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Antonio Barba: “Grave l’assenza della Regione al tavolo tecnico di Gabellone”

Il consigliere regionale Antonio Barba, richiama la Regione Puglia, accusata di assenteismo durante il tavolo tecnico provinciale contro l’erosione costiera del 14 ottobre. Tra i banchi di Palazzo dei Celestini, in cui si è visto il riavvicinamento tra Sib e Assobalneari, per far fronte comune contro l’immobilismo della Regione, da Bari è intervenuto in difesa delle coste salentine il consigliere regionale del PDL Antonio Barba, che ha tirato le orecchie alla giunta Vendola, assente al tavolo del presidente Antonio Gabellone. Barba ha proposto la nascita di un’azione regionale volta alla risoluzione del problema, causato dallo sbancamento delle dune. Considerando la vocazione turistica stagionale della regione, un’azione di controllo, prevenzione e risanamento costiero è la priorità che il governo della Regione deve svolgere, anche perché possiede i mezzi economici per farlo. “Vi è la disponibilità dei fondi Por da indirizzare al problema, ma pur potendo impiegare ingenti somme, non si riesce a mettere in moto la macchina burocratica – ha detto Barba, dichiarandosi d’accordo con Gabellone sulla necessità della nascita di un intervento-quadro delle coste, evitando provvedimenti tampone da affidarsi alle singole amministrazioni comunali – È tutto il sistema costiero che deve essere tutelato, nella sua integrità e nella sua bellezza, provando sempre e comunque a raggiungere ogni accordo possibile con le associazioni degli operatori turistici che, con le loro attività, offrono ai vacanzieri il primo biglietto da visita dell’accoglienza. È stato grave non vedere rappresentanti del governo regionale seduti al tavolo convocato dalla Provincia di Lecce, anche perché l’approccio alla questione è stato improntato non sullo scontro politico, bensì sulla volontà di dare risposte concrete su problematiche che riguardano tutti”.

Jenny De Cicco

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Regione Puglia assente al tavolo anti erosione della Provincia di Lecce

Erosione costiera, la Provincia convoca un tavolo tecnico per le soluzioni. L’incontro si è svolto nella sede della Provincia di Lecce, Palazzo dei Celestini. Presenti numerosi rappresentanti istituzionali sindaci, assessori, sindacati balneari, cittadini e operatori del settore, che hanno discusso dell’annoso e critico problema, ma è mancato il principale interlocutore, la Regione Puglia. Le due principali sigle sindacali Sib e Assobalneari, di comune accordo, hanno redarguito la Regione per l’assenza d’interesse nei confronti del gravissimo problema dell’erosione che rischia di indebolire e inginocchiare un intero comparto produttivo, fonte di una buona percentuale del Pil pugliese. Il presidente della Provincia Antonio Gabellone, preoccupato dall’emergenza dell’erosione, ha dichiarato il bisogno di non procrastinare gli interventi da attuare, da inserire in un’ottica di azioni d’intervento a tutto tondo, evitando le azioni dei singoli privati a macchia di leopardo, che non risolverebbero nulla come provato in questi anni. “Oggi stiamo pagando gli errori del passato – ha detto Gabellone – Da circa due anni chiediamo alla Regione Puglia di sbloccare la situazione. Non ho ben capito se da Bari abbiano difficoltà ad utilizzare fondi che pure ci sono, ma quello che a noi interessa in questa giornata è fondare un nuovo programma di coordinamento. In passato molte dune sono state oggetto di sbancamento. Non lasciamo al singolo municipio la soluzione a questo fenomeno, ma cerchiamo risorse ingenti per studi e interventi. Possibilmente definitivi. Urge un progetto ricognitivo di tutta la situazione e, possibilmente, rintracciare quelle somme all’interno del programma Por 2007-2013, dove immaginiamo siano contenuti imponenti risorse da destinare all’ambiente”. La Provincia non dispone di finanziamenti diretti per interventi in favore degli operatori balneari. “Chiediamo alla Regione Puglia – Mauro Della Valle di Assobalneari e Antonio Quarta del Sib, per l’occasione hanno dichiarato all’unisono – di attribuire deleghe alla Provincia. Questa volta siamo uniti per ricordare, tra l’altro, che le mareggiate danneggiano in primo luogo le dune. Prima ancora dell’economia del territorio che pure si fonda sull’attività balneare”.

