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Protesta tir: blocchi rimossi, situazione verso la normalità

Dopo la protesta dei giorni scorsi, la situazione sta lentamente tornando alla normalità anche in Puglia, come nel resto della penisola. Gli autotrasportatori hanno rimosso i blocchi, a eccezione di un presidio con funzione di punto di osservazione, dislocato presso il quartiere fieristico di Galatina.

Cala dunque la tensione, anche se è doveroso ricordare un incidente avvenuto ieri mattina sulla strada statale Lecce-Brindisi, all’altezza dello svincolo per Surbo, dove un manifestante è stato investito. Al momento non sono ancora del tutto chiare le dinamiche dell’incidente: pare che l’uomo, un quarantacinquenne originario di Lecce, sia stato strattonato da un furgone che non si era fermato al presidio. Ferito ad un braccio, l’uomo è stato prontamente soccorso e ha riportato danni giudicati guaribili in cinque giorni.

Nel frattempo, ieri, alcune autocisterne, scortate dai carabinieri, hanno rifornito di carburante destinato ai mezzi di soccorso e alle pattuglie delle forze di polizia alcuni depositi fino al Capo di Leuca.

Risale alle prime ore di questa mattina, invece, il provvedimento del prefetto di Taranto che obbliga i manifestanti a liberare prontamente i cancelli dell’Eni. La situazione è ancora tesa, con i manifestanti che tentano di resistere, ma è ipotizzabile pensare che nel corso della giornata mezzi carichi di carburante partiranno dalla raffineria di Taranto per rifornire i vari distributori della regione.

Continua ad allarmare, invece, il calcolo dei danni subiti a causa della protesta dal settore ortofrutticolo del Salento. Nei giorni scorsi l’assessore alle Risorse agroalimentari della Regione Puglia, Dario Stefano, chiedeva l’intervento dei prefetti pugliesi per porre un freno “ai notevolissimi danni economici per i comparti lattiero-caseario e dell’ortofrutta in particolare, poiché circa l’86% delle relative produzioni viaggia su ruota”. L’assessore, sottolineando la precaria condizione economica degli imprenditori agricoli, già fortemente penalizzati, auspicava un sollecito e autorevole intervento per consentire agli automezzi autorizzati al trasporto dei prodotti agricoli deperibili la possibilità di circolare liberamente.

Dello stesso avviso anche l’assessore all’Agricoltura della Provincia di Lecce, Francesco Pacella: “Gli agricoltori stanno subendo una tripla penalizzazione: il rincaro dei carburanti, il mancato stoccaggio dei prodotti e il mancato rispetto dei contratti di fornitura. Pur comprendendo le ragioni della protesta, ritengo indispensabile che la vertenza trovi al più presto una giusta ricomposizione”.

Antonella Cazzato

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Trivelle, interrogazione all’Europarlamento

Come auspicato dalla politica pugliese, la vicenda delle estrazioni petrolifere approda al Parlamento europeo.

Presentata un’interrogazione urgente per riesaminare “gli aspetti legislativi per vietare ricerche offshore”.

Si sposta la protesta pugliese, dal territorio regionale alle aule parlamentari di Bruxelles per bloccare le prospezioni alla ricerca di giacimenti sottomarini, peraltro già avviate nelle coste adriatiche.

Quaranta europarlamentari italiani, tra i quali il primo firmatario l’eurodeputato del Pdl pugliese, Sergio Silvestris, hanno presentato gli scorsi giorni, un’interrogazione chiedendo alla Commissione di riesaminare urgentemente gli aspetti legislativi per vietare ricerche offshore nelle zone turistiche e a forte vocazione peschereccia, come per l’appunto le coste adriatiche, in particolar modo le pugliesi. Nell’interrogazione si mette in dubbio la metodologia air-gun di prospezione che “consiste in violente esplosioni d’aria compressa che danneggiano il pescato e l’intero equilibrio marino. Nel territorio è sviluppata una fiorente economia turistica, con la presenza di decine di alberghi, bed & breakfast e villaggi vacanze”.

Si legge nel testo dell’interrogazione si chiede anche di tenere in considerazione “la contrarietà di tutte le istituzioni del territorio, vista la proposta di regolamento licenziato il 27 ottobre scorso dalla Commissione europea, che prevede specifiche forme di consultazione e partecipazione pubblica alle procedure di autorizzazione, onde acquisire i pareri dei territori interessati”. Gli eurodeputati chiedono d’intervenire per verificare la conformità delle operazioni a tutte le direttive europee, con particolare riferimento alla rete Natura 2000, alla conservazione degli habitat naturali e alle politiche di salvaguardia dell’ambiente marino e della biodiversità”.

