Archive | Settembre, 2011

8 settembre, a Otranto è festa per la Madonna tornata dal mare

L’8 settembre a Otranto si festeggia la Natività di Maria. Una ricorrenza che riporta nella mente degli otrantini i tristi avvenimenti del 1480, anno in cui i Turchi conquistarono la cittadina. Gli ottomani rimasero per un anno e proprio in questa data, 8 settembre 1481, gli aragonesi riuscirono a liberare la cittadina idruntina. A questo, però, seguì un fatto dai risvolti straordinari: infatti i saraceni, andandosene, portarono con sé vari oggetti, tra i quali una statuetta della Madonna che sembrava d’oro. La statua rimase nelle mani di un nobile saraceno fino a quando alla moglie, che aveva problemi nel partorire, non venne consigliato dalla sua schiava di riportare la Vergine al suo posto originario. Se lo avesse fatto la signora sarebbe guarita. Fu così che la statua fu posta sopra una navicella e cullata dalle onde del mare fece ritorno a Otranto. I pescatori, vedendola ritornare, non cedettero ai loro occhi e per loro, come per tutta la cittadinanza, fu un giorno di festa: l’arcivescovo chiese l’indulgenza plenaria e ottenne dal papa dell’epoca, Pio IV, il Giubileo in perpetuo, dalla sera del 7 settembre alla sera dell’8, per chi avesse visitato la Cattedrale, per chi si fosse avvicinato ai sacramenti e per chi avesse pregato secondo le intenzioni del Papa. Ora la statua della Madonna delle Grazie è collocata nella cappella dei Martiri e la sua festa in suo onore è viva e sentita dalla popolazione.

Alessandro Conte

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Traffico umano, a Otranto per “Ole” il documentario di Maria Luisa Mastrogiovanni

A Otranto si parla di traffico umano. E a farlo è Maria Luisa Mastrogiovanni, direttrice de “Il Tacco d’Italia”, che il 10 settembre alle 21 presso porta Terra proietterà il suo documentario “Human goods – Welcome to Europe”, che ha ricevuto il premio “Ilaria Alpi”. Il documentario ripercorre le rotte seguite dai trafficanti di uomini, dall’Afghanistan attraverso l’Iran e la Grecia fino alla Turchia, e sarà proiettato in prima visione all’interno del forum su economia illegale, mafie e globalizzazione finanziaria, organizzato nell’ambito di “Otranto Legality Experience”. “Da un lato, esseri umani in fuga da regimi o da Paesi in guerra – si legge nella sinossi – Dall’altro organizzazioni criminali internazionali che, facendo leva sulla disperazione delle proprie vittime, vanno a ingrossare il mercato illegale di vite trafficando, come fossero merci, uomini, donne e persino minori con il sogno dell’Europa e della libertà. È un’inchiesta investigativa che scava nel fenomeno dell’evoluzione delle nuove mafie transnazionali, svelandone i meccanismi di funzionamento e di finanziamento. Il documentario indaga infatti il fenomeno della riapertura della vecchia rotta dei curdi, quella attraverso la quale, partendo dalla Turchia e arrivando in Calabria o nel Salento, per tutti gli anni ’90 venivano trasportati i curdi in fuga verso l’Europa. Chiuso il Canale di Sicilia, ecco allora che si è riaperto quello di Otranto. Stessa strada degli anni passati, stessi criminali con base in Turchia, ma nuove merci: al posto dei curdi ci sono afghani, iraniani, iracheni”. Un lavoro che acquista decisamente significato anche in virtù della particolare ricorrenza che Otranto vive quest’anno, ossia il ventennale dei primi sbarchi degli albanesi. Perché dove c’è povertà e disperazione a volte c’è anche la speranza di un futuro migliore, ma soprattutto c’è chi cerca di sfruttare questa speranza per il suo tornaconto personale, che quasi sempre diventa un’attività illecita e criminosa.

