Posted on 19 Aprile 2011.
Vivere la storia ed esserne consapevoli.
Descriverla, osservando gli eventi in prima persona, come uno spettatore privilegiato seduto in prima fila per un’importante prima teatrale.
Emozionarsi e infine raccontarla nella sua grandezza, narrando le infinite contraddizioni che inevitabilmente essa trascina con sé in quella clessidra del tempo che da sempre scandisce passo dopo passo l’evoluzione dell’umanità.
Tiziano Terzani, giornalista, storico corrispondente per il prestigioso settimanale tedesco Der Spiegel, collaboratore per il Corriere della Sera e La Repubblica, ha vissuto alcuni degli eventi più significativi della nostra storia contemporanea.
Con le sue corrispondenze è riuscito a far conoscere ai lettori occidentali alcuni tra gli aspetti più nascosti del continente asiatico. Un prezioso bagaglio culturale fatto di millenarie tradizioni custodite gelosamente e dunque riservate ad un pubblico estremamente limitato.
Sfondo della narrazione un mondo che si trasforma con spaventosa rapidità e che, già dalla seconda metà del Novecento, pareva sempre più orientato verso un capitalismo sfrenato e globalizzante.
Terzani ha avuto la prontezza di indagare con profondità nella storia e nel costume di alcune civiltà, come un archeologo che, dopo il primo ritrovamento, non pago continua a scavare sempre più a fondo, consapevole che la scoperta più importante deve ancora avvenire.
Spinto da un’irrefrenabile curiosità, sete di conoscenza (e con un gran sorriso che l’ha sempre caratterizzato anche nei momenti più difficili), Tiziano Terzani, giornalista sui generis, spesso fuori dai canoni della sua professione, ha compiuto un complesso e avventuroso percorso di vita che l’ha portato il più delle volte in prima linea, a stretto contatto con alcuni significativi avvenimenti che oggi riempiono le pagine dei libri di storia: l’apartheid sudafricana, la guerra degli americani in Vietnam, la presa del potere dei Khmer rossi in Cambogia, la Cina comunista post maoista, l’occidentalizzazione giapponese, il crollo dell’Unione Sovietica ed infine il pacifismo dell’India, tappa finale fondamentale per l’evoluzione spirituale del giornalista toscano.
Dopo tanto scrivere e narrare, infatti, Terzani ha ricercato nel silenzio della più intima meditazione, prima sull’Himalaya e poi nella località di Orsigna in Toscana, quelle risposte che per tutta una vita ha sperato di trovare altrove, in giro per il mondo, e che in realtà, per sua ammissione, ognuno cela dentro di sé. Distaccarsi dal materialismo che permea la nostra società, riscoprire un contatto sensoriale diretto con l’ambiente che ci circonda e accettare la caducità della vita umana; sono questi i passaggi fondamentali nell’evoluzione del suo pensiero.
La malattia che l’ha accompagnato negli ultimi anni di vita ha contribuito a mostrare un uomo completamente diverso dal giornalista che ha girato l’Asia in lungo e in largo raccontando di guerre e culture. Dimessi i panni del cronista internazionale, ha scoperto una profonda spiritualità, preparando la propria anima all’ultimo grande viaggio terreno, la morte.
Terzani è stato, senza dubbio alcuno, un grandioso osservatore di vita ma spesso, purtroppo, anche di morte. Una dicotomia, questa, che lo segnerà profondamente fino alla fine dei suoi giorni. Vita e morte, gioie e dolori, bene e male rappresentano, infatti, l’inevitabile faccia della stessa medaglia, ciò che l’antica filosofia cinese rappresentò efficacemente nel simbolo di Yin e Yang.
Oggi Anam, “il senza nome” (come Terzani si faceva chiamare negli ultimi anni di vita), rivive nei suoi scritti e nelle sue numerosissime testimonianze fotografiche. Ma più di ogni altra cosa il suo ricordo è vivo più che mai in tutti coloro che hanno avuto la fortuna e la capacità di percepire fino in fondo il suo messaggio, un messaggio permeato di pace e di amore per la vita.
Andrea Ambrosino
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Posted on 18 Aprile 2011.
Sabato 16 aprile, al civico 11 di via Caprarica a Martano, l’artista Gianna Stomeo, titolare dell’omonima galleria, e il critico d’arte Pompea Vergano hanno presentato la collettiva “Dalla Lombardia un inno al colore”. Una esposizione in cui – sostiene la Vergaro – “si evince la ricerca, l’impegno e l’esperienza di artisti che provano a dare una risposta ai tanti impulsi della cultura, e vivono in ambiti differenti”.
La serata inizia con il consueto saluto di Gianna Stomeo e del sindaco di Martano Massimo Coricciati, che nel suo intervento esalta il lavoro di promozione culturale svolto dalla galleria e approfitta per rilanciare la mai
appassita idea della famosa Biennale di scultura di Martano, ferma ormai da sette anni. Gli fa eco l’intervento del consigliere delegato Toni Iervoglini, che non lesina i complimenti al meritorio lavoro dell’organizzazione tutta. Il mix pittura, musica e danza, e poesia si apre infatti con un’altra scoperta del rinato panorama artistico salentino: Maria Cristina Galiotta, diciottenne martanese e ballerina fresca di spettacolo al Paisiello che si esibisce in danze ungheresi. Segue la lettura della poesia di Pavese “Agonia” da parte di Alessandra Ragusa, con cui si esalta la funzione dei colori utili al superamento dell’agonia stessa, secondo l’illustre poeta.
Dopo la breve intro, il progetto, che proseguirà perché dedicato a tutte le regioni italiane, entra nel vivo e
Pompea Vergaro guida nella “lettura” delle opere di Antonella Agnello, Marisa Bellini, Matteo Bergamaschi, Guido Bettoni, Romano Buratti, Antonella Campi, Simona Cao, Claudio Fiori, Ada Garrone, Alessandro Gedda, Lydia Lorenzi, Mino Marra, Clementina Macetti, Lelio Menozzi, Patrizia Masserini, Gisella Moreschi, Pier Giorgio Noris, Pasquale Pierro, Brigitta Rossetti, Silvana Restelli, Maryna Sakalouskaya, Hayat Saidi, Gian Luigi Sarhtori, Daniela Savini, Luisa Secchi, Luciana Signorini, Andrea Silanos, Rosario Vesco: risultato, un percorso di conoscenza degli artisti lombardi con i loro profili più europei e globali rispetto ai nostri, più legati al territorio. I colori accesi, ospiti inaspettati delle pennellate lombarde, hanno stupito tutti i presenti per l’intensità e per il senso di libertà che infusi negli occhi dell’osservatore. Un filo conduttore che – sostiene la Vergaro – “viene fuori da solo senza costruzioni precedenti, un’esaltarsi di uguaglianze e differenze nei temi, negli stili, nelle ispirazioni che rende avvincente il percorso, dando un ritmo costante”.
