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Vitigliano, restaurato il mosaico dell’Addolorata

Restituito al pubblico, debitamente restaurato, il mosaico della chiesa dell’Addolorata di Vitigliano. La cerimonia di presentazione dei risultati dell’intervento artistico avverrà sabato 20 agosto alle 19,30, e vi prenderà parte, tra gli altri, anche il presidente della Provincia di Lecce Antonio Gabellone. La chiesa, datata 1725, è situata nel borgo dell’antica frazione di Santa Cesarea Terme. All’inaugurazione e alla riapertura al culto della chiesa seguirà la celebrazione eucaristica del vescovo di Otranto Donato Negro, presente anche il sindaco di Santa Cesarea Terme Daniele Cretì. L’antica chiesa di Vitigliano, dedicata all’arcangelo Michele, è situata in uno dei punti più alti del paese. La chiesa è di stile barocco, l’interno è composto da navata unica, con un altare maggiore e cinque altari laterali, di cui tre sono disposti a destra e i rimanenti due a sinistra. Il quadro più importante che si trova nella chiesa è quello dell’Ultima Cena, soprastante l’altare maggiore, di gran pregio e valore artistico. Nel corso degli ultimi anni la chiesa è stata oggetto di restauri e interventi di manutenzione per conservarne l’integrità delle opere architettoniche e artistiche.

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Otranto, “I muri dell’arte” alla Torre Matta

Ancora per qualche giorno Otranto ospiterà la mostra dal titolo: “I muri dell’arte. Segni e segreti negli affreschi del Salento”. Si possono ammirare le opere esposte ogni sera, fino al 27 agosto, dalle 20,30 fino alle 24, un orario diverso rispetto a quello precedentemente programmato per poter permettere al visitatore una più accurata e attenta lettura visiva. Una scelta che, come spiegato dallo stesso autore Antonio De Vito, si è rivelata giusta. Un’esposizione originale e fuori dall’ordinario, composta da ventisei raffigurazioni che rappresentano una rilettura di opere già presenti nelle chiese e nelle cripte del Salento, con riproduzioni dai grandi del passato, come Leonardo. La particolarità sta proprio nel poter ammirare veri e propri affreschi fuori dalle solite mura. L’affresco è una tecnica già di per sé molto particolare, proprio per la rapidità con la quale deve essere dipinto. Perciò ogni pittore ha bisogno di molto esercizio prima di realizzare il prodotto finale. Tutto deve essere eseguito con sicurezza e precisione, perché una volta creato non può essere corretto. Grazie al metodo dello “stacco”, dopo essere stato dipinto, può essere trasportato con facilità, donando quel tocco di vissuto e soprattutto, decontestualizzato, per dare l’opportunità al visitatore di far attenzione al particolare che può essere quello del viso, di un gesto oppure delle pieghe della veste. Gli ingredienti alla base di tutto sono calce, sabbia, pietre e i colori a base di terre naturali, presenti specialmente all’interno degli scogli della costa salentina. Un percorso lungo il quale De Vito ha voluto raffigurare frammenti di dipinti di epoche diverse, per far vedere come nel tempo è cambiato il modo di rappresentare l’opera d’arte. Ed è così che si trovano graffi e pezzi di uno stesso disegno che vengono accostati nel modo giusto, dando vita a una creazione quanto più fedele all’originale invecchiato. Un’opera spicca fra tutte, posta all’ingresso della mostra, non tanto sotto il profilo stilistico quanto per l’usura operata dall’uomo: De Vito, dopo averla completata, ha voluto lasciare che l’uomo la sporcasse con scritte a caso, proprio come accade oggi a molti affreschi. Guardandola con attenzione si può notare come le scritte siano poste su tutta la superficie, tranne che su gran parte del volto, come a voler sottolineare la sacralità del viso pur non trattandosi di una figura religiosa. Delle imperfezioni, dunque, che attualizzano un’opera classica, rendendola unica.

