Archive | Marzo, 2011

Video-intervista a Mauro Ragosta: “Dove va l’economia leccese” (Intervista a cura di Alessandra Ragusa)

In occasione del Primo Festival della Cultura, tenutosi a Galatina, Otranto Oggi ha intervistato l’autore Mauro Ragosta, il quale ci presenta il suo ultimo libro “Dove va l’economia leccese” edito da “L’officina delle parole”.

Intervista a cura di Alessandra Ragusa

Riprese e montaggio a cura di Francesco Giannetta

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Video intervista all’On. Achille Enoc Mariano

Otranto Oggi intervista l’On. Achille Enoc Mariano, esponente dell’ex MSI e AN. Dove sta andando la nuova politica, quali prospettive per i giovani, quali rapporti tra ex AN, PDL, FLI.

Intervista a cura di Claudio Giannetta

Riprese e montaggio a cura di Francesco Giannetta

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Bombe francesi sulla Libia, Mediterraneo in assetto di guerra

L’Ultimatum è scaduto. Il punto di non ritorno, come previsto, è stato attraversato e sarà realisticamente impossibile fare un passo indietro.

Dopo giorni di attesa la partita a scacchi tra il colonnello Gheddafi e la comunità internazionale ha inizio: le prime pedine, infatti, sono pronte ad essere mosse sullo scacchiere mediterraneo.

Con notevole ritardo la macchina dell’Onu si è messa in moto approvando la risoluzione n.1973 che attiva la cosiddetta no-fly zone sullo spazio aereo libico. Lo scopo principale è quello di impedire azioni di rappresaglia sugli insorti e sulla popolazione civile da parte dei fedelissimi del colonnello.

La decisione sofferta è giunta a margine del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite con 10 voti a favore, nessun contrario e 5 astenuti (Russia, Cina, Brasile, India e Germania).

Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti, con l’importante avvallo della Lega Araba sono i principali attori di quest’operazione bellica volta a sradicare il regime autoritario di Muammar Gheddafi che dal 1969, anno del colpo di stato che portò alla caduta della monarchia filo-occidentale di re Idris, impone il proprio controllo sul territorio libico.

Defilata la posizione della Germania, che avrebbe probabilmente preferito proseguire sulla strada del dialogo, magari applicando sanzioni più pesanti nei confronti di Tripoli.

Ancora da verificare, invece, quale sarà il ruolo dell’Italia. La posizione geografica del nostro paese certamente avrà un’importanza strategica nello svolgimento delle operazioni. Considerando ciò, il Governo italiano ha predisposto l’utilizzo delle principali basi nostrane; Sigonella, Gioia del Colle, Aviano e Trapani su tutte. Tuttavia non è ben chiaro se vi sarà o meno un utilizzo diretto delle forze armate italiane. Un’ulteriore proposta del Governo è inoltre quella di promuovere Napoli come centro di coordinamento dell’azione militare nei confronti della Libia.

La situazione italiana è certamente quella più delicata, sia per ragioni di vicinanza territoriale sia per i rapporti di storica cooperazione che da anni legano il nostro paese a Tripoli.

Com’è noto infatti, l’Italia importa ogni anno dalla Libia, tramite il gasdotto Greenstream, circa 9 miliardi di metri cubi di gas, pari grosso modo all’11% del fabbisogno energetico nazionale.

Sarebbe inutile negare quindi che la Libia, con la sua ricchezza di giacimenti petroliferi e di gas potrebbe essere scenario d notevoli interessi economici non da parte di diversi gruppi di pressione.

Il timore diffuso, data la prossimità geografica, è che l’avvio dell’operazione bellica contro Gheddafi possa produrre alcune ritorsioni sul territorio italiano, ipotesi tuttavia scongiurata da parte del Ministero della Difesa nostrano che, in base alle informazioni in possesso, ha escluso che l’esercito libico possa avere armi di tale portata.