Angela Leucci

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“Ricadute narrative della contingenza esistenziale”, un Salento diverso dal solito nel libro di Antonio Pagliara

“Ricadute narrative della contingenza esistenziale” è il titolo del nuovo libro di Antonio Pagliara. L’autore spiega che è un titolo volutamente impronunciabile e significa “racconti autobiografici”. Lo scrittore salentino è nato a Tuglie, ha vissuto tre anni in Colombia e uno in Iran e vive attualmente a Istanbul, dove insegna in un liceo italiano. Il libro, pubblicato da Lupo Editore, racconta un Salento inedito, lontano da quello conosciuto nelle cartoline, nei documentari o negli itinerari turistici enogastronomici. Eppure Pagliara, della sua terra non trascura niente, dai paesaggi alla sofisticata arte salentina dell’inzuppare il biscotto, dalla mancanza di lavoro alla fuga dei cervelli, da serate passate a filosofeggiare mangiando lumache e bevendo vino agli aneddoti popolari. Con le loro bravate, personaggi come Ciccio Spina, cliente affezionato del bar Sguario, e Marco Cazzafitta, faranno sorridere il lettore; i misteri della Malumbria o del Bezelit non annoieranno. Ai racconti salentini seguono quelli dei viaggi in Iran, Colombia e Turchia. Il libro infatti è un rapido susseguirsi di immagini, suoni, colori, oggetti e azioni che colpiscono i sensi e la fantasia. Nel testo si alternano momenti di scrittura cabarettistica e lunghe scorribande barocche, racconti cinici a finzioni metafisiche. Solo alla fine del libro il lettore potrà decidere se aderire al severo giudizio del “professore”, oppure raccogliere la sfida e decidere cosa fare delle ricadute: se ridere o sorridere, pensare, incantarsi o, semplicemente, godersele.

Serena Cappello

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Melendugno, ricomincia l’anno scolastico ma la scuola non c’è

L’istituto primario di Melendugno non è ancora agibile, ma i bambini sono ormai pronti a tornare tra i banchi: una vera e propria corsa contro il tempo per consentire di iniziare l’anno scolastico, e un’ordinanza del sindaco fa slittare al 19 settembre il rientro in classe. Negli ultimi mesi del precedente anno scolastico, l’immobile fu dichiarato inagibile a causa di due episodi di cedimento strutturale: c’era infatti pericolo di crollo dei solai delle ali nord e sud dell’edificio. Così ben tre sezioni di cinque classi l’una furono dislocate in alcuni locali della scuola media, altre nei locali dell’ex mattatoio adibiti, negli ultimi anni, a museo, e altre classi nel centro culturale “Rina Durante”, gestito dai laboratori urbani Koinè. Nonostante l’impegno dell’amministrazione, i lavori non sono terminati in tempo e non permetteranno il regolare svolgimento delle lezioni. Infatti i bambini saranno dislocati in diversi ambienti. Alcune classi saranno disposte nell’asilo nido, altre nelle scuole medie e altre ancora nell’ex mattatoio, nonostante l’anno scorso due aule arrangiate in quest’ultimo furono dichiarate inagibili a causa di strani odori che provenivano dalle pareti, provocando di conseguenza una bonifica estiva dell’immobile. Dove il comitato dei genitori è stato invitato dall’amministrazione a fare un sopralluogo per accertare lo stato dei luoghi, e verificare che lo stabile non presenti più nessun tipo di odore, né all’interno né all’esterno. Si è inoltre ottenuto un ribasso di gara e i soldi rimasti dall’appalto dei lavori, promette il vicesindaco Mauro Russo, saranno reinvestiti su tutti gli edifici scolastici di Melendugno (ai genitori che lamentavano la mancanza di laboratori informatici, di laboratori di lingua, e della mancanza di lavagne multimediali, Russo ha risposto che “prima di pensare alla tecnologia avanzata, bisogna intervenire sugli edifici scolastici di Borgagne”). Ma i genitori e il comitato che li rappresenta, che hanno partecipato anche a un incontro con il vicesindaco sull’argomento, si oppongono con tutta la loro forza all’utilizzo dell’ex mattatoio, perché evidentemente non soddisfatti delle assicurazioni circa la bonifica dello stabile e di tutta la sua area circostante, pertanto hanno chiesto a gran voce di poter avere accesso a tutti i dati riguardanti le analisi: secondo alcuni genitori, l’anno scorso alcuni bambini a scuola in quell’edificio avrebbero accusato ripetuti mal di testa e difficoltà respiratorie.

