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Rapporto Legambiente sulla qualità ambientale: Lecce agli ultimi posti

Secondo quanto evidenziato dal rapporto annuale di Legambiente, Ambiente Italia e Sole 24 Ore sulla qualità ambientale le città italiane non brillano. E in questo Lecce non fa eccezione. L’analisi ha riguardato 104 capoluoghi di provincia, divisi in tre gruppi secondo il numero di abitanti. Il capoluogo leccese, con i suoi 95520 abitanti, è stato inserito nella fascia che va da 80 mila a 200 mila abitanti, e ha dovuto vedersela con altre 44 città di pari dimensione. Dunque, dalla classifica in questione, risulta che Lecce raggiunge appena il trentaduesimo posto. In generale si può dire che se si guarda al punteggio raggiunto da ogni singola città, non ci sono state grosse variazioni dal 2009. Gli indicatori presi in esame riguardano le principali componenti ambientali presenti, vale a dire l’aria, le acque, i rifiuti, i trasporti e la mobilità, lo spazio e il verde urbano, l’energia, le politiche ambientali pubbliche e private. Se si vanno a vedere i singoli indicatori, possiamo riscontrare che in merito alla qualità dell’aria Lecce occupa il terzo posto per le emissioni di biossido di azoto e il decimo, invece, per concentrazione di pm10. Per la quantità di rifiuti prodotti da ogni abitante Lecce occupa il trentunesimo posto con 668,6 chilogrammi all’anno per abitante. Male il discorso sulla raccolta differenziata (trentanovesimo posto), perché viene differenziato solo il 12,9 % dei rifiuti sul totale prodotto. Discorso peggiore per quanto concerne il tasso di motorizzazione, infatti a Lecce sono presenti 68 auto ogni 100 abitanti. Ci si consola con l’undicesima posizione per i metri di piste ciclabili, ben 15,94 metri ogni 100 abitanti per poi ricadere nello sconforto vedendo la trentaseiesima posizione per i 3,86 metri quadrati di verde per abitante. Dunque, tirando le somme, come direbbe l’insegnante in riferimento al proprio alunno, le potenzialità ci sono, ma non si applica.

Alessandro Conte

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Approvato il piano regionale delle coste: le associazioni di categoria sul piede di guerra

Approvato nei giorni scorsi il piano regionale delle coste. Insorgono però Sib e Assobalneari che lo definiscono restrittivo, un passo indietro del settore economico pugliese. Il piano è stato approvato nei giorni scorsi dall’assessore al Demanio Michele Pelillo, uno strumento per la tutela del territorio e d’indirizzo per i 67 comuni costieri, che in 4 mesi dovranno ridefinire i piani comunali. Il Sib, Sindacato italiano Balneari considera “restrittive e non rispondenti alle esigenze della categorie le scelte compiute” e intima iniziative legali. “Non è stato un lavoro facile – spiega Pellillo – la Puglia conta ben 970 chilometri di costa. Avremmo potuto abbreviare il cronoprogramma regionale affidando ai comuni la Valutazione Ambientale Strategica, ma abbiamo preferito offrire ai comuni un lavoro completo”. Cosa prevede il piano regionale delle coste? D’ora in avanti saranno i comuni a decidere quali e quanti chilometri saranno destinati alla balneazione. Di questi un massimo del 40% sarà per gli stabilimenti privati, il 60% sarà destinato a spiaggia libera così suddivisa: con servizi 24% massimo e libera senza servizi 36%. Le motivazioni per la definizione delle percentuali, come spiegato dall’assessore al Demanio, sono state il raggiungimento di un punto di equilibrio tra le esigenze di tutela all’ambiente, gli interessi dei cittadini e gli interessi di chi vuole utilizzare la costa. “Servono risorse per garantire la salvaguardia dei litorali e spesso non ci sono o sono limitate- prosegue Pelillo – Il governo, nel maggio 2010, approvò il cosiddetto federalismo demaniale, che passava la proprietà delle coste alle regioni. Un diverso regime di canoni ci permetterebbe di reperire risorse dedicate alla lotta all’erosione, senza utilizzare solo i fondi europei. I canoni poi potrebbero essere differenziati tra stabilimenti che incassano cifre a sei zeri per stagione e stabilimenti che sopravvivono appena”. Attualmente i canoni delle concessioni demaniali permettono d’incassare 10 milioni di euro, 9 milioni vanno allo Stato, e un milione viene suddiviso tra la Regione e i comuni. Alfredo Prete, vice presidente nazionale del Sib, ha contestato il piano. “Il modello proposto – ha detto – è estraneo non solo alla realtà pugliese ma, soprattutto, alle esigenze di una balneazione moderna e di qualità, realizzato su criteri riduttivi e limitativi delle aree concedibili (cento metri di lunghezza massima concessi senza considerare la profondità della spiaggia, escludono numerosissime porzioni di demanio e soprattutto dei manufatti destinati ai servizi, ndr). Siamo pronti a utilizzare anche la via giudiziaria per contrastare il piano”.

