Tre nuovi bandi presentati al Castello: beni culturali, chioschi bar per vitalizzare le periferie e le attività nei locali in area fabbriche

Presentati tre nuovi bandi pubblici nella serata di giovedì 27 gennaio scorso presso la Sala triangolare del Castello aragonese di Otranto. A presentare le nuove iniziative, oltre al Sindaco Luciano Cariddi, il consigliere Gianfranco Stefano e il dirigente dell’ ufficio segreteria Francesco Miggiano. Annunciati come bandi rivolti ai giovani, i bandi in realtà attribuiranno punteggi in più ai candidati che non hanno ancora superato la soglia dei 40 anni. Il primo bando riguarda i beni culturali. Presentato dal Sindaco come una sorta di concorso, per il quale ci saranno anche dei premi in denaro, interesserà beni culturali come quelli che ricadono all’interno di proprietà private ma non per questo non fruibili dai turisti. Il progetto dovrà essere presentato da un gruppo di soggetti o da singoli, diplomati, residenti a Otranto da almeno 3 anni. Attraverso un premio di mille euro per il primo classificato, 750 euro per il secondo e 500 euro al terzo, il bando ha una “veste” di concorso cui seguirà lo “start up” aziendale fornito dal Comune a chi “si aggiudica” il primo posto. Il secondo bando riguarda invece la valorizzazione funzionale di tre aree verdi nelle periferie cittadine. La valorizzazione, oltre che con arredo urbano e con la piantumazione di verde o della sua manutenzione sarà funzionale alla gestione di un chiosco bar, tipo “grillerie” o pizzeria e tavola calda presso il quale si dovrà, sempre secondo il bando, esercitare anche forme di intrattenimento di vario tipo, dallo spettacolo musicale serale ai giochi per bambini. Con questo secondo bando si punta a rivitalizzare tre aree periferiche: la pinetina antistante il campo da calcetto comunale in zona 167, il piazzale tra la riviera degli Haethey e via F.Sforza (adiacente all’hotel la Plancia) e il parco recintato in via Sforza di fronte all’ auditorium diocesano “Porta d’Oriente”. I vincitori del bando dovranno farsi carico della manutenzione delle aree verdi “alleggerendo” il Comune da tale incombenza, in cambio della gestione, si pensa 15ennale dei collegati chioschi-bar. Il terzo bando riguarda invece 4 dei 6 locali comunali in area Fabbriche, all’imbocco della zona portuale. Due verranno dati in gestione senza vincolo alcuno per attività commerciali di qualunque tipologia; due invece sono funzionali alle attività che il Comune intende rivolgere al funzionamento amministrativo del costituendo porto turistico e sono fuori dalla gara; uno è destinato a diventare un bar, mentre l’ultimo è vincolato alle attività portuali. Su questo ultimo punto si acceso il dibattito in sala, poiché le attività portuali che vanno dal diving alla gestione di agenzie marittime, dalla vendita di attrezzature per la diportistica a quella delle attrezzature per il pesca-turismo saranno sicuramente i prossimi recettori degli investimenti nella nostra cittadina.

Salvo Sammartino

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Giorno della Memoria a Uggiano: la maggioranza “dimentica” di invitare la minoranza?

È frattura tra maggioranza e minoranza a Uggiano la Chiesa. La ragione non è, come si potrebbe pensare, qualcosa di strettamente politico, ma qualcosa che ha più a che fare con il vivere e il convivere nella stessa cittadina. In due parole: la minoranza ha lamentato di non essere invitata nel corso della commemorazione che si è tenuta oggi, relativa alla Giornata della Memoria, la ricorrenza per ricordare gli orrori della Shoah, affinché intolleranza verso il diverso diventi solo un’espressione obsoleta. Così, in una lettera inviata dai consiglieri di minoranza, sotto la sigla “Gruppo civico Arcobaleno – Progetto Futuro” con le firme di Fernando Antonio Risolo, Claudio Augusto Franco, Maria Cristina Rizzo, Andrea Stefano De Paola e Davide De Giuseppe, al prefetto di Lecce e alla dirigente dell’istituto comprensivo di Uggiano e per conoscenza al sindaco Salvatore Piconese e al capogruppo di maggioranza, l’opposizione ha espresso il proprio dissenso verso quanto accaduto. “È con grande rammarico – si legge – che constatiamo che, ancora una volta, il sindaco di Uggiano la Chiesa ha violato le più elementari regole democratiche. Oggi l’amministrazione comunale e la dirigenza scolastica, insieme agli alunni dell’istituto comprensivo, ricorderanno la tragedia dell’Olocausto e il sindaco, more solito, non ha esteso l’invito al gruppo consiliare di minoranza. La discriminazione può avere tante facce e tante sfaccettature, a iniziare dalla prevaricazione ed esclusione dell’altro, sistematicamente perpetrata da quest’amministrazione Comunale, a dispetto dei proclami di partecipazione e condivisione”. Il primo cittadino non condivide il pensiero della sua minoranza. “Trovo un po’ fanciullesco il comportamento dei consiglieri di minoranza – commenta Piconese – i quali scrivono al Prefetto per non aver ricevuto l’invito. Se avessero avuto a cuore il tema dell’incontro avrebbero potuto partecipare, vista la risonanza e l’importanza dell’iniziativa pubblica. Credo che stiano giocando a fare la parte degli offesi, considerando che quando erano loro maggioranza non hanno mai organizzato in dodici anni nulla per ricordare la Shoah. Pertanto, penso che stiano esprimendo un indecoroso sentimento di invidia e di fastidio per chi, come noi, ha collaborato, da subito, con la dirigenza scolastica per mantenere vivo il ricordo dell’Olocausto”.

