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Palmariggi, il rilancio passa anche attraverso il nuovo poliambulatorio: oggi la decisione del Consiglio

Oggi, nel Consiglio comunale di Palmariggi, si discute della possibilità di mettere a disposizione della Asl Lecce un’area, situata presso la statale 16 Maglie-Otranto in agro di Palmariggi, da destinare alla costruzione di una struttura sanitaria. È questa, infatti, la proposta formulata dalla giunta del piccolo centro dell’entroterra idruntino, che in tempi di riordino ospedaliero cerca di fare la propria parte. Una situazione che vede nelle stesse condizioni tutti i comuni salentini, che stanno vivendo con agitazione questo riordino: non solo quelli che vedranno chiudere le proprie strutture sanitarie esistenti, o trasformate in tempi e modi ancora non del tutto noti, ma anche i comuni che si fanno avanti, promuovendosi come nuovi centri di terziario sanitario. Palmariggi motiva la propria decisione con una questione geografica, la propria posizione baricentrica per il territorio, anche se sembra ormai che i giochi siano fatti, con la Casa della Salute a Maglie e l’ospedale di eccellenza a Scorrano. Ma forse un poliambulatorio, in un’area abbastanza vasta, è sembrato al comune di Palmariggi una possibilità di rilancio del proprio territorio anche in questo campo. Negli ultimi mesi, infatti, si assiste a un completo riassetto del paese guidato dal sindaco Anna Elisa Stifani: a partire dal centro storico, su cui si sta eseguendo un restyling completo a partire dal basolato pavimentale, per proseguire con la cultura attraverso, ad esempio, l’apertura del Museo del Mare, presso il suggestivo castello, e perfinire con l’operazione di marketing territoriale per cui il regista Giovanni Albanese ha girato qui la sua pellicola “Senza arte né parte”, con Vincenzo Salemme e Giuseppe Battiston. Il rinnovamento e il rilancio di Palmariggi appaiono così inarrestabili, ma ora la palla passa alla Regione Puglia, che ha il dovere di decidere su tutto ciò che riguarda la sanità. In fondo, provarci non costa nulla, è un po’ come la pascaliana scommessa su Dio: si punta e non si perde nulla, ma se si vince la posta in gioco darà grandi soddisfazioni in termini di ricadute socio-economiche sul territorio.

Angela Leucci

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Erosione costiera, stagione a rischio: sit-in di protesta per sensibilizzare la Regione

Sit-in di protesta il 26 marzo a Otranto: a metà mattinata, sulle spiagge di Frassanito, si sono ritrovati a manifestare Assobalneari, i giovani del Movimento Regione Salento e i proprietari degli stabilimenti.

Motivo, l’incertezza circa i fondi, circa 200mila, che spetterebbero agli enti locali per tamponare il fenomeno erosione, e in aggiunta anche le affermazioni dell’assessore regionale Fabiano Amati, il quale ha dichiarato non prioritario il problema. Questo nonostante la stagione turistica sia alle porte, e nonostante il comparto balneare muova grande investimenti anche nel Salento.

Il presidente di Assobalneari Salento, Mauro Della Valle, esprime così i suoi dubbi: “La situazione non si può risolvere con queste risorse irrisorie. Il settore balneare è vitale per il turismo, ed è inutile presentare alle fiere le nostre spiagge se poi queste ultime sono destinate a scomparire. Bisogna intervenire subito per scongiurare l’emergenza che va prospettandosi: tra le proposte di intervento ve ne sono alcune poco dispendiose e assolutamente reversibili: i sacchi di iuta pieni di materiale inerte ecocompatibile, per esempio”. Dello stesso parere i giovani del Movimento Regione Salento: “Bari si dimostra ancora una volta distante dal nostro territorio”, spiega Cristian Sturdà, il presidente. “Migliaia di posti di lavoro sono a rischio e la nostra economia è in serio pericolo”.

La situazione è grave e operatori, hotel e villaggi sono costretti a rifiutare le prenotazioni per i posti in spiaggia: “Purtroppo il fenomeno erosivo è naturale e poco si può fare, ma siamo certi che tentar qualche intervento non nuoce”, dicono infatti i proprietari degli stabilimenti intervenuti alla manifestazione. “Noi, almeno, ci speriamo”.

