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Incendio all’Orte, in fumo la macchia mediterranea e la pineta

È andata a fuoco completamente, a distanza di vent’anni dall’ultimo incendio, la macchia e la pineta della falesia che dall’Orte va verso Palascìa. A intervalli regolari, ogni volta che la macchia diventa rigogliosa e spettacolare, qualcuno la brucia e nessuno sembra poter fare nulla per fermare il fuoco. Potrebbe essere un caso, ma l’incendio parte sempre dalla stessa zona e si propaga sempre allo stesso modo. Se c’è il vento forte è impossibile arrestarlo, se non con mezzi speciali come i Canadair. Venti anni fa intervenne d’urgenza, con propri mezzi, anche l’Aeronautica militare di Otranto, dato che la stessa base radar era minacciata dalle fiamme. Questa volta, tra le fiamme, sono finiti una struttura turistica (il resort-tenuta il Gambero che sta nella Masseria dei Monaci) e un camping. Ingenti danni alle strutture, qualche ricovero di persone intossicate dalle fiamme ma, per fortuna, nessuna vittima. Un vero miracolo, dato che la baia era affollata dai turisti. Sin dal pomeriggio le fiamme si sono levate sulla litoranea, ma dal lato destro, e in pochi minuti hanno guadagnato il lato mare della strada e hanno iniziato a minacciare la parte della Masseria dei Monaci. Sul posto sono intervenuti i Vigili del fuoco e la Protezione civile con i propri mezzi e i volontari. Il lavoro è stato eccezionale perché ha permesso di salvare dal rogo le strutture ricettive, ma con quei mezzi era impossibile arrestare le fiamme spinte dal forte vento. La richiesta dei Canadair è stata esaudita solo 18 ore dopo l’inizio del rogo, perché i mezzi erano impegnati in altri incendi tra Puglia e Basilicata. Del resto la pericolosità di un eventuale incendio della Baia delle Orte era classificata a livello tre, poiché sul posto non esistono abitazioni. Così il fuoco ha divorato uno degli scenari più belli di Puglia, la falesia che si tuffa con pinete e macchia mediterranea nel mare di Capo d’Otranto all’interno del Parco Otranto Leuca e del bosco delle vallonee di Tricase. Le polemiche si sono scatenate non solo a Otranto, ma in tutto il Salento, visto che sempre all’interno del Parco è andata a fuoco la macchia mediterranea anche ad Andrano, e sul versante ionico il tratto neretino. Insomma, una giornata che ha distrutto un patrimonio naturalistico importante e – secondo gli ambientalisti – ha evidenziato la lentezza dell’intervento e la mancanza di tutela reale nei confronti del patrimonio boschivo. Ma nello stesso tempo, secondo il sindacato Conapo dei Vigili del fuoco, ha evidenziato anche la grave mancanza di uomini e mezzi per contrastare gli incendi.

Elio Paiano

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Spento l’incendio alle Orte, ma il danno è fatto. La polemica pure