Serena Cappello

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La lotta alla mafia passa per la cultura: ecco l”Otranto Legality Experience”

La lotta alla criminalità organizzata approda a Otranto. Dal 9 all’11 settembre si tiene infatti un’iniziativa, targata don Ciotti, che porta il nome di “Otranto Legality Experience”. Dopo il successo della scorsa edizione, che ha registrato la presenza di più di duecento iscritti, la manifestazione torna a coinvolgere la città idruntina con un parterre di relatori provenienti da realtà di spicco nella lotta alle mafie e proponendosi come appuntamento fisso per l’antimafia sociale italiana. Quanto l’economia reale, quella dei flussi finanziari transazionali, è collegata all’economia sommersa, quella dei riciclaggi di denaro sporco? Un tema attuale, spesso taciuto, o meglio occultato, che diventa il fulcro dell’iniziativa organizzata da Flare Network, organizzazione che si batte per la legalità e i diritti dei cittadini europei, tra incontri, dibattiti, convegni e approfondimenti che avranno i giovani come protagonisti. La manifestazione, già in corso, presenta due diverse fasi: un summer camp presso l’Università del Salento aperto alla partecipazione di duecento persone nel quale, fino all’8 settembre, si analizzeranno gli organismi internazionali, gli Stati, le multinazionali e la società civile, e un forum, aperto alla partecipazione di tutti, che si terrà invece a Otranto dal 9 all’11 settembre. Massimi esperti nella lotta alla mafia, presenze di spicco del panorama culturale italiano e non solo, si susseguiranno nella tre-giorni dedicata alla legalità nella città adriatica, dall’europarlamentare Vittorio Agnoletto, coordinatore culturale dell’evento, al già citato don Ciotti, presidente di Libera, associazione sempre in prima linea nella lotta alla criminalità, e, ancora, da Paolo Beni, presidente dell’Arci, all’economista Susan George. Un calendario fittissimo, quello del forum, per un weekend all’insegna della lotta alla criminalità organizzata che aprirà i battenti con incontri mattutini per poi proseguire, fino a tarda serata, con dibattiti, testimonianze degli esperti e spettacoli. Tanti gli argomenti racchiusi nel titolo dell’edizione 2011, dedicata a Toni Fontana, “Economia illegale, mafie e globalizzazione finanziaria”. Verranno approfonditi i segreti della finanza con un dibattito a cura di Jean de Mailllard e John Christensen, sviscerate le conseguenze apportate dalla globalizzazione nel mondo del lecito e dell’illecito alla presenza di Vincenzo Ruggiero, Giancarlo Caselli e Alberto Perduca. E, ancora, verrà fatta luce sulla strategia dell’Europa che si protende sempre più verso il Nord Africa, con un dibattito a cura di Antonio Panzeri e di Stefano Manservisi. Non mancherà un’analisi della società italiana, della risposta apportata anche dalle amministrazioni locali alle mafie nazionali e internazionali, un momento di grande interesse che coinvolgerà, tra gli altri, Paolo Beni, Michele Emiliano, Mimmo Fontana e Don Ciotti. Il compito di chiudere la manifestazione al presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, che porrà l’accento su un altro aspetto fondamentale: quanto è importante la lotta alla criminalità organizzata per l’Unione Europea? Le risposte ai nostri quesiti giungeranno da Cecilia Malmström, commissario europeo per gli Affari interni.

