Archive | Agosto, 2011

Gustavo, il ranocchio rosso, che aveva un amore rosso, più rosso di lui

di Valentina Luberto

C’era una volta, e forse c’è ancora, un ranocchio rosso che si

chiamava Gustavo. Gustavo era un ranocchio con gli occhiali e

la cravatta blu. Era sempre solo perché era un po’ strano. Era

strano perché, tutte le volte che doveva fare un passo avanti,

prima faceva la ruota e, quando si trovava in situazioni

imbarazzanti, balbettava e alzava la zampina.

A Gustavo era successa una cosa bellissima: si era innamorato!

Amava, con tutto il cuore e nonostante il suo sangue freddo,

una giraffa di nome Guendalina.

La giraffa si chiamava così perché i suoi genitori erano indecisi

tra Guenda e Lina. In verità, speravano nella nascita di un

maschietto, in quel caso, l’avrebbero chiamato Astrolabio,

nome molto comune tra le giraffe. Nonostante i vari rituali,

allestiti dalle streghe giraffe del posto, per far nascere un

giraffo, nacque una femminuccia e, dopo una intensa contesa

tra il papà giraffo e la mamma giraffa, il giudice, perché

dovette intervenire lui per definire la questione, decise per

Guendalina.

Gustavo amava segretamente Guendalina. Si appostava

sull’albero più alto per riuscire a guardarla negli occhi e, con

tutti i problemi di timidezza che aveva, era difficile riuscire a

stare in equilibrio, per non parlare di quel fastidioso

inconveniente di balbuzie che gli impediva di fare discorsi

d’amore in tempi ragionevolmente rapidi.

Più di una volta, infatti, era successo che la ruota o l’alzata di

zampa l’avessero fatto precipitare giù.

“Non ci riuscirai mai a conquistarla!”, gli dicevano gli

scoiattoli che, nonostante l’aspetto inoffensivo, erano parecchio

antipatici!

Gustavo, però, era sicuro del suo grande amore per Guendalina.

Sapeva d’amarla d’un amore rosso, più rosso di lui, talmente

rosso che quasi s’imbarazzava anche solo a pensarlo.

Guendalina, dal canto suo, non l’aveva mai neppure notato e

continuava a vivere serena anche senza sapere dell’intenso

sentimento rosso che ardeva nel cuore di Gustavo.

Un giorno Gustavo, nel tentativo di scorgere i meravigliosi

occhi di Guendalina, si arrampicò, come sempre, sull’albero

più alto, cercando di stare in equilibrio per evitare i soliti

ruzzoloni.

Tutto sembrava tranquillo, anche un po’ troppo tranquillo, così

tranquillo che gli scoiattolini antipatici decisero di rompere

questo stato di calma e non solo!

“Ehi, Gustavo! Ranocchio rosso e fesso, perché non la fai finita

e ti dichiari?”, dissero gli scoiattoli canzonando, irrispettosi, il ranocchio rosso.

Gustavo, nonostante fosse timido, non era fesso, come

pensavano gli scoiattolini antipatici. Così, senza dire una

parola, soprattutto per non perder tempo, e

decisione di cui era capace, prese un ramo, lo tirò verso di sé,

più forte che potesse, e lo lasciò in direzione degli scoiattoli

che, a seguito del colpo, stramazzarono al suolo ammutoliti.

Il caso volle che Guendalina si trovasse a passare da quelle

parti e, dopo aver assistito alla prodezza di Gustavo, esclamò:

“Che forza! Chi sei? Come mai non ti ho mai visto?”.

Gustavo sembrava aver dimenticato tutti i suoi problemi di

timidezza. Il duro colpo inferto agli odiosi scoiattolini gli

aveva dato una tale sicurezza che, adesso, era perfettamente in

equilibrio e a suo agio sul ramo dell’albero e guardava

Guendalina dritto negli occhi.

Era tanto sicuro che non esitò neppure un minuto a risponderle,

senza più balbettare: “Sono Gustavo, il ranocchio rosso, e ti amo

d’un amore rosso più rosso di me. Tu mi piaci e vorrei che ci

fidanzassimo. Anzi no, vorrei ci sposassimo e avessimo dieci

girafforospi. Che ne dici? Ci stai?”

Guendalina, senza pensarci un secondo rispose: “Sì! Eccome se

ti voglio sposare!”.

A Gustavo non sembrò vero. Solo a lui, perché tutto il resto

degli animaletti conosceva bene Guendalina e sapeva come si

innamorasse facilmente di chiunque.

