A Palmariggi la banda larga di Vodafone

Arriva anche a Palmariggi, in questi giorni, la banda larga di Vodafone. Il traguardo rientra in un progetto “1000 Comuni”, che si propone di vincere la sfida di giungere in mille comuni, uno al giorno, per i prossimi tre anni. Stavolta è toccata a Palmariggi, piccolo comune con poco più di millecinquecento abitanti, in cui però esiste una buona attenzione pubblica verso le nuove tecnologie: in piazza esisteva già da tempo, infatti, il wi-fi comunale, come in molti paesi del circondario, per cui basta inviare un sms all’azienda che ha la convenzione con il comune per ottenere un user e un password da utilizzare per accedere a internet con il portatile o lo smartphone, comodamente dalla piazza del Palmariggi. Quello di “1000 Comuni”, invece, è un progetto che mira soprattutto alla diffusione privata di internet: sono tante le famiglie che, ancora, soprattutto nel Sud Italia (per non parlare del Salento, in cui permangono ancora sacche di zone non coperte dal segnale del cellulare o del wi-fi) non fruiscono di questo metodo veloce e pratico di comunicazione, forse anche in mancanza di una corretta e diffusa a tappeto alfabetizzazione informatica. Ma, forse, una soluzione sarebbe già far capire alle persone come internet può esserci d’aiuto nella vita di tutti i giorni: a Scorrano ad esempio, comune che rientra nel succitato progetto di wi-fi gratuito con l’azienda Cliocom per i comuni, internet viene utilizzato per mettere in contatto gli indigeni con i propri parenti emigrati all’estero, un esempio virtuoso su come la rete può diventare interessante a molti che siano anche un po’ in là con gli anni.

Angela Leucci

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“Diciannove e settantadue”, in un film salentino la storia di Mennea

Maglie, Otranto e alcuni altri centri del barese, tra cui la stessa Bari e Barletta, città d’origine del protagonista in questione. Saranno queste alcune delle location che interesseranno “Diciannove e settantadue”, il secondo film programmato dalla casa di produzione cinematografica magliese Sharon Cinema diretta da Rita Surdo, dopo “Mozzarella stories”, il lungometraggio con Luca Zingaretti e Luisa Ranieri, la cui postproduzione è quasi alla fine. “Diciannove e settantadue”, come si può immaginare, è una docufiction ispirata alla storia del primatista Pietro Mennea, atleta di origine pugliese. Si tratta di un film che parlerà di sport, di atletica leggera, ma anche del grandissimo profilo umano del corridore, diviso anche tra cultura e impegno civile. “Diciannove e settantadue” si inserisce in un preciso filone che parte dal Salento e per il Salento, al fine di valorizzare il nostro patrimonio naturale e paesaggistico, attraverso il cinema, una tendenza che sta andando via via consolidandosi negli anni: per questo la Sharon Cinema mira a creare i presupposti per una piccola industria cinematografica anche nel Salento, per creare un nuovo sbocco economico e lavorativo per i nostri figli e magari i figli dei nostri figli. Le riprese di “Diciannove e settantadue” dovrebbero iniziare indicativamente a primavera, fermo restando alle dichiarazioni rese durante l’ultima conferenza stampa tenuta dalla casa di produzione. Che si avvale, tra l’altro, di un produttore di lunga fama, il romano Roberto Bessi. Tra i film in cantiere c’è anche “Amori elementari”, che racconterà dei primi amori epistolari nati tra i banchi di una scuola elementare.

Angela Leucci

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CARMELO BENE, UNO DI VOI?

Qualche giorno fa, passeggiando da buon turista “destagionalizzato” nel deserto meridiano delle deserte strade della vecchia Otranto, mi salta agli occhi una novità nell’arredo urbano: una enigmatica scritta. Con bella mano a bomboletta spray, in un bel nero denso, qualche segreto poeta ha creato un interessante slogan: CARMELO BENE UNO DI NOI. “Che voleva dire l’anonimo autore?” mi sono chiesto. Che cosa ne direbbero i miei amici e conoscenti idruntini?

Il fatto è che se dovessi dire io, che da dieci anni passo l’ultimo dell’anno a Otranto, che un po’ conosco Bene e la sua opera, non saprei proprio che cosa immaginare.

Provo a pensarci e mi dico: forse per quel misto di disprezzo e di sarcasmo con cui Carmelo Bene si è rivolto a tutti, specie agli otrantini? Per il carattere roboante e antico del suo teatro e le contraddizioni della sua figura pubblica? Per la volontaria assenza di eredi ideali o sodali continuatori (ma solo sciacalli sul cadavere SIAE, disposti a tutto affinchè NON si possa vedere, amare, studiare, capire Carmelo Bene)?

Non mi importa qui chi ha fatto la bella scritta, ma chiedo piuttosto a tutti gli otrantini in ascolto, giovani e vecchi: per favore, me la potete spiegare? Potete dirmi se siete d’accordo o no? Se sì, che cosa rende Carmelo Bene uno di “voi”? Se no, in che cosa, perché? In che modo infine Carmelo Bene potrebbe costituire una ipotetica qualità della “identità idruntina”, di cui spesso sento parlare.

