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Otranto, 47 migranti sbarcati stasera al porto: tra loro anche 11 bambini

Sono arrivati su una barca a vela da dieci metri i 47 migranti di etnia mista approdati questa sera al porto di Otranto verso le 19: quarantasette persone, di cui 7 donne e 11 piccoli in tenerissima età, il più giovane dei quali una bimba di soli 7 giorni di vita portata per accertamenti presso il presidio sanitario di Scorrano, ma che comunque sta bene.

Partiti forse dalla Turchia e poi stipati sull’imbarcazione, la cui nazionalità non è ancora stata identificata, sono arrivati sulle coste salentine facendo vela, quasi sicuramente, dalla Grecia. Un viaggio lungo, durante il quale i migranti devono aver sofferto molto, considerate le piccole dimensioni del natante e la giovanissima età di alcuni dei naviganti, che sono stati avvistati a 7 miglia e mezzo dalla costa di San Cataldo e subito scortati dalla Guardia Costiera sulla terraferma, dove sono poi stati portati presso il Centro di Identificazione” Don Tonino Bello” di Otranto per le formalità di rito, tra le quali l’identificazione da parte della Polizia di frontiera e la Guardia di Finanza.

Pare dunque che si tratti di nuclei familiari richiedenti asilo, provenienti da Iran, Iraq, Pakistan e Afghanistan; ad accoglierli presso il “Don Tonino Bello”, non solo le autorità, ma anche i volontari della Misericordia di Otranto, subito adoperatisi per prestare loro le prime cure e rifornirli di cibo e abiti. Pare che tra l’altro sia stato identificato anche lo scafista, anche se indagini sull’accaduto sono ancora in corso.

Jenny De Cicco


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Borgagne, violenta grandinata nella notte. Ingenti i danni

Una eccezionale quanto distruttiva grandinata si è abbattuta su Borgagne stanotte, poco dopo l’una, con violenza massima del fenomeno meteorologico raggiunta intorno alle tre di mattina. Una notte d’inferno, per i cittadini di Borgagne, impegnati a liberare le proprie abitazioni dall’acqua e dal ghiaccio. Stamattina, sul paese, splende il sole ma i danni sono incalcolabili. Case e cantine allagate, muri abbattuti, giardini e campi distrutti, animali da cortile annegati, strade ricoperte di ghiaccio. Particolarmente colpita è stata la zona bassa del paese, mentre si è salvata la parte alta. I vigili del fuoco sono impegnati da diverse ore a svuotare dall’acqua le case e la cantine, con l’aiuto di pompe idrovore. Il vicesindaco Mauro Russo e il dirigente dell’Ufficio tecnico Luigi Saracino stanno procedendo al conteggio dei danni. Non è la prima volta che una simile calamità si abbatte su Borgagne ma, di anno in anno, il fenomeno si manifesta in modo sempre più violento. L’uomo è inerme dinanzi alla Natura, che si scatena forse per ricordare a tutti che siamo solo ospiti casuali del pianeta.

Serena Cappello


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Borgagne, il killer dei cani colpisce ancora. Il dolore dei volontari

A Borgagne cani e gatti, randagi e di proprietà, continuano a morire avvelenati. Inutili le ronde notturne e l’intervento del Comune. Chi dissemina il territorio di bocconi avvelenati? Chi può compiere un’azione così spregevole? Ogni anno si ripete la macabra usanza e i nostri amici a quattro zampe continuano a morire tra spasmi atroci. Quest’anno la prima morte di un cane dovuta ad avvelenamento è stata accertata più di un mese fa. Non si sarebbe trattato di un caso episodico; a questo ne sarebbero seguiti altri. Le vittime, ormai, non si contano nemmeno più. Il killer prepara la sua esca, polpette di carne macinata e impastata con antilumaca e forti dosi di insetticidi e pesticidi. Il decesso avviene in breve tempo. Il veleno per lumache, a differenza di quello per topi, ha un effetto rapidissimo e procura spasmi, convulsioni e il decesso in pochi minuti. I cittadini sono sgomenti non solo per l’atrocità del gesto, ma anche perché il veleno antilumaca è stato rinvenuto dagli operatori ecologici, durante la pulizia delle strade, in diverse zone del paese. Inoltre gli animali avvelenati sostavano dove di solito si ritrovano anche i bambini. È evidente il pericolo a cui sono soggetti anche loro.

Il sindaco Vittorio Potì e tutta l’amministrazione comunale condannano questa inutile strage, sollecitando le forze dell’ordine a una maggiore azione e repressione verso tali crimini e facendosi carico delle spese mediche e di assistenza per le povere bestiole, ma purtroppo non può fare nient’altro che appellarsi alla maturità e alla civiltà delle persone sensibili, grazie alle quali alcuni cani sono stati salvati in un primo tempo, ma una volta tornati in libertà e quindi nella sfera d’azione del killer, che non ha sbagliato il secondo colpo. Ileana Maran, volontaria dell’associazione “Arka di Noè”, è afflitta, perché teme una mattanza senza fine e che le possibilità di catturare il colpevole diventino sempre più esigue. Non se fa una ragione: “Abbiamo lavorato per quattro anni per sensibilizzare la cittadinanza sul fenomeno del randagismo, e in particolare sull’abbandono. In questo arco di tempo abbiamo fatto in modo che gli animali più sfortunati venissero tutti regolarmente alimentati, curati, sterilizzati, vaccinati, perché il nostro obiettivo è diffondere il rispetto e l’amore per gli animali. Abbiamo informato, con volantini, su quali siano le responsabilità di chi desideri adottare un cane o un gatto e prendersene cura, sulle leggi che regolano la materia e su tutto ciò che è necessario sapere per convivere in armonia con un animale. In questo modo siamo riusciti ad avvicinare anche bambini inizialmente paurosi agli animali, alcuni dei quali sono anche stati adottati. Dopo il nostro lavoro i randagi non erano più un pericolo per il paese, erano tutti psicologicamente equilibrati e sani. Ma ora è come se tutto è stato vano”, si duole Ileana. “I bambini sono disperati per la perdita dei loro amici a quattro zampe e non riescono a farsene una ragione”. Come fare a insegnare rispetto e tolleranza a bambini che sono stati testimoni di un gesto così orribile perpetuato ai danni al miglior amico dell’uomo?

