Il comitato di tutela per Porto Miggiano consegna nelle mani di Angela Barbanente 3580 firme. È accaduto in questi giorni presso i cantieri teatrali Koreja di Lecce. La raccolta firme è stata realizzata per vedere di bloccare la corsa alla cementificazione di uno dei posti più belli del Salento. L’occasione è stata propizia per premiare i vincitori del concorso fotografico “Salviamo Porto Miggiano” partito in agosto e al quale hanno aderito tante persone, professionisti e non della fotografia, i quali con entusiasmo si sono cimentati in una gara il cui vero scopo, comunque, era e rimane quello di “salvare” la nostra bellissima natura. A consegnare le targhe ai vincitori sono stati i Sud Sound System, gruppo musicale salentino da sempre impegnato nella difesa dell’ambiente. Ai primi tre posti si sono classificati Giacomo Risolo, Roberto Rocca e Giuseppe Bene. Mentre il premio speciale della giuria per la miglior foto denuncia è andato a Stefano Cretì. Abbiamo incontrato Giacomo Risolo e Stefano Cretì, entrambi di Vignacastrisi, paese a pochi chilometri da Porto Miggiano. “Sono felice per la premiazione ma per il successo dell’iniziativa di tutela – dice Giacomo – la mia foto per la verità non è recentissima, ma è del 3 dicembre 2008: quel giorno il mare era davvero agitatissimo, forza nove mi dissero e, purtroppo, fece anche una vittima, il giovane Alessandro Caputo di Muro. A lui voglio dedicare il premio ricevuto”. Stefano Cretì, invece, la sua foto-denuncia l’ha scattata sabato 3 settembre di quest’anno, quando ha immortalato una nave che stava per iniziare, o almeno così sembrava, delle operazioni di perforazione del sottosuolo marino alla scoperta di eventuali giacimenti petroliferi appena al largo della costa salentina: la pubblicazione di questa foto ha fatto poi scattare l’attenzione dei media sulla vicenda e da qui è nata un’altra petizione a tutela del mare salentino dagli interessi economici delle potenti compagnie petrolifere. “Sono davvero felice – dice Stefano – che la mia passione per la fotografia si sia resa utile per salvaguardare il nostro meraviglioso mare”.
Aumentano proteste e rimostranze dei sindaci dell’Ato Lecce 2 nei confronti di Silvano Macculi.
Quindici sindaci chiamano a gran voce le dimissioni del presidente Silvano Macculi. Partita da Corigliano d’Otranto la missiva reca le firme dei sindaci di Alezio, Cannole, Carpignano Salentino, Corigliano d’Otranto, Cursi, Giuggianello, Melpignano, Nardò, Otranto, Palmariggi, Sannicola, Scorrano, Sogliano Cavour, Soleto, Uggiano La Chiesa, i comuni che avevano manifestato più volte dissenso nei confronti della gestione dell’Ato e della scarsa efficienza della raccolta Rsu. Rappresentativi i casi di Uggiano la Chiesa, Otranto e recentemente la vicenda di Poggiardo, ai quali è stato negato più volte il conferimento dei rifiuti, sottolineando l’inadeguatezza del nuovo sistema Ato. I comuni sottolineano le criticità del sistema Ato così come concepita, non solo a livello normativo e gestionale ma anche del controllo di oneri e costi derivanti dalla gestione del consorzio, fino a subire conseguenze finanziarie nefaste sui bilanci comunali e soprattutto sui cittadini. “Nel corso di questi anni – si legge nella lettera – siamo stati protagonisti di un radicale cambiamento del concetto di rifiuto, avviando e consolidando nelle nostre comunità modalità di raccolta differenziata in perfetta sintonia con la normativa vigente”. Nella lettera, si fa anche riferimento all’assemblea consorziale del 26 gennaio 2010, in cui si è risanata l’intera gestione precedente alla nascita dei consorzi, approvando i bilanci di previsione del 2007, 2008 e 2009, più i due rendiconti di gestione che si riferiscono al 2007 e al 2008. La sanatoria avvenne senza aver istituito il Collegio dei Revisori, l’organo per l’approvazione dei bilanci, e fu un’azione dettata dal periodo di necessità attraversato dal consorzio per le difficoltà di una nuova gestione. “Si è davanti a una violazione di norme – dicono i sindaci – che non ci consentono di approvare gli argomenti posti all’ordine del giorno nella seduta del 14 ottobre,per l’assenza del Collegio dei Revisori, ma anche per l’iter e i tempi d’approvazione del bilancio di previsione e dei rendiconti di gestione, contravvenendo a quanto disposto dall’articolo 227 del testo unico degli enti locali.