Ditemi voi, io non so. Quello che so è che sarebbe di sicuro una buona occasione per tratteggiare una “identità” di Otranto, anzi degli otrantini d’oggi, misurandosi con figure recenti piuttosto che con vicende remote ed eroi antichi. Ma anche di più: Carmelo Bene è di certo figura rilevante e riconosciuta, ma anche discussa e contraddittoria, il che rende difficile una integrale identificazione, si rendono necessari qualche precisazione e diversi distinguo, bisognerà almeno ammettere una idea articolata di “identità”.

Io cerco solo di capire. Vi andrebbe, per favore, di darmi una mano?

Renato Grilli

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Avvio dei lavori al Parco rionale in zona “Fanghi”. Il vicesindaco Vetruccio: “un altro anno e mezzo per dedicarci a piccoli interventi di riqualificazione”.

L’avvio dei lavori di riqualificazione di un piccolo lotto di terreno comunale tra l’area cimiteriale e il Rione Fanghi è stato lo spunto per contattare telefonicamente il vicesindaco di Otranto Francesco Vetruccio e per incontrare lo stesso Sindaco Luciano Cariddi, proprio nell’area dei cantieri di quello che sarà il Parco rionale “Fanghi”. La piccola area posta tra i caseggiati, a pochi metri dall’ area cimiteriale e della viabilità per Uggiano diventerà presto un parco con aiuole, verde, una zona a parcheggio. Grazie alla riqualificazione del campo di calcetto e del campo di bocce già esistenti, diverrà una zona ricreativa a pochi metri dal centro urbano. I lavoro, iniziati ieri mattina consentiranno entro la prossima primavera, di vedere i risultati di un intervento che gli abitanti del rione aspettavano da anni, come il signor Luciano Esposito che ha speso tante energie per questo risultato. “L’area era da tempo abbandonata a sé stessa- ci ha detto Luciano Esposito- e ringrazio l’amministrazione che, dopo un primo intervento di ripulitura dal materiale di risulta e rifiuti vari in pieno agosto, ha finalmente avviato i lavori per i quali mi sono battuto tanto”. Pochi minuti prima di incontrare Esposito presso il cantiere, avevamo contattato telefonicamente il Vicesindaco Francesco Vetruccio per conoscere alcuni dettagli “tecnici”: “ Ieri c’è stato l’avvio dei lavori e questa mattina ho già fatto un sopralluogo al cantiere”- ha esordito Vetruccio- “l’ appalto è stato assegnato circa dieci giorni fa ad una ditta locale e i lavori consentiranno il recupero di una zona comunale da troppo tempo abbandonata”. Poi ci mette a conoscenza di alcuni dettagli di spesa: “Avevamo destinato una somma intorno ai 30-40mila euro di fondi propri, accantonati per un Piano di riqualificazione urbana della stazione e la via Alimini. Grazie al co-finanziamento con il Prusst (Programmi di Riqualificazione Urbana e di Sviluppo Sostenibile del Territorio promossi dal Ministero dei lavori pubblici ) avremmo potuto gestire per quell’intervento un finanziamento di 250mila euro complessivi. Queste risorse erano però ferme da lungo tempo, come del resto sono fermi i Programmi ministeriali. E in attesa della prossima tornata di finanziamenti abbiamo così svincolato queste somme per investirli nella riqualifica del Parco del Rione Fanghi. Nn appena il Ministero si muoverà puntiamo nuovamente a riqualificare la zona di Alimini”. Oltre alla riqualificazione del campo di calcetto, che avrà una nuova copertura in rete, nuove porte e un nuovo fondo di gioco, ci saranno aree a verde e la piantumazione di essenze sempreverdi, in modo da creare un parco pubblico intervallato da camminamenti, marciapiedi, panchine, illuminazione e arredo urbano. Ci sarà anche lo spazio per una dozzina di posti auto sul lato della strada e il traffico in entrata e in uscita verrà gestito tramite pass magnetici e tornelli a scomparsa. Questo ci fa pensare che il traffico veicolare, che specie in estate rende invivibile il quartiere, caratterizzato da appartamenti e villette a due piani con l’ingresso a pochi metri dalla strada, verrà interdetto ai non residenti, per garantire la giusta tranquillità ai cittadini. Prima di chiudere il telefono, il vicesindaco Vetruccio ci anticipa: “Ci prendiamo l’ultimo anno e mezzo di mandato per vedere le piccole criticità del paese: le aree periferiche più degradate e alcune zone del centro urbano poco curate avranno dei piccoli interventi, come quello che andremo a fare a breve a Borgomonte, dove abbiamo già appaltato i lavori per riqualificare la scala con basoli in pietra viva, corrimano, lampade e un arredo urbano dedicato a quei luoghi storici”. Durante la visita al cantiere in compagnia del signor Esposito, ci ha raggiunti anche il Sindaco Luciano Cariddi, giunto per mettere a punto dei piccoli dettagli con uno dei responsabili del cantiere. La sua presenza è diventata il fulcro di un incontro a cui ha preso parte anche il collega Elio Paiano che vive in questa zona, insieme ad altri abitanti del quartiere. La cura per i dettagli del Sindaco è ammirevole. Ha persino premura di suggerire che la parte superiore del campo venga coperta con la rete affinché i ragazzi non perdano il pallone. Dopo alcune battute con noi, ci riserva alcune anticipazioni: “Terminati i lavori di collegamento tra via Antonio Primaldo e il prolungamento di via Catona, ci occuperemo di ridurre i marciapiedi di via Primaldo a meno della metà, ripiantumare il viale con alberi sempreverdi e di realizzare i parcheggi per i residenti a filo del marciapiede”. Un intervento che darà una nuova faccia all’ingresso sud della nostra città, maggiore sicurezza per il traffico e una nuova immagine di una delle più trafficate arterie cittadine.

