gol, della squadra salentina. Si è vista insomma la mano del nuovo tecnico Cosmi il quale, da gran motivatore qual è, ha saputo incidere sul morale della squadra, facendola crescere in convinzione ed autostima. Ma, veniamo alla cronaca. Nel primo tempo il Lecce- schierato con un 4.4.2 nel quale spiccano i rientri di capitan Giacomazzi, Oliveira e Di Michele – costruisce con Muriel ed il redivivo Di Michele numerose palle gol e le spreca malamente. Al 12′ però il portiere laziale Marchetti stende l’esperto attaccante leccese appena liberato in area, l’arbitro decreta il rigore, ma non l’espulsione per fallo da ultimo uomo, che poteva starci. Di Michele stesso s’incarica della trasformazione del penalty e il Lecce è in vantaggio. La squadra di casa sfiora il raddoppio al 20′ con Muriel e subito dopo ancora con Di Michele. La Lazio- schierata dall’ex Edy Reia con il solito 4.3.1.2 nel quale il brasiliano Hernanes agisce da trequartista alle spalle del forte duo Klose-Rocchi – sembra frastornata eppure, al 28′, trova il pari: angolo di Ledesma, correzione aerea di Diakitè e il centravanti della nazionale tedesca Klose è pronto come un falco a insaccare la palla alle spalle dell’incolpevole Benassi. Anche sull’1 a 1 però, il Lecce continua a fare la partita ed è ancora il giovane colombiano Muriel ha divorarsi un gol al 37′, quando conclude male verso la porta laziale, invece di servire il liberissimo Giacomazzi a centro area. Il primo tempo si chiude in parità, col rammarico di un vantaggio salentino meritato, ma non realizzato.

Nella seconda frazione Reya ridisegna la Lazio con la difesa a tre e con alcuni cambi azzeccati: su tutti quello dell’albanese Cana, il quale trova lo spiraglio giusto per portare in vantaggio i suoi già al secondo minuto. Ma il Lecce non si arrende e sospinto dal pubblico e dal suo allenatore continua ad attaccare e trova il pari dopo un quarto d’ora con un bel colpo di testa di Ferrario su assist di Muriel. La partita diventa sempre più vivace, si registrano numerosi rovesciamenti di fronte nei quali entrambe le squadre possono assestare il colpo del ko. E così, infatti, accade. Al minuto 81 Di Michele solo in area indugia in un dribbling di troppo e sbaglia un gol, riparte la Lazio, complice un errore in disimpegno di Mesbah, il neo entrato Cissè sfodera un bel cross in area dove è appostato il panzer Klose che, di testa, non perdona realizzando un gol di rara precisione. Finisce 3 a 2 per la Lazio. Ma davvero questa volta il Lecce esce a testa alta dal campo e può continuare a sperare nella salvezza, perché se si gioca bene al calcio prima o poi i risultati arrivano, magari anche con un po’ di fortuna, elemento completamente assente in questa prima parte di stagione.

Cosmi a fine gara è naturalmente arrabbiato per il risultato ma fiducioso nel futuro: “I conti li tireremo a maggio” dice convinto, infatti, l’esperto tecnico perugino. Un uomo che, a prima vista, emana grinta e coraggio a non finire.

Deodato Giovanni Guida

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Lecce–Catania, sconfitta amara


Una sconfitta pesantissima l’uno a zero col Catania, maturato al via del Mare in questo anticipo di fine novembre. La sconfitta pone il Lecce di fronte ai propri notevoli limiti tecnici con i quali è veramente difficile affrontare un campionato difficile come la serie A. Di fronte ai 6000 spettatori circa tra paganti e abbonati, Lecce e Catania danno vita a un inizio di match particolarmente blando dove la paura di perdere predomina nettamente sulla voglia di vincere. Il Lecce si schiera col solito 4.4.1.1 con Muriel unica punta, i siciliani rispondono con un robusto 3.5.2 con l’esperto Legrottaglie fulcro della difesa e un trio di centrocampo di tutto rispetto, composto dall’ex Delvecchio, Lodi e l’argentino –uno dei tanti in maglia rossoblu – Almiron. Nella prima mezz’ora di gioco i padroni di casa sono praticamente inesistenti e le due uniche occasioni da gol capitano sui piedi dell’ex giallorosso Gennaro Delvecchio, il quale le spreca, complice anche la bravura dell’ottimo portiere salentino Massimiliano Benassi. Al 36′ il Lecce finalmente si scuote e, nel giro di pochi minuti, inanella tre occasioni gol con Bertolacci, Muriel e l’inguardabile Ignacio Piatti –subentrato all’infortunato Oliveira-che spreca un tiro da ottima posizione. Il primo tempo si chiude con un opaco 0 a 0. La ripresa ricomincia con le stesse premesse della prima frazione: Lecce impalpabile, lento, impacciato, senza attacco.