Serena Cappello

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Incidente al Mulino d’acqua, muore un pescatore di Palmariggi

Tragedia in mare, oggi, per un appassionato pescatore originario di Carpignano Salentino, residente a Palmariggi, Domenico Antonazzo. L’uomo aveva deciso di passare una giornata pescando, una sua passione sin da quando era ragazzo. Ma il luogo scelto, noto per essere molto pescoso, lo ha tradito: è scivolato lungo l’alta falesia del Mulino d’acqua, morendo sul colpo. Tutto il tratto in questione, del resto, è molto insidioso, sia per via degli alti dirupi a picco sul mare, sia per via dell’erosione costiera che fa crollare interi tratti di costa all’improvviso; tutto il litorale, dalla Grotta Monaca fino al Club Mediterranée, è infatti chiuso al traffico veicolare, interdetto alla balneazione e – in alcuni tratti – anche al transito a piedi. Nel luogo dove è accaduto l’incidente, la falesia è alta circa 18 metri e vi si può accedere agevolmente solo in barca; tuttavia Domenico Antonazzo, come diversi altri pescatori dilettanti, aveva raggiunto la costa sottostante calandosi con l’aiuto di corde fissate sul terreno e sulla roccia. Era sceso fino alla battigia per pescare, e poi risalito; nei pressi dell’auto, infatti, sono state ritrovate le canne da pesca e il pescato della giornata.

I familiari si sono allarmati quando non lo hanno visto rientrare all’ora di pranzo, e hanno dato l’allarme. La dinamica dell’incidente non è del tutto chiara, poiché Antonazzo era in procinto di rientrare a casa quando, forse per un malore, oppure per aver perduto improvvisamente l’equilibrio, è caduto giù dalla scarpata. Forse voleva recuperare il cordame utilizzato per la discesa, ma in quel momento ha avuto l’incidente che gli è costato la vita. Sul posto sono intervenuti gli uomini della Guardia costiera della Capitaneria di Otranto e la Polizia di frontiera, più una unità del 118 che ha tentato di rianimare l’uomo, ma ogni sforzo è stato vano.

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Attenzione ai furti di identità in Rete: anche Aurelio Gianfreda tra le vittime degli hacker

Facebook non è sicuro: la conferma arriva dal commissariato di Polizia postale di Lecce. La causa sarebbe il suo sovraffollamento: difatti “è più semplice rubare in un posto molto frequentato”, sottolineano gli esperti, “e per una mentalità criminale è più eccitante praticare in tali luoghi, anche se solo elettronici”. Non pochi sono stati i casi di furto d’identità in questi giorni, là dove insomma un burlone, dopo aver sottratto i profili ai legittimi proprietari, sostituisce le foto dei malcapitati con immagini hard.

Il 9 aprile è caduto vittima dello “zozzone elettronico” il rappresentante dell’IDV di Poggiardo Aurelio Gianfreda, il quale si è ritrovato spossessato dal suo account, utilizzato con foto alquanto scabrose. La vicenda è peraltro nota alle forze dell’ordine, perché Gianfreda ha regolarmente sporto denuncia contro ignoti per l’illegittimo utilizzo del suo profilo FB. Il 9 maggio, invece, è stato il turno di una ragazza di Lecce, V.F.: in questo caso, oltre alla sostituzione dell’avatar, il pirata informatico dalle scandalose fantasie ha creato anche un evento a tema, il cui titolo è meglio non citare, e ha sottratto i dati d’accesso alla casella di posta elettronica della ragazza, che si è limitata a segnalare il misfatto al centro di assistenza di Facebook, senza denunciare il tutto alle forze dell’ordine.

Insomma, nessuno può ritenersi al sicuro da questo tipo di furto, come di recente testimoniato in un’inchiesta approfondita della trasmissione “Report” di Milena Gabanelli; gli interessati, d’altronde, non commentano, anche se un amico della ragazza avverte: ”Tenete gli occhi bene aperti, perché se questo hacker è riuscito a violare il profilo di V., può farlo con chiunque altro”. D’altronde, dice ancora l’anonimo, “in fin dei conti è molto semplice trovare in Rete modi per sottrarre l’identità sui social network: basta fare una ricerca su Google”.

E allora ecco ciò che suggeriscono le Donne della Polizia di Stato sulla pagina di Facebook dedicata al problema (http://www.facebook.com/notes/le-donne-della-polizia-di-stato/prevenire-ed-affrontare-i-furti-didentit%C3%A0-importante-da-leggere-e-diffondere/10150154461650779).

Il furto d’identità è solo un problema per persone che forniscono informazioni online?

Potrebbe succedere di essere vittima del furto della propria identità senza aver mai usato il computer on-line. Dei malintenzionati potrebbero essere in grado di ottenere informazioni (numeri di carte di credito, numeri telefonici, account ed indirizzi), per esempio, rubando il vostro portafoglio, ascoltando una vostra conversazione telefonica, curiosando nella vostra immondizia (che è una pratica conosciuta come “dumpster diving”) o intercettando una ricevuta al ristorante dove c’è scritto il vostro account number . Un malintenzionato una volta in possesso di una determinata quantità d’informazioni, potrebbe impersonare la vittima per acquistare articoli on-line o per eseguire richieste di prestiti.

