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Integrazione dei migranti, un diritto e un dovere: un seminario a Lecce

Salento, da sempre crocevia di popoli, coacervo di culture, tradizioni ed usanze, ma soprattutto terra di carità cristiana e accoglienza. Luogo ideale, dunque, per ospitare gli stati generali di “Integra onlus”, l’associazione nata nel 2003 grazie all’impegno di Klodiana Cuka e di un gruppo di persone di diverse etnie desiderose di occuparsi dei problemi dell’immigrazione sul territorio salentino, e non solo.

Così nei giorni scorsi, nel ricordo ventennale degli sbarchi sulle coste pugliesi, si è svolto presso il monastero delle Benedettine di Lecce un seminario sulla figura del migrante e sui processi che anticipano e seguono questa precaria condizione. Un incontro aperto dai saluti istituzionali del sindaco della città di Lecce, Paolo Perrone, e del presidente della Provincia Antonio Gabellone, ma arricchito da interventi di notevole interesse culturale. Come la dettagliata analisi in chiave di prospettiva sociologica delineata Don Antonio Panico, docente dell’Università LUMSA di Taranto: “Per contrastare la marginalità e l’esclusione è necessario realizzare prima l’inclusione del soggetto in una società e poi la sua completa l’integrazione” ha spiegato Don Panico, che ha così proseguito: “La società contemporanea presenta un certo grado di deficit di eticità, una mancanza nel relazionarsi con il prossimo che la dipendenza dal virtuale rende evidente agli occhi di tutti”. Inoltre, secondo il docente di Dottrina sociale della Chiesa, la crisi economica non ha fatto altro che rendere più complesse le dinamiche dell’accoglienza anche sotto il profilo lavorativo, riproponendo il concetto di familismo, ovvero quella tendenza a favorire solo le attività lavorative delle persone a noi più vicine. Da qui, dunque, la necessità di recuperare una maggiore confidenza con la dimensione relazionale verso il prossimo.

Molto atteso anche l’intervento del sottosegretario al ministero degli Interni, l’onorevole Alfredo Mantovano. Quasi d’obbligo un’apertura su quanto sta accadendo nel Nord Africa: “Siamo ad una nuova, drammatica ripresa dell’emergenza. Sinora ottomila tunisini hanno abbandonato il loro Paese, non per effettiva necessità ma per libera scelta. Dalla Libia ancora non vi sono grossi flussi migratori poiché il conflitto tuttora in corso non consente che ciò avvenga con una certa facilità. Ma cosa accadrà dopo? Dalla Libia potrebbero presto arrivare flussi di decine di migliaia di persone.” E’ auspicabile quindi, dice Mantovano, la creazione di una sorta di osservatorio italiano sull’immigrazione che possa momentaneamente sopperire all’assenza di un effettivo coordinamento comunitario.

Tuttavia, superata l’imminente emergenza, bisognerà necessariamente puntare con decisione verso politiche omogenee in sede europea, con l’imprescindibile scopo di evitare 27 politiche differenti in tema d’immigrazione, aggiunge il sottosegretario agli Interni: il progressivo abbattimento dei tempi burocratici, l’individuazione dei giusti percorsi d’integrazione e la conservazione e la valorizzazione dell’identità culturale del Paese ospitante sono le priorità più importanti da perseguire, ma senza dimenticare le immagini di un passato, ancora vivo nei ricordi, che consenta di guardare al presente con maggiore consapevolezza e al futuro con un certo grado di serenità.

A far da cornice all’incontro la mostra fotografica di Vittorio Arcieri, giornalista del Corriere della Sera. Un’esposizione di trenta toccanti scatti dedicati ai vent’anni dall’inizio degli sbarchi in Italia; foto che testimoniano con straordinario realismo l’umanità con la quale la popolazione pugliese ha accolto le genti d’Albania durante lo scoppio della guerra dei Balcani.

Andrea Ambrosino


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“Marino, il mio bisnonno garibaldino”, testimonianze idruntine del Risorgimento italiano.

