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Piano per il Sud al decollo. Parola di ministro

Concludere al più presto i lavori per la strada Maglie-Otranto e avviare nel più breve tempo la gara di appalto per l’allargamento della statale 275 (Maglie-Santa Maria di Leuca).

Sono questi obiettivi importanti per la viabilità del Salento sui quali si è soffermato Alfredo Prete, presidente della Camera di commercio di Lecce, nell’aprire l’incontro con il ministro per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto.

Il convegno – al quale hanno partecipato rappresentanti del mondo politico, sindacale e imprenditoriale – si è svolto lunedì sera presso la Camera di Commercio di Lecce per illustrare il “Piano per il Sud” varato dal Governo.

Per la risoluzione del contenzioso che sta bloccando l’ampliamento della statale 275, Loredana Capone, vice presidente della Regione, si è impegnata – in un clima di collaborazione tra le istituzioni – a convocare i soggetti coinvolti in un incontro alla Provincia per fare il punto della situazione e superare gli ultimi ostacoli per la realizzazione di un progetto a lungo atteso. Per tali lavori sono stati stanziati 288 milioni di euro, fondi che bisogna utilizzare al più presto, per non perderli. Lavori necessari anche perché sulla 275 si sono verificati numerosi e mortali incidenti stradali tali da richiedere una strada più sicura.

Il presidente Prete ha ribadito l’esigenza di interventi strutturali per sviluppare il turismo. È necessario, perciò, migliorare la rete portuale che comprende tra gli altri anche i porti di Otranto e di Gallipoli. “Nonostante la posizione geografica del Salento e i suoi centinaia chilometri di costa – ha spiegato Prete – non esiste un porto adeguatamente attrezzato per l’attracco di yacht o per lo smistamento delle merci, come pure una rete di porti turistici capace di attrarre una fetta importante del turismo stagionale”. Un altro dato sconfortante è la situazione degli aeroporti. Per il presidente della Camera di commercio, “bisogna valorizzare i piccoli scali esistenti da utilizzare per i voli charter in modo da favorire anche qui la creazione di nuovi pacchetti turistici”.

Necessari anche interventi per quanto riguarda la rete ferroviaria. Gran parte di quella nazionale è obsoleta, i suoi binari sono incapaci di ospitare alta velocità ed alta capacità. Il nostro territorio stenta a percepire i benefici della realizzazione del doppio binario, visto che i treni in partenza e arrivo a Lecce sono diminuiti piuttosto che aumentati. Ed il rinnovo delle carrozze riguarda ancora una quota minima del parco mezzi. Per quanto riguarda poi la realizzazione della metropolitana di superficie sembra ormai chiusa nel cassetto.

Tutte queste infrastrutture rientrano come priorità nel Piano per il Sud, come ha sottolineato il ministro Fitto. I primi investimenti per la Puglia attraverso i contratti istituzionali di sviluppo procederanno per tranche. Prima fra tutte l’adeguamento della dorsale dall’alta velocità da Napoli a Bari, proseguendo per Lecce e Taranto. Ciò avverrà con le prime intese nel mese di maggio tra Governo, Regioni, Anas e Ferrovie. Gli altri punti previsti dal Piano per il Sud sono la sicurezza, la legalità, la ricerca, l’istruzione e la formazione.

Annalisa Gentile

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I giovani e la piazza. “Il nostro tempo è adesso. No al precariato”

“Siamo stanchi di questa vita insostenibile, ma scegliamo di restare. Lo chiediamo a tutti coloro i quali hanno intenzione di riprendersi questo tempo, di scommettere sul presente ancor prima che sul futuro, e che hanno intenzione di farlo adesso”

“Il nostro tempo è adesso. La vita non aspetta”, straordinario richiamo lanciato alle 19.30 del 9 aprile a Roma, Napoli, Torino, Milano, Palermo, Firenze, e sono solo alcune delle piazze coinvolte.