Alessandra Ragusa

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Otranto, arriva Qr Code: info turistiche anche sull’iPad

Il sistema di ultima generazione Qr code arriva a Otranto. Un progetto della Hydrusa.com creato in collaborazione con il Comune di Otranto e il suo assessorato al Turismo. Si tratta di un nuovo percorso interattivo per le vie della cittadina idruntina. Il progetto verrà presentato ufficialmente domani 8 settembre, alle ore 11, presso il municipio, e dopo la presentazione ci sarà una dimostrazione pratica per le vie del centro. I Qr code sono nuovi codici, sempre più diffusi negli ultimi mesi, leggibili dai telefonini di ultima generazione, dai tablet come l’iPad e da altri lettori multimediali. L’idea per Otranto è di Elio Paiano. Il sistema non fa altro che fornire indicazioni multimediali, disponibili in varie lingue, sui monumenti e le località presenti a Otranto. In questo modo si crea un percorso interattivo per il turista. Si potranno visualizzare messaggi di testo, anche senza connessione internet, che forniscono notizie su luoghi e monumenti e inoltre, video, sistemi per individuare le specie di flora e fauna, indicazioni sulle coordinate geografiche e persino rimandi letterari. In generale, si può dire di avere a disposizione una guida artistico-culturale gratuita e soprattutto accessibile a tutti. Ѐ la prima in Italia e tra le prime al mondo. “Si tratta di un progetto nato grazie alle nuove possibilità offerte dalla tassa di soggiorno – spiega il sindaco Luciano Cariddi – Lo stiamo sviluppando per creare una serie di servizi innovativi per i nostri ospiti facendo comprendere le potenzialità di sviluppo del nostro territorio”. Anche l’assessore al Turismo del Comune di Otranto, Antonio Schito, esprime soddisfazione: “In questo modo si potranno creare opportunità completamente nuove di fruizione del territorio. L’esempio di questo progetto è unico in Italia ed è una dimostrazione pratica di queste nuove possibilità”.

Alessandro Conte

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Voltolina ce la fa, da Otranto a Valona a nuoto in 24 ore

Impresa riuscita. L’atleta di triathlon Massimo Voltolina, dopo la traversata a nuoto dello Stretto della Manica nel 2006, ha stabilito un nuovo record. Il 4 settembre alle ore 14,26 è partito da Punta Palascìa, il punto più a est d’Italia, ed è arrivato a Valona il 5 settembre alle ore 14,18. Poco meno di un giorno per percorrere con le proprie braccia 85 chilometri di distanza. Nelle prime ore della traversata, ha raccontato l’atleta al suo arrivo, sembrava filasse tutto liscio senza la benché minima preoccupazione. Ma nelle ultime 7-8 ore la stanchezza fisica si era fatta sentire, soprattutto per il peggioramento delle condizioni del mare, anche se alla fine l’impresa del nuotatore parmense è stata portata a termine, e già ieri verso le ore 18 il campione è rientrato al porto di Otranto a bordo di una nave della Marina Militare. Questo evento sportivo è stato promosso da Ltbf Onlus, associazione di promozione sociale presieduta da Irene Pivetti, con il patrocinio e il supporto di Regione Puglia, Comune di Bari, Coni Puglia, Ambasciata d’Italia a Tirana, Consolato Generale d’Italia a Valona, Marina Militare Italiana, Guardia di Finanza, Delegazione Italiana Esperti Albania dello Stato Maggiore della Difesa, Comune di Parma, Provincia di Parma, Università degli Studi di Roma “Foro Italico”, Università degli Studi di Parma, Università degli Studi di Foggia, Università del Salento, Comitati Regionali Puglia delle Federazioni Italiana Nuoto e Canottaggio, Federazione Nuoto Albanese.