Salvo Sammartino

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Un film per Palmariggi, senza arte né parte

È in fase di postproduzione “Senza arte né parte”, il nuovo film di Giovanni Albanese, regista celebre per il pluripremiato “Aaa Achille”. “Senza arte né parte” è stato girato quasi interamente a Palmariggi. Con delle piccole incursioni presso una fabbrica di pasta della provincia, la stessa in cui è stato girato anche “Mine vaganti”. Il film di Albanese si avvale di un cast davvero d’eccezione, composto, tra gli altri da Vincenzo Salemme, Giuseppe Battiston e Donatella Finocchiaro. Albanese, ormai dallo scorso ottobre anche cittadino onorario di Palmariggi, che ha voluto eleggere a sua seconda dimora, ha voluto raccontare una storia di povertà che segue la cosiddetta “arte di arrangiarsi”, cioè di fare del proprio stato di senza lavoro un business senza precedenti. Tutto parte da un pastificio che aspira ad automatizzarsi, in cui gli operai vengono messi in cassintegrazione in attesa di licenziamento: due di loro, durante un lavoro nero di comodo scopriranno un’eredità di arte moderna, che riprodurranno in alcuni falsi, che permetteranno loro si risalire la china. Il film si inserisce in quella che ormai sta diventando una tradizione, quella di girare film (come “Melissa P.”, “Mine vaganti”, “Liberate i pesci”, “L’anima gemella”, “Il grande sogno”, solo per citarne alcuni), ma anche fiction (come “Il giudice Mastrangelo” oppure “Mogli a pezzi”). In questo modo, il Salento sta trovando una nuova vocazione, anche grazie alle potenzialità professionali del territorio: in precedenti interviste, il regista Albanese ha spesso affermato che esiste una buona professionalità tra i tecnici cinematografici autoctoni, con i quali ha lavorato. Quindi attendiamo trepidanti l’uscita del film, che si annuncia ricco di sorprese, sperando che Albanese o altri tornino a girare qui, anche in forza della proverbiale cortesia salentina che ci fa amare da tutto il mondo.

Angela Leucci

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A nudo la storia di Palmariggi

I lavori di restauro del centro storico di Palmariggi e del castello Aragonese stanno rivelando una gran parte della storia del paese. Le prime scoperte relative a questa storia saranno raccontate all’interno di un incontro pubblico, che si terrà indicativamente il mese prossimo. All’incontro interverranno i tecnici che hanno predisposto ed eseguito i lavori. Il restyling di Palmariggi terminerà probabilmente quest’estate, i lavori sono ripresi ora dopo la pausa natalizia. Per il basolato del centro storico sono stati stanziati 795mila euro, ottenuti tramite finanziamento dell’Area Vasta Sud Salento: i basoli sono in pietra di Soleto e i lavori seguono le antiche tecniche salentine. Ricompaiono intanto le antiche mura di Palmariggi, alcuni saggi del fossato originario, molti manufatti antichi. Il castello è stato affidato al Ministero per i Beni e le Attività Culturali, anche perché sembra fondamentale in questo momento riportarlo agli antichi splendori, dopo la demolizione operata senza criterio negli anni ’50. Si tratta di un momento importante per Palmariggi, non solo per aver ottenuto il finanziamento che consentirà ai cittadini di avere un comune molto più bello, e anche più simile allo splendore del passato, il che consente di ritrovare le proprie radici, in un momento in cui è importante investire nel turismo, soprattutto per la vicinanza di Palmariggi con Otranto. Entrambe, a questo punto, non solo cittadine suggestive per differenti motivi, ma anche ricchissime di storia.

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Un’amministrazione non attenta ai bisogni dei cittadini