Ecco, l’eco dei precari arriva anche al sud, precisamente in piazza Castromediano a Lecce, promossa da Cgil Lecce, Spazio sociale Zei – Circolo Arci, Udu Lecce, Uds, Giovani Democratici Lecce, Sel, Terra del Fuoco Mediterranea, associazione Biblioteca di Sarajevo, comitato No CDR – Galatina, Giovani comunisti, Federazione giovanile comunista, associazione culturale Corte Grande di Martano.

Nel corso dell’evento, che ha visto una buona partecipazione di pubblico, sono intervenuti tra gli altri don Raffaele Bruno, coordinatore regionale di Libera; il senatore Alberto Maritati; i Teenage Riot, band salentina vincitrice delle selezioni provinciali Italia Wave; e i Leitmotive, rockband nota nella scena underground italiana. Intervenuto anche Salvatore Logica, di Phase35, con la proiezione di un cortometraggio sul tema del precariato.

Un particolare momento di riflessione durante la serata, quando ci si è soffermati sul caso di Carlo Saturno, giovane salentino morto suicida nel carcere di Bari il 7 aprile scorso a soli 22 anni. Don Raffale e Maritati, nel corso del resoconto dei fatti, hanno ipotizzato il reato d’istigazione al suicidio da parte di alcuni agenti della polizia penitenziaria. Le indagini sono aperte, se ne saprà di più nei prossimi giorni. La famiglia del giovane chiede giustizia, in tempi rapidi.

Il tempo della verità, il vero valore per i giovani. Da nord a sud:“Non c’è più tempo per l’attesa”, hanno urlato a Lecce. “E’ tempo per la nostra generazione di prendere spazi e alzare la voce. Per dire che questo paese non ci assomiglia, ma non abbiamo alcuna intenzione di abbandonarlo. Soprattutto nelle mani di chi lo umilia quotidianamente”.

Jenny De Cicco


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Sviluppo, pioggia di euro sul Salento dal Consorzio universitario

Centocinquanta mila euro per la crescita culturale, economica e sociale del Salento. E’ la somma che il Consorzio universitario interprovinciale salentino (Cuis) mette a disposizione per il 2011 ai Comuni delle province di Lecce, Brindisi e Taranto che, in accordo con l’Università del Salento, l’Accademia delle Belle Arti di e il Conservatorio musicale di Lecce, proporranno progetti da realizzare sul territorio.

Agli amministratori non resta che cogliere l’opportunità del Cuis, alla guida del quale vi è il presidente della Provincia di Lecce: “Anche per il 2011 – evidenzia Antonio Gabellone – il consorzio risponde alle esigenze degli enti locali e dell’università offrendo un concreto sostegno a importanti progetti per lo sviluppo del territorio. Specie in un momento di crisi economica, un’opportunità privilegiata a portata di tutto il Salento”.

Infatti, negli ultimi anni, i finanziamenti del consorzio hanno permesso ai partecipanti di realizzare importanti progetti di sviluppo e rilancio territoriale.

Il bando per ottenere i finanziamenti è riservato agli enti e ai singoli associati che aderiscono al Cuis, anche in partenariato temporaneo; è prevista anche la partecipazione dei non consorziati, purché deliberino l’adesione al Cuis, da produrre insieme al progetto.

I progetti dovranno essere realizzati dall’Università del Salento, dall’Accademia delle Belle arti di o dal Conservatorio musicale o, congiuntamente, da questi istituti e dai soggetti proponenti. La partecipazione finanziaria all’intervento deve essere assicurata dai proponenti in misura non inferiore al 20 per cento dell’importo complessivo. Il finanziamento massimo del Cuis per singolo progetto è di 20mila euro.

La domanda di finanziamento va inviata a mezzo raccomandata (o consegnata a mano) entro le ore 12 del 30 giugno 2011, in plico sigillato contenente l’indicazione “Progetto CUIS per il contributo 2011”, indirizzato alla segreteria generale del Cuis, via Umberto I, 13, 73100 Lecce.

Per ulteriori informazioni: 0832-683411 begin_of_the_skype_highlighting 0832-683411 end_of_the_skype_highlighting.