Jenny De Cicco


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Lavori in corso sulla provinciale Otranto-Santa Cesarea, il sindaco tranquillizza: “Sospesi prima dell’estate”

“La stagione estiva non è a rischio, i lavori che interessano la strada provinciale 363 saranno consegnati, almeno in parte, nei primi giorni di aprile”. Lapidario quanto ottimista, il sindaco di Santa Cesarea Terme, Daniele Cretì, rassicura tutti gli operatori turistici placando di fatto i malumori che cominciavano a circolare in questi giorni. Malumori del tutto giustificati, se si pensa che la litoranea interessata dai lavori in corso è l’unica strada praticabile che unisce la cittadella termale ad Otranto e Porto Badisco.

“La provinciale 363 – chiarisce il sindaco – manifesta dei seri problemi di sicurezza lungo alcuni tratti. Non appena ci è pervenuta l’ordinanza di chiusura della litoranea da parte della Provincia, ci siamo subito mobilitati e abbiamo concordato con il presidente Gabellone e con l’ufficio tecnico del Comune l’avvio imminente dei lavori di risanamento e la successiva sospensione degli stessi prima della stagione estiva”.

Entro il dieci aprile, dunque, i cartelli stradali indicativi dei lavori in corso dovrebbero essere rimossi, permettendo così la parziale praticabilità (a senso alternato) dell’intero tratto Santa Cesarea-Porto Badisco, perché i lavori di risanamento riprenderanno in autunno. Restituendo a residenti e turisti la possibilità di godere della bellezza di quel tratto stradale.

Cristian Rizzo

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Anche Uggiano La Chiesa e Casamassella hanno aderito alla campagna internazionale del WWF “60 minuti di buio per aiutare il mondo a vedere la luce”

Luci spente in tutto il mondo per dare un po’ di luce alla Terra. Giunta alla quinta edizione, la maratona del Wwf partita sabato scorso dalle Isole Chatham, in Nuova Zelanda, ha fatto tappa anche nel Salento. Tra i comuni protagonisti: Uggiano La Chiesa e Casamassella. In Italia erano le 7.54. Ma l’ora X è scattata per tutti alle ore 20.30 e, attraversando i fusi orari di sette continenti, ha spento le luci di 79 capitali e decine di metropoli. A chiudere la hola di buio e di speranza, alle 8.30 italiane del 27 marzo, l’isola di Raratonga, nell’arcipelago delle Isole Cook, oceano Pacifico. Si è osservato anche un minuto di silenzio per il Giappone, emblema, suo malgrado, della fragilità del nostro eco-sistema e della necessità di salvaguardarlo.

Partecipazione numerosa quest’anno in l’Italia: 240 Comuni coinvolti, l’iniziativa ha goduto di grande popolarità sui Social network. “Il Wwf – ha spiegato il suo presidente Stefano Leoni – ha deciso di mantenere vivo lo spirito dell’evento nonostante la tragedia in Giappone, il rischio nucleare e i combattimenti in corso nel Mediterraneo perché ‘l’Ora della Terra’ dà un messaggio di speranza, per un futuro sostenibile per il Pianeta”.

Anche l’amministrazione comunale di Uggiano La Chiesa si è resa partecipe dell’evento internazionale, nello spirito comunitario che contraddistingue la manifestazione: puntare alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica e favorire un utilizzo corretto e appropriato delle fonti energetiche rinnovabili.

Dalle 20.30 alle 21.30 si sono così spente le luci delle piazze Umberto I e Vittorio Emanuele II di Uggiano e Casamassella, evento preceduto in mattinata da un incontro nella scuola media locale sui temi della sostenibilità ambientale tra i giovani studenti e il sindaco Salvatore Piconese.

Non solo Uggiano. Anche a Lecce ha raccolto l’invito e all’ora prestabilita è stata spenta l’illuminazione pubblica in piazza Sant’Oronzo, dove il Wwf Salento ha allestito uno stand informativo.

L’obiettivo di Earth Hour 2011 è coinvolgere Istituzioni, cittadini e aziende ad andare “Oltre l’ora” e avvicinare le persone a uno stile di vita più sano, per il Pianeta e per se stessi.

Quest’anno l’evento ha varcato i confini dei Paesi in via di sviluppo e dagli equilibri politici e sociali precari, come Iran, Palestina, Libano, Giamaica, Uganda, Swaziland, Tajikistan, Azerbaijan e Uzbekistan, Trinidad&Tobago, Lesotho e Ciad.