Internet è una vera fonte di informazioni personali. Molte società o istituzioni conservano informazioni circa i loro clienti in database installati in sistemi connessi ad internet non protetti adeguatamente. Sono molteplici i casi in cui dei malintenzionati sono riusciti a procurarsi l’accesso a database contenenti dati considerati sensibili, quali ad esempio i numeri delle carte di credito. Internet è anche il luogo più usato per vendere o scambiare informazioni di qualsiasi tipo, rendendo sempre più difficile per le istituzioni preposte il riconoscimento dei colpevoli.

Come vengono scelte le vittime?

Il furto d’identità è solitamente un “crimine d’opportunità”, in quanto un utente potrebbe diventare una inconsapevole vittima per il solo motivo che i propri dati personali non sono adeguatamente protetti. La ricerca e il commercio di dati personali fanno parte di un fenomeno in continua espansione.

Ci sono modi per evitare il furto di identità?

Sfortunatamente, non ci sono modi per garantire che un utente non risulti vittima del furto di identità. In ogni caso alcuni consigli potrebbero mitigare questo fenomeno:

  • Fornire i propri dati solo a società che hanno una buona
  • Utilizzare tutte le opzioni di sicurezza
  • Controllare le proprie policy di sicurezza
  • Prestare attenzione al tipo dei dati
  • Usare e mantenere aggiornati i propri programmi: personal firewall e antivirus
  • Controllare frequentemente il proprio conto corrente

Come capire se la propria identità è stata rubata?

Le società hanno differenti policy per notificare ai propri utenti quando si accorgono che qualcuno ha avuto accesso al proprio database. Si consiglia, comunque, di controllare frequentemente il proprio conto corrente. Quelli che seguono sono esempi di possibili differenze, che potrebbero indicare che qualcuno ha avuto accesso al vostro conto corrente.

Cosa fare se si sospetta di un furto di identità?

  1. Innanzitutto bloccare le carte di credito e tutti i conti correnti interessati.
  2. Contattare il dipartimento di sicurezza o antifrode.
  3. Dare seguito alla telefonata con una lettera raccomandata con ricevuta di ritorno.
  4. Modificare le password di tutti i conti on-line, a partire da quelli correlati a informazioni o istituti finanziari.

Jenny De Cicco

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Notte di paura a Maglie per una bomba carta: distrutta l’auto di un ragazzo di Cursi

Un boato nella notte risveglia Maglie dal sonno: una bomba carta esplode in via Ingravalle, una strada quasi all’estrema periferia nord del centro abitato, distruggendo l’Audi di un ragazzo di Cursi che era nella vicina scuola di ballo. L’esplosione è avvenuta alle 23 circa, richiamando l’attenzione delle forze dell’ordine tra cui i carabinieri, ma anche vigili del fuoco e artificieri. Adesso toccherà agli inquirenti il compito più arduo: scoprire se quell’auto fosse il vero obiettivo o se si sia trattato solo di casualità.

Molte le ipotesi e i dubbi, ma quello che rimane è la paura provata da un centro tranquillo, in una periferia residenziale, dove il massimo accaduto negli ultimi vent’anni, da quando esiste il quartiere, è stato nei mesi scorsi il furto di carburante dalle auto. Anche di bombe, a Maglie, non se ne vedevano da tempo: un’altra bomba carta era esplosa durante un concerto di Pino Zimba nel 2005 presso la zona 167, nel corso della campagna elettorale per Nichi Vendola alle regionali di quell’anno. Per trovare altre bombe a Maglie si deve andare molto indietro nel tempo, agli anni ’90. E come accade in un borgo tranquillo, dove non solo la vita umana ma anche i beni di proprietà sono valori imprescindibili, e il crimine non è affatto un dato da aggiornare quotidianamente, è normale che le persone siano scosse. La questione sulla sicurezza delle periferie però viene aperta da questi accadimenti: Maglie, dopo la chiusura dei negozi, diventa quasi una città-fantasma, soprattutto nei quartieri lontani dal centro, nonostante lo spiegamento di forze dell’ordine sia per la verità capillare ogni sera e in più punti della città, in particolare per i controlli relativi all’alcool test. L’impegno delle forze dell’ordine è ineccepibile, ma esistono a quanto pare delle zona d’ombra. E adesso ci si chiede, inevitabilmente: siamo davvero al sicuro? Solo quello che stabiliranno gli inquirenti darà la risposta a questa domanda.

Angela Leucci

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Giovanni Paolo II nel 1980 a Otranto: e nulla fu più come prima

Giovanni Paolo II, il 5 ottobre del 1980, giunse ad Otranto in visita pastorale in occasione del V centenario dei Beati Martiri idruntini. La visita del Santo Padre fu un evento chiave per il Salento, segnò uno spartiacque importante, fu il segno di una rinascita che dura fino ai nostri giorni.

Oggi siamo abituati a conoscere il Salento, la terra amata da turisti provenienti da tutto il mondo, studiata per le sue tradizioni popolari, celebre per la sua enogastronomia. Ma, fino al 1980, non esisteva nulla di tutto questo.

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI GIOVANI

Otranto, 5 ottobre 1980

Carissimi giovani!