Tra i firmatari compaiono gli europarlamentari Sergio Silvestris (Pdl), i vicepresidenti dell’europarlamento Gianni Pittella (Pd) e Roberta Angelilli (Pdl), i capidelegazione Mario Mauro (Pdl), David Sassoli (Pd), Niccolò Rinaldi (Idv), Salvatore Tatarella (Fli) e Giuseppe Gargani (Udc), i parlamentari Raffaelle Baldassarre, Licia Ronzulli, Barbara Matera, Enzo Rivellini, Erminia Mazzoni, Antonio Cancian, Antonello Antinoro, Clemente Mastella, Lara Comi, Giovanni La Via, Aldo Patriciello, Iva Zanicchi, Marco Scurria, Carlo Fidanza, Alfredo Pallone, Salvatore Iacolino (Pdl), Debora Serracchiani, Paolo De Castro, Pino Arlacchi, Mario Pirillo, Vittorio Prodi (Partito democratico), Sonia Alfano, Gianni Vattimo, Gianmaria Uggias e Andrea Zanoni (Italia dei valori), Matteo Salvini, Mario Borghezio, Claudio Morganti, Lorenzo Fontana e Giancarlo Scottà (Lega Nord), Cristiana Muscardini e Potito Salatto (Fli).

Jenny De Cicco

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Come era, come è. Un video per Porto Miggiano

A Porto Miggiano è ancora viva la polemica per i lavori nella caletta. Alle azioni ambientaliste si aggiunge un video di sensibilizzazione del videomaker Hermes Mangialardo.

Per gli ambientalisti e per il Comitato di Tutela di Porto Miggiano, quello che avviene è una violenza ai danni del territorio, di un angolo di paradiso. Per l’amministrazione si tratta di lavori atti al consolidamento del costone roccioso che rischierebbe irrimediabilmente di andare perso in maniera incontrollata.

Dal Comitato arriva una nuova iniziativa: “Dopo tutti gli sforzi fatti sin ora continuiamo a vedere di salvare il salvabile”. E si forniscono ai membri del gruppo le mail e i numeri di telefono cui rivolgersi per far sentire il proprio dissenso. “Crediamo – dicono gli attivisti – che quante più mail, fax e lettere invieremo, tanto più ci saranno possibilità di essere ascoltati”. La mail deve recare per oggetto “Appello urgente: salviamo Porto Miggiano dalla cementificazione” e forniscono anche il testo.

Si è attivato anche Hermes Mangialardo, noto videomaker e animatore di origini copertinesi, legatissimo al Salento. Il video di Hermes sta facendo il giro del web e ha per fulcro il passato ed il presente di Porto Miggiano.

Il gruppo Facebook del “Comitato di Tutela per Porto Miggiano” invita tutti a prenderne visione, per condividerne le battaglie in nome del territorio e delle peculiarità dell’ambiente salentino.

Musica malinconica e immagini e parole evocative di Porto Miggiano tra passato e presente e con un occhio di riguardo per il futuro incerto di Porto Miggiano.

Jenny De Cicco

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Conifere abbattute in rione Immacolata: c’è chi dice no

Qual è il confine tra pubblico e privato? È una domanda che ci si ritrova a porsi dopo l’ultimo fatto, il taglio di alcune conifere a Maglie in rione Immacolata, in una zona che ospita delle palazzine di proprietà di un gruppo di persone che hanno chiesto e ottenuto dalle autorità competenti di eliminare 23-24 alberi, per realizzare una recinzione. La recinzione si vuole che venga approntata per poter mettere in sicurezza la zona ed è tutto in regola, ma gli ambientalisti non ci stanno e cercano di ridimensionare questo problema. E 24 conifere in meno a Maglie sono un problema non da poco, perché la proprietà è privata, ma l’aria è di tutti, e mentre magari si vorrebbe piantare nuovi alberi non si riesce neppure a proteggere l’esistente. Finora gli alberi tagliati sono una decina, i lavori oggi sono stati fermi, probabilmente a causa del maltempo: a Maglie c’è stata anche una spruzzata di grandine. Ma se il tempo migliorerà l’opposizione ci sarà, quella degli ambientalisti, che ritengono la presa di posizione dei proprietari residenti come uno scempio. “Perché questa strage? – si legge sulla bacheca Facebook dell’ambientalista Oreste Caroppo – Tutto sarebbe finalizzato alla realizzazione di una recinzione dell’area privata dei vasti campetti aperti di tennis. Ma non bastava fare un bel muretto a secco bello e caratteristico lasciando in loco i magnifici alberi? No, devono abbattere 24 grandi alberi di specie mediterranee e rinchiudersi in chissà quale altra orrifica recinzione per difendersi, quando lì intorno il sabato mattina si svolgerà il mercato settimanale della città che presto si trasferirà in quella zona”. Il comitato Giù le mani da San Sidero ha pubblicato delle foto eloquenti del taglio. E ci si augura che le persone che hanno fatto la richiesta tornino sui loro passi. In fondo, la proprietà è un furto, diceva Koso. Ma l’aria ha una proprietà?