Jenny De Cicco

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Minervino, “nuova” scuola materna comunale: più grande, più efficiente. Anche dal punto di vista energetico

Presentato il 7 aprile scorso nella sala consiliare del Comune di Minervino il progetto di ampliamento e sistemazione energetica della scuola materna di via Macchi. L’intervento di edilizia scolastica, che sta per essere appaltato, prevede, per un importo complessivo di 379.560 euro, la costruzione di una nuova sezione dell’istituto, il suo ampliamento, la riorganizzazione dei servizi (cucina, deposito, wc disabili), la realizzazione di una sala mensa e la sostituzione degli infissi con un “cappotto” termo-isolante.

Particolare attenzione è stata posta anche alle tecniche costruttive, nonché alla creazione di un ambiente a “dimensione di bambino”, con materiali edili in grado di garantire moderni criteri di risparmio energetico. “Stiamo continuando a lavorare con la massima determinazione: l’enorme mole di lavoro portato a termine in questi anni ha di fatto portato Minervino tra i comuni salentini più attivi”, sottolinea infatti il sindaco Ettore Caroppo. “Il nostro obiettivo non si limita infatti soltanto alla riqualificazione della scuola materna: vogliamo recuperare tutti gli edifici scolastici del territorio entro la fine del mandato.”

Il progetto si presenta insomma come realmente innovativo, anche perché per la sua messa a punto sono stati coinvolti anche i bambini, ai quali era stato chiesto di disegnare la scuola ideale, dunque di fornire spunti utili ai tecnici e un esempio di cittadinanza attiva. I “progetti” dei bambini, poi, saranno utilizzati per arredare la scuola al termine dei lavori, previsti entro la metà di settembre prossimo. Alla presentazione di ieri erano presenti, oltre a numerosi cittadini e ai docenti della scuola di Minervino, la dirigente Anna Rita Corrado e la progettista dell’opera, l’architetto Cinzia Tarantino.

Jenny De Cicco

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Pug intercomunale: Otranto e Giurdignano a braccetto. Via al dibattito

Tre giorni di passione da domani, giovedì 7 aprile, per la presentazione del Piano urbanistico generale intercomunale (Pugi). Incontri pubblici, dibattiti, confronti tematici: sarà full immersion. Riflettori accesi su due territori: il primo tavolo di lavoro è in programma alle ore 18 a Giurdignano, nella sala consiliare; gli altri due si terranno venerdì e sabato a Otranto nel centro di accoglienza don Tonino Bello. I due territori si sono infatti attivati per la pianificazione congiunta dell’assetto complessivo, tanto che questa è in assoluto la prima esperienza di Pug intercomunale in Puglia. Due comuni affini per storia, strutture sociali, tradizioni e paesaggio, Giurdignano e Otranto; ma anche assimilabili per le attese con cui le comunità guardano al loro sviluppo. Gli incontri – ai quali insieme alla cittadinanza sono chiamati a partecipare tutte le categorie sociali, professionali e imprenditoriali – verteranno sui temi dell’ambiente, delle infrastrutture, del turismo e attività produttive, agricoltura e mondo rurale, delle politiche sociali e del fabbisogno legata alla prima casa. Obiettivo: trovare i punti di forza, riconoscere i punti di debolezza.

“Mi auguro”, commenta Luciano Cariddi, sindaco di Otranto, “che la cittadinanza partecipi numerosa e fattivamente affinché possano essere acquisiti suggerimenti e considerazioni, in particolare sulla programmazione urbanistica e territoriale in atto. Mi piacerebbe – continua – che fossero i giovani a essere protagonisti del loro futuro, offrendo spunti e suggerimenti sulla visione di città che andremo a realizzare nei prossimi anni”.

Molte le attese, dunque, e si capisce: il Pug è il principale strumento di disciplina urbanistica comunale capace di determinare scelte strategiche e incidere profondamente sulla qualità della vita delle popolazioni. E’ elaborato su due livelli: previsioni strutturali e previsioni programmatiche le quali inseriscono la realtà di un comune in una prospettiva territoriale più ampia rispetto ai fabbisogni dei cittadini e alle relazioni intercomunali.