1. Alla conclusione di questa intensa e splendida giornata del pellegrinaggio, che mi ha condotto alla vostra Otranto, per venerare gli 800 martiri nel V centenario della loro testimonianza di fede e di sangue, mi incontro con voi, che siete e rappresentate il futuro della vostra città, della vostra patria, della Chiesa, e portate nel cuore, come una preziosissima eredità, il mirabile esempio di quegli otrantini, che il 14 agosto del 1480 – all’alba di quello che viene considerato storicamente l’“evo moderno” – preferirono sacrificare la vita stessa anziché rinunciare alla fede cristiana.

È questa una pagina luminosa e gloriosa per la storia civile e religiosa dell’Italia, ma, specialmente, per la storia della Chiesa pellegrina in questo mondo, la quale deve pagare, attraverso i secoli, il suo tributo di sofferenza e di persecuzione per mantenere intatta ed immacolata la sua fedeltà allo sposo, Cristo, uomo-Dio, redentore e liberatore dell’uomo.

Voi, carissimi giovani, siete legittimamente fieri di appartenere ad una stirpe generosa, coraggiosa e forte, che si specchia con compiacimento in quegli 800 otrantini i quali, dopo aver difeso con tutti i mezzi la sopravvivenza, la dignità e la libertà della loro diletta città e delle loro case, seppero anche difendere, in maniera sublime, il tesoro della fede, ad essi comunicato nel battesimo.

(…)

Erano forse degli illusi, degli uomini fuori del loro tempo? No, carissimi giovani! Quelli erano uomini, uomini autentici, forti, decisi, coerenti, ben radicati nella loro storia; erano uomini, che amavano intensamente la loro città; erano fortemente legati alle loro famiglie; tra di loro c’erano dei giovani, come voi, e desideravano, come voi, la gioia, la felicità, l’amore; sognavano un onesto e sicuro lavoro, un santo focolare, una vita serena e tranquilla nella comunità civile e religiosa!

E fecero, con lucidità e con fermezza, la loro scelta per Cristo!

In 500 anni la storia del mondo ha subìto molti mutamenti; ma l’uomo, nella sua profonda interiorità, ha mantenuto gli stessi desideri, gli stessi ideali, le stesse esigenze; è rimasto esposto alle stesse tentazioni, che – in nome dei sistemi e delle ideologie di moda – cercano di svuotare il significato ed il valore del fatto religioso e della stessa fede cristiana.

Di fronte alle suggestioni di certe ideologie contemporanee, che esaltano e proclamano l’ateismo teorico o pratico, io chiedo a voi, giovani di Otranto e delle Puglie: siete disposti a ripetere, con piena convinzione e consapevolezza, le parole dei beati martiri: “Scegliamo piuttosto di morire per Cristo con qualsiasi genere di morte, anziché rinnegarlo”?

Essere disposti a morire per Cristo comporta l’impegno di accettare con generosità e coerenza le esigenze della vita cristiana, cioè significa vivere per Cristo.

3. I beati martiri ci hanno lasciato – e in particolare hanno lasciato a voi – due consegne fondamentali: l’amore alla patria terrena; l’autenticità della fede cristiana.

Il cristiano ama la sua patria terrena. L’amore della patria è una virtù cristiana; sull’esempio del Cristo, i primi suoi discepoli hanno manifestato sempre una sincera “pietas”, un profondo rispetto e una limpida lealtà nei confronti della patria terrena, anche quando erano oltraggiati e perseguitati a morte dalle autorità civili.

I cristiani hanno portato, durante il corso di due millenni, e continuano a portare oggi il loro contributo di lavoro, di dedizione, di sacrificio, di preparazione, di sangue per il progresso civile, sociale, economico della loro patria!

La seconda consegna lasciataci dai beati martiri è l’autenticità della fede.

Il cristiano dev’essere sempre coerente con la sua fede. “Il martirio – ha scritto Clemente Alessandrino – consiste nel testimoniare Dio. Ma ogni anima che cerca con purezza la conoscenza di Dio e obbedisce ai comandamenti di Dio è martire, sia nella vita che nelle parole. Essa, infatti, pur se non versa il sangue, versa la sua fede, poiché per la fede si separa dal corpo già prima di morire” (Clemente Alessandrino, Stromata, 4,4,15).

(…)

La vostra fede sia forte; non tentenni, non vacilli dinanzi ai dubbi, alle incertezze, che sistemi filosofici o correnti di moda vorrebbero suggerirvi; non venga a compromessi con certe concezioni, che vorrebbero presentare il cristianesimo come una semplice ideologia di carattere storico e quindi da porsi allo stesso livello di tante altre, ormai superate.

La vostra fede sia gioiosa, perché basata sulla consapevolezza di possedere un dono divino.

La vostra fede sia operosa, si manifesti e si concretizzi nella carità fattiva e generosa verso i fratelli, che vivono accasciati nella pena e nel bisogno; si manifesti nella vostra serena adesione all’insegnamento della Chiesa, madre e maestra di verità; si esprima nella vostra disponibilità a tutte le iniziative di apostolato, alle quali siete invitati a partecipare per la dilatazione e la costruzione del regno di Cristo!

Affido questi miei pensieri ai beati martiri, la cui intercessione invoco oggi, in modo particolare, per voi, giovani, perché, come loro, sappiate vivere con rinnovato impegno le esigenze del messaggio di Gesù.

Con la mia benedizione apostolica.

Amen!

La Cassa del Mezzogiorno finanziò, tramite una felice intuizione di Aldo Moro, i villaggi Club Mediterranée e Valtur: erano i primi tentativi di imprimere una vocazione turistica a un territorio privato dello sviluppo industriale che aveva baciato Taranto, Brindisi e Bari. Nel Salento dimenticato si poteva fare turismo. Una scelta geniale che stava per essere affondata sul nascere dal disastro della Cavtat, la prima, celebre “nave dei veleni” del Mediterraneo.