Alessandro Conte

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Tra Unità e territorio, ecco la miscellanea della Società di Storia patria

È uscita finalmente, per chi l’attendeva come ogni anno, la miscellanea della Società di Storia Patria per la Puglia “Note di Storia e Cultura Salentina”. Come già detto, questo numero è dedicato alla memoria dello scomparso Claudio Micolano, pregevole autore e mentore per molti componenti dell’associazione culturale, spesso da lui guidati con esperienza e capacità da arbiter elegantiarum nella scoperta della lingua italiana. E forse sarebbero stati in molti a preferire che questa dedica non ci fosse, perché segna la tristezza che si prova per una persona che non c’è più, importante sotto il profilo umano e dal punto di vista della cultura cittadina. Un’ampia sezione della miscellanea è dedicata al 150enario dell’Unità d’Italia, attraverso articoli che approfondiscono il rapporto tra Risorgimento e Salento. Da segnalare in tal senso i pezzi di Lucio Causo, storico di Tuglie, alcuni editi e altri finora inediti, che contribuiscono a comporre un ricco puzzle in cui si raccontano, tra l’altro, risvolti del brigantaggio e della spedizione dei Mille nel Salento. Nella sezione atematica dedicata al territorio, impossibile non restare affascinati dall’eloquio di Vincenzo Scarpello, che ha trattato degli aspetti militari nella storia di Terra d’Otranto, ma anche l’agronomo Francesco Tarantino, che ci introduce alla scoperta dell’antico albero della manna in quel di Supersano. Tanti anche i profili di scrittori viventi o scomparsi contenuti nella miscellanea, da Nestore Bandello ad Aldo De Jaco. Da segnalare infine, nella sezione narrativa e poesia, i componimenti di Cesare Minutello, come sempre toccanti e musicali, ma anche il nonsense di Rocco Merola, professore in pensione di Vignacastrisi che negli anni ci ha abituati a continui colpi di scena nelle sue narrazioni. Tra i racconti presente anche “Veneni”, scritto a quattro mani da due collaboratori di Otranto Oggi, Paolo Merenda e Angela Leucci, sorta di thriller archeologico con un finale a sorpresa.

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Intervista a don Pietro Marti: “I Beati, esempio da seguire”

Otranto e la sua comunità si preparano ad accogliere l’evento più importante dell’anno, la festa dei Beati Martiri. Un appuntamento annuale che prende il via il 13 agosto, ma come da tradizione già dal 31 luglio ha inizio la cosiddetta tredicina, con l’esposizione dell’urna dei Beati, una teca in argento contenente una piccola parte dei resti dei Martiri. Sul valore della festa dal punto di vista religioso abbiamo chiesto un parere autorevole, quello del parroco della Cattedrale di Otranto, don Pietro Marti.

Da quanto tempo lei è a capo di questa importante parrocchia?

“Venti anni. Il 14 agosto del 1991. Scade quest’anno il ventennio come parroco qui a Otranto. Anche se prima lavoravo insieme con don Grazio che, pur avendo lasciato la responsabilità di parroco, tuttavia era una preziosissima presenza qui in Cattedrale, non soltanto nella divulgazione degli elementi culturali, ma anche nell’accoglienza dei numerosi turisti. Perché poi l’estate questa diviene una parrocchia molto allargata ed è una esperienza veramente bella, perché ti accorgi che al di là di quello che appare, del turismo come fenomeno di massa, c’è una ricerca religiosa incredibile, un bisogno di Dio forte nelle persone. E molte volte proprio da chi meno te lo aspetti. Oppure da gente che, visitando la Cattedrale, si sente attraversare da problemi esistenziali e da problemi di fede, perché poi in fondo, vita e fede sono legatissimi”.

Secondo lei cos’è cambiato dall’inizio del suo insediamento a oggi, in merito a questi festeggiamenti?

“Ѐ un appuntamento annuale. Si cerca di ridimensionare, nel senso che bisogna fare spese non più lunghe della propria gamba. Quindi, ovviamente, si risente anche delle varie crisi che attanagliano tutti. Però l’appuntamento rimane importante, al di là dell’ampiezza o meno dei programmi nei festeggiamenti. E si è cercato sempre di accontentare tutti. Si è cercato soprattutto di creare, nell’ambito della tredicina in particolare, sempre questa comunione tra le varie parrocchie, tra i vari vicariati. Per cui ogni anno, durante questo periodo, vengono anche commentati documenti importanti emanati dal Papa oppure dall’Episcopato italiano. Quest’anno, in particolare, si presta attenzione agli orientamenti che riguardano l’educare alla vita buona nel Vangelo e che accompagneranno la Chiesa italiana nei prossimi dieci anni”.