E’ stato il segretario generale dell’Onu a lanciare il conto alla rovescia finale: “In ogni angolo della Terra – ha detto Ban Ki-Moon – gli individui, le comunità, le imprese e i governi stanno realizzando nuove idee e tecnologie per creare un futuro comune sostenibile. Usiamo 60 minuti di buio per aiutare il mondo a vedere la luce”.

Jenny De Cicco

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Salento sostenibile: al via il primo EcoDay!

Salento d’amare, nelle parole come nei fatti.

E’ con questo spirito costruttivo che prenderà corpo in questo weekend la prima edizione del Salento EcoDay, manifestazione a tutela dell’ambiente nata dall’appello di alcuni giovani membri del movimento Repubblica Salentina e che ha raccolto in breve tempo numerose adesioni e consensi nella provincia di Lecce.

Nell’era della tecnologica totalizzante e degli smisurati sprechi energetici è più che mai importante rispolverare un rapporto diretto con Madre natura, da troppo tempo pericolosamente accantonato nel nome di un nuovo e accecante illuminismo di modernità piegato alle logiche della produzione industriale.

Valorizzare e rispettare l’ecosistema che ci ospita non dovrà più considerarsi in futuro come una mera indicazione generica. I drammatici eventi naturali (per i quali non è possibile conoscere con certezza quanto abbia inciso l’opera dell’uomo) ai quali negli ultimi tempi siamo stati costretti ad assistere dovrebbero esserci da monito per riattivare in ognuno di noi una più spiccata coscienza ambientalista.

Muovendo piccoli passi si possono così ottenere importanti risultati, grazie soprattutto all’impegno di chi vuole contribuire direttamente a preservare la bellezza del nostro territorio, purtroppo spesso vittima dell’incuria.

Una due giorni, quella di sabato 26 e domenica 27 marzo, all’insegna della civiltà ambientale: un’azione volontaria di pulizia del Salento che si preannuncia già come un successo.

Nei giorni in questione, numerosi gruppi di persone (circa mille in tutto), coadiuvati dalla compartecipazione di diversi enti locali, contribuiranno a ripulire il territorio in differenti location. Dalle spiagge alle pinete, dalle periferie ai centri urbani, ogni piccolo gesto sarà utile per promuovere una grande ed importante causa: sensibilizzare i cittadini verso una più consapevole tutela dell’ambiente e della salute umana.

L’evento, patrocinato tra l’altro dalla Provincia di Lecce, si svolgerà in 27 aree diverse sparse in tutta la provincia. Scuole, associazioni, comuni, aziende e gruppi di volontari saranno tutti uniti e pronti a sporcarsi le mani per amore del proprio territorio, d’amare ma soprattutto da rispettare.

Andrea Ambrosino

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Ma come sono buone da mangiare le erbe spontanee del Parco Otranto-Leuca: un seminario del Cea di Andrano