Interviene anche Assobalneari con Mauro Della Valle, che definisce il Prc “una delle pagine più buie non solo per chi fa impresa turistica e balneare nella Regione Puglia, ma anche per i più elementari principi di democrazia e partecipazione”. “Il Prc, così com’è, rappresenta una mortificazione per l’impresa balneare e turistica, è già vecchio – afferma il presidente di Assobalneari – si basa su studi assolutamente parziali effettuati a distanza di alcuni anni, senza tener conto dei fenomeni che hanno sostanzialmente modificato l’assetto della nostra costa, come quelli interessati da fenomeni di erosione. Il contenuto del piano delle coste approvato rappresenta un freno allo svolgimento della impresa turistica, un impedimento e un freno alla competitività”. E promette una dura battaglia legale.

Jenny De Cicco

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Allarme radon al liceo De Giorgi di Lecce: si istallano alcuni aeratori

Fuoriuscita di radon nello scientifico De Giorgi, arrivano gli aeratori promessi. La vicenda radon nella succursale di via Massaglia del liceo scientifico “Cosimo De Giorgi” di Lecce va avanti da tempo. Nei giorni scorsi, è stata evidenziata da alunni, genitori e insegnanti la pericolosità all’esposizione costante al gas. Solo nella mattinata di ieri sono iniziati i lavori di installazione degli aeratori promessi dalla società “3 Real Estate”, proprietaria dello stabile presso il quale si tengono le lezioni. Si stanno inserendo nello specifico otto dispositivi, che verranno collocati al piano terra e consentiranno il ricambio dell’aria, in vista del periodo invernale che non permetterebbe di tenere aperte le finestre. Gli studenti, dal canto loro, sono perplessi, perché questa soluzione viene attuata prima di conoscere i risultati delle rilevazioni in corso. Il radon è un gas nobile prodotto dal decadimento dell’uranio nel sottosuolo e tramite fessure o fughe viene respirato all’interno delle abitazioni o, come in questo caso, edifici pubblici. L’ulteriore decadimento del radon in piombo ed altri elementi libera radioattività. E dunque, penetrando nei tessuti dei polmoni potrebbe essere causa di tumore. Secondo alcuni studi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, questo gas è la seconda causa al mondo di tumore polmonare dopo il fumo. Le rilevazioni sulla presenza nella succursale del liceo di Lecce stanno venendo effettuate dal Dipartimento di Fisica dell’Università del Salento e sono commissionate dalla Provincia. La stessa Provincia chiede al proprietario dell’immobile gli interventi necessari per la messa in sicurezza, dato che paga per l’affitto la somma di 190 mila euro all’anno. Inoltre, sempre nella giornata di lunedì, è stata esaminata la scala anti-incendio, perché, tra l’altro, sembra non essere a norma data l’ubicazione all’interno e non all’esterno dell’edificio. Per questo motivo, oltre la presunta presenza di radon e la presenza reale di eternit in alcune parti dell’edificio, la settimana scorsa gli studenti del De Giorgi avevano protestato chiedendo chiarezza.

