Voltolina ce la fa, da Otranto a Valona a nuoto in 24 ore

Impresa riuscita. L’atleta di triathlon Massimo Voltolina, dopo la traversata a nuoto dello Stretto della Manica nel 2006, ha stabilito un nuovo record. Il 4 settembre alle ore 14,26 è partito da Punta Palascìa, il punto più a est d’Italia, ed è arrivato a Valona il 5 settembre alle ore 14,18. Poco meno di un giorno per percorrere con le proprie braccia 85 chilometri di distanza. Nelle prime ore della traversata, ha raccontato l’atleta al suo arrivo, sembrava filasse tutto liscio senza la benché minima preoccupazione. Ma nelle ultime 7-8 ore la stanchezza fisica si era fatta sentire, soprattutto per il peggioramento delle condizioni del mare, anche se alla fine l’impresa del nuotatore parmense è stata portata a termine, e già ieri verso le ore 18 il campione è rientrato al porto di Otranto a bordo di una nave della Marina Militare. Questo evento sportivo è stato promosso da Ltbf Onlus, associazione di promozione sociale presieduta da Irene Pivetti, con il patrocinio e il supporto di Regione Puglia, Comune di Bari, Coni Puglia, Ambasciata d’Italia a Tirana, Consolato Generale d’Italia a Valona, Marina Militare Italiana, Guardia di Finanza, Delegazione Italiana Esperti Albania dello Stato Maggiore della Difesa, Comune di Parma, Provincia di Parma, Università degli Studi di Roma “Foro Italico”, Università degli Studi di Parma, Università degli Studi di Foggia, Università del Salento, Comitati Regionali Puglia delle Federazioni Italiana Nuoto e Canottaggio, Federazione Nuoto Albanese.

Alessandro Conte

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Ci sono i soldi, la Lecce-Vernole-San Foca avrà quattro corsie

Il finanziamento c’è, si aspetta che la Regione Puglia disponga la sottoscrizione del contratto per l’esecuzione dei lavori. Il Ministero ha firmato un mese fa il trasferimento alla Regione Puglia del residuo finanziamento di oltre 31 milioni di euro necessario per realizzare la messa in sicurezza e l’allargamento a quattro corsie della strada Lecce-Vernole-San Foca. Il provvedimento dovrà essere registrato dalla Corte dei Conti entro il 9 settembre. “Si conclude una lunga e complessa procedura – ha commentato il sindaco di Vernole Mario Mangione – durata oltre venti anni, per la realizzazione di in intervento strutturale sul territorio, necessario per adeguare una via ai volumi di traffico che l’attuale dimensione della arteria non era più in grado di smaltire in sicurezza e rapidità. L’intervento poi costituisce un’opportunità straordinaria, perché determina un importante investimento sul territorio di oltre 60 milioni di euro, che certamente allevierà la gravissima crisi occupazionale che attanaglia il Sud Italia e la provincia di Lecce in particolare. Auspico che la Regione Puglia, nulla ostando più alla cantierizzazione dell’opera, voglia immediatamente disporre la sottoscrizione del relativo contratto e proceda immediatamente alla consegna dei lavori, avendo i competenti uffici regionale e comunali collegato le procedure di pubblicazione degli espropri senza alcuna opposizione al riguardo”.

Angela Leucci

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“Ti amo… da morire”, incontro sullo stalking a Santa Cesarea

