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De Leonardis chiede il ripristino del contributo per il trasporto merci destinato agli agricoltori

La protesta della settimana scorsa degli autotrasportatori, che ha paralizzato l’Italia intera e ha generato panico tra la gente, fa ancora discutere tra i palazzi della Regione. Ѐ tornato sulla vicenda il presidente della settima Commissione Affari Istituzionali della Regione Puglia, Giannicola De Leonardis.

“Il recente blocco dei tir – ha dichiarato – non ha solo messo in ginocchio un intero Paese, ma prodotto danni per milioni di euro agli agricoltori e alle cooperative agricole, la cui merce non è riuscita a raggiungere i mercati e i consumatori. Un’ulteriore beffa per un comparto già gravemente penalizzato dal crollo dei prezzi dei prodotti, al quale paradossalmente è corrisposto un aumento esponenziale e insostenibile del prezzo del carburante, del pedaggio autostradale e quindi dell’intera catena di distribuzione e commercializzazione”. Giannicola De Leonardis si è rivolto poi all’assessore all’Agricoltura Dario Stefàno, chiedendo “il ripristino del contributo per il trasporto merci destinato agli agricoltori pugliesi, fortemente penalizzati dalle distanze nel raggiungere i mercati dell’Italia centrale e settentrionale, per non parlare poi del resto d’Europa. Una misura introdotta negli anni scorsi e poi cancellata per ragioni di bilancio, ma cheandrebbe tempestivamente ripristinata per sostenere una delle principali voci dell’economia della nostra regione, da tempo in crisi e che merita attenzioni e interventi sia nell’immediato che nel medio e lungo periodo, per recuperare in competitività e premiare gli sforzi e gli investimenti in qualità di migliaia e migliaia di operatori e cooperative agricole. Il ritorno alla normalità non può e non deve far dimenticare problemi che se trascurati e trascinati diventano sistematicamente emergenze”.

Alessandro Conte

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Maglie, taglio di conifere: quale futuro?

Sono tante le domande che attanagliano in questi giorni gli ambientalisti magliesi. E persino chi non è ambientalista tout court. Si parla del taglio delle conifere in rione Immacolata naturalmente, un provvedimento che ha ricevuto tutti i permessi in regola, solo che qualcuno si è scagliato contro la decisione dei condomini che l’hanno chiesta. E mentre qualcuno di scagliava, altri cercavano semplicemente di capire come sono andate le cose. Come la consigliera Roberta Culiersi, che si unisce ai dubbi già sollevati dal collega d’opposizione, anche se non dello stesso colore politico, Antonio Giannuzzi. “Al di là della legittimità della procedura – ha dichiarato Culiersi alla Gazzetta del Mezzogiorno – che andrebbe comunque approfondita e verificata, mi chiedo come i residenti del rione Immacolata siamo potuti arrivare a una simile decisione. Volere il taglio di 24 alberi in uno dei pochi polmoni verdi della nostra città ha dell’incredibile. E i motivi di sicurezza non credo siano sufficienti a giustificare tale richiesta. Mi chiedo se ci sia stato un sopralluogo del Corpo Forestale e quanti di quei condomini abbiano avallato il provvedimento decisorio. Sarebbe poi interessante verificare come si intende procedere alla recinzione della zona interessata. Vorrei incontrare al più presto i proprietari del condominio e confrontarmi con loro. Alcune decisioni private assumono rilevanza per tutti i gli amministratori nel momento stesso in cui, a causa di queste decisioni, l’interesse che può essere leso è quello pubblico alla salubrità dell’aria e alla salvaguardia del territorio”. La decisione, prima di inoltrare la domanda agli organi competenti, era stata presa nel corso di una riunione condominiale del condominio Tennis, motivata con ragioni di sicurezza. E sembra persino strano parlare di sicurezza in un quartiere in cui a due passi c’è la caserma dei Carabinieri, e quindi è probabilmente il più protetto e monitorato dalla città, non fosse altro che le forze dell’ordine ci passano abitualmente notte e giorno per recarsi sul posto di lavoro.