Angela Leucci

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Palmariggi: Un viaggio alle foibe per “La giornata del ricordo”

Un viaggio per ricordare un lato buio della nostra storia. Il Comune di Palmariggi ha deciso di aderire a “La giornata del ricordo”, che ricorre ogni anno il 9 febbraio, e vuole commemorare i caduti delle foibe, ossia chi rimase vittima di una brutale pratica legata alle vicende di Fiume, di Dalmazia e Istria, terre che per decenni hanno vissuto l’annosa questione delle mescolanze etniche, politiche e geografiche, in modo tanto tragico. O sarebbe meglio dire subito, perché come sempre nella storia i popoli si sono trovati a subire situazioni di cui erano incolpevoli. Per molti “La giornata del ricordo” è anche la risposta a “La giornata della memoria”: la brutalità insita nella storia che queste due ricorrenze vogliono commemorare non fa che unire in un grido unico contro la storia che racconta di divisioni, e che nel primo caso coinvolge direttamente gli italiani. Senza dimenticare che sarebbe giusto, come sempre, ricordare che le divisioni servono solo a creare queste mostruosità, e che, indipendentemente da quello che è accaduto, sono stati uccisi degli esseri umani in entrambi i casi in maniera decisamente brutale. Così, anche Palmariggi, per non scordare questo pezzo di storia, sta aderendo al “La giornata della memoria e del ricordo”, organizzata dalla Provincia di Lecce, cui potranno prendere parte cento giovani da tutto il Salento, di cui una delegazione formata da tre giovani palmariggini di età compresa tra i 18 e i 26 anni. Per ulteriori informazioni basta contattare l’ufficio anagrafe entro le ore 12 del prossimo 28 gennaio.

Angela Leucci

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Uggiano La Chiesa: “Il giorno della memoria”, per non dimenticare

L’Olocausto al centro di un incontro promosso dal Comune di Uggiano la Chiesa e il locale istituto comprensivo. Si tiene infatti domani “La giornata della memoria”, ricorrenza istituita dall’ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, allo scopo di ricordare le vittime della Shoah, ma anche tutti coloro che hanno vissuto l’orrore dei campi di concentramento, come dissidenti del regime nazifascista, comunisti, diversamente abili, omosessuali, testimoni di Geova e prostitute. Tutto quello che i nazisti volevano nascondere al mondo con un mostruoso piano di sterminio di massa, il tutto basato sulla filosofia hitleriana contenuta nella “Mein kampf”, libro ancora oggi idolatrato da naziskin e neonazisti. Ogni anno dalla sua istituzione come ricorrenza, il 27 gennaio diventa un simbolo, quello del ricordo, anche se a volte, i genocidi, in forme più sottili, continuano purtroppo ad accadere, come afferma Woody Allen, regista ebreo che nei suoi lungometraggi fa spesso cenno alla tragedia degli ebrei nella Shoah, nel film “Hannah e le sue sorelle”. L’incontro, durante il quale saranno proiettati dei documentari sul tema, si tiene domani alle 10,30 presso l’auditorium della scuola media di Uggiano. Si parlerà anche di Tullia Zevi, scrittrice di origine ebrea che ha raccontato gli orrori della Shoah, nell’ottica che il ricordo debba essere vivo affinché non accada mai più. L’incontro rientra in una serie di dibattiti promossi e organizzati dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Salvatore Piconese, allo scopo di stimolare le coscienze critiche dei ragazzi di Uggiano e della vicina frazione Casamassella. Incontri come questo però sono consigliati non solo ai giovani, ma anche a tutti coloro che continuano a chiudere gli occhi, a voltare la testa di fronte a qualcosa che ancora oggi molti tendono a negare, e a chi vuole tenerli aperti, per vedere ancora una volta di quali orrori sia stato capace di macchiarsi l’uomo.

L’ultima neve

Lu Cielu osci pe mmie nu ttene stelle”.

Nestore Bandello

La neve cadeva fitta su Lecce quel giorno. Sembrava quasi il 1987, o forse prima. Il vecchio avvocato era alla sua scrivania come sempre, mattiniero. Da poco compiute le novanta primavere, viveva un mondo di ricordi lontani, di pagine di quotidiano, di cioccolatini andati a male. Si avvicinava il Natale, ma per lui non era un giorno felice, come non lo era stato nel ’44, l’annus horribilis della sua prigionia. Se lo sarebbe sempre portato appresso il campo di sterminio, quello di Wietzendorf Bergen Belsen, in cui era stata anche Anna Frank, là dove l’assenza di pietà degli aguzzini si era trasformata in una meravigliosa statua della Vergine con un’aureola di filo spinato. Non era ebreo, era solo un italiano capitato lì, un italiano che odiava i tedeschi, gli occupanti. Non era ebreo, come i tanti italiani che non avevano scelto la Repubblica Sociale per salvarsi la pellaccia. Non era ebreo come tanti altri, comunisti, omosessuali, testimoni di Geova, prostitute, detrattori del regime nazista. Si accarezzava il braccio, ogni tanto, l’avvocato Alberto, quel braccio che non portava, come era accaduto ai suoi compagni di sventura, i segni della prigionia. Non un tatuaggio che ne testimoniasse la lunghissima permanenza nel lager. Un caso, dettato dalla sua forza di volontà. Non volle mai accettare quei segni, che ne avrebbero rinnovato ulteriormente il dolore, ora.