Fu organizzato un pellegrinaggio a Roma, furono fatti gli inviti di rito per il Santo Padre in vista dell’imminente anniversario del Martirio. Nessuno avrebbe scommesso sull’accettazione dell’invito fatto al Santo Padre. Nel 709, il Papa Costantino, nel suo viaggio verso Costantinopoli, si fermò ad Otranto per quasi un anno. Ma si trattava di un epoca così remota, quando la città era una delle celebri tappe della via Francigena, che nessuno avrebbe immaginato di rivedere mai più un pontefice qui. Invece, Giovanni Paolo II avrebbe fatto uno dei suoi tanti gesti in grado di lasciare stupefatti. Una visita pastorale che segnava l’inizio del percorso di un “papa pellegrino” in grado di compiere oltre cento viaggi in tutto il mondo. Fu così che, il 5 ottobre del 1980, Otranto si preparò a ospitare il Papa. Un evento fuori scala per questa terra del Salento che al massimo vedeva la sporadica visita di qualche ministro della Repubblica in occasione di qualche inaugurazione. Il sindaco dell’epoca, Totò Miggiano, ancora ricorda il terrore degli addetti alla sicurezza: “Nessuna strada, l’unica percorribile è la Otranto-Maglie, nessuno spazio abbastanza grande. Il prefetto”, ricorda ancora Miggiano, “si mise le mani nei capelli ripetendo “il Papa, il Papa, ma voi siete pazzi”. Non c’era nulla di pronto, di adatto per un evento del genere”. Nulla, neanche un’azienda pronta per creare il palco ed approntare l’area. Così ci fu un impegno corale: “la signora Starace mise gratuitamente a disposizione i terreni”, ricorda Miggiano. “Gli operai della ditta che si occupava della costruzione dei villaggi turistici, la Sacea, montarono il palco e le transenne, e lavorarono anche tutta la notte della vigilia per adeguare gli spazi alle esigenze”. Poi fu un successo

indimenticabile: oltre 300.000 persone all’evento, una diretta ininterrotta, nessun incidente. Ma fu soprattutto la prima volta in cui si comprese quanto fosse straordinaria, forte ed incisiva la capacità di comunicazione di questo Pontefice. La sua presenza, la capacità di dialogo, la profondità dell’azione pastorale. L’occasione della visita fu un omaggio “ai luoghi del Martirio”, ma il Papa colse anche l’opportunità per lanciare un ponte, un dialogo con le regioni del vicino Oriente. Furono proprio alcuni passaggi dei suoi discorsi che resero importante, anche storicamente, la visita di Wojtyla a Otranto, in particolare i momenti in cui riprese le comuni radici tra chiesa d’Oriente e d’Occidente: “Va, in questo momento, un pensiero deferente e cordiale alla Chiesa in Bisanzio, che ebbe storici legami con la Chiesa locale di Otranto”. Un ponte verso il Mediterraneo orientale lanciato da Otranto, “da questa antica terra di Puglia protesa come una testa di ponte verso il Levante, noi guardiamo con attenzione e simpatia alle regioni dell’Oriente, e particolarmente là dove ebbero origine storica le tre grandi religioni monoteistiche, cioè il Cristianesimo, l’Ebraismo e l’Islam”. Tra centinaia di migliaia di fedeli assiepati tra l’Orte e Calamuri, in diretta televisiva, Giovanni Paolo II a Otranto lanciò l’appello contro le filosofie ateistiche e un richiamo alla vicina Albania, oltre ai temi ancora attualissimi della necessità di dialogo tra Oriente ed Occidente e della pace nelle regioni mediorientali. “Noi preghiamo perché Gerusalemme, anziché essere, come è oggi, oggetto di contesa e di divisione, divenga il punto d’incontro verso cui continueranno a volgersi gli sguardi dei cristiani, degli ebrei e dei musulmani, come al proprio focolare comune; intorno a cui essi si sentiranno fratelli, nessuno superiore, nessuno debitore agli altri; verso cui torneranno a dirigere i loro passi i pellegrini, seguaci di Cristo, o fedeli della legge mosaica, o membri della comunità dell’islam”.

Elio Paiano

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Politiche energetiche, nuovo delegato dell’Anci Puglia è il sindaco di Minervino Ettore Caroppo

Il Presidente dell’ANCI Puglia, Luigi Perrone, ha formalizzato la nomina a delegato alle Politiche energetiche del sindaco di Minervino di Lecce, Ettore Caroppo. Un riconoscimento importante ottenuto grazie all’impegno e alla qualità del lavoro svolto in questi anni dall’Amministrazione Comunale del piccolo comune salentino guidata dal Ettore Caroppo in materia energetica. Le numerose attività di sensibilizzazione all’uso corretto dell’energia e delle fonti rinnovabili hanno fatto del Comune di Minervino un chiaro esempio di competenza e capacità di perseguire le strategie di risparmio energetico che ancora pochi enti locali si impegnano a mettere in campo.

Un’attività cominciata nell’estate del 2004, quando l’Amministrazione Comunale di Minervino decise di rendere obbligatoria la predisposizione degli impianti per l’installazione del solare termico nel territorio di competenza, decisione che a quei tempi, meno di sette anni fa, venne criticata, osteggiata e addirittura definita “una scelta da dittatore”; una scelta oggi avallata e resa obbligatoria dalle normative vigenti che impongono, a certe condizioni l’installazione del pannello solare. Per questo, a sette anni da quella scelta, al sindaco Ettore Caroppo e all’Amministrazione comunale da lui guidata viene riconosciuto un ruolo e una competenza sfociata in questa importante e significativa delega dell’ANCI Puglia; un’attestazione che trova riscontro anche nella lettera che il sindaco Caroppo, con il sostegno di altri primi cittadini del Salento, ha inviato al Presidente della Provincia di Lecce, Antonio Gabellone, per chiedere alla Provincia di salvare dalla liquidazione definitiva l’Agenzia dell’Energia, ritenendolo strumento fondamentale per il coordinamento e il supporto ai comuni in materia energetica.