Si proceda all’analisi della gestione, con l’approvazione dei contenuti e relative formalità, in ossequio alle disposizioni di legge”. I sindaci, capeggiati dal primo cittadino di Corigliano Ada Fiore, chiedono al presidente Macculi un atto di responsabilità, l’acquisizione al protocollo delle proprie dimissioni, di rivedere il proprio convincimento in merito ai pareri di regolarità tecnico-contabile espressi.
Il progetto esecutivo per la riqualificazione di piazzetta Matteotti dovrà cambiare. La Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistico per le province di Lecce, Brindisi e Taranto ha risposto alle osservazioni della minoranza consiliare, inviando una lettera che gli uffici comunali avevano già ricevuto in data 24 agosto e che riprendeva per lo più le stesse osservazioni dell’opposizione. Emerge dalla missiva del soprintendente ad interim Salvatore Buonomo un fattore da non sottovalutare, cioè che “non dovranno essere sostituite le alberature esistenti”. Su piazzetta Matteotti, negli ultimi due mesi, si erano spesi i gruppi di minoranza “per far prevalere il buon senso degli amministratori cittadini rispetto a un progetto che non riqualifica ma stravolge una pregevole opera pubblica della fine dell’Ottocento”. “Prima della rimozione dell’asfalto – si legge ancora nella lettera – dovranno essere eseguiti saggi atti a verificare la presenza di una pavimentazione preesistente in basoli che dovranno essere recuperati. La pavimentazione dell’area dovrà essere eseguita con basoli di pietra calcarea, il cui campione dovrà essere sottoposto all’esame della scrivente eliminando le previste riquadrature e ulteriori fasce. La pezzatura e la posa in opera dei basolati dovranno rispettare le dimensioni dei basoli esistenti e le tecniche costruttive tradizionali. Le aree già pavimentate possono essere integrate con l’inserimento di aiuole e elementi di arredo”. Intanto i gruppi di minoranza, attraverso i due capigruppo Antonio Bovino e Marco Castelluzzo, soddisfatti delle prescrizioni della Soprintendenza, rilanciano, all’unisono, sull’idea di riqualificazione, sostenendo che riqualificare non significa rimuovere un pezzo importante di storia martanese, ma integrare e aggiungere altri elementi di abbellimento in sintonia con l’esistente.
La Provincia di Lecce ha avviato una iniziativa a sostegno di laureati e studenti meritevoli. Si tratta del “Prestito fiduciario” – questo il nome dato al progetto – consentirà agli studenti universitari, che abbiano voglia di applicarsi nello studio e che dimostrino di avere credenziali e requisiti previsti dal bando, di ottenere un prestito complessivo pari a 10500 euro. Questa somma va ripartita in tre anni, con rispettive rate da 3500 euro e servirà allo studente per finanziare il suo percorso formativo a partire dal pagamento delle tasse e dei contributi universitari, passando per la partecipazione al programma Erasmus, fino all’avviamento degli studi professionali post laurea e per entrare nel mondo del lavoro, oppure per frequentare master e lauree specialistiche. Inoltre, la cifra prestabilita servirà al ragazzo per l’acquisto di materiale idoneo, come ad esempio un computer portatile con accesso a internet tramite connessione wi-fi, o per il pagamento dell’alloggio e per tutte le spese inerenti il mantenimento agli studi. “Questa iniziativa – ha dichiarato il presidente della provincia Antonio Gabellone – servirà a sostenere i giovani professionisti meritevoli di essere accompagnati nel percorso di formazione e ad aiutarli a inserirsi nel mondo del lavoro. Ѐ rivolta a giovani di età compresa tra i 18 e i 35 anni: laureati che hanno bisogno di attrezzare i loro studi professionali, oppure giovani che non dispongono di aiuti familiari per affrontare i loro percorsi di studio. La Provincia ha istituito un fondo di garanzia per affrontare la copertura di eventuali insolvenze degli utenti beneficiari del prestito per un importo complessivo di 180 mila nel triennio 2011-2013 (60 mila per ogni annualità)”. Per la presentazione delle domande di ammissione al prestito c’è tempo fino al prossimo 30 novembre.