La porta bussò, era sua nipote Luisa, che gi portava il giornale fresco.

“Ciao nonno”.

“Ciao piccinna”.

“Come stai oggi?”.

“Come al solito, vecchiareddhru”.

Un copione che si ripeteva ogni mattina. Che si trattasse di un parente o di un vecchio amico di famiglia, l’avvocato rispondeva sempre allo stresso modo, con un sorriso. Nessuno che non lo conoscesse avrebbe potuto immaginare l’intensa vita, la sofferenza da lui vissuta.

“Sai, nonno, mi hanno assegnato un compito sui campi di concentramento. Ma non so da dove cominciare. Ho trovato questo su internet”.

“Butta tutto nel fuoco, non serve a nulla”.

“Perché?”.

“Perché quello che devi sapere posso raccontartelo io. Devo raccontartelo io, perché la memoria non si perda dopo noi che siamo sopravvissuti all’Olocausto”.

“Ero con quel mio amico ufficiale – iniziò a raccontare Alberto – Si instaura un nuovo spirito di solidarietà tra chi soffre delle stesse pene. Non accade a tutti, in verità. Molti diventano più egoisti che non nella società del benessere. Ma tra vecchi amici questo non vale.

Il mio amico era fidanzato con la figlia diciottenne di un ricco banchiere ebreo, Elisabetta. Una bellissima ragazza, florida, con dei riccioli biondi che le incorniciavano il viso rosa pieno di salute. La guerra e i nazisti li avevano divisi. Erano passati due anni ormai da quando era successo, eppure lui l’amava ancora, neppure gli stenti terribili che sopportava ogni giorno gli avevano permesso di dimenticarla. Grazie a una confidenza di uno dei nostri guardiani, scoprimmo che era anche lei a Wietzendorf, e sempre grazie a lui riuscimmo a entrare, seppure per pochi momenti, nell’area destinata alle donne, alla quale, normalmente, non potevamo avere accesso.

Entrammo in una stanza lercia, non più della nostra. Avevamo degli stanzoni enormi in cui dormire, sulle pareti ognuno di noi aveva il proprio loculo con quelle quattro cose che era riuscito a salvare. Non avevamo carta per scrivere, ma non ci avevano ancora rubato la fantasia per sognare un mondo diverso, migliore.

Raccontiamo questo genere di cose perché gli altri non dimentichino, eppure si parla tanto dei campi di sterminio nazisti, ma non delle forme differenti e crudeli che ha la storia di ripetersi con i suoi corsi e ricorsi.

Intorno a noi, c’erano tante, che un tempo potevano dirsi donne, ma ora non ne avevano più l’aspetto. Chiedemmo di Elisabetta e una di loro ci indicò un animaletto rannicchiato su una coperta sporca e strappata. Il mio amico le si avvicinò, sussurrando il suo nome. Lei alzò il viso e lo vide. Lui vide lei. Non aveva più un capello in testa, non restava traccia di quei riccioli tanto graziosi che la rendevano unica. Il suo volto era pieno di rughe come avesse avuto settant’anni. Non aveva più i denti. Iniziò a urlare, a piangere isterica, a tirare deboli pugni contro il mio amico. I nazisti le avevano riservato la sofferenza più atroce. Per loro gli ebrei erano solo cavie da laboratorio. Gli esperimenti genetici su di lei avevano avuto effetti devastanti. Le altre donne ci chiesero di allontanarci, il dolore di non essere riconosciute dai propri amati era anche troppa. Avevano sopportato di tutto, ma non volevano ricordarsi di com’era la serenità. Non potevano, non lì.

Io e il mio amico uscimmo dalla camerata per raggiungere la nostra. Un fiocco di neve si posò su quello che indossavo e che poteva definirsi abito solo perché ero costretto a indossarlo sempre. La neve, bianca e silenziosa, coprì rapidamente l’orrore. Era così bella quella neve, che ci ricordò che non ci avevano tolto l’umanità. Da quel giorno, non sapemmo più niente di Elisabetta, ma non credo che la sua esistenza sia durata molto più a lungo.

Eppure io, ogni rara volta che vedo la neve, ho un pensiero per lei.

Sono scampato, è vero, ma a quale prezzo?”.

“La consolazione è continuare a raccontare. Tutti lo devono sapere. Oggi, ci sono persone pericolose che credono di poter negare che tutto ciò sia accaduto”.

“È vero. Salverò la mia memoria, dopo essere riuscito a salvare me stesso”.