Ci sono storie che possono attendere generazioni, sopite nei cantucci della memoria di una delle famiglie più antiche della Città dei Martiri. Eppure sono lì, dietro l’angolo di uno dei borghi storici della città e attendono solo che la curiosità, il caso o un grande avvenimento le faccia venir fuori da un cassetto dove sono custodite con cura. E’ proprio da un cassetto della sua casa che Luigi Marino Catanzano, insieme al fratello Ferruccio Marino, tira fuori quattro medaglie appartenute al bisnonno Marino. Siamo a Borgo Monte, il quartiere degli Aragonesi dove abitano i Catanzano da più di 150 anni. Ad attenderci nel salotto dove fa bella mostra di sé uno splendido panorama del pittore idruntino Gio’ Samm c’è Luigi con il fratello Ferruccio, che di secondo nome fa Marino come l’avo garibaldino. “Un uomo alto 2 metri e quindici, biondo e con gli occhi azzurri e dalla forza portentosa – racconta orgoglioso Luigi- tanto che si racconta che riuscì a tener testa a tredici soldati dell’esercito borbonico e a prenderli in ostaggio”. Un gesto che Marino pagò con 18 mesi di carcere sull’isola di Favignana con l’accusa di cospirazione contro il governo borbonico.

Figlio di Luigi e Maria Salina, nacque il 18 agosto del 1836 a Otranto, dove poi morì a 80 anni, il 22 dicembre 1916, dopo una vita lunga e avventurosa. Luogotenente di Garibaldi, prese parte alle campagne delle Camicie rosse sin dalla battaglia dei ponti della Valle di Maddaloni del primo ottobre 1960, per la quale venne insignito della medaglia al valore militare. La medaglia con la fascia blu è uno dei trofei che il pronipote Luigi custodisce con cura: “Se guardi in controluce al centro della medaglia, è incisa la data dell’1 ottobre 1860” dice Luigi avvicinandosi alla finestra e facendoci leggere la scritta vergata dalle mani del gigante garibaldino: “Le quattro medaglie le ho restaurate io, perché i nastrini si erano consumati”. Dopo le campagne del marzo 1861 grazie alle quali venne proclamata l’Unità d’Italia, Marino vestì la camicia rossa e i blu jeans dei garibaldini fino all’ invasione del Trentino del 1866. La sua carriera militare continuò nell’esercito sabaudo, dove venne integrato con il grado di sergente.

Luigi legge anche con orgoglio il sonetto del poeta idruntino Antonio Sforza dedicato a Marino, dalla raccolta “Utrantu”, dal quale traspare il suo carattere deciso e la sua poca simpatia verso il clero. Persino le cronache dell’epoca rivelano la sua indole. Luigi Casentino, cronista de “La Provincia di Lecce”, in un articolo del settembre 1910 intitolato “Una provocazione” e rinvenuto dallo storico Gianni Donno, testimonia un curioso aneddoto: il giorno in cui Marino Catanzano provocò la folla urlando contro seminaristi, preti e democristiani che, giunti da Lecce per il corteo della commemorazione dei beati Martiri idruntini, portavano il Tricolore e non le insegne del Vaticano (almeno così racconta Marino) urlando “Viva il Papa!”. Per tutta risposta Marino, seccato e indispettito, rimarcò il proprio dissenso con un sonoro “Viva Garibaldi!” che, mosso all’ indirizzo dei “papalini”, suonò quasi come un richiamo alla Breccia di Porta Pia.

Salvo Sammartino


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Casamassella, tutto (quasi) pronto alle “Costantine” per le Tavole di San Giuseppe.

Sono iniziati i preparativi delle Tavole di San Giuseppe presso la fondazione “Le Costantine”, nata nel 1982 per volontà della nobildonna Giulia Starace per “mettere in rete” le donne devote di Uggiano e Casamassella.

Si respira infatti aria di festa nelle sale della struttura: le signore impastano alacremente, con gesti antichi e sapienti, la farina e l’acqua per far la pasta; nell’aria piena di pollini si diffonde l’odore dolciastro della preparazione; il clima è mite. La storia si ripete assieme ai movimenti delle mani e le memorie riaffiorano, ricordando di quando erano le nonne a farlo, lasciandoci guardare in punta di piedi ai margini di quel tavolo imbiancato di farina, in attesa di assaggiare la pasta cruda.