Conosciamo tutti gli episodi che hanno caratterizzato il problema “scuole comunali” durante lo scorso anno scolastico 2009/2010 e conosciamo le preoccupazioni dei genitori, che hanno seriamente temuto per l’incolumità fisica dei loro figli. La lentezza con la quale i lavori hanno proceduto e continuano a procedere è intollerabile ove si consideri che il problema viene dal passato e si è aggravato sotto l’amministrazione Cariddi. Quest’ultima, malgrado si sia impegnata a trovare una soluzione, e fatto promesse a cittadini e docenti, non l’ha ancora risolto del tutto e, per giunta, continua a sottovalutare la necessità di progettare con una visione d’insieme il sistema scolastico cittadino.
Un giro nelle scuole comunali è l’occasione per comprendere in che condizioni versano gli edifici che accolgono gli alunni otrantini.
La scuola elementare ha perso le sue pensiline in seguito ai lavori di demolizione fatti in passato e dall’esterno oggi si presenta come il rudere di un edificio dopo un bombardamento. il Sindaco dice che non è necessario ricostruire le nuove pensiline visto che presto i ragazzi delle scuole elementari saranno trasferiti nel nuovo plesso presso la scuola Aldo Moro.
La palestra, inagibile e transennata, su un lato mostra i segni del cedimento statico che l’ha fatta sprofondare.
Le scuole medie hanno finalmente ritrovato la loro funzionalità dopo i cedimenti avvenuti l’anno scorso, sono in corso i lavori di costruzione di 6 nuove aule, ma attualmente quei lavori sono fermi a prima di Natale, in barba all’urgente necessità di trasferire i ragazzi delle scuole elementari in un edificio sicuro e funzionale. Il Sindaco nell’ultima riunione con docenti e genitori aveva garantito che i lavori sarebbero stati ultimati nel mese di settembre 2010.
Quando finisce il gasolio del riscaldamento, durante l’attesa del nuovo approvvigionamento, tutti patiscono il freddo. Eppure il metano a Otranto è arrivato da tempo e gli edifici scolastici meriterebbero di essere allacciati alle condutture di gas proprio per evitare simili disservizi.
Il servizio di scuola bus, malgrado l’impegno delle persone che lo svolgono, è carente: pur disponendo di due bus i ragazzi che vivono a Frassanito sono costretti ad alzarsi prestissimo il mattino e se tardano di pochi minuti perdono la corsa ed i genitori sono costretti ad accompagnarli fino a Otranto.
Il Dirigente Scolastico afferma che a Otranto l’obesità nell’infanzia esiste ed è diffusa, sarebbe utile pensare alla realizzazione di percorsi dedicati agli studenti (“Pedibus”) per far loro raggiungere a piedi o in bici la scuola, sotto lo sguardo attento di un nonno vigile che veglierebbe su di loro. Il movimento fisico è un buon sistema per combattere l’obesità infantile – dice il Preside Elio Lia.
Questi e tanti altri problemi ci fanno concludere che quest’amministrazione comunale non ha ancora maturato un progetto d’insieme del sistema scolastico. La scarsa sensibilità è testimoniata dall’assenza di una politica che abbia una visione generale della scuola, che oltre a occuparsi del mantenimento degli edifici, favorisca progettualità con lo scopo di organizzare tutti quei servizi che garantirebbero un efficace funzionamento del sistema scolastico. A Otranto servono una biblioteca comunale che funzioni, dei luoghi di aggregazione dove i giovani si possono ritrovare, degli impianti moderni per le pratiche sportive minori oltre al calcio ecc…, la realizzazione di un progetto che metta in rete tutti questi servizi ed altri, facendoli interagire con la scuola, qualificherebbe molto il percorso educativo dei ragazzi.

Gianni Muscatello

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F.C. Otranto – U.S. San Vito 2-1

F.C. Otranto: Monteduro, Paladini, De Iaco, Iaia, De Giorgi. Morello; Giannone (Stifani), Samueli, Scrimitore (Scrimieri), Cursano e Marrocco.
U.S. San Vito: Baldassarre, Bruno (Cavallo), Barca, De Nicola, Greco, Costantini, Leoci, De Carlo, Massaro (Turrisi), Galasso, Lanzillotti (Tarantini).
Arbitro: Di Tondo (Barletta).
Marcatori: 2′ De Nicola, 10′ Marrocco e 35′ Cursano.
Note: 75′ Morello fallisce un rigore.
Con il risultato di 2 – 1 l’Otranto si aggiudica, ai danni del San Vito, il big match valido per la 2′ Giornata di ritorno del Cqmpionato Regionale di 1′ categoria, girone C.

Passano appena due minuti, dall’inizio della gara, e gli ospiti vanno in vantaggio sugli sviluppi di un calcio d’angolo battuto sulla sinistra della porta difesa da Monteduro, “spizzicata” di testa di Massaro e goal vincente di De Nicola; i locali sono sbigottiti quasi increduli per l’immediato svantaggio e, feriti nell’orgoglio, riescono a riequilibrare le sorti della gara con Marrocco su “imbeccata” di Cursano; veemente e immediata la reazione degli ospiti che per 20 minuti fanno vedere agli otrantini i cosiddetti “sorci verdi” (le magliette degli ospiti erano di colore verde…) ma uno strepitoso Monteduro e un pizzico di buona sorte per i locali impediscono al San Vito di riportarsi in vantaggio. Al 30′ gli equilibri della gara cambiano grazie alla sagacia tattica di mister Salvadore che invertendo le posizioni in campo di Cursano e Giannone, peraltro in non perfette condizioni fisiche, permette ai locali di stare meglio in campo e di passare in vantaggio con Cursano “liberato” in area sulla sinistra dalla parte di De Giorgi. Da precisare che entrambe le marcature fatte dai locali sono frutto di allenamenti tattici attuati nel corso delle sedute infra settimanali, lo stesso Cursano al 42′, quasi in fotocopia del precedente goal, potrebbe raddoppiare le sue marcature, ma un ottimo Baldassarre gli nega tale gioia. Nel secondo tempo il San Vito cerca di riequilibrare le sorti della gara riversandosi scriteriatamente nella metà campo locale, impegnando solo in una occasione il sempre attento Monteduro, lasciando ampi spazi alle incursioni dei locali che al 75′ potrebbero chiudere l’incontro su rigore conquistato da Scrimieri subentrato ad un malconcio Scrimitore e rigore fallito da Morello ipnotizzato quest’ultimo da Baldassarre. Al 94′ il sig. Di Tondo decretava la fine delle ostilità dando ai locali con questo risultato, l’opportunità di superare in classifica il San Vito, senza alcun ombra di dubbio la migliore compagine vista al Comunale di Otranto, e infliggendo a questi ultimi la prima sconfitta in campionato.