Ulteriore rischio da scongiurare riguarderà probabilmente il dopo Gheddafi. La caduta del colonnello secondo molti potrebbe favorire l’inserimento di Al-Qaeda sul territorio libico, ipotesi da sottovalutare che aprirà un dibattito sul controllo delle forze politiche che avranno l’incarico di governare il paese nordafricano.

Non resta dunque che attendere l’evoluzione degli eventi, con i primi raid già in corso in queste ore a difesa della predisposta no-fly zone.

La speranza comune è che possa trattarsi di operazioni lampo che possano accelerare la caduta di un regime morente che non intende in alcun modo allentare la morsa su d’un Paese precipitato da giorni nella brutalità della guerra civile.

Andrea Ambrosino

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Higashi Karate Club Otranto: quando un’intera famiglia approda in Nazionale

Sabato 12 e domenica 13 marzo, a Veroli (Frosinone), si è svolta la terza edizione del campionato italiano Centro-Sud della FIKTA, Federazione italiana karate tradizionale e discipline affini: una gara valevole per la qualificazione ai campionati assoluti italiani che si svolgeranno a Salsomaggiore tra il 30 aprile e il 1 maggio prossimi.

L’ “Higashi Karate club” di Otranto, guidato dal sensei Luciano Ghislanzoni, era presente con l’intera rosa degli agonisti e ha fatto incetta di premi in tutte le specialità: kata (forma), il combattimento immaginario con più avversari; kumite, il tradizionale combattimento viso a viso, e fukugo, che combina il combattimento figurato con quello vero e proprio.

I risultati della società conseguiti a Veroli sono: Riccardo Ghislanzoni, categoria seniores (21-35 anni), classificato al primo posto nel fukugo, terzo nel kumite individuale, da distinguere da quello di squadra, e quarto nel kata individuale; Fabrizio Martino, categoria juniores (19-21 anni), è secondo nel kumite individuale; Valerio Cipriano, categoria cadetto (15-16 anni), è terzo nel kumite individuale e quarto nel kata individuale; Silvia Ghislanzoni, categoria seniores femminile, ha guadagnato un terzo posto nel kumite individuale.

Abbiamo approfittato di questa abbuffata di premi per parlare con Riccardo Ghislanzoni, giovane promessa del karate italiano e uno dei pochi pugliesi a far parte della Nazionale. La società sportiva di karate tradizionale Higashi, “che vuol dire Oriente, visto che Otranto è la città più a est d’Italia”, spiega Riccardo Ghislanzoni, nasce nei primi anni ’90 e svolge oggi le sue attività a Otranto, presso la palestra adiacente al campo sportivo comunale. Conta più di trenta iscritti di tutte le età, dai 4 ai 35 anni, e ha un vivaio di 7 agonisti seguiti dal direttore sportivo Luciano Ghislanzonim cintura nera IV dan e padre di Riccardo e Silvia, milanese di origine e idruntino di adozione. La squadra degli agonisti si allena regolarmente sia in settimana che di domenica: “Quasi ogni domenica andiamo ad allenarci a Barletta, punto di riferimento del karate tradizionale in Puglia”, racconta Riccardo. “Portiamo con noi anche i più giovani. Lì ci confrontiamo con le altre realtà pugliesi e prepariamo i ragazzi alla disciplina”. Riccardo Ghislanzoni, 25 anni, è una promessa del karate italiano. All’ età di 22 anni è entrato nella nazionale ESKA, European Shotokan Karate Association, ed è tutt’ora un valido elemento della formazione italiana, con cui si allena regolarmente. In passato è stato protagonista nei campionati italiani, come per il suo il terzo posto a Lucca nel 2003. Fabrizio Martino e Valerio Cipriano partecipano invece annualmente al “Trofeo delle Regioni”, riservato ai giovani agonisti under 19. Valerio, ad esempio, si è classificato primo nell’ultima edizione di febbraio a Ravarino (Mo). Marco Cariddi, Cristian Previtero e Carlo Bortone fanno parte della formazione degli agonisti, e in attesa di un trofeo tutto personale sono un valido contributo alla preparazione e alla crescita dell’intera società idruntina. Che dire poi del fondatore della Higashi Karate Club? Luciano Ghislanzoni è una colonna portante del karate tradizionale in Puglia: già presidente del Comitato regionale Puglia e Basilicata dal 1993 al 2008, è karateka da una vita. Inizia la sua pratica intorno ai 20 anni in Toscana e sarà lui a portare il karate nel Salento nei primi anni ’80. E’ anche suo il merito della nascita di una serie di società di karate nella provincia di Lecce: una passione nata e coltivata tra le mura domestiche, dove si mangia pane e karate. Basti pensare che la presidentessa del club è Giuseppina Merico, mamma di Riccardo e Silvia e moglie del sensei Luciano.

