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Che spiagge hanno trovato i turisti approdati a Otranto per le vacanze di Pasqua?

Lo abbiamo chiesto ai diretti interessati: loro.

Risultato: si può e si deve fare di più, sempre.

Soprattutto quando poi si invoca la tanto sospirata destagionalizzazione.

Ecco il servizio

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Politiche energetiche, nuovo delegato dell’Anci Puglia è il sindaco di Minervino Ettore Caroppo

Il Presidente dell’ANCI Puglia, Luigi Perrone, ha formalizzato la nomina a delegato alle Politiche energetiche del sindaco di Minervino di Lecce, Ettore Caroppo. Un riconoscimento importante ottenuto grazie all’impegno e alla qualità del lavoro svolto in questi anni dall’Amministrazione Comunale del piccolo comune salentino guidata dal Ettore Caroppo in materia energetica. Le numerose attività di sensibilizzazione all’uso corretto dell’energia e delle fonti rinnovabili hanno fatto del Comune di Minervino un chiaro esempio di competenza e capacità di perseguire le strategie di risparmio energetico che ancora pochi enti locali si impegnano a mettere in campo.

Un’attività cominciata nell’estate del 2004, quando l’Amministrazione Comunale di Minervino decise di rendere obbligatoria la predisposizione degli impianti per l’installazione del solare termico nel territorio di competenza, decisione che a quei tempi, meno di sette anni fa, venne criticata, osteggiata e addirittura definita “una scelta da dittatore”; una scelta oggi avallata e resa obbligatoria dalle normative vigenti che impongono, a certe condizioni l’installazione del pannello solare. Per questo, a sette anni da quella scelta, al sindaco Ettore Caroppo e all’Amministrazione comunale da lui guidata viene riconosciuto un ruolo e una competenza sfociata in questa importante e significativa delega dell’ANCI Puglia; un’attestazione che trova riscontro anche nella lettera che il sindaco Caroppo, con il sostegno di altri primi cittadini del Salento, ha inviato al Presidente della Provincia di Lecce, Antonio Gabellone, per chiedere alla Provincia di salvare dalla liquidazione definitiva l’Agenzia dell’Energia, ritenendolo strumento fondamentale per il coordinamento e il supporto ai comuni in materia energetica.

“Ringrazio il Presidente Perrone per la fiducia che mi ha accordato. E’ un incarico difficile, che cercherò però di assolvere in maniera seria ed attenta”, dice in proposito il sindaco Caroppo. “Il compito assegnatomi è quello di rappresentare le istanze che vengono dai sindaci di Puglia in una materia relativamente nuova e che visto molti colleghi spesso accusati ingiustamente per aver fatto semplicemente il proprio dovere: quello appunto di fare scelte su una questione su cui decidere significa essere comunque esposti a critiche, qualunque decisione si prenda. Sottoporrò dunque all’attenzione e alla valutazione del Presidente Perrone e dell’intero Consiglio Direttivo alcune proposte che a mio modesto parere l’ANCI Puglia può pretendere dagli enti locali. Prima tra tutte, la richiesta alle Province di realizzare strutture di supporto in materia energetica, quali ad esempio le Agenzie dell’Energia – che in altre regioni e province hanno saputo dare notevoli vantaggi alle Amministrazioni Comunali – e alla Regione di valutare sin da subito la possibilità di prevedere bandi ad hoc per tutte quelle Amministrazioni che, quale obiettivo principale, abbiano quello di abbattere i loro consumi energetici, e di conseguenza le loro emissioni, in maniera programmata. Obiettivi che, ovviamente, gli enti territoriali non potranno mai raggiungere se non dopo aver ricevuto congrui finanziamenti”.

Per raggiungere gli obiettivi di neutralizzare le emissioni, conclude il sindaco Caroppo, “non bastano infatti semplici slogan con cui si chiede di aderire a quel Patto piuttosto che a un altro: bisogna essere coerenti, cioè fornire gli strumenti più appropriati ai sindaci che stanno prendendo impegni solenni e cogenti di fronte alla Comunità Europea. Così il mio compito sarà proprio questo: garantire, come ANCI, mezzi e strumenti per consentire ai sindaci di riempire di contenuti questi impegni”.