Alberto e Luisa guardarono la neve fuori dalla finestra ancora una volta. Si abbracciarono, sollevati entrambi di aver avuto la possibilità di incrociare le proprie vite.

http://giuseppedeluca-art.blogspot.com/

Angela Leucci

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Istituito il Centro di Educazione Ambientale a Otranto

Con delibera n. 201 dell’08/06/2010 è stato istituito il Centro di Educazione Ambientale ad Otranto, la cui gestione viene affidata al locale Circolo di Legambiente.

Legambiente Otranto, così come da impegno assunto, ha prodotto il piano di gestione triennale in base al quale è stato condiviso il protocollo d’intesa per l’affidamento in gestione.

Il CEA avrà sede operativa in alcuni locali del Centro don Tonino Bello, ma avrà anche la possibilità di utilizzare alcuni degli spazi resi disponibili presso il Faro di Palascia, venendo a creare così delle sinergie utili e positive anche con l’OBSECO (Osservatorio su Ecologia e Salute degli Ecosistemi Mediterranei) che il Comune ha istituito insieme all’Università del Salento.

“Trovo particolarmente interessante questa iniziativa che abbiamo voluto realizzare per veder istituito un centro di educazione ambientale ad Otranto”, dice il sindaco Luciano Cariddi, “aperto alla possibilità di veder aderire anche altri comuni contigui come Uggiano la Chiesa e Giurdignano. Insieme chiederemo l’accreditamento regionale per poter essere da subito operativi, grazie alla collaborazione degli amici di Legambiente che supporteranno le Amministrazioni nella gestione operativa del CEA”.

“Certamente una importante opportunità per il territorio di riferimento”, prosegue il primo cittadino, “la possibilità di attivare programmi di educazione, informazione e formazione ambientale, la possibilità di fornire servizi utili all’economia turistica delle nostre Città, iniziative tese alla tutela e valorizzazione della natura, delle aree protette presenti sul territorio. Attività di supporto alla gestione del Parco regionale Costa Otranto-S. Maria di Leuca e Bosco di Tricase. Tutto questo, sono certo, arricchirà la nostra esperienza in tema di gestione e fruizione del notevole patrimonio ambientale a nostra disposizione”.

“Mi auguro”, conclude il sindaco Cariddi, “che siano soprattutto i giovani a voler guardare con curiosità ed interesse questa iniziativa e possano fattivamente coinvolgersi per accrescere le proprie competenze e sviluppare quella necessaria sensibilità che consentirà, in futuro, di poter immaginare per questi luoghi uno sviluppo sostenibile che porti costantemente ad una crescita equilibrata del nostro tessuto socio-economico”.

Anche il Presidente del locale Circolo di Legambiente, Giorgio Miggiano, esprime viva soddisfazione per l’iniziativa: “Pensiamo che i CEA abbiano ormai assunto un ruolo importante sia come struttura di servizio che come centro di produzione culturale in grado non solo di educare, ma anche di informare e formare sulle tematiche direttamente ed indirettamente correlate con l’ambiente, lo sviluppo, la qualità della vita, coinvolgendo una molteplicità di soggetti ed attori del territorio. A tal proposito, il CEA si propone come organo di coordinamento delle attività già presenti sul territorio, al fine di creare un’offerta integrata e sinergica che valorizzi esperienze e le potenzialità dello stesso”.

“Il CEA”, continua, “deve, quindi, essere il punto di riferimento per le istituzioni e la comunità locale in senso ampio, capace di fornire elementi ed indicare strade che, a partire dalle proprie tipicità territoriali, trovino un percorso idoneo al raggiungimento della sostenibilità e qualità della vita. Riteniamo che il contesto otrantino, per la sua posizione geografica, le sue valenze storiche e naturalistiche, l’utenza turistica ampia e diversificata, la vivacità ed il livello delle attività culturali, rappresenti l’eccellenza in un territorio di assoluto pregio. Il CEA sarà particolarmente attento, con una presenza metodica in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, nel fornire alla comunità locale, attraverso una serie di incontri ed interventi, la conoscenza del territorio, l’attenzione all’ambiente”.

“La qualità della vita”, conclude Giorgio Miggiano, “non può prescindere da un turismo sostenibile e responsabile. Ringraziamo il sindaco Cariddi che ha voluto sul territorio un Centro di Educazione Ambientale che potrà divenire strumento utile per la crescita dell’intera comunità e fornire al contempo ritorno occupazionale qualificato”.

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Fantasiose ipotesi di una giovane meridionale

Si bivacca al Sud, con senso di rassegnazione a un destino impostoci dalla storia, in una zona della Nazione, dove non mancano le risorse (sole, mare e vento, beni culturali, forse petrolio e un ottimo clima… anche valide giovani menti e braccia forti), dove non si riescono a trovare i colpevoli di questa condizione, dove la colpa è un po’ di tutti, ma di certo non è di qualcuno, dove il lavoro manca, ma non si ha del tempo libero e non c’è nulla da fare.

Ecco, per divagare, si fantastica, l’immaginazione non manca certo ai navigatori, santi e mafiosi, popolo per antonomasia, e stereotipo, creativo, rincuorandoci che il tormentone 150° Unità d’Italia, sarà presto passato e un altro nuovo ne occuperà il posto, magari la sempreverde secessione leghista e si potrà trovare nei meandri dei propri neuroni, qualche impulso elettrico-pensiero, capace di far venire le vertigini.

