Abusivismo, sequestrato dalla Capitaneria di porto di Otranto il lido “Le Palme” a Casalabate

Sequestrato a Casalabate uno stabilimento balneare con licenza scaduta nel 2007, eppure non rimosso dalla costa: sigilli a una struttura di oltre 4mila metri quadrati, dunque, per abusivismo edilizio. Questa mattina gli uomini della Capitaneria di porto di Otranto, guidati dal tenente di vascello Donato Ostuni e in azione sul litorale di Casalabate, agro di Lecce, hanno portato a termine un’importante operazione di polizia giudiziaria. L’intervento, frutto di attività investigativa mirata alla repressione dei reati connessi all’ uso del demanio marittimo, al contrasto dell’abusivismo edilizio e della salvaguardia del patrimonio costiero, ha visto impegnati cinque militari che hanno scoperto uno stabilimento balneare con autorizzazioni demaniali scadute. A seguito dell’intervento dei militari è stato informato il magistrato di turno presso la Procura della Repubblica di Lecce, il quale ha disposto il sequestro penale dell’intera area. Gli uomini della Capitaneria di Otranto e di San Cataldo hanno quindi apposto i sigilli al lido “Le Palme”, su un’area di circa 4mila mq, denunciando all’autorità giudiziaria i concessionari del lido per violazione degli articoli 54 e 1161 del Codice della navigazione, nonché dalle leggi in materia edilizia. Gli investigatori sono al lavoro in queste ore su tutto il litorale, e non si escludono altri elementi utili a definire ulteriori fattispecie di reato e dunque altre denunce. Soddisfazione da parte dei militari della Capitaneria per un risultato scaturito dall’impegno quotidiano nel controllo del demanio marittimo e del mare territoriale, culmine dell’ attività mirata a colpire i fenomeni di abuso che impediscono la libera fruizione delle coste da parte dei cittadini.

Salvo Sammartino


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Otranto. Giù le palme uccise dal “punteruolo rosso”. A un anno dalla loro morte, il Comune interviene nella villa comunale Hidrusa. E sul restyling si riapre il dibattito

Finalmente, a circa un anno dalla loro morte, le “scomode carcasse” delle palme saranno eliminate. Decapitate, una a una. Partendo dall’alto…, come tradizione vuole. D’altronde, siamo nella Città dei Martiri e le piante tropicali infette colpite a morte sono state 800, proprio come gli eroi cristiani vittime dell’armata turca. Uno sterminio. Lento, inesorabile, spietato. Anche loro uccise per mano dell’invasore, Il rhynchophorus ferrugineus, alias “punteruolo rosso”, un coleottero curculionide, originario dell’Asia meridionale, tanto piccolo quanto letale. Problema serio. Che l’Europa ha scoperto dal 1994; l’Italia conosce dal 2005, anno in cui il micidiale insetto è stato avvistato in Puglia; e Otranto subisce da lunghi, lunghissimi mesi.

Lo skyline della città dalle molte acque è radicalmente mutato senza gli esotici abitanti. Con buona pace di chi, a quei monconi tramutati in simboli totemici pericolanti, si era abituato. Anche se, nel tempo intercorso tra la loro morte e lo smaltimento, i problemi non sono mancati, come hanno a più riprese denunciato alcuni cittadini allarmati dal pericolo legato alla caduta delle fronde.

Problema vecchio. Oggi la ditta incaricata dall’Amministrazione ha iniziato il taglio dei palmizi marcescenti della villa comunale Hidrusa. Non molto tempo fa, era toccato allo storico fusto in piazza D’Aragona, ora al suo posto c’è un leccio.

Resta da capire come il vuoto lasciato possa essere colmato. Non solo nell’immaginario di chi aveva negli occhi e nel cuore quel tipo di verde pubblico. Per mesi gli otrantini hanno discusso sulle ipotesi post-palme, utilizzando anche il social network. Nell’etere si sono ipotizzati colture di agrumi, un parco con specie autoctone come le mele cotogne o ulivi ;e si è pensato persino alla nascita di orti pubblici.