Stalking, come riconoscerlo e come difendersi: questo il tema affrontato in un convegno a Santa Cesarea, organizzato dal Comune e dal Piano Sociale di zona, ambito di Poggiardo. Ricevere un bellissimo mazzo di rose oppure una meravigliosa lettera d’amore o, ancora, un dolcissimo sms, una romantica telefonata o avere un uomo che ti aspetta sotto casa è il sogno di tante donne, ma è l’incubo di chi è vittima di stalking. Di questo e degli aspetti sociali e giuridici legati a questo gravissimo reato si è parlato lunedì 5 settembre nel piazzale antistante il municipio di Santa Cesarea Terme, nel convegno-dibattito dal titolo “Ti amo… da morire”. A fare gli onori di casa è stato il vice-sindaco Sergio Bono, mentre a fare da coordinatrice ci ha pensato Lina Agrosì, assistente sociale comunale. “Lo stalking indica una serie di atteggiamenti persecutori – ha detto nella sua relazione la psicologa Monia Stefano – posti in essere da un individuo nei confronti di un altro, spesso una donna. Lo stalker è un giovane uomo, il cui amore non è corrisposto, oppure un ultra cinquantenne separato o divorziato. Il 75% delle vittime sono donne costrette a vivere nel terrore psicologico, che provoca disturbi nel sonno, crisi di pianto e, addirittura, pericolo per la propria vita”.

Una situazione davvero terribile, dunque, che riguarda circa 70mila persone ogni anno vittime di questo reato in Italia, come ha spiegato successivamente la psicoterapeuta Tiziana Micello, la quale ha mostrato al pubblico presente un video realizzato dal Ministero delle Pari opportunità sul delicato argomento spiegando che spesso già nelle dinamiche relazionali della coppia si possono intravedere i potenziali pericoli di un futuro stalker.

Gli aspetti penali del reato e, quindi, il modo in cui potersi difendere sono stati poi spiegati da Antonella De Rubertis, avvocato civilista e penalista. “Il reato di stalking – ha spiegato – per essere tale deve essere ripetuto nel tempo. Una volta appurato che si tratta di questo, la vittima deve correre ai ripari avvisando le forze dell’ordine. Nel nostro paese lo stalking è finalmente riconosciuto come reato dalla legge n. 38 del 2009 e dall’art. 612 bis del codice penale. Si ha tempo sei mesi per la querela, solo per questo reato e per quello di violenza sessuale il legislatore ha derogato ai classici 90 giorni. La legge punisce lo stalker con pene variabili dai 6 mesi ai 4 anni. Prima ancora di arrivare alla querela la segnalazione del fatto all’autorità giudiziaria comporta la procedura di ammonimento, con la quale il reo viene invitato a non ripetere i suoi comportamenti persecutori. Nel caso in cui non dovesse dare ascolto alle autorità la pena viene naturalmente inasprita”. È seguito poi un dibattito, nel quale molte delle persone presenti, soprattutto giovani donne, hanno chiesto ulteriori delucidazioni ai relatori.

Deodato Giovanni Guida

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De Chirico in chiave pop, a Poggiardo è di scena Sauvage