Salvo Sammartino

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Su Raiuno domattina le magiche bellezze del Mosaico di Otranto

Il suggestivo Mosaico della cattedrale idruntina sarà domattina oggetto di una trasmissione televisiva di Raiuno. Si tratta di “Magica Italia, turismo&turisti”, che va in onda alle 9,30 sull’ammiraglia Rai ed è prodotto in convenzione con la struttura di missione per il rilancio dell’immagine dell’Italia della Presidenza del Consiglio dei Ministri: una vetrina televisiva importante per scoprire gli scorci più suggestivi del centro storico di Otranto e il Mosaico pavimentale della cattedrale, realizzato fra il 1163 e il 1165 da Pantaleone, monaco basiliano e mosaicista del XII secolo di origine greca dell’Abbazia idruntina di san Nicola di Casole. Il Mosaico ha da sempre ispirato suggestioni per la ricchezza di simboli che vi sono contenuti ed è una vera e propria opera d’arte, che ancora oggi testimonia un senso della bellezza vivo qui nel Salento a partire da epoche antiche. Ospite nella trasmissione della TV di Stato don Pietro Marti, parroco della Cattedrale, che racconterà lo spaccato della cultura dell’alto Medioevo in cui si alternano scene dell’Antico Testamento riprodotto nel Mosaico: la cacciata di Adamo ed Eva dal giardino dell’Eden, la storia di Caino e Abele, la costruzione della Torre di Babele, Noè e l’arca, Sansone e Giona, unitamente a personaggi della cultura pagana come Diana cacciatrice, Atlante che sorregge il mondo sulle spalle, il Minotauro, Alessandro Magno e scene ispirate dalla cultura cavalleresca delle “chanson” come quella di re Artù e Parsifal. Inoltre la troupe del programma, regia di Daniele Carminati, ha realizzato un piccolo cortometraggio di soli 5 minuti in cui lo storico e giornalista Elio Paiano esplora alcuni degli edifici sacri di Otranto. La città, che è patrimonio dell’Unesco, è infatti ricca di beni culturali, dall’architettura alle arti figurative, tra cui spicca il Mosaico. Un’arte che serve a raccontare una storia secolare, nota soprattutto in alcuni aspetti tragici: la cattedrale è dedicata agli 800 martiri che persero la vita dopo l’attacco dei Turchi ottomani nel 1480-81.

Angela Leucci

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“Mille piedi”, un Microfono Aperto e un mare d’arte a Giuggianello

L’associazione “Mille Piedi” ha preso vita nell’ottobre del 2009 a Giuggianello, con l’intento di riunire le giovani menti del territorio e di diffondere cultura attraverso manifestazioni ed eventi senza alcun fine di lucro . Non è un caso, quindi, il progetto “Microfono Aperto”, grazie al quale l’associazione mira a dare spazio, nel suo garage, ad artisti e opere di ogni genere: obiettivo, esprimere l’arte e non metterla da parte, anzi sponsorizzarla, sia essa poesia, pittura, illusionismo, musica. La prima serata si terrà domenica 20 marzo alle 18 e il proposito è trasformarla in appuntamento fisso per i performer, improvvisati o meno. Non è la prima iniziativa di “Mille piedi”. A ottobre 2010 è stato il turno della “Festa dei piccoli comuni”, realizzata in collaborazione con l’Ancpi (Associazione nazionale piccoli comuni d’italia) e con tutte le realtà associative del paese, tutte impegnate a garantire l’intrattenimento musical-culturale della serata, cui hanno preso parte Bandadriatica, Aria corte e P40.