La mostra si chiude con il binomio opera e poesia “Senza di te” di Luigi Sartori, letta da Gianna Stomeo con l’espressività dettata dalle parole della poesia scritte in maiuscolo e minuscolo. Ultima parte della serata dedicata a un viaggio nelle musiche di matrice popolare provenienti dal Mediterraneo: balcanica, klezmer e sefardita e dal Sud America: choro brasiliano, tanghi e milonghe argentine, con la fisarmonica dell’artista Rocco Nigro, l’esibizione di Savillanas e danze ungheresi della ballerina Maria Cristina Galiotta.
Fabio Tarantino
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Posted on 18 Aprile 2011.
Mandurino: ”L’organizzazione degli eventi religiosi nel Salento si fa sempre più mirata e attenta alle esigenze dei pellegrini e alle peculiarità dei territori”
Sono all’insegna della spiritualità e della tradizione popolare i percorsi di fede tracciati in occasione della Pasqua e del ponte del 1° maggio per i turisti in vacanza nel Salento. Anche quest’anno l’Apt di Lecce ha infatti promosso i Canti di Passione in Grecìa dal 15 al 23 aprile; i riti della Settimana Santa nel Salento ed il “Cammino per Leuca” dal 26 aprile al 1° maggio organizzato in sei tappe da SpeleoTrekkingSalento da Brindisi a Leuca.
Il programma è stato presentato stamani dalla commissaria dell’Apt di Lecce Stefania Mandurino insieme ai rappresentanti di Comuni, Provincia, Confindustria Lecce, Associazioni culturali e Confraternite.
All’incontro ha preso parte anche Gaetano Armenio, presidente dell’Associazione culturale “Opera” di Molfetta e coordinatore del progetto di promozione turistico-religioso “I Luoghi della Passione in Puglia” promosso dall’Assessorato regionale al Mediterraneo, Cultura e Turismo. “Con questa iniziativa – ha spiegato la commissaria dell’Apt di Lecce – il Salento rafforza il suo contributo in favore di un progetto che ha finalità molteplici: contribuire allo sviluppo dell’identità culturale della Puglia; accrescere il senso di appartenenza e di identità con i luoghi; valorizzare il nostro patrimonio antropologico attraverso azioni promozionali che coniughino promozione e fruizione dei beni monumentali, naturalistici e storico-architettonici; sostenere i programmi di destagionalizzazione”.
Tra i protagonisti di questa rete regionale pubblico-privata del sacro coordinata da “Opera” di cui fanno parte Confraternite, Enti pubblici, Associazioni turistiche e Aziende private, figurano tre realtà salentine radicate nella tradizione millenaria: Gallipoli, con la “Processioni della Tomba di Cristo, detta de L’Urnia”, e della “Desolata”; l’Unione dei Comuni della Grecìa Salentina da anni in prima fila con i “Canti di Passione” e il Comune di Botrugno con la sua processione mattutina del Sabato Santo.
Ma anche le tradizionali processioni di Lecce, Maglie e Cerfignano di Santa Cesarea Terme pur non aderendo al progetto regionale di “Opera”, fanno parte della rete di promozione del Turismo religioso curata da Apt Lecce.
“Un’organizzazione che negli anni si fa sempre più mirata e attenta alle esigenze dei pellegrini e alle peculiarità dei territori”, ha detto la commissaria Mandurino sottolineando l’importanza strategica della collaborazione con Amministrazioni locali (in conferenza stampa erano presenti i sindaci di Maglie Antonio Fitto, Gallipoli Giuseppe Venneri, Martignano Luigino Sergio, Alessandra Bray assessore al Marketing territoriale del Comune di Gallipoli e Donato Biasco assessore alla Cultura del Comune di Botrugno), Enti (Antonio Rizzo dirigente del Settore Turismo della Provincia di Lecce), Associazioni di categoria (Andrea Montinari presidente della sezione Turismo di Confindustria Lecce), Confraternite e Associazioni culturali (Francesco Fontò di “Gallipoli Nostra”, Pantaleo Rielli di ”Salento Griko” e Riccardo Rella di SpeleoTrekkingSalento Lecce). “Gli eventi religiosi e folcloristici – ha spiegato ancora Mandurino – sono una componente decisiva per aprire nuove finestre sul mercato delle vacanze e soddisfare la domanda, ma anche per non abbassare la guardia rispetto alla necessità di tutelare e valorizzare le nostre ricchezze: turismo religioso e culturale devono far parte di un sistema di offerta turistica moderno che sia capace di coniugare gli elementi di identità storica con la tipicità dei luoghi, dei suoi prodotti eno-gastronomici di eccellenza e, soprattutto, con la loro piena sostenibilità e fruibilità”. Info: www.viaggiareinpuglia.it
Processione penitenziale del Venerdì Santo
La Processione penitenziale del Venerdì Santo a Lecce è organizzata dalla Confraternita di Gesù Agonizzante e Santi Medici. Venerdì 22 aprile alle ore 20, subito dopo l’arrivo dell’Arcivescovo Metropolita di Lecce, mons. Domenico Umberto D’Ambrosio, seguito dal Capitolo Metropolitano della Cattedrale di Lecce e dalle Autorità civili e militari, partono dalla Chiesa di Santa Teresa le statue di Gesù morto e della Vergine Addolorata.