Alessandro Conte

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Ci sono i soldi, la Lecce-Vernole-San Foca avrà quattro corsie

Il finanziamento c’è, si aspetta che la Regione Puglia disponga la sottoscrizione del contratto per l’esecuzione dei lavori. Il Ministero ha firmato un mese fa il trasferimento alla Regione Puglia del residuo finanziamento di oltre 31 milioni di euro necessario per realizzare la messa in sicurezza e l’allargamento a quattro corsie della strada Lecce-Vernole-San Foca. Il provvedimento dovrà essere registrato dalla Corte dei Conti entro il 9 settembre. “Si conclude una lunga e complessa procedura – ha commentato il sindaco di Vernole Mario Mangione – durata oltre venti anni, per la realizzazione di in intervento strutturale sul territorio, necessario per adeguare una via ai volumi di traffico che l’attuale dimensione della arteria non era più in grado di smaltire in sicurezza e rapidità. L’intervento poi costituisce un’opportunità straordinaria, perché determina un importante investimento sul territorio di oltre 60 milioni di euro, che certamente allevierà la gravissima crisi occupazionale che attanaglia il Sud Italia e la provincia di Lecce in particolare. Auspico che la Regione Puglia, nulla ostando più alla cantierizzazione dell’opera, voglia immediatamente disporre la sottoscrizione del relativo contratto e proceda immediatamente alla consegna dei lavori, avendo i competenti uffici regionale e comunali collegato le procedure di pubblicazione degli espropri senza alcuna opposizione al riguardo”.

Angela Leucci

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“Ti amo… da morire”, incontro sullo stalking a Santa Cesarea

Stalking, come riconoscerlo e come difendersi: questo il tema affrontato in un convegno a Santa Cesarea, organizzato dal Comune e dal Piano Sociale di zona, ambito di Poggiardo. Ricevere un bellissimo mazzo di rose oppure una meravigliosa lettera d’amore o, ancora, un dolcissimo sms, una romantica telefonata o avere un uomo che ti aspetta sotto casa è il sogno di tante donne, ma è l’incubo di chi è vittima di stalking. Di questo e degli aspetti sociali e giuridici legati a questo gravissimo reato si è parlato lunedì 5 settembre nel piazzale antistante il municipio di Santa Cesarea Terme, nel convegno-dibattito dal titolo “Ti amo… da morire”. A fare gli onori di casa è stato il vice-sindaco Sergio Bono, mentre a fare da coordinatrice ci ha pensato Lina Agrosì, assistente sociale comunale. “Lo stalking indica una serie di atteggiamenti persecutori – ha detto nella sua relazione la psicologa Monia Stefano – posti in essere da un individuo nei confronti di un altro, spesso una donna. Lo stalker è un giovane uomo, il cui amore non è corrisposto, oppure un ultra cinquantenne separato o divorziato. Il 75% delle vittime sono donne costrette a vivere nel terrore psicologico, che provoca disturbi nel sonno, crisi di pianto e, addirittura, pericolo per la propria vita”.

Una situazione davvero terribile, dunque, che riguarda circa 70mila persone ogni anno vittime di questo reato in Italia, come ha spiegato successivamente la psicoterapeuta Tiziana Micello, la quale ha mostrato al pubblico presente un video realizzato dal Ministero delle Pari opportunità sul delicato argomento spiegando che spesso già nelle dinamiche relazionali della coppia si possono intravedere i potenziali pericoli di un futuro stalker.

Gli aspetti penali del reato e, quindi, il modo in cui potersi difendere sono stati poi spiegati da Antonella De Rubertis, avvocato civilista e penalista. “Il reato di stalking – ha spiegato – per essere tale deve essere ripetuto nel tempo. Una volta appurato che si tratta di questo, la vittima deve correre ai ripari avvisando le forze dell’ordine. Nel nostro paese lo stalking è finalmente riconosciuto come reato dalla legge n. 38 del 2009 e dall’art. 612 bis del codice penale. Si ha tempo sei mesi per la querela, solo per questo reato e per quello di violenza sessuale il legislatore ha derogato ai classici 90 giorni. La legge punisce lo stalker con pene variabili dai 6 mesi ai 4 anni. Prima ancora di arrivare alla querela la segnalazione del fatto all’autorità giudiziaria comporta la procedura di ammonimento, con la quale il reo viene invitato a non ripetere i suoi comportamenti persecutori. Nel caso in cui non dovesse dare ascolto alle autorità la pena viene naturalmente inasprita”. È seguito poi un dibattito, nel quale molte delle persone presenti, soprattutto giovani donne, hanno chiesto ulteriori delucidazioni ai relatori.