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Salento: emergenza rifiuti

Non bastava la protesta dei tir a creare numerosi disagi nel Salento, con conseguenze sul settore agricolo per i prodotti altamente deperibili destinati ormai al macero e molti distributori di benzina dalle prime ore di oggi chiusi perché privi di carburante.

Il Salento oggi potrebbe vivere anche l’emergenza rifiuti, a causa dello sciopero degli impianti di Cdr (per la produzione di combustibile derivato dai rifiuti) di Cavallino e quelli di trattamento dei rifiuti solidi urbani di Poggiardo e Ugento.

Alla base della protesta dei lavoratori del Cogeam, il Consorzio Stabile Gestioni Ambientali che si interessa dello smaltimento dei rifiuti, i mancati pagamenti per i mesi di dicembre e gennaio.

L’esasperazione dei lavoratori e il malcontento generale, che facevano intuire lo stato drammatico della situazione, già in una lettera di Antonio Albanese, amministratore delegato del Consorzio e delle tre società Progetto Ambiente Bacino Lecce 1, Lecce 2 e Lecce 3 srl di cui il Cogeam fa parte. Albanese il 13 gennaio scorso si rivolgeva al prefetto di Lecce, alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti, a Regione, Provincia e, naturalmente, agli amministratori degli Ato (Ambiti Territoriali Ottimali) per denunciare lo stato delle cose.

Ma fino a oggi l’appello è caduto nel vuoto e il Cogeam è sempre più schiacciato tra le banche, che non erogano più credito, e i Comuni che non hanno fondi per sostenere il servizio.

Pertanto, salvo miracoli dell’ultim’ora, oggi i cancelli degli impianti resteranno chiusi e, dal momento che non sarà possibile sversare i rifiuti raccolti, le nostre strade rischiano di trasformarsi temporaneamente in discariche a cielo aperto.

Dalla Prefettura di Lecce giungono nel frattempo segnali rassicuranti: c’è la volontà di “affrontare le questioni gestionali in particolare delle discariche e degli impianti di biostabilizzazione, le cui società vantano ingenti crediti nei confronti degli ATO, e che rischiano di paralizzare il servizio pubblico in questione”, come si legge sul sito ufficiale.

Il prefetto di Lecce Giuliana Perrotta ha, infatti, convocato per domani una riunione alla quale parteciperanno il presidente della Provincia, i tre presidenti degli Ato, l’assessore Regionale alla Qualità dell’Ambiente, Lorenzo Nicastro, e il sindaco di Lecce nominato commissario ad acta per lo scioglimento delle Autorità d’Ambito.

Antonella Cazzato

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Lo sciopero dei tir mette in ginocchio l’agricoltura nel Salento

Lo sciopero dei tir prosegue, paralizzando tutta l’Italia da nord a sud, mentre i danni si fanno sempre più consistenti, soprattutto nel settore agricolo, anche nel nostro Salento.

La denuncia arriva dalla Coldiretti di Lecce, che lamenta una situazione al limite del collasso. La produzione florovivaistica di Leverano e Taviano e le piantagioni di ortaggi delle nostre campagne risultano i settori più colpiti, mentre il rischio che i compratori si rivolgano ad altri mercati per l’approvvigionamento, come l’Olanda per i fiori e la Spagna per gli ortaggi, si fa sempre più concreto.