Jenny De Cicco

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Ato Le2, Silvano Macculi risponde alle accuse e di dichiara disponibile a lasciare

Non tarda a giungere la risposta di Silvano Macculi, presidente dell’Ato Le2 ai sindaci che contestano il servizio. Dopo la lettera con l’accorata richiesta di dimissioni da parte di 15 sindaci di comuni dell’Ato, capeggiati dal primo cittadino Ada Fiore di Corigliano, la replica del diretto interessato era d’obbligo. I reclami sono stati pesanti, le recriminazioni forti, dovute anche all’assenza del Collegio Revisori e al fatto che la gestione stia contravvenendo a quanto disposto dall’articolo 227 del testo unico degli enti locali.

Oggi il Cda e l’assemblea dell’Ambito ha reso noto il conto consuntivo dell’Ato 2, che ha registrato un avanzo di 5 mila euro, respingendo le accuse delle 15 amministrazioni comunali contro la gestione Macculi.

Nel comunicato stampa dell’Ato si dichiara che i bilanci erano stati lasciati in sospeso in attesa di conoscere l’esatto importo dei finanziamenti regionali. Presenti all’incontro del 15 ottobre 27 sindaci, che hanno sostenuto Macculi. il presidente ha spostato sul piano politico la contestazione dei 15 sindaci, riconducendo la richiesta di dimissioni al buco da 7 milioni di euro in Provincia che lo ha visto nelle vesti di accusato e accusatore. Tuttavia, durante l’assemblea di ieri Macculi si è dichiarato disponibile ad abbandonare il suo ruolo di presidente, i lavori si sono chiusi con una nota del sindaco di Castro Luigi Carrozzo, scritta un mese fa, e che descrive come eccellente il ruolo di Macculi, molto impegnato, competente e capace di mediare, “per cui le sue dimissioni sarebbero solo un motivo di grosse difficoltà per la gestione dell’Ato”.

Jenny De Cicco

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Ato Le2, la protesta dei sindaci-capitolo secondo

Aumentano proteste e rimostranze dei sindaci dell’Ato Lecce 2 nei confronti di Silvano Macculi.

Quindici sindaci chiamano a gran voce le dimissioni del presidente Silvano Macculi. Partita da Corigliano d’Otranto la missiva reca le firme dei sindaci di Alezio, Cannole, Carpignano Salentino, Corigliano d’Otranto, Cursi, Giuggianello, Melpignano, Nardò, Otranto, Palmariggi, Sannicola, Scorrano, Sogliano Cavour, Soleto, Uggiano La Chiesa, i comuni che avevano manifestato più volte dissenso nei confronti della gestione dell’Ato e della scarsa efficienza della raccolta Rsu. Rappresentativi i casi di Uggiano la Chiesa, Otranto e recentemente la vicenda di Poggiardo, ai quali è stato negato più volte il conferimento dei rifiuti, sottolineando l’inadeguatezza del nuovo sistema Ato. I comuni sottolineano le criticità del sistema Ato così come concepita, non solo a livello normativo e gestionale ma anche del controllo di oneri e costi derivanti dalla gestione del consorzio, fino a subire conseguenze finanziarie nefaste sui bilanci comunali e soprattutto sui cittadini. “Nel corso di questi anni – si legge nella lettera – siamo stati protagonisti di un radicale cambiamento del concetto di rifiuto, avviando e consolidando nelle nostre comunità modalità di raccolta differenziata in perfetta sintonia con la normativa vigente”. Nella lettera, si fa anche riferimento all’assemblea consorziale del 26 gennaio 2010, in cui si è risanata l’intera gestione precedente alla nascita dei consorzi, approvando i bilanci di previsione del 2007, 2008 e 2009, più i due rendiconti di gestione che si riferiscono al 2007 e al 2008. La sanatoria avvenne senza aver istituito il Collegio dei Revisori, l’organo per l’approvazione dei bilanci, e fu un’azione dettata dal periodo di necessità attraversato dal consorzio per le difficoltà di una nuova gestione. “Si è davanti a una violazione di norme – dicono i sindaci – che non ci consentono di approvare gli argomenti posti all’ordine del giorno nella seduta del 14 ottobre,per l’assenza del Collegio dei Revisori, ma anche per l’iter e i tempi d’approvazione del bilancio di previsione e dei rendiconti di gestione, contravvenendo a quanto disposto dall’articolo 227 del testo unico degli enti locali.