Devastante incendio nel tardo pomeriggio di ieri in una delle località più suggestive e naturali del Salento: le Orte. Il rogo non ha conosciuto ostacoli, alimentato dal maestrale, e ha attraversato la strada che da Otranto va a Porto Badisco, toccando la Masseria Monaci, nei pressi della tenuta il Gambero, e continuando prepotentemente verso Punta Palascìa. Solo stamattina, dopo una notte di intenso lavoro da parte del Corpo forestale e della Misericordia di Otranto, e con un Canadair arrivato molte ore dopo l’inizio del rogo – stamattina, appunto – l’incendio è stato domato e messo sotto controllo. Ma ormai il danno terribile è fatto: oltre dieci ettari di pineta e macchia mediterranea sono stati inceneriti dalla forza del vento che ieri soffiava forte da ponente. La rabbia del giorno dopo accomuna tutti, ma serve a poco piangere sul latte versato. Il sindaco di Otranto Luciano Cariddi è amareggiato per non aver potuto salvare buona parte del patrimonio ambientale delle Orte, e denuncia l’insostenibilità per il Comune della situazione di alto rischio che tutto il territorio otrantino vive nel periodo estivo. “Quest’anno nemmeno il presidio dei vigili del fuoco alla Specchiulla è stato concesso al nostro territorio”, sbotta Cariddi. “Vogliamo difendere Otranto dalle fiamme, ma poi, se si presenta un’occasione di pericolo reale, non siamo nelle condizioni di poterlo fare”. Il primo cittadino ringrazia quanti si sono spesi da ieri sera a stamattina per domare le fiamme: “L’opera della Misericordia di Otranto, del Corpo forestale e della Protezione civile è stata encomiabile: con piccole risorse abbiamo arginato il gigante di fuoco che avrebbe potuto fare ancor peggio di come è andata”. Un vero e proprio appello di dolore e di rabbia per i fondi che vengono tagliati dallo Stato ogni anno di più, massacrando i bilanci degli enti locali: “Chiediamo allo Stato e alla Regione di adottare iniziative concrete per il potenziamento del Corpo forestale, fondamentale per la tutela dell’intero territorio”. Non è tenero però con Comune ed Ente parco il presidente di Legambiente Otranto Giorgio Miggiano, che giudica inadeguato il piano antincendio, in quanto poco consono alle esigenze di tutela del territorio: “Della gravità di certi fatti solitamente non si tiene il giusto conto. Per due anni abbiamo collaborato con i punti di avvistamento, e i risultati ci sono stati. L’Ente parco deve quindi decidere come tutelare il territorio posto sotto la sua competenza: chiederemo quindi un incontro con il sindaco Cariddi e con gli altri interlocutori istituzionali preposti per avviare l’immediata ripiantumazione della macchia andata in fumo. Dobbiamo vigilare perché altre amare sorprese potrebbero verificarsi, dato che siamo ancora all’inizio del periodo estivo”. Intanto i turisti che stanno per arrivare vedranno ancora una volta un angolo di Salento ridotto in cenere.

Fabio Tarantino

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Maglie, quando i gatti mancano i topi ballano

Ratti nella periferia nord di Maglie. Segnalati nell’ultimo mese, grandi quanto gatti, nella zona a partire da via Montegrappa e dalle sue traverse e lungo le strade che portano alla statale 16. In questa periferia cittadina ci sono supermercati, abitazioni, locali, negozi, per cui si tratta di una zona abbastanza popolosa. Una questione annosa, segnalata anche negli scorsi anni e con precedenti amministrazioni comunali. Peraltro l’Mta, l’azienda mista che tra le altre cose si occupa della disinfestazione e della derattizzazione, ha sempre eseguito i controlli ed effettuato gli interventi tipici della sua attività. Il problema però va visto in un’altra ottica: i ratti sono stati avvistati, e anzi qualcuno ha avuto anche un incontro ravvicinato con la propria automobile, proprio nella zona di Maglie da dove, nelle scorse settimane, era giunta una segnalazione relativa a minacce di avvelenamento per gatti di proprietà., fenomeno più volte ripetutosi ogni anno, più o meno in questa stagione. E siccome i predatori dei topi sono i gatti, questa loro decimazione violenta, che dunque costituisce un danno doppio, può essere una spiegazione al fenomeno. Oppure, altra ipotesi, a volte le sostanze consentite dalla legge per la derattizzazione non sono molto aggressive per tutelare la salute di persone e piccoli animali domestici. “Effettueremo delle verifiche – assicura l’assessore alla Qualità della vita, Salvatore De Rubertis – e comunque in questo periodo stiamo già provvedendo a una derattizzazione in altre zone della città, proprio su segnalazione. Consigliamo comunque a tutti i cittadini di rivolgersi ai vigili urbani o direttamente all’Mta, che è preposta al servizio”.

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Svuotato il serbatoio dello yacht incagliato, disastro ambientale sventato

La Provincia di Lecce e il Comune di Vernole insieme ad altri enti e forze scongiurano un probabile disastro ambientale. Accadeva in queste ore nelle acque di San Cataldo, giusto in chiusura dell’Italia Wave che si è tenuto anche sulle spiagge leccesi, dove l’azione congiunta delle istituzioni, della Prefettura, della Provincia, della Capitaneria di Porto di Gallipoli e di Otranto e del Comune di Vernole ha consentito di evitare lo sversamento in mare di ben 1500 litri di gasolio contenuti nei serbatoi dello yacht incagliatosi nelle acque di San Cataldo.