Dunque:

Sono passate solo cinque generazioni, ma, “la sconfitta più grande per noi meridionali causata dall’Unità, è stata la perdita della nostra identità culturale, il senso di appartenenza, che rende gli uomini orgogliosi della propria terra”. Vi sono due modi per cancellare l’identità di un popolo: il primo è di distruggere la sua memoria storica, il secondo è di sradicarlo dalla propria terra. Noi meridionali li abbiamo subiti entrambi” (Gregorio Calabretta, autore, regista e attore calabrese, da “Aspettando Garibaldi”).

Oggi, come dice Emiliano, già sindaco di Bari, ci troviamo a “essere convinti sostenitori di quella sconfitta, perché allora i vincitori cambiarono pensiero e noi ci ritrovammo nei valori dell’unità nazionale”… “siamo proprio noi meridionali a difendere oggi quella ‘sconfitta’… perché i vincitori di allora, oggi, hanno cambiato idea” (da un articolo di Matteo Valerio “Il Sud, conquistato e annesso, resta oggi l’unico difensore dell’unità”).

Questa situazione è imbarazzante, dopo aver costretto il Sud a una fujtina, il Nord lo ripudia… dov’è la dignità di questa sposina? Invito all’adesione a Rifondazione Borbonica, un ritorno a casa, anche se con la coda tra le gambe. Oramai più in basso di così… c’è solo da scavare (magari, se trovassimo sto benedetto petrolio, potremo fare la Puglia Saudita e tenere tutti in pugno con l’abbattimento dei prezzi del carburante, o con la minaccia di bruciare i pozzi!)

Il Regno di Napoli e delle Due Sicilie, prima del misfatto sabaudo, era stato sempre in attivo e uno dei suoi punti di forza era il controllo del debito pubblico, con l’eccellente e fruttifera Rendita Napoletana (tratto da “Rifondazione Borbonica” del 14/11/2010), probabilmente, l’unico conto pubblico in positivo che, il suolo della Penisola, abbia mai visto (il Vaticano non conta… prega).

La forza era l’import-export, i porti commerciali erano il traino del Regno e tra questi, quello di Otranto e oggi non dovremmo preoccuparci di averne, o no, uno turistico e le polemiche sarebbero impensabili.

I giovani erano debitamente istruiti, le università del regno erano le migliori e le più antiche in Europa, i cervelli non scappavano, ma dall’estero e dal Nord “scendevano”, per prestare i propri servizi e avere visibilità (pensiamo ai vari Vanvitelli e Caravaggio), ai piedi dello Stivale.

Quale sarebbe stato il destino di questo lembo di terra, se la spedizione garibaldina fosse naufragata nel Tirreno, magari per il nordico legname tarlato?

Forse, oggi, l’Italia non unita avrebbe rivoluzionato il Mondo, con il suo Sud che scopre la cura per il cancro dieci anni prima degli altri (l’università di Napoli, voluta da Federico II, era la migliore in campo medico e la prima a istituire la cattedra in economia a.D. 1755). Con Il Monastero S. Nicola di Casole, come più grande biblioteca d’Europa, che conservava volumi preziosissimi per il sapere umano, centro nevralgico per curiosi e studiosi. Avremmo i migliori commerci marittimi, con un grande flusso immigratorio, offrendo occupazione e non emigrazione. Una nazione dove “per la prima volta in Italia, dall’istituzione del ghetto di Roma, a Napoli fu promulgata una legge per garantire agli ebrei, espulsi dal regno due secoli prima, gli stessi diritti di cittadinanza riservati fino allora ai cattolici” (da Wikipedia, voce: Regno di Napoli).

FRATELLI D’ ITALIA, poteva andarci peggio… magari avremmo avuto una bandiera più difficile da ricordare.

Jenny De Cicco

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Campionato Regionale Prima Categoria Girone C – Real Eagles Latiano – F.C. Otranto 1 – 1

Real Eagles Latiano: Ricci, Tauro, Cecere (Mitrugno), Cursi, Gioia, Augenti, Valente, Mancuso, Bardoscia, Montanaro (Cesaria), Di Gaetano (Gloria).

F.C. Otranto: Monteduro, Paladini, De Iaco, Morello, Sariconi, Iaia, Reale, Samueli, Scrimitore, Cursano (Cataldo), Scrimieri.

Arbitro: Porcelluzzi (Barletta)

Note: reti al 44° di Scrimieri e al 46° di Di Gaetano. Ammoniti: Gioia, Augenti, Mancuso, Di Gaetano, Sariconi e Iaia.