Riceviamo e pubblichiamo un delicato ricordo di Uccio Aloisi a cura di Paolo Rausa. Uccio è scomparso da solo un anno, ma il suo ricordo non sbiadirà col tempo. Lo ricordo anch’io nei suoi interminabili stornelli tra un bicchiere di vino e una crocchetta con la menta a Lu Puzzu, locale di Sternatia che dalla prima ora ha sempre raccolto gli amanti e i cantori della pizzica. Per Uccio smettere di suonare era un po’ morire, forse per questo dava l’impressione sbagliata di essere una primadonna, ma che in realtà attestava una sola caratteristica della sua personalità: la coscienza che la musica è vita e senza la musica niente ha senso davvero. Giovanni Lindo Ferretti, che l’aveva conosciuto alla Notte della Taranta, condivise con lui anche il palco romano del primo maggio, e ricordò allora come Uccio non voleva scendere dal palco, perché lo spazio e il tempo gli sembravano troppo piccoli. Personaggi come Ferretti e altri hanno conosciuto Uccio solo alla fine, loro malgrado. Devono ritenersi fortunati coloro che si sono divertiti a suonare e cantare con lui per molti anni. Perché Uccio era il Salento, ora rimasto vedovo della sua icona più grande.
Angela Leucci – direttore responsabile di Otranto Oggi.
Un anno fa, il 21 ottobre 2010, si spegneva nella sua casa di Cutrofiano il grande aedo Uccio Aloisi. La sua storia è narrata dai mille concerti tenuti in tutte le piazze del sud, in ogni sagra o festa paesana, quando si presentava l’occasione di cantare le gesta non dei grandi eroi, ma delle fatiche inenarrabili dei contadini, della povera gente che si sforzava di riuscire a vivere e che trovava solo nel ritmo irrefrenabile, cadenzato delle canzoni, la vaghezza di perdersi, quel sollievo necessario a sopportare le sofferenze, la rudezza tipica della vita popolare. Ma non di meno colpivano anche, nelle espressioni e nelle immagini dei suoi testi, il calore e la passione di uno sguardo, di un amore fugace, così come l’invito a danzare ritmi forsennati, le piroette senza fine delle tarantate. Nel suo nome Uccio, divenuto esso stesso tipico nome salentino, e nel cognome dalla vaga discendenza grecanica così come nel suo volto squadrato, essenziale, acuto, come fosse il contenitore di una voce non melodiosa ma cantilenante, quasi imitasse la metrica antica, c’era tutto il personaggio. A vegliare Uccio, che è giunto all’ultimo viaggio all’età di 82 anni, c’erano tutti i suoi eredi musicali, quei giovani che lo ricordano per la leggerezza ironica, la prontezza di spirito, la battuta sempre pronta e salace, ma soprattutto per il vocalizzo e il gorgheggio della voce. Ecco perché la sua fine ha lasciato tutti un po’ più soli, orfani dell’ultimo grande cantore che insieme a Uccio Bandello e a Uccio Melissano aveva costituito il grande complesso di musica folk degli “Ucci”. Con le loro potenti espressioni del canto e il ritmo sostenuto della fisarmonica, le note stridenti del violino e le percussioni potenti dei tamburelli accompagnavano la tarantata, ridotta in trance dal (ri)morso del ragno. Solo il ritmo indiavolato della pizzica, che provocava la danza taumaturgica, riusciva a espellere il veleno inoculato dal ragno e a liberare la vittima, risanandola. Uccio Aloisi era considerato da tutti i giovani il depositario della tradizione. Per questo all’annuale Notte della Taranta, in agosto dell’anno scorso a Melpignano, i giovani lo applaudivano incessantemente forse temendo, data la veneranda età, una sua fine imminente. Certo la pizzica ha ormai valicato lo stretto territorio del Salento per raggiungere le piazze dell’Europa, fino alla Cina, a rimorchio della fondazione che ha rinnovato la tradizione, ma sempre mantenendo vivo quel canto che assume nelle cadenze il ritmo stesso del lavoro nei campi, quello dei contadini e dei cavatori, quella durezza dell’esistenza che si scioglieva solamente nell’armonia musicale, un pulsare interiore che ha forgiato le esistenze e ne ha costituito la migliore testimonianza e il più grande esempio. Di un maestro che non ha mai avuto la pretesa di insegnare, di un uomo che ha dedicato una vita intera alla canzone popolare della pizzica, un Omero moderno cantore delle genti diseredate del sud, che sanno dare il meglio di sé nell’arte, nella musica e nel canto. Rimasto legato a quel cantare popolare, ha raccolto le sue canzoni in quel memorabile cd dal titolo “Robba de smuju”, titolo intraducibile in italiano, ma che all’incirca ha il significato di canto che fa ribollire il sangue e da quella raccolta è nato il gruppo di otto elementi, che con lo stesso nome continua il suo percorso culturale e umano, ben sapendo che Uccio non li abbandonerà mai.