Un eventuale sversamento in mare del carico di gasolio avrebbe causato una chiazza di benzina in mare di almeno due chilometri quadrati, generando una vera e propria emergenza ambientale.

Lo yacht in questione si è arenato e piegato su un lato sabato, dopo aver trasportato degli immigrati sulle coste del Salento. Con una speciale pompa ispiratrice si è completato nel corso di tutta la giornata di ieri il prelevamento totale della benzina presente nei serbatoi dello yacht, che adesso è inoffensivo e sgombro, sebbene sempre incagliato negli scogli della marina. L’imbarcazione, posta sotto sequestro da parte dell’autorità giudiziaria, sarà rimossa in un secondo momento grazie all’intervento congiunto delle istituzioni interessate. “Scongiurato un pericolo – hanno chiosato il presidente della Provincia Antonio Gabellone e il sindaco di Vernole Mario Mangione – grazie a un’operazione tempestiva e immediata, tanto da salvare ancora una volta il mare di San Cataldo da un inquinamento ambientale che avrebbe affossato del tutto l’economia turistica della marina, proprio nel suo momento più importante, nel cuore della stagione estiva”.

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Tutti in spiaggia, anche i portatori di handicap: grazie all’Apt di Lecce

Spiagge libere e lidi del Salento accessibili a tutti, anche ai disabili. Partito infatti ieri, sabato 16 luglio, il servizio di assistenza inserito nel programma “Spiagge per tutti” nell’ambito di “Salento per tutti”, a cura di Apt, che in questo modo dà attuazione alle linee guida dell’Assessorato regionale al Mediterraneo, Cultura e Turismo e con la collaborazione del Sindacato SFIDA (Sindacato Famiglie Italiane Diverse Abilità).

“Spiagge per tutti” è un’iniziativa che garantisce ai disabili e ai loro familiari la possibilità di trascorrere una giornata al mare, grazie anche alla presenza, nelle spiagge libere e negli stabilimenti selezionati lungo tutta la costa salentina, di sedie Job che permettono alle persone con difficoltà motorie di muoversi liberamente sulla sabbia senza bisogno di passerelle, e di galleggiare agevolmente in acqua, godendosi così in tranquillità e sicurezza le spiagge e le acque salentine, le stesse pluripremiate dalle organizzazioni e associzioni ambientaliste europee per qualità e bellezza.

Il servizio è garantito per due ore al giorno in maniera totalmente gratuita. Il progetto prevede anche la formazione, in collaborazione con SFIDA e dell’Azienda Sanitaria Locale di Lecce, degli operatori degli stabilimenti e dei volontari presenti nelle spiagge, assicurando la presenza di personale specializzato secondo un piano ad orari differenziati e postazioni sparse sul litorale salentino.

Il servizio sarà erogato nei principali stabilimenti balneari e nelle spiagge libere di Torre Chianca (Lecce), Madonna dell’Altomare (Otranto), Parco dei Gigli (Salve) e nelle tre principali marine di Ugento, Torre San Giovanni, Torre Mozza e Lido Marini. A Otranto il servizio verrà assicurato, quindi, presso la spiaggia libera Madonna dell’Altomare, nelle vicinanze del Lungomare Kennedy, nell’arco orario che va dalle 9.30 e fino alle 11.30. Per ulteriori informazioni rivolgersi all’Associazione Misericordia di Otranto.

Jenny De Cicco

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Troppi randagi, una turista al Messaggero: “Mai più nel Salento”

“Noi non torneremo più laggiù”: ecco cosa scrive una donna di Roma al “Messaggero”, a proposito del Salento. La missiva, pubblicata nei giorni scorsi, raccontava una esperienza di villeggiatura angosciante, per la signora: non per accoglienza, ma per la presenza sul territorio d’interi branchi di cani “affamati e malconci”.

Critiche anche ai salentini, nella lettera, definiti come indifferenti ai cani indifesi, che rischiano solo di finire sotto un’auto sulla statale o di morire avvelenati, tra atroci sofferenze, per le cittadine del Leccese. Possibile che il Salento, agognata meta turistica per chi cerca relax, eden sulla terra, landa benedetta baciata dal sole, carezzata dal vento e lambita da acque cristalline, si trasformi in un’occasione di viaggio nelle abitudini incivili che vengono attribuite al Meridione d’Italia?