Sauvage rivisita De Chirico. È stata inaugurata venerdì 2 settembre, presso il Palazzo della cultura di Poggiardo, la mostra di Max Hamlet Sauvage, dal titolo “De Chirico, rivisitato nell’estetica metafisica nel regno del sogno”. L’esposizione, che resterà aperta al pubblico fino al 25 settembre, lunedì, mercoledì e venerdì dalle 9 alle 12 e martedì e giovedì dalle 16,30 alle 18,30, conta trenta dipinti e disegni inediti del noto artista gallipolino, che ha vissuto in Francia e ha rivisitato De Chirico in chiave pop, mantenendone i suoi connotati surrealistici. E così il pittore metafisico, il pittore che si lasciava ispirare dalla luce diurna che illumina le città mediterranee, il pittore che immergeva le sue figure in un clima magico e misterioso, il pittore dell’uomo senza volto, torna a rivivere attraverso le tele di Sauvage. Protagonista ancora l’uomo contemporaneo, le sue tensioni interiori interpretate in chiave esistenzialista: le sue paure, i suoi sogni spesso materialisti, il lusso il più delle volte ostentato e la noia borghese. Fumetti dai colori shock e psichedelici che prendono vita nei suoi dipinti pop con la tecnica del cartoon. L’uomo rappresentato diventa un cartone animato, ciò contribuisce a prendere le distanze da esso perché facente parte di un mondo fantastico e surreale, lontano da quella che è la realtà di ogni giorno, ma nello stesso tempo uomo che assume i connotati della caricatura. Apparentemente le figure che si stagliano nei suoi dipinti sono distanti dalla quotidianità, ma uno sguardo più approfondito non può non scorgerne il loro legame intimo con la realtà con cui ci confrontiamo ogni giorno. Al di là degli altri elementi presenti nelle scene, che ci suggeriscono che si tratti di momenti di vita vissuta, vediamo che quello che Sauvage ci riporta con il suo tratto pittorico impeccabile e satirico è l’avidità, la bramosia di potere, la tensione verso il lusso e il denaro, la lussuria che porta a vedere le donne come oggetto del desiderio. Temi, dunque, non lontani da quelli delle copertine dei giornali. Max Hamlet Sauvage, pittore e scultore classe 1950, entra nel mondo dell’arte nel 1969, in seguito ad un corso di pittura nella scuola d’arte “Castello sforzesco”, cui seguono diversi corsi di anatomia e fotografia. Ed è proprio la fotografia il mezzo con il quale inizia a esprimersi artisticamente già a partire dal 1967. La sua prima mostra risale al 1972, a Milano. Una carriera in continua ascesa che l’ha visto protagonista di numerose mostre in Europa e anche oltreoceano e vincitore di numerosi premi nazionali e internazionali. Dopo anni di assenza dalla Puglia, dal 2004 a oggi ha allestito diverse mostre tra Gallipoli, Parabita, Brindisi e in numerosi altri centri salentini per poi approdare a Poggiardo con questo originale approccio a De Chirico, in esclusiva per tutta la Puglia. Un artista surrealista che riscopre il surrealismo, dando alla corrente culturale che affonda le sue radici nelle opere di Bréton quel tocco di fantasia beffarda che ci lascia sorridere. Un sorriso amaro, ma pur sempre un sorriso. Che sia questo il ruolo che riveste l’arte per Sauvage nella crisi dei valori del mondo contemporaneo?

Alessandra Ragusa

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Premio Bodini, dalla Sicilia arrivano gli Agricantus

Ritorna il premio Bodini a Cocumola, e dopo il successo delle prime due serate della sesta edizione il riconoscimento voluto dall’amministrazione comunale per ricordare il poeta della “Luna dei Borboni” continua il suo programma di appuntamenti. In particolare, nella serata di giovedì 8 settembre il premio verrà conferito agli Agricantus, gruppo musicali di genere folk-ambient provenienti dalla Sicilia. Nei giorni scorsi la rassegna, svoltasi a Cocumola il 3 e 4 settembre, ha visto premiare il poeta Gezim Hajdari, lo scrittore Vincenzo Consolo, il giornalista Raffaele Gorgoni e la sceneggiatrice Maria Pia Autorino per il corto metraggio “Poppitu”, che si ispira alla poesia di Bodini e a Cocumola. La terza serata si terrà giovedi 8 settembre, e prevede, oltre alla premiazione degli Agricantus, il loro concerto, ovvero, uno spettacolo durante il quale saranno proiettati videoart, una scaletta ricca dei successi del gruppo, che tra l’altro si fa portavoce di Amnesty International, organizzazione che quest’anno celebra il suo cinquantenario con lo “Human Rights Tour” per i diritti umani. Il gruppo é diventato famoso per la commistione di lingue e dialetti e la miscela tra suoni acustici ed elettronici, un sound che viene dal deserto e si contamina di sonorità mediterranee e asiatiche, in un respiro globale. Il concerto si svolge in piazza san Nicola a Cocumola alle 20,30. Nella serata conclusiva del 9 settembre invece, si chiude con lo sceneggiatore e scrittore Ivan Cotroneo e il fotografo “Kash” Gabriele Torsello.

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Quelle vecchie, sane abitudini

Di Paolo Colavero

E inizio a portarmi in giro le mie abitudini. Come una professione. Non che sia un momento semplice questo, no. Ma appunto, aiutano le abitudini. Aiutano. Non lasciano soli. Si spostano, di pochi centimetri al massimo. Ruotano, ti fanno vedere il culo, le abitudini. Mai volgari: che culo, quello delle abitudini.