Tra le ultime iniziative, poi, si segnala l’accattivante “Mille e una donna – Cosa racconterebbe oggi Sheherazade” ,storie al femminile raccontate attraverso l’arte in un momento in cui in Italia il sesso cosiddetto debole vive una situazione molto delicata. Con interventi di Angela Leucci (proiezioni), Stefano Marsilio, Simone Melissano (cortometraggio), Andrea Cananiello, Selene Bolognino e Francesco Pellizzari (dialogo, “Elise/Clara”), Luisa Campa , Valentina Negro, Dionisia, Marta De Giuseppe, Leslie (videoclip GRANMA – sentimento inGORDO), Laura Quarta, Enza Magnolo, Roberta Melissano, Skarpina, Matteo Resta, Alessandro Casciaro, Salvatore d’Alba e Arthur Sanzo’. L’associazione ha inoltre promosso molte altre manifestazioni: “Diritti dei migranti, diritti di tutti” a febbraio 2010 in collaborazione con l’associazione “Mediazioni”, poi, ad agosto 2010 – in collaborazione con l’associazione “Antitapas” di Bruxelles, “Folk trai, tappa a Sud-Est”, con l’intervento di gruppi musicali provenienti da tutta Europa. Per chiunque volesse collaborare con l’associazione [email protected] (tel. 328.4242240); [email protected] (tel 339.3436897); [email protected]. Ulteriori informazione sull’associazione sul http://millepiedi.forumfree.it/.

Jenny De Cicco

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L’Unità? La fece anche il Sud. Parola del professor Mario De Marco

La più recente fatica di Mario De Marco si chiama “I Leccesi e l’Unità d’Italia”, recentemente pubblicato dalle Edizioni del Grifo; si tratta di un volume di 92 pagine che si prefigge lo scopo di fare luce sulle attività dei salentini a favore dell’Unità del 1861, che non fu fatta esclusivamente dal Nord: “… A Lecce come altrove si seguiva con interesse l’avanzata dei Mille; nonostante la censura della stampa…”.

Nelle pagine ricche di riferimenti storici si narrano infatti l’incontro ad Auletta tra Garibaldi e Libertini (noto patriota e fondatore delle logge massoniche nel Salento) per concordare l’insurrezione di Napoli evitando uno spargimento d sangue; l’autore insiste inoltre sul ruolo dei salentini dell’epoca, proponendo una vasta lista di patrioti, massoni e carbonari dell’antica Terra d’Otranto. Insomma, una rispolverata per la memoria del Sud in perfetto tempismo con i festeggiamenti del 17 marzo: per ricordare che non furono solo Garibaldi e Cavour a unire la Penisola.

Mario De Marco è nato a Novoli il 30 aprile del 1946 e risiede a Lecce da oltre cinquant’anni. Laureato in Filosofia, ha insegnato nei licei classici “Quinto Ennio” di Gallipoli e “Palmieri” (Lecce). Svolge attività di giornalista pubblicista, collaborando a vari giornali e riviste e dirigendone altre, tra cui “Rassegna salentina”, “Artigianarte”, “Presenza e memoria” e “Lu Lampiune”. Appassionato d’arte, ha pubblicato vari saggi su Platone, Aristotele, Jacopo Zabarella, Ortega y Gasset, Francesco Scarpa, Kierkegaard e Nietzsche. Ha curato le riedizioni delle opere di Peregrino Scardino, Luigi Maggiulli, Martin Shaw Briggs e Giulio Cesare Infantino.