Deodato Giovanni Guida

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De Chirico in chiave pop, a Poggiardo è di scena Sauvage

Sauvage rivisita De Chirico. È stata inaugurata venerdì 2 settembre, presso il Palazzo della cultura di Poggiardo, la mostra di Max Hamlet Sauvage, dal titolo “De Chirico, rivisitato nell’estetica metafisica nel regno del sogno”. L’esposizione, che resterà aperta al pubblico fino al 25 settembre, lunedì, mercoledì e venerdì dalle 9 alle 12 e martedì e giovedì dalle 16,30 alle 18,30, conta trenta dipinti e disegni inediti del noto artista gallipolino, che ha vissuto in Francia e ha rivisitato De Chirico in chiave pop, mantenendone i suoi connotati surrealistici. E così il pittore metafisico, il pittore che si lasciava ispirare dalla luce diurna che illumina le città mediterranee, il pittore che immergeva le sue figure in un clima magico e misterioso, il pittore dell’uomo senza volto, torna a rivivere attraverso le tele di Sauvage. Protagonista ancora l’uomo contemporaneo, le sue tensioni interiori interpretate in chiave esistenzialista: le sue paure, i suoi sogni spesso materialisti, il lusso il più delle volte ostentato e la noia borghese. Fumetti dai colori shock e psichedelici che prendono vita nei suoi dipinti pop con la tecnica del cartoon. L’uomo rappresentato diventa un cartone animato, ciò contribuisce a prendere le distanze da esso perché facente parte di un mondo fantastico e surreale, lontano da quella che è la realtà di ogni giorno, ma nello stesso tempo uomo che assume i connotati della caricatura. Apparentemente le figure che si stagliano nei suoi dipinti sono distanti dalla quotidianità, ma uno sguardo più approfondito non può non scorgerne il loro legame intimo con la realtà con cui ci confrontiamo ogni giorno. Al di là degli altri elementi presenti nelle scene, che ci suggeriscono che si tratti di momenti di vita vissuta, vediamo che quello che Sauvage ci riporta con il suo tratto pittorico impeccabile e satirico è l’avidità, la bramosia di potere, la tensione verso il lusso e il denaro, la lussuria che porta a vedere le donne come oggetto del desiderio. Temi, dunque, non lontani da quelli delle copertine dei giornali. Max Hamlet Sauvage, pittore e scultore classe 1950, entra nel mondo dell’arte nel 1969, in seguito ad un corso di pittura nella scuola d’arte “Castello sforzesco”, cui seguono diversi corsi di anatomia e fotografia. Ed è proprio la fotografia il mezzo con il quale inizia a esprimersi artisticamente già a partire dal 1967. La sua prima mostra risale al 1972, a Milano. Una carriera in continua ascesa che l’ha visto protagonista di numerose mostre in Europa e anche oltreoceano e vincitore di numerosi premi nazionali e internazionali. Dopo anni di assenza dalla Puglia, dal 2004 a oggi ha allestito diverse mostre tra Gallipoli, Parabita, Brindisi e in numerosi altri centri salentini per poi approdare a Poggiardo con questo originale approccio a De Chirico, in esclusiva per tutta la Puglia. Un artista surrealista che riscopre il surrealismo, dando alla corrente culturale che affonda le sue radici nelle opere di Bréton quel tocco di fantasia beffarda che ci lascia sorridere. Un sorriso amaro, ma pur sempre un sorriso. Che sia questo il ruolo che riveste l’arte per Sauvage nella crisi dei valori del mondo contemporaneo?

