Archive | Novembre, 2011

Partito Democratico: Loredana Capone candidato sindaco per Lecce

Un forte e lungo applauso è esploso nell’auditorium della comunità Emmanuel di Lecce, in cui si sono svolti i lavori dell’assemblea provinciale del Pd, quando Loredana Capone, vicepresidente della Regione Puglia, ha annunciato la propria decisione di scendere in campo in veste di candidato sindaco per la conquista di palazzo Carafa, alle prossime elezioni amministrative leccesi. Nelle scorse settimane in molti avevano auspicato questa candidatura, considerata come l’unica con possibilità di vittoria per il centrosinistra nel capoluogo salentino dopo tanti anni di vittorie per il centrodestra, mentre la stessa Capone non ne era apparsa subito del tutto convinta. “Quando un partito a livello cittadino, provinciale, regionale e con tanti suoi autorevoli esponenti impegnati a tutti i livelli istituzionali ti chiede un impegno, non si può far finta di nulla – ha detto – Quando poi anche tanti concittadini ti fermano per strada per chiederti un impegno diretto per stimolare il cambiamento nella propria città e quando la si ama profondamente, allora io non potevo che rispondere: sono pronta. Non ho detto subito di sì perché non è facile dover lasciare, in caso di elezione, il consiglio regionale, dove sono stata eletta e con tanto consenso da poco più di un anno; soprattutto non è facile lasciare l’assessorato allo Sviluppo Economico da dove penso di aver fatto tante cose utili per il mio territorio. Ma alla fine non potevo dire di no ai cittadini di Lecce che sono stanchi di inefficienze e filobus e sognano un modo più efficace e partecipato di gestione della nostra bellissima città: allora andiamo avanti tutti insieme perché la battaglia è solo all’inizio”. Giova ricordare che l’assemblea provinciale del Pd era stata convocata dal presidente provinciale Cosimo Durante per discutere, oltre che delle elezioni amministrative leccesi, del problema sanità e delle proposte del partito. Erano presenti anche il segretario provinciale Salvatore Capone e quello regionale Sergio Blasi. Ai numerosi giornalisti presenti, poi, Loredana Capone ha spiegato di essere pronta a fare le primarie, se ci saranno,poiché c’è già candidato Carlo Salvemini, di credere molto nell’alleanza dell’attuale centrosinistra con le forze di centro e, infine, alla domanda se preferisce incontrare come avversario l’attuale sindaco Paolo Perrone o la senatrice Adriana Poli-Bortone ha risposto con un serafico: “Non posso certo essere io a scegliere il candidato del centro-destra”.

Deodato Giovanni Guida

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A Maglie per rubare rame: arrestati due casaranesi

Ennesimo tentato furto di cavi di rame ai danni degli impianti elettrici. Due giovani di Casarano sono stati fermati dai militari nel recinto dell’ex Enel a Maglie. Ieri i Carabinieri del Norm di Maglie hanno arrestato in flagranza di reato, per tentato furto aggravato, due giovani, Antonio Valentino 31enne disoccupato e Davide Marsigliante 32 anni, contadino, già noti alle forze dell’ordine. I militari hanno verificato la presenza di due persone segnalate all’interno del perimetro dell’ex Enel di Maglie, intente a manovrare alcuni cavi elettrici. I due risultavano privi di documenti, e hanno riferito ai militari di essere stati accompagnati a Maglie da un amico per incontrare delle ragazze. I trentenni pare fossero nervosi durante il controllo, vistosamente sporchi e in particolar modo erano sporche le mani dei due. L’atteggiamento sospetto e insolito, il fatto che non potevano essere giunti in quel luogo malconci per un appuntamento galante, così come affermato dai ragazzi hanno insospettito i militari, che hanno cercato nella direzione verso la quale i due giovani si stavano dirigendo trovando l’auto nella quale sono stati rinvenuti due cacciaviti, un cutter, un taglierino, un bastone di 73 centimetri, un cavo elettrico di circa un metro con all’interno del filo di rame. Nello stabile sono stati trovati anche due rotoli di filo di rame già estratto e tagliato dall’interno di alcuni tombini, alcuni cavi elettrici estratti ma non ancora arrotolati, un piede di porco all’interno di un tombino, e un tagliacavi nei pressi di un ripetitore di telefonia mobile, il tutto sempre vicino ai rotoli di rame pronti per essere asportati. Il materiale recuperato è stato sottoposto a sequestro e i due giovani sono stati accusati di tentato furto aggravato e dunque condotti presso la casa circondariale di Lecce, Borgo San Nicola. L’auto in possesso di uno dei due sospetti è stata sottoposta a sequestro amministrativo, era priva dell’assicurazione.