Questa è la lettera così come pubblicata dal noto quotidiano di Roma: “Buongiorno, io e la mia famiglia siamo stati in vacanza nel Salento e siamo rimasti a dir poco scioccati dal numero di cani randagi e malconci che abbiamo visto sul territorio, uno scenario da Terzo Mondo. Ci siamo adoperati anche noi per aiutarne uno che stazionava su una spiaggia insieme a un branco, una delle tante spiagge dove paradossalmente è vietato l’ingresso ai cani. È vergognoso che nessuno muova un dito. Noi non torneremo più laggiù. Francesca Righi e famiglia”. Poco male, risponderà qualcuno, pensando che la donna e la sua famiglia siano solo quattro persone: ma non si pensa allora al danno di immagine per questa zona della Puglia, visto che i problemi denunciati da questa turista l’hanno spinta a scrivere su uno dei quotidiani nazionali a maggiore tiratura. Spesso la scusa in risposta al problema del randagismo è che i cani vengano abbandonati qui da soggetti terzi in vacanza, ma non è così: sono gli stessi salentini a lasciare liberi i propri animali da compagnia, spesso anche femmine in grado di riprodursi, poi abbandonate totalmente se in stato interessante, perché un cane può piacere, ma una femmina e 7 cuccioli sono troppi. Ma il punto non è solo questo: il fatto è che spesso il Salento viene descritto come meta animal-friendly, e infatti le strutture alberghiere ospitali per i “pelosi” sono numerosissime e disseminate in tutto il territorio. A mancare, purtroppo, è a volte la cultura civica e cinofila, che non vuol dire obbligatoriamente amare gli animali o doverne possedere uno, ma essere consapevoli del mondo che ci circonda e rispettare esseri viventi e senzienti, non abbandonando un animale ormai troppo grande e sottoponendo le femmine a sterilizzazione preventiva, se non si ha intenzione di avere dei cuccioli. Avere un cane vuol dire educarlo e farlo socializzare nei modi più adeguati, conoscerne il linguaggio e non sottovalutare mai i segnali che esso ci invia, ma soprattutto vuol dire imparare a gestire un essere che ha pensieri e volontà propri, con capacità diverse da quelle umane, educando prima di tutto se stessi al rispetto altrui: per esempio non lasciando in giro le feci del proprio Fido e tenendolo sempre al guinzaglio corto non espandibile.

Jenny De Cicco

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I consigli anti-afa arrivano dal Ministero: col numero 1500

Caldo nel Salento, temperature di 5 o 6 gradi sopra la media stagionale, e con l’afa estiva arrivano i primi disturbi, ma anche l’utile prontuario anti-malori del Ministero della Salute, presentato il 9 luglio scorso insieme al numero telefonico 1500, da chiamare in caso di bisogno. Il Ministero della Salute invita infatti a rivolgersi a questo numero per avere utili informazioni per affrontare al meglio l’emergenza caldo; inoltre sul sito ufficiale del Ministero sono presenti alcune massime da seguire. Suggerimenti buoni per tutti, visto che il caldo è una livella, come direbbe Totò, cui nessuno può sottrarsi. In particolare, però, attenzione ad anziani e bambini, soggetti che tendono a soffrire maggiormente la morsa dell’afa estiva, come anche ipertesi, diabetici e persone affette da disagi psichici, tutti problemi che all’aumento delle temperature possono aggravarsi, anche pesantemente. Non bisogna esitare insomma a chiedere aiuto a conoscenti e vicini di casa, e bisogna d’altronde tenere sempre una lista di numeri di telefono di persone da contattare in caso di necessità: evidenziare i numeri da chiamare per le emergenze come l’ambulatorio medico, la guardia medica e il 118 può anche salvare la vita.