L’associazione di Promozione Sociale Strade Giovani ha creato un progetto dal titolo “Tecnoabilitiamoci: costituzione di un’equipe specializzata nell’intervento tecnologico a vantaggio dell’integrazione”. L’obiettivo finale di questa iniziativa è quello di formare esperti sulle tecnologie a sostegno della disabilità. Si punta anche all’agevolazione dell’integrazione delle persone disabili, al potenziamento delle loro competenze e anche alla maggiore conoscenza degli strumenti informatici applicati all’handicap per coloro che lavorano nell’ambito scolastico e negli enti pubblici. Verranno selezionati 30 partecipanti, di cui il 50 % è riservato a persone con disabilità, che gratuitamente avranno accesso a un ciclo di incontri per un totale di 100 ore. Alla fine tramite alcune prove di verifica verranno selezionate sette persone, di cui la metà disabili, che seguiranno un ulteriore percorso di 50 ore di formazione teorico-pratica. Queste sette unità avranno accesso a uno stage di un mese presso enti pubblici e privati e dovranno elaborare un progetto ai fini dell’avvio della consulenza sulle tecnologie a sostegno dei disabili, familiari, scuole, personale e operatori di enti pubblici. L’istituzione di questo corso si inserisce nella programmazione sociale degli Ambiti Territoriali di Lecce, Maglie e Galatina che hanno aderito alla progettazione. Il progetto è stato finanziato dalla Regione Puglia, in partenariato con il Centro delle Tecnologie per l’handicap e l’integrazione del Dipartimento di Scienze Pedagogiche, Psicologiche e Didattiche dell’Università del Salento, l’Ordine degli Ingegneri di Lecce e l’ufficio della consigliera di Parità della Provincia di Lecce. Alla fine verrà rilasciato un attestato di partecipazione. Le domande per partecipare devono essere presentate presso l’associazione secondo il modello presente sul sito www.stradegiovani.it, entro il 20 ottobre e corredate di curriculum vitae e una copia del documento d’identità, oppure inviate alla mail [email protected].
Aiutare i cittadini contro la criminalità. È lo scopo di City Angels, che arrivano anche a Lecce. Lunedì 10 ottobre alle 11, nella sala conferenze di Palazzo Adorno, verrà inaugurata la sezione di Lecce dell’associazione nazionale City Angels alla presenza del fondatore Mario Furlan, del coordinatore regionale pugliese Ivan Agliani, del coordinatore di Lecce don Gianni Mattia e delle autorità civili. Questa è una associazione nata a Milano nel 1994 nella zona della stazione centrale. Sul loro sito compare la scritta “Siamo volontari di strada d’emergenza che aiutano i cittadini e lottano contro la criminalità”, che spiega bene il servizio che i volontari offrono alla città. Questi si riconoscono per l’abbigliamento, composto dal basco blu e giubbotto o maglietta rossa con il logo rappresentante un’aquila che con le sue ali protegge la città. Lecce è la seconda città pugliese dopo Taranto dove si sono stabiliti i volontari. Di sedi in tutta Italia se ne possono contare ben 16 e una anche all’estero, a Tuzla, città della Bosnia-Erzegovina. Per ciò che riguarda la loro attività su Lecce, i volontari gireranno per le strade, con particolare attenzione per i punti critici e in particolare di sera e di notte. Il loro intento è anche quello di limitare con la loro presenza i fenomeni di criminalità. Presteranno soccorso ai più deboli, ai senzatetto, agli alcolisti, alle prostitute, agli extracomunitari e a quanti abbiano bisogno di una mano, fornendo loro generi di prima necessità e se possibile anche delle sistemazioni. Il primo pensiero, in questo senso, va ai rioni che per antonomasia sono tra i più poveri della città, come San Pio, le classiche 167A e 167B o Santa Rosa. I primi volontari sono stati aggregati dopo un corso di formazione e sicuramente ne verranno istituiti altri per poter incrementare le unità di volontariato.