Jenny De Cicco

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In Abruzzo la Betitaly Volley Maglie vince e convince

Due vittorie su due trasferte. La Betitaly Volley Maglie riesce a portare a casa un altro importantissimo risultato e sale in classifica, fino al quarto posto, grazie a tre vittorie e una sola sconfitta dall’inizio della stagione. Se le altre due vittorie erano arrivate al tie-break, limitando i punti guadagnati a due, la pratica contro la Bcc San Gabriele Vasto è chiusa al quarto set, con tre punti che sono oro colato per le ragazze di mister Tonino Solombrino. Già il primo set è stato appannaggio degli ospiti, un 25-20 che porta fiducia nel gruppo, data anche la caratura dei padroni di casa, tra cui figurava Caterina De Marinis, due volte campionessa italiana di beach volley e attualmente allenatrice della nazionale giovanile. Così il secondo set, che ha visto il ritorno dei padroni di casa, vittoriosi 25-22 e sull’1-1 nel conto totale, non ha portato nervosismo o cali nel team ospite. Il Vasto non ha potuto far nulla quando, nel terzo e quarto set, sono salite in cattedra le ragazze della Betitaly, con Emanuela Romano e Neire Scupola su tutte. La chiave di volta è forse stata la prestazione nel terzo set, chiuso 25-19 e durante il quale il Maglie ha mostrato superiorità netta. Così, il 25-22 del quarto e ultimo set, che chiude le ostilità sul 3-1, è stato il sigillo su una vittoria già conquistata. Questo campionato di B2 sta dando grosse soddisfazioni al team salentino, e di riflesso a tutti i sostenitori, ma si tratta pur sempre delle prime quattro giornate: allo staff dirigenziale e all’allenatore adesso tocca l’arduo compito di tenere le atlete con i piedi per terra e non prendere sottogamba nessun impegno ufficiale. Già la prossima giornata vedrà tornare la Betitaly sul campo di casa, ci sarà da affrontare un test importante in vista del prosieguo del campionato.

PAOLO MERENDA

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Il Toma Maglie scivola a Tricase, ma è festa argentina

Il Maglie non fa una delle sue, ormai solite, prestazioni da trasferta, e cede il passo al Tricase. I padroni di casa riescono a tenere bene il campo contro una squadra che lotta per le prime posizioni della classifica, e si riposta su dalle sabbie mobili degli ultimi posti, uscendo fuori dalla zona retrocessione. La squadra del presidente Cosimo Prete ha da rimproverarsi il fatto di non essere riuscita a fare di più contro il Tricase, che prima della sfida coi magliesi stazionava in penultima posizione. Ma va detto che la spinta del campo di casa può esser stata determinante. In campo, è stata una festa argentina in piena regola: per l’Atletico Tricase in rete, con una doppietta, l’argentino Larrosa. Entrambe nel primo tempo le sue reti, al 15’ e al 45’, che attestano la superiorità dei locali nella prima frazione di gioco. Mister Sergio Volturo corre ai ripari nella ripresa, inserendo l’uruguagio Franco Parlacino al posto di Pierandrea Fanigliulo, e la mossa sembra sortire gli effetti desiderati: al 56’ il Toma guadagna un calcio di rigore, che un altro argentino, Renzo Ruggiero, trasforma. Potrebbe essere l’inizio della riscossa, ma non arriva la rete del pareggio, nonostante i tentativi ospiti. Finisce 2-1, e se, come detto, per il Tricase si tratta di una boccata d’ossigeno provvidenziale, che la porta dalla quindicesima alla dodicesima posizione, dall’altra parte per il Maglie è indolore. Infatti i salentini non perdono la quarta posizione, che li tiene attaccati al treno promozione. Forse l’obiettivo principale non è il secondo salto di categoria in due anni, ma accumulare punti preziosi adesso può risultare determinante alla fine della stagione. Il prossimo turno prevede una sfida interessante: il Toma Maglie incrocerà i tacchetti con il Noicattaro sul campo magliese, quel Tamborino Frisari che sta portando tanto bene a Danilo Bassi, autore di un’imbattibilità interna che non accenna a fermarsi e che ha appena superato i mille minuti.