Per otto giorni la masseria sarà quindi un brulicare di vita, un richiamare gesti ancestrali per la preparazione di questi piatti della tradizione, fino alla Rappresentazione delle Tavole: un tempo necessario proprio alla particolarità di questi pasti caldi durante i quali saranno serviti i vermicelli, la “massa” e altre pietanze caratteristiche e certamente estranee alle “tavole fredde”, approntate con cibi di veloce preparazione. Attori principali della rappresentazione saranno i “Santi” che consumeranno il pasto il 18 e 19 marzo, impersonati dai ragazzi della scuola media di Uggiano, e dunque i futuri custodi delle tradizioni.

Presidente della fondazione è Maria Cristina Rizzo (ex sindaco di Uggiano), appassionata di cultura popolare salentina e promotrice dell’evento, proprio perché ”in passato questi appuntamenti erano momento autentico di condivisione con i meno fortunati, e un modo per chiedere intercessione al Santo, mentre oggi le Tavole sono allestite solo per mantenere le tradizioni locali”. Infatti anche questo evento comincia a diventare turisticamente interessante: fino ad ora sono stati principalmente visitatori locali, ad accorrere alle Tavole, ma ora comincia a prevedersi un’affluenza turistica considerevole: complice anche la proverbiale stizza di San Giuseppe nei confronti delle massaie devote mal organizzate, che si traduce – racconta la leggenda – nella decisione di far inacidire il cibo appena preparato o di apparire in sogno per chiedere maggiore impegno nel rituale.

Jenny De Cicco

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“Urban jungle” apre “Corto Magliese”: torna di scena la sicurezza stradale

Un evento per tornare a parlare di sicurezza stradale. Si tiene il 16 marzo alle 21,30, presso “Art Cafè” a Maglie, l’happening che vedrà protagonista Hermes Mangialardo, cartoonist vincitore della terza edizione di “Corto Magliese” e realizzatore della serie televisiva a cartoni animati sulla fauna urbana “Urban jungle”, andata in onda sul digitale terrestre con Qoob TV: presente anche Nuccia Refolo, cui spetterà il compito di introdurre l’arte dell’autore in tutti i suoi aspetti più simpatici e ironici. Protagonisti saranno infatti il metallaro, l’emo, il dark, l’hippie, il rapper, il discotecaro, il chitarrista da falò con il bongoloide, l’indie e molti altri, tutti personaggi nati dalla fantasia di Mangialardo, che ha all’attivo moltissime produzioni, soprattutto per video musicali che vanno in onda su MTV.

L’incontro con l’autore sarà il pretesto per annunciare il bando del nuovo concorso “Corto Magliese”, la cui premiazione fu presentata lo scorso anno da Mingo De Pasquale di “Striscia la notizia”: ancora una volta di scena la sicurezza stradale, che sarà il tema anche della quarta edizione della manifestazione; tra i partecipanti anche Nuccia Refolo, cui spetterà il compito di introdurre l’arte dell’autore in tutti i suoi aspetti più simpatici e ironici. Il concorso è organizzato dall’Associazione italiana familiari e vittime della strada di Maglie, presieduta da Eva Ruggeri, in collaborazione con l’assessore alla Cultura Rossano Rizzo e alla Società di Storia patria per la Puglia (sezione di Maglie, Otranto e Tuglie) presieduta da Dario Massimiliano Vincenti.

Quest’anno il concorso abbatte il limite d’età aprendosi alle scuole di ogni ordine e grado, nella speranza che siano proprio i ragazzi i più stimolati a parlare di sicurezza stradale. Giuria e premi saranno comunicati in un secondo momento. Per ora è fissato il termine per l’invio dei lavori, che è il 31 luglio: gli elaborati devono giungere all’indirizzo: “Concorso “Corto Magliese per la sicurezza stradale”, c/o Aifvs, via Garibaldi 121, 73024 Maglie (Le)”. La premiazione avverrà nei mesi di agosto o settembre di quest’anno, all’interno del cartellone della rassegna estiva realizzata dall’amministrazione comunale magliese.