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Sostenibilità, “anche l’agricoltura può fare la sua parte”: parola di Giuseppe Politi, presidente della Cia

Nella Giornata Mondiale della Terra di oggi, che si svolge in 192 Paesi del mondo, il presidente della Confederazione Italiana Agricoltori Giuseppe Politi, salentino di nascita e romano per lavoro, ricorda l’importanza del mondo agricolo nelle grandi sfide ambientali odierne: “L’agricoltura può fare molto, al riguardo”. Difatti è l’attività umana che interagisce maggiormente con la natura: se si scegliesse senza ripensamenti la strada della sostenibilità, l’agricoltura potrebbe giocare un ruolo da protagonista nelle emergenze ambientali.

“Per questo abbiamo stilato un programma ambientale preciso, che prevede diversi obiettivi importanti: la riduzione del 15 per cento del consumo d’acqua, del 20 per cento dell’impiego dei fitofarmaci, del 15 per cento delle lavorazioni superficiali dei terreni e, contemporaneamente, l’aumento del 25 per cento delle produzioni delle biomasse, del 10 per cento del biologico e del 3 per cento dei rimboschimenti”. Obiettivi tutti volti alla riduzione delle emissioni di CO2 o alla loro compensazione tramite operazioni di rimboschimento; a dispetto delle accuse spesso mosse ad agricoltura e zootecnia, ovvero di essere grandi produttrici di gas serra, i metodi integrati e biologici utilizzati in certi casi fissano più carbonio di quanto ne emettano. “La scelta delle coltivazioni biologiche preserva il suolo dall’inquinamento dovuto all’impiego di fertilizzanti e fitofarmaci e dall’impoverimento legato alle lavorazioni intensive dei terreni e ai fenomeni di desertificazione. Per questo lo scorso 17 febbraio la Cia ha sottoscritto il Manifesto per la difesa del suolo, teso a salvaguardare questa preziosa riserva di patrimonio genetico e di materie prime. Quindi di “biodiversità”, prosegue Politi, “parola d’ordine dell’impegno ambientale in agricoltura, mettendo in atto progetti di recupero di antiche coltivazioni, custodi di corredi genetici in via di estinzione e capaci di contribuire alla sicurezza alimentare del futuro”. Altro obiettivo fondamentale: “Raggiungere l’autosufficienza energetica delle aziende, promuovendo”, aggiunge ancora il presidente Politi, “il riutilizzo degli scarti agroforestali, di cui l’agricoltura è una fonte eccezionale, reimpiegati per la produzione di energia verde. La Cia crede molto nel ruolo dell’agricoltura nella produzione di energia pulita da biomasse, che è cresciuta dal 2008 del 60 per cento l’anno, giungendo -secondo i dati di Nomisma energia- a fatturare 13 miliardi di euro nel 2010”. E poi eliminare gli sprechi d’acqua: correggere in chiave ambientale anche i consumi idrici delle aziende, conclude il presidente della Cia, con gli impianti a goccia o la produzione di specie idro-resistenti.

Jenny De Cicco

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Inchiesta esclusiva: Diserbante in Area Sito d’Interesse Comunitario Santa Cesarea

“Nostra inchiesta esclusiva

Un grave danno ambientale nel Parco Otranto-Leuca e Bosco delle Vallonee di Tricase: ettari di parco irrorati da un potente diserbante che ha distrutto un habitat prioritario dell’Unione Europea. Un cartello avverte: diserbante classe 3 Costa Srl, zona avvelenata. Il presidente del Parco Otranto-Leuca, l’ingegnere Nicola Panico, ha già predisposto la denuncia agli organi competenti e si dice allibito per quanto è accaduto: “E’ fatto gravissimo, un vero delitto”.

Resta il dubbio su chi sia il responsabile e sui motivi di tale gesto, visto che non si tratta nemmeno di un’area coltivata. Ad aggravare il danno ambientale la concomitante presenza di rapaci che si nutrono degli animali di questo habitat.