PAOLO MERENDA

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Cesena – Lecce: una vittoria scaccia crisi

L’immagine dell’abbraccio finale tra il migliore in campo del Lecce, Moris Carrozzieri e l’allenatore dei salentini Eusebio Di Francesco, racconta al meglio l’importanza fondamentale della vittoria dei giallorossi a Cesena. L’uno a zero finale è la sintesi perfetta di una partita disputata dal Lecce con grande spirito di sacrificio, specie dopo essere rimasto per quasi tutto il secondo tempo in inferiorità numerica, causa l’espulsione del bravo, ma ingenuo, attaccante colombiano Luis Fernando Muriel. Nel primo tempo le due squadre, sia pur con rara precisione, cercano di far del male all’avversario senza tuttavia riuscirci. Il neo tecnico dei bianconeri cesenati, Daniele Arrigoni, schiera i suoi con un rubusto 4.4.2 e affida al duo d’attacco formato da Adrian Mutu e Martins Eder il compito di aprire la difesa ospite. Il Lecce risponde con uno schieramento guardingo, ma pronto comunque a ripartire con veloci contropiede: Benassi in porta, Oddo-Carrozzieri-Esposito-Tomovic in difesa, Cuadrado-Strasser-Grossmuller-Oliveira a centrocampo e, infine, Bertolacci a ridosso dell’unica punta Muriel davanti. Il Cesena si rende pericoloso con Adrian Mutu e Guillermo Rodriguez, ma Massimiliano Benassi è sempre pronto a parare. Il salentini rispondono con Andrea Bertolacci e Muriel. Lo zero a zero finale, comunque, sintetizza al meglio la gara che, in questa prima frazione, stenta a decollare. Nella ripresa il Cesena entra in campo con uno spirito diverso e batte una serie impressionante di calci d’angolo – alla fine saranno ben ventidue a suo favore contro i soli due del Lecce – costringendo il Lecce sulla difensiva. Al 55’minuto però Juan Guillermo Cuadrado s’invola dalla fascia verso il centro, supera due o tre avversari e dal limite lascia partire un tiro che, complice la deviazione di uno sfortunato Luca Ceccarelli, s’insacca alle spalle dell’incolpevole portiere di casa, Francesco Antonioli. I salentini si trovano così, un po’ a sorpresa, in vantaggio e qui costruiscono la loro fortuna. Infatti, subito dopo Muriel si fa ingenuamente espellere per proteste dall’arbitro Valeri, ma il Lecce non s’intimorisce e, pur indietreggiando, si difende con ordine ed orgoglio. Entrano Guillermo Giacomazzi per Bertolacci e Davide Brivio per l’ottimo Rubens Oliveira; la difesa diventa a 5, Benassi continua a parare le conclusioni di Eder e Mutu, Carrozzieri diventa insuperabile. Finisce uno a zero. La vittoria fa classifica e morale per il Lecce, che comincia a intravedere un po’ di luce, mentre manda nel buio totale il Cesena, sempre più fanalino di coda del campionato di serie A.