Processione della Tomba, detta “de L’Urnia”, e della“Desolata”
Venerdì Santo, 22 aprile ore 18, le Confraternite del Santissimo Crocifisso e di Santa Maria degli Angeli organizzano la toccante processione della Tomba, detta “de L’Urnia”. Pochi istanti prima del crepuscolo, la sacra rappresentazione viene iniziata dall’apparizione del troccolante della confraternita del Crocifisso, che indossa un saio rosso, una mozzetta celeste e un cappuccio rosso che nasconde il viso. Porta sul capo una corona di spine, ricavata da una pianta cespugliosa che cresce spontaneamente nella macchia mediterranea (Asparagus acutifolius). La troccola o “trozzula” è un rudimentale strumento percussivo, costituito da un legno sul quale sono riposti dei battenti metallici. La funzione della “trozzula“, come anche, della tromba e del tamburo è di annunciare alla popolazione il passaggio della processione. Seguono la croce dei Misteri e varie coppie di confratelli del Crocifisso che accompagnano le statue raffiguranti la Passione di Cristo e il Cristo Morto, antica statua lignea di pregevole fattura. Chiudono la processione i confratelli di S.Maria degli Angeli i quali indossano un saio bianco, mozzetta azzurra e un cappuccio bianco calato sul viso, in segno di lutto. Il sodalizio conduce il simulacro dell’Addolorata. La processione percorre le vie del borgo antico e della città nuova, seguita da centinaia di fedeli che partecipano composti in religioso silenzio, mentre bande musicali locali intonano strazianti marce funebri, composte da valenti musicisti concittadini, contemporanei e del passato. La processione rientra nelle chiese del Santissimo Crocefisso e di Santa Maria degli Angeli a notte fonda.
All’alba del Sabato Santo, 23 aprile alle ore 5, la confraternita di Santa Maria della Purità organizza la processione della Desolata e del Cristo Morto. I confratelli vestono saio bianco, mozzetta giallo paglierino, cappuccio bianco calato sul viso e portano con se pesanti ceri. Le statua della Desolata con il suo viso esprime lo strazio per la perdita del caro Figlio. Il Cristo, disteso, è riposto in un’urna dipinta in oro zecchino. Gli splendidi simulacri, realizzati in cartapesta, risalgono al XIX secolo. Intriso di sacralità è il momento in cui la processione fa rientro nella città vecchia, le statue del Cristo e della Desolata, nel piazzale antistante il sagrato della chiesa, vengono accostate dai confratelli per sancire un incontro fisico e spirituale dopo la brutale separazione. È l’abbraccio tra la Madre il lacrime ed il Figlio.
La processione di Venerdì Santo, 22 aprile alle ore 17, parte dalla Chiesa Madre. Un tempo, era aperta dal gruppo dell’Ora Pro Nobis, ovvero una ciurma di vivaci ragazzi con la testa coronata di spine che trainavano un carretto con un calvario e tre croci urlando “Ave Maria ora pro nobbi, nobbi, nobbi“. Le statue dei misteri rappresentano: Cristo all’orto, Cristo alla Colonna, Cristo tra Pilato ed un Pretoriano, Ecce Homo, Cristo in Croce, Gesù che incontra la madre, La Pietà. Le fanciulle, velate di nero, accompagnate dalle note della banda cantano il monotono struggente e ritmato lamento dell’inno di sedici versi senari composto nel 1888 da Luigi Visconti, compositore salernitano. Gli uomini in nero furono introdotti dal maestro artigiano Giuseppe Panarese primo presidente del Comitato dal 1924 al 1968. La divisa da cerimonia è composta da smoking con petti lucidi, colletto inamidato, gilet bianco, cravattino nero a farfalla, bottone gemello, guanti di pelle bianchi, calze nere e scarpe lucide. La processione prende il via da tre chiese: Collegiata di San Nicola, Chiesa della Madonna delle Grazie, Chiesa della Madonna Addolorata. Dalla Chiesa della Madonna delle Grazie, accompagnata dai fratelli della Confraternita, esce la bara di Gesù Morto scortata da quattro carabinieri in alta uniforme per avviarsi in processione verso la Chiesa Collegiata; dalla Chiesa della Madonna Addolorata, accompagnata dai Fratelli della Congregazione e da un gruppo di “piccole Addolorate” esce la statua dell’Addolorata per avviarsi in processione verso la Collegiata; da qui escono le Statue dei Misteri. Così composta la processione si avvia in religioso silenzio per le strade del centro storico, dove la gente può apprezzare la solennità dei movimenti scanditi dal maestro cerimoniere del Comitato, dal lamento delle donne in nero ed un tempo anche dal frastuono della ciurma di ragazzini.
Processione dei Sacri Misteri
La Confraternita dell’Immacolata Concezione di Cerfignano istituita nel 1789, ha ripreso i riti del passato come l’antico pellegrinaggio penitenziale in uso la sera del Venerdì Santo nel 1700 con la visita alle cinque chiese extra moenia di Cerfignano ed il percorso processionale aperto dal Confratello “trozzulante” sin dal 1889. La processione parte, venerdì 22 alle ore 18, dalla Chiesa dell’Immacolata.
Processione mattutina del Sabato Santo
La Confraternita dell’Assunta ha conservato, sino ad alcuni anni addietro, alcuni riti interni per il periodo della Quaresima.
Durante ogni sabato, i suoi soci si riunivano nella Congrega e partecipavano ad alcuni riti, che venivano chiamati “discipline”.
Quando il Padre Spirituale intonava l’inno:
“Gesù mio, con dure funi chi crudel ti rilegò?, i confratelli, muniti di rudimentale cilicio, chiamato appunto “disciplina”, partivano dalla porta centrale e giungevano sino all’altare maggiore battendosi le spalle con tale arnese ripetendo: “Sono stato io l’ingrato, Gesù mio, perdon pietà”.
Alla Confraternita spettava anche l’organizzazione della processione del Venerdì Santo. La partecipazione ufficiale della Confraternita ai riti della Settimana Santa aveva inizio la sera del giovedì, durante la predica della passione. Nella chiesa gremita di popolo, il predicatore esordiva invocando, anzitutto, la Croce, che il sacerdote e due chierichetti trasportavano dal presbitero sull’altare. Avveniva poi la presentazione dell’Ecce Homo, cioè della statua che rappresentava il Cristo denudato dopo la flagellazione. Intanto, fuori dalla chiesa, vicino al portone centrale, sostavano in processione i membri della Confraternita con la statua della Madonna Addolorata, che avevano trasportato dalla Congrega. Ad un certo punto, il predicatore, con voce solenne e altisonante, rivolgeva l’invito: “Entra Maria, Ecco tuo Figlio, tutt’insanguinato…”. I fedeli, che stavano in chiesa, si alzavano tutti in piedi, si spalancava la porta centrale e la Madonna veniva fatta entrare in chiesa e collocata vicino all’Ecce Homo. Fuori, un triste motivo era eseguito dalla tromba, accompagnata dal rullo lugubre di un tamburo. In chiesa, vecchi e bambini, nel silenzio delle campane e dell’organo, riproducevano i rumori del caos battendo le scarpe e agitando le “trenule” (raganelle) col loro rauco suono. Alla fine della predica, la Madonna veniva riportata nella Congrega, dove è allestito il sepolcro. Nella notte del Venerdì Santo, tra le due e le tre antelucane, la tromba, accompagnata dal rullo del tamburo, percorreva le vie del paese, eseguendo una lentissima e struggente melodia. Secondo la tradizione, lo squillo della tromba rappresentava il pianto della Vergine e il rullo del tamburo il mormorio del popolo in tumulto.