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Centrale a biomasse di Cavallino: la Regione dice no

La serie di controversie legata alla centrale a biomasse di Cavallino sembra finalmente avviarsi a una conclusione. Al termine della Conferenza dei Servizi dello scorso dicembre la parola era passata alla Regione Puglia che ora si è pronunciata con un no che non dovrebbe lasciare più dubbi sul destino del progetto.

La negazione alla costruzione della mega centrale, notificata dal dirigente del Servizio Ambiente della Regione Puglia, ha suscitato la viva soddisfazione non solo di quanti si erano impegnati nella battaglia contro la realizzazione dell’impianto ma anche di tutte le comunità dei paesi direttamente interessati.

Tuttavia, dal direttivo del Comitato No-Centrale arriva l’invito non abbassare la guardia e a restare uniti, in quanto l’impresa che dovrebbe eseguire i lavori potrebbe procedere in giudizio.

“Accogliamo con estrema soddisfazione il parere negativo espresso dagli organi tecnici della Regione Puglia alla realizzazione della centrale a biomassa di Cavallino. La vicenda non è ancora definitivamente conclusa perché la società ha ora dieci giorni di tempo per depositare le proprie controdeduzioni, ma almeno siamo giunti ad avere un parere specialistico che ufficializza tutto quello che abbiamo detto fin dal primo momento e cioè che questo impianto è smisurato, estremamente vicino agli abitati di San Donato e San Cesario e assolutamente incompatibile con una situazione ambientale già fortemente stressata per la presenza della discarica e dei biotunnel – commenta Andrea Savonitti, portavoce del Comitato intercomunale contro la centrale a biomasse di Cavallino – In attesa di vedere calare definitivamente la parola fine su questa vicenda mi piacerebbe vedere, da parte di tutti i nostri amministratori, un impegno finalizzato affinché tali minacce non possano ripetersi, anziché assistere alla giostra dei comunicati stampa in cui chiunque si arroga meriti e ruoli di paladino”.

Gianluca Conte

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Scorrano, tanti cantieri per chiudere in bellezza un decennio

Infrastrutture, edilizia scolastica, impiantistica sportiva, bonifica restauro. Sono solo alcuni degli ultimi interventi partiti a Scorrano alla vigilia delle elezioni comunali, che chiudono un’era, quella dell’amministrazione di Mario Pendinelli, che non si può ricandidare dopo due mandati consecutivi. Non si tratta di interventi “propagandistici”, dell’ultimo momento, ma interventi simili sono stati effettuati molto spesso in questi ultimi dieci anni, dato che Scorrano ha spesso partecipato a bandi di finanziamento per migliorare il volto della cittadina, ma anche fornire luoghi che abbiano una grande valenza sociale. “L’attività di programmazione e di progettazione – dice il primo cittadino Mario Pendinelli – dell’amministrazione comunale di Scorrano ha fatto sì che il paese fosse interessato da continui interventi che hanno spaziato dall’edilizia scolastica, all’impiantistica sportiva, al restauro, all’infrastrutturazione, per finire alla bonifica e al recupero urbano. Chi attraversa il comune oggi, in ogni zona del territorio comunale, incontra un cantiere che segna in modo inequivocabile la forte spinta di sviluppo che la comunità scorranese sta vivendo. Su due direttrici si sta procedendo allo scavo per la realizzazione della rete di fogna bianca che prevede lavori per un importo di 1875000 euro. Il centro polivalente Angelo Rizzo, destinato alle associazioni di volontariato e a un centro per diversamente abili è in corso di ampliamento, con lavori per un importo di 450000 euro, e sarà inaugurato a breve. La vecchia scuola media Agostiniani, immobile in precarie condizioni statiche, è stata completamente ristrutturata per un importo di 675000 euro e sono in corso di ultimazione i lavori che consegneranno ai cittadini un centro per attività per i giovani. Il Borgo degli Agostiniani, che accoglie il convento e la chiesa risalenti al 1400, è interessato da un intervento di rigenerazione urbana per un importo di 538000 euro che ha già, nella fase iniziale dei lavori, restituito la parte superiore di un antico frantoio ipogeo. Tutto il manto stradale della rete viaria della zona 167 è in via di rifacimento per un importo di 30000 euro. Spostandoci nell’area rurale, in particolare nella zona Paduli, si incontra il cantiere con cui si sta procedendo al recupero di una vecchia cava dismessa, in località Favorita. I lavori, per un importo di 1000000 euro, consegneranno un parco per skate, free climbing, attività sportive, di spettacolo e ricreative. Si tratta di interventi derivanti da finanziamenti ottenuti, che quindi non gravano sulle casse del comune e testimoniano la dinamicità dell’azione amministrativa. Il totale è di 4568000 euro di lavori che sono in corso di realizzazione”.