Salvagenti delle forme più varie e irregolari, ma sempre le stesse, che ci si possa aggrappare, che le si riconosca. Che le si possa vedere anche al buio, tastarne i contorni e farsene scialuppa.

Allora, ho ripreso la villa delle panchine e l’ingresso degli studenti alle otto di mattina. Il caffé da Orazio, che ora è quasi solo il nome del bar. E Gerardo e signora che cambiano veloci quasi come i libri in vetrina. Tutti molto, ma molto bravi a scrivere. Scrivere. Non a scriverne, perchè per scriverne occorre viverne, che per non farti sbattere la vita in faccia devi proprio volerlo, devi scansarti al momento giusto.

Viverne di strade e turaccioli e zoccole sull’asfalto sotto casa. Di citofoni stranieri e buste che arrivano aperte. Di serate ventose, di frutta matura. Birra scaduta.

Ho quindi ripreso in mano il parchimetro, come qualcuno mai lo controllasse. Il mare e le spiagge che non avevo ancora mai frequentato.

Sì, lo so, si perde il tempo, le occasioni. Lasci gli amici a bere una birra e a ordinare una crepe, a Otranto, e te li ritrovi con un mutuo in via Spezia a Milano e un lavoro ben pagato in banca. Assicurati, telefono e tutti i confort. Sì, ma, era una birra doppio malto, ti fanno certi come a giustificare. Non voglio sapere cosa beveva, allora, quell’altro amico che ora gestisce un albergo a quattro stelle sul lungomare, quattro solo quelle che si vedono. Almeno un amaro doveva bere. Una serie da competizione di amari.

Passa un tipo, da solo. Pantaloncino e camicia chiara, qualche riga come a darsi delle arie. Sorride anche, sempre da solo. “Questo è il centro… di Maglie?”, e sorride. Mi starà certo prendendo per il culo.

Tossiscono in un’auto che passa di fronte.

Rispondo di sì, che anche e soprattutto dall’altro lato. Indico le mie spalle. Lui sorride, soddisfatto, e annuisce: “Ah, ah. Non di qua quindi!”. “No, in quella direzione si va a Otranto!”, faccio io. Va via soddisfatto del nostro incontro. La buona azione della giornata. Stronzo.

La vera questione, tornando alle abitudini, è che le cazzo di vere abitudini non sono del singolo. Questo, ecco, questo ho pensato. Non mie, non tue e neanche su, per dire. Nemmeno nostre. Gli italiani non hanno abitudini, gli svedesi neppure.

Le abitudini invece sono del posto. Sono legate come alla terra e ai cestini della spazzatura della villetta, all’acquario di Patrick o al calzone di Menicuccio. Alla sabbia degli Alimini come ai pezzetti di Pierino e ai bicchieri colmi di Martini Bianco di Enzo. Quest’ultimo è anche un consiglio. Sono nelle aiuole che restano, direbbe don Giuseppe, restano a tenere la posizione. Restano come a significare il nostro movimento e di conseguenza la domanda mai risolta, nel mio caso di meridionale adriatico: “Ma dove cazzo stai andando? Torna!”.

E rendi ricca la tua terra, mi disse poi Vincenzo una volta. Torna. Che cazzo aspetti. A farti rapinare.

Così ho preso a prendere appunti, intestarmi strade, angoli di città e scaffali alcolici di Della Stella, vini pregiati e caffé, qualche libro quando ero a studiare in zona. Che si abituino anche loro al posto, all’aria salmastra da venti chilometri di distanza. Prepararmi alla rincorsa, lo slancio dei tempi migliori.

Sarà una Waterloo, lo so. Come di ritorno. Il mio personale rinculo leccese, potrei dire così. Eccomi, sono tornato a casa. Me la sono presa dritta nel rinculo.