Alessandra Ragusa

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Premio Bodini, dalla Sicilia arrivano gli Agricantus

Ritorna il premio Bodini a Cocumola, e dopo il successo delle prime due serate della sesta edizione il riconoscimento voluto dall’amministrazione comunale per ricordare il poeta della “Luna dei Borboni” continua il suo programma di appuntamenti. In particolare, nella serata di giovedì 8 settembre il premio verrà conferito agli Agricantus, gruppo musicali di genere folk-ambient provenienti dalla Sicilia. Nei giorni scorsi la rassegna, svoltasi a Cocumola il 3 e 4 settembre, ha visto premiare il poeta Gezim Hajdari, lo scrittore Vincenzo Consolo, il giornalista Raffaele Gorgoni e la sceneggiatrice Maria Pia Autorino per il corto metraggio “Poppitu”, che si ispira alla poesia di Bodini e a Cocumola. La terza serata si terrà giovedi 8 settembre, e prevede, oltre alla premiazione degli Agricantus, il loro concerto, ovvero, uno spettacolo durante il quale saranno proiettati videoart, una scaletta ricca dei successi del gruppo, che tra l’altro si fa portavoce di Amnesty International, organizzazione che quest’anno celebra il suo cinquantenario con lo “Human Rights Tour” per i diritti umani. Il gruppo é diventato famoso per la commistione di lingue e dialetti e la miscela tra suoni acustici ed elettronici, un sound che viene dal deserto e si contamina di sonorità mediterranee e asiatiche, in un respiro globale. Il concerto si svolge in piazza san Nicola a Cocumola alle 20,30. Nella serata conclusiva del 9 settembre invece, si chiude con lo sceneggiatore e scrittore Ivan Cotroneo e il fotografo “Kash” Gabriele Torsello.

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Quelle vecchie, sane abitudini

Di Paolo Colavero

E inizio a portarmi in giro le mie abitudini. Come una professione. Non che sia un momento semplice questo, no. Ma appunto, aiutano le abitudini. Aiutano. Non lasciano soli. Si spostano, di pochi centimetri al massimo. Ruotano, ti fanno vedere il culo, le abitudini. Mai volgari: che culo, quello delle abitudini.

Salvagenti delle forme più varie e irregolari, ma sempre le stesse, che ci si possa aggrappare, che le si riconosca. Che le si possa vedere anche al buio, tastarne i contorni e farsene scialuppa.

Allora, ho ripreso la villa delle panchine e l’ingresso degli studenti alle otto di mattina. Il caffé da Orazio, che ora è quasi solo il nome del bar. E Gerardo e signora che cambiano veloci quasi come i libri in vetrina. Tutti molto, ma molto bravi a scrivere. Scrivere. Non a scriverne, perchè per scriverne occorre viverne, che per non farti sbattere la vita in faccia devi proprio volerlo, devi scansarti al momento giusto.

Viverne di strade e turaccioli e zoccole sull’asfalto sotto casa. Di citofoni stranieri e buste che arrivano aperte. Di serate ventose, di frutta matura. Birra scaduta.

Ho quindi ripreso in mano il parchimetro, come qualcuno mai lo controllasse. Il mare e le spiagge che non avevo ancora mai frequentato.

Sì, lo so, si perde il tempo, le occasioni. Lasci gli amici a bere una birra e a ordinare una crepe, a Otranto, e te li ritrovi con un mutuo in via Spezia a Milano e un lavoro ben pagato in banca. Assicurati, telefono e tutti i confort. Sì, ma, era una birra doppio malto, ti fanno certi come a giustificare. Non voglio sapere cosa beveva, allora, quell’altro amico che ora gestisce un albergo a quattro stelle sul lungomare, quattro solo quelle che si vedono. Almeno un amaro doveva bere. Una serie da competizione di amari.

Passa un tipo, da solo. Pantaloncino e camicia chiara, qualche riga come a darsi delle arie. Sorride anche, sempre da solo. “Questo è il centro… di Maglie?”, e sorride. Mi starà certo prendendo per il culo.

Tossiscono in un’auto che passa di fronte.

Rispondo di sì, che anche e soprattutto dall’altro lato. Indico le mie spalle. Lui sorride, soddisfatto, e annuisce: “Ah, ah. Non di qua quindi!”. “No, in quella direzione si va a Otranto!”, faccio io. Va via soddisfatto del nostro incontro. La buona azione della giornata. Stronzo.