All’alba del Sabato Santo, 23 aprile alle ore 6, secondo il rito greco, dalla Chiesa della Madonna dell’Assunta muove la processione con le statue dei Misteri portate a braccio da giovanette in elegante smoking nero.
Venerdì 15 aprile• Martano – Chiesa Maria Ss. Rosario ore 19.30 Sabato 16 aprile• Cutrofiano – Piazza Municipio ore 19.00 Domenica 17 aprile• Martano – Piazza Assunta ore 10.30 Lunedì 18 aprile• Sternatia – Centro Studi Chora-Ma, ore 20.00 Martedì 19 aprile• Martignano – Chiesa di Santa Maria dei Martiri ore 19.30 Mercoledì 20 aprile • Corigliano d’Otranto – Castello De’ Monti – Sala Cavallerizza ore 19.30 Giovedì 21 aprile• Zollino – Chiesa SS. Pietro e Paolo Apostoli ore 20.30 Venerdì 22 aprile– Ta Prakalìmmata jô Paska (Le Preghiere per Pasqua) Sabato 23 aprile• Zollino – Chiesa di Sant’Anna ore 7.30 |
Edizione 2011
15-23 Aprile 2011
Martano-Soleto-Lecce-Cutrofiano
Castrignano dei Greci-Zollino-Sternatia
Carpignano Salentino-Martignano-Melpignano
Corigliano d’Otranto-Calimera
Nella Grecìa Salentina il Canto di Passione ha resistito al tempo e alle mode, consegnandoci, attraverso il suo svolgimento liturgico, l’essenza del divenire umano. La Passione in lingua grica può sicuramente essere considerata una delle forme più antiche di teatro popolare e espressione più genuina delle Sacre rappresentazioni che nel XII secolo erano presenti in tutta Italia. La Passione, infatti, può essere inserita a pieno titolo nella grande tradizione italiana del “Bruscello”, nome con cui si intende solitamente una rappresentazione popolare che ha per oggetto eroi o personaggi biblici e che avveniva nella piazza o nei crocicchi dei paesi, di solito in un periodo dell’anno che andava dal carnevale alla settimana delle Palme, su dei palcoscenici che avevano come scene rami fronzuti.
La Passione veniva cantata nella settimana delle Palme: la vita nelle comunità a base agricola-pastorale era scandita dai grandi avvenimenti liturgici e fra essi c’era sicuramente la Pasqua con la sua liturgia complessa e piena di simbolismi, quali morte rinascita e resurrezione, che sono un chiaro riferimento al risveglio della natura, al passaggio dall’inverno alla primavera.
In genere due cantori, un fisarmonicista o organettista accompagnati da un portatore di palma si presentavano nei crocicchi dei paesi e a turno, una strofa a testa, cantavano e mimavano la Passione di Gesù. Spesso si recavano anche nelle masserie a portare e a rappresentare la morte e resurrezione di Gesù.
Il ramo di palma (un pezzo di ulivo) era adornato con nastrini rossi o arance. Essendo la Passione un rito di passaggio, e cadendo anche in un momento assolutamente particolare della vita cioè il passaggio dall’inverno alla primavera, che simboleggia la vita e la morte, questo canto si inserisce nei riti di passaggio propiziatori di benessere.
Il contenuto della Passione narra della vita e delle pene che patisce Cristo e del dolore straziante di una madre che si aggira dolente in cerca del frutto della vita: il figlio. La Passione rappresenta la pietas popolare e la modalità più complessa e articolata attraverso la quale il popolo esprime il suo misticismo e la necessità di comunicare con la divinità.
La Passione è anche una delle poche rappresentazioni sonore e gestuali presente in tutti i paesi della Grecìa salentina, tanto forse da poter affermare che uno egli elementi caratterizzanti e unificanti la stessa Grecìa sia proprio la Passione. Ogni paese ha avuto in passato, ma anche adesso, dei cantori che hanno caratterizzato il canto della Passione attraverso la propria personale interpretazione sia gestuale che mimica. Da qualche tempo il canto della Passione è stato ripreso nel suo più genuino significato sia canoro che gestuale e in quasi tutti i paesi della Grecìa gruppi di giovani, spesso aiutati e guidati da qualche cantore anziano, hanno ripreso a cantare la Passione. Anche nelle scuole, negli oratori, il canto della Passione è riproposto e a volte drammatizzato. Durante la settimana delle Palme cantori locali e alcuni provenienti dall’Italia centro-meridionale danno vita ad avvenimenti di grande interesse sia spettacolare che devozionale.
Riproposto nel III Millennio da SpeleoTrekkingSalento, a piedi, per 140 km. da Brindisi, per Lecce, sino a Leuca dal 26 aprile al 1 maggio 2011. Il progetto, relativo al “Cammino per Leuca”, nato dall’idea progettuale del presidente Riccardo Rella, va a completare l’eccezionale “Asse viario del Pellegrino” che, dall’inglese Canterbury, seguendo la linea longitudinale della Francigena italiana sino a Roma, poi, la Langobardorum per San Michele Arcangelo, conclude, in maniera logica, naturale e spirituale, al cospetto della miracolosa Basilica Giubilare di Santa Maria di Leuca de finibus-terrae, tramandataci quale primo Santuario d’Europa e del mondo dedicato al culto Mariano (cristianizzata nel 43 d.C da San Pietro e consacrata nel 343 alla Madonna dell’Annunciata).