La sua produzione più vasta riguarda gli studi storici, la ricerca bibliografica sulla massoneria e la storia pugliese, salentina e leccese, cui ha dedicato molte pagine. Ne citiamo alcune: “Giuseppe Libertini. Patriota e fondatore delle logge massoniche in terra d’Otranto”(Edizioni del Grifo, 2009); “Splendida Lecce”(Capone Editore, 2010); Profili biografici di massoni salentini. Testi e documenti” (Edizioni del Grifo , 2009).

Jenny De Cicco


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Le Tavole, tradizione da valorizzare ma anche da difendere dalle tentazioni consumistiche

La Tavola di San Giuseppe, oltre ad essere una espressione religiosa profondamente radicata nella popolazione e densa di significati, rappresenta anche il simbolo di valori universali che sono peculiari della nostra civiltà e sui quali siamo chiamati quotidianamente a riflettere e a riferirci: la convivialità e la condivisione. Convivialità, ossia tutti siamo ospiti e pellegrini sulla terra e come tali ci accostiamo alla “tavola”, aperta a tutti, per assaggiare qualcosa; condivisione, ossia condividere con altri il cibo.

Non esiste una Tavola senza coinvolgimento. Il coinvolgimento è necessario in quanto momento di socializzazione, non di idee, ma del concreto. Le pietanze sono povere, sobrie e dignitose, preparate con compartecipazione. Gli alimenti, solo prodotti della terra, parlano di una pacificazione tra l’Uomo, il Creato e Dio. Le Tavole quindi sono la preparazione alla mensa divina ed esprimono non la tradizione, ma la nostra identità legata alla fede, a cui il fedele arriva a Dio attraverso il Santo, che non deve essere personificato, ma rappresentato, per condividere tutto ciò che Dio ci porta. Preparazione alla mensa di Dio assumendo così un valore escatologico: Tavole – fede – fedele che arriva a Dio attraverso il Santo; fiori non comprati dal fioraio, ma colti dal proprio giardino o donati della vicina, poiché rappresentano l’essenzialità.

Purtroppo oggi si assiste a un imbastardimento e ad una affinazione del rito, per renderlo soltanto un prodotto commerciale e vendibile, a cominciare dalla trasformazione del nome che da Tavole (ossia assi di legno= taule) sono diventate – in molti casi – “Tavolate”, falsandone ovviamente il vero significato. La conservazione del rito e la sua salvaguardia dovrà essere un impegno sentito e costante a tutti i livelli, civili e religiosi, delle comunità. Necessaria, quindi, non è la conservazione del rito fine a se stessa, ma un suo corretto uso. E l’unico modo che abbiamo per proteggere e valorizzare questo patrimonio è quello di dare coscienza di tale risorsa soprattutto alle giovani generazioni. E’ necessario concentrare il suo focus non nell’oggetto, ma nel messaggio che questo comunica. Non dobbiamo dimenticare che ogni cosa che esiste oggi ha un perché antico quanto la sua origine.

Ed ecco perché dobbiamo essere sì liberali, ma contemporaneamente conservatori o tradizionalisti. Liberali perché amiamo le libertà, per noi e per gli altri. Tradizionalisti e conservatori perché vogliamo e dobbiamo conservare e rispettare la nostra identità, senza la quale quelle libertà non hanno senso e prospettiva. Conservatori perché dobbiamo liberalizzare la nostra società e conservare i nostri costumi, la nostra cultura, i nostri valori, la nostra tradizione. Inoltre, liberali perché vogliamo la società libera, e conservatori perché vogliamo custodire la casa dei nostri padri e trasmetterla più vivibile ai nostri figli.