Tutti vissero felici e contenti: gli scoiattolini riuscirono a

rimettersi in poco tempo tornando a essere, con loro grande

soddisfazione, più antipatici che mai; Gustavo superò per

sempre i suoi problemi di timidezza vivendo, finalmente, il suo

amore rosso più rosso di lui e Guendalina non pianse più al

pensiero che non avrebbe mai trovato qualcuno disposto a

sposarla e passar sopra alla sua facilità a innamorarsi.

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Torre Saracena, “il villaggio scivola sempre più nel degrado”

Vacanze all’insegna di disagi e malumori per i residenti estivi del villaggio Torre Saracena, da alcuni anni incamminato sulla strada di un lento ed inesorabile declino. Sporcizia, randagismo e mancanza dei servizi essenziali: questi solo alcuni dei problemi che stanno causando il malcontento tra i villeggianti. Il piccolo centro turistico sorge a pochi chilometri dalla costa di Torre dell’Orso, nel territorio di Melendugno. La sua caratteristica è sempre stata una folta vegetazione, palme e fiori colorati che lo rendevano un luogo accogliente e romantico, ideale per trascorrere le vacanze.

Ma ora non è più così, così un gruppo di residenti, stanchi della situazione e spinti dall’amore e dalla passione che li lega a questo territorio, si è fatto promotore di un incontro con le istituzioni. “Torre Saracena è destinata a divenire un triste e desolato “quartiere dormitorio”, con tutti i rischi economici che ne conseguono. Tutto ciò nonostante gli sforzi compiuti negli ultimi due anni dall’amministrazione comunale di Melendugno, che ha fatto registrare un lieve miglioramento della situazione generale”, afferma Michele Ceglie, residente del villaggio e portavoce del gruppo.

Per affrontare questo tema, Ceglie ha organizzato un incontro con l’amministrazione comunale. La riunione, da lui coordinata, si è tenuta mercoledì 10 agosto ed è intervenuto Mauro Russo, vicesindaco del comune di Melendugno. Nel corso dell’incontro sono stati discussi i problemi del villaggio, tra cui la lenta e graduale diminuzione delle presenze turistiche, la riduzione drastica delle realtà commerciali, la carenza dei controlli dei vigili urbani, dei luoghi d’incontro per i giovani e incuria degli spazi verdi per i bambini. Il vicesindaco, dopo aver ascoltato i problemi esposti ed aver preso atto della situazione, ha deciso di fissare un incontro, per la settimana subito dopo Ferragosto, per stilare un primo elenco degli interventi da fare, e per rendere nei prossimi mesi Torre Saracena vivibile e sicura.

Serena Cappello

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Intervista a don Pietro Marti: “I Beati, esempio da seguire”

Otranto e la sua comunità si preparano ad accogliere l’evento più importante dell’anno, la festa dei Beati Martiri. Un appuntamento annuale che prende il via il 13 agosto, ma come da tradizione già dal 31 luglio ha inizio la cosiddetta tredicina, con l’esposizione dell’urna dei Beati, una teca in argento contenente una piccola parte dei resti dei Martiri. Sul valore della festa dal punto di vista religioso abbiamo chiesto un parere autorevole, quello del parroco della Cattedrale di Otranto, don Pietro Marti.

Da quanto tempo lei è a capo di questa importante parrocchia?

“Venti anni. Il 14 agosto del 1991. Scade quest’anno il ventennio come parroco qui a Otranto. Anche se prima lavoravo insieme con don Grazio che, pur avendo lasciato la responsabilità di parroco, tuttavia era una preziosissima presenza qui in Cattedrale, non soltanto nella divulgazione degli elementi culturali, ma anche nell’accoglienza dei numerosi turisti. Perché poi l’estate questa diviene una parrocchia molto allargata ed è una esperienza veramente bella, perché ti accorgi che al di là di quello che appare, del turismo come fenomeno di massa, c’è una ricerca religiosa incredibile, un bisogno di Dio forte nelle persone. E molte volte proprio da chi meno te lo aspetti. Oppure da gente che, visitando la Cattedrale, si sente attraversare da problemi esistenziali e da problemi di fede, perché poi in fondo, vita e fede sono legatissimi”.

Secondo lei cos’è cambiato dall’inizio del suo insediamento a oggi, in merito a questi festeggiamenti?