A PIEDI DA BRINDISI A SANTA MARIA DI LEUCA PER 140 KM. IN 6 TAPPE ITINERANTI CON RIENTRI IN PULLMAN MESSI A DISPOSIZIONE DALL’AZIENDA DI PROMOZIONE TURISTICA DELLA PROVINCIA DI LECCE OPPURE PRENOTANDO ALLE STRUTTURE RICETTIVE DEL TERRITORIO DELLE PROVINCE DI BRINDISI E LECCE
Ore 9.30 Raduno, Madonna del Casale di Brindisi: Cattedrale, San Giovanni al Sepolcro di Brindisi, Valesium di Torchiarolo.
Arrivo a Torchiarolo ore 17 – Km 27
Colazione al sacco autogestita.
Rientro a Brindisi in pullman.
Ore 9.30 Madonna dell’Assunta di Torchiarolo: Santa Maria a Cerrate, Santa Maria d’Aurio, Convento degli Olivetani.
Arrivo obelisco e Santa Maria della Porta di Lecce ore 17.00 – Km 22
Colazione autogestita.
Rientro a Torchiarolo in pullman.
Ore 9.30 Raduno Piazza Duomo di Lecce: Convento dei Domenicani di Cavallino, Madonna della Neve e Menhir di Galugnano (San Donato), Convento degli Angeli di Sternatia.
Arrivo Santo Stefano e Cattedrale di Soleto ore 16,50 – Km 26
Colazione al sacco autogestita.
Rientro in pullman a Lecce.
Ore 9.30 Raduno Santa Caterina di Alessandria di Galatina: Ipogeo di Sogliano, Santa Maria della Neve di Cutrofiano.
Arrivo Cimitero di Supersano ore 17 – Km 24
Colazione autogestita.
Rientro in pullman a Galatina.
Ore 9.30 Raduno Madonna di Coelimanna cimitero di Supersano: San Rocco di Torrepaduli, vestigia Convento di S. Angelo e Crocefisso di Specchia, Serra dei Peccatori, Madonna della Scala.
Arrivo ad Alessano ore 16,30 Km 22
Colazione autogestita.
Rientro al cimitero di Supersano in pullman.
Ore 9.30 Raduno Raduno tomba del Beato Don Tonino Bello al Cimitero di Alessano: Santa Marina di Ruggiano, Leuca Piccola, Santa Pietro in Giuliano, San Giovanni delle Centopietre di Patù, ore 15,30 Erma Antica (simbolo del Cammino per Leuca).
Arrivo al Santuario de finibus-terrae (Benedizione al Santuario) ore 16,30 Km.18
Rientro in pullman o soggiorno autogestito.
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Posted on 15 Aprile 2011.
Iniziati oggi a Martano, Soleto e Lecce i “Canti di passione. Ce custi o gaddho na cantalìsi (“Sentirai il gallo cantare”) rassegna di musica popolare della Grecìa salentina, edizione 2011, che durerà fino al 23 aprile e che ha coinvolto numerosi gruppi musicali e comuni del Salento.
L’iniziativa è stata presentata nei giorni scorsi a Palazzo Adorno dal presidente dell’Unione dei comuni della Grecìa salentina, Luigino Sergio, che spiega: “Questo evento è diventato un “prodotto di marketing” per la promozione del nostro territorio, un’attrattiva suggestiva che richiama numerosi turisti. Si tratta di un evento ormai consolidato di un percorso tra il sacro e la tradizione popolare contadina. I canti si terranno in luoghi come castelli e sagrati delle chiese dei diversi comuni della Grecìa, proprio come facevano i musicisti del passato”. Tra le novità di quest’anno la rassegna ospiterà due fotografe americane note a livello mondiale: Patricia Clarke ed Elisabeth Rubino, che ritrarranno con i loro scatti le rappresentazioni della rassegna. Le fotografie saranno poi proiettate al pubblico il 29 aprile in piazza della Repubblica a Martignano.
“Da zollinese mi sento a casa – aggiunge anche la commissaria Apt Stefania Mandurino. “Sono vent’anni che frequento la Grecìa salentina e posso testimoniare come questo territorio abbia saputo trasmettere la propria identità e tirar fuori tutti gli elementi necessari per creare un laboratorio creativo, un luogo attrattivo in cui la lingua fa da stimolo. La nostra Grecìa salentina è un luogo dove vivere bene e dove tutte le età s’incontrano. Il modello sul quale stiamo puntando per il turismo responsabile è proprio questo”.
Durante la rassegna i canti saranno in lingua grìca per descrivere la Passione di Cristo, mentre i canti salentini racconteranno la storia di “Santu Lazzaru”; inizio stasera a Martano presso la chiesa di Maria Santissima del Rosario, con la Compagnia di Casarano e i cantori di Zollino della Bottega del teatro. Alla stessa, ma a Soleto, è toccato ai fratelli De Santis ensemble esibirsi presso il centro anziani. A Lecce invece, alle 17, l’appuntamento si è tenuto presso la Chiesa greca con Antonio Melegari, Andrea Stefanizzi e Aste.
Il calendario dei canti di Passione proseguirà domani 16 aprile, ore 19, a Cutrofiano, in Piazza Municipio, dove il pubblico potrà assistere alle esibizioni dei Cantori di Alezio e Sannicola, del gruppi Melegari-Stefanizzi, Arakne Mediterranea e Lina Bandello. Presso la Chiesa di Maria SS. Annunziata, alle 19.30, a Castrignano dei Greci, si alterneranno invece i gruppi Asteria e Giovani Cantori di Galatina. Domenica 17, invece, toccherà ai Cantori di Martano esibirsi in Piazza Assunta (ore 10.30). Per conoscere gli altri appuntamenti si può visitare il sito della rassegna, www.cantidipassione.it; alla presentazione dell’’iniziativa , nei giorni scorsi, hanno preso parte anche il vicepresidente dell’Unione Gianni Palma, l’assessore alla Cultura e turismo di Corigliano d’Otranto Addolorata Manti, il dirigente marketing territoriale della Provincia di Lecce, Antonio Rizzo, ed infine Luigi e Giovanni Chiriatti della casa editrice “Kurumuny”, che ha curato il libro della rassegna e il cd dei canti.
Annalisa Gentile
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Posted on 15 Aprile 2011.