Deodato Giovanni Guida

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L’economia del Sud Est della provincia di Lecce: un po’ di storia

di Mauro Ragosta

Il Sud Est della provincia di Lecce, quell’area che va da Melendugno a Maglie, a Gagliano del Capo e, risalendo, fino a Otranto, sebbene mostri ancora vive tracce di un passato fiorentissimo, a partire dal 1500 ha registrato, tra alterne vicende, un progressivo arretramento, costituendo oggi la zona meno dinamica della provincia di Lecce. Ciononostante, Otranto e le sue attività turistiche costituiscono attualmente uno dei motori strategici non solo per l’economia locale, ma anche per quella provinciale. Uno degli indicatori più significativi è costituito dalla bassa densità della popolazione che insiste sul territorio e la fortissima dispersione demografica. E ci si chiede se, in una prospettiva storica, ciò sia ascrivibile a variabili tipicamente culturali anziché a dinamiche economiche e commerciali, che prescindono dalle caratteristiche della personalità degli imprenditori. Il rallentamento economico del Sud Est leccese, sebbene appena evidente, si mostra già nel ‘700 e diviene strutturale nell’800. Tale connotazione è legata alla produzione e al commercio dell’olio, che al tempo fu la principale, se non esclusiva, fonte di ricchezza a livello locale. Terra d’Otranto, e in particolare la provincia di Lecce, rappresentò uno dei principali fornitori, a partire soprattutto dal secolo dei Lumi, dell’industria tessile inglese, che in tale periodo si afferma come leader mondiale. L’olio leccese venne utilizzato esclusivamente come lubrificante dei macchinari tessili e il 90% della produzione locale ebbe come destinazione proprio l’Inghilterra, dove fu quotato alla borsa di Londra. Tali circostanze spostarono il baricentro commerciale del sud Salento su Gallipoli, la cui posizione geografica era più favorevole e i cui traffici fecero decollare l’economia di tutto l’arco ionico, mentre il versante adriatico rimase con uno sviluppo meno marcato. Si somma a ciò la sfavorevole politica dello Stato, che, all’indomani dell’Unità, nelle strategie del riassetto dei porti non previde alcuno stanziamento per Otranto, contrariamente a quanto avvenne per Gallipoli, Brindisi e Taranto. Anche quando nel leccese, dopo il 1870, esplose la produzione del vino, le cui esportazioni avevano come punto di riferimento la Francia, la situazione rimase immutata e le opportunità di crescita vennero colte soprattutto dalle parti Sud Ovest e Nord della provincia di Lecce. Nel 1880, infatti, mentre nell’area Gallipolina si coltivavano ben 20mila ettari di vigneto e nell’area del capoluogo più di 15mila, nel Sud Est non si raggiungevano i 3500 ettari. Un certo riequilibrio si ebbe dopo il 1900 con lo sviluppo delle produzioni e delle lavorazioni del tabacco, che vennero colte immediatamente non solo dal Sud Est, ma anche dalle aree a Nord della provincia, e in particolare dal centro di Novoli. Due aree che si posero in competizione, sebbene non esplicitamente. Ma è nella Valle della Cupa che queste ultime raggiunsero livelli di crescita veramente importanti, nonostante a Maglie e a Tricase si insediassero strutture di tutto rilievo, la cui storia è ben nota. Tali produzioni comunque furono utili a risollevare le sorti economiche del Sud Est, facendole conoscere un certo benessere, soprattutto dopo la prima guerra mondiale. In effetti, un certo bilanciamento economico tra le varie aree della provincia di Lecce si può registrare a partire dal 1920 e fino al 1963, dove spicca come centro industriale e commerciale la città di Maglie, che si contende il primato con Galatina, nonché con i centri di Trepuzzi e di Squinzano, ovviamente fatta esclusione per il capoluogo. Va considerato tuttavia che, questo quarantennio si può connotare come il periodo aureo della provincia, dove, a partire soprattutto dal dopoguerra, e scontato della crisi del 1929, tutte e tre le principali produzioni leccesi, ovvero quelle dell’olio, del vino e del tabacco, raggiungono i massimi livelli, mai più superati sino a oggi. Non è difficile capire che il processo di sviluppo del Sud Est della provincia di Lecce, storicamente si deve in larga parte alla sua posizione geografica, anche se questo, fino alla seconda guerra mondiale, è assistito da una classe dirigente vivace e intraprendente, che in qualche maniera è riuscita ad ammortizzare gli effetti delle dinamiche del commercio nazionale e mondiale, che di certo non ne hanno facilitato il suo percorso. Sta di fatto, che fino agli anni ’60 il Sud Est, sebbene con toni meno vivaci rispetto alle altre aree della provincia, godette di un certo benessere e il divario si mostrò ben più che accettabile. È infatti con la Repubblica che tale area perderà vistosamente molte posizioni.