Si proceda all’analisi della gestione, con l’approvazione dei contenuti e relative formalità, in ossequio alle disposizioni di legge”. I sindaci, capeggiati dal primo cittadino di Corigliano Ada Fiore, chiedono al presidente Macculi un atto di responsabilità, l’acquisizione al protocollo delle proprie dimissioni, di rivedere il proprio convincimento in merito ai pareri di regolarità tecnico-contabile espressi.

Jenny De Cicco

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Anche la soprintendenza dice no allo stravolgimento di piazzetta Matteotti

Il progetto esecutivo per la riqualificazione di piazzetta Matteotti dovrà cambiare. La Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistico per le province di Lecce, Brindisi e Taranto ha risposto alle osservazioni della minoranza consiliare, inviando una lettera che gli uffici comunali avevano già ricevuto in data 24 agosto e che riprendeva per lo più le stesse osservazioni dell’opposizione. Emerge dalla missiva del soprintendente ad interim Salvatore Buonomo un fattore da non sottovalutare, cioè che “non dovranno essere sostituite le alberature esistenti”. Su piazzetta Matteotti, negli ultimi due mesi, si erano spesi i gruppi di minoranza “per far prevalere il buon senso degli amministratori cittadini rispetto a un progetto che non riqualifica ma stravolge una pregevole opera pubblica della fine dell’Ottocento”. “Prima della rimozione dell’asfalto – si legge ancora nella lettera – dovranno essere eseguiti saggi atti a verificare la presenza di una pavimentazione preesistente in basoli che dovranno essere recuperati. La pavimentazione dell’area dovrà essere eseguita con basoli di pietra calcarea, il cui campione dovrà essere sottoposto all’esame della scrivente eliminando le previste riquadrature e ulteriori fasce. La pezzatura e la posa in opera dei basolati dovranno rispettare le dimensioni dei basoli esistenti e le tecniche costruttive tradizionali. Le aree già pavimentate possono essere integrate con l’inserimento di aiuole e elementi di arredo”. Intanto i gruppi di minoranza, attraverso i due capigruppo Antonio Bovino e Marco Castelluzzo, soddisfatti delle prescrizioni della Soprintendenza, rilanciano, all’unisono, sull’idea di riqualificazione, sostenendo che riqualificare non significa rimuovere un pezzo importante di storia martanese, ma integrare e aggiungere altri elementi di abbellimento in sintonia con l’esistente.

Fabio Tarantino

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Maglie, approvato regolamento per l’uso di piazza Aldo Moro