Alessandro Conte

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Condono sulle rinnovabili, le associazioni ambientaliste dicono no

Le associazioni ambientaliste salentine fanno sentire la loro voce andando contro il condono sulle energie rinnovabili. Ma sono a sostegno della proposta di moratoria richiesta, tra gli altri, anche da Confindustria. I firmatari di una nota alla stampa sono il Comitato Nazionale contro il Fotovoltaico ed Eolico nelle Aree Verdi, la Rete di Salvaguardia del Territorio, il Coordinamento Civico per la Tutela del Territorio e della Salute del Cittadino di Maglie, il Forum Ambiente e Salute del Grande Salento. Attualmente, viene attuata una forte incentivazione che porta solo disordine in termini di crescita del territorio. “Ѐ molto grave – si legge nella nota alla stampa – che il vigente sistema di incentivazione consenta e spinga i portatori di interessi puramente speculativi a devastare e distruggere l’ambiente, i territori, la natura e i paesaggi che tanta importanza hanno per un settore chiave dell’economia italiana come il turismo”. Gli ambientalisti chiedono quindi più controlli su progetti di eolico e fotovoltaico, in particolar modo per quelli industriali e la conseguente procedura di smantellamento per quegli impianti che risultano illegali. Chiedono anche sia che il governo centrale che garantisca e incentivi gli impianti fotovoltaici a norma, fabbricati con materiali non tossici e installati sui tetti degli edifici di recente costruzione, sia che si vieti l’installazione delle pale eoliche o di impianti fotovoltaici realizzati sia in mare che sulla terra ferma. “Solo l’idea di un volgare condono – si legge ancora – ci indignerebbe come cittadini di uno stato che voglia ancora dirsi uno stato di diritto”. L’associazione Forum Salento afferma inoltre che solo dopo aver saturato la potenzialità dei tetti si potrà tornare a valutare a livello governativo di cosa ha ulteriormente bisogno il paese in termini energetici da fonti rinnovabili.

Alessandro Conte

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Ettore Caroppo: la gestione Ato di Silvano Macculi è impeccabile

Il sindaco di Minervino di Lecce, Ettore Caroppo, non ci sta alle accuse rivolte al compagno di partito e presidente Ato 2, Silvano Macculi e reagisce. “In questi giorni – commenta Caroppo – abbiamo assistito silenziosamente a vari interventi da parte di personaggi politici su giornali e televisioni locali. Ieri, l’ennesimo attacco e l’ennesima offesa nei confronti del consorzio. Si è così rotto un silenzio che ci si era imposti, perché ritenuto più funzionale agli interessi dell’assemblea dei Sindaci che compongono l’Ato Le2, e finalizzato solo a consentire di ritrovare la serenità necessaria ad affrontare la continua emergenza sul fronte della gestione dei rifiuti cui, da anni, scelte straordinarie adottate da soggetti lontani dal territorio ci hanno costretto. Un’offesa dietro l’altra, nei confronti non solo del presidente Macculi, non solo del CdA , tra l’altro composto anche da professionisti ascrivibili al centrosinistra, ma soprattutto offese gratuite nei confronti dei sindaci che hanno il torto di non aver sottoscritto un documento che in assemblea è stato letto e proposto e a cui sono state fornite, punto per punto. Ancora oggi, purtroppo, leggo che per puro spirito di salvaguardia degli interessi pubblici, si fa per dire, si stanno scomodando addirittura due ministri”. Caroppo ha ritenuto inopportuna anche l’interrogazione presentata da Teresa Bellanova. “Carissima onorevole – scrive – il presidente Macculi gode la fiducia di tutti i sindaci perché nessuno ha chiesto il voto di sfiducia. A fronte dei 15 sindaci di centrosinistra a cui fa riferimento, fanno da contraltare più del doppio di sindaci che hanno preferito continuare a tutelare gli interessi dei propri cittadini”. La lettera prosegue definendo l’atteggiamento della Bellanova offensivo, atto a strumentalizzare l’Ato per obbiettivi politici. “Ricordo a Bellanova che è del tutto fuori tempo massimo. Le interrogazioni, infatti, andavano fatte mesi se non anni fa, e magari indirizzate al presidente regionale Nichi Vendola prima che ai ministeri, dal momento che l’attuale situazione è la conseguenza della politica regionale sui rifiuti che, con semplici ordinanze, ha adottato atti e contratti con aziende private, senza gare pubbliche, portando il costo per lo smaltimento di 1 tonnellata di rifiuto da 38 a 133 euro. Potrà, inoltre, verificare la bontà dell’azione che il presidente Macculi ha saputo condurre in questi anni garantendo il buon funzionamento dell’Ato senza creare difficoltà alle popolazioni, oltre che a garantire un avanzo di gestione di oltre 400mila euro”. Caroppo condanna anche la sindaco Ada Fiore, rea di non aver partecipato all’assemblea dell’Ato, risultando poco credibile rispetto agli argomenti che ha sottoposto alla firma dei sindaci di centrosinistra. Secondo Caroppo, chi non ha partecipato alle assemblee Ato, critica anteponendo gli interessi di partito e delle proprie segreterie politiche ad una strumentalizzazione dei problemi che fino ad oggi l’Ato ha saputo affrontare e risolvere. “Oggi più che mai – conclude – le Ato sono indispensabili per garantire massa critica contro il monopolio degli impianti di smaltimento. Ritengo, infatti, che più che la Corte dei Conti servirebbero regole che diano più potere ai sindaci e alle Ato da essi rappresentate”.