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Restituita la refurtiva rubata al Sacro Cuore

È stata una cerimonia intensa quella svoltasi domenica mattina presso la chiesa del Sacro Cuore durante la “messa del fanciullo”: il parroco don Antonio Carluccio ha ricevuto la restituzione simbolica, dalle mani dei carabinieri presenti in chiesa, di una parte della refurtiva sottratta nei giorni scorsi. Un furto di circa 22mila euro tra contanti e oggetti preziosi, di cui si è parlato molto nei giorni scorsi in città e risolto brillantemente dalle investigazioni dei militari di stanza presso la caserma magliese. Nel giro di poche ore i carabinieri si sono insospettiti da una strana attività in una zona rurale alla periferia ovest di Maglie: dopo un’accurata perlustrazione hanno trovato i resti della cassaforte forzata e una parte degli oggetti sacri. A quel punto è stato un gioco da ragazzi fermarsi ad attendere il ritorno dei presunti responsabili che avevano addosso ancora il denaro in contante prelevato dopo lo scassinamento. Don Antonio Carluccio ha avuto parole di ringraziamento per il successo delle indagini, assai tempestive. “Vorrei fare un plauso a tutti i militari – ha detto – che si sono dedicati al recupero degli oggetti sacri in particolare il comandante del nucleo operativo e radiomobile di Maglie, tenente Rolando Giusti e il maresciallo Antonio De Rosa responsabile della caserma magliese. I calici, le pissidi, gli ostensori sono offerte che molte famiglie hanno donato per devozione alla comunità”. Il parroco ha anche precisato la natura del denaro all’interno della cassaforte. “Si tratta – ha continuato -della somma necessaria per far proseguire i lavori della sistemazione del campo di calcetto di via Manzoni oltre a donazioni per i nostri poveri”. Parole più severe per i tre presunti responsabili, di cui uno, il più giovane, un tempo chierichetto nella stessa chiesa del Sacro Cuore. “C’è chi ha cercato di soddisfare le proprie ambizioni personali – ha commentato – appropriandosi di quello che non gli apparteneva per una soddisfazione materiale”. Nei prossimi giorni il prelato riceverà il resto della refurtiva recuperata. Per il momento i tre presunti autori sono stati invece semplicemente denunciati perché manca la flagranza di reato.

Maurizio Tarantino

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“Il prefetto di ferro”, Gigi Proietti gira nel Salento

Sono ormai giorni che vediamo in giro per il Salento questi camion gialli, che trasportano la troupe di una fiction televisiva targata Rai. Si tratta de “Il prefetto di ferro”, che è interpretato dal magistrale Gigi Proietti e prevede le location di Maglie, Nardò, Lecce e Martano. In questi giorni la troupe si è fermata a Maglie, con delle riprese prima a palazzo Capece, che ospita l’omonimo prestigioso liceo, e poi a palazzo Tamborino, uno dei più bei palazzi privati della zona. “Il prefetto di ferro”, che è stato anche un film degli anni ’70 interpretato da Giuliano Gemma, è tratto da una storia vera, quella di Cesare Mori, che fu mandato negli anni ’20 a fare il prefetto in Sicilia dal dittatore Benito Mussolini, ma ben presto scoprì le connessioni tra mafia e fascismo, venendo epurato, promosso, e mandato a Roma come parlamentare. Ancora una volta, il Salento si conferma terra di film e fiction, seguendo una tendenza ormai in voga negli ultimi anni. Le ragioni della scelta sono molteplici, dalla luce che aveva tanto colpito Ferzan Ozpetek, che venne qui a girare “Mine vaganti”, ma anche un basso costo della vita, che permette di largheggiare con i budget artistici in tempi di crisi. Tra i film girati nel Salento negli ultimi anni, vale la pena ricordare “Senza arte né parte” di Giovanni Albanese, “L’uomo nero” di Sergio Rubini, “Fine pena mai” di Fluid Video Crew, “2061 – Un anno eccezionale di Carlo Vanzina, “Manuale d’amore 2” di Giovanni Veronesi, “La terra” di Sergio Rubini, “Melissa P.” di Luca Guadagnino, “Eccezzziunale… veramente – Capitolo secondo… me” di Carlo Vanzina, “La bestia nel cuore” di Cristina Comencini, “L’anima gemella” di Sergio Rubini, “Liberate i pesci” di Cristina Comencini, “Figli di Annibale” di Davide Ferrario. Per non parlare, andando indietro nel tempo di “Le farò da padre” di Alberto Lattuada, che nel 1974 precorreva i tempi della cementificazione di Porto Miggiano. Tra le serie TV girate nel Salento, vale la pena ricordare anche “Il giudice Mastrangelo” di Enrico Oldoini e “Mogli a pezzi” di Vincenzo Terracciano e Alessandro Benvenuti.