Cosa rappresenta piazza Aldo Moro per i magliesi non c’è bisogno di spiegarlo. Molto da dire ci sarebbe su cosa è diventato il salotto buono della città nel corso degli anni. Il punto più centrale del comune magliese, sede del municipio, è stato abbandonato al gusto e alle esigenze dei singoli, di chi ha ritenuto opportuno utilizzare gli spazi pubblici per manifestazioni di ogni tipo, mettere un’installazione più “moderna”, lasciare ab aeterno uno striscione di réclame appeso ad un balcone. A tutto questo si cercherà di porre fine attraverso un regolamento licenziato dalle commissioni congiunte “Attività produttive e politiche fiscali e finanziarie” e “Territorio, ambiente, lavori pubblici, viabilità e traffico”, presiedute dai consiglieri Dario Vincenti e Alberto Corvaglia, riunitesi per mettere proprio dei paletti all’utilizzo della piazza. In tutti i sensi. In circa una ventina di articoli infatti si stabiliscono regole importanti a partire dalla concessione degli spazi per le manifestazioni. Il nulla osta verrà rilasciato soltanto a quegli eventi privati che hanno ottenuto preventivamente il patrocinio comunale. “Una scelta necessaria – spiega Vincenti, consigliere di Giovane Maglie – dopo che per anni in piazza abbiamo assistito a spettacoli poco decorosi per l’agorà magliese. Il regolamento punta a ridare un senso di sobrietà e di distinzione ad uno dei luoghi più importanti della comunità”. Così al bando gare canore troppo casarecce o eventi di manifestazioni automobilistiche, motoristiche o di karting agonistico o dimostrativo se non in casi eccezionali e sporadici. Nel documento approvato si stabiliscono inoltre le regole per il posizionamento di eventuali strutture rimovibili a servizio degli esercizi commerciali che potranno trovare spazio solo se rispetteranno colori, dimensioni e fogge ben precise. Toccherà adesso al consiglio comunale ratificare le decisioni della commissione. Intanto proprio in questi giorni un esercente di piazza Aldo Moro ha ricevuto la notifica da parte del comune affinché elimini un’imponente tenda da sole non conforme alle regole votate qualche settimana fa dall’assemblea cittadina e disciplinanti le caratteristiche dei gazebo e dei dehors sul suolo comunale.

Maurizio Tarantino

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Ato, dimissioni di Silvano Macculi richieste da 15 sindaci

Dovevano essere la soluzione per gestire meglio il ciclo dei rifiuti e per far risparmiare gli enti locali, ora sono sotto accusa e stanno per essere sciolte. Le Ato hanno rappresentato solo un ulteriore livello di burocratizzazione con un conseguente aumento dei costi, ma non solo. In alcuni casi gli stessi soci le hanno messe sotto accusa. Il caso più recente, quello in cui si è consumata la rottura definitiva, è quello dell’Ato Lecce 2 guidata da Silvano Macculi a cui numerosi sindaci, di ogni colore politico, hanno chiesto le dimissioni. I sindaci di Alezio, Cannole, Carpignano Salentino, Corigliano d’Otranto, Cursi, Giuggianello, Melpignano, Nardò, Otranto, Palmariggi, Sannicola, Scorrano, Sogliano Cavour, Soleto e Uggiano La Chiesa hanno chiesto le dimissioni del presidente dell’Ato Lecce 2, Silvano Macculi. Le Ato stanno consumando la loro lenta agonia con il prolungamento fino al 31 dicembre della loro esistenza, ma i sindaci lamentano che nell’Ato Le2 si riscontrano costi troppo alti per i servizi, veri e propri ricatti attuati dalle ditte che hanno lasciato in molti casi i rifiuti per strada oppure hanno chiuso i cancelli dell’ecocentro di Poggiardo per gli inadempienti. Insomma, dicono in coro i sindaci, sono emerse “numerose criticità non solo dal punto di vista dell’organizzazione dei servizi, ma anche e soprattutto del controllo di oneri e costi derivanti dalla gestione del consorzio, che hanno avuto e continuano ad avere conseguenze finanziarie nefaste sui bilanci comunali e soprattutto sui cittadini rappresentati”. Insomma, la determinazione dei sindaci è supportata, a loro dire, da numerose prove concrete di irregolarità all’interno del consorzio. Si chiedono, pertanto, le dimissioni di Macculi prima della definitiva scomparsa delle Ato il 31 dicembre di quest’anno.