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I cambiamenti climatici nel Salento, intervista a Paolo Sansò

Il Salento va sempre più tropicalizzandosi? Ha risposto a questa e altre domande il geologo dell’Università del Salento Paolo Sansò, magliese esperto anche di cambiamenti climatici.

Per quale ragione a Maglie piove più che nei paesi del circondario? Esiste una motivazione geologica al fenomeno?

La tua impressione è confortata dai dati scientifici. Se guardiamo infatti la distribuzione delle precipitazione medie annue nel Salento, si nota che l’area compresa nel triangolo Otranto-Maglie-Leuca, è quella che riceve il maggior quantitativo di piogge durante l’anno. All’interno di quest’area la zona allungata tra Maglie, Otranto e Minervino è caratterizzata da valori massimi di pioggia (oltre 850 millimetri di pioggia). Questo fenomeno è in minima parte connesso con il fattore orografico (cioè con la presenza della costa alta allungata tra Otranto e Leuca), mentre un ruolo predominante assume l’esposizione di questa regione ai venti provenienti da sud-est notoriamente apportatori di pioggia.

Assistiamo a dei cambiamenti climatici sul territorio, quello del magliese e dei paesi limitrofi?

Il clima del Salento è per sua natura estremamente “capriccioso” essendo caratterizzato da una estrema variabilità. È quindi difficile capire se le variazioni climatiche che oggi registriamo siano parte di questa naturale variabilità o se indicano un trend destinato a perdurare nel tempo.

Quali sono stati i fenomeni climatici notevoli del territorio nell’ultimo secolo o poco più?

Per quanto riguarda direttamente Maglie, si possono ricordare i numerosi nubifragi che hanno determinato nel territorio comunale estesi allagamenti e danni. Nel periodo compreso tra il 1947 e il 2002 a Maglie ne sono stati registrati ben 41. Un altro fenomeno, fortunatamente più raro, ma di certo più disastroso è quello delle trombe d’aria che di tanto in tanto attraversano il Salento. Durante gli ultimi cinque secoli sono stati identificati oltre 30 trombe d’aria disastrose (dei veri e propri tornado), che hanno colpito direttamente 24 paesi. I dati raccolti indicano che questi fenomeni estremi si verificano generalmente tra maggio e dicembre, anche se le trombe d’aria più forti si sono verificate nei mesi di settembre, ottobre e novembre.