Al Pug – come sarà sottolineato anche nel corso dell’incontro promosso a Giurdignano – precede la “Valutazione ambientale strategica” (Vas), con l’attività di comunicazione e partecipazione del documento di scoping (di analisi preliminare), la prima conferenza di Co-pianificazione e la proposta preliminare con lo schema di assetto strutturale-strategico e la bozza del rapporto ambientale. La seconda fase prevede invece la presentazione alle giunte comunali, le attività di comunicazione e partecipazione e la stesura definitiva del documento preliminare alla progettazione (Dpp)–, rapporto ambientale e adozione nei consigli comunali, pubblicazione, raccolta e catalogazione delle osservazioni al Dpp.

Insomma, la strada verso la sua adozione è ancora lunga, lunghissima. Anche perché – come sottolinea ancora il sindaco Cariddi – “non si tratta solo di pianificare l’urbanistica e l’infrastrutturazione della città, ma anche gli aspetti socio-economici e culturali dei nostri territori”.

Gli appuntamenti di Otranto si svolgeranno, come detto, nel centro di accoglienza don Tonino Bello. Il programma prevede: venerdì 8, alle ore 10.30, tavolo tematico su ambiente e paesaggio; alle 15.30 turismo e attività produttive; dalle ore 17.30, invece, al centro della discussione ci saranno agricoltura, agriturismo e mondo rurale. Sabato 9, dalle ore 10.30, confronto su prima casa e politiche sociali.

Jenny De Cicco

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Martano, la revoca del Peep accende l’ira delle opposizioni: “Interessi di parte”. Maggioranza in fibrillazione

“La politica cittadina ha conosciuto giorni migliori”. Questa è la vox populi che da giorni si è levata nelle strade di Martano, capitale della Grecìa Salentina. Fa discutere lo strappo politico che si sta consumando nella maggioranza di governo di centrodestra, guidata dal sindaco Massimo Coricciati, attorno al Piano per l’edilizia economica e popolare (Peep).

Il provvedimento, approdato in Consiglio comunale il 24 marzo scorso, sta provocando malumore e fibrillazioni. Ma, per capire i fatti, è necessario fare un passo indietro, ritornare a quel luglio del 2010 quando – dopo pochi mesi dal suo insediamento a Palazzo di Città – la giunta deliberava gli atti di indirizzo per la revoca del Peep. Una scelta obbligata, secondo la maggioranza. Dettata dalle scarse possibilità di realizzazione del programma di edilizia economica e popolare e dalla volontà di edificare, in uno di quei comparti, la struttura per disabili denominata “Dopo di noi” la cui ubicazione era stata individuata altrove dalla precedente amministrazione.

Il piano della giunta fu duramente contestato non solo dai gruppi di opposizione (“Cambia Martano” e “Una città in comune”) ma fu messo in discussione anche dai consiglieri di maggioranza (Insieme per Martano) tanto che in un infuocato Consiglio comunale, il capogruppo di allora, Iervoglini, propose il ritiro della delibera. Per le opposizioni, il provvedimento di giunta era illegittimo, in quanto gli atti di indirizzo andavano a compromettere lo sviluppo urbanistico ed economico della città. Non solo: per essere adottato, si sarebbe dovuto procedere a un nuovo studio del fabbisogno abitativo della città.

Dopo mesi di incubazione, a febbraio di quest’anno l’amministrazione è tornata alla carica. E, stavolta, lo ha fatto con molta più determinazione nel voler assecondare le richieste del sindaco. La delibera di giunta svela l’atto di indirizzo: revoca del vincolo di destinazione a edilizia economica e popolare del solo comparto 3 del piano regolatore generale e ubicazione della struttura socio sanitaria “Dopo di noi” in una porzione dello stesso comparto. Cessione del terreno a titolo di anticipazione per la futura convenzione di lottizzazione di quel comparto. La struttura richiede poco meno di mille metri quadrati, una piccola parte di una superficie molto più grande.