Elio Paiano

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L’erosione costiera e i rapporti tra sindacati balneari

Continua la polemica sul piano d’interventi da attuare contro il fenomeno dell’erosione costiera. Tra le associazioni di categoria si è espressa anche la Sib, attraverso il presidente Luca Mangialardo, sulla drammatica situazione delle coste. “Da decenni – ha commentato – i litorali sono oggetto di un pesante uso e abuso e vanno verso un forte deterioramento. L’ennesima mareggiata di questi giorni sollevata dal forte folate di maestrale prima e tramontana poi ha messo letteralmente in ginocchio alcuni lidi della nostra costa”. Il problema, secondo il presidente Mangialardo è il piano regionale delle coste, privo dell’individuazione di cave marine per il ripascimento e privo di fondi economici da spendere in difesa dei litorali, che è sempre e comunque di competenza regionale. Mangialardo ritiene insufficienti gli interventi a macchia di leopardo attuati dai singoli imprenditori del settore. “Come – spiega – il caso di Porto Cesareo. Per non dire dei lavori di ripascimento effettuati a San Cataldo con soldi pubblici spazzati via e resi vani dalla prima mareggiata. Basta guardare gli stabilimenti con Lido Mancarella e Soleluna. Un caso a parte è Otranto, martoriata dalle mareggiate con lidi semidistrutti e balneari costretti in acqua notte e giorno a recuperarne i pezzi. Non ho problemi a dire che anche la città idruntina soffre ormai l’inerzia di una classe politica che non difende l’ambiente, visto e considerato che proprio il sindaco Luciano Cariddi aveva prima dell’estate annunciato la predisposizione di un piano d’intervento che a dire il vero nessuno ha visto. Se il disinteresse delle istituzioni dovesse continuare, le conseguenze saranno immediate. Per queste e altre importanti motivazioni siamo pronti a uscire da tutti i tavoli permanenti e non, regionali, provinciali e comunali. Chiediamo a voce alta che la politica e le amministrazioni si sveglino dal torpore in cui giacciono da mesi. Noi come Sib siamo pronti alle barricate e ad un autunno caldissimo se non vedremo applicati provvedimenti urgenti per la difesa del territorio”. Non tarda la replica di Assobalneari, altro sindacato di categoria. “Ci preme prendere posizione in merito alle dichiarazioni rese dal responsabile del Sib di Lecce Luca Mangialardo – si legge nella nota alla stampa – e apparse sui maggiori quotidiani locali, riguardanti il problema dell’erosione costiera. Stupisce l’atteggiamento tenuto dal responsabile, atteso che lo stesso prende coscienza del gravissimo fenomeno dell’erosione costiera solo dopo mesi e mesi di strenue battaglie portate avanti da Assobalneari Salento e dopo disperate grida di allarme lanciate dai sottoscritti. Siamo lieti che anche il Sib si sia accorto che le nostre coste vengono quotidianamente inghiottite dal mare. Tuttavia, Mangialardo affronta la problematica da un punto di vista errato. False sono, poi, le affermazioni rese dello stesso finalizzate solo ad attaccare i sottoscritti e il ruolo che rivestono nell’ambito di Assobalneari gli imprenditori di cui nessuno si occupava (il riferimento è a Porto Cesareo, ndr), tanto meno il Sib, e lo stesso presidente Mangialardo che ha una spiaggia in concessione proprio a Porto Cesareo che oggi critica quanto fatto. È facile, oggi, criticare opere che comunque hanno permesso una tutela e un incremento della spiaggia, anche libera, agli imprenditori balneari di svolgere la loro attività, dare posti di lavoro e così via. Sono false le affermazioni riguardanti i lidi Mancarella e Soleluna. In particolare, il lido Mancarella non è stato interessato da lavori di ripascimento effettuati con soldi pubblici. L’attacco personale messo in atto dal responsabile del Sib è, francamente, senza parole. L’ardore argomentativo e la volontà denigratoria fine a se stessa a volte possono portare anche a perdere di vista i veri valori del contendere che devono essere sempre garantiti e che non possono essere soffocati dal desiderio di demolire ad ogni costo”.

