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Maglie, parco Palanga torna nuovo grazie alla sinergia maggioranza-opposizione

I bambini potranno tornare a rincorrersi in sicurezza al parco don Pino Palanga di Maglie. La struttura è stata di recente interessata dall’ultimo intervento con cui il Comune ha letteralmente rimesso in sesto il quartiere Policarita (nelle cui vicinanze ricade il parco con le giostrine per i più piccini), a seguito dell’interrogazione presentata dalla capogruppo di “Per cambiare Maglie” Roberta Culiersi, che chiedeva spiegazioni sullo stato di scarso decoro urbano in cui versava il quartiere. Così, dopo l’interessamento dell’assessore all’Urbanistica Franca Giannotti, sui giochi non ci sono più travi divelte, i cassonetti dell’immondizia non sono sfondati ma funzionali, la fontana ha ripreso a far scorrere acqua fresca e non più verde in cui trovare larve di zanzara. “Felice – dice Culiersi – sono davvero felice di vedere che il parco don Pino Palanga sia tornato a vivere. È stato un ottimo esempio di collaborazione tra maggioranza e opposizione. Il dibattito in aula ha prodotto il risultato che speravo. Una buona gestione del territorio passa anche da qui: tutto parte da una segnalazione del cittadino attento, per arrivare alla discussione e risoluzione del problema in sede amministrativa. Ora spetta ai cittadini fare la loro parte, prendendosi cura del parco rinnovato. Tutti siamo vigili del nostro territorio. Ci tengo a sottolineare che certi comportamenti irrispettosi dell’ambiente in cui viviamo sono oggetto di responsabilità penale e amministrativa. Tutto sta a innescare quello che io chiamo il circolo virtuoso dei doveri: chi vede qualcuno imbrattare o distruggere il territorio ha il dovere di denunciarlo e le forze dell’ordine e gli amministratori hanno il dovere di intervenire. Ma soprattutto chi vive il territorio ha il dovere di rispettarlo. Cittadini e visitatori vanno educati in tal senso, alla difesa della bellezza. Anche perché più si difende la bellezza, più si ha crescita economica. Il mio obiettivo è sempre uno: rendere Maglie la perla del Salento. Applicando questa logica in maniera sistematica, tutti insieme, ce la possiamo fare”.

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Più posaceneri per tutti, Otranto dice no alle cicche nella sabbia

Una cattiva usanza da debellare, quella di buttare le cicche dove ci si trova. E se potrebbe essere accettabile in città (ma non lo è, tanto che i Comuni di Lecce e Maglie hanno approvato un regolamento contro la cicca selvaggia), non lo è in spiaggia, dove i filtri abbandonati ci mettono cinquecento anni a decomporsi completamente. Così Otranto si attrezza per la sensibilizzazione, e oggi, alle 10,30, presso la spiaggia della Madonna dell’Altomare, i volontari di Legambiente, con il loro presidente Giorgio Miggiano e il sindaco Luciano Cariddi, hanno consegnato ai bagnanti un piccolo posacenere da spiaggia in cui gettare i mozziconi di sigarette, donato dall’associazione Animal Zone International. L’obiettivo della campagna, voluta dal Comune di Otranto e da Legambiente, è sottolineare l’inciviltà di un gesto che, pur sembrando insignificante, in realtà reca danno all’ambiente, e in particolare al mare. Secondo una recente ricerca delle Nazioni Unite, i mozziconi sono ai primi posti nella top-ten dei rifiuti che soffocano il Mediterraneo: le cicche rappresentano il 40% dei rifiuti, contro il 9,5% delle bottiglie di plastica. Basta così poco per evitare tutto questo, e in fondo i posacenere portatili sono simpatici ed eleganti. Ma chi non volesse dotarsi di apposito posacenere, ha in fondo la risposta a portata di mano: utilizzare il pacchetto di sigarette per mettere le cicche che, una volta fuori dalla spiaggia, sarà possibile buttare nella spazzatura indifferenziata.