Insomma, le idee non mancano. Anche se – va detto – La comunità sta riponendo molta speranza nello studio delle essenze da piantumare, dopo l’incarico assegnato dal Comune alla facoltà di Agraria dell’università di Bari. Di certo, il parco cambierà aspetto. E il merito – o la colpa, si vedrà – va a questo colorato esserino che ha animato la vita di piazza e i Consigli comunali dove spesso, e a lungo, è stato protagonista. Portando vivacità in una città che spesso è accusata di non avere nulla da dire. O, peggio, da fare.

Jenny De Cicco


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Palmariggi, il rilancio passa anche attraverso il nuovo poliambulatorio: oggi la decisione del Consiglio

Oggi, nel Consiglio comunale di Palmariggi, si discute della possibilità di mettere a disposizione della Asl Lecce un’area, situata presso la statale 16 Maglie-Otranto in agro di Palmariggi, da destinare alla costruzione di una struttura sanitaria. È questa, infatti, la proposta formulata dalla giunta del piccolo centro dell’entroterra idruntino, che in tempi di riordino ospedaliero cerca di fare la propria parte. Una situazione che vede nelle stesse condizioni tutti i comuni salentini, che stanno vivendo con agitazione questo riordino: non solo quelli che vedranno chiudere le proprie strutture sanitarie esistenti, o trasformate in tempi e modi ancora non del tutto noti, ma anche i comuni che si fanno avanti, promuovendosi come nuovi centri di terziario sanitario. Palmariggi motiva la propria decisione con una questione geografica, la propria posizione baricentrica per il territorio, anche se sembra ormai che i giochi siano fatti, con la Casa della Salute a Maglie e l’ospedale di eccellenza a Scorrano. Ma forse un poliambulatorio, in un’area abbastanza vasta, è sembrato al comune di Palmariggi una possibilità di rilancio del proprio territorio anche in questo campo. Negli ultimi mesi, infatti, si assiste a un completo riassetto del paese guidato dal sindaco Anna Elisa Stifani: a partire dal centro storico, su cui si sta eseguendo un restyling completo a partire dal basolato pavimentale, per proseguire con la cultura attraverso, ad esempio, l’apertura del Museo del Mare, presso il suggestivo castello, e perfinire con l’operazione di marketing territoriale per cui il regista Giovanni Albanese ha girato qui la sua pellicola “Senza arte né parte”, con Vincenzo Salemme e Giuseppe Battiston. Il rinnovamento e il rilancio di Palmariggi appaiono così inarrestabili, ma ora la palla passa alla Regione Puglia, che ha il dovere di decidere su tutto ciò che riguarda la sanità. In fondo, provarci non costa nulla, è un po’ come la pascaliana scommessa su Dio: si punta e non si perde nulla, ma se si vince la posta in gioco darà grandi soddisfazioni in termini di ricadute socio-economiche sul territorio.

Angela Leucci

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Gli immigrati a Manduria? “Niente vacanze a Otranto”. Prime disdette dei “lumbard”