Ottimo l’arbitraggio del sig. Di Tondi.

Rino Gualtieri

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Leader a confronto: come risponde la politica idruntina ad un questionario di sei domande?

In via del tutto sperimentale, abbiamo utilizzato i moderni social forum e internet per proporre ai leader politici cittadini un questionario in sei quesiti. Abbiamo dato loro una settimana di tempo per elaborare le risposte e abbiamo ricevuto i loro elaborati senza mai incontrarli di persona, senza andare nelle sedi dei partiti, senza essere troppo invadenti. Non abbiamo dato loro limiti di spazio e pubblichiamo integralmente le loro proposte, certi che perdoneranno quei piccoli refusi e “barocchismi” che sono stati attenuati, per adeguare il “politichese” ad una lettura più agile. Qui di seguito i quesiti così come sono stati proposti a Francesca Bortone del Pdl di Otranto e a Gabriele Temis della locale sezione Pd.

  1. Si assiste ad un vivace dibattito teso tra il locale e il globale: da un lato c’è la voglia di una parte del Salento di chiedere l’autonomia dalla Regione Puglia, dall’altro c’è invece la visione “Euro-mediterranea” o “Euro-Asiatica” dell’ Unione europea che apre le porte alla Turchia. La nostra Città guarda a questi fenomeni come “Porta d’ Oriente” o come “capitale” della “Terra d’Otranto”?
  2. L’economia idruntina ha tante vocazioni ma poca identità. Il comparto di Alimini e Frassanito sono ormai votati più al turismo che all’agricoltura; quest’ultima si esprime nel privato in poche aziende di pregio, ma a conduzione familiare e nel pubblico, oltre ad un nuovo consorzio vivaistico, si attende il rilancio con i Farmer’s market; le attività commerciali sono ancora troppo legate al turismo e alla sua stagionalità; negli ultimi anni c’è una certa vivacità immobiliare e nelle imprese edili; pochi i nuovi insediamenti produttivi in Area P.i.p. Dove bisogna puntare?
  3. Il Piano urbanistico generale programmerà lo sviluppo cittadino per i prossimi 20 anni. Qual è il vostro punto di vista? Quali le priorità? Ci saranno nuovi insediamenti abitativi e infrastrutture per l’uso urbano e della cittadinanza? Ci saranno nuove aree produttive, commerciali e turistiche o si punterà a completare con nuovi servizi quelle già esistenti? In altre parole, il Pug avrà anche un’ “anima” o si dovranno colmare i vuoti tra le zone abitative esistenti e le aree votate all’ interesse turistico e agli insediamenti produttivi? E il patrimonio storico-naturalistico e ambientale?
  4. Durante le festività natalizie, alcune realtà associative giovanili hanno dato prova di saper spendere le proprie energie, vocazioni e professionalità in attività creative degne di nota. La Città si sta “risvegliando” grazie a queste iniziative, ma rischiamo di perdere la linfa vitale dei giovani in fenomeni quotidiani di “Fuga dei cervelli” e della manovalanza. C’è una soluzione a tutto questo? E quale?
  5. Il porto turistico, il Palazzetto dello sport, il depuratore delle acque reflue, un piano integrato del traffico, sono alcune tra le opere pubbliche di cui si è parlato a più voci negli ultimi 20 anni. Da dove partire per ultimare queste (o eventualmente altre) opere incompiute?
  6. Il nostro gonfalone porta l’immagine della leggendaria “Torre del Serpe”: cosa butterebbe giù da quella torre e cosa salverebbe tra le iniziative, progetti e obiettivi dell’ attuale Amministrazione comunale in carica?

Risponde alle nostre domande Francesca Bortone, alla guida della sezione Pdl di Otranto:

  1. La caduta del muro di Berlino ha aperto degli scenari a noi sconosciuti fino a qualche anno fa. L’economia globale, che ne è conseguita, ha di fatto disorientato tutto l’occidente abituato a vivere chiuso nei propri confini. Otranto è parte di questo mondo occidentale. Ricordo, quando dalle nostre radio usciva esasperante una litania della radio albanese che ci sembrava la voce dell’ “oltre”. Oggi, tutti siamo disorientati di fronte alla velocità degli scambi, ma soprattutto alla velocità delle delocalizzazioni. Il Salento ha perso molti posti di lavoro, e con essi tanta serenità sociale. Non possiamo perciò fare altro che pensare “G-locale”, e non lo scopro io. Valorizzare cioè le produzioni tipiche, l’arte ed il nostro patrimonio unico ed irripetibile per farlo conoscere sui mercati globali. Siamo chiamati, cioè a valorizzare il nostro passato e le nostre tradizioni. Su questi valori non abbiamo concorrenti: il lavoro potrà essere remunerato in maniera degna. Otranto, quindi, sia Porta d’Oriente, per la sua storia e per il suo carattere unico, diventando nodo strategico, crocevia di scambi.
  2. Un’amministrazione comunale può giocare il ruolo di cornice, non di quadro. Il quadro deve essere dipinto dagli otrantini. In un’economia liberale nessuno si può sostituire al tessuto imprenditoriale, tanto meno un’Amministrazione Comunale. La cornice, però, deve essere di valore: regole certe e non contraddittorie, tanto meno nel corso della stagione turistica, quando gli imprenditori hanno già programmato gli investimenti. Tornando alla domanda, ritengo che dobbiamo puntare ad un disegno strategico di città fondato sulla valorizzazione delle nostre unicità che, agli occhi dei turisti che ascoltiamo d’estate sono davvero tante. Basta guardare al nostro territorio, con la curiosità e la freschezza del turista e ci si renderà conto che si può lavorare, tutti, tutto l’anno. L’importante è coniugare lo sviluppo con il rispetto del nostro patrimonio, il che non significa dire no a priori a tutto. Non dico nulla di nuovo con la formula dello “sviluppo sostenibile”.
  3. Il Pug è un momento strategico per il nostro territorio e come tale va redatto avendo come stella polare l’idea di Otranto che perseguiamo. Quindi, prima di ogni altro quesito, bisognerebbe porsi una domanda:“cosa vogliamo fare da grandi?”. Il resto è consequenziale. Avverto, però, tra i concittadini un’esigenza: Otranto deve tornare ad essere più nostra, a partire dalla prima casa.
  4. Credere nel proprio lavoro quotidiano, senza mai stancarsi. I giovani hanno fatto grandi cose durante le ultime festività natalizie, ma ora devono puntare ad andare avanti scommettendo su se stessi. Chi fugge, non ha mai ragione. I risultati non si possono attendere nel breve periodo, ma sul medio e lungo periodo. Si può anche sbagliare, ma come dicono i popoli di lingua anglosassone “Learning by doing” (impara facendo). Ecco su cosa dobbiamo puntare: deve crescere la “cultura del fare”. I giovani e del resto tutti noi, dobbiamo rimboccarci le maniche e trarre il meglio dalla nostra Otranto.
  5. Dai fatti, lasciando da parte le parole. Puntiamo su ciò che è fattibile ora, sulla base delle risorse finanziarie europee e proprie disponibili, ascoltando il parere di tutti, perché tutti possono suggerirci qualcosa di importante.
  6. Butterei giù il vecchio modo di fare politica, che punta a svendere il nostro prezioso territorio come il caso di Largo Porta Alfonsina e dei Fossati del Castello, dietro fantomatiche opportunità di marketing territoriale. Salverei tutte quelle iniziative che sono partite grazie al contributo di idee e di risorse delle associazioni otrantine, e di privati cittadini.

Risponde ai nostri quesiti Gabriele Temis alla guida della locale sezione del Pd:

  1. Il Pd otrantino non è particolarmente affezionato all’idea della Regione Salento, in quanto ritiene che bisogna favorire processi di accorpamento e non di parcellizzazione delle realtà amministrative esistenti. In un momento particolare, in cui si tende a razionalizzare la spesa pubblica, non si capisce come si possa pensare a creare altri centri di spesa e altro potere burocratico. Data la posizione geografica di Otranto invece il Pd locale, ritiene che si possa e si debba costruire una Europa allargata al bacino mediterraneo e quindi ad una Europa policentrica, nella quale la Puglia ed il Salento possono svolgere una funzione di cerniera.
  2. Otranto ha nel tempo costruito una propria identità nel settore economico e produttivo, legata soprattutto alla specificità del turismo ed alla tipicità della cultura della barbatella, che a tutt’oggi rappresenta il 90% della produzione regionale. Il problema adesso è il futuro. Bisogna ormai puntare non più sulla residenza turistica ma sui servizi legati al turismo. Il lavoro da svolgere, in sostanza, è promuovere una seria indagine sui servizi di eccellenza che la città deve offrire e qualificare, di conseguenza, gli operatori interessati. Per esempio occorre mettere a sistema i beni culturali attraverso iniziative di impresa; occorre considerare il patrimonio ambientale come supporto identitario per un turismo di qualità e quindi organizzare servizi in tal senso; occorre, ancora, organizzare un sistema di accoglienza al turista che accompagni lo stesso dal suo arrivo sino alla partenza. Molti progressi sono stati fatti poi nella qualificazione della produzione della barbatella, anche se il mercato presenta oggi delle oscillazioni non sempre favorevoli. Sono anche necessarie altre attività agricole di qualità che offrano al mercato turistico prodotti non reperibili altrove: lanciare le colture biologiche di frutta ed ortaggi, giungere alla produzione di olio extra-vergine di qualità. Nel settore poi secondario noi soffriamo la carenza di una cultura artigianale e della trasformazione che potrebbe invece essere incentivata e rappresentare una possibilità di lavoro anche nei periodi invernali. Registriamo purtroppo il fallimento della zona P.I.P. del comune che è diventata di fatto una zona residenziale con pochissime attività artigianali. Occorre invece d’intesa con i comuni vicini puntare ad una nuova zona P.I.P. con terreni da offrire a piccole imprese artigianali per incentivare un settore che potrebbe garantire un certo sviluppo per il futuro. In sostanza il PD ritiene che bisogna puntare ad una economia integrata tra turismo, agricoltura ed artigianato di trasformazione in modo da evitare il rischio della monoculutura.
  3. La priorità assoluta è la salvaguardia del patrimonio ambientale del nostro territorio, poiché siamo convinti che esso sia l’identità e la base su cui si poggia ogni discorso riguardante il futuro. Riteniamo che oramai non ci sia più bisogno di seconde case o di altri alberghi; c’è invece necessità e priorità assoluta di una proposta concreta per dare ai giovani una casa di proprietà, secondo criteri trasparenti. Non dovrebbero esistere aree votate solo “all’interesse turistico”, ma tutto il territorio deve essere attrattivo per il turismo. Per questo deve nascere una cultura nuova, da tradurre in strumenti di piano ed operativi, che punti alla manutenzione urbana e territoriale. Questo concetto di “manutenzione” dovrebbe essere la chiave di volta per il futuro che renda un luogo particolarmente attraente e quindi appetibile dal punto di vista turistico. Per esempio recuperare le aree marginali e periferiche, decongestionare il centro storico, curare i beni culturali piccoli e grandi, curare la viabilità rurale, le pinete, i canali di sgrondo delle acque, la Valle dell’Idro, la Valle delle Memorie, gli accessi al mare, le spiagge, i cordoni dunali.
  4. Il problema della “fuga di cervelli” è un fenomeno nazionale e non solo otrantino. Otranto comunque potrebbe rispondere lanciando la sfida dei servizi di qualità nel settore della cultura, degli eventi, del turismo e dell’agricoltura in senso lato. La griglia dei possibili settori è ampia, occorre una regia da parte del governo cittadino per individuarla e organizzare le attività d’impresa. L’esempio delle festività natalizie parla da sè. Occorre continuare su questa strada mettendo a disposizione dei giovani strutture, progetti condivisi e possibilità di formazione e tutoraggio.
  5. La locale sezione Pd si augura e lavora in seno all’amministrazione affinché si realizzi il porto turistico che secondo noi, è prioritario per lo sviluppo equilibrato del territorio, in quanto andrebbe a coprire una domanda ancora sostanzialmente inevasa. Per quanto riguarda lo sport e la depurazione delle acque reflue è chiaro che occorre migliorare le strutture esistenti. Per il traffico invece pensiamo ad una più radicale chiusura a tutti i mezzi a motore nel centro cittadino, cercando di realizzare dei parcheggi privati più efficienti, moderni e dotati di servizi a ridosso della città.
  6. Il PD butterebbe giù dalla torre tutte le false case agricole costruite in questi anni, che non servono all’agricoltura e stanno compromettendo il nostro paesaggio agrario. Molte cose sono da salvare: ad esempio la riqualificazione dell’area portuale (la spianata del porto), lo spostamento del mercato settimanale, la nuova disciplina sugli artisti di strada che tende a tutelare gli spazi del centro storico, il fervore delle attività culturale nel periodo estivo, l’avvio della raccolta differenziata anche se deve essere molto migliorata.

Salvo Sammartino

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Se la maggioranza tira fuori gli artigli

La reazione immediata della maggioranza consiliare al manifesto di Nuovi Orizzonti è una caduta di stile che tradisce il grande nervosismo che in questo momento si respira a Palazzo Melorio.

La denuncia fatta dall’associazione culturale otrantina (secondo la quale il Sindaco starebbe illudendo alcuni cittadini da lui stesso stimolati a costituirsi in cooperativa per accedere all’edilizia agevolata) ha trovato la risposta immediata nell’accusa diretta all’ex assessore Livio Corchia, responsabile di avere utilizzato gli stessi mezzi quando era in giunta con Bruni (ndr ma anche con lo stesso Cariddi).

Ciò che colpisce della sortita della maggioranza è l’attacco mosso contro l’ex amministratore che avrebbe lasciato un pessimo ricordo di se alla cittadinanza otrantina a causa del suo cattivo operato. A nostro giudizio l’atteggiamento di Otranto Domani dimostra la propensione all’ostracismo contro chi dissente e, in questo caso, contro chi, stando sino a qualche tempo fa vicino alla maggioranza consiliare, non ne condivide le scelte fatte in questi quattro anni di amministrazione.

Con l’occasione va ricordato che il Sindaco è stato eletto anche grazie all’aiuto dell’ex amministratore comunale con il quale ha condiviso tante scelte politiche fatte in passato tra cui quella di abbandonare Forza Italia per seguire la “sirena incantatrice” rappresentata da quella parte della vecchia sinistra otrantina che oggi siede a Palazzo Melorio e che, a nostro giudizio, costituisce l’anima più vendicativa di quest’amminstrazione. L’attacco personale a Livio Corchia fa riflettere tutti noi sulla libertà di dissentire quando non si condivide la politica dell’amministrazione. È inutile ricordare che la libertà di esprimere il proprio pensiero è un diritto sancito dalla Costituzione che riconosce ad ogni cittadino italiano la facoltà di criticare e dissentire civilmente senza dover temere ritorsioni e vessazioni ingiuste.Otranto è una città che ha varie anime politiche, alcune di esse non sono rappresentate in Consiglio Comunale, impedire loro di partecipare al dibattito cittadino, con la minaccia di ripercussioni contro la vita privata dei suoi esponenti, costituisce danno per la libertà umana.