Si è aperta una profonda discussione e un proficuo confronto sulla riaffermazione e sul rilancio delle radici storiche e culturali, della nostra tradizione, in cui trova solide basi la nostra identità e da cui scaturisce l’unica possibilità di fronteggiare senza soccombere le sfide che ci stanno di fronte, impreviste o inesistenti fino a pochi anni fa; constatato che aspetti peculiari sono la difesa, la tutela, la riaffermazione delle radici spirituali e morali della nostra cultura, il recupero delle tradizioni, con particolare attenzione per quelle manifestazioni anche riconducibili alla sfera religiosa che, trasposte nella vita quotidiana, laica, richiamano ai valori fondanti di una società eticamente e moralmente forte. Il nostro obiettivo è quindi quello di contrastare il relativismo culturale che cancella l’identità, la nostra civiltà e i suoi simboli, perfino quelli religiosi.

Anna Daniela Vizzino

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A Maglie l’Unità d’Italia si festeggia onorando un reduce della seconda guerra mondiale

È stata una lunga e composita Notte Tricolore quella che si è tenuta a Maglie per festeggiare i 150 anni dell’Unità d’Italia. Una Notte che per la verità è iniziata la mattina del 16 marzo con l’alzabandiera solenne, il rito che solitamente dà inizio a tutte le attività militari. È stato omaggiato con la bandiera tricolore, consegnata dalle mani del sindaco Antonio Fitto, Rizieri Rizzo, magliese e reduce della seconda guerra mondiale. Ad animare la grande notte della bandiera italiana hanno pensato le associazioni combattentistiche e d’arma e gli istituti scolastici che hanno riempito la manifestazione con canti e musiche patriottiche, esibizioni sportive, tra cui quelle delle majorettes portabandiera, lavori teatrali, foto, filmati tratti dalla storia del Risorgimento. Che hanno gettato nuova luce sugli approfondimenti scolastici e su quella parte della Storia italiana che fortunatamente non è stata dimenticata. Tra le iniziative un volo di piccoli aerei, messo in pratica dagli esperti dell’aviosuperficie magliese “Corte de’ Droso”. Intanto continua la mostra “Il percorso storico del Tricolore italiano”: l’adesione degli istituti scolastici che hanno prenotato una visita è stata talmente convinta che gli organizzatori la prorogheranno per altri giorni. Secondo l’amministrazione comunale magliese le commemorazioni per l’Unità d’Italia proseguiranno ancora per tutto il 2011: l’assessorato alla Cultura resta aperto a ogni proposta.

Angela Leucci


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Finito il Carnevale, arriva la Caremma: storia di una tradizione salentina

È ormai la nostra compagna da sempre, la Caremma, una vecchia signora che in molti centri del Salento fa la sua comparsa alla fine del Carnevale. La parola “caremma”, infatti, deriva da Quaresima, ossia il periodo di digiuno che porta alla Pasqua per il calendario cristiano. E se i turisti ne sembrano spesso stupiti, per i salentini è invece una sorta di avvenimento normale e molto atteso. Le persone, in gruppi organizzati e non, danno vita a questi pupazzi, collocandoli sui tetti delle loro casa o in altri luoghi importanti per la comunità. Com’è avvenuto in questi giorni a Palmariggi, dove hanno fatto la loro comparsa le Caremme, a colorare il piccolo centro salentino definito dal regista Giovanni Albanese (che l’ha utilizzato come location per il film “Senza arte né parte” con Vincenzo Salemme) “uno di quei libri, in cui, girando le pagine, si sollevano le immagini”. In questo scenario da favola torna così una tradizione importante. Le foto che vedete sono state concesse dalla Pro Loco di Palmariggi, sul cui profilo Facebook è comparsa una lunga didascalia: “Finito il Carnevale, si affaccia in alto, su cornicioni, pensiline, balconi, una signora vestita di scuro, in abiti contadini, un foulard per coprire i capelli bianchi, scialle di lana e occhiali spessi…