Anche loro, infatti, potrebbero essere rimasti avvelenati tramite la catena alimentare.

E poi le greggi: anche queste vengono portate in questi pascoli ora contaminati.

Elio Paiano


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La Grotta dei Cervi, chiusa, si sgretola. L’appello di ‘Ndronico: “Fate qualcosa”

La Grotta dei Cervi resta lì, ad aspettare visitatori, da 41 anni. Il tesoro più grande, la Cappella Sistina del Neolitico europeo, è inaccessibile ai più: sarebbe ora di riaprirla. È questo, in sintesi, l’accorato appello del Gruppo Speleologico ‘Ndronico e di Pino Salamina che fotografò quei primi momenti della scoperta. Insomma, dice Pino Salamina, “su tre dei quattro corridoi che strutturano la cavità, e su pareti e volte di questi, compaiono tremila segni o pitture parietali di colore rosso e nero, risalenti a circa seimila anni da noi e in grado di collocare il monumento tra i primi al mondo per quantità e qualità delle tracce. Quasi tutto il complesso sotterraneo è colmo poi di una quantità inestimabile di materiale e oggetti, manufatti e naturali: armi, utensili, vasellame, giocattoli, ninnoli, maschere, lampade, ossa umane e animali, sabbie, terre, ecc., che datano molti più anni delle pitture e riempirebbero se adeguatamente utilizzabili, decine di musei locali. Ma tutto dorme e nulla si muove. La cavità, dal giorno della scoperta, è chiusa”.

Uno spreco dettato da motivazioni scientifiche, dal fatto che i turisti potrebbero alterarne il microclima e danneggiare le pitture, come è successo in molti altri casi. Ma la Grotta sta andando in rovina ugualmente: perché, spiega Salamina, “immaginatevi a grandi linee una cassaforte senza la parte superiore, perché la zona archeologica superficiale non è stata mai espropriata. Ecco, questa è la Grotta: quasi un fatto condominiale dove tra l’altro l’onere dell’apertura e chiusura grava da anni sulle spalle dello stesso volontario. E, come se non bastasse, si sta sgretolando. Questo processo di dissolvimento non può essere combattuto o bloccato, perché la calcarenite di Badisco, cioè il banco roccioso all’interno del quale, geologicamente, si è formata la Grotta, ha matrice marina e prima o poi il salmastro la farà da padrone, come succede per la “consorella” pietra leccese”. Insomma, bisognerebbe – sempre secondo gli speleologi di ‘Ndronico – aprire la Grotta e godere “tutti insieme questo effimero momento, ma con un impegno solenne: ricostruirla, almeno nei suoi elementi più importanti, in un altro sito nella zona, e conservarla per i salentini di domani e per il mondo intero”. Un sogno che già avrebbe potuto diventare realtà, ma qualcosa è andato storto. Nonostante un finanziamento regionale, infatti, destinato a realizzare la ricostruzione 3d laser fatta dal coordinamento Siba dell’Università del Salento, dal Caspur di Roma e dal Cnr canadese, in sede di Area Vasta Sud Salento (e senza neanche modificare la delibera della Regione) i soldi della ricostruzione della Grotta dei Cervi pare siano stati utilizzati per mettere arredi nel Palazzo di Botrugno. Anche se poi, fanno sapere allo ‘Ndronico, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano “ha apprezzato l’impegno profuso e ha inviato i migliori auspici per l’apertura del sito”. Una speranza, quella di un sistema di fruizione, che sembra destinata a non avverarsi mai. Perciò – è l’appello di Salamina e Cremonesini dello ‘Ndronico- “se non c’è accordo sul da farsi proponete altre soluzioni, però, possibilmente, prima dei prossimi quarant’anni”.