L’alibi della democrazia partecipata, cui fa spesso riferimento il Sindaco Cariddi, non regge più. L’abbiamo capito ieri leggendo il manifesto di Otranto Domani con il quale egli ha rivelato la sua vera natura quando c’è chi non lo condivide ed ha il coraggio di dirlo pubblicamente.

Otranto è una città che dalla politica ha bisogno di ricevere un forte slancio democratico e liberale per confermare il suo ruolo di città aperta alle diversità culturali ed il suo ruolo di città dell’accoglienza. È dovere di tutti coloro che partecipano alla vita politica cittadina impegnarsi per difendere chiunque intenda esprimere il suo giudizio, anche se contrario alle proprie idee, nell’intento di tutelare il diritto di ciascuno di noi ad esporsi per il bene comune.

Gianni Muscatello

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Strappo Finale!

La maggioranza che siede a palazzo Melorio, replicando al manifesto affisso ieri mattina (15 gennaio) da Nuovi Orizzonti, ha attaccato duramente l’ex assessore comunale tra i promotori dell’associazione culturale otrantina.
Con un manifesto molto graffiante, ieri pomeriggio, Otranto Domani ha accusato l’ex amministratore di aver tenuto in tasca liste di nomi e di cooperative e ricordato che la minoranza, nella precedente campagna elettorale, aveva censurato dai palchi proprio la condotta tenuta dall’ex assessore che prometteva in cambio di voti.
Di diverso avviso, invece, è sembrato oggi Melcarne, portavoce della minoranza, che ha dichiarato di condividere quanto denunciato da Nuovi Orizzonti nel suo manifesto.
La risposta della maggioranza sancisce la rottura con la parte di elettorato che si riconosce intorno all’ex assessore Corchia e che ha sostenuto il Sindaco nella lista Otranto Domani.
Lo strappo ufficiale non dovrebbe preoccupare Cariddi che in Consiglio Comunale puó ancora contare sull’appoggio del consigliere collegato all’assessore Corchia. Sembra, infatti, completamente rientrato e dimenticato il forte dissenso manifestato da Fabio Marrocco che, allora vicino a Corchia, deluso nelle sue aspettative, in consiglio comunale aveva reso pubblica la promessa scritta del sindaco che gli garantiva l’incarico di assessore.
Nessun indebolimento della maggioranza che a detta di Corchia, non ha svolto e non svolge l’azione politica per la quale egli aveva condiviso il programma con Luciano Cariddi. Quell’azione politica, dice Corchia, avrebbe dovuto tenere in prima considerazione i problemi reali del paese. Ecco perché Nuovi Orizzonti, che ha tentato di incidere stimolando l’amministrazione comunale, è su posizioni ormai lontane da quelle del Sindaco e della sua maggioranza.

(Clicca sull’immagine per ingrandirla e leggere quanto scritto nei manifesti)

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Un agriturismo per Francesca Giaccari

Abituati come siamo a vedere il mondo dello spettacolo come un luogo che pullula di presenzialisti, stupisce piacevolmente che un partecipante a un reality show pensi alla crescita della sua terra. Accade questo a Francesca Giaccari, concorrente galatinese del Grande Fratello 11, che, una volta uscita dalla casa di Cinecittà, ha deciso, non di andare a fare le comparsate in discoteca, ma di proseguire con un suo vecchio progetto lavorativo, che aveva prima di entrare nel gioco. Si tratta di un agriturismo, presso marina di Alliste, acquistato nello scorso maggio, presso il quale Francesca prevede di ospitare eventi culturali, che valorizzino il nostro patrimonio in termini turistici. Consapevole che il turismo sia una delle più grandi sfide del nostro territorio salentino, Francesca aveva dichiarato nei giorni scorsi alla Gazzetta del Mezzogiorno: “Il mio sogno è portare il Salento in tutto il mondo. Avevo due sogni personali prima del GF, diventare cantautrice e investire in un agriturismo presso Marina di Alliste, dove a maggio ho comprato un pezzo di terra da un ettaro e mezzo, per creare un’attività ricettiva dove concentrare manifestazioni culturali, partendo dal piccolo, per poi crescere insieme a chi ha interesse a implementare il turismo nel Salento”. Francesca, pur con buone intenzioni, non era partita benissimo al Grande Fratello: la sua interpretazione e spiegazione ai coinquilini della pizzica, che lei chiamava “taranta”, è apparsa un po’ troppo esagerata e parodiata, per poi ridimensionarsi in seguito. È persino nato un gruppo su Facebook, per ostacolare la concorrente, ma alla fine, le buone intenzioni della galatinese sono prevalse e il fenomeno è andato scemando, in favore, forse, di altre polemiche, relative al suo fidanzato nella casa, Matteo Casnici, sulla cui sessualità si è spesso supposto. Tuttavia, la storia di Francesca e Matteo sembra vera e “da film”, come più volte lei l’ha definita”, tanto che Matteo, uscito lunedì scorso dal gioco ha avuto parole di dolcezza soprattutto e in primo luogo per Francesca. E chissà che non li vedremo insieme, ci auguriamo presto, nel nostro Salento, a coronare il sogno turistico.

Angela Leucci

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