“Al danno economico -dice il direttore di Coldiretti Lecce, Benedetto De Serio – dovuto ai maggiori costi di produzione causati dal caro gasolio, si aggiunge quello ancora più ingente provocato dalla perdita di quintali di prodotto che deve essere oltretutto smaltito. Temiamo che la situazione possa peggiorare nei prossimi giorni sino a portare al collasso un comparto già messo a dura prova dalla crisi economica.

Peraltro l’andamento climatico piuttosto mite sta determinando la contemporanea maturazione commerciale di molte produzioni orticole locali, tra cui cicorie, rape, finocchi, broccoli, cavoli, che rischiano di essere svendute o addirittura distrutte con danni di milioni di euro”.

Per questo, nella mattinata di oggi, la Coldiretti di Lecce si è rivolta al prefetto della città, chiedendo di mettere in atto ogni tipo di provvedimento per sbloccare al più presto la situazione e ridurre i conseguenti disagi.

Antonella Cazzato

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Sciopero dei tir: agricoltura in ginocchio

La protesta dei tir continua a paralizzare, da nord a sud, tutta la penisola e nel frattempo si contano i primi ingenti danni, soprattutto al settore agricolo, con tonnellate di prodotti altamente deperibili, come frutta, verdura e latte, destinate al macero.

“Il lungo fermo degli autotrasportatori in Sicilia ha già messo in ginocchio l’intera economia agricola regionale, con danni per quasi 60 milioni di euro. Ora l’espandersi della protesta in tutt’Italia può davvero dare un colpo mortale al settore primario”. È quanto lamenta, in un comunicato sul proprio sito, la CIA (Confederazione Italiana Agricoltori), sottolineando come l’agricoltura italiana abbia già pagato un conto molto salato per questi giorni di blocco della circolazione.

Pertanto, pur comprendendo le ragioni della protesta, la Cia chiede a tutte le parti coinvolte di agire con senso di responsabilità e ribadisce: “Occorre un pronto chiarimento tra governo e autotrasportatori, così da evitare nuovi problemi non solo al disastrato settore primario, ma anche ai consumatori finali, cha a breve potrebbero trovare supermercati vuoti e prezzi alle stelle”.

In una terra come la nostra, fortemente fondata sull’agricoltura, la protesta dei tir assume una valenza particolare, anche se forse non dovremmo temere per lo sciopero e il rifornimento nei supermercati: fortunatamente abbondano nel Salento i contadini che lavorano in proprio e che spesso sono ambulanti, sempre che riescano a reperire la benzina per l’Ape. In ogni caso, gli allarmismi sono fuori luogo: non solo perché la protesta può essere percepita come uno sfogo della popolazione, in questo caso di una categoria, ma ci si chiede anche quanto durerà il movimento, date le evidenti implicazioni politiche che stanno venendo fuori, come annunciato dalla stampa in questi giorni.

Antonella Cazzato

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La Lecce che vorremmo

Le primarie del Partito Democratico sono andate e archiviate. Loredana Capone ha vinto, sarà lei la candidata sindaco del centrosinistra nelle prossime elezioni amministrative del capoluogo. Ci piace che sia una donna, ogni vittoria di una donna in politica è vissuta come una novità, come una “stranezza” sempre piacevole (sebbene dovrebbe essere un fatto normale), anche se forse la Capone non è esattamente un volto nuovo, anche in virtù dei differenti incarichi che ricopre, tra cui quello di vicepresidente regionale. Adesso per lei ci saranno dunque le elezioni, un passaggio importante, che potrebbe segnare una vittoria oppure una sconfitta, saranno i leccesi a decretare chi sarà il loro primo cittadino per i prossimi cinque anni.

Quali sono le problematiche che affliggono Lecce, cosa si troverà a fronteggiare chi vincerà? È una domanda da un milione di dollari, non solo per la situazione nazionale contingente, quella della crisi economica, che ormai non è uno spettro ma una presenza tangibile. Tra le tante categorie che forse dovrebbero essere al centro delle politiche leccesi ce ne sono due in particolare che andrebbero tenute sott’occhio dal sindaco vincitore, gli stessi protagonisti o grandi assenti di queste primarie.