Musicista pregevole e attore in un film di nicchia che ha riscosso un grande successo al Festival del Cinema Europeo di Lecce. È Marcello Zappatore, musicista molto noto nello scenario leccese ma anche altrove, che racconta un po’ del suo mondo. Un mondo che per certi versi appare ancora pieno di cliché: il connubio “sesso, droga e rock’n’roll” appare nell’immaginario collettivo inscindibile, un’attitudine che però è stata sconfessata anche da rockstar del calibro di Mick Jagger (almeno negli ultimi anni della sua vita). La musica per Zappatore sembra essere una ragione di vita, qualcosa come l’aria che si respira e l’acqua che si beve: un artista a tutto tondo, che spazia ecletticamente attraverso i generi musicali.
Per quale ragione la musica rock salentina è ancora poco conosciuta rispetto ad altri generi, e il successo è in genere limitato a motivetti commerciali?
“A dire la verità, in un certo qual modo potrebbero essere definiti “rock” o “pop rock” anche i Negramaro, che sono stati e restano un fenomeno di grande successo commerciale; il termine “rock” è molto inflazionato e può voler dire tutto e niente. A me non interessa nulla, né di avere un riscontro commerciale né di essere incastrato nei binari di un unico genere musicale. Io sono Marcello Zappatore e il mio sogno è in futuro poter suonare solo la musica di Marcello Zappatore”.
Credi che “W Zappatore”, se uscisse dai circuiti underground, potrebbe portare maggiore interesse verso il fenomeno rock del territorio?
“W Zappatore” è una pellicola che parla di metal, più che di rock; semmai è ricorrente il richiamo all’attitudine conosciuta come rock’n’roll, che però è più una filosofia di vita. Poi non è mia intenzione richiamare attenzione verso i salentini, io sono felicissimo di vivere nella mia terra d’origine, che è il Salento, ma non al punto di voler a tutti i costi inneggiare a qualsiasi cosa provenga artisticamente dal Salento”.
A breve si terrà proprio a Lecce un evento rock di grande qualità: tra gli ospiti un mostro sacro come Lou Reed: qualcosa si sta muovendo?
“Va dato grande merito a tutte le persone che negli ultimi vent’anni hanno trasformato il Salento in uno spazio in cui è possibile fruire di concerti e festival di qualità e prestigio, dato che durante la mia adolescenza, e anche un po’ oltre, per vedere un evento di rilievo occorreva percorrere almeno seicento chilometri. Sicuramente si muove qualcosa, ma non da quest’anno o negli ultimi tempi, è un percorso intrapreso da tempo”.
Ci sono delle regole per essere un vero rocker? Ad esempio, ti rivedi in alcune caratteristiche dell’episodio sul metallaro della serie “Urban Jungle”, realizzata da Hermes Mangialardo per Qoob TV?
“Io non sono un rocker, né un metallaro. Ho suonato anche rock, metal, oltre a jazz, country, e tante altre cose, ma non mi hai mai interessato essere etichettato in qualche modo. Amo tutta la musica. Di conseguenza sarei un ipocrita a fornire la ricetta per essere o diventare qualcosa che io non sono”.
L’ironia è sempre un ingrediente fondamentale dell’arte?
“Ho sempre adorato Frank Zappa, uno dei più saggi utilizzatori dell’ironia dissacratoria nella musica. Da parte mia, le mie composizioni spesso hanno dei cambi d’atmosfera repentini che possono far sorridere, e poi mi piace attribuire alle mie composizioni (strumentali) dei titoli che facciano ridere, in modo tale che, se non dovesse piacere il brano, almeno possa farlo il titolo. Giusto per fare un esempio, il mio primo disco solista, del 2009, si chiama “La ciliegina sulla porta”.
Angela Leucci
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Posted on 14 Aprile 2011.
Niccolò Fabi, Radiodervish, Paola Turci, Simone Cristicchi e Yo Yo Mundi, tutti insieme in concerto a sostegno di una scuola di musica in Palestina. È una iniziativa ideata da Nabil, il cantante dei Radiodervish, dalla Provincia, dell’Istituto di Culture Mediterranee, da numerosi comuni – tra cui Uggiano La Chiesa – e molti artisti tra i quali Franco Battiato, Noa, Max Gazzè, Carlo Lucarelli, Pippo Mezzapesa. “Caro Nabil, noi artisti abbiamo il dovere, oggi più che mai, di difendere la libertà e di aiutare i più deboli”, dice infatti Franco Battiato. “Il tuo progetto è degno di attenzione. La musica è un mezzo e non un fine. È un onore per me partecipare a questo evento, e fare in modo che le note che suoneremo quella sera si trasformino in una melodia suonata dai ragazzi di Betlemme”. Sabato 16 aprile, quindi (ore 21.00 – ingresso 15 euro), il Politeama Greco di Lecce ospiterà la prima edizione di “Esperanto – Note di speranza”, progetto promosso dal cantante di origine palestinese Nabil Salameh, leader dei Radiodervish, con la collaborazione dell’assessorato alle Politiche giovanili, cooperazione e pace della Provincia. L’iniziativa è sostenuta dai comuni che aderiscono al consorzio Salento Palestina e da Arco Vecchio Hotel, Quarta Caffè, Orione e Coolclub. Questa prima fase del progetto culminerà in un concerto che vedrà sullo stesso palco anche i Radiodervish, che, fondati nel 1997 da Nabil Salameh e Michele Lobaccaro nel tempo, partendo da una matrice “world”, hanno moltiplicato le esperienze musicali in ogni direzione, lasciando tracce di questo ricco percorso anche a livello discografico e lavorando sempre in stretta collaborazione con il talento musicale Alessandro Pipino. Niccolò Fabi, il cantautore romano, proporrà invece alcuni brani del suo repertorio da solo sul palco per un concerto essenziale e intenso in cui cade l’ultimo velo che separa il musicista dai suoi ascoltatori; Paola Turci, una bella voce e una presenza solare lanciata in Italia nel 1986 sulla scia del ritrovato interesse per la musica acustica al femminile, si è affermata in questi anni come una apprezzata interprete della musica italiana; Simone Cristicchi, originale, stralunato, fuori dagli schemi, impegnato e scanzonato, vincitore nel 2007 del Festival di Sanremo e in giro per l’Italia con numerosi progetti; YoYoMundi, una delle band più longeve e prolifiche della scena italiana, con all’attivo sette album in studi e numerosi progetti speciali tra reading, favole, sonorizzazioni.