Elio Paiano

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Assistenza al disagio, due corsi di formazione per l’Ambito Territoriale di Maglie

Più attenzione alle professionalità rivolte alle fasce svantaggiate. Con due corsi di aggiornamento e formazione, l’Ambito Territoriale di Maglie cerca di migliorare le professionalità nell’ambito dell’assistenza ai minori con handicap nelle scuole e per l’assistenza domiciliare a persone con deficit di autonomia. Per il primo corso potranno fare domanda gli assistenti, anche di Ambito, gli operatori del volontariato e gli studenti con orientamento per problematiche di assistenza, che abbiano un’età superiore a sedici anni. Per il secondo corso possono presentare domanda i care-giver familiari, i badanti, gli operatori del volontariato e anche gli studenti. Il percorso formativo per entrambi i corsi è articolato in sessanta ore, suddivise in trenta ore di lezioni frontali e trenta di stage presso strutture residenziali autorizzate. Le classi potranno raggiungere un massimo di sessanta partecipanti. La domanda di partecipazione dovrà pervenire entro le 13 del prossimo 29 aprile all’Ufficio di segretariato sociale del Comune di Otranto o all’Ufficio di Piano dell’Ambito Territoriale Sociale di Maglie. Un’iniziativa che si inserisce in una particolare attenzione che l’hinterland magliese e i paesi limitrofi prestano alle tematiche sociali e le professionalità a esse connesse. In questi anni, infatti, il Comune di Maglie, ad esempio, ha provveduto a stilare un albo dedicato ai badanti, a seguito di un corso di formazione che li ha coinvolti, stimolato dalla commissione comunale per le Pari opportunità.

Angela Leucci


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Porto Badisco “finis terrae”: lavori in corso, il Salento stradale termina qui. Ristoranti e bar in allarme: “Pasqua a rischio”

Il Salento, fino a quest’estate, finisce a Porto Badisco, perlomeno sulla litoranea. I lavori di adeguamento della strada che porta infatti a Santa Cesarea si sono resi necessari per motivi di sicurezza. “Gli stessi”, assicura il sindaco di Santa Cesarea Daniele Cretì, “saranno interrotti per i primi di maggio, per poi riprendere dopo l’estate”. Quindi da Porto Badisco non si prosegue oltre, occorre svoltare per Uggiano La Chiesa e da qui re-immettersi sulla litoranea che da Santa Cesarea porta a Castro, per poi proseguire. Sebbene anche ad Uggiano, per gli stessi motivi di sicurezza, siano in corso lavori urgenti: la strada non sarà riaperta almeno fino al 30 di giugno. Sul fronte degli operatori turistici è infatti scattato l’allarme. “Qui stiamo impazzendo”, fanno sapere i numerosi esercenti che operano nella zona. Così Michele Merico, dal ristorante “Al Veliero”, descrive la situazione: “Arrivano i pullman da Otranto a Porto Badisco, e da qui non possono proseguire in nessuna direzione, così fanno inversione davanti al ristorante e si crea un ingorgo incredibile. Chiedono informazioni, poi rinunciano a proseguire e anche a fermarsi, addirittura, a Porto Badisco. Noi stiamo chiudendo e salteremo almeno Pasqua, Pasquetta, le gite, il 1° maggio, etc. Speriamo che almeno per l’inizio dell’estate sia riaperta la Porto Badisco- Uggiano”. Il Comune di Uggiano dal canto suo spiega che “questi lavori sono stati appaltati tanto tempo fa, addirittura dalla passata amministrazione”, dice il sindaco Salvatore Piconese. “Dovrebbero terminare entro il 30 maggio, anche se l’ordinanza della Provincia stabilisce la chiusura per il 30 giugno. Tuttavia ho visto il cantiere, e i lavori sono abbastanza veloci; fra qualche giorno apriremo le strade laterali, e per Pasqua si potrà arrivare di nuovo da Uggiano a Badisco. Ringrazio, comunque, i cittadini di Uggiano che sopportano con pazienza questi lavori urgenti e necessari”. Insomma, esercizi chiusi o in seria difficoltà: almeno una trentina tra bar, ristoranti, hotel ed agriturismo non sanno come fare. E pensare che questa è la stagione perfetta per loro, perché arrivano in tanti a mangiare i ricci a Porto Badisco, giungono le gite, i tedeschi, gli svizzeri e gli statunitensi che fanno cicloturismo. Insomma, tutti clienti buoni che vengono fuori stagione e muovono un’economia importante.