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Recupero di un credito

Domanda posta agli avvocati dal Sig. George:

Salve, dopo tre anni di difficoltà ho ceduto la mia attività commerciale ed il mio commercialista ha sempre percepito l’onorario in “nero” (per contanti) per un tot. di € 4.000,00 tranne che per l’emissione di una sola fattura pari ad € 300,00 nell’arco dei tre anni di consulenza.

Il mio consulente mi minaccia di adire le vie legali in quanto non ci troviamo con i conteggi finali di circa € 1.000,00 che io non voglio assolutamente corrispondere in quanto per me non sono dovuti. Per dovere di cronaca ho la mia compagna, nonchè ex-socia, testimone di questi pagamenti ed ho quasi sempre prelevato subito prima dal bancomat per poi recarmi dallo stesso quando gli corrispondevo il contante. Come posso tutelarmi visto che sono disoccupato ed in forte difficoltà economiche? Sono molto preoccupato di tale situazione che si andrà prospettando.

Ringrazio in anticipo e porgo cordiali saluti.

L’Avvocato Risponde:

Egregio signore,

premesso che le informazioni contenute nella Sua nota sono assai scarse, proverò comunque a fornirLe qualche suggerimento, che dovrà sempre essere valutato e calibrato da chi poi conoscerà nei particolari la vicenda.

Dal Suo resoconto posso ipotizzare che a fronte di una azione volta al recupero del supposto credito da parte del Suo consulente, Lei avrà le argomentazioni (decorso del tempo) e le prove (testimonianza e ricevute dei prelievi allo sportello bancomat) da opporre in maniera sufficientemente valida.

Rimangono, però, alcuni lati oscuri in relazione alla relale entità della somma che il consulente andrà a richiedere formalmente, e se vi sono altre fatture di cui Le non ha la materiale disponibilità (salvo che non Le sia stata consegnata l’intera documentazione di solito conservata dal professionista), dati questi che andranno valutati al momento dell’inizio dell’azione minacciata.

In conclusione, si può supporre di poter impostare una valida difesa, salvo verificare le incognite innanzi dette ed i particolari della vicenda in parola.

Altro discorso si potrà fare in relazione alla mancata fatturazione delle somme corrisposte, denunciando il tutto all’autorità preposta.

Distinti Saluti.