I clandestini, che poi sono richiedenti asilo, che infine sono migranti, che scappano sotto la minaccia delle armi, sono coloro che il nostro mondo civilizzato ha deciso – da secoli – di ospitare e proteggere. Ma per alcuni turisti tutto ciò è sbagliato. Cartesio si rifugiò nei Paesi Bassi, Voltaire in Inghilterra, Hobbes in Francia, Mazzini in Inghilterra e gli esempi in tal senso potrebbero essere infiniti. Ma in questo mondo globalizzato artificialmente, i diritti e le distanze sono compressi allo stesso modo e tutto appare vicinissimo, così come tutto può essere ridiscusso e ridotto. Ecco come, per qualche migrante ospitato a Manduria, tutta la Puglia diventa invasa dai clandestini. La Puglia è lunga un terzo dell’Italia, ma tutto sembra vicino, e una intera regione diventa un unico luogo, indistinto. Oltretutto ospitare i migranti diventa una colpa che ricade su tutti i cittadini della regione e sul suo governatore. “Alla terza mail in poche ore non ho pensato più ad un caso isolato”, spiega infatti Enza da uno degli hotel di Otranto. Può sembrare incredibile, ma la semplice notizia che a duecento km da Otranto si ospitino dei migranti ha scatenato una serie di disdette che provocano stupore e incredulità. Certo non una grossa percentuale, né un vero problema, visto che qui abbiamo avuto il pieno di turisti anche quando ospitavamo migliaia di migranti albanesi e kosovari, però stupisce questo atteggiamento”. Il tenore delle mail, infatti, è simile ad una di esse riportata come esempio: “Gentile Signora, in riferimento alla Sua e-mail del 22 corr. Le comunico che ho cambiato programma di vacanze estive a causa dei clandestini sbarcati a Lampedusa che il vostro Governatore Vendola dice di accogliere in massa in Puglia. Avevamo intenzione di trascorrere la prima settimana di luglio presso l’Hotel Sierra di Selva di Fasano (BA) e poi scendere ad Otranto, ma l’evolversi della situazione non lo consiglia. Pertanto, con rammarico, Le disdico la prenotazione dal 9 al 16 Luglio 2011 e non le farò il bonifico. Mi dispiace G. P. – Monza”. Insomma, bombardare per motivi “umanitari” va bene per il Sig. G. P. di Monza (e per quelli che la pensano come lui), ma ospitare chi fugge sotto la minaccia delle armi no. “Forse converrebbe, al signore in questione, evitare del tutto le vacanze nelle città europee, perché piene di migranti, nel Mediterraneo e nei paesi del terzo mondo. Dovrebbe evitare anche il continente americano perché c’è il meltin’ pot. Inoltre”, replicano gli albergatori idruntini, “neanche a casa sua può stare tranquillo, visto che Monza, come tutte le città del Nord, è piena zeppa di immigrati da tutto il mondo”. Ma le mail stupiscono (e sono indicative di un clima esasperato) proprio perché indirizzate a operatori turistici di Otranto da parte di “lumbard”. Nella storia turistica di questa città, infatti, la “calata dei milanesi” iniziò negli anni ’70, capitanata da intellettuali e artisti come l’editore Vanni Scheiwiller e il pittore Vittorio Matino, che portarono qui la “Milano bene” che non ha mai abbandonato questo luogo di vacanze, neanche nella piena emergenza creata dal crollo dei regimi dei Paesi dell’Est. Insomma, ironicamente, un altro albergatore commenta che, forse, “a parte ricordarsi il dovere dell’accoglienza ai rifugiati, per il signor G.P. sarà meglio – invece che fare il bagno alle “Maldive del Salento”- prendere un po’ di fresco al Parco Lambro. Poi ci dica dove avrà incontrato più immigrati”.

Elio Paiano

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Domenica di ciclismo e d’infortuni sulle strade salentine. Ma la “Totò Pellegrino” di Otranto va

Domenica di gare per la “Totò Pellegrino”: il presidente Antonio Fisotti, Maurizio Pellegrino e Aldo Borgia impegnati su strada nella Granfondo “Città di Lecce”, Cristian Briguglio e il portabandiera Antonio Pellegrino al decimo Trofeo “Fiera Pessima” di Avetrana. La Granfondo di Lecce è partita dal Foro Boario: 94 km attraverso 25 paesi del Salento per una gara veloce e tutta in pianura, molto pericolosa per i meno esperti. Molte cadute e qualche incidente inevitabile per via dei 508 ciclisti divisi in due grandi gruppi, rimasti compatti fino alla fine. Assenti le salite e la relativa selezione, gli incidenti hanno comunque causato 111 ritirati. Anche il presidente della “Totò Pellegrino”, Antonio Fisotti, testimonia: “Mancavano all’ arrivo oltre cento ciclisti, e molti di questi sono ancora ricoverati in ospedale con varie fratture e traumi”, ha raccontato Fisotti nell’immediato dopo-gara. “Sono stato testimone di una delle più brutte cadute: due amici sono rimasti a terra: uno con la frattura esposta della clavicola-prosegue, e l’altro in un bagno ed esanime. Mi sono dovuto fermare in attesa dell’arrivo dei soccorsi”, conclude il presidente, “per non parlare della caduta sul traguardo allo sprint finale”. Nonostante ciò, la performance dei ciclisti idruntini è stata esemplare: Aldo Borgia è stato da subito tra i migliori, con una media di quasi 40 chilometri l’ora è arrivato quarto nella categoria A4 (a 12 secondi dal vincitore), e 64esimo su 400 arrivi. Maurizio Pellegrino è arrivato alla seconda volata, lasciando gli onori del traguardo alla componente femminile del gruppo, giungendo 260° assoluto e 99° nella categoria A3; infine ad Antonio Fisotti rende onore un 285° assoluto e un 37° posto nella categoria A4. Antonio Pellegrino prosegue invece la sua collezione di piazzamenti con i circuiti di cross-country al decimo Trofeo “Fiera Pessima” di Avetrana: un circuito lungo 45 km, veloce, con continui saliscendi e molti tratti di terreno duro e compatto, su cui Pellegrino si è piazzato ottavo nella categoria M4 e 79° nella classifica assoluta, pedalando per 2 ore e dieci minuti. “E tutti in fuori-soglia, col cuore a mille e poco fiato”, ha detto il ciclista al rientro, “su un tracciato che ha messo a dura prova i nostri quadricipiti e le biciclette”. Prova ne è stato il disguido tecnico che ha costretto Cristian Briguglio a chiamarsi fuori dai giochi dopo metà gara, mentre stava dando il meglio di sé.