Elio Paiano

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Minervino, “nuova” scuola materna comunale: più grande, più efficiente. Anche dal punto di vista energetico

Presentato il 7 aprile scorso nella sala consiliare del Comune di Minervino il progetto di ampliamento e sistemazione energetica della scuola materna di via Macchi. L’intervento di edilizia scolastica, che sta per essere appaltato, prevede, per un importo complessivo di 379.560 euro, la costruzione di una nuova sezione dell’istituto, il suo ampliamento, la riorganizzazione dei servizi (cucina, deposito, wc disabili), la realizzazione di una sala mensa e la sostituzione degli infissi con un “cappotto” termo-isolante.

Particolare attenzione è stata posta anche alle tecniche costruttive, nonché alla creazione di un ambiente a “dimensione di bambino”, con materiali edili in grado di garantire moderni criteri di risparmio energetico. “Stiamo continuando a lavorare con la massima determinazione: l’enorme mole di lavoro portato a termine in questi anni ha di fatto portato Minervino tra i comuni salentini più attivi”, sottolinea infatti il sindaco Ettore Caroppo. “Il nostro obiettivo non si limita infatti soltanto alla riqualificazione della scuola materna: vogliamo recuperare tutti gli edifici scolastici del territorio entro la fine del mandato.”

Il progetto si presenta insomma come realmente innovativo, anche perché per la sua messa a punto sono stati coinvolti anche i bambini, ai quali era stato chiesto di disegnare la scuola ideale, dunque di fornire spunti utili ai tecnici e un esempio di cittadinanza attiva. I “progetti” dei bambini, poi, saranno utilizzati per arredare la scuola al termine dei lavori, previsti entro la metà di settembre prossimo. Alla presentazione di ieri erano presenti, oltre a numerosi cittadini e ai docenti della scuola di Minervino, la dirigente Anna Rita Corrado e la progettista dell’opera, l’architetto Cinzia Tarantino.

Jenny De Cicco

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Northern Petroleum, no della Regione ai trivellamenti nel Basso Adriatico. Otranto ringrazia

E’ arrivato nella mattinata di oggi il coro dei no della conferenza di servizi convocata presso la sede regionale dell’assessorato all’Ambiente a seguito della richiesta della multinazionale inglese Northern Petroleum di poter effettuare ricerche di idrocarburi off shore. Sette le richieste presentate dalla compagnia petrolifera per un progetto unitario che interessa il tratto marino pugliese da Bari al Canale d’Otranto, il primo di una serie di interventi per trovare il greggio entro le 15 miglia dalla costa e installare tre piattaforme di estrazione. Presenti in conferenza dei servizi l’assessore regionale all’ambiente Lorenzo Nicastro, gli amministratori interessati – tra cui il sindaco di Otranto Luciano Cariddi, il responsabile Ambiente e demanio della Capitaneria di porto di Bari Alessandro Cortesi, il dirigente dell’area per la Tutela e sicurezza ambientale Antonello Antonicelli , la Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici: “Abbiamo voluto essere confortati dal parere di tutti gli interessati”, spiega l’assessore Nicastro, “che si sono tutti espressi negativamente al riguardo, sia per iscritto che a voce. Vedremo se il ministero per l’Ambiente vorrà ugualmente rilasciare questo permesso, ignorando il rilevantissimo impatto ambientale che in un corridoio di mare come l’Adriatico avrebbero le piattaforme petrolifere off shore e l’attività di desolforazione necessaria per l’elevato tenore di zolfo degli idrocarburi adriatici”. La ricerca della Northern Petroleum, stando alla nota diffusa dalla Regione Puglia, valuterebbe inoltre il rischio sismico, ma non i pericoli dell’attività di “prospezione, ricerca e coltivazione” del petrolio pugliese, molto pregiato (definito “amaro”), e del lungo processo di raffinazione: un rischio insomma per la pesca e per l’ambiente marino, un pericolo per il possibile rinvenimento di ordigni bellici inesplosi o di fughe di zolfo, oltre che di violazione dei vincoli protezionistici europei sulle colonie di Poseidonia e Coralligeno bianco. Ed infatti la conferenza dei servizi non si è sentita di affrontare questi rischi e ha bocciato il progetto; al coro dei no, poi, si affianca anche quello del sindaco di Otranto Luciano Cariddi: “Siamo molto preoccupati per questa richiesta, visto che la Puglia tutta e la città di Otranto sono connotate da una forte vocazione turistica. Inoltre per le caratteristiche del bacino mediterraneo, che è un mare chiuso e ha una bassa capacità di rinnovo delle acque”, conclude il sindaco, “è notevole il rischio di disastri ambientali qualora si dovesse verificare un incidente”. La parola passa quindi al ministero per l’Ambiente.