Una “tavola didattica” per conoscere i prodotti spontanei del Parco Otranto- Leuca. Il “seminario pratico sul riconoscimento e raccolta delle erbe spontanee eduli”, ossia buone da mangiare, si è concluso con una dimostrazione pratica: il buffet preparato dallo storico Istituto alberghiero di Santa Cesarea Terme. Un evento organizzato dal CEA di Andrano in collaborazione con il Parco Costa Otranto- Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase, che significa patrimonio da tutelare, territorio da valorizzare e cultura da condividere. Ai due giorni dedicati alla raccolta e al riconoscimento delle erbe spontanee del Salento si è così aggiunto l’appuntamento di domenica 20 marzo, con una degustazione che parla di tipicità e rispetto dell’ambiente. “Le misticanze, sapori della nostra tradizione ormai quasi irriconoscibili da molti, sono un esempio importante della biodiversità presente nel territorio”, spiega il professor Minonne (esperto naturalista del Parco e promotore dell’evento). “Le erbe, biologiche per natura, in quanto spontanee e non trattate con prodotti chimici, con la passione e l’impegno dei professori e degli alunni dell’Alberghiero sono diventate gustosi e invitanti piatti”. Insomma ecologia e sapori per promuovere la tutela del territorio, il “made in Puglia” e i prodotti tipici di qualità, a chilometro zero, di cui si può seguire la tracciabilità. Sapori antichi come la focaccia con “paparine”, la minestra di foje mische, le fave e cicorieddhe e le frittelle di borragine hanno sfoggiato tutto il loro appeal gastronomico, esaltato da olio e vino provenienti rigorosamente da produzioni biologiche. “Questo, come altri eventi di promozione del territorio promossi dal Parco costiero, sono parte della strategia dell’Ente, che assieme alla commissione Ambiente della Provincia e alle altre aree protette del Salento punta alla creazione di un marchio del Sistema Provinciale dei Parchi”, spiega il presidente Nicola Panico. “Tale certificazione, presentata alle filiere produttive più virtuose dal punto di vista della sostenibilità delle loro produzioni e alle aziende che adotteranno disciplinari di produzione responsabili, valorizzerà i nostri prodotti agricoli e le specialità enogastronomiche del nostro territorio”. Del resto il Parco Otranto-Leuca è già stato premiato con l’inserimento nel progetto regionale della “Carta europea del turismo sostenibile nelle aree protette”. Ciò faciliterà il processo che condurrà all’ottenimento della Carta, promuovendo comportamenti responsabili nei comuni che lo costituiscono, quale l’utilizzo di prodotti enogastronomici a chilometro zero, il sostegno a produzioni biologiche, la diminuzione della produzione di rifiuti. Insomma un progetto globale di cui si è vista un’anticipazione. Del resto, oltre alle erbe spontanee, c’è stato l’utilizzo di piatti, bicchieri e posate in Mater-Bi® ( materiale biodegradabile realizzato dall’amido di mais) per un pranzo completamente ecologico. Per finire, Slow Food Lecce ha selezionato i vini, tutti del posto.

Elio Paiano

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Nucleare sulla costa idruntina, il Fronte del no assicura: sarà guerra

Ci si avvia verso un referendum che in Italia c’è già stato in passato, ma che stavolta ci interessa ancor più nella riproposizione attuale. Se dovesse passare il no (che al referendum equivarrà a un sì, secondo come sarà posta la domanda), infatti, le centrali nucleare potrebbero essere realizzate sulla costa adriatica intorno a Otranto, ritenuta una zona a basso rischio sismico.

Che il territorio sia a basso rischio, intanto, è tutto da vedere: in fondo nel 1743 la città di Nardò fu colpita da un terremoto del nono grado della Scala Mercalli. Ed infatti la politica si sta già schierando: a dire no al nucleare ci sono molti movimenti e partiti di sinistra accanto ai radicali e agli ambientalisti. “Ci chiedono di non farci trasportare dall’onda emotiva degli ultimi eventi giapponesi – spiega infatti la segretaria magliese di “Sinistra Ecologia e Libertà” Maria Teresa De Maggio – ma è necessario ricordare che il commissario europeo all’energia Oettinger ha pronunciato la parola apocalisse, sui fatti del Giappone. È ovvia la premessa che Sel sia da sempre contro l’installazione di centrali nucleari sul nostro territorio e, soprattutto, che promuova in ogni modo possibile lo sviluppo delle fonti alternative di energia. Da affiancare, magari, a un modello di società differente, basata su un maggiore equilibrio con la natura e abituata a una gestione meno dissennata delle risorse, anche nelle piccole cose di ogni giorno. L’ anomalia italiana ritorna anche in questo frangente; purtroppo ci troviamo, nostro malgrado, governati da una classe dirigente che insiste su questo punto proprio mentre in Germania si fermano sette centrali e si sospende la decisione di prolungare la vita delle altre, in Francia e in Russia si effettuano grosse verifiche degli impianti, e tutto lascerebbe intendere che il disastro giapponese sia arrivato per mettere un freno definitivo allo sviluppo dell’energia nucleare”.

Una più ampia lettura del problema viene fornita dalle sezioni regionali dei partiti, delle associazioni e dei movimenti che estendono il problema anche alle altre zone pugliesi che potrebbero essere interessate da centrali nucleari: “L’individuazione di possibili siti da utilizzare quali depositi di scorie nucleari a Otranto e a Casarano – commenta il coordinatore regionale di Alternativa comunista, Michele Rizzi – oltre a quelli di Avetrana nel Tarantino e a Mesagne nel Brindisino, dimostra la volontà imperterrita di questo governo di procedere alla scelta del nucleare. Evidentemente non è bastata la catastrofe giapponese, forse anche perché nucleare significa profitto per grandi aziende, appalti, smaltimento e gestione dei siti, ossia un ricco business che passa sulla testa dei lavoratori pugliesi e non solo. Alternativa comunista ribadisce la sua totale opposizione a questa ipotesi scellerata: saremo in prima fila con i comitati di lotta e le forze politiche sociali per fare come a Scanzano jonico, ossia bloccare la costruzione dei siti e lanciare uno sciopero generale per bloccare la catastrofe nucleare”.