Il resto è storia di oggi. La questione è tornata all’attenzione del Consiglio lo scorso 24 marzo, riaccendendo l’ira delle opposizioni che in un’interrogazione hanno messo nero su bianco le scelte da adottare: mantenimento del Peep e l’utilizzo dello strumento della “variante puntuale” per la nuova ubicazione della struttura “Dopo di noi”. L’interrogazione viene però presa a pretesto dalla maggioranza per rafforzare la scelta di spostare la struttura socio sanitaria in quel comparto. Per i partiti di minoranza è una “forzatura politica strumentale”, che “nasconde interessi di parte”. Quali? Al momento della trattazione del punto all’ordine del giorno il primo cittadino si è allontanato dall’aula. Perché? “E’ in conflitto di interessi”, hanno urlato dai banchi di minoranza. La storia si fa intricata: infatti, anche se il sindaco si era espresso con voto favorevole sul documento di giunta dove venivano approvati gli atti di indirizzo, la delibera è stata revocata in regime di autotutela pochi minuti prima dell’avvio dei lavori dell’aula. Già, perché i capigruppo dell’opposizione – gli avvocati Antonio Bovino e Marco Castelluzzo – hanno letto le visure catastali allegate evidenziando che la proprietà dei terreni che formano il comparto 3 è quasi esclusivamente riconducibile alla famiglia del sindaco. A quel punto le opposizioni hanno chiesto con forza alla maggioranza di ripensare la scelta amministrativa e di fermarsi all’adozione della sola “variante puntuale”. Nulla di fatto, la compagine di governo è andata avanti come un treno e senza proferir parola rispetto alle accuse pesanti delle minoranze, eccetto qualche tentativo impacciato del vice sindaco Gallo, ha proceduto ad approvare la revoca del Peep in tutto il comparto 3 e a trasferire l’ubicazione del “dopo di noi” nello stesso.

Tutto a posto? Per niente. Il silenzio della maggioranza è pesato come un macigno. La minoranza ha abbandonato l’aula dopo il voto e indetto un comizio unitario per denunciare alla pubblica opinione la situazione di emergenza istituzionale in cui versa Martano.

Ma anche dopo il comizio delle opposizioni, in una gremitissima piazza Caduti, dove tra l’altro i capigruppo Bovino e Castelluzzo hanno tracciano un desolante bilancio del primo anno di amministrazione, la maggioranza e il sindaco non hanno dato alcun segno di reazione. “La città – è la denuncia – sembra avvolta in un torpore culturale e civile mai visto prima, tutto sembra possibile per chi comanda”.

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La chiesa San Martino restaurata dagli studenti della Scuola Edile

Siglata questa mattina nel corso della conferenza stampa la convenzione tra il Comune di Maglie e la Scuola Edile di Lecce per il restauro della cappella di San Martino, che due anni fa subì il crollo della croce ed è l’unica chiesa di proprietà comunale, ma finora mancavano i fondi per riportarla agli antichi splendori. “La chiesa – haspiegato l’assessore all’Urbanistica Franca Giannotti Sticchi – viene utilizzata da un gruppo di preghiera, ed è ritornata a essere un centro di culto frequentato. Mi sembra giusto valorizzare un gioiello lasciato in dono dai nostri padri, è solo partendo dalle origini che possiamo interfacciarci con il presente”.