Quindi questa festa, nonostante il benessere diffuso e la cosiddetta modernità, ha ancora la valenza spirituale di un tempo?

“C’è sempre da distinguere i due aspetti. Perché quando parliamo di modernità ci riferiamo a tutti quei mezzi di comunicazione di massa che creano l’industria del divertimento. Però nello spirito della festa va sempre salvaguardato l’aspetto profondo, spirituale. Certo, tutte le feste hanno un doppio aspetto, e molte volte bisogna armonizzare e cercare di rendere proporzionati entrambi, in modo tale che l’uno non sovrasti l’altro. Per cui, se per esempio prevale l’aspetto commerciale o quello consumistico, ciò può essere a detrimento anche dell’aspetto spirituale. L’uomo è fatto di corpo e di spirito. Questo è un punto fondamentale, e anche la dimensione sociale che hanno sempre avuto le feste patronali parte sempre da lì. Occorre sempre equilibrare bene, perché non sempre uno spreco di risorse è segno di fede. Molte volte può anche essere segno di fanatismo o di altro che non ha niente da spartire con la fede. Qui a Otranto i due aspetti sono tenuti abbastanza in equilibrio o per lo meno, per quanto mi riguarda, in riferimento al comitato della festa”.

Sempre in merito ai festeggiamenti, cosa manca secondo lei e cosa, invece, dovrebbe essere più sentito in occasioni come questa?

“Noi siamo un po’ prigionieri della cultura che ci circonda, prevalentemente consumistica e secolarizzata, e laddove l’aspetto spirituale è soffocato tu devi sforzarti di liberarti dagli orpelli in eccesso attraverso il tuo senso critico. Lo vedo anche nel fenomeno turistico, soprattutto nel mese di agosto, quando c’è un turismo un po’ più caotico e superficiale. Certamente c’è anche chi viene in chiesa e prega, ma poi ci sono persone alle quali bisogna ricordare le norme più semplici, come ad esempio l’avere un abbigliamento più consono e decoroso quando entrano in chiesa”.

A quando risalgono i primi festeggiamenti in onore degli 800 Martiri?

“Mi ricordo di aver letto anche una stampa di un manifesto del 1880, quando venne celebrato il quarto centenario. I Martiri sono stati festeggiati sempre, ovviamente con i mezzi dell’epoca. Anzi, un elemento particolare per la beatificazione, proclamata nel 1771, è stato proprio questo culto continuo, ininterrotto. Una volta forse era prevalente l’aspetto esterno, chiassoso e un po’ meno accentuato. Ma, come dicevo prima, le feste portano sempre un bisogno di esprimere questo segno della gioia collettiva attraverso vari mezzi, dall’abito che indossi fino alla mensa più ricca. Non dimentichiamo poi che questi anniversari sono un momento di incontro e unione all’interno della famiglia, specialmente con il fenomeno della migrazione. Quindi, le feste patronali sono un’occasione di riscoperta della propria identità anche dal punto di vista sociale, oltre che spirituale. E questo è un aspetto essenziale cui la Chiesa è attenta, perché nessun aspetto della vita dell’uomo è estraneo alla vita della Chiesa stessa”.

Non tutti sanno che una parte delle reliquie è presente nelle chiese di varie città italiane come Napoli, Milano, Salerno, Bari e anche all’estero. Questo ci fa capire come i Martiri siano venerati altre i confini della Terra d’Otranto.