Angela Leucci

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La rigenerazione urbana passa anche per Palmariggi

Nelle scorse settimane c’è stata la firma ufficiale sul Piano di rigenerazione urbana per i comuni dell’entroterra idruntino: l’Unione composta da Bagnolo, Cannole, Cursi e Palmariggi ha infatti siglato il disciplinare per l’inizio dei lavori inerenti la rigenerazione urbana dei quattro centri. Naturalmente, il Documento programmatico che coinvolge i quattro paesi stabilisce gli ambiti territoriali che richiedono interventi prioritari per il miglioramento delle condizioni urbanistiche, abitative, sociali, ambientali e culturali degli insediamenti umani. Per quello che riguarda Palmariggi, è stato ottenuto un finanziamento di 500mila euro, e ci si appresta adesso a realizzare i lavori di recupero di alcune aree urbane della zona 167. “Sarà completamente modificato il volto dell’intero quartiere – spiega il primo cittadino Anna Elisa Stifani – con la previsione di nuove aree destinate a verde pubblico, parcheggi, parco giochi per i più piccini e un’ampia zona completamente pedonale. Tutta l’area diventerà una vera zona franca dedicata alle nuove generazioni. I ragazzi potranno raggiungere il campo sportivo e il campo di calcetto, andare in bicicletta, pattinare, usare gli skate in una zona vietata agli automezzi, e perciò in totale sicurezza”. La villa che si trova a ridosso del campo sportivo comunale, attualmente poco fruibile per la presenza di troppi alberi, sarà completamente ridisegnata: ampio spazio per il verde e una grande zona da destinare agli incontri all’aperto, ai concerti, alla condivisione di eventi sportivi o culturali, una sorta di arena o di foro in cui le persone potranno tornare a parlare, a discutere, ad apprendere, a divertirsi. Tutta l’area sarà dotata di servizio wi-fi, per consentire una libera navigazione su Internet. “Con questo nuovo progetto – conclude Stifani – creeremo un vero parco cittadino, dimostrando la nostra volontà di riqualificare l’intero territorio comunale e di migliorare le condizioni abitative di tutta la comunità”.

Angela Leucci

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Elettrosmog otrantino: un pericolo per la salute dei cittadini?

Non più uno ma due. Non sono caramelle al miele bensì radar, anche se le api produrrebbero più miele nei luoghi in cui i campi elettromagnetici sono più intensi.

Il nuovo radar EL/M-2226 ACSR (Advanced Coastal Surveillance Radar), realizzato da Elta Systems, sorgerà all’interno del parco naturale Otranto – Santa Maria di Leuca – Bosco di Tricase; è uno dei cinque radar a microonde voluti dalla guardia di finanza per l’individuazione d’imbarcazioni veloci di piccole dimensioni. Dalla brochure di Elta Systems si legge che il sistema è in grado di mantenere sottocontrollo oltre cento bersagli contemporaneamente e di riconoscere gommoni impiegati nell’immigrazione clandestina. Il radar lavorerebbe nell’intervallo di frequenze comprese tra gli 8 ai 12 Ghz. Nei pressi della masseria Agreste è stata misurata una frequenza di circa 10 GHz appartenente al radar militare posto nelle vicinanze. Questa misurazione fa parte di uno studio, condotto dall’università del Salento nel 2000, riguardante un censimento di tutte le tipologie di sorgenti elettromagnetiche presenti sul territorio comunale. Tale studio non evidenziò un significativo inquinamento elettromagnetico; solo il valore di emissione riguardante un’antenna radio (Radio Venere) superò il valore limite imposto dalla legge mentre i valori delle altre sorgenti rientrarono nella norma. Non superare però i valori soglia definiti dalla normativa non basta per tranquillizzare la popolazione, perché si è consapevoli che le sorgenti di emissione sono tante. Un allarme in più ora esiste con l’aggiunta del nuovo radar nelle coste del Salento e l’installazione dell’atteso Sky Saver ad Otranto, l’impianto eolico off shore, sorgente anch’esso di campi elettromagnetici.