Salvo Sammartino

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L’Otranto liquida la pratica Gagliano con un sonoro 9-0

OTRANTO: Monteduro (Vetruccio), Reale (Elia), Paladini, De Giorgi, Iaia, Morello, Samueli (Stifani), Giannone, Scrimitore, Cursano, Marrocco. All. Salvadore

GAGLIANO DEL CAPO: Colaci, Biasco, Pizzolante, Margarito, Chiave, Perrone, Arbace, Bleve, Melcarne, Larcinese, Cassano. Dir. Acc. Panzera.

Arbitro Colaianni di Bari

Marcatori: pt 15’ e 44’ Marrocco, 22’ Morello, 30’ Giannone; st 8’ Stifani, 22’giannone, 25’ De Giorgi, 30’ Scrimitore, 42’ Cursano.

Note: Espulso Margarito.

Nella 27esima giornata del campionato regionale di prima categoria, girone C, il San Vito, battendo il Monteroni per uno a zero con non poche polemiche nei confronti dell’arbitro, si conferma leader. L’Otranto, liquidando invece il malcapitato Gagliano (vedi cronaca), insegue a meno uno dalla capolista; per quanto riguarda la corsa ai play-off, vittoria importante del Tiggiano nei confronti dell’Erchie, liquidato in casa per 5-3; si fa sotto il Leverano, che vincendo per 2 -1 nei confronti del Surbo si mantiene a meno uno dai tiggianesi, e diventa “arbitro” del campionato, in quanto dovrà incontrare giovedì 31 marzo il Monteroni (recupero) e successivamente l’Otranto in trasferta e nell’ultima di campionato, sul proprio campo, il San Vito. Per quanto riguarda i play-out, lotta invece a quattro tra Latiano, Veglie, Parabita e Campi, con queste ultime due in vantaggio di due punti sulle dirette concorrenti.

Come già anticipato, con un eloquente 9 a 0 l’Otranto sbriga la pratica Gagliano; l’eroe della giornata, nonostante il passivo di reti, è stato il 46enne Carmelino Colaci, che con autentiche prodezze ha impedito alla propria squadra di entrare nel Guinness dei primati quanto a gol subiti. La squadra di “Mr. Livia” ha effettuato un vero e proprio allenamento in vista d’incontri impegnativi, (31 marzo, semi finale di Coppa Puglia con il Carovigno) e domenica difficile trasferta con l’Appia Brindisi, dimostrandosi la squadra più prolifica del campionato con 61 gol fatti. Basti pensare che l’anno scorso nello stesso periodo il F.C. Otranto era impegnato a raggiungere una miracolosa salvezza (poi ottenuta); si può dire che la squadra del presidente Mazzeo, comunque vadano le cose e facendo i dovuti scongiuri, stia disputando un ottimo campionato, dando lustro alla città e decretando la rinascita calcistica di Otranto.