“Certamente, e una parte di reliquie la possiamo ritrovare anche all’estero, come ad esempio a Panama, in Brasile, in Africa e dovunque ci siano stati missionari o dei nunzi apostolici. Consideriamo che le reliquie vengono richieste da comunità e da chiese. Oggi la tendenza anche da parte del vescovo è quella di distribuire le reliquie non tanto a singole persone, quanto a comunità, parrocchie o chiese. Bisogna tener presente che il martirio proietta la persona che lo ha subìto e affrontato con coraggio e fede a un livello che travalica i confini del luogo e del tempo. E ciò ci mostra l’umanità nella sua massima realizzazione, perché l’uomo si realizza amando e l’amore, a sua volta, si realizza donando, e non c’è amore più grande di chi dà la vita. Questo è indipendente dal livello religioso o culturale che uno ha. E la testimonianza di chi dà la vita per qualcuno, con la lettera maiuscola, ha una risonanza universale. Quindi la venerazione delle reliquie tende proprio a unire, a dare forza e coraggio, perché c’è un martirio quotidiano da affrontare, ed è quello individuale e lento che molte volte non fa notizia, ma che non è meno prezioso dell’altro”.

Alessandro Conte

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Tra riti e gusto, Otranto in festa ricorda i Beati Ottocento

Clima di festa, ma anche di devozione e fede. Otranto si appresta a celebrare i Beati Martiri, compatroni della città, con manifestazioni religiose e civili che dal 13 al 15 agosto riporteranno alla memoria di otrantini e non l’eccidio dei loro antenati per opera dei Turchi, nel lontano 1480. Le celebrazioni religiose hanno preso il via già il 31 luglio: la tradizione vuole che nei tredici giorni subito antecedenti al dì della strage, che ricorre il 14 agosto, venga esposta in cattedrale l’urna dei Martiri, per poi chiudere la tredicina alle ore 22 di giorno 13 con una veglia diocesana di preghiera presieduta dall’arcivescovo, per ricordare il messaggio di fede, speranza e impegno civile degli Ottocento. I riti civili partiranno con il tradizionale percorso del sindaco che, accompagnato dall’arcivescovo e dalle autorità civili, militari e religiose, dal palazzo comunale si recherà presso il monumento ai Martiri, in piazza degli Eroi, e dopo aver deposto una corona di fiori terrà il discorso commemorativo insieme al professore Salvatore Palese. Il giorno successivo si entrerà nel vivo della commemorazione: alle 11 si terrà nelle mura della Cattedrale la solenne concelebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo Donato Negro, e a partire dalle 19,30 con la partecipazione del sindaco Luciano Cariddi e delle autorità civili e militari, lo stesso arcivescovo guiderà la processione con l’urna delle reliquie dei Beati Martiri, recata a spalle dai presbiteri diocesani, coinvolgendo le vie principali del borgo idruntino. Luminarie maestose a vestire il borgo di giochi di luci e colori suggestivi, come ogni festa patronale che si rispetti non mancheranno le tradizionali bancherelle e come ogni anno fiumi di gente che dopo la mezzanotte saranno tutti con il naso all’insù per godersi lo sfavillio di colori e scintille dei fuochi pirotecnici della ditta Mega di Scorrano. Musica, e per tutti i gusti, sarà presente l’Orchestra di fiati della Città di Noci e già dalla mattina del 14 per i rioni cittadini passerà il concerto bandistico Città di Cutrofiano, la serata successiva sarà animata da uno spettacolo musicale curato da Gruppi Musicali – associazione culturale e musicale – e dalla band Overdose, che delizierà i presenti con le sonorità blues di un big della musica italiana e internazionale, Zucchero. E quest’anno proprio dal comitato festa dei Beati Martiri e dal Comune di Otranto, con la collaborazione di Mediamorfosi – Strategie di Comunicazione, arriva una novità tutta gastronomica, i “Sentieri del Gusto”. Passeggiando per la città nei tre giorni dedicati ai festeggiamenti sarà possibile apprezzare le eccellenze delle produzioni enogastronomiche pugliesi, per scoprire il Salento deliziando il palato e la vista attraverso raffinati stand espositivi, ricchi anche di manufatti di artigianato locale. Una prima edizione, questa, che ha tutte le caratteristiche per divenire un appuntamento imperdibile dell’estate otrantina.