Jenny De Cicco

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La situazione delle spiagge nel Salento e a Otranto appare sempre più critica

Sono bastate le mareggiate estive a mettere in crisi parecchie strutture, ora, con le prime burrasche invernali tutto sembra precipitare. Il panorama è sconfortante, si vede l’arretramento della linea di costa, si possono osservare le strutture dei lidi travolte dal mare e lo scenario sembra in rapido peggioramento. “Pochi giorni fa sono andato a vedere i danni della burrasca sulla struttura del mio lido – spiega Salvatore Bellisario del lido Acqua Chiara – non solo arretra la spiaggia, ma il mare sta ormai intaccando le dune, porta via la sabbia, scopre le radici degli alberi, sta avanzando velocemente verso l’interno”. Insomma, un cambiamento climatico in atto che è sotto gli occhi di tutti. Se si guarda ad Alimini, infatti, in tanti si pongono il dubbio se non sia l’azione antropica a determinare questo fenomeno. Da più parti si sente gridare un allarme generalizzato rivolto proprio alle vittime di questo sistema: i gestori dei lidi. Sono in tanti, tra i cittadini, a pensare che sia stata l’azione sconsiderata di alcuni gestori che hanno abbattuto dune e quant’altro a creare tale stato di cose. È vero, la cronaca ha registrato alcuni di questi episodi, si tratta di alcuni gestori che hanno agito in maniera delinquenziale, puniti dalla legge, ma sono casi isolati, il problema è molto più complesso. Una prova tangibile e pratica di ciò è facilmente osservabile compiendo una passeggiata sulla costa. Se fosse stata causa antropica, l’erosione avrebbe colpito solo le aree in cui si trovano i lidi. Invece, la costa da Alimini a Otranto, in luoghi come la Grotta Monaca, il Cerra e via via verso il Mulino d’Acqua mostra cedimenti di interi costoni, tonnellate di rocce che sono precipitate verso il mare. Addirittura sono oggi a rischio le falesie che sostengono il nucleo antico della città di Otranto. “Su questi tratti siamo partiti con largo anticipo e ora stiamo per avviare i cantieri – spiega il sindaco di Otranto Luciano Cariddi – la zona della Madonna dell’Altomare e il Bastione dei Pelasgi sono a rischio crollo e un progetto di messa in sicurezza, finanziato con fondi europei, ci permetterà di salvarli”. Per la costa da Otranto ad Alimini, invece, non è previsto nessun intervento, per gli Alimini, invece, si sta predisponendo un progetto, con ritardo, perché si è dovuto attendere il Piano Regionale delle Coste, ma fra poco avremo un piano di intervento. Resta da capire con quali fondi effettuarlo, se ricorrere a finanziamenti comunali in collaborazione con i privati, oppure se Regione e Provincia potranno contribuire. Insomma, la politica e la burocrazia sono lente, lentissime secondo le associazioni di categoria, ma il cambiamento climatico in atto è chiaro. Gli esperti, senza entrare nel dettaglio, hanno già spiegato che ad Alimini è cambiato il vento dominante (ora è lo scirocco, in passato era la tramontana) ciò ha determinato la distruzione di parte delle dune sottomarine, per cui il mare giunge con più violenza sulla spiaggia, erodendola. “Gli interventi possibili – ha commentato il geologo Tommaso Elia sulle possibilità di intervento, al fine di salvare un intero comparto del turismo – visto il piano delle coste recentemente redatto dalla Regione, sono quelli di ripascimento e protezione. Naturalmente, non si può nemmeno lontanamente immaginare un intervento con frangiflutti che emergono dal mare perché la linea di costa sarebbe deturpata per sempre”. Sulle possibilità di intervento, invece, il tecnico spiega che esistono soluzioni accessibili come ad esempio un intervento integrato che recuperi la pineta, consenta il ripascimento dunale (ma come a inizio secolo, quando le dune superavano i venti metri) per poi giungere al ripascimento della spiaggia (una volta trovati i giacimenti in mare) per poi prevedere protezioni a impatto ambientale zero. Insomma, sarebbe come rifare l’antico intervento di ingegneria ambientale delle bonifiche tra Otto e Novecento con mezzi moderni.