Rino Gualtieri

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“Italia Wave”, a luglio a Lecce anche Lou Reed, Paolo Nutini, Kaiser Chiefs e Jimmy Cliff

Sarà un giorno perfetto, anzi saranno quattro giornate perfette, quelle dedicate agli amanti della musica che seguiranno “Italia Wave” da quest’anno a Lecce, organizzato dalla fondazione “Arezzo Wave Italia” con il supporto di Regione Puglia, Puglia Sounds, Provincia di Lecce, Comune di Lecce, Camera di Commercio e la collaborazione dell’APT di Lecce. Si tratta di un evento capace di catalizzare attenzione generale grazie a nomi interessanti della musica internazionale, che saranno nel capoluogo salentino a far sentire la propria voce. Gli ospiti di Italia Wave, che si svolgerà dal 14 al 17 luglio, saranno quindi Lou Reed, Paolo Nutini, Kaiser Chiefs, Jimmy Cliff, Sud Sound System e Verdena. Ma ancora le sorprese non sono finite: questi infatti sono solo i primi nomi in cartellone nella prestigiosa rassegna musicale, che si svolgerà su cinque palchi dove si alterneranno stelle del rock e talenti della scena internazionale, band emergenti e nuove scommesse. In altre parole, oltre cento eventi in quattro giorni, per un progetto che spazia dalla musica alle arti e dedicato a un pubblico curioso, giovane, europeo. Mentre la chiusura del 17 luglio sarà affidato alle band locali (tra cui alcune emergenti, per le quali si concluderanno i provini nei prossimi giorni), il 14 si esibiranno Sud Sound System e Jimmy Cliff, il 15 i Kaiser Chiefs e Paolo Nutini, il 16 Lou Reed e i Verdena. Non sarà la prima volta dell’ex leader dei Velvet Underground nel Salento, dove già fece tappa il suo tour qualche anno fa, precisamente a Otranto, ma c’è grande attesa per i suoi pezzi storici con la band di cui era anima insieme a John Cale, tra cui “Venus in furs”, “Sunday morning”, “Heroin”, “The murder mystery”, ma anche gli storici pezzi incisi da solista come “Perfect day”, “Walk on the wild side”, “Satellite of love”, tutti contenuti nel suo album cult “Transformer”. L’artista, molto discusso per i suoi testi dietro i quali si dice si nasconda l’ombra dell’eroina, è uno dei miti più importanti della storia del rock mondiale. Tra gli altri nomi interessanti spuntano anche i Kaiser Chiefs, per i quali questa sarà l’unica tappa in Italia: con una delle band del brit pop più amate, potremo cantare in coro la loro bellissima canzone d’amore “Ruby”, oltre ad alcuni capolavori come “The angry mob” e “Love is not a competition (but I’m winning)”.

Angela Leucci

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Il sogno “proibito” di Jacopo: “Wippare alla grande come Ryan Villopoto”

Occhio alla data: 16 maggio 1997. Sì, Jacopo Schito corre forte per la sua età. Anche nei sogni: diventare come Ryan Villopoto, “wippare alla grande” come il campione della Suzuki.

Passione precoce. Il giorno del suo quarto compleanno il padre gli regala la prima moto, una Husky Boy di 50 cc. monomarcia e subito dimostra le potenzialità straordinarie di cui è dotato.

Ma è nel febbraio del 2003, con la seconda moto, una Ktm 50 cc, che il gioco si trasforma in passione e, appoggiato da papà Andrea, inizia a frequentare tutte le piste salentine

Nel 2004 il piccolo Jacopo riceve in dono una Kawasaki 65 cc. a 6 marce e in lui cresce la voglia di competere, così nel maggio 2005 affronta la sua prima gara ad Alezio (Le). Era il campionato regionale di motocross: come andò? La madre Germana ricorda l’evento come un vero disastro: “I piloti concorrenti lo travolsero, ma comunque riuscì a terminare la gara”.

Ma, si sa,I veri sportivi non demordono. E, complici i genitori, Jacopo nel 2006 diviene campione regionale di minicross, nella categoria cadetti. Inizia un’escalation impressionante che nel 2010 porta il giovane Schito al titolo di campione Internazionale d’Italia Supercross Junior e alla proclamazione di pilota di interesse nazionale, per la Federazione motociclistica italiana.