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Secondo sit-in a Porto Miggiano, 400 firme raccolte in due ore

Si è tenuto in questi giorni il secondo sit–in di protesta contro le nuove costruzioni che stanno interessando il Comparto 13 di Porto Miggiano, località di Santa Cesarea Terme. Ormai la Torre Saracena rappresenta il luogo simbolo della protesta di cittadini del Salento, turisti e associazioni ambientaliste. È iniziata contestualmente al secondo sit-in la raccolta firme per chiedere alla Regione Puglia di intervenire sul comparto, oggetto della contesa, modificando il progetto che determinerebbe un cambiamento radicale dell’assetto naturale dei luoghi. In poco meno di due ore sono state raccolte oltre 400 firme, e ora la raccolta sta procedendo online e nei paesi della provincia. È intervenuto tra gli altri Antonio Bonatesta, segretario di “Save Salento”, associazione ambientalista che ha sposato la vertenza ambientale e paesaggistica di Porto Miggiano. “La Torre è il simbolo della protesta, ma siamo consapevoli che le ruspe sono sul Comparto 13 e che occorre chiedere con forza all’assessore regionale Angela Barbanente il suo intervento, richiamando la legge che tutela i coni visuali di particolare pregio”. La protesta si fa sempre più intensa e richiama tantissimo interesse, e molte sono le personalità del mondo della musica e della cultura che stanno aderendo. Sabato prossimo nuovo sit- in.

Fabio Tarantino

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Porto Miggiano, il sindaco Cretì: “Abbiamo rispettato le leggi vigenti”

Il primo cittadino di Santa Cesarea, Daniele Cretì, interviene sulla protesta di cittadini e associazioni ambientaliste circa l’intervento edilizio sul Comparto 13, respingendo giudizi a suo parere errati e tendenziosi sull’operato della sua amministrazione comunale riguardo agli assetti urbanistici nella città delle terme.

Sindaco Cretì, come valuta la protesta in atto in questi giorni a Porto Miggiano?

“Non riesco a coglierne la motivazione. Si parla di Porto Miggiano, ma in realtà l’intervento edilizio riguarderà il Comparto 13, che si trova in zona Sarcinella. Inoltre per questo intervento, che tra l’altro la mia amministrazione ha ereditato dal passato, è stato seguito un iter rispettoso di tutte le regole urbanistiche e di tutte le leggi vigenti”.

Che valutazione dà lei dell’intervento sul Comparto 13?

“Premetto che ad oggi non è stata presentata richiesta di riattivazione del procedimento inerente la lottizzazione del comparto 13 e che il permesso di costruire si rilascia solo dopo che sono stati acquisiti tutti i pareri favorevoli. Sul piano di lottizzazione del comparto 13 è stato rilasciato anni e anni fa dal comune un nulla osta paesaggistico, ma l’intervento è stato valutato dalla Soprintendenza negativamente. La decisione della soprintendenza è stata oggetto di poi un ricorso al Tar contro il quale il Comune di Santa Cesarea con la mia amministrazione non si è costituito proprio per lasciare al Tar l’ultima parola. Il resto della storia lo conoscete”.

Perché l’amministrazione comunale ha deciso di vendere i terreni antistanti la torre saracena di Porto Miggiano?

“La scelta è stata dettata da esigenze economiche del Comune, che si trova in una situazione finanziaria molto delicata. Alienare quei 6mila metri quadrati ha significato per il Comune di Santa Cesarea Terme alleviare una situazione che poteva avere risvolti più gravi, come l’ingresso in una fase di pre-dissesto. Abbiamo agito nell’interesse della collettività”.

Il Comparto 20, che è quello che ricomprende la torre saracena, che fine farà?

“A oggi non risultano presentati piani di lottizzazione di quel Comparto. La sua destinazione è la stessa del Comparto 19, dove sorge adesso l’Augustus Resort, ovvero servizi complementari al turismo, attrezzature balneari, nautiche”.

Ritiene consona alle attuali esigenze di tutela ambientale e alla progettazione partecipata la strumentazione urbanistica corrente del Comune di Santa Cesarea Terme?

“I piani regolatori generali servono per tutelare il paesaggio e dare uno sviluppo ordinato alla città. Mi rendo conto che Santa Cesarea necessita di un nuovo Piano Urbanistico Generale, ma a oggi solo la Regione può aiutarci, finanziandoci una progettazione che richiede diverse centinaia di migliaia di euro. Sulla progettazione partecipata mi trovo d’accordo con gli ambientalisti, e mi piacerebbe valutare con loro i futuri interventi di lottizzazione che verranno presentati al Comune, sempre nel rispetto delle esigenze della popolazione e dei vincoli paesaggistici. Ci tengo a precisare che non sono portatore di interessi privati, e che sono aperto al confronto con tutti”.