Intanto, partiamo dagli assenti, ossia gli studenti universitari: ancora oggi l’Università del Salento non riesce a raggiungere i livelli di eccellenza di altre università italiane. Nelle classifiche stilate da differenti testate risultano ai primi posti sempre le università del nord, e nonostante sia basato su un buon metodo di istruzione l’ateneo salentino non figura o figura agli ultimi posti, per un sacco di ragioni, soprattutto organizzative. Gli studenti fuori sede a Lecce non hanno votato alle primarie, così come il regolamento prevedeva, ma si spera che la loro situazione sia inserita nei programmi elettorali e messa in ordine, a partire dalle situazioni abitative, per proseguire con i trasporti, e terminare con l’organizzazione appunto dell’ateneo stesso, che può essere migliorata, perché – diciamolo – il livello di istruzione in molti casi è davvero eccellente.

Poi ci sono i grandi protagonisti, gli immigrati, ossia coloro che hanno votato alle primarie e l’hanno fatto anche in gran numero. Questo è un bel segno dei tempi, in una Lecce che dovrebbe rappresentare il capoluogo di una terra di confine, di approdo. Ci auguriamo che gli immigrati saranno la categoria che riuscirà a trovare un posto al sole nella terra in cui c’è anche mare, vento, lavoro nero – passateci il termine – e sfruttamento.

Un occhio naturalmente anche ai leccesi, ma le loro problematiche non vengono citate in quest’articolo: perché, forse i leccesi contano meno di studenti e immigrati fuori sede? No, semplicemente, un sindaco che non facesse gli interessi dei leccesi farebbe meglio a dimettersi prima dell’insediamento.

Nella Lecce che vorremmo ci sono tante cose e alcune di queste sembrano sogni. Ma è questa la ragione per cui si continua a esercitare la democrazia attraverso il voto: sperare in un mondo migliore.

Angela Leucci

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Distributori di benzina presi d’assalto: è corsa ai rifornimenti

Dalla Sicilia al Salento. Gli effetti della protesta del “Movimento dei Forconi”, che da giorni sta mettendo in ginocchio la Sicilia, attuando forme di contestazione contro il rincaro del gasolio, dei ticket dell’autostrada e delle tasse, si cominciano a sentire anche da noi. E nel frattempo tutta l’Italia, da nord a sud, è praticamente paralizzata da una protesta tanto grande quanto inattesa.

Dalle prime ore del pomeriggio di oggi è corsa all’approvvigionamento del carburante e la psicosi da serbatoio vuoto sta dilagando senza freno.

Si registrano lunghe code nelle stazioni di servizio con enormi disagi alla circolazione, mentre numerose pattuglie della Polizia Municipale, coadiuvate dalla Protezione Civile, cercano di regolamentare il traffico lungo gli snodi principali del sud Salento in prossimità dei distributori.

L’allarme si è diffuso nelle prime ore del pomeriggio, quando si è appresa in pieno la gravità della situazione.

Da qui la corsa di tante famiglie, che, per paura di rimanere senza benzina, da alcune ore hanno letteralmente preso d’assalto i distributori, mentre già si registrano i primi casi di “Gasolio-Benzina Esauriti.”

La speranza è che i manifestanti, già minacciati di precettazione, possano trovare al più presto un accordo tramite le sigle sindacali che li rappresentano, in modo da porre fine alla polemica e al conseguente disagio.

Antonella Cazzato

 

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Trivelle a Otranto? Il sindaco dice no

E’ stata depositata la scorsa settimana una richiesta per effettuare prospezioni con l’air gun a Otranto, allo scopo di individuare la presenza d’idrocarburi. Non è scongiurato il pericolo della presenza di trivelle nei mari salentini, una nuova richiesta di autorizzazione a fare sondaggi a scopo estrattivo al largo di Otranto è stata depositata, firmata dalla società Petroleum di Singapore, che ha interesse ad ispezionare i fondali con la tecnica dell’air gun.

L’air gun è un sistema di monitoraggio dei fondali attraverso cannoni pneumatici che esplodono scoppi di aria compressa nei fondali e in base alla risposta sismica che ne ricevono stabiliscono la presenza o meno di petrolio, recentemente sospettati di aver causato il decesso di alcuni esemplari di cetacei rinvenuti sulle coste greche. Si dichiara contrario il comune idruntino, il sindaco Luciano Cariddi fa sapere: “Ci opporremo con tutte le forze a ogni attività petrolifera sulle nostre coste. In altre occasioni abbiamo dimostrato grande responsabilità accettando che il nostro territorio venisse toccato da vicino da opere che abbiamo ritenuto di importanza generale, come il gasdotto per l’approvvigionamento di energia “.

Ciò che il comune può fare è dunque presentare un parere negativo in sede di conferenza dei servizi. La data per la conferenza non è ancora stata fissata.