“Ѐ un appuntamento annuale. Si cerca di ridimensionare, nel senso che bisogna fare spese non più lunghe della propria gamba. Quindi, ovviamente, si risente anche delle varie crisi che attanagliano tutti. Però l’appuntamento rimane importante, al di là dell’ampiezza o meno dei programmi nei festeggiamenti. E si è cercato sempre di accontentare tutti. Si è cercato soprattutto di creare, nell’ambito della tredicina in particolare, sempre questa comunione tra le varie parrocchie, tra i vari vicariati. Per cui ogni anno, durante questo periodo, vengono anche commentati documenti importanti emanati dal Papa oppure dall’Episcopato italiano. Quest’anno, in particolare, si presta attenzione agli orientamenti che riguardano l’educare alla vita buona nel Vangelo e che accompagneranno la Chiesa italiana nei prossimi dieci anni”.

Quindi questa festa, nonostante il benessere diffuso e la cosiddetta modernità, ha ancora la valenza spirituale di un tempo?

“C’è sempre da distinguere i due aspetti. Perché quando parliamo di modernità ci riferiamo a tutti quei mezzi di comunicazione di massa che creano l’industria del divertimento. Però nello spirito della festa va sempre salvaguardato l’aspetto profondo, spirituale. Certo, tutte le feste hanno un doppio aspetto, e molte volte bisogna armonizzare e cercare di rendere proporzionati entrambi, in modo tale che l’uno non sovrasti l’altro. Per cui, se per esempio prevale l’aspetto commerciale o quello consumistico, ciò può essere a detrimento anche dell’aspetto spirituale. L’uomo è fatto di corpo e di spirito. Questo è un punto fondamentale, e anche la dimensione sociale che hanno sempre avuto le feste patronali parte sempre da lì. Occorre sempre equilibrare bene, perché non sempre uno spreco di risorse è segno di fede. Molte volte può anche essere segno di fanatismo o di altro che non ha niente da spartire con la fede. Qui a Otranto i due aspetti sono tenuti abbastanza in equilibrio o per lo meno, per quanto mi riguarda, in riferimento al comitato della festa”.

Sempre in merito ai festeggiamenti, cosa manca secondo lei e cosa, invece, dovrebbe essere più sentito in occasioni come questa?

“Noi siamo un po’ prigionieri della cultura che ci circonda, prevalentemente consumistica e secolarizzata, e laddove l’aspetto spirituale è soffocato tu devi sforzarti di liberarti dagli orpelli in eccesso attraverso il tuo senso critico. Lo vedo anche nel fenomeno turistico, soprattutto nel mese di agosto, quando c’è un turismo un po’ più caotico e superficiale. Certamente c’è anche chi viene in chiesa e prega, ma poi ci sono persone alle quali bisogna ricordare le norme più semplici, come ad esempio l’avere un abbigliamento più consono e decoroso quando entrano in chiesa”.

A quando risalgono i primi festeggiamenti in onore degli 800 Martiri?

“Mi ricordo di aver letto anche una stampa di un manifesto del 1880, quando venne celebrato il quarto centenario. I Martiri sono stati festeggiati sempre, ovviamente con i mezzi dell’epoca. Anzi, un elemento particolare per la beatificazione, proclamata nel 1771, è stato proprio questo culto continuo, ininterrotto. Una volta forse era prevalente l’aspetto esterno, chiassoso e un po’ meno accentuato. Ma, come dicevo prima, le feste portano sempre un bisogno di esprimere questo segno della gioia collettiva attraverso vari mezzi, dall’abito che indossi fino alla mensa più ricca. Non dimentichiamo poi che questi anniversari sono un momento di incontro e unione all’interno della famiglia, specialmente con il fenomeno della migrazione. Quindi, le feste patronali sono un’occasione di riscoperta della propria identità anche dal punto di vista sociale, oltre che spirituale. E questo è un aspetto essenziale cui la Chiesa è attenta, perché nessun aspetto della vita dell’uomo è estraneo alla vita della Chiesa stessa”.

Non tutti sanno che una parte delle reliquie è presente nelle chiese di varie città italiane come Napoli, Milano, Salerno, Bari e anche all’estero. Questo ci fa capire come i Martiri siano venerati altre i confini della Terra d’Otranto.

“Certamente, e una parte di reliquie la possiamo ritrovare anche all’estero, come ad esempio a Panama, in Brasile, in Africa e dovunque ci siano stati missionari o dei nunzi apostolici. Consideriamo che le reliquie vengono richieste da comunità e da chiese. Oggi la tendenza anche da parte del vescovo è quella di distribuire le reliquie non tanto a singole persone, quanto a comunità, parrocchie o chiese. Bisogna tener presente che il martirio proietta la persona che lo ha subìto e affrontato con coraggio e fede a un livello che travalica i confini del luogo e del tempo. E ciò ci mostra l’umanità nella sua massima realizzazione, perché l’uomo si realizza amando e l’amore, a sua volta, si realizza donando, e non c’è amore più grande di chi dà la vita. Questo è indipendente dal livello religioso o culturale che uno ha. E la testimonianza di chi dà la vita per qualcuno, con la lettera maiuscola, ha una risonanza universale. Quindi la venerazione delle reliquie tende proprio a unire, a dare forza e coraggio, perché c’è un martirio quotidiano da affrontare, ed è quello individuale e lento che molte volte non fa notizia, ma che non è meno prezioso dell’altro”.