Salvo Sammartino

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Porto Badisco, Capitaneria e Vigili all’opera per liberare la costa da boe e gavitelli abusivi

Gli uomini della Capitaneria di porto e la Polizia municipale di Otranto in azione a Porto Badisco, questa mattina alle prime luci del giorno, per liberare la costa dalle cime e dalle corde legate tra gli scogli e ripulire il fondale dagli ormeggi galleggianti ancorati sott’acqua. Un’operazione di bonifica di fondali e costa che ha visto il dispiegamento delle forze marine e terrestri della Capitaneria coordinate dal tenente di Vascello Donato Ostuni e il supporto della Polizia municipale di Otranto guidata da Vito Spedicato. Un’azione congiunta per limitare l’attracco abusivo dei natanti da diporto in questo tratto costiero, salvaguardandolo così dall’inquinamento. Alla motovedetta Cp 809 che giungeva da mare con tre marinai a bordo, intorno alle 8.30 del mattino si è sommato infatti l’intervento di due sommozzatori della Capitaneria che raggiungevano gli ormeggi abusivi dalla spiaggia, mentre due agenti di polizia giudiziaria intervenivano sul lato costiero liberandolo dai cavi recuperati dai sub. All’arrivo dei militari solo una barca, un gozzo in legno, era legata alla scogliera. Sul luogo i militari hanno rinvenuto però numerose cime cui corrispondevano una serie di boe di plastica che galleggiavano sotto il pelo dell’acqua, e che con i gavitelli erano poi ancorati ai cosiddetti “corpi morti”, massi di pietra nascosti sott’acqua che consentono l’attracco a pochi metri dalla riva, dove in estate è pieno di bagnanti: “Una situazione che andava avanti da così tanto tempo”, si legge nella nota ufficiale della Capitaneria, “che salentini e vacanzieri ormai davano per scontato che quel pezzo di mare cristallino da cui immergersi per godere di un rinfrescante bagno estivo fosse adibito a porticciolo. Invece gli ormeggi erano del tutto privi di autorizzazione”, continua la nota. “Sul fondale infatti sono stati trovati e recuperati ancoraggi per le boe non a norma, e per galleggianti si utilizzavano lattine di olio combustibile, contenitori e recipienti di plastica di ogni genere”. Non sono ancora stati rilevati illeciti da parte degli investigatori, che continuano il pattugliamento delle coste per scongiurare il ripetersi del fenomeno, ricercando gli autori materiali di questi abusi perpetrati ai danni del patrimonio costiero.