Le piogge abbondanti per Maglie sono un fatto recente? O lo sapevano anche i nostri nonni, dato che hanno pensato bene di costruire su tutte le maggiori zone coltivabili della città?

No, sicuramente questa particolare abbondanza di pioggia non è un fatto recente. A ogni modo, credo che la posizione del centro storico di Maglie sia stata determinata dalla presenza proprio in quest’area di una falda superficiale, cioè prossima alla superficie topografica. Realizzando dei pozzi pochi profondi era così possibile rifornirsi di acqua per bere e irrigare.

Cosa ci potremo attendere dal futuro quanto a clima?

La storia geologica del pianeta Terra ci insegna che il clima ha subito nel corso delle ultime decine di migliaia di anni dei cambiamenti drammatici. Solo 125 mila anni fa il Salento era una terra popolata da rinoceronti e ippopotami mentre lungo le coste vivevano molluschi tropicali. Queste condizioni climatiche tropicali umide vennero sostituite durante l’ultimo periodo glaciale, tra 75 e 10 mila anni fa, da una fredda steppa arida. Le condizioni climatiche attuali si sono stabilite soltanto negli ultimi 10 mila anni. Anche all’interno di quest’ultimo periodo si sono verificate delle variazioni in senso freddo o caldo. Per esempio tra il 1350 e il 1800 tutta l’emisfero boreale fu interessato dalla “Piccola età glaciale”. Insomma, i cambiamenti climatici sono un fenomeno naturale del pianeta Terra e quindi c’è da aspettarsi che il clima cambierà sicuramente nel futuro. Cosa ci aspetta quindi nel futuro? I miei occhi da geologo vedono già la prossima età glaciale tra 80 mila anni da oggi.

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Ato Le 2, la vicenda arriva in Parlamento

La polemica sull’Ato Le2 non si ferma e approda in Parlamento e alla Regione Puglia. L’onorevole Teresa Bellanova del Pd ha presentato un’interrogazione al ministro degli Interni Roberto Maroni e al ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta, per richiederne l’intervento e la verifica di quanto emerso nella vicenda Ato Le2. Nella polemica si è inserito anche il presidente del gruppo Udc alla Regione Puglia Salvatore Negro, il quale ha chiesto la soppressione delle Ato in quanto centri di potere e di clientelismo.

“Quando si parla di gestione delle risorse pubbliche – scrive la Bellanova – la parola d’ordine deve essere trasparenza. Il consorzio ha scelto l’applicazione del regime contabile pubblico e pertanto dovrebbe obbligatoriamente attenersi nella predisposizione e approvazione degli strumenti finanziari e contabili a quanto dettato dal decreto legislativo 267 del 2000. Credo che su questo si debba chiedere obbligatoriamente chiarezza. A mio avviso, non si può derubricare questa richiesta come un fatto puramente personale, a maggior ragione quando il sindaco di Corigliano d’Otranto fin dal lontano 26 aprile 2010 ha denunciato approssimazione nel programmare e organizzare la gestione del servizio di igiene urbana, dimettendosi dalla carica di vice-presidente, diffidando Silvano Macculi e chiedendo insistentemente, sino a oggi, un’azione di controllo sull’operato del consorzio. L’ambito dell’organizzazione, gestione, raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani è un settore particolarmente delicato che interessa l’intera collettività, sia dal punto di vista della tutela ambientale e della salute, sia dal punto di vista prettamente economico, rispetto al quale sarebbe buona prassi mantenere un alto livello di vigilanza. In merito a un tema così rilevante, dunque, ritengo non sia consentito porre in deroga i principi di legalità, trasparenza e controllo dell’operato di tutti coloro che sono preposti ad assicurare un servizio alla comunità. Ecco perché ho deciso, nel rispetto di tutti i cittadini facenti parte dell’Ato Le2, di porre la questione direttamente sui tavoli ministeriali”.