Fabio Tarantino

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Maglie & cattivi odori: sopralluogo del sindco Fitto con l’Aqp

Forze dell’ordine allertate per i miasmi della sera. Succede a Maglie, dove da qualche anno la città è appestata dai cattivi odori nelle ore notturne. In inverno non si percepisce tanto il problema, perché tutti hanno le porte chiuse la sera, ma l’estate il discorso è ben diverso, e nonostante tutte le precauzioni che sembravano essere state prese il problema permane. “Come ogni anno il caldo estivo acuisce il problema dei miasmi provenienti dalla piattaforma di depurazione – si legge nel comunicato inviato dall’ufficio del sindaco di Maglie Antonio Fitto – e i cittadini hanno nuovamente sperimentato la sgradevole sensazione di respirare aria insalubre. Dopo tanti anni di reiterate richieste di intervento, pure concordate sui tavoli tecnici, il problema resta ancora irrisolto. La percezione collettiva della situazione ha raggiunto ormai livelli ben superiori alla ordinaria e giustificabile tollerabilità, e i cittadini, in latenza di interventi e attività da parte degli enti pubblici preposti, sentendosi esasperati dalla persistente vigenza di una situazione che si rinnova ormai con cadenza annuale, hanno chiesto l’intervento delle forze dell’ordine, anche per dare un supporto agli interventi già posti in essere dall’amministrazione. È vero che Aqp dopo le sollecitazioni da parte del sindaco ha provveduto, nei giorni scorsi, alla pulizia del tronco fognante di via Toma e via Roma, ma il problema permane. Tanto è servito a dimostrare che il problema reale è la cattiva gestione dell’impianto di depurazione, come i residenti nella zona interessata hanno più volte lamentato”. Nei prossimi giorni il sindaco Fitto incontrerà i responsabili dell’impianto di Aqp che hanno espresso la disponibilità a effettuare sopralluoghi notturni per verificare la provenienza dei miasmi proprio nelle ore in cui essi affliggono maggiormente i cittadini.

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Alternativa Comunista, no alle trivelle in Adriatico: “Sarà lotta senza quartiere”

Una prospettiva petrolifera sulla costa adriatica del Salento. Ma Alternativa Comunista non ci sta e annuncia proteste e lotta senza quartiere per tutelare il territorio. Pare infatti che la Northern Petroleum abbia ottenuto due concessioni ministeriali per fare indagini esplorative attraverso l’installazione di pozzi estrattivi a una ventina di chilometri dalla riva adriatica del Salento, per la ricerca di petrolio nelle acque. Potrebbero essere tanti i comuni interessati da quest’opera, che secondo Alternativa Comunista non preannuncia nulla di buono, anche perché poco più di un mese fa questa porzione di mare è stato interessata da un terremoto: di piccola entità, ma che tuttavia testimonia un’attività sismica anche nel Canale d’Otranto. I luoghi che potrebbero essere interessati da trivellazioni sono Brindisi, Fasano, Cisternino, Ostuni, Carovigno, Meledugno, Otranto, Giurdignano, Uggiano La Chiesa, Torre Guaceto, Macchia San Giovanni, Punta della Contessa, Foce Canale Giancola, Rauccio, Aquatina Frigole, Torre Veneri, Le Cesine, Torre dell’Orso, Palude dei Tamari, Laghi Alimini, Santa Maria di Leuca, Posidonieto Capo San Gregorio, Punta Ristola. In altre parole, i “gioielli” di una zona che vive prettamente di turismo e agricoltura. “Dopo le Isole Tremiti – spiega Michele Rizzi di Alternativa Comunista – l’industria petrolifera ha puntato decisamente anche sul Salento, infischiandosene della bellezza incontaminata del mare e delle spiagge. Naturalmente le società petrolifere badano al business sulla pelle di ambiente e interessi sociali delle comunità locali, e con la complicità del governo nazionale approntano piani di trivellazione del mare per ricavare petrolio, che serve a rifornire i Paesi imperialisti nelle guerre in giro per il mondo. Alternativa Comunista manda però un messaggio chiaro alla Northern Petroleum, quello di alzare i tacchi, perché altrimenti si farà come a Scanzano. Ossia una lotta senza quartiere, perché mare e ambiente del Salento non si toccano”. Il riferimento è a Scanzano Jonico, dove nel 2003 venne deciso di istituire un deposito di scorie nucleari, ma dopo le continue proteste (e la considerazione che Scanzano sorge su un’area altamente sismica), il provvedimento fu ritirato.

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Strada in discesa per il nuovo porto. Ma basterà?

Con il via libera al Piano regolatore del porto parte l’iter per la costruzione del nuovo porto turistico interno. Si tratta di un’opera attesa da anni, la cui scheda di finanziamento in ambito di Area Vasta fu mandata all’inizio della precedente amministrazione comunale. Quest’opera razionalizzerà l’intera area delle ex fabbriche d’idrovolanti inglesi del 1907. Da allora il bacino attende una ristrutturazione: dai documenti dell’epoca, addirittura, emerge l’affondamento sul posto di un dragamine inglese con l’intero carico. Un ordigno, in effetti, fu fatto brillare pochi anni fa proprio in quel luogo. L’infrastruttura, dunque, dovrebbe riorganizzare lo spazio esistente, ma non risolverà il problema della cronica carenza di posti barca. Bisognerà aspettare dunque il progetto di Condotte d’Acqua Spa, ma – secondo gli esperti – neanche quello sarà in grado di soddisfare la grande richiesta di ormeggi che sviluppa la città di Otranto.