Intanto è come mi sentissi modestamente felice di essere giunto a tali conclusioni con sulle labbra il gusto del caffé, seduto dalle dieci alla villetta, sul muretto di fianco la buca rossa delle lettere che porta, sono sicuro che c’è, ancora la mia firma. Sono indeciso tra un amaro d’erbe e due parole con qualche tipo spregiudicato che venti anni fa mi avrebbe fatto davvero paura: “Non frequentare le cattive compagnie”. Solo troppo tardi poi ci si accorge che nessuno può farci più male di noi stessi. Quindi, di contro, nessuno può fare più male alle cattive compagnie delle cattive compagnie stesse. Non frequentatevi, potrebbe finire davvero molto male.

Mi muovo intanto in attesa di Totò e Roberto, da sempre addetti al mio taglio e alle basette. In attesa delle loro maleparole, dei loro trucchi ai capelli, le forbici e gli asciugamani stretti al collo. Le riviste con le donne e i calciatori. I discorsi che se non ci andavo non lo sapevo. C’arrivo alla fine, le undici circa. Passa il tipo dei giornali, la mia stima per la Gazzetta del Mezzogiorno. Ordiniamo un altro caffé. Arriva trafelato il cameriere della Piazza.

Paolo”, mi fa Totò, “tu che hai studiato forse lo sai. Ma com’è che quando mio cugino telefona passeggia sempre, cammina avanti e indietro. Non si ferma no, finché non ha finito di parlare. Fa i chilometri”.

“Sarà nervoso!”, faccio io come a smarcarmi.

Eh, Paolo, senti qui”, mi fa questa volta Roberto, tirandosi indietro minaccioso il ciuffo, “visto che te ne intendi, -appunto- come caaazzo è che quando mi chiamano al telefono io castimo. Bestemmio, Paolo, te lo devo dire, bestemmio forte, davvero. Tutti li santi castimu. Com’è questa cosa? Che fenomeno è. Che nome gli diamo?”.

Ma no, non me lo chiedere Roberto, no. Forse è solo questione, come dire, di abitudine. Chiedo della Toma Maglie, allora. La promozione mi salva la mattinata. Ne vengo fuori dopo circa un’ora. Torno indietro e mi fermo a osservare. Da quando le panchine della villetta si sono fatte estoni e lettoni, quasi scandinave, mi sento, devo ammetterlo, molto meglio. O sarà il nuovo taglio.

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Premio al turismo “Cavour” al Mercatino del Gusto di Maglie

Un altro riconoscimento per il Mercatino del Gusto di Maglie. Si tratta del premio al turismo “Cavour”, istituito dal Comune di Sogliano Cavour, appunto, e dedicato a tutte quelle iniziative che non solo implementano il turismo nel territorio salentino, ma che rappresentano punte di eccellenza di tipo culturale. Così ieri, all’interno della cerimonia di premiazione organizzata presso le terrazze del Municipio, il sindaco di Maglie Antonio Fitto ha ritirato il premio con grande soddisfazione. Il Mercatino del Gusto per la città di Maglie, tuttavia, e nonostante l’evidente lusinga del premio, rappresenta un riconoscimento esso stesso, un riconoscimento silenzioso tributato dalle migliaia di persone che da undici anni si recano nella cittadina di Aldo Moro per gustare e degustare. Il primo cittadino ha espresso contentezza per questo premio e si è detto speranzoso che il mercatino raccolga sempre più proseliti. In questi anni la kermesse enogastronomica ha raccolto molti tentativi malriusciti di imitazione, ma questo non ha inficiato assolutamente la riuscita della manifestazione magliese, e pare falsa la leggenda metropolitana, in via di diffusione, secondo cui il Mercatino potrebbe spostarsi in un altro paese. “Credo che ogni luogo debba trovare la sua specificità – ha spiegato Fitto nei giorni scorsi alla Gazzetta del Mezzogiorno – noi abbiamo creato il Mercatino, e non abbiamo copiato un’iniziativa di successo, seppur molto differente, che si tiene proprio a due passi da noi, la Notte della Taranta di Melpignano. Trovo che le due iniziative attirino platee diverse, per cui servono il turismo ugualmente”. In altre parole, è nella diversificazione degli eventi che il turismo premia con delle ricadute positive sul territorio.