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TrenItalia: scetticismo e fiducia nell’intervento di Passera

Giannicola De Leonardis, presidente della settima commissione trasporti pugliese e Peppino Longo consigliere Udc in Regione, esprimono, sulla stesso argomento, i sentimenti discordanti della politica pugliese sull’intervento in Camera dei Deputati del ministro Corrado Passera sulla vicenda TrenItalia.

Peppino Longo afferma con una vena scettica: “Non avevamo dubbi, sul trasporto ferroviario anche il ministro Passera si comporta come l’amministratore delegato di Trenitalia, Moretti: il gioco delle tre carte sta diventando il preferito dalle parti di Roma. Ci avevano assicurato che sui tagli ai treni avrebbero fatto dei passi indietro ci avevano anche assicurato un tavolo di confronto ma finora non vediamo azioni concrete. C’è la convocazione del governatore della Calabria per i prossimi giorni ma per noi ancora nulla. L’assessore Guglielmo Minervini si augura che sia dovuto ad un disguido postale, ma io aggiungo che evidentemente ci sono problemi anche sulle linee telefoniche tra Roma e Puglia. Ho l’impressione, invece che ancora una volta governo e Trenitalia ci stiano facendo prima vedere la carta che vince e poi la nascondano accuratamente. Stanno penalizzando il Sud e le parole del governatore Vendola ne sono la conferma. E’ arrivato il momento di far sentire la voce della Puglia e del Mezzogiorno, una voce importante per lo sviluppo di tutto il Paese”.

Più fiducioso De Leonardis che afferma: “Lascia ben sperare l’apertura e la disponibilità del ministro per lo Sviluppo Corrado Passera. L’ultimo question time alla Camera dei Deputati infatti può rappresentare da una parte la ricerca di idonee soluzioni per porre rimedio ai disagi causati dal taglio dei collegamenti ferroviari notturni verso il Sud e la Puglia in particolare e dall’altra una soluzione condivisa sulla questione dei collegamenti ferroviari a lunga percorrenza. Ma parole ed enunciazioni di principio non possono bastare a migliaia e migliaia di utenti gravemente e colpevolmente penalizzati da politiche manageriali scellerate e autolesioniste, e dopo due mesi di stallo è opportuno intervenire per riportare ordine e civiltà nella mobilità su rotaie da Sud a Nord, visti anche i continui disagi in quella su gomma e nei collegamenti aerei”. De Leonardis ribadisce la necessità “dell’immediata convocazione di un tavolo tecnico presso il ministero, con i vertici delle Regioni interessate e Trenitalia, per ribadire Mauro Moretti il diritto alla mobilità anche dei cittadini dell’Italia meridionale in qualsiasi fascia oraria e a costi accessibili, migliorando la qualità dell’offerta e dei servizi. Il cuore di una questione che andrebbe affrontata da ben altre prospettive e con risposte agli antipodi da quelle attuate. Dopo le parole, pur apprezzabili e doverose, del ministro Passera attendiamo fatti, risposte concrete e definitive: uno stop immediato alle politiche di Trenitalia, il ripristino dei collegamenti diretti notturni e il potenziamento (altro che depauperamento) di un servizio pubblico del quale l’Italia, una e indivisibile, non può e non deve fare a meno”.