Salvo Sammartino


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Abusivismo, sequestrato dalla Capitaneria di porto di Otranto il lido “Le Palme” a Casalabate

Sequestrato a Casalabate uno stabilimento balneare con licenza scaduta nel 2007, eppure non rimosso dalla costa: sigilli a una struttura di oltre 4mila metri quadrati, dunque, per abusivismo edilizio. Questa mattina gli uomini della Capitaneria di porto di Otranto, guidati dal tenente di vascello Donato Ostuni e in azione sul litorale di Casalabate, agro di Lecce, hanno portato a termine un’importante operazione di polizia giudiziaria. L’intervento, frutto di attività investigativa mirata alla repressione dei reati connessi all’ uso del demanio marittimo, al contrasto dell’abusivismo edilizio e della salvaguardia del patrimonio costiero, ha visto impegnati cinque militari che hanno scoperto uno stabilimento balneare con autorizzazioni demaniali scadute. A seguito dell’intervento dei militari è stato informato il magistrato di turno presso la Procura della Repubblica di Lecce, il quale ha disposto il sequestro penale dell’intera area. Gli uomini della Capitaneria di Otranto e di San Cataldo hanno quindi apposto i sigilli al lido “Le Palme”, su un’area di circa 4mila mq, denunciando all’autorità giudiziaria i concessionari del lido per violazione degli articoli 54 e 1161 del Codice della navigazione, nonché dalle leggi in materia edilizia. Gli investigatori sono al lavoro in queste ore su tutto il litorale, e non si escludono altri elementi utili a definire ulteriori fattispecie di reato e dunque altre denunce. Soddisfazione da parte dei militari della Capitaneria per un risultato scaturito dall’impegno quotidiano nel controllo del demanio marittimo e del mare territoriale, culmine dell’ attività mirata a colpire i fenomeni di abuso che impediscono la libera fruizione delle coste da parte dei cittadini.

Salvo Sammartino


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Otranto. Giù le palme uccise dal “punteruolo rosso”. A un anno dalla loro morte, il Comune interviene nella villa comunale Hidrusa. E sul restyling si riapre il dibattito

Finalmente, a circa un anno dalla loro morte, le “scomode carcasse” delle palme saranno eliminate. Decapitate, una a una. Partendo dall’alto…, come tradizione vuole. D’altronde, siamo nella Città dei Martiri e le piante tropicali infette colpite a morte sono state 800, proprio come gli eroi cristiani vittime dell’armata turca. Uno sterminio. Lento, inesorabile, spietato. Anche loro uccise per mano dell’invasore, Il rhynchophorus ferrugineus, alias “punteruolo rosso”, un coleottero curculionide, originario dell’Asia meridionale, tanto piccolo quanto letale. Problema serio. Che l’Europa ha scoperto dal 1994; l’Italia conosce dal 2005, anno in cui il micidiale insetto è stato avvistato in Puglia; e Otranto subisce da lunghi, lunghissimi mesi.

Lo skyline della città dalle molte acque è radicalmente mutato senza gli esotici abitanti. Con buona pace di chi, a quei monconi tramutati in simboli totemici pericolanti, si era abituato. Anche se, nel tempo intercorso tra la loro morte e lo smaltimento, i problemi non sono mancati, come hanno a più riprese denunciato alcuni cittadini allarmati dal pericolo legato alla caduta delle fronde.

Problema vecchio. Oggi la ditta incaricata dall’Amministrazione ha iniziato il taglio dei palmizi marcescenti della villa comunale Hidrusa. Non molto tempo fa, era toccato allo storico fusto in piazza D’Aragona, ora al suo posto c’è un leccio.

Resta da capire come il vuoto lasciato possa essere colmato. Non solo nell’immaginario di chi aveva negli occhi e nel cuore quel tipo di verde pubblico. Per mesi gli otrantini hanno discusso sulle ipotesi post-palme, utilizzando anche il social network. Nell’etere si sono ipotizzati colture di agrumi, un parco con specie autoctone come le mele cotogne o ulivi ;e si è pensato persino alla nascita di orti pubblici.

Insomma, le idee non mancano. Anche se – va detto – La comunità sta riponendo molta speranza nello studio delle essenze da piantumare, dopo l’incarico assegnato dal Comune alla facoltà di Agraria dell’università di Bari. Di certo, il parco cambierà aspetto. E il merito – o la colpa, si vedrà – va a questo colorato esserino che ha animato la vita di piazza e i Consigli comunali dove spesso, e a lungo, è stato protagonista. Portando vivacità in una città che spesso è accusata di non avere nulla da dire. O, peggio, da fare.

Jenny De Cicco


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