È appena tornato dall’ennesimo viaggio in Spagna, dove si è esibito con lo spettacolo “Tra flamenco e Salento” raccogliendo un grande successo ma, soprattutto,confermandosi uno dei migliori chitarristi italiani di flamenco. E ora, Checco Leo, è pronto a tuffarsi nell’ennesima avventura: un cd di vecchi pezzi arrangiati secondo le nuove sperimentazioni e contaminazioni di genere.
Da Uggiano la Chiesa a Madrid, il sogno continua sulle note del flamenco. Cos’è, attrazione fatale?
“La Spagna, e in particolare l’Andalusia, hanno molto in comune con la nostra terra, soprattutto per ciò che riguarda la cultura musicale. La prima analogia da rintracciare tra il flamenco e la pizzica è la presenza di una forte scansione ritmica che determina un inevitabile coinvolgimento, spesso anche fisico -mi riferisco alla danza – del pubblico e di chi partecipa, in genere, anche con il solo ascolto”.
Lo spettacolo rientrava nella “Settimana pugliese a Madrid” ed era sponsorizzato dall’Associazione pugliesi in Spagna: come è stata accolto?
“Benissimo. Il pubblico era misto, equamente diviso tra spagnoli e italiani. Devo dire, per onor di verità, di aver riscontrato unanime consenso”.
Anche a Madrid non ha potuto fare a meno del suo gruppo, “Jaleo”.
“Sì, la band è composta da ben otto elementi tra strumentisti, cantanti e ballerini, ma a Madrid è stata sufficiente una formazione ridotta formata da Checco Leo alla chitarra; Carla Maniglio, voce e danza; Paolo Colazzo alle percussioni; Giuseppe Delle Donne ai tamburi, cucchiai e danza”.
Tra “Flamenco e Salento” è un progetto che porta da anni in giro in Italia e all’ estero: perché e con quale spirito?
“L’obiettivo e divulgare l’amore per il flamenco e per la pizzica e far risaltare la stretta relazione che c’è tra di essi. Mi piace lavorare sulla loro fusione, mettendo in evidenza analogie e differenze”.
“Sono un chitarrista flamenco, mi viene piuttosto spontaneo contaminare i due generi, senza esagerare e nel rispetto della loro identità. Inoltre, essendo un cultore del flamenco e un amante della musica popolare salentina, ho approfittato dell’occasione per ossigenare l’anima flamenca mia e del gruppo e proporre in un contesto straniero un nostro prodotto musicale tutto salentino”.
La Spagna è la sua seconda Patria, ormai. Ogni occasione è buona non solo per esibirsi ma anche per migliorarsi: è così?
“È importante e costruttivo sottopormi al giudizio di un pubblico avvezzo all’ascolto del Flamenco, che può stimare appieno le mie capacità. Anche quest’ultimo è stato un viaggio di concerti e di lavoro, didattico e culturale”.
Prossima tappa?
“Mi auguro in Andalusia, la culla del Flamenco”.
E intanto lavora al nuovo Cd e si esibisce nel Salento.
“Sì, nella registrazione mi avvalgo della collaborazione di validi musicisti tra cui Paolo e Leonardo Colazzo e Giuseppe Delle Donne, con i quali sto allestendo il programma della tournèe estiva”.
Luana Campa





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