Jenny De Cicco

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Lavoro e disagio sociale: Salvatore Negro (Udc) chiede più attenzione da parte del governo regionale

Maggiore attenzione per i problemi del lavoro e del disagio sociale. Questo è quanto chiede il presidente del gruppo Udc alla Regione Puglia, Salvatore Negro. “In questo particolare momento di crisi e difficoltà economiche per l’intero Paese – afferma Salvatore Negro – ognuno deve fare la propria parte con senso di responsabilità. Condividiamo e partecipiamo alle battaglie contro i tagli di Trenitalia o quelle in difesa delle nostre coste e del nostro mare, ma allo stesso tempo invitiamo il presidente Vendola e la sua maggioranza a cercare di risolvere i tanti problemi che affliggono i pugliesi. Vorremmo un’attenzione particolare per i problemi del lavoro e del disagio sociale come quello della frustrazione dei 1200 lavoratori impegnati nei progetti socialmente utili che ancora attendono la maggiore corresponsione per l’aumento dell’orario di lavoro e il riconoscimento della contribuzione ai fini pensionistici per tale attività. In questa delicata fase della vita economica e politica del nostro Paese chiedere al Pd un disimpegno dal sostegno al governo Monti e di conseguenza le elezioni anticipate è poco responsabile.

Altrettanto censurabile il tentativo di inficiare l’impegno e la responsabilità dei partiti che sostengono lo stesso governo. In questo momento nessuno può chiamarsi fuori dalle responsabilità che hanno portato alla attuale situazione: la politica, a tutti i livelli, è chiamata a dare risposte concrete ai problemi della gente e non a polemizzare. Il calo di affluenza alle primarie del centrosinistra a Lecce è il sintomo del distacco e della disaffezione che si è creata tra la classe politica e la gente comune, ma anche del malcontento che serpeggia tra i vari strati della popolazione e che dimostra insoddisfazione verso i governi tanto nazionali quanto regionali. Un dato su cui tutti, indistintamente, siamo chiamati a riflettere. Non si possono illudere 1200 lavoratori e le loro famiglie approvando (su iniziativa del nostro partito) una legge che prevede un aumento del monte ore settimanale e il riconoscimento della contribuzione ai fini pensionistici e poi non attuarla. Qui non si parla di vaghe promesse, ma di qualcosa che è stato stabilito attraverso l’approvazione della legge di bilancio un anno fa e che va attuato. Questo inspiegabile ritardo non riconcilia la politica con i lavoratori e non ne rafforza la credibilità, ma contribuisce ad allargarne le distanze.

Auspichiamo che il governo regionale faccia la sua parte esercitando le proprie competenze per lenire il disagio e le sofferenze di tanti strati della popolazione pugliese e nel contempo cerchi il dialogo e la collaborazione con il governo Monti, per venire incontro ai disagi del territorio, ridare fiducia alla gente e credibilità alla politica”.

Alessandro Conte

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Protesta tir: blocchi rimossi, situazione verso la normalità

Dopo la protesta dei giorni scorsi, la situazione sta lentamente tornando alla normalità anche in Puglia, come nel resto della penisola. Gli autotrasportatori hanno rimosso i blocchi, a eccezione di un presidio con funzione di punto di osservazione, dislocato presso il quartiere fieristico di Galatina.

Cala dunque la tensione, anche se è doveroso ricordare un incidente avvenuto ieri mattina sulla strada statale Lecce-Brindisi, all’altezza dello svincolo per Surbo, dove un manifestante è stato investito. Al momento non sono ancora del tutto chiare le dinamiche dell’incidente: pare che l’uomo, un quarantacinquenne originario di Lecce, sia stato strattonato da un furgone che non si era fermato al presidio. Ferito ad un braccio, l’uomo è stato prontamente soccorso e ha riportato danni giudicati guaribili in cinque giorni.

Nel frattempo, ieri, alcune autocisterne, scortate dai carabinieri, hanno rifornito di carburante destinato ai mezzi di soccorso e alle pattuglie delle forze di polizia alcuni depositi fino al Capo di Leuca.

Risale alle prime ore di questa mattina, invece, il provvedimento del prefetto di Taranto che obbliga i manifestanti a liberare prontamente i cancelli dell’Eni. La situazione è ancora tesa, con i manifestanti che tentano di resistere, ma è ipotizzabile pensare che nel corso della giornata mezzi carichi di carburante partiranno dalla raffineria di Taranto per rifornire i vari distributori della regione.