Questa è l’immagine tipica della Caremma, più o meno simpatica, più o meno austera, più o meno aggraziata vecchietta, simbolo del folclore popolare salentino. Nella tradizione popolare, la Caremma rappresenta infatti la moglie del Carnevale, morto di libagioni nel giorno di martedì grasso; veniva appesa sui terrazzi delle case, sui pali a crocicchi delle strade il mercoledì delle Ceneri, a ricordare l’inizio della Quaresima. La Caremma serviva infatti a ricordare ai cristiani che la Chiesa stava vivendo un periodo di penitenza e di astinenza, per cui le feste, le baldorie e gli eccessi del Carnevale dovevano essere eliminati, perché ci si apprestava ad affrontare giorni di digiuno, di sacrificio e di astinenza dalla carne. In più, era una sorta di rudimentale calendario, utile a tener il conto delle settimane che avvicinavano alla Pasqua. Abito nero in segno di lutto, il fantoccio-vegliarda aveva in una mano il fuso e la lana da filare quale simbolo della laboriosità, del tempo e della vita che scorre. Il tempo della penitenza e dell’astinenza veniva invece rappresentato e scandito dalle sette piume di gallina (una per ogni settimana di Quaresima), conficcate in un’arancia (o in una patata) attaccata all’altra mano. Di queste piume se ne toglieva una per settimana, fino al Sabato santo, giorno in cui la stessa Caremma veniva fatta scendere e data alle fiamme, in segno di purificazione e dell’auspicato inizio di una nuova stagione di vita; il rito avveniva subito dopo il suono delle campane che annunciavano la resurrezione del Cristo. Una tradizione carica di significati e fortemente legata alla vita e alla quotidianità del mondo contadino. Uno dei tanti simboli caduti nel dimenticatoio, che l’associazione Pro Loco ha deciso di far riapparire in paese. Oggi, a differenza di allora, esistono infatti meno povertà, meno rinunce, meno sacrifici, ma la suggestione della Caremma resiste al tempo.

Angela Leucci


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Tra le Tavole di San Giuseppe, spunta il progetto Salento-Palestina

Una ricca programmazione per il comune di Uggiano la Chiesa per le giornate del 18 e 19 marzo, in occasione della festività di san Giuseppe. Si tratta di una ricorrenza tradizionale che si ispira alla proverbiale ospitalità salentina, che però nella modernità ha assunto nuovi contorni, mantenendo comunque un vivo senso di ospitalità. L’amministrazione comunale, in collaborazione con la Pro Loco e con il Comitato Santi Medici, organizzano un ricco programma che prevede il 18 marzo alle 18, presso il Palazzo Marchesale di Casamassella, il convegno: “Nel nome del pane: dialoghi, devozioni e tradizioni”, cui prenderanno parte il primo cittadino Salvatore Piconese, l’assessore regionale alle Politiche Agroalimentari Dario Stefano, il consigliere provinciale Francesco Bruni, il commissario dell’APT di Lecce Stefania Mandurino, e il docente di Marketing ed esperto di De.Co Roberto De Donno. Ci sarà inoltre la presentazione del libro di Vittorio Stagnani “I racconti della pentola – Storie per donzelle e cavalieri di gola”, per poi concludere in bellezza, all’interno della sala adiacente alla sala del convegno, con la vera e propria Tavola di san Giuseppe. Il 19 marzo alle 12, sempre presso il Palazzo Marchesale di Casamassella, si tiene il pranzo della Tavola di san Giuseppe. “L’Amministrazione comunale è impegnata nella valorizzazione e nella promozione delle tradizioni locali – spiega il sindaco Piconese – a partire dai festeggiamenti in onore di san Giuseppe, che rappresenta per tutti noi un appuntamento importante con la devozione e con la fede. Per questo stiamo predisponendo un convegno per intrecciare l’elemento religioso con la produzione agroalimentare locale, in particolare il pane, prodotto strettamente legato alla tradizione”. Uggiano accoglie infine l’invito della Provincia di Lecce e sposa pienamente il progetto “Salento-Palestina”, tanto che nel convegno del 18 marzo interverrà il leader dei Radiodervish Nabil Salameh. Il cantante palestinese sarà tra i relatori e illustrerà il progetto “Esperanto, voci di speranza”, nato per sostenere l’Accademia musicale di Betlemme e che ha l’appoggio della Provincia di Lecce, dell’Istituto di Cultura Mediterranea e del Consorzio Salento-Palestina. Il Comune di Uggiano ha così inserito nel programma la “questione palestinese” e il rapporto con i popoli del Mediterraneo. “La presenza di Nabil – continua Piconese – testimonia il rapporto che il paese vuole istaurare con il Mediterraneo. Uggiano e Casamassella, partendo dalle proprie tradizioni e peculiarità storiche e culturali, si aprono al rapporto con gli altri. Costruiamo una nuova politica di promozione del territorio all’insegna della fratellanza tra i popoli del Mediterraneo”.