A guidare i ragazzi della Scuola Edile nei lavori, sarà l’architetto Francesco Giordano e il tutto avverrà sotto il controllo della Soprintendenza di Lecce. I lavori riguarderanno la facciata e il lastricato solare, ma si spera in un secondo finanziamento anche per effettuare i lavori interni. La chiesa cela tante storie antiche che i lavori potrebbero portare alla luce: la cappella infatti era intitolata in precedenza a Santa Maria dell’Annunciazione, mentre nell’area circostante, una volta all’anno, si teneva la fiera di santa Caterina di Alessandria. La chiesa, a quanto pare, ha assistito a passaggi epocali, per la scelta liturgica tra il rito greco e il rito latino: non ci sono molti documenti scritti tuttavia, fortunatamente, la storia è scritta nelle pietre. Una di queste riporta la data del 1787, proprio sul portale: l’anno non fa riferimento alla costruzione ma a quella della traslazione della statua equestre del santo che, tuttavia, è andata perduta e rimpiazzata da quella di Luigi Guacci del 1908. La teca in cui è conservata l’attuale però è tardo settecentesca e all’interno della chiesa potrebbero esserci molte altre sorprese, come l’altare, la cui parte superiore pare possa essere opera di uno scalpellino magliese, Giannotta, di cui non è rimasto nulla. “La chiesetta – ha commentato il primo cittadino Antonio Fitto – rappresenta un momento importante anche per l’estetica della città, un punto importante per cui chiederemo di accedere ai bandi della Provincia continuando a creare una sinergia tra le amministrazioni pubbliche e le scuole per la loro competenza pratica”. I lavori dovrebbero iniziare a breve, è questione di poche settimane per sbrigare le pratiche burocratiche.

Angela Leucci


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Lo “strappo” di Mantovano nel caos della gestione immigrati

Le dimissioni di Alfredo Mantovano da sottosegretario agli Interni sono giunte nella serata di ieri, a margine di una giornata a dir poco convulsa per il governo. Lo show mediatico di Berlusconi a Lampedusa prima, la bagarre con insulti di Montecitorio (degna delle peggiori democrazie), poi ed infine le dimissioni del vice di Maroni al Viminale fotografano, con estremo realismo, la confusione che regna nel nostro Paese in merito alla gestione della crisi umanitaria causata dal crollo dei regimi politici nordafricani.

Nei giorni scorsi Mantovano, magistrato leccese e sottosegretario agli Interni dal 2008 con l’attuale governo Berlusconi, aveva dato la sua parola che Manduria avrebbe accolto esclusivamente quei 1500 immigrati già presenti sul territorio per volontà del governo, non uno in più. Così non è stato. La rassicurazione dell’ex sottosegretario è stata scavalcata da una direttiva del Ministro degli Interni che, nella giornata di ieri, ha predisposto una nave con 1450 profughi da Lampedusa pronta ad attraccare nel porto di Taranto, in vista di un loro trasferimento nella tendopoli salentina, assolutamente non in grado di ricevere un numero così elevato di immigrati. A quel punto si è giunti all’inevitabile strappo, non si sa ancora quanto sanabile, che ha visto Mantovano compiere un gesto di coscienza dettato dalla reale consapevolezza della situazione. Le dimissioni del braccio destro di Maroni sono state seguite poco dopo da quelle del sindaco di Manduria, Paolo Tommasino (Pdl).

Incassata la solidarietà bipartisan da parte di numerosi esponenti politici, bisognerà valutare nelle prossime ore la disponibilità del magistrato leccese a fare un passo indietro, a patto ovviamente che venga rivalutata con attenzione l’intera situazione.

Il gesto di Mantovano è certamente sintomatico di un malcontento diffuso nel Meridione, ma non solo.

Si tratta infatti di una questione tecnica e soprattutto politica che va al di là delle competenze locali e statali.

Nell’approccio alla crisi umanitaria l’Ue ha palesato nuovamente tutti i suoi limiti, non sapendo superare la logica delle frontiere nazionali.

Soprattutto la Francia di Sarkozy, pioniera nel voler muovere guerra alla Libia di Gheddafi, si sta dimostrando in queste ore quanto mai riluttante nella considerazione di un piano condiviso per la risoluzione del dramma dell’immigrazione. Non a caso alla frontiera transalpina di Ventimiglia assistiamo da giorni a tentativi di attraversamento del confine da parte dei profughi tunisini giunti in Europa che, con l’intento di raggiungere la Francia, vengono puntualmente respinti dalla Gendarmerie francese.

Tornando invece agli affari di casa nostra, è giusto sottolineare che si sta perdendo per l’ennesima volta la possibilità di agire al di là delle logiche politiche e di partito.