La precedente proposta di trivellare la costa era stata avanzata dalla Northern Petroleum, per l’esplorazione della costa pugliese e in particolare fra Brindisi e Lecce. Tra le località interessate Brindisi, Fasano, Cisternino, Ostuni, Carovigno, Meledugno, Otranto, Torre Guaceto, Torre Veneri, Torre dell’Orso, Santa Maria di Leuca.

Jenny De Cicco

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Vendola, D’Agata e le liberalizzazioni

Liberalizzazioni, delusione della politica regionale pugliese. Nichi Vendola boccia a chiare lettere il decreto sulle liberalizzazioni varato dal venerdì scorso. Il leader di Sel nella relazione introduttiva dell’assemblea generale nazionale del suo partito. “La cosa che ci è piaciuta di più è quel che non è stato fatto. Siamo stufi del conformismo obbligato, vogliamo dire la nostra”. Secondo il governatore nel provvedimento Salva Italia “bisognava partire dalla patrimoniale, non sono state toccate banche e assicurazioni, mentre bisognava partire da lì”.

Sulle liberalizzazioni, Vendola ha osservato: “Le lenzuolate di Bersani all’epoca del governo Prodi erano liberalizzazioni più corpose e radicali, oggi vedo provvedimenti modesti accompagnati da un’enfasi propragandistica che mi ricorda il nostro recente passato. Tuttavia,qualcosa di positivo c’è”.

Ma in sostanza, ha affermato Vendola, “la montagna ha partorito il topolino”.

Giovanni D’Agata, dell’Idv di Lecce dichiara: “Gli ultimi vent’anni di liberalizzazioni sono costate agli italiani quasi 110 miliardi. Per le famiglie gli aumenti sono arrivati a 280 euro l’anno. Qui o si fa sul serio o è solo demagogia. Come detto, l’unico settore a salvarsi dagli esiti di quelle che appaiono come finte liberalizzazioni alla luce dei dati riportati, solo quello dell’energia elettrica dove nel complesso, il risparmio per le famiglie è stato di 6,7 miliardi di euro”.

Per tali ragioni, Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti“, condivide l’analisi del segretario della Cgia di Mestre Giuseppe Bortolussi secondo cui “in Italia le liberalizzazioni, nella stragrande maggioranza dei casi, non hanno funzionato. Prezzi o tariffe sono cresciuti, con buona pace di chi sosteneva che un mercato più concorrenziale avrebbe favorito il consumatore finale. Purtroppo in molti settori si è passati dal monopolio pubblico a vere e proprie oligarchie private. Non si può parlare di liberalizzazioni dei trasporti come quello urbano dei taxi o dell’orario di apertura dei negozi che potrebbero apparire come iniziative quasi demagogiche per non dire populistiche, se prima non s’interviene con vere liberalizzazioni nei confronti delle lobbies e delle corporazioni che dominano quasi incontrastate l’economia del paese quali assicurazioni, banche e imprese del settore energetico”.

Jenny De Cicco

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Tentato furto in un negozio di fiori: il presunto colpevole patteggia la pena

Ha preferito patteggiare la pena il diciannovenne C.R., originario di Tricase, accusato di tentato furto aggravato ai danni di un negozio di fiori di Montesardo (Alessano) insieme ad altri due individui rimasti a tutt’oggi ignoti.

I fatti risalgono allo scorso 15 gennaio, quando il giovane si era introdotto in tarda serata nell’esercizio commerciale, scavalcando il cancello, insieme a due complici.

I figli dei proprietari, allertati dal suono del campanello all’ingresso dell’attività, avevano colto in flagranza di reato i tre giovani intenti ad aprire il registratore di cassa.

Mentre gli altri due fuggivano, C.R. si attardava nel tentativo di recuperare gli occhiali da vista che aveva perduto. I due figli dei proprietari riuscivano così a bloccarlo fino all’arrivo dei carabinieri della Compagnia di Tricase, che provvedevano a condurlo in caserma.

Il giudice onorario del Tribunale di Tricase, Alida Accogli, ha accolto la richiesta presentata da C.R. tramite il suo avvocato difensore Carlo Chiuri e pertanto gli ha concesso di usufruire del rito alternativo.

Con rito direttissimo, il magistrato lo ha condannato a sei mesi di reclusione e centoventi euro di multa col beneficio della sospensione condizionale della pena.

Antonella Cazzato

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