Ѐ in corso il salone nazionale della gelateria, pasticceria, cioccolateria e dell’artigianato agroalimentare. Da sabato 8 a mercoledì 12 ottobre, presso il centro fieristico in piazza Palio a Lecce, si tiene la sesta edizione di questa manifestazione con un obiettivo: unire l’esposizione alla formazione. Si possono trovare le novità riguardanti le materie prime, le attrezzature, l’arredamento e i servizi per i settori della gelateria, pasticceria, cioccolateria, panificazione, pizzeria, cucina, horeca, caffè, vino e artigianato agroalimentare. L’aspetto della formazione è curato e approfondito con sei forum (pasticceria-gelateria-cioccolateria, cucina, panificazione, pizza, caffè e bar) aperti ai visitatori, nell’ambito dei quali ci saranno anche vari concorsi. La manifestazione ospita chef di livello nazionale e internazionale. Per il forum sulla cucina è prevista la presenza di Heinz Beck, medaglia d’oro del Foyer degli Artisti, premio internazionale dell’università La Sapienza di Roma, e Antonella Ricci, chef di livello, già stella Michelin. Il forum sulla pasticceria vede la presenza di Iginio Massari, eletto nel 2000 pasticcere dell’anno e vincitore, nel 1997 della Coppa del Mondo di Pasticceria, nel 2002 della Coppa Europa e nel 2004 del Campionato Mondiale a Squadre. Altro chef del settore pasticceria è Emanuele Saracino, più volte vincitore di premi nazionali e internazionali.
Il presidente della Provincia di Lecce Antonio Gabellone ha inaugurato il 7 ottobre, la Giornata della Trasparenza, promossa e organizzata dall’ente per promuovere le forme di partecipazione di cittadini e imprese con le istituzioni. Nella sala consiliare di Palazzo dei Celestini a Lecce, si sono susseguiti gli interventi degli assessori provinciali Silvano Macculi ed Ernesto Toma, Francesco Manfreda su privacy, trasparenza e accesso e di Marco Mancarella, su i siti web delle pubbliche amministrazioni e degli obblighi connessi. La manifestazione è proseguita nel pomeriggio con il “Forum pubblico su trasparenza e privacy nella pubblica amministrazione”. Ha chiuso la mattinata il parlamentare europeo Raffaele Baldassarre. “La Provincia di Lecce è tra le prime in Italia a organizzare la Giornata della Trasparenza e tra le prime ad approvare precise linee guida per la redazione del programma triennale per la Trasparenza e l’Integrità – spiega Gabellonne – È proprio nell’ambito della riforma della pubblica amministrazione e delle linee-guida dell’Upi che la Provincia ha rinnovato il portale internet istituzionale, dando vita all’albo pretorio on line, dotandosi di un indirizzo di posta elettronica certificata, rafforzando le performance degli uffici e dei servizi, individuando una sezione specifica del portale internet dedicata alla Trasparenza, Valutazione e Merito”.
Il forum è proseguito nel pomeriggio con gli interventi di soggetti pubblici e privati. La Provincia di Lecce ha invitato alla partecipazione tutti i sindaci dei comuni salentini, i rappresentanti di istituzioni pubbliche, i consiglieri provinciali. Hanno partecipato anche associazioni di consumatori, sindacati, commercianti, imprenditori, artigiani e studenti dell’istituto scolastico Costa di Lecce.