E’ sotto gli occhi di tutti, infatti, come il dibattito sulla crisi in atto venga strumentalizzato dalle forze politiche in campo per poter proseguire in una becera logica ostruzionistica da propaganda elettorale, decisamente fuori luogo viste le drammatiche circostanze.

Appurato ciò, risulta più che lecito porsi almeno un paio di domande: è soltanto un caso che i centri di accoglienza predisposti dal Ministro degli Interni Maroni, noto esponente della Lega, stiano al momento sorgendo esclusivamente dalla Toscana in giù, e conseguentemente, è giusto che il fardello della crisi umanitaria venga riversato quasi interamente sulle spalle di un Mezzogiorno già alle prese con numerosi problemi mai risolti?

In considerazione di quanto detto, sarebbe dunque fortemente auspicabile che concetti e parole legati all’unità nazionale e alla cooperazione comunitaria non vengano rispolverati e riproposti unicamente nel facile momento delle celebrazioni istituzionali, ma che trovino effettiva attuazione nel quotidiano, come adesso, nel momento del bisogno.

Andrea Ambrosino

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Anche il Consiglio comunale di Palmariggi vota la solidarietà agli Lsu

Anche il Consiglio comunale di Palmariggi si concentra sulla questione degli ex Lsu, che protestano, ormai da mesi, presso il presidio posto presso il marciapiede antistante l’istituto magistrale “Aldo Moro” di Maglie. Nel Consiglio che si è tenuto nei giorni scorsi, infatti, i componenti si sono espressi all’unanimità a favore della protesta, forti anche dei nove ex Lsu palmariggini (su 1200 in tutta la provincia) che stanno vivendo la grave questione del precariato da ben sedici anni; cui si aggiungono una parte, i lavoratori della ditta Intini, che stanno percependo il salario a singhiozzo. In altre parole, la ditta eroga i salari in maniera non regolare, come invece è accaduto sempre in passato, motivando il disagio con la mancata erogazione dei contributi da parte dello Stato. Palmariggi, così, si pone in un’azione simile a quella intrapresa dal comune di Uggiano la Chiesa nella scorse settimane. Gli ex Lsu, disperati a causa della loro situazione, cercano nel frattempo risposte dalla politica che in effetti, senza distinzione di parte, sta dimostrando attenzione verso i loro problemi. Anche presso la Regione Puglia, il Consiglio ha approntato un ordine del giorno che prevede il problema degli ex Lsu all’ordine del giorno: tutto però sembra fermo, nonostante la buona volontà della politica. Una delle possibilità allo studio è che siano i presidi in prima persona a riassumerli dopo la data del 30 giugno, quando scadrà il loro contratto che pure, inizialmente, era a tempo indeterminato. Ma gli ex Lsu non vedono garanzie in questa soluzione, e preferirebbero essere assunti direttamente dallo Stato: facendo un po’ di conti, questa sarebbe anche un’ipotesi che farebbe risparmiare non poco denaro pubblico. Ma per ora gli ex Lsu restano nel presidio a ribadire la loro situazione. Tutto il resto è rumore.

Angela Leucci

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Palmariggi, il rilancio passa anche attraverso il nuovo poliambulatorio: oggi la decisione del Consiglio