Jenny De Cicco

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Sull’Ato Le2 richiesto l’intervento di Gabellone

La polemica sulla gestione Ato Le2 approda in Provincia, con una richiesta d’ordine del giorno delle opposizioni per il prossimo consiglio. Silvano Macculi aveva visto nella richiesta di dimissioni dei 15 sindaci una vicenda politica, e aveva chiamato in causa il buco di 7 milioni di euro della gestione di Lorenzo Ria alla Provincia di un po’ di anni fa. Ria è legato sentimentalmente ad Ada Fiore, il sindaco che ha ideato la lettera con la richiesta di dimissioni. “Il tentativo di personalizzare la richiesta di dimissioni – ha commentato Fiore – riportandola alla sua posizione in merito al presunto buco della Provincia, appare come l’estremo tentativo di un naufrago in cerca dell’isola che non c’è. È mai accaduto che nel vostro comune abbiate approvato nello stesso pomeriggio bilanci preventivi e consuntivi di anni diversi sia di giunta che di consiglio? E senza il parere dei Revisori dei Conti? E perché alla richiesta legittima di documenti si risponde solo con una convocazione urgente di Cda e assemblea? È veramente tutto in regola se il presidente dell’Ato Le2 conferisce incarichi al presidente dell’Ato Le 1 (Gianni Garrisi, assessore all’ambiente di Lecce e avvocato di fiducia dell’Ato Le2, ndr) e che a liquidare sia lo stesso responsabile del Comune di Lecce (Fernando Bonocore) dove il presidente dell’Ato Le1 è assessore? L’approvazione con un atto di forza politica, che il presidente ha voluto compiere, è una ferita profonda a tutti i cittadini e al territorio dell’Ato Le2, immolato e sacrificato solo in nome di un carrozzone politico che si auto-alimenta di incarichi e parcelle discutibili. il presidente accolga il nostro appello alle dimissioni”. Marco Bramato, vicesindaco di Sannicola, anch’egli firmatario della lettera, ha sostenuto Fiore. “Il consorzio, alla sua costituzione, ha scelto l’applicazione del regime contabile pubblico – ha detto – e pertanto, dovrebbe attenersi a quanto dettato dal testo unico degli enti locali. All’assemblea del 26 gennaio 2010, seppur con riserve, approvammo tutto in sanatoria, senza omettere la mancata nomina del collegio dei Revisori dei Conti. Macculi s’impegnò in prima persona a sanare, quanto prima, la grave mancanza. A quasi due anni si ripresenta in assemblea per approvare bilanci e rendiconti senza aver ottemperato all’impegno assunto. A Macculi, come a quei 27 sindaci sento di dire che la legge non si interpreta, si applica”. Pd, Idv ed Udc hanno trasmesso una richiesta di ordine del giorno in Provincia, da inserire in un consiglio da convocare per chiarire la vicenda. I firmatari chiedono l’intervento di Gabellone sulla situazione dell’Ato Le 2. Per i consiglieri, la gestione del consorzio è stata fallimentare: solo alcuni giorni fa l’Ato ha approvato i bilanci di previsione degli anni 2010-2011 ed i rendiconti di gestione degli anni 2009 e 2010, l’intervento di Gabellone sarebbe necessario per ripristinare una gestione corretta e per rimuovere qualsiasi tipo di conflitto d’interesse tra assessorato provinciale e presidente dell’Ato Le2.

Jenny De Cicco

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Le foto più belle per Porto Miggiano