Per quanto riguarda i bambini, un utile consiglio è di vestirli in modo molto leggero, lasciando ampie superfici cutanee scoperte, ma si sconsiglia l’esposizione al sole diretto e di applicare invece sempre prodotti solari ad alta protezione sulle parti scoperte del corpo. Poi limitare l’attività fisica durante le ore più calde – dalle 11 alle 18 – evitando di frequentare aree verdi e i parchi pubblici delle città, dove si registrano alti valori di ozono. Vigilare sui bambini piccoli e fare in modo che assumano sufficienti quantità di liquidi è infine di fondamentale importanza, per evitare ustioni cutanee gravi e botte di calore. Le persone non autosufficienti sono particolarmente esposte ai rischi da afa, poiché dipendono dagli altri per regolare l’ambiente in cui si trovano e spesso anche per bere. I familiari devono garantire un’adeguata idratazione e integrare la dieta con alimenti ricchi di acqua, come verdura e frutta fresca, scegliere abiti che favoriscano la traspirazione e, se possibile, rinfrescare l’ambiente durante le ore più calde con un condizionatore. Le persone che svolgono un’intensa attività fisica all’aperto sono maggiormente a rischio di sviluppare uno dei disturbi associati al caldo, e sono più esposti anche agli effetti di alte concentrazioni di ozono: bisognerebbe infatti iniziare l’attività fisica in maniera graduale, per dare modo all’organismo di adattarsi alle condizioni ambientali. Inoltre, nell’arco della giornata è importante alternare momenti di lavoro con pause prolungate in luoghi rinfrescati, per assicurare un adeguato reintegro dei liquidi e dei sali dispersi con la sudorazione. Per i turisti amanti della natura in campeggio, c’è necessità di porre particolare attenzione al posizionamento di tende, caravan o strutture simili, scegliendo zone ombreggiate e ventilate ed evitando di creare un dannoso effetto serra nella struttura di alloggio. Nelle giornate più calde, poi, è bene consumare rapidamente i piatti caldi e avere cura di mantenere al fresco i piatti freddi evitando, sempre, di lasciare cibi all’aperto per più di due ore.

Jenny De Cicco

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Porto turistico di Otranto, strada in discesa. E tre anni per realizzarlo

Presentato ieri sera al castello il nuovo Marina di Otranto. Il progetto, ad opera di Condotte d’Acqua Spa (la stessa azienda che costruisce il Mose a Venezia), è ora definitivo. Per concludere il suo iter, infatti, necessita solo dei pareri degli enti che dovranno esprimersi sulle sue caratteristiche, per verificarne le varie compatibilità. Dopo di ciò, come hanno spiegato i vertici di Condotte d’Acqua, “contiamo di realizzarlo in tre anni”. Insomma, posto per 417 imbarcazioni con lunghezza massima di 40 metri, 68 appartamenti, servizi, garage, aree commerciali ed un attracco per crociere nel molo di sopraflutto. Un’opera imponente che cerca di rispettare le caratteristiche della città. Il progetto, dice infatti il coordinatore del gruppo di progettazione del Piano Urbanistico Generale di Otranto, l’architetto Gianluigi Nigro, “sembra quasi esserci sempre stato”. Un intervento che, dunque, si sposa bene con le caratteristiche della città, donandole un Marina che potrebbe essere un potente strumento di destagionalizzazione. “La scelta di avere delle residenze all’interno del porto”, spiega infatti il sindaco di Otranto Luciano Cariddi, “è dettata dalla necessità di fidelizzare gli utenti. In questo modo, infatti, molti diportisti potranno giungere qui anche in periodi di bassa stagione. L’ultima cosa che serve ad Otranto, infatti, è un porto-parcheggio”. Tra gli ostacoli che questo progetto dovrà superare c’è la Valutazione Integrata Ambientale, in quanto l’opera ricade nel sito d’interesse comunitario marino di Alimini. Per questo motivo potrebbero essere disposte anche opere di compensazione ambientale che verranno eventualmente decise in sede regionale. Un altro ostacolo è quello del vincolo paesaggistico, cui si sovrappone il “vincolo indiretto” apposto dalla Soprintendenza, che impone viste a mare non mutate in alcun modo. Interessante, da questo punto di vista, la scelta dei progettisti di eliminare il muro paraonde dal molo di sottoflutto: ciò permetterebbe di fare a meno anche di parte dell’attuale muro paraonde del porto, permettendo una vista completa dello specchio acqueo. Allo stesso modo gli edifici si mantengono all’altezza dell’attuale collinetta, per nascondersi alle viste laterali e posteriori. La qualità della progettazione, del resto, è evidente sia nei rendering presentati al pubblico che nella scelta di utilizzare avanzate tecniche di architettura bioclimatica. Insomma, il Marina non risolverà tutti i problemi di accoglienza del porto di Otranto (perché sarebbe necessario un nuovo “braccio” commerciale, in grado di far convertire l’attuale bacino in porto turistico), tuttavia l’intervento rappresenta, in un periodo di crisi, un eccezionale fattore di sviluppo. Il tutto a patto che riesca a superare tutti quegli (infiniti e lunghissimi) ostacoli burocratici che restano sulla sua strada.