Alessandro Conte

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Tra riti e gusto, Otranto in festa ricorda i Beati Ottocento

Clima di festa, ma anche di devozione e fede. Otranto si appresta a celebrare i Beati Martiri, compatroni della città, con manifestazioni religiose e civili che dal 13 al 15 agosto riporteranno alla memoria di otrantini e non l’eccidio dei loro antenati per opera dei Turchi, nel lontano 1480. Le celebrazioni religiose hanno preso il via già il 31 luglio: la tradizione vuole che nei tredici giorni subito antecedenti al dì della strage, che ricorre il 14 agosto, venga esposta in cattedrale l’urna dei Martiri, per poi chiudere la tredicina alle ore 22 di giorno 13 con una veglia diocesana di preghiera presieduta dall’arcivescovo, per ricordare il messaggio di fede, speranza e impegno civile degli Ottocento. I riti civili partiranno con il tradizionale percorso del sindaco che, accompagnato dall’arcivescovo e dalle autorità civili, militari e religiose, dal palazzo comunale si recherà presso il monumento ai Martiri, in piazza degli Eroi, e dopo aver deposto una corona di fiori terrà il discorso commemorativo insieme al professore Salvatore Palese. Il giorno successivo si entrerà nel vivo della commemorazione: alle 11 si terrà nelle mura della Cattedrale la solenne concelebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo Donato Negro, e a partire dalle 19,30 con la partecipazione del sindaco Luciano Cariddi e delle autorità civili e militari, lo stesso arcivescovo guiderà la processione con l’urna delle reliquie dei Beati Martiri, recata a spalle dai presbiteri diocesani, coinvolgendo le vie principali del borgo idruntino. Luminarie maestose a vestire il borgo di giochi di luci e colori suggestivi, come ogni festa patronale che si rispetti non mancheranno le tradizionali bancherelle e come ogni anno fiumi di gente che dopo la mezzanotte saranno tutti con il naso all’insù per godersi lo sfavillio di colori e scintille dei fuochi pirotecnici della ditta Mega di Scorrano. Musica, e per tutti i gusti, sarà presente l’Orchestra di fiati della Città di Noci e già dalla mattina del 14 per i rioni cittadini passerà il concerto bandistico Città di Cutrofiano, la serata successiva sarà animata da uno spettacolo musicale curato da Gruppi Musicali – associazione culturale e musicale – e dalla band Overdose, che delizierà i presenti con le sonorità blues di un big della musica italiana e internazionale, Zucchero. E quest’anno proprio dal comitato festa dei Beati Martiri e dal Comune di Otranto, con la collaborazione di Mediamorfosi – Strategie di Comunicazione, arriva una novità tutta gastronomica, i “Sentieri del Gusto”. Passeggiando per la città nei tre giorni dedicati ai festeggiamenti sarà possibile apprezzare le eccellenze delle produzioni enogastronomiche pugliesi, per scoprire il Salento deliziando il palato e la vista attraverso raffinati stand espositivi, ricchi anche di manufatti di artigianato locale. Una prima edizione, questa, che ha tutte le caratteristiche per divenire un appuntamento imperdibile dell’estate otrantina.

Alessandra Ragusa

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Weekend di Ferragosto a tutta musica. Ovunque

Come ogni estate il Parco Gondar di Gallipoli ospita grandi manifestazioni musicali. Venerdì 12 agosto è la volta del Cube Festival, che vedrà salire sul palco i grandi Afterhours, preceduti da Il Sogno e Deluded By Lesbians e seguiti dal djset Ellen Allien e dal rock djset Ballaròck & Carlo Chicco. Sabato 13 il Festival Live 80, dedicato ai miti della musica degli anni ottanta con Donatella Rettore, Alberto Camerini e Viola Valentino; special guest Eleonora Magnifico. A seguire dj Violet Tear e Contro dj’s. Domenica 14 prosegue il Cube Festival con il concerto dei Subsonica, che sarà aperto dai Serpenti, e a seguire rock djset Ballaròck & Carlo Chicco. Serata jazz il 12 agosto a partire dalle 21,30 alla Pineta Belvedere di Santa Cesarea Terme, con il trio composto da Fabrizio Savino alla chitarra, Igor Legari double bass e Aldo Bagnoni alla batteria. Indie pop al circolo Arci Rubik di Guagnano con un doppio concerto: Non voglio che Clara e i Dolcemente. Serata indie rock invece a Martano con il concerto triplo di Cosmica, LeCarte e Playontape. Sempre venerdì i Blu Cianfano tributano i più grandi artisti della storia della musica arrangiandone in nuove vesti i brani più belli. Con Maurizio Cianfano alla chitarra, Alessio Gaballo al basso e Paolo Colazzo alle percussioni. Presso La Vecchia Lanterna di Copertino. Per chi ama la musica d’autore made in Italy, domenica 14 il Cafè Melissa di Gagliano del Capo ospita il concerto di La Compagnia di Battisti, band tributo al leggendario Lucio Battisti.