Angela Leucci


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Il percorso del Tricolore: una mostra a Maglie

È stata inaugurata ieri a Maglie, presso Palazzo De Marco, la mostra “Il percorso storico del Tricolore italiano”. Si tratta di una manifestazione inserita in un’iniziativa più ampia dell’amministrazione comunale, realizzata in collaborazione con gli istituti scolastici cittadini e le associazioni combattentistiche e d’arma; durerà due settimane durante le quali si potranno ammirare riproduzioni fedeli, e realizzate a mano, delle bandiere storiche utilizzate sul territorio italiano, dalle Repubbliche napoleoniche fino all’attuale semplicissimo Tricolore. Nel corso dell’inaugurazione sono intervenuti il primo cittadino Antonio Fitto, l’assessore alla Cultura Rossano Rizzo, il colonnello dell’Esercito Italiano Antonio Cesari, che ha curato la sezione della mostra relativa alle bandiere, il delegato ai Rapporti tra le autorità civili e l’arma colonnello Salvatore Sperti e il preside del liceo “Francesca Capece” Roberto Muci. Particolarmente seguito l’intervento del rappresentante della Società di Storia patria per la Puglia, Giuseppe Orlando D’Urso, che ha spiegato come il popolo si riconosca in due segni distintivi, la bandiera e l’inno nazionale. Per cui i versi “Michele Novaro incontra Mameli e insieme scrivono un inno tuttora in voga”, di una celebre canzone di Rino Gaetano, sono decisamente attuali: sarà anche esteticamente brutto, secondo alcuni, l’inno “Fratelli d’Italia”, tuttavia non solo ci identifica come nazione insieme al Tricolore, ma soprattutto è stato composto con caratteristiche particolari atte a richiamare dettagli fondamentali della storia del Belpaese.

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Otranto e “l’Anello inutile” di Maria Pia Romano.

L’ultima opera della giornalista Maria Pia Romano, pubblicata per le edizioni “Besa” di Nardò, è stata presentata in anteprima nei giorni scorsi presso la libreria “Gutenberg” di Lecce. L’autrice, che si è già aggiudicata una segnalazione nella sezione Cultura del premio “Michele Campione”, ha all’attivo quattro raccolte di poesia: Linfa (LiberArs, 1998), L’estraneo (Manni, 2005), Il funambolo sull’erba blu, (Besa 2008) e La settima stella (Besa 2008), nonché il romanzo Onde di Follia (Besa 2006). La Romano vanta inoltre altri numerosi riconoscimenti: è inserita nel Museo della Poesia di Perla Cacciaguerra, a Cesa) ed è stata tradotta da Amina Di Munno e Cassio Junqueira per il Festival della letteratura italiana in Brasile.

Così è stato recensito il libro da Stefano Donno (portadiMare.it): “La scrittura della Romano è fresca, si lascia amare, e in questo caso dimostra di aver superato le timidezze degli esordi… la prosa si fa elementale nel senso più puro del termine, ovvero si nutre di acqua, di terra, di fuoco, di aria…”. “E’ un racconto poetico, una prosa d’arte, una storia con tanti incontri magici, spettrali, reali, veri, inventati.” Così invece scrive al riguardo Augusto Benemeglio.

Come ha conosciuto il Salento e cosa in particolare l’ha attratta di Otranto?

Nel Salento vivo da quando avevo tre anni. La vita m’insegna che la patria non è dove si nasce, ma dove si vive. Ed io questa terra la amo. Anche quando fa male amarla. A Otranto ho iniziato le mie immersioni, è un luogo magico. La sua terra rossa me la sono fatta scivolare sotto le mani. Amo le sue pietre e le sue grotte. Amo i suoi inverni e le sue primavere. Ad Otranto mi sono sposata sott’acqua e poi a terra, nella chiesetta della Madonna dell’Altomare. Otranto non si può raccontare. Otranto è la poesia di Maria Corti e di Verri e di Pagano. Otranto è un luogo dell’anima. Otranto è il sogno di mare che attraversa le mie notti quando sono lontana dal Salento.

Nella sua opera parla molto della natura salentina: matrigna o una amorevole madre?