Elio Paiano

PROGETTO

DATI ECONOMICI

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Otranto, assemblea pubblica per presentare il nuovo porto. E le nuove polemiche

Assemblea pubblica per la presentazione del progetto del nuovo porto turistico, stasera, presso largo Porta Alfonsina. A discutere con i cittadini della nuova e grande infrastruttura ci saranno i rappresentanti dell’amministrazione comunale e la società Condotte d’Acqua, la spa italiana specializzata nella realizzazione di grandi opere infrastrutturali nel mondo fin dal 1868.

L’assemblea, annunciata da proclami e scambi di accuse tra maggioranza e opposizione, è stata preparata negli ultimi due Consigli comunali, e più volte rinviata. Infatti la presentazione del progetto definitivo per il nuovo porto turistico esterno, da parte di Condotte d’Acqua – che lo gestirà in concessione cinquantennale – e dell’amministrazione idruntina, in occasione del consiglio del 28 maggio, aveva scatenato un vivace scambio di accuse. E il vicesindaco Francesco Vetruccio aveva lasciato l’aula per le obiezioni mosse contro la sua visione del progetto, che prevede, oltre alla realizzazione del braccio esterno in zona cave, anche la nascita ex-novo di un quartiere moderno e all’avanguardia, con un indotto occupazionale notevole. “Saranno necessarie infatti 250 unità lavorative per 3 anni – spiegò il vicesindaco in quell’occasione – e in seguito un posto lavorativo ogni 4 o 5 posti barca. E teniamo conto che gli ormeggi sono 417”. Già presentato nel dicembre 2008 il progetto preliminare, oggi, a distanza di tre anni, Condotte d’Acqua ha finalmente depositato il progetto definitivo (giovedì scorso), presso gli assessorati regionali al Demanio e all’Ambiente e al municipio otrantino.

Non mancherà però il bis delle critiche nella prossima assemblea, dato l’agguerritissimo gruppo di opposizione che vede nella realizzazione del progetto un tentativo di speculazione edilizia, riprendendo dunque la tesi di chi non vuole il nuovo porto turistico di Fiumicino (della stessa tipologia e della stessa ditta appaltatrice del progetto di Otranto). Ma a far paura alla minoranza è soprattutto la politica delle gestioni privatizzate, che l’amministrazione in carica ha sempre detto di preferire perché migliori dal punto di vista organizzativo e per motivi di liquidità comunale carente. Come affermato nel caso masseria Cippano, antica struttura sulla statale per Porto Badisco, di proprietà della Regione, che il Comune vorrebbe recuperare affidandone la gestione a privati.

Jenny De Cicco


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Erosione costiera, in Provincia si fa il punto con la Regione e l’Università del Salento