Il comitato di tutela per Porto Miggiano consegna nelle mani di Angela Barbanente 3580 firme. È accaduto in questi giorni presso i cantieri teatrali Koreja di Lecce. La raccolta firme è stata realizzata per vedere di bloccare la corsa alla cementificazione di uno dei posti più belli del Salento. L’occasione è stata propizia per premiare i vincitori del concorso fotografico “Salviamo Porto Miggiano” partito in agosto e al quale hanno aderito tante persone, professionisti e non della fotografia, i quali con entusiasmo si sono cimentati in una gara il cui vero scopo, comunque, era e rimane quello di “salvare” la nostra bellissima natura. A consegnare le targhe ai vincitori sono stati i Sud Sound System, gruppo musicale salentino da sempre impegnato nella difesa dell’ambiente. Ai primi tre posti si sono classificati Giacomo Risolo, Roberto Rocca e Giuseppe Bene. Mentre il premio speciale della giuria per la miglior foto denuncia è andato a Stefano Cretì. Abbiamo incontrato Giacomo Risolo e Stefano Cretì, entrambi di Vignacastrisi, paese a pochi chilometri da Porto Miggiano. “Sono felice per la premiazione ma per il successo dell’iniziativa di tutela – dice Giacomo – la mia foto per la verità non è recentissima, ma è del 3 dicembre 2008: quel giorno il mare era davvero agitatissimo, forza nove mi dissero e, purtroppo, fece anche una vittima, il giovane Alessandro Caputo di Muro. A lui voglio dedicare il premio ricevuto”. Stefano Cretì, invece, la sua foto-denuncia l’ha scattata sabato 3 settembre di quest’anno, quando ha immortalato una nave che stava per iniziare, o almeno così sembrava, delle operazioni di perforazione del sottosuolo marino alla scoperta di eventuali giacimenti petroliferi appena al largo della costa salentina: la pubblicazione di questa foto ha fatto poi scattare l’attenzione dei media sulla vicenda e da qui è nata un’altra petizione a tutela del mare salentino dagli interessi economici delle potenti compagnie petrolifere. “Sono davvero felice – dice Stefano – che la mia passione per la fotografia si sia resa utile per salvaguardare il nostro meraviglioso mare”.

 

Deodato Giovanni Guida

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Antonio Barba: “Grave l’assenza della Regione al tavolo tecnico di Gabellone”

Il consigliere regionale Antonio Barba, richiama la Regione Puglia, accusata di assenteismo durante il tavolo tecnico provinciale contro l’erosione costiera del 14 ottobre. Tra i banchi di Palazzo dei Celestini, in cui si è visto il riavvicinamento tra Sib e Assobalneari, per far fronte comune contro l’immobilismo della Regione, da Bari è intervenuto in difesa delle coste salentine il consigliere regionale del PDL Antonio Barba, che ha tirato le orecchie alla giunta Vendola, assente al tavolo del presidente Antonio Gabellone. Barba ha proposto la nascita di un’azione regionale volta alla risoluzione del problema, causato dallo sbancamento delle dune. Considerando la vocazione turistica stagionale della regione, un’azione di controllo, prevenzione e risanamento costiero è la priorità che il governo della Regione deve svolgere, anche perché possiede i mezzi economici per farlo. “Vi è la disponibilità dei fondi Por da indirizzare al problema, ma pur potendo impiegare ingenti somme, non si riesce a mettere in moto la macchina burocratica – ha detto Barba, dichiarandosi d’accordo con Gabellone sulla necessità della nascita di un intervento-quadro delle coste, evitando provvedimenti tampone da affidarsi alle singole amministrazioni comunali – È tutto il sistema costiero che deve essere tutelato, nella sua integrità e nella sua bellezza, provando sempre e comunque a raggiungere ogni accordo possibile con le associazioni degli operatori turistici che, con le loro attività, offrono ai vacanzieri il primo biglietto da visita dell’accoglienza. È stato grave non vedere rappresentanti del governo regionale seduti al tavolo convocato dalla Provincia di Lecce, anche perché l’approccio alla questione è stato improntato non sullo scontro politico, bensì sulla volontà di dare risposte concrete su problematiche che riguardano tutti”.