Elio Paiano

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Progetto Mariqual, “mare otrantino pulito”. Ma urge vigilare

Balneazione sicura, per il momento, presso il Parco “Costa Otranto-Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase”. Lo stabiliscono le prime stime del progetto “Mariqual” sulla sorveglianza delle acque di balneazione e gli strumenti di gestione del litorale nel Salento sudorientale. È stato effettuato un costante monitoraggio, aggiornato alla metà di luglio, condotto dallo staff del laboratorio di Igiene ambientale dell’Università del Salento, così è emerso che la qualità delle acque litorali da Otranto a Santa Maria di Leuca rimane entro la soglia prevista dalla normativa vigente relativa alla qualità delle acque di balneazione. Tuttavia la relazione ha messo in luce che le contaminazioni sono maggiori in prossimità delle risorgive, piuttosto che nei punti in cui sfociano le canalizzazioni superficiali e gli stessi depuratori: questo perché la qualità del mare vicino alla costa risente dell’arrivo di acque dolci sotterranee di difficile controllo, e che meritano di essere monitorate con risorse finanziarie specifiche. Pur evidenziando uno stato di salute sostanzialmente buono, il gruppo di lavoro rappresentato da Francesco Bagordo e guidato da Antonella De Donno ha dunque rilevato la necessità di non abbassare mai la guardia: il monitoraggio continuo delle acque, l’approfondimento delle conoscenze su ulteriori contaminanti presenti nelle stesse e le dinamiche inquinanti sono azioni necessarie per mantenere pulito il mare. Il progetto, finanziato dal Cuis, gode del partenariato del Consorzio di gestione del Parco e di tutti i comuni della costa, con Otranto capofila.

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Parcheggi in pineta, multate domenica decine di auto in divieto

Alto il livello di attenzione sulla situazione dei parcheggi in pineta in zona Alimini a Otranto. Nella mattinata di domenica, infatti, sono partiti i controlli serrati di carabinieri e polizia municipale che hanno impedito l’accesso alle vetture; diverse decine di auto sono state sorprese invece in flagrante violazione e dunque multate pesantemente, con sanzioni dai cento euro in su per ogni veicolo. Come se non bastassero l’erosione costiera e il costante pericolo di incendi, a flagellare ulteriormente le pinete degli Alimini ci pensano infatti gli automobilisti, locali o turisti che siano: l’accesso in pineta è previsto infatti solo con particolari permessi, ottenuti previa comunicazione all’autorità competente, come per gli operatori del settore balneare, le navette e i possessori di pass per disabili, che è personale. Per tutti gli altri il parcheggio è consentito solo in particolari aree adibite alla sosta, come da ordinanza municipale che però viene puntualmente disattesa. Così sono numerosi gli autoveicoli che sostano in zone proibite, con tutto ciò che ne consegue: l’inquinamento delle aree verdi, ma anche le difficoltà di un eventuale soccorso urgente o il pericolo di innescare incendi per l’elevata presenza di aghi di pino. Controllati anche i parcheggi autorizzati, anche quelli della zona dei Turchi e Pagliaruli, perché le aree di sosta hanno obbligo di arretramento a dieci metri dalla pineta. Gli esiti dei controlli verranno presentati al sindaco Luciano Cariddi; intanto gli organi di controllo promettono operazioni di verifica anche serali.

Jenny De Cicco

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Manifestazione massiva contro la cementificazione di Porto Miggiano

Salentini in tumulto contro la cementificazione di Porto Miggiano. Si è tenuto ieri pomeriggio alle 18,30 il sit in di protesta contro le nuove costruzioni che sono previste in un progetto a Porto Miggiano, marina che fa parte del comune Santa Cesarea Terme. Il progetto prevede la realizzazione di cinquecento appartamenti oltre la litoranea Santa Cesarea–Castro e a ridosso della Torre Saracena i servizi annessi.

Un intervento di edilizia pesante che non va proprio giù a cittadini del Salento, amministratori locali come il sindaco di Uggiano La Chiesa Salvatore Piconese, ma anche turisti richiamati attraverso il passaparola, che hanno invaso la Torre Saracena per dire no alla cementificazione della costa. Erano quasi 300 i manifestanti che hanno risposto all’appello e il clima registrato nel corso della manifestazione era di stupore, per un intervento così invasivo, ma allo stesso tempo di entusiasmo crescente per una battaglia che si può e si deve vincere per tutelare la costa salentina.