Entrambe. La bellezza può far male, a volte. A Otranto c’è la grotta dell’Ora, un’immersione che s’incontra andando dal porto verso la Torre del Serpe. Si entra in una grotta a ventiquattro metri di profondità, poi si risale. Le stanze sono buie, poi l’incanto della visione: dal tetto crollato entra un fascio di luce che illumina il fondale. Il Salento è così: ti sa incantare facendoti vedere la luce, mentre attraversi il buio. Sta a te scegliere se crederci o no. E decidere la rotta.

Scrive di sentimenti e sensazioni. E’ un atto catartico?

Uno scrittore scrive della vita. Non la sua o non solo la sua, ma quello che ha capito della vita. Nella scrittura si vivono altre vite, si vivono i sentimenti degli altri, si impara ad essere stessi oppure si dimentica il proprio nome. E soprattutto si scopre che ogni bugia è una verità.

Cosa l’ha ispirata?

La vita. L’amore per la vita. D’acqua, aria, terra e fuoco.

Per concludere: una critica e un elogio alla terra di cui scrive.

Una dedica: “L’anello inutile”.

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Quando “La vita facile” si complica un po’

L’Africa dai mille colori, generosa, vitale ma anche bisognosa e precaria fa da sfondo a questa storia di amicizia tra due uomini, due medici italiani con vocazioni chiaramente differenti.

Luca (Stefano Accorsi) incarna l’ideale del medico missionario che ha deciso di abbandonare tutto e tutti per seguire quell’istinto umanitario che spinge verso nuove esperienze sempre al limite.

Mario (Pierfrancesco Favino) rappresenta l’esatto opposto; uno stimato chirurgo di una clinica privata romana, probabilmente all’apice della carriera, avvezzo ad una “vita facile” tra lusso e comodità condivise con la moglie Ginevra (Vittoria Puccini).

Mario, per ragioni inizialmente poco chiare, decide di fuggire dalla routine quotidiana per raggiungere Luca in un Kenya tanto affascinante quanto difficile, decisamente lontano dagli stereotipi vacanzieri e da quell’esistenza tranquilla e agita.

L’incanto tra amicizia, ricordi di una vita e risate s’infrange nel momento in cui Ginevra decide di raggiungere il marito in Africa. Da quel momento,

infatti, la storia prenderà una piega del tutto diversa, riservando accelerazioni e colpi di scena del tutto assenti nella prima parte del film.

Il regista Lucio Pellegrini ripropone una parte fondamentale del cast di “Baciami ancora” di

Gabriele Muccino, puntando forte sulla straordinaria simpatia e duttilità recitativa di Favino e sulla verve carismatica di Accorsi.

I due, legati da una solida amicizia anche nella vita reale, danno vita con la bella Vittoria Puccini a una pellicola piacevole e fluida, che porterà lo spettatore a riflettere su amicizia, carriera, opportunismo, vero amore e quant’altro.

Un divertente ménage à trois sotto il cocente sole keniota tra gli attori più in voga nel panorama cinematografico italiano.

Andrea Ambrosino

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La Grotta dei Cervi, un tesoro da salvare

Sono passati quarant’anni dalla scoperta della Grotta dei Cervi. Quarant’anni in cui questo luogo ha preso il nome di “grotta proibita”, perché non aperta al pubblico. La Grotta dei Cervi non è altro che uno dei più grandi ricettacoli della nostra storia più antica, quella degli uomini primitivi, che però, a differenza di ciò che ci dicono a scuola, non vivevano nelle caverne, ma le utilizzavano in momenti differenti della loro giornata. Le pareti di queste rocce sono piene di graffiti che raccontano una storia simbolica, ancora per certi versi sconosciuta e che si presta a numerose interpretazioni. Qualcuno, di tanto in tanto, lamenta però la chiusura della grotta e ne chiede l’apertura al pubblico. “Si tratta di un patrimonio delicato – spiega Ninì Ciccarese del Gruppo Speleologico Salentino, custode della Grotta dei Cervi – le grotte in questione sono, in generale, un fatto speciale: non solo sono belle, ma sono le riserve naturali che conservano inalterate le tracce della nostra storia”.