Continua ad allarmare, invece, il calcolo dei danni subiti a causa della protesta dal settore ortofrutticolo del Salento. Nei giorni scorsi l’assessore alle Risorse agroalimentari della Regione Puglia, Dario Stefano, chiedeva l’intervento dei prefetti pugliesi per porre un freno “ai notevolissimi danni economici per i comparti lattiero-caseario e dell’ortofrutta in particolare, poiché circa l’86% delle relative produzioni viaggia su ruota”. L’assessore, sottolineando la precaria condizione economica degli imprenditori agricoli, già fortemente penalizzati, auspicava un sollecito e autorevole intervento per consentire agli automezzi autorizzati al trasporto dei prodotti agricoli deperibili la possibilità di circolare liberamente.

Dello stesso avviso anche l’assessore all’Agricoltura della Provincia di Lecce, Francesco Pacella: “Gli agricoltori stanno subendo una tripla penalizzazione: il rincaro dei carburanti, il mancato stoccaggio dei prodotti e il mancato rispetto dei contratti di fornitura. Pur comprendendo le ragioni della protesta, ritengo indispensabile che la vertenza trovi al più presto una giusta ricomposizione”.

Antonella Cazzato

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Trivelle, interrogazione all’Europarlamento

Come auspicato dalla politica pugliese, la vicenda delle estrazioni petrolifere approda al Parlamento europeo.

Presentata un’interrogazione urgente per riesaminare “gli aspetti legislativi per vietare ricerche offshore”.

Si sposta la protesta pugliese, dal territorio regionale alle aule parlamentari di Bruxelles per bloccare le prospezioni alla ricerca di giacimenti sottomarini, peraltro già avviate nelle coste adriatiche.

Quaranta europarlamentari italiani, tra i quali il primo firmatario l’eurodeputato del Pdl pugliese, Sergio Silvestris, hanno presentato gli scorsi giorni, un’interrogazione chiedendo alla Commissione di riesaminare urgentemente gli aspetti legislativi per vietare ricerche offshore nelle zone turistiche e a forte vocazione peschereccia, come per l’appunto le coste adriatiche, in particolar modo le pugliesi. Nell’interrogazione si mette in dubbio la metodologia air-gun di prospezione che “consiste in violente esplosioni d’aria compressa che danneggiano il pescato e l’intero equilibrio marino. Nel territorio è sviluppata una fiorente economia turistica, con la presenza di decine di alberghi, bed & breakfast e villaggi vacanze”.

Si legge nel testo dell’interrogazione si chiede anche di tenere in considerazione “la contrarietà di tutte le istituzioni del territorio, vista la proposta di regolamento licenziato il 27 ottobre scorso dalla Commissione europea, che prevede specifiche forme di consultazione e partecipazione pubblica alle procedure di autorizzazione, onde acquisire i pareri dei territori interessati”. Gli eurodeputati chiedono d’intervenire per verificare la conformità delle operazioni a tutte le direttive europee, con particolare riferimento alla rete Natura 2000, alla conservazione degli habitat naturali e alle politiche di salvaguardia dell’ambiente marino e della biodiversità”.

Tra i firmatari compaiono gli europarlamentari Sergio Silvestris (Pdl), i vicepresidenti dell’europarlamento Gianni Pittella (Pd) e Roberta Angelilli (Pdl), i capidelegazione Mario Mauro (Pdl), David Sassoli (Pd), Niccolò Rinaldi (Idv), Salvatore Tatarella (Fli) e Giuseppe Gargani (Udc), i parlamentari Raffaelle Baldassarre, Licia Ronzulli, Barbara Matera, Enzo Rivellini, Erminia Mazzoni, Antonio Cancian, Antonello Antinoro, Clemente Mastella, Lara Comi, Giovanni La Via, Aldo Patriciello, Iva Zanicchi, Marco Scurria, Carlo Fidanza, Alfredo Pallone, Salvatore Iacolino (Pdl), Debora Serracchiani, Paolo De Castro, Pino Arlacchi, Mario Pirillo, Vittorio Prodi (Partito democratico), Sonia Alfano, Gianni Vattimo, Gianmaria Uggias e Andrea Zanoni (Italia dei valori), Matteo Salvini, Mario Borghezio, Claudio Morganti, Lorenzo Fontana e Giancarlo Scottà (Lega Nord), Cristiana Muscardini e Potito Salatto (Fli).

Jenny De Cicco

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Lo sciopero dei tir mette in ginocchio l’agricoltura nel Salento

Lo sciopero dei tir prosegue, paralizzando tutta l’Italia da nord a sud, mentre i danni si fanno sempre più consistenti, soprattutto nel settore agricolo, anche nel nostro Salento.