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A chi spetta l’eredità?

Domanda posta agli avvocati dal Sig. Fabrizio:

Avrei una domanda cortesemente: la zia lascia in testamento ad una nipote (che ha un figlio) un appartamento, muore prima la nipote poi la zia a chi spetta l’eredità? Al figlio della nipote oppure agli eredi naturali che sono le sorelle della zia? Grazie

L’Avvocato Risponde:

Egregio signore,

il quesito in materia di successioni da Lei proposto, e che apprezzo per sinteticità e chiarezza espositiva, richiama le due diverse ipotesi di successioni a causa di morte che il nostro ordinamento giuridico contempla.

La successione testamentaria da una parte e quella c.d. legittima dall’altra.

Il primo tipo di succssione si ha quando una persona dispone delle proprie sostanze ( c.d. patrimonio mobiliare e immobiliare) mediante un atto volontario chiamato contenuto in un atto scritto che prende il nome di testamento. La seconda opera quando non vi è alcun atto di disposizione volontario, e quindi i soggetti legittimati e le relative quote sono prestabilite dalla legge, e precisamente negli artt. del codice civile 565 e seguenti.

Nello specifico Sua zia aveva redatto testamento, lasciando in eredità l’appartamento alla nipote, ma la stessa è pre-morta alla testatrice lasciando un figlio quale proprio erede.

Si deve però premettere che, per poter essere capaci a succedere, ossia per essere eredi testamentari, è necessario essere in vita nel momento della morte della testatrice.

Nel caso di specie la nipote è morta prima e, quindi, l’eredità non è mai entrata nel patrimonio di quest’ultima.

Ciò vuol dire che non avendo la nipote mai acquisito l’eredità al porprio patriminio, il figlio di quest’ultima nulla potrà pretendere in ragione di quella specifica disposizione testamentaria.

Da ciò discende che, nel caso in cui il testamento avesse quella sola disposizione, ed essendo venuta meno l’erede, lo stesso dovrà considerarsi privo di effetti ed opererà la successione legittima, e quindi saranno eredi le sorelle, ove anche gli altri legittimati siano già deceduti (genitori, coniuge o figli della zia defunta).

La materia delle successioni è sicuramente un argomento ostico per tutti, pertanto nel caso in cui i chiarimenti non Le siano sufficientemente chiari, Le consiglio di rivolgersi ad un collega di Sua fiducia che la potrà sicuramente assistere con la perizia che il caso richiede.

Distinti saluti

Avv. Andrea Conte

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Il sacrificio dei Martiri tra storia, leggende e fede