“Jacopo è un tredicenne che deve conciliare studio e allenamento, ottiene ottimi risultati a scuola e poche assenze, grazie al nostro aiuto”- dice mamma Germana, mentre il padre svela i retroscena del successo: -“Quasi ogni fine settimana saliamo a bordo del Van, per raggiungere le competizioni. Superiamo i 75000 Km di percorrenza all’anno ma, d’ora in poi, avremo mezzi e supporto tecnico grazie agli sponsor arrivati con i risultati e la Cross Line, il team mantovano dal quale Jacopo è stato ingaggiato”.

Non ci sono solo bei momenti in questa famiglia particolare, ma anche attimi di preoccupazione dovuti al grave infortunio che il piccolo campione ha subito il 4 febbraio scorso, costatogli un intervento di ricostruzione maxillo-facciale di 3 ore. Fortunatamente Jacopo ha tempi di recupero record ed è già tornato in pista ad allenarsi per il campionato del 2011.

Jenny De Cicco

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Maglie città d’arte, il Comune ci crede e ci prova: a buon diritto

Il Comune di Maglie ha inoltrato la richiesta perché la città sia insignita della nomina a città d’arte. Si tratta di un preciso disegno politico dell’amministrazione, che da molti anni ormai investe sul marketing territoriale e si adopera perché Maglie si ponga come meta per il turismo dell’entroterra. Divenire città d’arte significherà infatti, per Maglie, essere inserita in un circuito particolare che permetterà ricadute economiche convenienti per tutti i settori della città. Che – anche se in maniera modesta e discreta – vanta un certo numero di beni culturali importanti, oltre a iniziative e a specificità enogastronomiche che costituiscono a tutti gli effetti la cultura di un luogo. Partiamo dai beni architettonici di un certo pregio, tra cui le quattro chiese barocche (chiesa della Presentazione del Signore, della Madonna delle Grazie, della Madonna Addolorata e della Madonna della Scala) e dal campanile del duomo, che si dice sia stato realizzato dall’artista Giuseppe Zimbalo o almeno dalle sue maestranze. L’architettura sacra, a Maglie, risulta infatti una componente fondamentale del patrimonio artistico cittadino, perché consente di stabilire la storia della cittadina, divenuta il centro commerciale più importante d’Italia quanto a rapporto tra gli esercizi commerciali e numero di abitanti. Come la chiesa di Sant’Antonio Abate, che potrebbe addirittura risalire al XIII secolo, anche se non ci sono dati certi a causa del “naufragio” documentario seguito nella diocesi idruntina dopo il massacro turco del 1480. Altri beni culturali di rilievo sono certamente i palazzi: uno su tutti Palazzo Capece, che ospita l’omonimo liceo ponendosi come centro culturale vivo per la città. Ai beni architettonici vanno aggiunti quelli più antichi, ovvero i menhir e il dolmen, che però andrebbe riportato all’antico splendore, nonché la necropoli di Rosemarine, che rappresenta il nucleo, di origine longobarda, più antico della città. In ambito culturale vanno ricordate poi la biblioteca “Francesco Piccinno”, tra le più antiche in Puglia essendo datata 1666, e il museo paletnologico “Decio de Lorentiis”. Senza dimenticare il patrimonio enogastronomico come l’olio, il vino e soprattutto il formaggio “tipo Maglie”, che proviene da una pecora autoctona la cui specie si sta cercando di proteggere. Infine, ultime ma non da ultime, le manifestazioni di promozione del territorio quali il Mercatino del Gusto, rassegna enogastronomica di bontà pugliesi promossa da Slow Food, “Chiari di Luna”, rassegna teatrale che porta sul territorio gli spettacoli migliori dell’intero Stivale, il festival organizzato dall’associazione Bud Powell “Maglie jazz festival” e “Corto Magliese”, rassegna sulla sicurezza stradale che ci ricorda quanto sia bello stare nel Salento, ma come sia altrettanto giusto prestare attenzione alle strade, non sempre perfette.