Elio Paiano

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Otranto fa il punto sulla Tassa di Soggiorno

Una riunione con gli operatori per valutare gli effetti della Tassa di soggiorno. Partecipata e animata la riunione per valutare i risultati della tassa di soggiorno istituita questa estate. Gli introiti derivanti da tale imposta sono oggi intorno ai 350mila euro, sono dati parziali, privi dell’apporto di diverse strutture che non hanno ancora saldato luglio e agosto. Si va su di una previsione di almeno 450mila euro. Tale introito, di tutto rispetto, come andrà speso? Intorno a questo interrogativo si è svolta la relazione iniziale del sindaco di Otranto Luciano Cariddi e di Paola Manca del Comune di Otranto. “Il gettito previsto in bilancio era di 550mila euro, questo il 7 giugno – ha spiegato il sindaco Luciano Cariddi – ovviamente senza tener conto delle modifiche apportate, come l’applicazione dal 4 luglio, l’esenzione per i minori sino a 12 anni, il limite dei 5 o 7 giorni e così via. Tuttavia, non siamo lontani dalla previsione visto che l’importo dovrebbe attestarsi sui 450mila euro”. Sull’utilizzo delle risorse si va dalle misure per migliorare l’appeal turistico a quelle sulla pulizia e il decoro urbano a una previsione dell’utilizzo dei fondi per contrastare l’erosione costiera. La relazione sui servizi offerti vede come positivi tutti i servizi pubblici offerti: parcheggio, ufficio turistico, bike sharing, guide turistiche gratuite, eccetera. Diverse obiezioni, invece, sono state sollevate dagli operatori sugli esercizi che si sono convenzionati per offrire uno sconto (il 10% sul prezzo) che invece, a detta di tanti operatori, non lo avrebbero praticato. Interessanti le considerazioni dei rappresentanti di Confindustria, Federalberghi e Confesercenti che hanno sottolineato la presenza di tavoli nazionali per giungere a una definizione standard dei regolamenti inerenti la tassa. Sulla questione del ricorso al Tar, il sindaco si è detto fiducioso, perché difficilmente si giungerà all’annullamento e perché la destinazione dei fondi avverrà secondo le specifiche della tassa di scopo. Al fine di migliorare l’utilizzo di tali fondi, inoltre, il sindaco ha promosso l’istituzione di una consulta sul turismo che veda la presenza degli operatori cittadini. Un nuovo organo consultivo con funzioni di indirizzo sulle politiche legate al turismo. Sulla domanda specifica se la previsione di coprire con la tassa di soggiorno il debito verso l’Ato, ora che si deciderà di utilizzare gli introiti solo per servizi al turista, creerà problemi e un eventuale aumento della Tarsu, il sindaco ha specificato che ciò resta, per ora, un’incognita.

Elio Paiano

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Cariddi annuncia il tavolo tecnico tra privati e comune sul problema dell’erosione

Nuovo capitolo sull’erosione costiera, interviene il sindaco di Otranto Luciano Cariddi. In una nota informativa, il primo cittadino dichiara di voler cercare una soluzione condivisa con gli operatori balneari al problema dell’erosione. “Fin da subito – dice – l’amministrazione comunale ha affrontato la questione cercando soluzioni che potessero dare risposte utili su come affrontare l’emergenza. Dapprima ci si è concentrati sulle aree ritenute a maggior rischio per l’incolumità pubblica, e pertanto sono state progettate opere per il consolidamento e restauro del bastione Pelasgi e del costone Madonna dell’Altomare, dove si corre il rischio di veder crollare parti dell’abitato cittadino”. Questo perché l’erosione non è un fenomeno legato esclusivamente al settore balneare. Il fenomeno erosivo è potenzialmente pericoloso per tutte le città sorte lungo la costa salentina, proprio come Otranto. “Proprio in questi giorni – continua il sindaco – si sta ormai attendendo la cantierizzazione di opere che guardano alla sicurezza e a un maggior funzionamento degli spazi oggetto d’intervento. Per quanto riguarda, invece, il problema erosivo delle nostre spiagge si sono dovuti attendere gli strumenti programmatici che fornissero indicazioni utili per i relativi interventi di protezione, in particolare, il Piano regionale delle Coste e le linee guida dell’Autorità di bacino della Puglia che finalmente oggi sono disponibili. L’amministrazione comunale ha deciso, in accordo con i concessionari degli stabilimenti balneari, di muoversi autonomamente per affidare incarico a professionisti con esperienza nel settore affinché si rediga un progetto che riguardi l’intero tratto costiero otrantino soggetto a erosione. Questa progettualità, che ci auguriamo possa esserci resa disponibile quanto prima, dovrà fornirci indicazioni utili innanzitutto sulla possibilità di intervenire con sistemi di protezione e, in secondo luogo, le tecniche d’intervento migliori e l’entità dell’investimento necessario a realizzare le opere di difesa che ci saranno suggerite”. Otranto è una città che vive grazie alle proprie bellissime coste, che rappresentano una fonte di reddito cospicua e insostituibile. Così questa sembra una battaglia combattuta solo dal comune idruntino, nella speranza di trovare soluzioni all’inesorabile problema dell’erosione. “Dal quadro economico di progetto – conclude Cariddi – decideremo se l’intervento potrà essere realizzato mediante risorse derivanti dal bilancio comunale e da investimenti dei concessionari privati. L’auspicio ovviamente è che Regione e Provincia provino a dare un contributo almeno prevedendo una compartecipazione finanziaria in tale iniziativa”.