Alfredo Melissano esponente dell’associazione Nuova Messapia ha invitato tutti alla mobilitazione per la raccolta firme. Ma l’intervento che ha scosso la platea è stato quello di Alex Rizzo, titolare dello storico Baretto di Porto Miggiano, che ha dovuto rimuovere la sua struttura in legno che sorgeva proprio lì. “Sto lottando da anni per poter lavorare – ha detto – il mio Baretto era l’attrattiva per migliaia di turisti che venivano da tutto il mondo, per un locale che dava tutto senza violentare la natura, come invece vuol farsi oggi con questo intervento. Dobbiamo lottare, fare una grande raccolta di fondi per difendere legalmente il territorio dalla violenza in atto”.

Presenti, appunto, anche alcuni politici particolarmente sensibili alla questione. “Nessuna battaglia è impossibile – ha commentato la consigliera comunale magliese d’opposizione Roberta Culiersi – la parlamentare repubblicana Luciana Sbarbati (la stessa corrente di Culiersi, ndr) e la deputata Elisabetta Zamparutti dei Radicali hanno presentato un’interrogazione parlamentare per fare chiarezza sull’iter autorizzativo del progetto, per verificare la regolarità di tutti i passaggi burocratici. Abbiamo fermato i fumi della Copersalento, fermeremo anche questo scempio”.

Infine anche gli ambientalisti hanno fatto sentire la propria voce. “Sono pronte iniziative immediate – ha raccontato Oreste Caroppo del Coordinamento Civico e Save Salento– come la raccolta firme e altre iniziative legali. La tutela della nostra costa e di Porto Miggiano in particolare sono il nostro obiettivo, non possono fermarci davanti a nessun ostacolo”. Una battaglia che assume contorni mitologici, come se si trattasse di Davide che si batte contro il gigante Golia, ma che esalta i manifestanti che si sono dati appuntamento a sabato prossimo, sempre alle 18,30 a Porto Miggiano. La protesta vede di ora in ora adesioni di cittadini e di personaggi pubblici: tra questi ultimi, ad esempio, i Sud Sound System.

Fabio Tarantino

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Manifestazione massiccia contro la cementificazione di Porto Miggiano! Parte la mobilitazione per la raccolta firme. Più tardi gli aggiornamenti.

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Roghi estivi, Sos dei pompieri: “Non siamo in condizioni di garantire la sicurezza”

I Vigili del fuoco sono arrivati dopo quasi due ore dall’inizio dell’incendio, denunciano i proprietari delle strutture e gli ambientalisti. Un agente della polizia si è perfino ustionato nel tentativo di spegnere le fiamme e sono intervenuti anche semplici cittadini, come i turisti che risiedevano presso la Masseria di Tenuta il Gambero. Insomma, situazioni difficili e inaccettabili secondo Giancarlo Capoccia del Conapo, il sindacato dei Vigili del fuoco. “Già dal 12 di giugno abbiamo lanciato un appello evidenziando la mancanza di personale”, spiega Capoccia, “si pensi che ad esempio, proprio nel caso di Alimini, Otranto, Badisco e Santa Cesarea, il prezioso presidio dei Vigili del fuoco ad Otranto, dopo oltre dieci anni, quest’anno non è presente in zona proprio per via della mancanza di personale”. Quindi anche le pinete di Alimini, con le migliaia di turisti che vi risiedono, sono a rischio? “Certo”, risponde Capoccia, “non abbiamo gli uomini per aprire quel presidio sul territorio che garantiva la sicurezza durante l’estate”. Da cosa dipende questa mancanza di organico? “Se lo Stato taglia sulla sicurezza, se taglia sul personale al servizio dei Vigili del fuoco, noi non possiamo assicurare tutti i servizi. In pratica, i tagli sulla sicurezza, come nel nostro caso, non permettono di garantire gli stessi standard di sicurezza al cittadino”. Lo stesso vale per la prevenzione come, ad esempio, a proposito delle vie tagliafuoco? “I nostri appelli agli enti pubblici perché obblighino i privati alle arature così come previsto dalla legge, effettuino la manutenzione di quelle in aree pubbliche e puliscano i bordi delle strade spesso cadono nel vuoto. Ora lanciamo questo ennesimo appello, dicendo allo Stato che se taglia sulla sicurezza il cittadino rischia. Mentre noi vorremmo garantire il servizio in maniera ottimale, ma non possiamo”.

Elio Paiano

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