La gara: l’Otranto esce indenne dalla difficile trasferta di Latiano acciuffando un sofferto ma meritato pareggio e si conferma leader del Girone C del Campionato di Prima Categoria. La compagine di Mister Salvadore ha dovuto fare i conti con la defezione di quattro calciatori, peraltro ben sostituiti degnamente…, con un ambiente ostile, poco incline ad accettare le più elementari regole dello sport! E’ stata una battaglia non calcistica quella vista sul campo di Latiano fatta di insulti e atti di vigliaccheria: calci, pugni, schiaffi…quella perpetrata dai calciatori locali nei confronti dei loro colleghi ospiti. Un clima d’altri tempi nel quale il sig. Porcelluzzi si adeguato ammonendo soltanto quattro calciatori locali e non usando il cartellino rosso per tranquillizzare i bollenti spiriti Latianesi. Il primo tempo è stato un proscenio ricco di emozioni alle sfuriate dei calciatori locali nei quali Monteduro, con autentiche prodezze, strozzava in gola l’urlo del goal, replicava l’Otranto con Iaia che in due occasioni sfiorava di testa il vantaggio per gli ospiti. Al 44°, al termine di un’azione corale da parte degli otrantini, Scrimieri realizzava il goal del momentaneo vantaggio, ma il sogno di poter fare risultato a Latiano durava solo due minuti, Di Gaetano approfittava di una disattenzione, peraltro impeccabile fino a quel momento, della difesa ospite e riportava in parità la gara. Nel secondo tempo, al 8° minuto, Bardoscia, il migliore dei latianesi, solo dinanzi a Monteduro colpiva il palo alla destra di questi, replicava al 11°, l’indomito Scrimieri, ma Ricci, con un’autentica prodezza gli negava la gioia della seconda segnatura. Nei restanti minuti finali l’Otranto riusciva a controllare agevolemente le sorti della gara dando prova di grande maturità e sagaca nel comprendere come può essere interpretata una gara che doveva essere di calcio, ma che probabilmente molti altri non la vedevano in questo modo.

La terza giornata di ritorno: rallenta la propria marcia la prima in classifica Otranto, uscita indenne con un pareggio sul difficile campo di Latiano, e la seconda in classifica il San Vito che acciuffa un insperato pareggio al 95°, dopo essere stata in svantaggio per 2 a 0; di ciò ne approfittano le immediate inseguitrici, con il Tiggiano, che vincendo per due reti a zero in casa contro l’Appia Brindisi affianca a 39 punti il San Vito e si porta ad una sola lunghezza dell’Otranto, capolista del girone con 40 punti; l’Erchie che vincendo in casa per quattro reti a zero contro il fanalino di coda Gagliano, si porta a 34 punti e il Monteroni, vittorioso in trasferta per due reti a zero sul campo del San Donato, si porta a 32 punti. Un campionato, quindi, all’insegna del perfetto equilibrio in cui niente è scontato sia per quanto riguarda i quartieri alti della classifica, sia per ciò che riguarda la zona salvezza.

Rino Gualtieri

Cronaca Sportiva Campionato Regionale Prima Categoria Girone C, a cura di Rino Gualtieri: Articoli precedenti =>

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Le amministrative ad Otranto, un’analisi dei gruppi e delle coalizioni, parte prima.

Tra poco più di un anno e mezzo si voterà per le amministrative. Gruppi politici, coalizioni, movimenti, qualsiasi settore pubblico e privato subirà la consueta mobilitazione. Ci sono e ci saranno novità, spostamenti, schieramenti e passaggi di campo più o meno numerosi, come sempre. In varie puntate ed a più mani, cercheremo di fare un’analisi della situazione per accompagnare i lettori verso questo lungo percorso. Il primo episodio riguarda lo strappo consumato già da tempo, tra il consigliere Fabio Marrocco ed il gruppo che lo ha supportato. L’ingresso in politica del consigliere Marrocco è avvenuto con il supporto di un folto gruppo di attivisti tra i quali il più noto è Livio Corchia che è stato a lungo nel Consiglio Comunale di Otranto. Un percorso di successo che ha portato il consigliere Marrocco nella maggioranza di Palazzo Melorio con un ottimo risultato. Qui il consigliere ha svolto la sua azione amministrativa con varie deleghe, soprattutto legate ad alcuni lavori pubblici. Ad un certo punto, tra il consigliere, il suo gruppo ed il resto della maggioranza sono nati diversi attriti, legati all’azione amministrativa ed al turn over degli assessori stabilito all’inizio della legislatura. Il Consigliere fece pervenire una lettera in cui lamentava il mancato cambio di deleghe assessorili a suo tempo deciso, con un po’ di insistenza, con una lettera resa nota al pubblico, ma senza particolari risultati. Paradossalmente, tuttavia, proprio questa azione portò ad un cambio per cui l’unico Assessore tecnico del Comune di Otranto, Totò Miggiano, lasciò il posto all’attuale unica donna Assessore Lavinia Puzzovio. La vera svolta, tuttavia, avviene poco dopo, quando, per questioni legate sempre all’azione amministrativa, si consumano vari strappi. A quel punto, il consigliere Marrocco, decide di ricucire lo strappo con la sua maggioranza e ne crea uno con il gruppo che lo aveva sostenuto. Una divisione tra il consigliere ed il suo gruppo che ha generato anche un atteggiamento critico da parte dei suoi ex sostenitori tutta rivolta, però, all’azione amministrativa. In pratica lo strappo tra il consigliere ed il suo gruppo ha generato uno strappo tra questo stesso gruppo e la Maggioranza di Palazzo Melorio. Uno dei quesiti è se questo gruppo sosterrà o meno, nella prossima tornata elettorale, l’attuale maggioranza. “Bisogna essere critici, prima di tutto in casa propria” ha ribadito più volte Livio Corchia. Da ciò si potrebbe dedurre che non tutte le porte sono state chiuse tra l’attuale maggioranza, guidata da Luciano Cariddi, e la parte politica dell’Associazione “Otranto Nuovi Orizzonti”. Le distanze, invece, appaiono incolmabili tra il consigliere Marrocco e Livio Corchia ed il resto del gruppo che lo ha sostenuto. Insomma, uno dei temi delle prossime amministrative, riguardo gli schieramenti, è quello legato a questa parte di cittadinanza attiva che potrebbe scegliere di rientrare nell’attuale maggioranza (magari sostenendo un soggetto diverso), scegliere l’opposizione del gruppo Allenza per Otranto, oppure, infine, creare una propria proposta. In quest’ultimo caso si andrebbe alle elezioni con tre liste. Per ora tutto resta in un limbo, mentre l’azione del gruppo politico rappresenta di volta in volta per la Maggioranza di Cariddi un buon suggeritore di soluzioni, una critica costruttiva ma anche una vera e propria spina nel fianco. Insomma, il percorso è lungo, fino a giungere alle amministrative, ma di questioni in sospeso tra gli schieramenti ce ne sono tante.