Jenny De Cicco

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Regione Puglia assente al tavolo anti erosione della Provincia di Lecce

Erosione costiera, la Provincia convoca un tavolo tecnico per le soluzioni. L’incontro si è svolto nella sede della Provincia di Lecce, Palazzo dei Celestini. Presenti numerosi rappresentanti istituzionali sindaci, assessori, sindacati balneari, cittadini e operatori del settore, che hanno discusso dell’annoso e critico problema, ma è mancato il principale interlocutore, la Regione Puglia. Le due principali sigle sindacali Sib e Assobalneari, di comune accordo, hanno redarguito la Regione per l’assenza d’interesse nei confronti del gravissimo problema dell’erosione che rischia di indebolire e inginocchiare un intero comparto produttivo, fonte di una buona percentuale del Pil pugliese. Il presidente della Provincia Antonio Gabellone, preoccupato dall’emergenza dell’erosione, ha dichiarato il bisogno di non procrastinare gli interventi da attuare, da inserire in un’ottica di azioni d’intervento a tutto tondo, evitando le azioni dei singoli privati a macchia di leopardo, che non risolverebbero nulla come provato in questi anni. “Oggi stiamo pagando gli errori del passato – ha detto Gabellone – Da circa due anni chiediamo alla Regione Puglia di sbloccare la situazione. Non ho ben capito se da Bari abbiano difficoltà ad utilizzare fondi che pure ci sono, ma quello che a noi interessa in questa giornata è fondare un nuovo programma di coordinamento. In passato molte dune sono state oggetto di sbancamento. Non lasciamo al singolo municipio la soluzione a questo fenomeno, ma cerchiamo risorse ingenti per studi e interventi. Possibilmente definitivi. Urge un progetto ricognitivo di tutta la situazione e, possibilmente, rintracciare quelle somme all’interno del programma Por 2007-2013, dove immaginiamo siano contenuti imponenti risorse da destinare all’ambiente”. La Provincia non dispone di finanziamenti diretti per interventi in favore degli operatori balneari. “Chiediamo alla Regione Puglia – Mauro Della Valle di Assobalneari e Antonio Quarta del Sib, per l’occasione hanno dichiarato all’unisono – di attribuire deleghe alla Provincia. Questa volta siamo uniti per ricordare, tra l’altro, che le mareggiate danneggiano in primo luogo le dune. Prima ancora dell’economia del territorio che pure si fonda sull’attività balneare”.

Jenny De Cicco

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Ato Le2, Silvano Macculi risponde alle accuse e di dichiara disponibile a lasciare

Non tarda a giungere la risposta di Silvano Macculi, presidente dell’Ato Le2 ai sindaci che contestano il servizio. Dopo la lettera con l’accorata richiesta di dimissioni da parte di 15 sindaci di comuni dell’Ato, capeggiati dal primo cittadino Ada Fiore di Corigliano, la replica del diretto interessato era d’obbligo. I reclami sono stati pesanti, le recriminazioni forti, dovute anche all’assenza del Collegio Revisori e al fatto che la gestione stia contravvenendo a quanto disposto dall’articolo 227 del testo unico degli enti locali.

Oggi il Cda e l’assemblea dell’Ambito ha reso noto il conto consuntivo dell’Ato 2, che ha registrato un avanzo di 5 mila euro, respingendo le accuse delle 15 amministrazioni comunali contro la gestione Macculi.

Nel comunicato stampa dell’Ato si dichiara che i bilanci erano stati lasciati in sospeso in attesa di conoscere l’esatto importo dei finanziamenti regionali. Presenti all’incontro del 15 ottobre 27 sindaci, che hanno sostenuto Macculi. il presidente ha spostato sul piano politico la contestazione dei 15 sindaci, riconducendo la richiesta di dimissioni al buco da 7 milioni di euro in Provincia che lo ha visto nelle vesti di accusato e accusatore. Tuttavia, durante l’assemblea di ieri Macculi si è dichiarato disponibile ad abbandonare il suo ruolo di presidente, i lavori si sono chiusi con una nota del sindaco di Castro Luigi Carrozzo, scritta un mese fa, e che descrive come eccellente il ruolo di Macculi, molto impegnato, competente e capace di mediare, “per cui le sue dimissioni sarebbero solo un motivo di grosse difficoltà per la gestione dell’Ato”.

Jenny De Cicco

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