Angela Leucci

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Ciclismo, weekend di gare per la “Totò Pellegrino” di Otranto. Parte anche il progetto “Pinocchio 2011”.

Finesettimana indaffarato per i ciclisti idruntini, impegnati in due diverse competizioni: la classica e ormai consueta Granfondo dei Mondiali del ’76 a Ostuni, appuntamento fisso di inizio stagione per la “Totò Pellegrino”, e la “Varano bike” a Cerano per la mountain bike-cross country. Su strada, Aldo Borgia ha affrontato in solitaria i tre giri del circuito dei mondiali del ’76 della Mediofondo di Ostuni. Un percorso già lungo e impegnativo per le salite e gli improvvisi strappi cui si aggiunge l’insidia del forte vento, manifestatosi anche in questa edizione 2011. Un appuntamento fisso per le ruote veloci che hanno superato le 500 presenze. Aldo ha affrontato la gara con la grinta e il piglio di sempre, classificandosi 213esimo assoluto e 28esimo dell’agguerrita categoria A4, pedalando per 3 ore 46 minuti e 11 secondi a una media di 27,05 km all’ora. Per la mountain bike, invece, il campione della categoria M4 Antonio Pellegrino e Cristian Briguglio hanno affrontato il circuito del bosco di Cerano, presso San Pietro Vernotico. La prima prova del campionato regionale pugliese di mountain bike, specialità cross-country, ha visto impegnati i nostri due biker idruntini tra single-track tecnici, duri saliscendi e sterrati insidiosi. Ottima la performance di Pellegrino, che si è classificato 7mo della categoria M4, e notevole anche quella di Briguglio, giunto 13esimo della categoria M3.

Competizioni a parte, il gruppo ciclistico “Totò Pellegrino” di Otranto ha avviato la seconda edizione del progetto “Pinocchio in bicicletta”, lo scorso venerdì 11 marzo, con le classi quarte e quinte dell’Istituto comprensivo “Aldo Moro” di Otranto. Presso l’aula magna dell’ istituto scolastico in via Cappuccini, il preside Elio Lia e l’intero corpo docente coinvolto nel progetto hanno dato il benvenuto infatti al presidente della “Totò Pellegrino”, Antonio Fisotti, accompagnato dal direttore sportivo di primo livello Antonio Pellegrino. Per l’occasione, nella giornata di venerdì i sessanta alunni hanno anche incontrato il responsabile provinciale della Federazione ciclistica italiana Fernando Maggiore, incaricato di seguire il progetto in ogni scuola. Gli alunni saranno coinvolti in un ciclo di lezioni teoriche sull’alimentazione, la sicurezza stradale, il corretto uso della bicicletta e la pratica ciclistica. Dopo le lezioni frontali, presso l’ex zona “Fabbriche” del porto di Otranto partiranno le lezioni pratiche in sella, sul percorso della gimkana, in vista della finale provinciale del “Pinocchio 2011” che anche per quest’anno verrà ospitata dal comune di Otranto.

Salvo Sammartino


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