Elio Paiano

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Le associazioni contro l’eolico che deturpa il Salento

Tre associazioni ambientaliste si schierano contro l’eolico. Com’è possibile, viene da chiedersi, dato che l’eolico è una delle risorse energetiche inesauribili e pulite che solitamente vengono maggiormente accreditate quando si parla di energie alternative alle risorse esauribili? È presto detto: la loro protesta, inoltrata alle autorità regionali, vuole puntare a una questione fondamentale, ossia come le torri eoliche rappresentino, a loro avviso, un pugno in un occhio, in particolare presso siti di rilevanza ambientale non indifferenti, come le zone comprese tra Otranto, Giuggianello, Minervino e Palmariggi, ma soprattutto la cosiddetta “collina dei Fanciulli” e Torre Sant’Emiliano. In queste zone, dovrebbero sorgere infatti tre impianti di torri eoliche. “La Collina è scrigno di miti e leggende plurimillenarie, paradiso di natura e archeologia, di incantevole bellezza – si legge nella lettera a firma del Coordinamento Civico per la Tutela della Salute del Territorio e del Cittadino, il Forum Ambiente e Salute del Salento e Save Salento – i tre progetti per impianti di mega eolico, per circa 20 maxi-aerogeneratori, lì ubicati nei tre feudi adiacenti rispettivamente di Giuggianello, Palmariggi e Minervino di Lecce, rappresentano uno stupro dall’impatto di indicibile carica devastatrice e di inaudita gravità. Non solo, le ubicazioni di quelle torri, alte ben 125 metri su una collina che non supera 115 metri sul livello del mare, comporterà il completo sfiguramento e danneggiamento dello skyline di Otranto e del cono visuale paesaggistico di Torre Sant’Emiliano”. A tutt’oggi, però, pare, dallo stesso comunicato inviato dagli ambientalisti, che i lavori siano fermi, anche se sono spuntati i cartelli di inizio lavori, nonostante la Soprintendenza li abbia bloccati: le torri dovevano sorgere infatti su dei siti di grande interesse archeologico, storico e architettonico, per cui si dovrà attendere per vedere come questa intricata vicenda andrà a finire.

Angela Leucci

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Puteca de mieru, a Minervino con semplicità

Avete mai provato a cercare un ristorante chic sulle Pagine Gialle, nelle vicinanze di Otranto? Tra i risultati, alcuni dei quali fanno capo ai più noti locali della zona, ce n’è uno dall’aria misteriosa, il “Dioniso”, misterioso per coloro che vi si accostano per la prima volta. Il mistero non si dissolve affatto all’arrivo a Minervino, dove sarà difficile che gli indigeni vi indichino esattamente dove il locale si trovi: nella mentalità comune il “Dioniso” è visto come un luogo in cui si beve, come una vecchia osteria, non certo un ristorante chic come promettevano le Pagine Gialle. Ma della vecchia osteria il “Dioniso”, o Puteca de mieru, come recita l’insegna fuori dalla porta, ha ben poco, se non la filosofia del pasto sano e in gran parte a chilometri zero, basato su ingredienti genuini, il tutto bagnato con litri e litri di buon vino, anche questo in gran parte rigorosamente salentino, senza disdegnare però anche le qualità di vini tipici di altre zone d’Italia. Nel menù, che cambia secondo le disponibilità, troviamo, tra gli altri, piatti come la massa e ceci con pepe e cannella, le sagne ‘ncannulate e una serie di carni alla pignata, che sprigionano sapori antichi direttamente nella nostra bocca. Gli avventori vengono da tutta la provincia e sembrano apprezzare l’atmosfera dei mandarini e delle noci sui tavoli, delle tavolate che spesso si uniscono in un convivio solo, il silenzio così raro da trovare in un qualunque locale in cui gli iati della conversazione sono compensati dalla musica, eppure, per chi non sa stare senza, c’è chitarra e tamburelli a disposizione nella sala principale, e appeso alle pareti persino il testo della notissima canzone popolare salentina “Mieru”. Così, se pure qualcuno può restare deluso dal non trovarsi davanti il locale chic che si aspettava, tutti gli altri riusciranno ad apprezzare il calore, quello di una cena con sconosciuti che prende tutta l’aria di una cena casalinga tra amici intimi, così come il calore del signor Tonino, il proprietario, che non disdegna di raccontare minuziosamente il modo in cui sceglie i suoi cibi, facendo compagnia agli avventori, in modo sempre discreto ma piacevole.