Avv. Andrea Conte

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Il Salento a tutto talent show

Si chiamano Marco Castelluzzo e Claudia Casciaro e sono gli ennesimi salentini che parteciperanno a un talent show nazionale. Da ieri infatti i due ragazzi, il primo 18enne tricasino e la seconda 23enne di Marittima, sono nella scuola di Amici di Maria De Filippi, rispettivamente affidati agli insegnanti di canto, i due discografici, Rudy Zerbi e Mara Maionchi. Marco, che proviene dalla scuola “Dove c’è musica” di Tony Frassanito, come anche il secondo classificato di X-Factor 4 Davide Mogavero e il piccolo Salvatore Montagna, che partecipò a “Ti lascio una canzone”, ha già esperienze nel campo della musica internazionale, perché ha partecipato a un altro talent, “My camp rock” su Disney Channel, finendo poi per essere nella colonna sonora del film “Rapunzel”. Claudia invece viene dal blues, anche se nella puntata di ieri di Amici ha promesso di cimentarsi con altri generi musicali per dimostrare la sua valenzia. I due ragazzi sono solo gli ennesimi testimoni di un fenomeno targato Salento, che ha fatto nascere persino la leggenda metropolitana che la stessa De Filippi desideri aprire una scuola di canto in questa nostra penisola, perché possiede delle vocalità straordinarie. La seconda parte della leggenda metropolitana però è completamente vera: in questi anni, oltre ai succitati Mogavero e Montagna, abbiamo assistito a dei talenti di ragazzi salentini che hanno dato il meglio di loro stessi nei talent. Basti pensare agli Aram Quartet che hanno vinto X-Factor, o gli Effetto Doppler che hanno partecipato allo stesso talent nell’edizione di Mogavero, ma anche i concorrenti di Amici come le vincitrici Alessandra Amoroso ed Emma Marrone e la finalista dello scorso anno Francesca Nicolì. Per non parlare di tutti i ragazzini che in questi anni sono stati alla corte di Antonella Clerici e di Gerry Scotti per “Io canto”. In fondo, il Salento si conferma terra di musica, come testimoniano altri cantanti che non provengono dai talent tout court, come Dolcenera, che partecipò a Music Farm quando era già famosa, ma anche i Negramaro, i Sud Sound System e gli Apres La Classe, che prestarono la loro “Paris” a una pubblicità e a un programma televisivo. Senza dimenticare l’ex gieffina Francesca Giaccari, che pur non partecipando a un talent, sta riuscendo a realizzare il suo sogno facendo ascoltare a tutti la sua “Io grido”. A Marco e Claudia vanno i più grandi in bocca al lupo di Otranto Oggi, con l’augurio che si impegnino per tenere alto il nome della nostra terra.

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Save Salento lancia a Martano il tema della difesa dei beni comuni e della biodiversità

Mercoledì 9 novembre a Martano si terrà un convegno di Save Salento per discutere su come costruire percorsi di crescita alternativi a partire dai beni comuni e dalla necessità di proteggerli dai processi di privatizzazione e dall’attacco degli interessi economico-finanziari. “L’accesso da parte di tutti i cittadini a diritti fondamentali come acqua, suolo, cibo, salute, biodiversità e saperi tradizionali – sostiene il segretario di Save Salento Antonio Bonatesta – è a rischio non soltanto nel Sud del mondo, ma anche nei luoghi della nostra quotidianità. La loro trasformazione da beni comuni in beni privatizzati è una tendenza sempre più incalzante”. Le multinazionali a caccia dei beni comuni, organizzato dall’associazione Save Salento per il prossimo 9 novembre 2011 a Martano, nella sala convegni di Piazza Caduti alle 18,30, attraverso interventi, proiezioni, dibattiti, si pone il duplice obiettivo di evidenziare, a partire dall’esperienza salentina, i processi di depauperamento e di privatizzazione che hanno colpito in questi anni i beni. All’introduzione di Antonio Bonatesta, segretario di Save Salento, faranno seguito gli interventi di Salvatore Colazzo, docente di Pedagogia Sperimentale presso l’Università del Salento, di Ada Manfreda, Salvatore Patera ed Ezio Del Gottardo, tutti ricercatori presso l’ateneo salentino. L’iniziativa del convegno nasce dall’attenzione che l’associazione Save Salento ha riservato in questi ultimi tempi alla campagna di sensibilizzazione promossa da Sblocchiamoli. “La campagna ha stimolato il nostro interesse – dichiara il segretario Antonio Bonatesta – dal momento che essa sembra richiamare problematiche che, sul versante energetico, ci vede impegnati da tempo. L’esperienza delle energie rinnovabili ha mostrato in questi anni come uno strumento potenzialmente positivo, sotto la pressione di interessi economico-finanziari votati alla speculazione, si sia potuto risolvere in un’inaudita aggressione a danno dei beni comuni, nelle forme di sottrazione di terreno fertile all’agricoltura, di compromissione dei valori storici, ambientali e paesaggistici, di consumo di suolo. In questo senso, soprattutto il suolo, quale matrice fondamentale della produzione materiale e dei valori collettivi, è stato sottoposto anche nel Salento a un pervasivo processo di privatizzazione e di depauperamento da parte di un numero ristretto di lobby e di gruppi bancari con il loro seguito di mediatori locali e società aleatorie”. La soluzione non può che prendere necessariamente le mosse dalla dimensione locale e comunitaria, partendo dal recupero di ciò che stiamo irrimediabilmente perdendo. Agricoltura a chilometro zero e impianti energetici pubblici da fonti rinnovabili promossi da consorzi comunali sono le prime leve di questo cambiamento.