Trentuno anni fa, come oggi, Papa Giovanni Paolo II fece visita al popolo otrantino nel cinquecentesimo anniversario dell’uccisione degli 813 Martiri idruntini. Ed è in un giorno così significativo che riaffiorano i ricordi nella mente di chi ha vissuto quella giornata. A chiarire l’aspetto organizzativo ci ha pensato Totò Miggiano, all’epoca sindaco della cittadina, in un’intervista pubblicata qualche mese fa sul nostro sito. “L’entusiasmo per la venuta del papa sopperì alle prime difficoltà – spiega – Il prefetto Coccia si mise le mani nei capelli, ripetendo il papa, il papa, ma voi siete pazzi, per il fatto che l’unica strada per il collegamento è la Otranto-Maglie. Studiando la situazione individuammo un sito, dove oggi sorge la croce, che è il Parco dei Martiri. La signorina Starace mise spontaneamente a disposizione i terreni. Gli operai della ditta Sacea presero l’impegno di costruire il palco e lavorarono anche tutta la notte della vigilia per creare i percorsi per i disabili”. Chi, invece, si occupò della gestione sanitaria fu il medico Francesco Carrozzini. “Si cercò – racconta – la disponibilità di tutti gli ospedali. Innanzitutto con l’ospedale di Maglie, poi con quelli di Poggiardo, Galatina, Scorrano, Gallipoli, Tricase, Casarano e naturalmente quello di Lecce, per i casi più complessi. L’organizzazione poggiava su dei punti fissi, quali l’ambulatorio del comune di Otranto, ubicato sotto i portici, il poliambulatorio che si trovava dove oggi sorge il Banco di Napoli e in più, postazioni mobili e alcune tende presso la croce del papa. Le ambulanze a disposizione furono circa dieci tra Otranto, Maglie e Poggiardo con relativo staff medico a bordo. E furono messe a disposizione anche le ambulanze dell’Aeronautica Militare. Furono approntate una serie di misure, soprattutto nel calcolare le strade migliori per raggiungere in tempi brevi gli ospedali di primo intervento, vale a dire Maglie e Poggiardo. Ricordo che il professore Benegiamo, primario chirurgo dell’ospedale di Casarano, diede un grande aiuto sul posto. Eravamo più di cento persone, pronte a intervenire, come successe, in caso di svenimenti, collassi e altri malori di lieve entità. Sotto questo punto di vista non furono registrati incidenti gravi. Ѐ da sottolineare come il personale era tutto volontario, non fu speso nulla per pagare medici o infermieri. Anzi, le richieste pervenute furono maggiori e si dovette procedere a una selezione. Ogni ospedale ha donato quello che ha potuto, anche in termini di materiale. Fu un’emozione incontrare il papa. Una persona con una simpatia e una capacità comunicativa fuori dall’ordinario. Ci mise subito a nostro agio. Non si sentiva affatto la distanza che normalmente si immagina. L’incontro con il papa lo considero l’evento più bello che mi sia mai capitato”. E queste parole sono state accompagnate dagli occhi lucidi e pieni di commozione. Per quanto riguarda l’incontro con i giovani, la testimonianza arriva da Paolo Ricciardi, dell’Hotel Bellavista di Otranto. “Come giovani dell’azione cattolica – dice – ci attivammo subito per offrire qualcosa che poteva interessare il pontefice. Quindi, partendo dalla nostra cultura e dalle nostre tradizioni, impostammo un programma ristrettissimo, con canti e danze popolari tra cui “Lu rusciu de lu mare”. E ricordo come questo aspetto impressionò positivamente sua santità”. Tra i momenti più importanti dell’incontro presso il palco nel Parco dei Martiri, è da ricordare l’offerta fatta da due pescatori. Uno di questi era Cosimo Cantoro, oggi novantaquattrenne, che ricorda, con estrema commozione, il momento della consegna del pesce pescato. “Mi avvicinai al Papa – afferma Cosimo – e con il cuore pieno di gioia e una forte emozione, mi inginocchiai baciandogli l’anello”.