Angela Leucci

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Condotta sottomarina per il depuratore di Otranto

Il depuratore di Otranto avrà la condotta sottomarina che permetterà di risolvere gli annosi problemi di sovraccarico estivo. Una soluzione di cui si è discusso molto, alternativa allo spostamento dell’intero complesso del depuratore. Il Sindaco di Otranto, Luciano Cariddi, commentando la positiva riunione della Conferenza di servizi dello scorso 10 gennaio presso la Regione Puglia, aveva auspicato che il tutto si risolvesse in tempi brevi. Oggi, dopo pochi giorni Arriva la delibera che stanzia i fondi necessari. Commentando l’approvazione da parte della Giunta regionale della delibera che autorizza la prosecuzione delle attività per la realizzazione della condotta sottomarina ad Otranto per lo smaltimento dei reflui, l’assessore alle Opere Pubbliche, Fabiano Amati, ha detto:

“Questa delibera, redatta in collaborazione con l’assessore al Bilancio, Michele Pelillo,riconosce la natura prioritaria del finanziamento da € 3.600.000,00 (fondi PO FESR 2007 – 2013) e consentirà l’avvio dei lavori per la condotta di Otranto verosimilmente entro il prossimo settembre”. Il depuratore, attualmente, scarica in falda procurando non pochi problemi di natura ambientale, ed è per questo che lo scarico a mare è diventata una priorità. Il progetto preliminare della nuova condotta è pronto e la provincia di Lecce ha già espresso il parere di VIA . “Nel pieno rispetto dell’impegno preso nel corso dell’incontro tecnico con gli amministratori del Comune di Otranto – ha dichiarato Amati – “la Giunta regionale ha dichiarato che è interesse prioritario della Regione Puglia la realizzazione di condotte sottomarine per lo scarico dei reflui volte a determinare la cessazione dello scarico degli stessi nel sottosuolo e che la stessa dichiarazione costituisce atto di indirizzo per la definizione dei criteri di formazione della graduatoria di ammissione dei progetti meritevoli di finanziamento mediante risorse PO FESR 2007-2013. Questo ci permetterà – ha concluso – di decretare il finanziamento in tempi brevissimi e di sottoscrivere un disciplinare con l’Acquedotto pugliese, che potrà così bandire la gara ed avviare i lavori entro il prossimo autunno”.

Insomma, gli annosi problemi potranno essere così risolti ed in questo modo, ha spiegato il Sindaco di Otranto Luciano Cariddi- “si potrà anche risolvere il problema del depuratore consortile di Uggiano, convogliandolo in quello di Otranto”. Insomma, una soluzione che dovrebbe risolvere l’inquinamento della falda acquifera e –nello stesso tempo- quello del paventato, ma scongiurato, scarico delle acque del depuratore di Uggiano presso Porto Badisco.

Elio Paiano

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Uggiano la Chiesa: Un incontro per gli aspiranti difensori dell’ordine

Diventare un tutore dell’ordine: ecco quali possibilità in una serie di incontri pubblici. Entrare nelle forze dell’ordine rappresenta, a tutt’oggi, soprattutto nel Sud Italia, uno sbocco lavorativo non indifferente e che fa gola a molti ragazzi, anche in virtù del fatto che il mestiere rappresenta uno dei soli “posti fissi” anche per chi non ha avuto un’istruzione superiore. Uno dei principali scogli all’entrata nelle forze dell’ordine, tuttavia, è quello dei test d’ingresso, così l’amministrazione comunale di Uggiano la Chiesa ha deciso di organizzare una serie di incontri, volti a informare i ragazzi interessati sulle possibilità concorsuali. Il primo di questo incontri, dal titolo “I giovani e le forze armate” si tiene presso la biblioteca comunale “Antonio De Viti De Marco” di Casamassella, sabato 22 gennaio 2011, alle ore 18.30: interverranno un gruppo di rappresentanti dell’Esercito Italiano e dei Carabinieri, oltre che il senatore Rosario Giorgio Costa. In questo modo, tutti i ragazzi potranno sapere di più su quello che potenzialmente li attende: l’informazione è spesso scarsa per quanto riguarda l’attività delle forze dell’ordine, tanto che, per lo più, quello che si conosce nell’immaginario collettivo sono pregiudizi che tendono a una visione squilibrata o totalmente positiva o totalmente negativa dell’impegno che coinvolge i tutori dell’ordine in Italia ma anche all’estero. Così l’incontro assume i contorni di una scelta più consapevole anche delle possibilità di entrata che sono riservate ai giovani.

Angela Leucci

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