Angela Leucci


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Erosione costiera, stagione a rischio: sit-in di protesta per sensibilizzare la Regione

Sit-in di protesta il 26 marzo a Otranto: a metà mattinata, sulle spiagge di Frassanito, si sono ritrovati a manifestare Assobalneari, i giovani del Movimento Regione Salento e i proprietari degli stabilimenti.

Motivo, l’incertezza circa i fondi, circa 200mila, che spetterebbero agli enti locali per tamponare il fenomeno erosione, e in aggiunta anche le affermazioni dell’assessore regionale Fabiano Amati, il quale ha dichiarato non prioritario il problema. Questo nonostante la stagione turistica sia alle porte, e nonostante il comparto balneare muova grande investimenti anche nel Salento.

Il presidente di Assobalneari Salento, Mauro Della Valle, esprime così i suoi dubbi: “La situazione non si può risolvere con queste risorse irrisorie. Il settore balneare è vitale per il turismo, ed è inutile presentare alle fiere le nostre spiagge se poi queste ultime sono destinate a scomparire. Bisogna intervenire subito per scongiurare l’emergenza che va prospettandosi: tra le proposte di intervento ve ne sono alcune poco dispendiose e assolutamente reversibili: i sacchi di iuta pieni di materiale inerte ecocompatibile, per esempio”. Dello stesso parere i giovani del Movimento Regione Salento: “Bari si dimostra ancora una volta distante dal nostro territorio”, spiega Cristian Sturdà, il presidente. “Migliaia di posti di lavoro sono a rischio e la nostra economia è in serio pericolo”.

La situazione è grave e operatori, hotel e villaggi sono costretti a rifiutare le prenotazioni per i posti in spiaggia: “Purtroppo il fenomeno erosivo è naturale e poco si può fare, ma siamo certi che tentar qualche intervento non nuoce”, dicono infatti i proprietari degli stabilimenti intervenuti alla manifestazione. “Noi, almeno, ci speriamo”.

Jenny De Cicco


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Lavori in corso sulla provinciale Otranto-Santa Cesarea, il sindaco tranquillizza: “Sospesi prima dell’estate”

“La stagione estiva non è a rischio, i lavori che interessano la strada provinciale 363 saranno consegnati, almeno in parte, nei primi giorni di aprile”. Lapidario quanto ottimista, il sindaco di Santa Cesarea Terme, Daniele Cretì, rassicura tutti gli operatori turistici placando di fatto i malumori che cominciavano a circolare in questi giorni. Malumori del tutto giustificati, se si pensa che la litoranea interessata dai lavori in corso è l’unica strada praticabile che unisce la cittadella termale ad Otranto e Porto Badisco.

“La provinciale 363 – chiarisce il sindaco – manifesta dei seri problemi di sicurezza lungo alcuni tratti. Non appena ci è pervenuta l’ordinanza di chiusura della litoranea da parte della Provincia, ci siamo subito mobilitati e abbiamo concordato con il presidente Gabellone e con l’ufficio tecnico del Comune l’avvio imminente dei lavori di risanamento e la successiva sospensione degli stessi prima della stagione estiva”.

Entro il dieci aprile, dunque, i cartelli stradali indicativi dei lavori in corso dovrebbero essere rimossi, permettendo così la parziale praticabilità (a senso alternato) dell’intero tratto Santa Cesarea-Porto Badisco, perché i lavori di risanamento riprenderanno in autunno. Restituendo a residenti e turisti la possibilità di godere della bellezza di quel tratto stradale.

Cristian Rizzo

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Due serate a Poggiardo sulle orme delle Orme. E del rock progressivo anni Settanta

Era il 1974. Il pubblico salentino, un po’ incuriosito e un po’ stranito, ascoltò per la prima volta un genere musicale nuovo che veniva chiamato “rock progressivo”. Era quello delle Orme, il gruppo che insieme alla Premiata Forneria Marconi e al Banco del Mutuo Soccorso formava una sorta di “triade” del prog italiano.