Fabio Tarantino

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La Tap avvia lo studio di valutazione d’impatto ambientale del mega gasdotto di San Foca

Il settore energetico ha sempre avuto un’importanza strategica nella politica amministrativa e finanziaria internazionale. Considerata la posizione geografica della penisola salentina, questa si trova ad assumere un ruolo di primo piano nella realizzazione di impianti di produzione e distribuzione energetica, da quella rinnovabile a quella più tradizionale. Nei mesi scorsi la nostra costa è divenuta territorio di conquista delle industrie dell’energia con l’avviamento delle procedure di valutazione d’impatto ambientale e sociale (Esia) del gasdotto trans-adriatico che dovrebbe attraccare lungo la costa melendugnese, precisamente a nord di San Foca. La società che ha proposto la realizzazione dell’opera è la Trans Adriatic Pipeline (Tap), una multinazionale svizzera che prevede di ricevere l’approvazione ufficiale intorno al quarto trimestre del 2012. La condotta, lunga in tutto 520 chilometri partendo dalla zona del Caspio, intende passare da Grecia e Albania per poi estendersi per 21 chilometri nell’entroterra fino a raggiungere il Comune di San Donato di Lecce per collegarsi alla rete nazionale tramite Snam Rete Gas. Le tubature attraverserebbero, quindi, cinque territori tra Melendugno, Vernole, Castrì di Lecce, Lizzanello e Cavallino. Come risulta dalla documentazione ufficiale della società, scaricabile dal sito http://www.trans-adriatic-pipeline.com/en/esia/italy/, Tap sottoporrà il rapporto Esia alle autorità italiane nel quarto trimestre del 2011 e prevede di ricevere l’approvazione ufficiale intorno al quarto trimestre del 2012. Da notizie emerse negli ultimi giorni pare che Tap abbia già avviato le rilevazioni marine e geologiche, preliminari alla valutazione d’impatto ambientale, suscitando l’indignazione di cittadini e organizzazioni ambientaliste locali che hanno già indetto una giornata di mobilitazione contro il mega gasdotto a San Foca per il 30 gennaio 2012. Intanto, l’assessore alla Pianificazione Territoriale e ai Lavori Pubblici dell’Unione dei Comuni Terre di Acaya e di Roca nonchè delegato alla tutela ambientale di Melendugno, Luca Dima dichiara che “non risulta pervenuto nessun progetto che abbia seguito l’iter autorizzativo necessario alla realizzazione dell’opera e che al momento non sono stati interrogati i vari enti locali interessati. Pertanto sembra realmente prematuro che vengano chiamati ad esprimersi i comuni se al momento non risulta alcun progetto depositato presso gli uffici tecnici”. La partita sembra quindi essere giocata sul nulla di fatto, mentre procedono le rilevazioni preliminari d’impatto ambientale da richiedere al Ministero dell’Ambiente. Il tutto fa pensare che, in caso di esito positivo e di pareri favorevoli delle amministrazioni locali, l’inizio dei lavori non sarà di certo imminente.

Maurizio Melito

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