Jenny De Cicco

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Maglie, bufera sull’elezione dei revisori dei conti

Questi revisori dei conti non piacciono alla minoranza. O meglio, la minoranza consiliare magliese lamenta il metodo d’elezione dei revisori, dopo l’acceso consiglio comunale in cui l’opposizione aveva proposto che uno dei revisori fosse nominato dalla minoranza, per garantire la democrazia e per evitare tutti i problemi di bilancio che si sono susseguiti in quest’anno e che hanno monopolizzato la discussione all’interno del consiglio comunale. Tutta l’opposizione, fanno sapere i diretti interessati, reclamava un cambio di rotta nella scelta dei componenti dell’organo di controllo, senza voler dubitare della loro preparazione, per garantire l’imparzialità necessaria a quel ruolo. “Si chiedeva – scrivono in una nota tutti i consiglieri di opposizione, quelli del Pd, di Città libera, dell’Udc e di Per cambiare Maglie – che almeno uno dei membri fosse individuato dalla minoranza, come da consuetudine, perché la contabilità, i bilanci, i controlli non devono essere valutati nell’interesse di una parte, evitando che accada di nuovo che il collegio non di accorga dei debiti fuori bilancio, dello sforamento del patto di stabilità, delle assurde anticipazioni di cassa e per ultimo, della mancata discussione in consiglio dei rilievi mossi dalla Corte dei Conti, della quale sono i rappresentanti”. Per cui la minoranza invoca una legge, la 148/2011, che sancisce che a decorrere dal primo rinnovo dell’organo di revisione successivo alla data di entrata in vigore del presente decreto, i revisori sono scelti mediante estrazione regolata da un decreto che deve essere emanato entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge, fino ad allora varrà il vecchio collegio, in regime di prorogatio. “Quest’amministrazione è incapace di rispettare le norme, le regole, le consuetudini e il buon senso – ribadiscono in tono acceso dalla minoranza – come si dimostra in tutte le occasioni che si presentano. Secondo il portavoce della maggioranza, il loro è un legittimo esercizio dei poteri di rappresentanza democratica, per noi, invece, è arroganza del potere che non giustifica questo suo intervento, teso a compiacersi di quanto, dallo stesso loro governo, è ritenuto un abuso. Certo, ci vuole faccia tosta per pretendere di giustificare questa vicenda soprattutto se consideriamo che la validità del collegio in carica non era ancora scaduta, per cui l’anticipo della nomina dei nuovi revisori può ritenersi un falso utile a consentire di sottrarsi alla tempistica, dettata dalla nuova normativa”. Così le minoranze consiliari hanno presentato un Ordine del Giorno insieme alla richiesta di un consiglio straordinario urgente, affinché si proceda all’annullamento delle nomine già fatte, chiamando alle sue responsabilità il facente funzione di segretario generale, il presidente del consiglio e il presidente del Collegio dei Revisori.

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