“Ringrazio il Presidente Perrone per la fiducia che mi ha accordato. E’ un incarico difficile, che cercherò però di assolvere in maniera seria ed attenta”, dice in proposito il sindaco Caroppo. “Il compito assegnatomi è quello di rappresentare le istanze che vengono dai sindaci di Puglia in una materia relativamente nuova e che visto molti colleghi spesso accusati ingiustamente per aver fatto semplicemente il proprio dovere: quello appunto di fare scelte su una questione su cui decidere significa essere comunque esposti a critiche, qualunque decisione si prenda. Sottoporrò dunque all’attenzione e alla valutazione del Presidente Perrone e dell’intero Consiglio Direttivo alcune proposte che a mio modesto parere l’ANCI Puglia può pretendere dagli enti locali. Prima tra tutte, la richiesta alle Province di realizzare strutture di supporto in materia energetica, quali ad esempio le Agenzie dell’Energia – che in altre regioni e province hanno saputo dare notevoli vantaggi alle Amministrazioni Comunali – e alla Regione di valutare sin da subito la possibilità di prevedere bandi ad hoc per tutte quelle Amministrazioni che, quale obiettivo principale, abbiano quello di abbattere i loro consumi energetici, e di conseguenza le loro emissioni, in maniera programmata. Obiettivi che, ovviamente, gli enti territoriali non potranno mai raggiungere se non dopo aver ricevuto congrui finanziamenti”.

Per raggiungere gli obiettivi di neutralizzare le emissioni, conclude il sindaco Caroppo, “non bastano infatti semplici slogan con cui si chiede di aderire a quel Patto piuttosto che a un altro: bisogna essere coerenti, cioè fornire gli strumenti più appropriati ai sindaci che stanno prendendo impegni solenni e cogenti di fronte alla Comunità Europea. Così il mio compito sarà proprio questo: garantire, come ANCI, mezzi e strumenti per consentire ai sindaci di riempire di contenuti questi impegni”.

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Incidenti stradali prima causa di morte tra i giovani. L’Aifvs lancia l’allarme

Si avvicina l’estate e i morti sulle strade aumentano come ogni anno a dismisura. Ma siamo realmente consapevoli dei pericoli della strada e facciamo un uso consapevole di motociclette e automobili? Ne abbiamo parlato con la presidente dell’Associazione italiana vittime della strada di Maglie, Eva Ruggeri, ultimamente rieletta all’interno del direttivo nazionale.

Perché d’estate ci sono più incidenti stradali?

“Il numero di incidenti è sempre correlato al numero di veicoli in transito, che in estate nel Salento aumenta sensibilmente. Non a caso, poi, la maggior parte dei sinistri mortali avviene in ore notturne, quando circolano molti guidatori inesperti, che si lasciano prendere dall’ebbrezza della velocità sottovalutando i rischi connessi alla guida di un veicolo. A ciò si aggiungono l’abuso di alcol e, soprattutto tra i giovanissimi, l’uso di droghe. Un altro fattore decisivo, e spesso sottovalutato, è la stanchezza, in grado di far calare il livello di attenzione nella percezione dei pericoli e di allungare notevolmente i tempi di reazione. L’insieme di questi fattori crea spesso, purtroppo, un mix micidiale che d’estate causa un’impennata del numero di incidenti, soprattutto di quelli più gravi, le cui prime vittime sono sempre i giovani”.

La provincia di Lecce quest’anno sembra aver abbassato il numero d’incidenti, qual è la ricetta di un’attività stradale virtuosa?

“I dati relativi al numero di incidenti sono purtroppo sempre incerti e contrastanti. I dati del 118 si discostano notevolmente da quelli forniti dall’Istat, e pur riferendosi soltanto ai decessi avvenuti nell’immediatezza degli incidenti, non sono assolutamente confortanti. È quanto mai urgente predisporre e rendere efficiente un monitoraggio affidabile dei sinistri che avvengono sul territorio, soprattutto di quelli più gravi, in modo da stabilirne le cause e poter adottare tutti gli accorgimenti utili ad arginare la strage stradale”.

Quali sono i maggiori problemi strutturali che permangono sulle strade del Salento?

“Il Salento ha una rete viaria vastissima e certamente non facile da gestire. Sono tantissime le strade ormai inadeguate al volume di traffico che si trovano a dover sostenere, soprattutto nei mesi estivi. Il monitoraggio a cui facevo riferimento è un passo indispensabile per poter mettere a punto interventi mirati proprio sui tratti di strada che risultano più pericolosi. La mancanza di guard rail in tratti fiancheggiati da ostacoli – il caso tipico è quello degli alberi di ulivo- così come gli incroci a raso che collegano la viabilità principale con stradine percorse spesso da mezzi agricoli, sono spesso teatro dei sinistri più gravi, e dovrebbero essere oggetto di interventi urgenti da parte degli enti gestori. Anche un sistema più capillare di controlli contribuirebbe senz’altro a modificare molti atteggiamenti di guida sbagliati e purtroppo radicati nei guidatori salentini”.

Quali sono gli atteggiamenti che un guidatore non consapevole dovrebbe adottare?