Oggi, nel Consiglio comunale di Palmariggi, si discute della possibilità di mettere a disposizione della Asl Lecce un’area, situata presso la statale 16 Maglie-Otranto in agro di Palmariggi, da destinare alla costruzione di una struttura sanitaria. È questa, infatti, la proposta formulata dalla giunta del piccolo centro dell’entroterra idruntino, che in tempi di riordino ospedaliero cerca di fare la propria parte. Una situazione che vede nelle stesse condizioni tutti i comuni salentini, che stanno vivendo con agitazione questo riordino: non solo quelli che vedranno chiudere le proprie strutture sanitarie esistenti, o trasformate in tempi e modi ancora non del tutto noti, ma anche i comuni che si fanno avanti, promuovendosi come nuovi centri di terziario sanitario. Palmariggi motiva la propria decisione con una questione geografica, la propria posizione baricentrica per il territorio, anche se sembra ormai che i giochi siano fatti, con la Casa della Salute a Maglie e l’ospedale di eccellenza a Scorrano. Ma forse un poliambulatorio, in un’area abbastanza vasta, è sembrato al comune di Palmariggi una possibilità di rilancio del proprio territorio anche in questo campo. Negli ultimi mesi, infatti, si assiste a un completo riassetto del paese guidato dal sindaco Anna Elisa Stifani: a partire dal centro storico, su cui si sta eseguendo un restyling completo a partire dal basolato pavimentale, per proseguire con la cultura attraverso, ad esempio, l’apertura del Museo del Mare, presso il suggestivo castello, e perfinire con l’operazione di marketing territoriale per cui il regista Giovanni Albanese ha girato qui la sua pellicola “Senza arte né parte”, con Vincenzo Salemme e Giuseppe Battiston. Il rinnovamento e il rilancio di Palmariggi appaiono così inarrestabili, ma ora la palla passa alla Regione Puglia, che ha il dovere di decidere su tutto ciò che riguarda la sanità. In fondo, provarci non costa nulla, è un po’ come la pascaliana scommessa su Dio: si punta e non si perde nulla, ma se si vince la posta in gioco darà grandi soddisfazioni in termini di ricadute socio-economiche sul territorio.

Angela Leucci

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Lavori in corso sulla provinciale Otranto-Santa Cesarea, il sindaco tranquillizza: “Sospesi prima dell’estate”

“La stagione estiva non è a rischio, i lavori che interessano la strada provinciale 363 saranno consegnati, almeno in parte, nei primi giorni di aprile”. Lapidario quanto ottimista, il sindaco di Santa Cesarea Terme, Daniele Cretì, rassicura tutti gli operatori turistici placando di fatto i malumori che cominciavano a circolare in questi giorni. Malumori del tutto giustificati, se si pensa che la litoranea interessata dai lavori in corso è l’unica strada praticabile che unisce la cittadella termale ad Otranto e Porto Badisco.

“La provinciale 363 – chiarisce il sindaco – manifesta dei seri problemi di sicurezza lungo alcuni tratti. Non appena ci è pervenuta l’ordinanza di chiusura della litoranea da parte della Provincia, ci siamo subito mobilitati e abbiamo concordato con il presidente Gabellone e con l’ufficio tecnico del Comune l’avvio imminente dei lavori di risanamento e la successiva sospensione degli stessi prima della stagione estiva”.

Entro il dieci aprile, dunque, i cartelli stradali indicativi dei lavori in corso dovrebbero essere rimossi, permettendo così la parziale praticabilità (a senso alternato) dell’intero tratto Santa Cesarea-Porto Badisco, perché i lavori di risanamento riprenderanno in autunno. Restituendo a residenti e turisti la possibilità di godere della bellezza di quel tratto stradale.

Cristian Rizzo

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“Da mille a una”, a Maglie le donne raccontano le donne della Storia

Si è conclusa con un grande successo di pubblico la manifestazione “Da mille a una”, organizzata dalla commissione provinciale per le Pari Opportunità presieduta da Maria Teresa Maglio, tenutasi a Maglie. La manifestazione era inserita in un ciclo di convegni che vuole celebrare le figure, sconosciute o per certi tratti dimenticate, delle donne importanti nella storia d’Italia, dall’Unità a oggi. Grandi emozioni ha suscitato in particolare il filmato realizzato da Elio Scarciglia e dedicato alla mazziniana Antonietta De Pace (quella che nascondeva i messaggi di Giuseppe Mazzini in seno o li ingoiava per servire la causa repubblicana, per capirci). Ma anche l’ode alla duchessa Francesca Capece, benefattrice magliese, letta da Adele Maruccio e accompagnata dal pianista jazz Francesco Negro (commentata dal dirigente scolastico del liceo ospitato nel palazzo che fu della Capece, Roberto Muci). Tra i presenti anche il ministro per gli Affari Regionali Raffaele Fitto che ha tenuto un breve intervento.

 

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