Il Catania fa la sua onesta partita, ma si capisce che spingendo potrebbe far male. Tomovic cerca di arginare gli attacchi siciliani, mentre Oddo è lento e inconcludente sia in fase offensiva, che difensiva. Montella effettua dei cambi ed è proprio l’ingresso di un altro argentino, Barrientos, a risultare determinante ai fini del risultato finale. Il tecnico di casa Di Francesco, invece, non riesce a dare ai suoi nuovi inputs. Va detto onestamente che le assenze contemporanee di Carrozzieri, Giacomazzi, Di Michele e, a partita in corso, dello stesso Oliveira, tolgono al Lecce esperienza e personalità in mezzo al campo. Così, dopo una bella occasione per Muriel e due altre per il Catania con Gomez e lo stesso Barrientos, proprio quest’ultimo con un tiro dal limite trova, al 90′, l’incrocio dei pali e insacca alle spalle dell’incolpevole Benassi. Per il Lecce è notte fonda. Quella che doveva essere la partita della svolta si rivela l’ennesima debacle. A fine gara la delusione è fortissima, la Nord contesta e, di fronte ai giornalisti, mister Di Francesco, incassata la fiducia della società, appare più rassegnato che arrabbiato. L’impressione, forte, è che il cammino verso la retrocessione in serie B appare, a questo punto, più che segnato. Ma, si sa, nel calcio tutto può sempre accadere.

Deodato Giovanni Guida

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Lecce-Novara: un pareggio amaro


Lecce-Novara, il risultato di uno a uno rispecchia quella che è stata la dinamica di una gara che il Lecce avrebbe dovuto vincere a tutti i costi, come dichiarato dall’allenatore Eusebio Di Francesco alla vigilia della gara. Ma, così non è stato. Nella prima mezz’ora di gioco i giallorossi appaiono come paralizzati dalla paura ed è il Novara a fare di più la partita, pur senza rendersi particolarmente pericoloso. Il tecnico novarese Attilio Tesser schiera un bel 4.3.1.2 con il trio d’attacco Mazzarani, Meggiorini, Jeda – ex calciatore del Lecce, così come gli anziani Marianini, Paci e Centurioni – a cercare di rendersi pericoloso. Il Lecce invece rinuncia – in una partita in cui bisognerebbe vincere a tutti i costi – al solito tridente offensivo e opta per un prudente 4.4.1.1, cercando così di sfruttare le corsie esterne con i veloci Quadrato e Mesbah, che dovrebbero alimentare di palle gol l’unica punta, Daniele Corvia. Al 14′ minuto la squadra di casa è costretta a effettuare il primo cambio della gara: Tomovic subentra all’acciacato Esposito. La svolta della gara, tanto piacevole quando inattesa, arriva al 31′ minuto: Bertolacci apre sulla destra per Quadrado, il quale effettua un bel cross per Strasser che, con un potente colpo di testa, insacca. Il Lecce si trova così in vantaggio, ma il Novara non ci sta e dopo un bellissimo gol su rovesciata annullato per un dubbio fuorigioco a Meggiorini al 39′ minuto, realizza il pareggio al 44′ minuto con un calcio di rigore realizzato dall’ottimo Marco Rigoni. È inspiegabile il fallo commesso in area da Mesbah sullo stesso Rigoni: l’ennesimo grave errore individuale che alla fine risulterà determinante. Nella ripresa i padroni di casa appaiono finalmente più convinti e iniziano a produrre buone palle-gol, sprecate purtroppo da Corvia, anche grazie alla bravura del portiere ospite Alberto Maria Fontana che, nonostante i suoi 37 anni, dimostra di essere sempre molto bravo. Lo stesso Corvia – fischiatissimo dal pubblico – viene poi sostituito dal velocissimo colombiano Muriel – ma non poteva entrare prima? – con il quale la manovra offensiva del Lecce diventa ancora più incisiva. Con la girandola delle sostituzioni poi, il Novara diviene sempre più guardingo e determinato nell’intento di conquistare al via del Mare almeno un punto. E la partita finisce appunto sull’uno a uno, nonostante il forcing finale del Lecce, con diverse occasioni gol, prodotte da Bertolacci, Muriel e Oliveira, parate dall’ottimo Fontana o finite fuori dalla porta per un nonnulla. L’amarezza a fine gara è tangibile tanto sugli spalti – dove erano presenti i soliti, pochissimi, 6000 spettatori circa tra paganti e abbonati – quanto nella mix-zone dove si presentano ai cronisti Strasser e Carrozzieri, i migliori in campo per il Lecce, insieme al tecnico Di Francesco. Quest’ultimo, visibilmente deluso, si dice contrariato per gli errori individuali che alla fine condizionano sempre il risultato della sua squadra e rimanda alla prossima sfida-salvezza di domenica prossima a Cesena l’impegno per la vittoria. Ma, il tempo scorre inesorabile e, vista la classifica assolutamente deficitaria dei salentini, il tecnico abruzzese vede assottigliarsi sempre di più le proprie possibilità di permanenza sulla panchina leccese.

Deodato Giovanni Guida

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