Alessandra Ragusa

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La “Notte del Mulino”, l’arte di fare e mangiare secondo natura

Noi siamo quello che mangiamo. Parte da questo presupposto “La notte del mulino”, evento che porta come slogan “Mangiare è un atto agricolo. Mangiare è Gusto. Mangiare è Cultura”, e che si tiene sabato 20 agosto presso il Molino del Salento alle 20,30. Il progetto nasce dalla collaborazione tra il Quoquo, Museo del Gusto, e l’azienda luogo del l’evento, il Molino del Salento. “Sarà una notte magica. Sarà una notte di farine. Perché – dice Titti Pece, direttrice del Quqouo, Museo del Gusto – per gustare la cucina di un luogo e per capirla bisogna partire proprio dalle sue farine. E dai grani e dai cereali da cui esse derivano”. Il programma prevede una chiacchierata sul percorso della molitura dai cereali alle farine, con visita guidata al mulino e del percorso di produzione dei prodotti aziendali, l’esposizione di una grande trebbiatrice in legno degli anni ’30 del ‘900, musiche, canti e pizziche con il gruppo etnomusicale Arsura, e una cena molto speciale, ispirata e costruita sui modelli culturali del mondo agricolo padronale e contadino. Il menu riproduce e propone infatti, quasi in un percorso di archeologia dei sapori, le pietanze una volta in uso nelle tradizionali feste dette “de lu capucanale”, che segnavano, celebrandola a tavola, la fine di una stagione agricola di lavoro nei campi. Durante la serata interverrà l’agronomo Antonio Bruno.

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La Società di Storia Patria presenta la nuova Miscellanea

Pronta e tutta da presentare la nuova Miscellanea della Società di Storia Patria per la Puglia, sezione di Maglie, Otranto e Tuglie. La rivista, intitolata “Note di storia e cultura salentina”, giunta al suo ventunesimo numero, sarà presentata il 17 agosto alle 21 presso l’auditorium “Giovanni Cezzi” di Maglie. Come ogni anno, si tratterà di una sorta di festa del tesseramento in cui, subito dopo le comunicazioni del presidente Dario Massimiliano Vincenti, il dirigente Giuseppe Orlando D’Urso presenterà il nuovo numero della Miscellanea, quest’anno dedicata alla memoria del socio e amico Claudio Micolano, da poco scomparso lasciando un grandissimo vuoto nel mondo della cultura. Seguiranno gli interventi di alcuni degli autori dell’opera, che illustreranno brevemente il contenuto dei propri lavori. Al termine della serata degustazione di prodotti tipici locali a cura di Carlino, prestigiosa azienda di produzione e trasformazione di conserve alimentari e main sponsor della rivista. Ma non finisce qui: la Società di Storia Patria promuove quest’estate altri eventi culturali. Il 18 agosto alle 21, nell’atrio del liceo classico “Francesca Capece” di Maglie, ci sarà presentazione del libro di poesie di Mario Micolano “Canto della vita”: presenta Lina Leone, letture a cura di Danila Canitano. Stesso luogo e stessa ora, ma il 29 agosto, presentazione de “Li cunti te lu tata Ngiccu” di Vittorio Lionetto. Presenta Roberto Muci, letture a cura di Giuseppe Orlando D’Urso. Infine il 3 settembre alle 20,30, presso villa Tamborino, c’è “Va’ pensiero”: introduce Salvatore Coppola, intervengono Giuseppe Orlando D’Urso ed Ermanno Inguscio, autore de “Il Risorgimento nella periferia del Mezzogiorno”, e contestualmente la proiezione del video “Italia mia. Bianco Rosso Verdi”, ideato e realizzato da Ada Ria.

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“Tessere di Storia” in mostra alle Costantine di Casamassella