Tracce che inalterate devono restare, se si vuole tutelare il patrimonio storico: non dobbiamo confondere le nostre grotte con quelle turistiche, che sono attrezzate; quelle sul territorio di Porto Badisco sono persino in una proprietà privata. Le più note sono la succitata Grotta dei Cervi, la Grotta dei Diavoli, la Grotta di Sant’Emiliano e il Complesso Spagnolo. Ci sono però moltissime grotte sconosciute e spesso subacquee in questi luoghi. “Il Salento è terra importante per la paleontologia e la paletnologia – prosegue Ciccarese, che snocciola una storia fatta dai vari De Lorentiis e Stasi – le grotte sono quelle che gravitano intorno alla baia, costituendo un tutt’uno non geologico, bensì culturale e ambientale”. Sono i pittogrammi a farci conoscere per lo più la cultura di questi uomini primitivi: la grotta era per loro un luogo cultuale (e culturale), con i nuclei abitati all’aria aperta, nelle vicinanze. “Questi uomini – conclude Ciccarese – vivevano un momento culturale differente. Prendiamo il Medioevo cristiano, che ha fatto credere che le grotte fossero un luogo demoniaco: il sottosuolo era la dimora del diavolo. Per i precristiani non era così”.

Se vi chiedeste dunque perché le grotte del Napoletano sono visitabili, ma le nostre no, la risposta è qui: la Storia non si vende per un piatto di lenticchie, per cui, se quei pittogrammi sono rimasti inalterati per millenni, è anche grazie alla loro chiusura al pubblico. Perché è bene che anche i posteri possano conoscere questa cultura, comunque oggetto continuo di studi da parte di moltissime università italiane. “Solo dopo averne garantito la conservazione e lo studio – conclude Ciccarese – si potrà procedere alla promozione e all’apertura di questo tesoro”.

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Eretico e sognatore, ecco a voi Caparezza

Mai banali né scontate. Tornano dopo un intervallo di tre anni dall’ultimo lavoro le melodie dissacratorie di Michele Salvemini, in arte Caparezza. Il rapper molfettese, alle prese con il suo quinto album dal titolo Il sogno eretico, affida ai suoi testi taglienti la visione di un mondo agrodolce in cui la realtà pare essere più vicina all’incubo che al sogno.

Sono diversi, infatti, i bruciori di stomaco che emergono in questo nuovo disco ricco di contaminazioni musicali che spaziano dal reggae di Legalize the Premier al sound anni ‘80 di Goodbye Malinconia. Le sue rime sono lo specchio dell’Italia di oggi in cui, politicamente parlando, da una parte c’è chi cerca di legalizzarsi e dall’altra chi fatica a trovare una qualsiasi quadratura del cerchio, il tutto condito da un diffuso senso di rassegnazione e di perduta capacità critica.

Un ritratto inquietante che Caparezza ben rappresenta nel suo essere antidogmatico, citando nei suoi testi anche alcuni grandi anticonformisti della storia come Giovanna d’Arco, Girolamo Savonarola, Giordano Bruno e Galileo Galilei.

Nel singolo di lancio dell’album, Goodbye Malinconia, cantato insieme ad una voce simbolo degli anni ’80 – quella di Tony Hadley, storico leader degli Spandau Ballet – Caparezza richiama inoltre il tema della grande fuga di cervelli dal Paese, dovuta soprattutto all’impossibilità di cambiare le cose.

Nel complesso, l’eretico Capa sforna 16 tracce, molte rispetto ai soliti standard, di pungente hip hop. Un disco inquieto e incendiario, decisamente meno ironico del solito; un manifesto estremamente critico di un sempre più adulto e consapevole artista alla soglia dei quarant’anni.