“Avere una condotta di guida corretta è innanzitutto una questione di buon senso, ma purtroppo soltanto l’esperienza può insegnarci a conoscere la strada e i suoi pericoli. Spesso infatti anche i guidatori meno esperti hanno per abitudine comportamenti di guida scorretti e spericolati, sottovalutando sempre i pericoli della circolazione e sopravvalutando le proprie capacità: sono convinti che l’incidente mortale sia una fatalità in cui possono imbattersi soltanto gli altri. I numeri, però, ci dicono il contrario: l’incidente è la prima causa di morte tra i giovani neopatentati. E’ un dato che nessuno, soprattutto i ragazzi, dovrebbe sottovalutare”.

L’attività di sensibilizzazione funziona davvero?

“Gli interventi di sensibilizzazione sono essenziali per diffondere la cultura della sicurezza stradale. Certamente però non possono limitarsi ad interventi “spot” di un paio d’ore nelle classi o fuori dalle discoteche. Il primo veicolo di queste informazioni dovrebbe essere la famiglia: come si può chiedere a un ragazzo di essere attento al volante quando i suoi genitori mantengono condotte di guida spericolate, usano regolarmente il cellulare mentre guidano e magari non indossano le cinture?”.

Angela Leucci

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Lavori sulla provinciale per Sant’Andrea, mugugni tra gli operatori turistici. Il vicesindaco di Melendugno: “Faremo presto”

La chiusura, per lavori di ampliamento, della provinciale 158 (Borgagne – Sant’Andrea) segna l’inizio della stagione estiva 2011 per operatori turistici, cittadini e villeggianti. Un intervento di cui si parlava da gennaio, iniziato però nel periodo che precede le vacanze pasquali, dunque causa di forte malumore tra gli operatori turistici.

Un malumore giustificato, se si pensa che la strada provinciale 158 è la principale via di comunicazione a unire Borgagne, Martano e Carpignano Salentino a Sant’Andrea, la marina più vicina, e che su tale strada si concentra un gran numero di agriturismi e b&b. Tutti i luoghi di mare del comune di Melendugno saranno quindi inaccessibili, a meno di intraprendere un lungo percorso attraverso la città stessa, Otranto o le strade di campagna che, però, solo gli abitanti di quei luoghi conoscono. Gli operatori turistici sono delusi e hanno manifestato il loro disappunto con varie motivazioni: anzitutto la chiusura della strada, avvenuta in un periodo inappropriato. Le vacanze di Pasqua sono giorni in cui si visitano luoghi diversi da quelli abituali e lo sbarramento provocherà inevitabilmente, dicono gli interessati, la deviazione verso altre mete. Gli operatori sono inoltre preoccupati per il fatto che il disservizio avrà effetti negativi sull’immagine del luogo, anche se il vicesindaco e assessore all’Ambiente Mauro Russo spiega che si tratta di “un allargamento lungo entrambi i lati della carreggiata. Il progetto iniziale prevedeva anche una pista ciclabile, ma a causa delle difficoltà incontrate nell’esproprio dei terreni, e del notevole costo dell’opera, si è deciso di provvedere solo all’allargamento della strada, che permetterà una migliore viabilità”.

Gli operatori rimproverano tra l’altro all’amministrazione comunale di non aver rinviato i lavori a dopo la stagione estiva: in proposito il vicesindaco replica che il Comune non ha avuto molta voce in capitolo sulla questione, dato che l’ordinanza di avvio dei lavori viene da parte della Provincia. Russo aggiunge infatti che in un incontro tenuto nella sala consiliare del Comune di Melendugno, alla presenza del sindaco Vittorio Potì, e del geometra provinciale Francesco Silipo, sono stati sollevati tutti i problemi prevedibili a ridosso di un’imminente stagione estiva. “Purtroppo non c’era spazio per trattative”, spiega ancora il vicesindaco, “e abbiamo ottenuto solo un accordo che prevede la chiusura della strada fino all’incrocio Malepezza, in modo da consentire un percorso alternativo dal boschetto “Notari”, via Patulicchi e con uscita sulla stessa provinciale. Provvederemo inoltre ad aprire la carreggiata interessata dai lavori nei mesi di luglio e agosto, e il Comune provvederà alla pulizia dei cigli stradali per consentire un transito agevole lungo il percorso alternativo”. L’ottimismo del vicesindaco, tuttavia, non riesce a rassicurare del tutto gli operatori turistici, che ritengono improbabile non solo il fatto che i lavori vengano ultimati nei tempi stabiliti, ma temono addirittura che questi si prolunghino anche nella stagione estiva 2012.

Serena Cappello

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Grotta dei Cervi, la Bellanova scrive a Galan: “In malora un sito patrimonio dell’umanità, intervenga il governo”