Il 5 ottobre di quest’anno ricorre il trentunesimo anniversario della visita di papa Giovanni Paolo II a Otranto. Nello stesso giorno del 1980 il capo della Chiesa romana compì il pellegrinaggio per le celebrazioni del cinquecentesimo anniversario dell’eccidio dei beati Martiri. Per quella occasione furono creati, nel 1979, due comitati, l’uno cittadino e l’altro diocesano. Come racconta don Oreste Maggiulli, parroco della parrocchia di Maria Immacolata di Otranto da giugno 1972 a ottobre 1995. Già dal primo gennaio 1979 fu istituito un comitato religioso per il quinto centenario dei Martiri. E ci furono varie manifestazioni in preparazione di quest’evento. Ma la comunicazione ufficiale della sua venuta fu data alle ore 12 del 14 agosto 1980, a conclusione della messa in cattedrale, dal cardinale Giuseppe Caprio che lesse il telegramma nel quale veniva assicurata la presenza del Santo Padre per venerare i Martiri della fede. “Io – racconta don Oreste – in veste di segretario del comitato, purtroppo non ho avuto grossi contatti con il papa. Quella domenica mi recai presso la cosiddetta croce del papa per la messa e, strada facendo, vidi una fila di pullman della Filanto in coda. Perciò mi recai in sala stampa, organizzata presso l’istituto delle maestre Pie Filippini, e seguii da lì la diretta. Verso le 14,30 mi recai presso la cattedrale perché c’era in programma l’incontro con i sacerdoti e, in quell’occasione, riuscii a vedere il papa. La mattina dell’11 ottobre 1981, in cattedrale, si tenne la celebrazione per il primo anniversario del pellegrinaggio del papa nella nostra cittadina, alla presenza del cardinale Opilio Rossi, presidente del Pontificio Consiglio per i Laici. In quell’occasione è stata anche intitolata una via di Otranto a Giovanni Paolo II e c’è stato, nel pomeriggio, anche un incontro presso la croce del papa a seguito di una marcia della fede partita dal luogo dell’atterraggio del papa, sito nell’attuale parcheggio di fronte le poste. Ricordo, inoltre, che il 21 aprile 1982 noi tutti, circa tremila persone tra autorità, ecclesiasti e altri, ci recammo in pellegrinaggio a Roma per ricambiare la visita. Il pellegrinaggio fu posticipato a quella data, e non a ottobre del 1981, a seguito dell’attentato che ha ferito sua santità”. Don Oreste conserva, come molta altra gente che ha avuto la fortuna di prendere parte a quell’evento, numerose fotografie e quotidiani, tra i quali “L’Osservatore Romano” e il “Quotidiano” dell’epoca, che dedicarono intere pagine. Tra queste compare un articolo, dal titolo “Vale più questa visita che non 500 anni di storia”, scritto dall’otrantino Pino Sparro che racconta, con dovizia di particolari, le reazioni del clero idruntino e in particolare del compianto parroco della cattedrale, don Grazio Gianfreda, il giorno dopo il grande evento.
Appuntamento importante per appassionati enofili. Nei giorni dal 6 al 9 ottobre 2011 Lecce ospiterà il 45° congresso nazionale dell’Associazione Italiana Sommelier. Venerdì 7 ci sarà l’apertura dei lavori con due riunioni dell’Ais, e sabato 8 si entra nel vivo con il convegno “Le giovani generazioni e l’alcool: oltre i soliti luoghi comuni”, con vari esperti che illustreranno la proposta dell’Ais Puglia per un progetto da integrare nei programmi scolastici, a favore dell’educazione a un corretto consumo di bevande alcoliche per la sicurezza e la salute dei giovani. Domenica 9, in mattinata, si terrà l’ultima degustazione “I purosangue dell’enologia pugliese: Negroamaro, Nero di Troia e Primitivo”, con i sommelier professionisti dell’Ais, e la conseguente chiusura del congresso. Sono previste anche escursioni guidate tra le bellezze dei borghi regionali, in abbinamento ai sapori della cucina tipica e, infine, visite nelle cantine. “La scelta della Ais di svolgere qui a Lecce il congresso simboleggia – spiega l’assessore alle Risorse Agroalimentari della Regione Puglia, Dario Stefàno – non solo l’ambizione di crescita interpretata da tutto il sistema, ma la posizione acquisita in questi ultimi anni da un vitivinicolo che con orgoglio, caparbietà e grandi capacità tecniche ha saputo affrontare la sfida della modernità e della qualità, senza mai tradire la propria identità storica, riuscendo a conquistare il mercato internazionale. L’occasione di avere a Lecce riunito il mondo degli assaggiatori, che tanta parte hanno nella divulgazione della cultura enologica di qualità, mi è quindi propizia per esprimere un sentito ringraziamento a loro, ai produttori pugliesi e agli enologi, grazie ai quali oggi la Puglia è amata e ricercata in tutto il mondo”.
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