Tessere di Storia. Questo il titolo dell’evento che prende il via questa sera alle 20,30 e che si protrarrà fino al 21 agosto, tutti i giorni, dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 20 presso le Costantine a Casamassella. L’esposizione di opere pittoriche dell’artista Milva Chemello viene affiancata ai prodotti artigianali della tessitura salentina. Un evento proposto dalla stessa fondazione uggianese, una manifestazione all’insegna dell’identità culturale e paesaggistica orientale e soprattutto salentina. Milva Chemello espone le sue opere che, come vere e proprie tessere, mettono insieme e descrivono terre lontane e lo stesso Salento, visto dall’artista come la terra d’Oriente d’Italia. Oriente e Salento, apparentemente lontani, si uniscono diventando un tutt’uno in queste tele e portano lo sguardo del visitatore lungo un percorso tra rocce, masserie e castelli. Verranno proposte all’interno della manifestazione, inoltre, tecniche e opere di un’arte antica, quella della tessitura, risalenti a centinaia di anni fa. Tecniche di tessitura come quella antica dei “pinti” o quella più recente “a fiocco”. Si passa perciò dai tappeti ai cuscini, dai copriletti agli asciugamani, dalle coperte di lana alle borse e stole, tutto rigorosamente creato dalle sapienti mani delle donne di Casamassella. Tessitrici che, con l’utilizzo di telai a quattro licci, intrecciano fili di cotone con pazienza e amore. Lavori, quelli artigianali, che con il tempo vanno via via scomparendo e che vivono di queste iniziative per poter essere divulgati alle generazioni future. Questa iniziativa culturale è frutto dell’impegno della Fondazione.

Alessandro Conte

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Gigi Proietti regala al pubblico otrantino emozioni e ilarità

Gigi Proietti, con “Pierino e il lupo”, emoziona la città dei Martiri. L’attore romano e l’orchestra “Tito Schipa” di Lecce sono stati infatti i protagonisti, domenica 31 luglio, di uno spettacolo realizzato in coproduzione con Forum Eventi e in collaborazione con “Salento in Festival” e col Comune di Otranto. La serata ha segnato la chiusura della stagione musicale dell’estate 2011 dell’Orchestra sinfonica, guidata dal direttore artistico Marcello Panni, che anche quest’anno ha riscontrato un notevole successo di pubblico e critica. Lo spettacolo era diviso in due parti. Nella prima Gigi Proietti ha interpretato la favola di “Pierino e il lupo” nella versione per voce recitante e orchestra che Sergei Prokof’ev compose su proprio testo nel 1936. La storia è quella di un audace ragazzino russo che, accompagnato da un’anatra, un canarino e un gatto, riesce a catturare un grosso lupo della steppa. L’orchestra diretta dal maestro Michelangelo Galeati ha coinvolto il pubblico in un misto tra realtà e fantasia, mostrando con gli occhi di un bambino i personaggi della favola semplicemente attraverso il suono degli strumenti. Il pezzo di Prokof’ev è considerato un banco di prova per molte star del teatro: si tratta di un brano sinfonico scritto per spiegare a un pubblico prevalentemente infantile, sotto forma di favola musicale, la funzione e l’importanza che i vari strumenti musicali rivestono in un’orchestra, con l’aiuto di una voce recitante. Nella seconda parte dello spettacolo, Proietti ha riproposto il suo repertorio classico: Gastone, il professore barese che legge “La pioggia nel pineto”, e lo sketch delle parole inesistenti. Emozionante il saluto dedicato al suo amico attore drammaturgo Carmelo Bene: il forte applauso del pubblico ha fatto chiaramente capire la volontà di mantenere alto il ricordo dell’artista salentino.

Serena Cappello

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Mental Fitness, come ti riduco lo stress: corsi a Cannole

Partono i corsi di “Life Mental Fitness” della life coach Alessandra Mattioni, presso il “Petraria Green Village” di Cannole (largo Vittorio Veneto), da lunedì 1 agosto alle 19. Petraria è situato a Cannole, un paese ricco di un passato ancora vivo e di splendidi paesaggi, nonché città delle lumache vicina al parco naturale di Torcito. Un’ora al giorno di relax mentale per liberarsi dallo stress e dalla fatica accumulata durante l’anno offerta agli ospiti della struttura, cioè inclusa nel pacchetto vacanze per un maggiore equilibrio e una mente più creativa, serena e produttiva. Con semplici e divertenti esercizi fisici e mentali a suon di musica, la life coach Alessandra Mattioni allenerà la mente al buonumore e alla “zona soluzione”. Per creare gli stimoli inaspettati e innovativi della neurobica, utilizzando cibi tipici del Salento e i profumi delle erbe aromatiche della flora mediterranea, e scoprendo anche le proprietà curative della pizzica. Alessandra Mattioni ha un master in Programmazione Neuro-Linguistica, è esperta di comunicazione e specializzata nella gestione degli stati d’animo e dello stress. Tiene regolarmente corsi e conferenze di educazione alimentare, ove illustra come favorire l’insorgere di stati emozionali positivi e gestire al meglio lo stress attraverso uno stile alimentare sano e appagante. Tiene da anni corsi di Pnl applicata alla comunicazione, alla vendita, alla definizione degli obiettivi, aiutando i propri clienti a trasformare i desideri in risultati, insegnando come definire obiettivi ben formulati, idonei cioè ad attivare tutte le risorse neurologiche per il loro conseguimento. È autrice di “Nutri il tuo buonumore. Vincere lo stress a favore di stati d’animo positivi con l’alimentazione”, edito da Macro Edizioni nel 2008, e “Nutri il tuo buonumore. Perché l’alimentazione incide sullo stress e come favorire stati d’animo positivi”, edizione di Althena nel 2007. Inoltre è stata promotrice di varie iniziative, prendendo parte nell’ultima edizione della Notte Bianca di Lecce e de La Cultura del Cibo di Corigliano d’Otranto.