Può veramente creare malattie o disturbi alla salute umana questo tipo di radiazioni? Questa è la lecita domanda che il cittadino si pone soprattutto quando muore un parente o un amico di tumore. La premessa importante che ognuno deve sapere è che non è stata ancora accertata dalla comunità scientifica una correlazione causa – effetto tra esposizione a campi elettromagnetici e l’insorgenza di malattie nell’uomo. In poche parole chi si ammala non può attribuire la colpa al radar militare o all’antenna radio posta di fronte alla finestra di casa, perché le cause possono essere varie.

Esistono tuttavia efficaci studi al riguardo che dimostrano un alto tasso di mortalità da cancro in quei luoghi dove l’intensità del campo elettromagnetico è elevata. Studi epidemiologici eseguiti in zone prossime a impianti radar hanno dimostrato che i bambini residenti presentano disturbi della memoria, hanno una maggiore sensibilità a livello dell’apparato neuromuscolare e tempi di reazioni più lunghi. Il dottor Karl Heing Brown Von in occasione del congresso internazionale tenutosi ad Hannover nel 1993 dichiara che “i processi vitali sono regolati tramite impulsi elettromagnetici, la cui intensità è addirittura minore della soglia di rumore considerata in elettronica. Le sorgenti antropiche di radiazioni elettromagnetiche operano in un campo di frequenze che rientra in quello in cui attraverso impulsi naturali si concretizza la regolazione dei processi vitali”. Tutti i processi involontari del nostro corpo, le funzioni del sistema vegetativo, dei bioritmi e dell’equilibrio, sono pilotati da segnali elettromagnetici. In effetti, il tipo di radiazioni emesse da cellulari, antenne, elettrodotti e radar non sono ionizzanti cioè non sono in grado di rompere i legami tra molecole, perché sono radiazioni a bassa energia. Sicuramente il principale effetto di queste radiazioni è produrre un aumento di temperatura dei tessuti esposti. Invece la permanente esposizione a onde elettromagnetiche potrebbe essere causa di molteplici sintomi tra i quali insonnia, emicrania, disturbi cardiaci e ormonali, irritabilità, modificazioni comportamentali e depressione; gli effetti a lungo termine sono ancora oggetto di discussione da parte della comunità scientifica.

Nel momento in cui ancora oggi tutto è incerto sull’effetto che i campi elettromagnetici hanno sulla salute umana bisognerebbe che ognuno di noi adottasse il cosiddetto principio di precauzione (usare per esempio in modo razionale il cellulare). La legge quadro di riferimento sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici è la n.36 del 22 febbraio 2001. Successivi controlli nel tempo del campo elettrico e magnetico nel territorio d’appartenenza, tranquillizzerebbe in parte la popolazione. Da ricordare che come l’uomo anche gli altri animali e le piante sono esposti a tali radiazioni e ci sono degli studi che scelgono questa direzione. La salute dei cittadini otrantini dovrebbe essere al primo posto perché anche a loro è dovuto il successo turistico della città. Una città che trasmette il sole, il bel mare e il leggero vento nel cuore dei turisti e poi la sua storia nella loro testa, ma che dovrebbe poi ricevere attenta le preoccupazioni lecite dei cittadini, quasi come un radar.

Davide Calcagnile

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Gli ambientalisti pro “Collina dei fanciulli e delle ninfe”