Era un venerdì e tirava un forte vento di tramontana, quel lontano 29 luglio 1480. Avrebbero dovuto sbarcare a Brindisi, ma a causa delle avverse condizioni del mare si fermarono al di là delle mura della città più a oriente della penisola. Erano una flotta composta da ben oltre 150 imbarcazioni, per un totale di 18mila uomini, e sbarcarono in una piccola spiaggia a nord della città che oggi porta il nome di “Baia dei Turchi”. Otranto era una città ricca e fiorente, ma non godeva di fortificazioni tali da poter respingere un simile attacco, anche in virtù del numero degli abitanti – non superiore ai 6mila uomini – e la crisi in cui versavano all’epoca gli stati italiani fece sì che non gli si contrapponesse alcuna forza militare. Gli abitanti abbandonarono il borgo in mano ai Turchi comandati dal pascià Ahmet, ritirandosi nel castello, la cittadella. A difendere la città vi erano solo quattrocento uomini che risposero con la vita in cambio della resa. La difesa si protrasse per due settimane, ma l’11 agosto il pascià ordinò l’attacco finale: il castello fu espugnato in un batter d’occhio, le donne e i bambini furono ridotti in schiavi e tutti gli uomini al di sopra dei quindici anni furono barbaramente uccisi. I pochi superstiti e il clero si erano rifugiati nella Cattedrale. Si racconta che Ahmet impose loro di rinnegare la fede cristiana, e il loro rifiuto generò martiri, razzie e barbare uccisioni. Emblematico l’assassinio dell’anziano arcivescovo Stefano Pendinelli, che incitava i suoi confratelli di rivolgersi a Dio in punto di morte: fu fatto a pezzi e il suo capo mozzato fu portato a spasso per le vie della città. Il 14 agosto la cattedrale venne trasformata in una stalla e i superstiti furono trasportati sul colle di Minerva: qui ne vennero decapitati almeno ottocento sotto gli occhi dei familiari. A capo degli otrantini vi era un certo Antonio Pezzulla, detto Primaldo: fu il primo a essere decapitato e si narra che, seppure senza capo, rimase in piedi ad assistere al martirio dei suoi uomini, tanto che uno dei Turchi rimase talmente impressionato da tale prodigio di fede che decise di convertirsi al Cristianesimo, scegliendo la morte. Dopo tredici lunghi mesi Alfonso d’Aragona, figlio del re di Napoli, riuscì a riprendersi le chiavi della città. I corpi degli otrantini trucidati sul colle di Minerva, trovati incorrotti a un anno dal martirio, furono poi traslati nella Cattedrale. Dopo un lungo processo canonico iniziato nel 1539 e terminato il 14 dicembre del 1771, papa Clemente XIV ne autorizzò il culto dichiarandoli beati. Trecento anni dopo, nella notte della loro festa, i martiri, divenuti già nel Settecento i protettori della città, furono visti da tutta la popolazione recarsi in processione sul colle.

È nel ricordo del loro sacrificio eroico, della loro fede e del messaggio di speranza che si è tramandato nei secoli che la città si appresta ogni anno a festeggiarli, aprendo il 31 luglio la tredicina con la solenne esposizione in cattedrale dell’urna dei Martiri, e animando ogni sera la festa con momenti di fede e preghiera fino al 13 agosto, giornata della veglia diocesana, per poi culminare nella celebrazione del solenne pontificale del 14 presieduto dall’arcivescovo della città e nella processione delle reliquie. Sono passati solo quattro anni da quando, su richiesta dell’Arcidiocesi di Otranto, il processo di canonizzazione è stato riaperto, e nel cuore di tutti gli otrantini e di tutti i fedeli e devoti, ogni anno in questo periodo, si apre ancor più la speranza che venga loro riconosciuto il motivo del martirio, sul quale vi sono non poche versioni contrapposte, e che possano perciò essere ufficialmente ritenuti santi.

Alessandra Ragusa

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“Festa della Municeddha”, a Cannole lumache per tutti

A Cannole si sta svolgendo in questi giorni uno degli appuntamenti estivi più rinomati, la festa della Municeddha. Un totale di quattro serate per questa ventisettesima edizione, un appuntamento fisso dell’estate che si svolge sin dal 1985. Chi avrà l’opportunità di visitare gli stand gastronomici dedicati al palato potrà contare anche sull’accompagnamento musicale. Una cucina ricca quella salentina, che in questo evento trova in questo mollusco il suo piatto principe. La municeddha è cucinata in vari modi, soffritta, arrostita o al sugo: ai fornelli i cannolesi o “cuzzari” (raccoglitori di lumache), come venivano chiamati in antichità, sono pronti a cucinare il prelibato animale, dalla carne molto ricercata in gastronomia e oltretutto, grazie alla presenza della ghiandola dell’albumina, efficace contro le indigestioni. Per quanto riguarda la musica, i vari gruppi che si alternano nel corso delle serate sono: White Queen, Makarè, Briganti di Terra d’Otranto, Gruppo Folk 2000 e molti altri. Quattro serate intense che, secondo le stime, in passato hanno richiamato ogni anno circa settantamila presenze. Un riconoscimento per il comune a livello numerico, ma soprattutto questa sagra è stata considerata come la più importante tra quelle dedicate alle chiocciole in tutto il Sud Italia. Da questa gratificazione ne deriva una ben più importante, cioè il titolo di “Città delle Lumache”, dato anche ad altre undici città italiane.