Jenny De Cicco

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Megaliti, tesori misteriosi: un convegno a Giurdignano

Megaliti nell’Estate giurdignanese. Se ne parlerà venerdì 29 luglio alle 20 con il convegno “Giurdignano e i megaliti: i sentieri della memoria”. Giurdignano, giardino megalitico d’Europa, vanta la più grande concentrazione di dolmen e menhir d’Italia. I massi, tutti rivolti verso l’est del Mediterraneo, sono più di 25, anche se ancora non c’è una stima completa di questi monumenti. Infatti molti di essi sono stati inglobati nelle abitazioni costruite nel tempo, e fino a metà del ‘900 hanno continuato addirittura a far parte dei materiali edilizi utilizzati nella costruzione di edifici. Inoltre molti dolmen, un tempo censiti, purtroppo sono in seguito crollati o scomparsi. Nonostante questo, a Giurdignano non è raro vedere dolmen o menhir creare, nell’abitato, un percorso in cui è facile perdersi, come il menhir della Madonna di Costantinopoli, il menhir San Paolo, il Croce della Fausa e il San Vincenzo assieme ad altri, con vari nomi, molti mutuati dalla tradizione cristiana. Su essi non è raro veder collocate croci o incisioni cattoliche fatte con l’antico intento di cristianizzare ciò che era pagano, e nel tentativo estremo di non cadere in tentazione furono addirittura scavate e ricavate chiese rupestri in corrispondenza di essi. Nel convegno di Giurdignano, quindi, si scoprirà ciò che le pietre raccontano attraverso la voce di appassionati poeti e attraverso gli studi del docente Giovanni Feo. L’evento vedrà tra l’altro anche la presenza del vicepresidente provinciale Simona Manca e del gruppo lirico “Ensemble Maria D’Enghien”, che guiderà i curiosi alla scoperta di queste pietre storiche, tra culti misterici e racconti popolari, leggende e falsi miti, in una delle zone più affascinanti della terra di Puglia: il parco megalitico.

Jenny De Cicco

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Si sciolgono gli “Intrecci” a Giuggianello, ultima serata giovedì con la pizzica

Volgono al termine gli “Intrecci”, manifestazioni estive organizzate dall’associazione “MillePiedi” di Giuggianello. La serata conclusiva si tiene giovedì 21 luglio alle 21; dopo la Spagna del flamenco e il Nord Africa della danza del ventre un ensemble musicale che riproporrà i canti tipici della terra della taranta: ballerine di pizzica inviteranno gli spettatori a partecipare alla frenesia, sostenuti dal ritmo dei tamburelli, danzando a piedi scalzi come tradizione vuole. “Intrecci” è giunta al suo epilogo, ma non solo attraverso la danza: anche attraverso rappresentazioni di momenti tipici della vecchia mondanità e quotidianità ognuno potrà scoprire le radici e la vera natura del popolo tra i due mari. Il tutto sarà accompagnato da sapori tipici che contraddistinguono la terra rossa salentina. Ma l’associazione “MillePiedi” ha in serbo ancora molte sorprese.

Jenny De Cicco

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