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Toma Maglie, bicchiere mezzo pieno alla prima di campionato

Col senno di poi, il pareggio per 0-0 a Racale fa contenta la società del Toma Maglie: dopo le difficoltà estive nel corso della formazione del nuovo gruppo, la promozione in Eccellenza restava un punto interrogativo. I primi dubbi sono stati fugati da una buonissima prestazione fuori dalle mura amiche, anche perché i calciatori magliesi erano fortemente rimaneggiati da infortuni, squalifiche e problemi vari. Mancavano, infatti, non solo Ruggiero e Parlacino per infortunio, ma anche Pasca, squalificato, e Ferraguto e Parodi, per mancanza del transfer internazionale. Ma il tecnico Sergio Volturo ha saputo ricompattare la squadra, facendo scendere in campo il portiere Bassi, poi Ferri, Alessandrì, Raponi e Zizzari in zona difensiva. Completavano gli undici iniziali i centrocampisti Cristaldi, Gonzalez e Giannuzzi, mentre in attacco si sistemavano Moreno, Fanigliulo e Di Santantonio. Gigi Bruno, allenatore dei padroni di casa, però cercava solo i tre punti. Sin da subito pericolosi, lasciavano però ampio spazio per la controffensiva ospite: al 10’ occasionissima per Di Santantonio, con la sua punizione dal limite che lambisce la traversa. Al 17’ episodio dubbio in area magliese, quando i locali chiedono il calcio di rigore dopo l’atterramento di Cresta. La palla resta nella stessa metà campo, con Bassi che chiude in extremis in più di un’occasione e i magliesi a dare il tutto per tutto per giocarsi le chance si vittoria. Ne paga le conseguenze Ferri, sostituito al 43’ da Ferrentino per un problema muscolare, a sua volta vittima dello stesso tipo di problema. Già al 51’ lascia infatti spazio a Martalò. Sul finale, qualche ammonizione per gli ospiti sottolinea la voglia a ogni costo di non soccombere. Arriva un punto che fa morale, in vista di domenica prossima, quando a Maglie verrà il Fasano per la prima sfida interna.

PAOLO MERENDA

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Trivellazioni in Adriatico, pochi giorni e si parte. Ma gli ambientalisti non mollano