Alessandro Conte

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Pizzica a Muro Leccese con “Ballati”

“Ballati”, manifestazione della musica tradizionale salentina in scena a Muro Leccese. Mascarimirì, gruppo che lega la tradizione all’innovazione, dedica la decima edizione della festa alla classica musica tradizionale salentina, la pizzica. La manifestazione è organizzata da Dilinò, centro di musiche alternative e del Mediterraneo. Agli occhi degli amanti di questo genere musicale si tratta di uno dei tanti spettacoli che si stanno svolgendo in questi giorni. Ma questo in particolare nelle precedenti edizioni è stato ospitato nelle piazze di alcune delle città simbolo d’Italia, come Roma e Milano. Nel corso della serata si alterneranno SalentOrkestra, Alla Bua, e in chiusura i Mascarimirì, che presenteranno lo spettacolo Gitanistan Orchestra, prodotto con il sostegno di Puglia Sounds. “Gitanistan” rappresenta un percorso, durato due anni, seguito dal gruppo e fatto di musiche e danza del Mediterraneo con influenze rom, un lavoro registrato tra l’Italia, la Francia e la Spagna con l’intento di approfondire l’aspetto storico, antropologico e musicale delle famiglie rom salentine. La manifestazione dell’11 agosto partirà sin dalla mattina. Infatti, alle 11 è previsto un laboratorio di danza e coreografia sul tarantismo, sotto la direzione di Maristella Martella. L’ultimo appuntamento prima dei concerti è fissato per le 21,30 con la presentazione del cd “Gitanistan”, ultimo album appunto dei Mascarimirì.

Alessandro Conte

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“Benvenuti a Otranto”, ma la casa non c’era: molti i truffati

“Scusi, per il Villaggio Catona?”. “Buongiorno signora, siamo venuti per la casa vacanze in Via Primaldo”, ma anche per quella di Via Memorie, e tutti vittime di una ben organizzata truffa online. Oltre venti tra ragazzi e ragazze, ma anche famiglie e comitive truffate in vari modi, e convinte a versare sostanziose caparre a operatori turistici truffaldini per strutture inesistenti. O meglio, le strutture esistono, c’è anche una certa assonanza, ma i proprietari sono del tutto estranei alla truffa organizzata sapientemente. In un caso una signora ha ricevuto, nella casa dove abita, almeno una decina di persone convinte di aver affittato l’appartamento per il periodo centrale di ferragosto. Con le stesse modalità, inoltre, anche altre persone sono state truffate per appartamenti fantasma a Torre dell’Orso. Insomma, il Salento è una delle mete più ambite dai vacanzieri, Otranto è in cima ai desideri di vacanza di milioni di italiani ed allora, con un po’ di inventiva, è facile organizzare una truffa in grande stile. Le modalità erano ben studiate, raccontano alcuni dei truffati: “Abbiamo risposto ad un annuncio su un portale serio come subito.it” –spiega una coppia del centro Italia – “ci hanno mandato le foto, la fotocopia dei documenti del venditore ed abbiamo pagato con bonifico bancario il 30% dell’importo”. Importi considerevoli, tra l’altro, dagli ottocento ai duemila euro. Come nel caso di una famiglia con due bimbi piccoli che ha scoperto di aver acquistato un mini-appartamento nell’inesistente “villaggio Catona” su un sito affidabile come e-Bay. Il bello è che la truffa è stata studiata bene, perché sfrutta le caratteristiche della città di Otranto. In effetti, guardando su google map la Catona, si vedono chiaramente dei residence, come il Catona che esiste realmente, si osservano strutture turistiche come la piscina dell’Hotel Vittoria e le vicinissime spiagge cittadine di Otranto. Insomma, una volta che il tutto è condito da una bella web gallery fotografica la truffa è servita. In alcuni casi il sospetto che si trattasse di una truffa poteva sorgere, perché l’offerta era sin troppo vantaggiosa. Per logica, infatti, è difficile che uno venda sottocosto proprio le prime due settimane di agosto in una delle località più gettonate d’Italia. Tuttavia, in alcuni casi era veramente difficile accorgersi dell’inghippo, perché lo sconto era moderato e le modalità di pagamento non erano con una Postepay che garantisce l’anonimato, ma con regolare bonifico bancario su conto corrente. Insomma, una truffa ben studiata, che non ha danneggiato solo economicamente le persone truffate, ma le ha fatte arrivare in una località già colma di turisti e senza la possibilità di alloggiare da nessuna parte. Insomma, una situazione grave sulla quale stanno ora facendo luce le forze dell’ordine.