Erosione costiera, al via un tavolo tecnico per esaminare le possibili soluzioni al problema. Convocato dall’assessore alla Gestione territoriale e alle Politiche dell’energia della Provincia di Lecce, Gianni Stefano, il tavolo si terrà lunedì 11 luglio alle 10, nella sala giunta di Palazzo Adorno, per condividere la proposta di modifica del protocollo d’intesa sottoscritto con la Regione Puglia in merito all’utilizzo della somma di 200mila euro, e per fare il punto della situazione sugli studi e progetti realizzati in tema di erosione costiera. “Attraverso questo incontro – spiega Stefano – metteremo a punto la proposta progettuale che la Provincia di Lecce sta coordinando, e che verrà nei prossimi giorni sottoposta all’attenzione della Regione. Ancora una volta la Provincia cerca di venire incontro alle esigenze dei comuni costieri e degli operatori di settore, con l’auspicio che la Regione Puglia possa a breve completare l’emanazione delle linee guida anche per le coste alte e individuare, così, le risorse finanziarie disponibili da impegnare per la realizzazione di quanto programmato”. Sono stati invitati al tavolo tecnico il capo-sezione Demanio e ambiente della Capitaneria di Porto di Bari Alessandro Cortesi, il rettore dell’Università del Salento Domenico Laforgia, il presidente della commissione provinciale Ambiente, Risorse naturali ed Energia Francesco Bruni, il presidente di Confcommercio Lecce Luca Mangialardo e il presidente di Assobalneari Salento di Confindustria Mauro Della Valle. Parti in causa saranno i sindaci dei comuni interessati: Alessano, Alliste, Andrano, Castrignano del Capo, Castro, Corsano, Diso, Gagliano del Capo, Galatone, Gallipoli, Lecce, Melendugno, Morciano di Leuca, Nardò, Otranto, Patù, Porto Cesareo, Racale, Santa Cesarea Terme, Salve, Taviano, Tiggiano, Tricase, Ugento e Vernole.

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Terremoto nel canale d’Otranto di 3,1 della scala Mercalli

Sisma di grado 3,1 della scala Mercalli a largo del canale d’Otranto, a 10 chilometri da Tricase. Ieri sera i sismografi d’Italia hanno vibrato fermando l’evento alle 20.36. La magnitudo è stata 3,1, con epicentro localizzato a 10 chilometri di profondità e con coordinate 40.034°N, 18.833°E.

Il terremoto è stato localizzato con i dati di 15 stazioni della Rete sismica nazionale dell’Ingv. La localizzazione epicentrale, riportata nelle immagini dell’Ingv, è quella rivista dagli operatori della sala sismica dell’ente e comunicata al dipartimento di Protezione civile subito dopo l’evento.

Il sisma non è stato percepito dalla popolazione: quasi nessuno se n’è accorto e, fortunatamente, non ha causato alcun danno.

Ora si sprecheranno le congetture dei catastrofisti, prendendo il terremoto per un segnale, dato che a Otranto i sismi sono assai rari e per lo più sono da ricondurre solo a onde sismiche provenienti dalle coste elleniche.

L’ultimo vero terremoto riportato nelle cronache, fu nel 1088 e con la sua straordinaria forza colpì tutta la Puglia. “In Otranto crollarono parecchie case e franò un angolo del Castello, opera di Roberto il Guiscardo”, questo quanto riportato all’epoca da Protopapa.

Pare, infatt,i che allora la magnitudo fu 5,3, con epicentro a 480 metri dalla superficie, forte quasi quanto quello dell’Aquila (5.9 scala Richter) ma, fortunatamente, con meno conseguenze.

Jenny De Cicco

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Giuggianello, attivi gli impianti fotovoltaici sugli edifici pubblici

Giuggianello avvia l’attivazione del fotovoltaico sugli edifici pubblici. L’amministrazione comunale ha realizzato gli impianti sui tetti della sede municipale, la scuola primaria e dell’infanzia, il museo della Civiltà Contadina e il mercato coperto, per una potenza complessiva di centocinque kilowatt. Il Comune ha investito mezzo milione di euro con un notevole impatto ambientale e benefici sul piano finanziario.

Lo sfruttamento dell’energia solare eviterà l’immissione nell’atmosfera di sessantamila chilogrammi di Co2 e di altri agenti inquinanti prodotti dalle centrali elettriche a combustione, ma per il Comune ci saranno anche i vantaggi economici di “Quarto conto energia”: la normativa prevede un incentivo, che garantisce al proprietario di ricevere un corrispettivo proporzionato all’energia generata dall’impianto, e un ulteriore incremento del 10%, in caso di utilizzo di materiali come moduli fotovoltaici e inventer di produzione europea, e prevede anche uno scambio sul costo, con un risparmio sulle bollette di energia elettrica di tutti i consumi comunali derivanti dagli edifici e l’illuminazione pubblica.

Antonio Palma

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