Interrogazione parlamentare di Teresa Bellanova sulla Grotta dei Cervi, capolavoro dell’umanità chiuso ed inaccessibile che richiederebbe invece maggiore attenzione. La parlamentare salentina, nella sua interrogazione, premette infatti che “la Grotta dei Cervi è uno dei siti archeologici più significativi del territorio salentino:al suo interno vi è, difatti, la presenza di uno straordinario repertorio di pittogrammi risalenti all’epoca neolitica ed altre evidenze di una frequentazione preistorica che va dal periodo Paleolitico superiore all’Età dei metalli” Inoltre , dice Bellanova nella sua Interrogazione, “questo luogo è unico nel suo genere in tutta Europa. Tra le altre cose, all’interno vi sono circa tremila pittogrammi in ocra rossa e guano di pipistrello risalenti a circa seimila anni fa; a testimoniare l’importanza di questo sito vi è anche il dvd “Neolithic Mysteries: Revealing in 3D the Grotta dei Cervi of Porto Badisco”, realizzato dal Coordinamento Siba dell’Università del Salento, premiato anche a livello nazionale nella categoria “Science and Technology” dell’Italian Content Award 2009 per aver rappresentato ufficialmente l’Italia al prestigioso World Summit Award 2011. Il 5 aprile 2011, come emerge dalle ricostruzioni dei media, il presidente del gruppo spelelogico “Ndronico” Giovanni Cremonesini, di concerto con l’ex direttore e artefice della scoperta della Grotta, Pino Salamina hanno scritto una missiva indirizzata, tra gli altri, al Presidente del Consiglio ed al Ministro per i Beni e le Attività Culturali per denunciare il grave stato di degrado nel quale versa il prezioso sito archeologico, a distanza di quarantuno anni dalla scoperta, che a detta degli stessi scopritori pare si stia sgretolando”. Viste queste premesse, e considerato, spiega Teresa Bellanova, che “gli studiosi, consci del processo di dissolvimento naturale della Grotta – che non può essere combattuto o bloccato perché il banco roccioso all’interno del quale geologicamente si trova la grotta ha matrice marina e prima o poi prenderà il sopravvento – avevano pensato di proporre l’inserimento della stessa nel patrimonio mondiale dell’Unesco. E, col fine di salvaguardarlo, costruirne copia fedele nella stessa zona con le medesime pitture preistoriche riprodotte fedelmente. Ma ad oggi, purtroppo, non hanno ricevuto alcuna risposta in merito da parte degli organi competenti, neanche per ciò che concerne l’esproprio della zona archeologica sovrastante la Grotta”, fino ad oggi rimasta interdetta al pubblico per evitare che il particolare microclima interno che ha “tutelato” per millenni i pittogrammi fosse sconvolto arrecando danno alle pareti della stessa. Nella lettera gli studiosi hanno provocatoriamente proposto quindi di aprire la grotta al pubblico, pur conoscendo i danni che ciò comporterebbe, ma in realtà hanno chiesto impegno solenne a copiare la grotta, almeno nelle sue manifestazioni più importanti, in un altro sito nella zona. Per conservarla a disposizione dei salentini e di tutti coloro che vogliano usufruire di questa bellezza”. La Bellanova chiede dunque al ministro Galan, di recente succeduto a Sandro Bondi, “se il Ministro non ritenga doveroso raccogliere l’istanza avanzata dagli studiosi, attivandosi con urgenza per evitare la dissipazione di un patrimonio archeologico di rilevanza europea che andrebbe, invece, recuperato e valorizzato a vantaggio del territorio salentino, italiano e di tutti coloro che vorranno usufruire delle bellezze storiche che sono in esso contenute”. L’importante intervento della Bellanova appare ancor più interessante se si considera che l’unico progetto per permettere la fruizione della Grotta è quello coordinato dalla dottoressa Virginia Valzano, cui hanno contribuito il Caspur di Roma, il Coordinamento Siba dell’Università del Salento ed il Cnr canadese. Uno sforzo incredibile che ha visto all’opera le migliori attrezzature disponibili al mondo, e addirittura uno scanner laser utilizzato dalla Nasa e appositamente modificato per le Grotte di Badisco: ma adesso tale progetto di fruizione, finanziato dalla Regione Puglia, è stato “cassato” in sede di Area Vasta Sud Salento, e senza neanche modificare la delibera regionale. Il tutto, sembra, non per impellenti ed urgentissimi interventi su altri beni culturali, bensì per mettere nuovi arredi nel Palazzo nobiliare di Botrugno.

Elio Paiano

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Otranto-Santa Cesarea, riapertura parziale a tempo di record: la Provincia ringrazia

Con l’arrivo delle vacanze pasquali e di migliaia di turisti, la Provincia ha ordinato la riapertura al traffico, a senso unico alternato, della strada provinciale 358, ovvero della litoranea Otranto – S.Cesarea, nel tratto interessato dai lavori di consolidamento dei muri di sostegno. “Sono molto soddisfatto per il lavoro svolto dai tecnici del Servizio Viabilità”, dice l’assessore provinciale ai Lavori pubblici Massimo Como, “in un tempo ristrettissimo sono stati in grado di far eseguire le opere di consolidamento, consentendo la riapertura al traffico, seppur parziale, della strada, e l’alleggerimento dell’intervento oggetto di contestazioni nei giorni scorsi. Un ringraziamento particolare va anche all’impresa appaltatrice, Conti- Mastroiacovo da Campobasso, che ha profuso ogni sforzo per permettere la riapertura della litoranea, lavorando spesso in doppi turni e anche nei giorni pre-festivi”. Insomma, uno sforzo per non creare una paralisi delle attività commerciali e turistiche, oltre che per non dare un’immagine sbagliata del celebre Salento. I problemi, però, sono stati tanti. Nei giorni scorsi, fanno sapere dalla Provincia di Lecce, il crollo di una parte dei muri oggetto di consolidamento aveva infatti comportato una situazione di emergenza, costringendo ad effettuare alcuni interventi non previsti in tempi ristrettissimi. “È questo il motivo che ha causato un lieve slittamento del programma di riapertura”, spiega ancora Massimo Como, “nei prossimi giorni i lavori proseguiranno lungo la corsia della litoranea non ancora riaperta – la destra in direzione Otranto – con l’obiettivo di procedere alla riapertura integrale al traffico della litoranea entro l’estate”. Insomma, disagi per Pasqua, ma probabilmente non per l’estate.

Elio Paiano

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