Elio Paiano

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Truffati, scornati e cacciati di casa: i particolari di un’odissea

“Sono giunti da me molto preoccupati” -spiega Bianca Sammarruco dell’agenzia Otrantour- “in alcuni casi si trattava di famiglie con bambini piccoli che non sapevano dove alloggiare”. La truffa ha colpito anche persone che, oltre al danno economico, si sono trovate in grosse difficoltà. “Abbiamo fatto di tutto per trovare una sistemazione adeguata” –dice Bianca- “ma purtroppo ciò è possibile solo per questa settimana, la prossima non c’è posto da nessuna parte e saranno costretti ad andare via. La situazione è seria perché sono stati truffati, sono giunti a Otranto senza sapere dove alloggiare e dovranno anche rinunciare a circa metà delle loro vacanze”. Oltre al danno, i truffatori si sono organizzati per aggiungere anche la beffa, perché in molti sono andati a chiedere della loro prenotazione al residence, ma in alcuni casi la situazione era paradossale. “Ad alcuni” – racconta ancora Bianca Sammarruco- “hanno addirittura fornito l’indirizzo di un privato cittadino, una signora anziana che ha visto bussare alla sua porta decine di persone che volevano alloggiare da lei. Eppure tutti noi che gestiamo le agenzie forniamo tutta una serie di dettagli proprio per permettere una scelta serena, ma il miraggio delle offerte last minute spinge molte persone ad affrettarsi a concludere il contratto di affitto, e questo rende più facile il lavoro dei truffatori”.

Elio Paiano

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“Notte Incanta”, arte e musica per il pre-festival della Notte della Taranta

Un calendario ricco, quello della “Notte Incanta”, festival dedicato all’arte, alla musica e alla letteratura che partirà giovedì 11 agosto coinvolgendo le quattordici tappe interessate dal festival itinerante della Notte della Taranta. Un salotto di strada che si vestirà ogni sera di una nuova cornice con l’intento di promuovere le realtà e le esperienze di produzione artistica del territorio. In attesa di concerti e ronde che animeranno le notti dedicate alla pizzica, gli spettatori potranno intrattenersi con presentazioni di libri, progetti musicali, dischi e ancora reading, proiezioni di documentari e interviste per poi lasciare la scena alla musica, trasformandosi in una sorta di “etno-discoteca”. La rassegna culturale messa a punto da Dilinò, Centro di musiche alternative del Mediterraneo, associazione Novaracne, il Tamburello.com e Kurumuny, in collaborazione con la Fondazione Notte della Taranta, muoverà i suoi primi passi partendo proprio da Corigliano d’Otranto. Prima del concerto di apertura del festival itinerante in piazza Vittoria si terrà una presentazione del progetto, cui seguirà la presentazione del libro edito da Kurumuny dal titolo “Uccio Aloisi. Il canto della terra”, dedicato all’artista salentino scomparso meno di un anno fa e divenuto nel tempo simbolo del revival della tradizione della pizzica salentina. Il giorno successivo sarà piazza Pio XII, a Cursi, a far gli onori di casa intrattenendo i presenti con un reading del volume edito da Lupo, “Da qui tutto è lontano” a cura di Pierluigi Mele e con la presentazione del memorial dedicato sempre a Uccio Aloisi. Sabato 13, a Zollino, in attesa del concerto dei Mascarimirì che si esibiranno accompagnati dal sax di Raffaele Casarano, verrà presentata la loro ultima fatica musicale dal titolo “Gitanistan”. La tappa leccese del festival della Notte della Taranta vedrà la presenza del critico musicale nonché saggista Pierfrancesco Pacoda che, dopo la presentazione del suo libro “Salento amore mio”, edito da Kowalski, intervisterà Raiz, anticipandone la sua esibizione live. Dopo la sosta del giorno di ferragosto si riparte il 16 agosto da Galatina con la presentazione dell’etichetta indipendente 11/8 a cura di Cesare Dell’Anna, e poi a seguire nei giorni subito successivi si farà tappa a Castrignano dei Greci, Sternatìa, Martano, Calimera dove si presenterà il disco “Compilescion”, edito in occasione dei dieci anni di attività editoriale del gruppo di “Qui Salento”. A partire da domenica 21 agosto si proseguirà con Soleto, Alessano, Cutrofiano, dove verrà proiettato tra le altre cose anche il documentario “L’Arneide” di Luigi Del Prete, e ancora Martignano dove verrà presentato il libro “Il ritorno della Taranta” di Vincenzo Santoro e il cd dal titolo “Sulu” di Dario Muci. La rassegna, e con essa il festival itinerante della Notte della Taranta, si concluderà a Carpignano Salentino, dove il 25 agosto verrà presentato il disco di Mimmo De Santis “Scarcagnizzu – vento dal basso”; a seguire la presentazione del progetto “I luoghi d’allerta 2011”, una rassegna culturale che a cavallo tra fine agosto e settembre coinvolgerà molti comuni salentini.

Alessandra Ragusa

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