La denuncia arriva dalla Coldiretti di Lecce, che lamenta una situazione al limite del collasso. La produzione florovivaistica di Leverano e Taviano e le piantagioni di ortaggi delle nostre campagne risultano i settori più colpiti, mentre il rischio che i compratori si rivolgano ad altri mercati per l’approvvigionamento, come l’Olanda per i fiori e la Spagna per gli ortaggi, si fa sempre più concreto.

“Al danno economico -dice il direttore di Coldiretti Lecce, Benedetto De Serio – dovuto ai maggiori costi di produzione causati dal caro gasolio, si aggiunge quello ancora più ingente provocato dalla perdita di quintali di prodotto che deve essere oltretutto smaltito. Temiamo che la situazione possa peggiorare nei prossimi giorni sino a portare al collasso un comparto già messo a dura prova dalla crisi economica.

Peraltro l’andamento climatico piuttosto mite sta determinando la contemporanea maturazione commerciale di molte produzioni orticole locali, tra cui cicorie, rape, finocchi, broccoli, cavoli, che rischiano di essere svendute o addirittura distrutte con danni di milioni di euro”.

Per questo, nella mattinata di oggi, la Coldiretti di Lecce si è rivolta al prefetto della città, chiedendo di mettere in atto ogni tipo di provvedimento per sbloccare al più presto la situazione e ridurre i conseguenti disagi.

Antonella Cazzato

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Sciopero dei tir: agricoltura in ginocchio

La protesta dei tir continua a paralizzare, da nord a sud, tutta la penisola e nel frattempo si contano i primi ingenti danni, soprattutto al settore agricolo, con tonnellate di prodotti altamente deperibili, come frutta, verdura e latte, destinate al macero.

“Il lungo fermo degli autotrasportatori in Sicilia ha già messo in ginocchio l’intera economia agricola regionale, con danni per quasi 60 milioni di euro. Ora l’espandersi della protesta in tutt’Italia può davvero dare un colpo mortale al settore primario”. È quanto lamenta, in un comunicato sul proprio sito, la CIA (Confederazione Italiana Agricoltori), sottolineando come l’agricoltura italiana abbia già pagato un conto molto salato per questi giorni di blocco della circolazione.

Pertanto, pur comprendendo le ragioni della protesta, la Cia chiede a tutte le parti coinvolte di agire con senso di responsabilità e ribadisce: “Occorre un pronto chiarimento tra governo e autotrasportatori, così da evitare nuovi problemi non solo al disastrato settore primario, ma anche ai consumatori finali, cha a breve potrebbero trovare supermercati vuoti e prezzi alle stelle”.

In una terra come la nostra, fortemente fondata sull’agricoltura, la protesta dei tir assume una valenza particolare, anche se forse non dovremmo temere per lo sciopero e il rifornimento nei supermercati: fortunatamente abbondano nel Salento i contadini che lavorano in proprio e che spesso sono ambulanti, sempre che riescano a reperire la benzina per l’Ape. In ogni caso, gli allarmismi sono fuori luogo: non solo perché la protesta può essere percepita come uno sfogo della popolazione, in questo caso di una categoria, ma ci si chiede anche quanto durerà il movimento, date le evidenti implicazioni politiche che stanno venendo fuori, come annunciato dalla stampa in questi giorni.

Antonella Cazzato

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La Lecce che vorremmo

Le primarie del Partito Democratico sono andate e archiviate. Loredana Capone ha vinto, sarà lei la candidata sindaco del centrosinistra nelle prossime elezioni amministrative del capoluogo. Ci piace che sia una donna, ogni vittoria di una donna in politica è vissuta come una novità, come una “stranezza” sempre piacevole (sebbene dovrebbe essere un fatto normale), anche se forse la Capone non è esattamente un volto nuovo, anche in virtù dei differenti incarichi che ricopre, tra cui quello di vicepresidente regionale. Adesso per lei ci saranno dunque le elezioni, un passaggio importante, che potrebbe segnare una vittoria oppure una sconfitta, saranno i leccesi a decretare chi sarà il loro primo cittadino per i prossimi cinque anni.