La vera questione, tornando alle abitudini, è che le cazzo di vere abitudini non sono del singolo. Questo, ecco, questo ho pensato. Non mie, non tue e neanche su, per dire. Nemmeno nostre. Gli italiani non hanno abitudini, gli svedesi neppure.

Le abitudini invece sono del posto. Sono legate come alla terra e ai cestini della spazzatura della villetta, all’acquario di Patrick o al calzone di Menicuccio. Alla sabbia degli Alimini come ai pezzetti di Pierino e ai bicchieri colmi di Martini Bianco di Enzo. Quest’ultimo è anche un consiglio. Sono nelle aiuole che restano, direbbe don Giuseppe, restano a tenere la posizione. Restano come a significare il nostro movimento e di conseguenza la domanda mai risolta, nel mio caso di meridionale adriatico: “Ma dove cazzo stai andando? Torna!”.

E rendi ricca la tua terra, mi disse poi Vincenzo una volta. Torna. Che cazzo aspetti. A farti rapinare.

Così ho preso a prendere appunti, intestarmi strade, angoli di città e scaffali alcolici di Della Stella, vini pregiati e caffé, qualche libro quando ero a studiare in zona. Che si abituino anche loro al posto, all’aria salmastra da venti chilometri di distanza. Prepararmi alla rincorsa, lo slancio dei tempi migliori.

Sarà una Waterloo, lo so. Come di ritorno. Il mio personale rinculo leccese, potrei dire così. Eccomi, sono tornato a casa. Me la sono presa dritta nel rinculo.

Intanto è come mi sentissi modestamente felice di essere giunto a tali conclusioni con sulle labbra il gusto del caffé, seduto dalle dieci alla villetta, sul muretto di fianco la buca rossa delle lettere che porta, sono sicuro che c’è, ancora la mia firma. Sono indeciso tra un amaro d’erbe e due parole con qualche tipo spregiudicato che venti anni fa mi avrebbe fatto davvero paura: “Non frequentare le cattive compagnie”. Solo troppo tardi poi ci si accorge che nessuno può farci più male di noi stessi. Quindi, di contro, nessuno può fare più male alle cattive compagnie delle cattive compagnie stesse. Non frequentatevi, potrebbe finire davvero molto male.

Mi muovo intanto in attesa di Totò e Roberto, da sempre addetti al mio taglio e alle basette. In attesa delle loro maleparole, dei loro trucchi ai capelli, le forbici e gli asciugamani stretti al collo. Le riviste con le donne e i calciatori. I discorsi che se non ci andavo non lo sapevo. C’arrivo alla fine, le undici circa. Passa il tipo dei giornali, la mia stima per la Gazzetta del Mezzogiorno. Ordiniamo un altro caffé. Arriva trafelato il cameriere della Piazza.

Paolo”, mi fa Totò, “tu che hai studiato forse lo sai. Ma com’è che quando mio cugino telefona passeggia sempre, cammina avanti e indietro. Non si ferma no, finché non ha finito di parlare. Fa i chilometri”.

“Sarà nervoso!”, faccio io come a smarcarmi.

Eh, Paolo, senti qui”, mi fa questa volta Roberto, tirandosi indietro minaccioso il ciuffo, “visto che te ne intendi, -appunto- come caaazzo è che quando mi chiamano al telefono io castimo. Bestemmio, Paolo, te lo devo dire, bestemmio forte, davvero. Tutti li santi castimu. Com’è questa cosa? Che fenomeno è. Che nome gli diamo?”.

Ma no, non me lo chiedere Roberto, no. Forse è solo questione, come dire, di abitudine. Chiedo della Toma Maglie, allora. La promozione mi salva la mattinata. Ne vengo fuori dopo circa un’ora. Torno indietro e mi fermo a osservare. Da quando le panchine della villetta si sono fatte estoni e lettoni, quasi scandinave, mi sento, devo ammetterlo, molto meglio. O sarà il nuovo taglio.

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