Al via le trivellazioni sulla costa adriatica. Il conto alla rovescia sembra volgere al termine, e a nulla sono valse le tante mobilitazioni ambientaliste: ancora pochi giorni e si darà il via alle trivellazioni al largo del mare di Brindisi. E dopo le operazione di monitoraggio del sottosuolo marino legate alla ricerca dell’oro nero al largo delle isole Tremiti e al largo di Monopoli, ancora la Puglia al centro di un allarme ambientalista legato ai permessi in possesso dell’azienda inglese Northern Petroleum che, oltre ad aver ottenuto la possibilità di trivellare le coste brindisine, lo scorso giugno ha presentato nuove istanze per la ricerca del petrolio in tratti di mare che interessano la costa otrantina e di Melendugno e, a nord di Lecce, il litorale da Ostuni fino a Polignano a mare. Il progetto delle trivellazioni al largo delle coste brindisine affonda le sue radici nel lontano 1981, anno in cui venne individuato il giacimento petrolifero che prese il nome di “Campo aquila”. Ma è tra il 1993 e 1995, dopo la presentazione ufficiale all’allora ministro dell’Industria Paolo Savona, che risalgono i primi lavori di perforazione da cui trassero origine i due pozzi sottomarini collegati alla piattaforma “Floating production storage offloading”. L’estrazione del greggio iniziò nel 1998, per poi fermarsi a causa della manutenzione degli impianti nel 2006. E ora, nonostante non vi sia ancora l’ufficialità, l’attesa per ripartire con i lavori di estrazione è solo legata all’arrivo dell’unità “Fpso”, attualmente in cantiere a Dubai e in arrivo in Adriatico a metà settembre. A 25 miglia da Brindisi, circa 42 chilometri a nord-est della costa brindisina, due pozzi satelliti sottomarini verranno collocati a una profondità di 850 metri circa. L’area interessata dalle attività di estrazioni assegnate dall’Eni alla Saipem si estende fino a 79 chilometri dal lungomare e conta una superficie totale di 75mila ettari. Numeri inquietanti, che diventano ancor più tali nel momento in cui si parla di quantità: capacità di stoccaggio di 700mila barili e capacità produttiva giornaliera di 12mila barili di olio. Un territorio, quello salentino, già fortemente compromesso dal punto di vista ambientale dalle attività dell’Ilva e dai suoi scarichi, dal carbone di Cerano, dal fotovoltaico selvaggio che ha deturpato molte meraviglie paesaggistiche, dalla cementificazione irragionevole. Infatti il comitato “No al carbone” giura battaglia e avanza richieste di informazioni e chiarimenti alle amministrazioni locali quali il Comune di Brindisi, ora commissariato, la Provincia e la Regione Puglia, enti dai quali tutti i cittadini attendono risposte. Ma i lavori per predisporre il necessario all’impianto offshore, nel frattempo, procedono.

Alessandra Ragusa

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Rotundo: “è urgente un pronunciamento del consiglio comunale”

Consideriamo assolutamente scellerata la decisione del Governo di autorizzare le trivellazioni petrolifere in Adriatico, al largo delle coste pugliesi ed in particolare salentine.

Conosciamo tutti molto bene i grandissimi rischi che questo tipo di impianti comporta, dall’alterazione dell’ecosistema alla minaccia incombente di inquinamento del mare e delle coste, e riteniamo che una terra come il Salento, ad elevatissima vocazione turistica, non si possa permettere di correre il rischio di doversi ritrovare a pagare un prezzo così elevato.

Il Salento tutto, a tutti i livelli Istituzionali, è da tempo impegnato nel perseguimento di un progetto di sviluppo territoriale che privilegi la tutela del paesaggio, dell’ambiente e della bellezza, in quanto pienamente consapevoli del fondamentale ruolo di motore di sviluppo dell’economia locale che queste inestimabili risorse rivestono, molto più di quanto il petrolio potrà mai rappresentare.

Per questo motivo chiediamo a tutti gli Enti locali, a partire dal Comune capoluogo, di farsi portavoce del dissenso dei salentini verso lo scempio che questa eventualità produrrebbe.

Per queste ragioni pensiamo che il Consiglio comunale di Lecce debba essere urgentemente chiamato a pronunciarsi e ad adottare tutte le iniziative utili a tutela della nostra comunità.

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Trivelle nel Basso Adriatico: ecco cosa devono fare cittadini e Comuni per fermare questa ennesima follia

Avevamo fatto scattare l’allarme già il 13 agosto 2011, non appena alcuni volontari ambientalisti ci avevano fatto scoprire questo ennesimo rischio per il nostro mare e per la nostra costa (ma cosa ci stanno a fare i tanti deputati e senatori pugliesi a Roma???). Qualcuno ci aveva detto che erano solo chiacchiere e che mai il governo Berlusconi avrebbe permesso questo annunciato disastro; altri ci hanno detto che in fin dei conti se si trova petrolio diventeremo tutti più ricchi e ci saranno più posti di lavoro… Invece le trivelle fotografate l’altro ieri al largo di Santa Cesarea Terme ci hanno portati alla dura realtà: le operazioni stanno iniziando, e si tratterà di operazioni di trivellazione estremamente pericolose per i nostro mare, per la costa e per la fauna. Figurarsi se si troverà il petrolio che cosa potrà succedere!!!