Da allora la band veneziana è tornata più volte nel Salento, terra che considera una seconda casa: “Salento amore mio, terra baciata da Dio”: con queste parole Michi Dei Rossi, storico batterista delle Orme, ha salutato il pubblico che il 25 e il 26 marzo si è radunato al teatro Illiria di Poggiardo per le due tappe leccesi del tour 2011. La band ha presentato il nuovo album, “La via della seta” e ha suonato i brani più cari ai fan: “Gioco di Bimba”, “Sguardo Verso il Cielo”, “Cemento Armato”, “Felona e Sorona2. Le sonorità degli anni Settanta si sono evolute, senza dimenticare lo spirito della tradizione prog. Un genere, d’altronde, cui è congenita la costante sperimentazione e che dunque, per certi versi, si contestualizza nei tempi in cui vive e respira. Ha contribuito alle continue ricerche anche la storia travagliata della band, oggi guidata dallo storico batterista Michi dei Rossi, unico componente del nucleo originale. Con il tastierista Michele Bon, nelle Orme dalla fine degli anni Ottanta, voltata la pagina “Aldo Tagliapietra”, alla voce è subentrata dal 2010 un’altra pietra miliare del prog, Jimmy Spitaleri, ex dei Metamorfosi. Gli altri tre musicisti sono molto giovani ma sicuramente più che all’altezza delle Orme, sulla stessa lunghezza d’onda e in grado di eseguire un’opera d’arte qual è “La via della seta”.

Le Orme tornano ancora, come da tradizione prog, con un concept album; “Incontro dei Popoli”, “Verso Sud”, “Mondi che si Cercano”, “29457, L’Asteroide di Marco Polo” sono brani chiaramente emblematici del tema di “La via della seta”: la tolleranza, l’incontro delle genti che sin dai tempi antichi hanno trovato la loro giusta dimensione sulla Via della Seta, una metafora con cui l’uomo abbraccia differenti culture e religioni.

E quale brano poteva aprire il concerto in una tappa salentina se non “Verso Sud”: uno struggente assolo di chitarra dà l’attacco a una lunga introduzione strumentale. Senza dubbio i nuovi brani presentano strutture melodiche che rievocano il prog dei pezzi storici della band. Un concerto molto attraente e piacevole sia dal punto di vista sonoro che visivo: bellissimo e malinconico duetto di pianoforti in chiusura di “Verso Sud”, che dialogano in una intensa osmosi; i due musicisti restano soli sul palco per guadagnare il centro della scena. Piccole grandi perle si susseguono durante lo spettacolo: l’intermezzo strumentale del brano che dà il nome all’album richiama una sorta di marcia per la redenzione; i musicisti abbandonano uno per volta il palcoscenico fino a che non resta Michele Bon, solo, con il riff della sua tastiera che si ripete più volte. A concerto inoltrato Michi dei Rossi fa il suo assolo di batteria lasciando tutti con il fiato sospeso con le sue maestrie e la sua creatività; quando con le sue bacchette, spostandosi da tom e timpani, finge di suonare in aria, sembra di sentirla vibrare come le pelli della sua batteria.

Tra il pubblico giovani e meno giovani. I fan di sempre, i ventenni degli anni Settanta, non sembrano infastiditi dall’assenza della formazione storica: cantano, urlano, applaudono, rivivono la loro giovinezza. Alla domanda “Il prog è un genere di nicchia o un genere passato di moda?” Michi tiene a sottolineare che “Il prog è un genere colto”.

La mostra fotografica itinerante “Progressivamente 70”, allestita come una speciale scenografia, ha contribuito a compiere un viaggio nel mondo musicale degli anni Settanta con foto rare in bianco e nero di artisti del mondo prog internazionale, tra i quali i Genesis, Frank Zappa, Gentle Giant, Alan Sorrenti, Banco del Mutuo Soccorso, Franco Battiato, Jethro Tull, le stesse Orme e tanti altri.

Hanno aperto le due date poggiardesi i “Cemento Armato”, band locale nata dall’iniziativa di Claudio e Francesco Giannetta che ripercorrono, omaggiandoli, i brani del rock progressive degli anni Settanta, con arrangiamenti del tutto inediti e personali; come hanno fatto con il successo delle Orme “Sguardo verso il cielo”, presentata all’Illiria in chiave remix. Hanno suonato, inoltre, in apertura, “Le Ombre”, cover band salentina delle Orme.

Luana Campa


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