Nihil novum sub solem. O sarebbe meglio dire al vento, dato che è questo l’elemento atmosferico inerente alla querelle portata avanti ormai da tempo dal Forum Ambiente Salento, che chiede a gran voce alla vicepresidente della Regione Puglia Loredana Capone di assumere una posizione e interrompere gli impegni presi, in particolare per gli impianti eolici che dovrebbero sorgere sulla costa e sull’entroterra idruntino, come quelli che, secondo gli ambientalisti, deturperanno la cosiddetta “Collina dei fanciulli e delle ninfe”, presso Giuggianello. Anche se già da tempo gli ambientalisti battevano su questo tasto, un convegno che si è tenuto presso il complesso Ekotecne è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso: si chiede una moratoria urgente, non altri convegni sulle energie rinnovabili. “Le linee guida – spiegano in un comunicato – sulle energie rinnovabili presentate dalla Regione sono null’altro che una amara buffonata, una farsa, carta straccia, fumo negli occhi dei cittadini, perché tutelano alcune aree dove già sono previsti mega impianti fotovoltaici e di eolico cui la Regione non vuole ritirare le autorizzazioni concesse, come nel caso delle 20 mega-torri eoliche di 125 metri di altezza sulla Collina dei Fanciulli e delle Ninfe nel pieno cono visuale protetto di Torre Sant’Emiliano, ubicata lungo la costa otrantina”. La questione appare tanto più grave agli ambientalisti, poiché la Capone, presente al convegno, iniziò proprio a Giuggianello la propria campagna elettorale, promettendo che avrebbe intrapreso tutte le azioni possibili a salvaguardia del paesaggio. “Uno scandalo nazionale – continuano – un secondo caso Pompei, anche poiché le torri andrebbero a distruggere il paesaggio della vicina Otranto, da pochi mesi patrimonio Unesco dell’umanità. L’ostinazione perversa e apparentemente illogica da parte della Regione nel non ritirare quelle assurde autorizzazioni sta tenendo col fiato sospeso la nazione intera e non solo, e gettando tutto l’ente regione nel più profondo biasimo”.

Angela Leucci

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Palmariggi “si illumina di meno”

L’amministrazione comunale di Palmariggi aderisce ancora una volta all’iniziatica lanciata dalla trasmissione Caterpillar di Radio 2 “Mi illumino di meno”. L’iniziativa è condotta in tutta Italia con modalità differenti, lo scopo però è unico ed è quello di sensibilizzare al risparmio energetico. L’iniziativa si tiene quest’anno il 18 febbraio e si tratta di una special edition dedicata al 150 anni dall’Unità d’Italia: l’invito di Caterpillar è da sempre rivolto a comuni, associazioni, scuole, aziende e case di tutt’Italia, che potrebbero dare vita a quello che il comunicato della trasmissione chiama “silenzio energetico, che ha coinvolto le piazze di tutt’Europa negli anni scorsi, per fare spazio, dove possibile, a un’accensione virtuosa, a base di fonti rinnovabili”. La ricerca non mira solo a spegnimenti simbolici, ma anche ad accensioni originali di luci pulite a tema tricolore: “Turbine, lanterne, Led o biciclette – continua il comunicato – che alimentino tricolori luminosi su tutto il territorio nazionale. Impariamo a risparmiare, a produrre meglio e a pretendere energia pulita per tutti”. Il comune di Palmariggi, attento alle questioni ambientali, che l’anno scorso diede pubblica lettura sulle energie rinnovabili con brani tratti da “Le città invisibili” di Italo Calvino, ha fatto distribuire nelle scuole del paese un decalogo contenente dieci regole di risparmio energetico da rispettare tutto l’anno. Alle 18 del 18 febbraio, invece, si spegnerà la piazza, che sarà lasciata al buio per 10 minuti: accese solo tre stanze del primo piano della sede municipale, alimentate con energia ottenuta da fonti rinnovabili, ossia dai pannelli fotovoltaici situati sulla terrazza del municipio: le luci delle tre stanze saranno colorate, una di rosso, l’altra bianca e la terza verde, i tre colori simbolici della nostra bandiera nazionale.

Angela Leucci

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Secondo incontro a Otranto per la rigenerazione urbana: poca partecipazione, qualche buona idea e nessuna lamentela.