Andrea Ambrosino

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A Uggiano si festeggia la donna

Si intitola “Nuove presenze femminili per una nuova società”, l’evento organizzato dalla Pro Loco di Uggiano La Chiesa e Casamassella il prossimo 27 febbraio alle 17 presso la biblioteca comunale De Viti De Marco a Casamassella. Si tratta di un evento per incontrare le nuove cittadine stabili sul territorio: sono le immigrate, che in gran parte svolgono lavori che non svolgiamo noi e sono ormai integrate nella nostra società. Dopo i saluti del primo cittadino Salvatore Piconese, relazioneranno Rosi D’Agata, responsabile Immigrazione Sportello dei Diritti, Milena Rizzo, docente di Sociologia delle Migrazioni presso l’Università del Salento, Paola Nuzzo, presidente dell’associazione femminile “Libera la voce”, Maria Cristina Rizzo, vice presidente ANCI Puglia, Stefania Trippetti, assessore comunale alle Pari Opportunità, mentre la moderazione sarà affidata alla presidente della Pro Loco Marilena Terrizzi. Alla fine dell’incontro verrà proiettato il documentario “Hanna e Violka”, di Rossella Piccinno: il film racconta di Hanna, una badante polacca sul territorio salentino, che viene aiutata temporaneamente nel suo mestiere dalla figlia Violka. Il documentario si snoda tra le cure che queste donne prestano ai nostri “nonni”, il desiderio di essere più vicini ai propri cari e la necessità forte di lavorare per vivere. Un modo simpatico per parlare di donne fuori dagli schemi e soprattutto fuori da cliché preconfezionati: l’incontro anticipa infatti l’8 marzo, giornata della donna, che, sempre più spesso, anziché diventare un interessante momento di spunto e riflessione, si riduce a una bieca festa commerciale.

Angela Leucci

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A Uggiano: “Giovani, polizia e legalità”

A Uggiano la Chiesa proseguono gli incontri dedicati al tema “Giovani, polizia e legalità”: al via il secondo incontro che si tiene il prossimo 19 febbraio presso la biblioteca De Viti De Marco di Casamassella alle 18,30. Interverranno, oltre al primo cittadino Salvatore Piconese, il senatore Alberto Maritati e il capogabinetto della Questura di Lecce Massimo Gambino. Si continuerà a parlare, innanzi tutto, dei concorsi dedicati agli aspiranti nelle forze dell’ordine, e quello che bisogna affrontare per divenire un difensore della cosa pubblica, un tema già introdotto dal primo incontro sul tema. L’incontro, che è organizzato in collaborazione con l’Associazione Nazionale Polizia di Stato di Uggiano, prevede anche una parte dedicata appunto alla Polizia, sul suo ruolo nella lotta contro l’illegalità: dalla mafia alla corruzione, dalla sicurezza stradale alle problematiche giovanili, come la diffusione del bullismo. L’evento rientra in una serie di manifestazioni organizzate e realizzate dall’amministrazione comunale del paese dell’entroterra idruntino, per cercare di dare risposte ai molti giovani del territorio, quelli del comune e della vicina frazione di Casamassella, su queste tematiche.

Angela Leucci

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L’Arena: un luogo per la musica

A Carpignano Salentino c’è un luogo dov’è la musica a farla da padrone. È l’Arena, un discopub che ospita spesso concerti e live interessanti di artisti provenienti dal panorama nazionale e internazionale. L’evento musicale è una delle iniziative più diffuse nel Salento, forse per la nostra vocazione canora che ormai tutta Italia ci riconosce, forse perché appare sempre importante per il territorio creare nuovi spazi dedicati all’intrattenimento musicale. Con queste premesse nasce l’Arena, che si trova presso la zona industriale del piccolo comune in provincia di Lecce, lontano dal centro abitato e facilmente raggiungibile da moltissimi paesi della provincia. “Le dimensioni – spiegano da Millenium, la società che gestisce il locale – lo caratterizzano e lo rendono una sorta di teatro dove va in scena la musica. Lo spazio esterno, utilizzato in estate, rende il locale ampiamente gestibile in base agli eventi. Percepiamo questo locale come un grande contenitore di emozioni”. Il fitto calendario di eventi, poi, caratterizza l’attività dell’Arena, sia in estate che in inverno, divenendo punto di riferimento per gli appassionati di alcuni generi musicali. Tra gli ospiti passati di qui si possono annoverare Emanuele Pagliara, DubTerror & Deniro, Treble, Brusco, Anthony Johnson, Aba Shanty, Dj Gruff, Motel Connection e molti altri. Nonostante, la presenza di figure “forestiere” un ampio spazio è dedicato anche ai musicisti autoctoni.

Angela Leucci

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