Quali sono le problematiche che affliggono Lecce, cosa si troverà a fronteggiare chi vincerà? È una domanda da un milione di dollari, non solo per la situazione nazionale contingente, quella della crisi economica, che ormai non è uno spettro ma una presenza tangibile. Tra le tante categorie che forse dovrebbero essere al centro delle politiche leccesi ce ne sono due in particolare che andrebbero tenute sott’occhio dal sindaco vincitore, gli stessi protagonisti o grandi assenti di queste primarie.

Intanto, partiamo dagli assenti, ossia gli studenti universitari: ancora oggi l’Università del Salento non riesce a raggiungere i livelli di eccellenza di altre università italiane. Nelle classifiche stilate da differenti testate risultano ai primi posti sempre le università del nord, e nonostante sia basato su un buon metodo di istruzione l’ateneo salentino non figura o figura agli ultimi posti, per un sacco di ragioni, soprattutto organizzative. Gli studenti fuori sede a Lecce non hanno votato alle primarie, così come il regolamento prevedeva, ma si spera che la loro situazione sia inserita nei programmi elettorali e messa in ordine, a partire dalle situazioni abitative, per proseguire con i trasporti, e terminare con l’organizzazione appunto dell’ateneo stesso, che può essere migliorata, perché – diciamolo – il livello di istruzione in molti casi è davvero eccellente.

Poi ci sono i grandi protagonisti, gli immigrati, ossia coloro che hanno votato alle primarie e l’hanno fatto anche in gran numero. Questo è un bel segno dei tempi, in una Lecce che dovrebbe rappresentare il capoluogo di una terra di confine, di approdo. Ci auguriamo che gli immigrati saranno la categoria che riuscirà a trovare un posto al sole nella terra in cui c’è anche mare, vento, lavoro nero – passateci il termine – e sfruttamento.

Un occhio naturalmente anche ai leccesi, ma le loro problematiche non vengono citate in quest’articolo: perché, forse i leccesi contano meno di studenti e immigrati fuori sede? No, semplicemente, un sindaco che non facesse gli interessi dei leccesi farebbe meglio a dimettersi prima dell’insediamento.

Nella Lecce che vorremmo ci sono tante cose e alcune di queste sembrano sogni. Ma è questa la ragione per cui si continua a esercitare la democrazia attraverso il voto: sperare in un mondo migliore.

Angela Leucci

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Trivelle a Otranto? Il sindaco dice no

E’ stata depositata la scorsa settimana una richiesta per effettuare prospezioni con l’air gun a Otranto, allo scopo di individuare la presenza d’idrocarburi. Non è scongiurato il pericolo della presenza di trivelle nei mari salentini, una nuova richiesta di autorizzazione a fare sondaggi a scopo estrattivo al largo di Otranto è stata depositata, firmata dalla società Petroleum di Singapore, che ha interesse ad ispezionare i fondali con la tecnica dell’air gun.

L’air gun è un sistema di monitoraggio dei fondali attraverso cannoni pneumatici che esplodono scoppi di aria compressa nei fondali e in base alla risposta sismica che ne ricevono stabiliscono la presenza o meno di petrolio, recentemente sospettati di aver causato il decesso di alcuni esemplari di cetacei rinvenuti sulle coste greche. Si dichiara contrario il comune idruntino, il sindaco Luciano Cariddi fa sapere: “Ci opporremo con tutte le forze a ogni attività petrolifera sulle nostre coste. In altre occasioni abbiamo dimostrato grande responsabilità accettando che il nostro territorio venisse toccato da vicino da opere che abbiamo ritenuto di importanza generale, come il gasdotto per l’approvvigionamento di energia “.

Ciò che il comune può fare è dunque presentare un parere negativo in sede di conferenza dei servizi. La data per la conferenza non è ancora stata fissata.

La precedente proposta di trivellare la costa era stata avanzata dalla Northern Petroleum, per l’esplorazione della costa pugliese e in particolare fra Brindisi e Lecce. Tra le località interessate Brindisi, Fasano, Cisternino, Ostuni, Carovigno, Meledugno, Otranto, Torre Guaceto, Torre Veneri, Torre dell’Orso, Santa Maria di Leuca.

Jenny De Cicco

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