Una sala con pochi partecipanti, nella serata di ieri 16 febbraio ha salutato l’incontro pubblico per la “rigenerazione urbana” presso il Castelo Aragonese di Otranto. Nonostante le sparute presenze (e le foto lo testimoniano), il Sindaco di Uggiano Salvatore Piconese, quello di Otranto Luciano Cariddi e di Giurdignano Donato Fanciullo, firmatari di un protocollo che pone i tre comuni sullo stesso livello con capofila Otranto, insieme all’ingegnere Roberto Calà, hanno illustrato i contenuti della legge regionale 21 del 29 luglio 2008. Uno strumento con cui leggere il territorio, si è detto, grazie all’ascolto delle istanze dei cittadini e dei portatori di interressi privati per poi tradurle in un piano integrato di interventi da realizzare con le risorse stanziate dai finanziamenti comunitari dell’Asse VII del POR 2007-13. Le “Norme per la rigenerazione urbana” indicano ai tre comuni cosa progettare, ciascuno sul proprio territorio, in modo da integrare ancora di più le tre realtà già coinvolte in altre esperienze di programmazione. Sono degli esempi il Piano urbanistico generale intercomunale tra Otranto e Giurdignano o la condivisione di porzioni di territorio, come ad esempio la marina di Porto Badisco tra Uggiano e Otranto. Lo spirito della norma dovrebbe portare le comunità dei tre paesi coinvolti a interagire sempre più in spazi rigenerati e resi intelligibili e fruibili attraverso le istanze e i bisogni manifestati dagli stessi cittadini, utilizzatori finali degli interventi. Ma la poca presenza e i pochi interventi dei semplici cittadini, lasciano l’amaro in bocca, almeno a chi sta rappresentando ciò a cui ha assistito. Pochi anche i professionisti, gli insegnati, gli imprenditori, i commercianti ovvero le categorie che hanno già rapporti quotidiani con le amministrazioni per via del loro lavoro. Nonostante le poche presenze, la scarsa strumentazione in sala (è mancata la proiezione di alcune slide per l’assenza di un videoproiettore), l’incontro pubblico ha dato i suoi risultatati. Un cittadino di Uggiano, facendosi portavoce di altri suoi concittadini ha stilato un elenco di interventi per completare con una pavimentazione in basoli le vie adiacenti la piazza Umberto I, tra il Municipio e la Chiesa Matrice di Uggiano, rendendo visibili anche le “Fogge”, tipici granai interrati presenti nel sottosuolo della piazza, attraverso la posa in opera di lastre di cristallo. Prezioso anche l’intervento del Presidente della Proloco di Porto Badisco, per una maggiore attenzione alla cartellonistica stradale e la gestione di un Info Point, a fronte di una presenza stimata in 10mila turisti interessati a informazioni storiche e paesaggistiche. Poi è stata la volta del Preside dell’ Istituto Compresivo “Aldo Moro” di Otranto, il professore Elio Lia che ha parlato degli illuminanti risultati di un questionario, distribuito in tutte le scuole dei tre paesi coinvolti, che lasciano sorpresi per la capacità di osservazione dei più piccoli. Soprattutto a Otranto, gli alunni dalla terza elementare in poi hanno manifestato grande attenzione alla tutela del paesaggio, alla Valle dell’ Idro e per i danni causati alle palme dal punteruolo rosso. Più di qualcuno ha proposto di dotare i territori dei tre comuni di una pista ciclabile o pedonale, attraverso la riqualificazione degli stradoni interpoderali che si snodano dalla Valle dell’Idro fino ai territori di Uggiano e Giurdignano. Si è sollevato poi, in altri interventi il bisogno di aree picnic utili nei periodi primaverili, in cui il nostro territorio è meta del turismo delle gite scolastiche. Tutto sommato, gli interventi hanno portato i loro risultati, che saranno implementati in altri incontri pubblici, soprattutto, si è detto, per coinvolgere i privati a partecipare alla riqualificazione di spazi pubblici finalizzati ad un migliore funzionamento delle loro attività. Anche la concertazione dei tre comuni avverrà nelle fasi successive di stesura dei progetti, i quali dovranno essere approvati dai consigli comunali, in formula singola o in via corale con i consigli comunali delle tre municipalità uniti per l’occasione. Per fare tutto questo però occorre partecipazione. Dove erano i giovani? Dove erano le associazioni, gli ambientalisti, i consiglieri di opposizione, le sigle di volontariato? E i commercianti? Forse l’austerità della fortezza aragonese, la pioggia e lo scirocco e il giorno feriale hanno giocato a sfavore della partecipazione popolare. Una bella domenica di sole, una piazza e maggiore pubblicità potrebbero essere gli ingredienti per rendere più appetibile simili appuntamenti? O sono le idee per rendere migliore la “cosa pubblica” a mancare? Almeno a Otranto non ci sono state lamentele all’indirizzo degli amministratori, ma resta da chiarire se sia o no “fuori tema” la richiesta di far includere nella rigenerazione di una piazza anche quella di porte e finestre di palazzotti e dimore storiche a beneficio esclusivo (e risparmio economico) dei loro proprietari.

Salvo Sammartino

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