“La lunga carriera artistica che mi ha portato in giro per il mondo”, sottolinea Nabil, “ha maturato in me un profonda convinzione che vede nella cultura in generale e nella musica in particolare un ruolo fondamentale nella creazione di ponti di dialogo, di comunicazione, di reciproca conoscenza, di solidarietà e di emancipazione. La musica mi ha fatto scoprire la sua magia capace di dare vita a spazi impensabili di comunicazione e di condivisione. Con la musica ho imparato a leggere la realtà trascendendo la politica, alla ricerca di quell’ umana essenza che è un dono prezioso da salvaguardare in tutti gli esseri umani, senza distinzione di appartenenza religiosa o geografica. La musica nei territori palestinesi occupati è forse l’unica strada per i giovani per evadere dalle brutalità del loro vivere quotidiano, e di sognare un futuro diverso capace di mantenere accesa la luce della speranza nei loro cuori”, precisa Nabil. “Nasce da qui la mia idea del progetto di sostegno alle scuole di musica attive nei Territori. Sono profondamente convinto che la musica e la cultura possano generare meccanismi virtuosi di consapevolezza e di migliore sviluppo della società civile”.
Da oggi c’è anche la possibilità di sostenere il progetto “Esperanto-Note di speranza”, per aiutare le scuole di musica in Palestina, tramite bonifico bancario intestato a: Istituto di Culture Mediterranee – Palazzo Comi – 73030 Lucugnano (Tricase). IBAN: IT 90 V 0200 8 16013 000003662383 – Unicredit Banca spa – Agenzia di Lecce Riccardi. Scrivendo nella causale: Sostegno progetto “Esperanto-Note di Speranza”. Ai fini della trasparenza contabile, è opportuno inviare copia del versamento via fax al numero 0832.683544, oppure inviare una comunicazione del versamento effettuato tramite una mail a [email protected].
Elio Paiano
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Posted on 13 Aprile 2011.
Un evento per riportare in auge una tradizione lontana. Si tratta dellu “Santu Lazzaru”, una manifestazione organizzata dalla Pro Loco “Montevergine” di Palmariggi e dal Servizio civile Unpli, che con il suo progetto annuale “La Grecìa Salentina” vuole diffondere la conoscenza sulla tradizione popolare su “Santu Lazzaru”. Negli ultimi anni la manifestazione veniva portata avanti da movimenti cattolici, che contattavano la popolazione porta a porta per una raccolta che sarebbe stata destinata ai poveri. Ma “Santu Lazzaru” ha radici più antiche: molti anni fa si recavano, tra gli altri centri, a Palmariggi cantori che facevano ascoltare per le strade i canti popolari della Passione e della Pasqua. Da qui prende le mosse questo evento, che si tiene il 17 aprile alle presso la chiesa della Madonna della Palma: si esibiranno, con canti non liturgici sul tema della Passione di Cristo, Consuelo Alfieri (fisarmonica, organetto e voce), Mino Alfieri (chitarra) e Antonio Paolo (percussioni). Le tradizioni popolari pasquali trovano completa espressione in questo periodo in cui anche i turisti accorrono per assistere ai riti a ridosso della Settimana Santa, che presentano caratteristiche antiche di una suggestività unica. Come la processione del Venerdì Santo di Maglie, che in questi giorni ha conquistato il premio “A crone de spine” da parte del Comitato per la Qualità della Vita di Taranto: la processione di Maglie è Processione dei Misteri, in cui sfilano le statue che ritraggono i momenti salienti e i personaggi della Passione, rigorosamente d’epoca e con i costumi originali ottocenteschi.
Angela Leucci
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Posted on 13 Aprile 2011.
Un metallaro satanista può avere le stimmate? È da questo assunto che parte “W Zappatore”, pellicola diretta da Massimo “Maci” Verdesca, personaggio già noto per la sua straordinaria ironia. Un’ironia che è evidente in una maniera assolutamente nuova e inedita in questo film, che vede protagonista uno dei rocker più amati del Salento e non solo, Marcello Zappatore. “W Zappatore”, il cui titolo prende spunto da “W Zapatero”, si muove all’interno di una storia strana: il protagonista, dopo una vita devota al rock, si ritrova con le stimmate, il segno di Dio sul suo corpo. Viene cacciato dalla sua band – in fondo, quando mai si è visto un metallaro satanista con le stimmate? – e fa un viaggio interiore in un ego diviso, all’interno del quale non c’è scampo, non ci può essere connubio tra bianco e nero, bene e male, Dio e Satana. Ad accompagnarlo in questo viaggio altri musicisti molto noti nella scena leccese, ma anche due guest star straordinarie, Guia Jelo, che di Zappatore interpreta la madre, e Sandra Milo, una strana nonna rock, lontana dai tempi di “Piccoli fans”, che non manca di stupire. Tra scene incalzanti piene di ottima musica, “W Zappatore” esplora con ironia appunto il retroterra culturale rock salentino, ambiente avulso dalla cultura di massa che identifica il nostro territorio con altri generi musicali e altre vocalità. La pellicola è assolutamente da non perdere, non solo per chi ama il rock o i film musicali, ma soprattutto per chi vede il fenomeno rock-leccese attraverso cliché preordinati che in realtà sono solo leggende metropolitane ridimensionate con ironia in una pellicola che consta di dialoghi straordinari (come nello scambio di battute dal tempo teatrale. “È grave?” “Sì, è Dio”), una buona fotografia e un montaggio serrato, a testimoniare come il Salento non sia solo pizzica e buon vino. Un lavoro davvero meritevole che viene presentato ufficialmente nella premiere di stasera presso il cinema Massimo di Lecce alle 20, all’interno del Festival del Cinema Europeo.
Angela Leucci
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Posted on 12 Aprile 2011.
Iniziate nel caldo pomeriggio di sabato 9 aprile, a Lecce, le riprese del cortometraggio “Una passeggiata in corto”. Il tema è la disabilità, e probabilmente questa potrebbe sembrare l’ennesima, banale pubblicità-progresso … sennonché la giovanissima film-maker, leccese, ha solo 20 anni ed è … diversamente abile. Quale regia migliore di questa per raccontare una storia da un punto di vista più che veritiero?