Ora, però, occorre fare di più rispetto alla informazione e alla mobilitazione. Bisogna mettere in atto ogni procedimento, come previsto dalla legge italiana, per spingere il Ministero dell’ambiente a bloccare le autorizzazioni alla Northern Petroleum a trivellare il nostro mare. Bisogna subito inondare il ministero con lettere di “osservazioni contrarie” protesta da parte dei cittadini. Bisogna che tutti i sindaci Salentini e i rispettivi consigli comunali adottino delle delibere con “osservazioni contrarie alle autorizzazioni alla trivellazione” da inviare immediatamente al Prefetto e al Ministero dell’Ambiente, che ha il dovere di recepirle tutte.

Sos Costa Salento, come abbiamo fatto per il sistema dei depuratori, per gli abusivismi, per i rischi di privatizzazione selvaggia, suonerà la sveglia e fornirà a tutti i soggetti interessati apposito supporto, anche legale. Questo mare non può essere “sfruttato”, ma deve essere “salvaguardato” e “valorizzato”, perché solo un suo utilizzo ambientalmente compatibile potrà portare ricchezza e lavoro al Salento e ai suoi abitanti.

Luigi Russo

Presidente SOS Costa Salento

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Abuso Edilizio

Domanda posta agli avvocati dal Sig. Lorenzo:

In breve: abuso edilizio.

Nel gennaio 2008 denuncio un abuso edilizo al sindaco il quale mi dice che la zona in questione e’ “tutelata” per cui “NON SI PUO’ COSTRUIRE NULLA”. Denuncio quindi alla polizia municipale che fa’ gli accertamenti dovuti.

A distanza di due anni, non solo le costruzioni ci sono ancora, anzi, sono ben evidenti e illuminate (parliamo di centinaia di metri quadri, non si un garage! ).

Faccio una visura catastale e scopro che nel 2009 e’ stato fatto un ampliamento con demolizione parziale e che nel 2010 e’ stato fatto un cambio di destinazione d’uso.

Visto che tutto cio’ e’ avvenuto DOPO la mia denuncia, a questo punto mi chiedo se non sia nel mio diritto denunciare l’amministrazione comunale per aver “RESO POSSIBILE” una sorta di sanatoria in zona in cui NON SI PUO? COSTRUIRE NULLA”

Non solo, sono in corso d’opera ulteriori lavori: mi sembra quasi di sognare.

Cordialissimi saluti e grazie per l’eventuale risposta.

Lorenzo

L’Avvocato Risponde:

Egregio signore,

in primo luogo mi viene da chiederLe se la denuncia che Lei nel 2008 ha sporto al sindaco ed alla Polizia locale è stata orale o scritta: tale distinzione è di rilevante importanza poichè foriera di non poche conseguenze rispetto all’ipotesi di approfondimento da Lei avanzata.

Nel caso in cui la Sua denuncia sia stata solo orale, non avendo altro riscontro alla suddetta se non l’eventuale conferma dell’autorità locale, Le consiglierei di vagliare con prudenza l’ipotesi di denunciare l’autorità comunale in considerazione del fatto che potrebbe trovarsi nell’impossibilità di dimostrare l’avvenuta presentazione della denuncia.

Altra strada, invece, si potrebbe prospettare nel caso in cui la denuncia sia stata vergata di Suo pugno, nel qual caso avendo la prova della ricezione della denuncia, un eventuale inadempimento della Pubblica Amministrazione potrebbe avere un interesse penalmente rilevante, e quindi un esposto contro l’Ente comunale in questione avrebbe una maggiore fondatezza.

Tali considerazioni, si badi bene, si basano sul presupposto che le informazioni sul regime urbanistico del luogo da Lei assunte siano esatte, e comunque Le consiglio, ove voglia coltivare l’intendimento di informare la Procura della Repubblica dei fatti in oggetto, di rivolgersi ad un legale di fiducia che La saprà consigliare al meglio, anche in vista di un approfondimento della situazione specifica.

Distinti saluti.

Avv. Andrea Conte

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