Serena Grasso, tranquilla di nome ma vulcano di fatto, si è data molto da fare per arrivare fino al primo ciak: “ L’idea di girare questo cortometraggio è nata quando, due anni fa, sono arrivata seconda a un concorso per sceneggiature originali. Da allora non ho mai abbandonato l’idea di realizzare il mio sogno; in questo tempo ho messo letteralmente nel cassetto il manoscritto, ma non le mie intenzioni, fino a quando una persona che mi conosce, credendo in me, ha finanziato la realizzazione del film con il denaro necessario. E ringrazio a questo proposito anche Bianca Malasecchi, mia co-sceneggiatrice”, racconta la neo-regista.
Disabile, ma non diversamente abile da chi, come lei, sogna di realizzare le proprie fantasie, come girare un film, cantare, recitare o quant’altro ma non ci riesce. Lei, invece sì. A darle man forte, lo staff di “Phase35” per la produzione esecutiva, la fotografia e il montaggio, il “SoundWalk Studio” di Gianluigi “Gigi” Gallo per quanto riguarda l’audio e la post-produzione, ragazzi, originari del Leccese, vincitori di numerosi premi nazionali in concorsi per la realizzazione di cortometraggi come lo spot “Lila Western”, premiato nel 2008 presso l’“Alcatraz di Milano” da due attori famosi come Giorgio Pasotti e Martina Stella.
Oltre a Serena gli altri attori principali sono del film Salvatore Sgura di Manduria, che lavora come volontario presso il CPT – anch’egli disabile – e poi Ketty Roselli e Salvio Simeoli, che hanno accettato di partecipare in maniera totalmente gratuita al cortometraggio per sostenere e premiare lo spirito d’iniziativa e sacrificio di Serena. Alla fine delle riprese, previste per venerdì prossimo, saranno pubblicate le video-interviste dei protagonisti del film, in esclusiva per OtrantoOggi.it.
Jenny De Cicco
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Posted on 12 Aprile 2011.
Un appuntamento che torna, ogni anno, ad anticipare la Pasqua. È la Fiera dei Campanelli, una delle feste tradizionali e religiose più attese a Maglie, perché fondata su una lunga e duratura tradizione. La Fiera, che festeggia la Madonna Addolorata, si svolge presso il viale della chiesa omonima, una piccola strada che un tempo segnava i confini meridionali della città. Nel secolo scorso la Fiera era ricca di pezzi di artigianato locale, come appunto i campanelli in terracotta, che danno il nome a una ricorrenza che ha perso un po’ dello smalto originario, anche se ha sempre un posto importante nel cuore dei magliesi. Artigiani provenienti da tutta la provincia esponevano campanelli e fischietti, ma non solo. Tipiche della Fiera sono, infatti, le “trozzule”, particolari strumenti in legno che fanno un rumore stridente quando vengono percossi: le “trozzule” servivano a preparare alla Settimana Santa, in particolare alla Processione dei Misteri, che si tiene il Venerdì Santo ed è uno dei riti più amati dai magliesi. Qui una sezione della processione, i cosiddetti ragazzi dell’”Ora pro nobis”, le utilizzavano per richiamare le persone al “funerale di Gesù Cristo”, che la processione stessa simboleggia. Giovedì pomeriggio, 14 aprile, e il 15 aprile per tutta la giornata, potranno essere visitate presso il viale della Madonna Addolorata le bancarelle che ancora, seppure in misura minore che in passato, espongono questi oggetti di artigianato locale: fischietti con carabinieri o animali, vasetti in terracotta smaltati e non. Campanelli di tutte le fogge e in ogni colore sono però ancora il pezzo forte della Fiera. E anche i non religiosi non possono rinunciare a una capatina alla statua della Madonna, che a tutt’oggi conserva i suoi ottocenteschi abiti originali.
Angela Leucci
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Posted on 12 Aprile 2011.
È uscito in queste settimane il libro “Leonarda Cianciulli, la Saponificatrice”, scritto dal giornalista Fabio Sanvitale e dallo psicoterapeuta Vincenzo Maria Mastronardi, ed edito da Armando Editore. Un grande dossier su una delle leggende metropolitane più famose della storia italiana, quello della Saponificatrice di Correggio, la donna che negli anni a ridosso della seconda guerra mondiale venne accusata di uccidere, saponificare o fare dolcetti delle sue vittime (tre donne: Faustina Setti, Francesca Soavi e Virginia Cacioppo). Il libro esplora infatti in lungo e in largo le vicende che videro protagonista la Saponificatrice, Leonarda Cianciulli, a partire dal suo trasferimento a Correggio fino alla morte, avvenuta presso l’ospedale psichiatrico di Pozzuoli, nel 1970, per ictus cerebrale. C’è per la prima volta, in questo scritto, il rovesciamento della credenza popolare relativa a questa donna, cioè che la Cianciulli abbia fatto veramente sapone delle sue vittime: molte delle cose che ancora si narrano sulla prima serial killer donna italiana sono infatti false, e per questo gli autori del libro tentano di ristabilire la verità di quello che accadde anche attraverso la testimonianza dell’unica testimone oculare ancora in vita, la domestica Nella Barigazzi. Racconto lucido e avvincente, l’opera accenna poi, seppur in minima parte, a un protagonista salentino della vicenda che sconvolse l’Italia del dopoguerra: si tratta di Salvatore Toma, maresciallo dei carabinieri magliese, ma di stanza a Correggio, che andò a sostituire un approssimativo predecessore e che arrestò la Cianciulli. E, come a testimoniare che niente è come sembra, se la Saponificatrice è vista a torto da molti come la donna che uccideva per dar da mangiare ai figli preservandoli dalla guerra in arrivo, persino la corruzione del Sud diffusa nell’immaginario collettivo trova in questa storia materia per una sconfessione: Toma, meridionale, seppe infatti prendere le redini di un caso che era tutt’altro che facile, garantendo risposte precise a una piccola comunità sconvolta da atroci delitti dietro cui si nascondevano la fame di denaro e l’arrivismo personale. “Leonarda Cianciulli, la Saponificatrice” è sicuramente un libro da leggere, sia per la scorrevolezza del suo stile, sia per i contenuti appassionanti: un giallo in piena regola che si innesta nel tessuto di un’Italia ormai assuefatta alla violenza della guerra, in cui l’orrore della cronaca è solo un caso cui la gente sembra non far quasi caso.
Angela Leucci
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