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Vuoi un ristorante ma non hai prenotato? Poco male, è arrivato “My Table”


Arriva nel Salento, con tappa a Otranto, My Table. Si chiama così il servizio gratuito di prenotazione di un “tavolo” sul web al quale hanno aderito già trenta ristoranti del territorio. Gli utenti potranno insomma indicare giorno, ora e numero di posti necessari, ottenendo immediatamente una panoramica dei ristoranti che hanno posti disponibili in tempo reale. Per prenotare è sufficiente scegliere il locale, e senza bisogno di un’ulteriore conferma da parte del ristoratore, il tavolo risulterà riservato. Il cliente con My Table potrà scegliere il proprio ristorante in base alla tipologia di cucina preferita, alla fascia di prezzo, alla presenza di rete wi-fi o di un’area parcheggio.

Il progetto è stato presentato ieri mattina da Antonio Schipa, direttore provinciale di Confesercenti di Lecce, Roberto Petrelli, presidente regionale Fiepet (Federazione esercenti pubblici e turistici) e coordinatore Arist (Associazione ristoratori del Salento per il turismo), Mattia Carluccio, responsabile nazionale My Table e Ismaele Marzano, responsabile di zona My Table presso l’Hotel Patria di Lecce. “A breve”, spiega infatti Petrelli, “tutti i ristoratori riceveranno una visita da parte di un collaboratore che illustrerà le modalità privilegiate ed esclusive di adesione a questo nuovo servizio, unico ed indispensabile per ottenere una vetrina online, promuovere in maniera integrata il proprio locale e fidelizzare la propria clientela. My Table sarà uno strumento valido che potrà indirizzare i turisti su dove andare a mangiare con un sistema di geolocalizzazione. Iniziativa validissima che permetterà di colmare uno dei punti di debolezza del nostro territorio: la difficoltà, da parte dei turisti, di trovare e scegliere le strutture di ristorazione”.

“Tre anni fa”, aggiunge Carluccio, “ci si è resi conto che la ristorazione era un settore rimasto scoperto sul web rispetto alle prenotazioni degli alberghi, ad esempio. Così è nato My Table, il primo sito europeo di prenotazione ristoranti in tempo reale che da oggi è disponibile anche nei ristoranti del Salento. Si tratta di un servizio che permette di effettuare una ricerca a qualsiasi ora, anche quando un esercizio è chiuso. Dieci mesi fa My Table è arrivato a Torino e a distanza di pochi mesi oggi lo utilizzano migliaia di utenti”.

“Si tratta di un vestito su misura per il turista e per il Salento”, dice anche Marzano. “Il servizio unisce la comodità e la flessibilità di internet con il riscontro immediato che solo una telefonata può dare; la disponibilità del posto è garantita però direttamente dal ristoratore che usa il software di My Table per gestire le prenotazioni, rendendo il sistema efficace e sicuro. www.mytable.it: su questo l’indirizzo sarà possibile pianificare con calma e attenzione una cena importante o cercare un tavolo libero all’ultimo momento, consultando le ricchissime schede sui ristoranti complete di informazioni dettagliate, foto, menù, offerte e promozioni speciali. E ciascun ristoratore potrà aggiornare in modo continuo il proprio spazio, puntando ad esempio sull’enogastronomia che caratterizza il nostro territorio”.

Questo servizio ha previsto, inoltre, un’applicazione Iphone con cui sarà possibile prenotare anche quando si è fuori di casa. “Puntiamo molto sul Salento – conclude Marzano – e vi anticipo un’iniziativa di marketing che vedrà protagoniste le spiagge del Salento questa estate: intendiamo infatti creare i PR della ristorazione che regaleranno cene sulla spiaggia”.

Annalisa Gentile

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Otranto-Giurdignano, il futuro passa dal piano urbanistico intercomunale


Nei giorni 7, 8 e 9 aprile si sono svolti, nell’ambito della procedura di redazione del nuovo Piano urbanistico generale intercomunale (Pugi) di Otranto e Giurdignano, gli incontri dei tavoli tematici aperti ai cittadini e ai soggetti titolari di interessi, chiamati a esprimersi circa i bisogni delle città e le aspettative legate allo sviluppo dei territori.

Nello specifico, gli incontri tematici hanno riguardato ambiente, infrastrutture, turismo e attività produttive, agricoltura e mondo rurale, politiche sociali e il fabbisogno di prima casa, tema, quest’ultimo, molto sentito dalla comunità idruntina. Le schede degli argomenti trattati sono consultabili sul sito internet http://www.comune.otranto.le.it/notizie/dettagli.php?id_elemento=1346

Una novità l’apertura web dei tavoli tematici, ai quali i cittadini potranno partecipare in ogni momento, prendendo così parte alla procedura della redazione del Piano. Gli interessati potranno inviare le proprie osservazioni all’indirizzo di posta elettronica [email protected], o tramite il profilo facebook “Pugotrantogiurdignano Intercomunale”.

Altri modi di interagire saranno comunicati in seguito, essendo ancora in via di definizione. Dal Pug dipende il presente ma soprattutto il futuro dell’area: normale voler seguire da vicino i percorsi progettuali; normale che i cittadini vogliano, per così dire, “metterci il naso”. Anche perché molte sono state le lamentele sollevate dagli abitanti, soprattutto di Otranto, per i tempi di realizzazione dello strumento urbanistico, campo di battaglia su cui tante parole si sono spese nell’ultima campagna elettorale.

Dalle parole ai fatti. I Comuni di Otranto e Giurdignano subito in campo; e l’8 febbraio 2010 l’annuncio nel corso di un’assemblea pubblica andata in scena in “casa” del sindaco Cariddi, nell’auditorium Porta d’Oriente. Per la prima volta, ecco farsi strada l’ipotesi ufficiale di redigere il piano urbanistico insieme; sodalizio poi verificatosi. E oggi quell’impegno è il primo esempio di Pug intercomunale in Puglia.

Nei recenti incontri sono emerse alcune criticità, in particolare come gli abitanti di Otranto e Giurdignano si sentano scarsamente informati su obiettivi e utilità dello strumento urbanistico. Non solo: il consigliere di opposizione al Comune di Otranto, Pierpaolo Tondo, in un suo intervento ha ricordato l’esclusione del comune amministrato da Salvatore Piconese, Uggiano la Chiesa, con tutti i problemi che tale scelta determina.

Da sottolineare anche le proposte avanzate da Giorgio Miggiano, presidente di Legambiente e CEA Otranto, il quale ha parlato della necessità di non cementificare in maniera massiva un territorio che, per la sua peculiarità legata alla scarsa densità di popolazione, “non ha bisogno di erigere nuovi edifici”. Da qui l’appello a seguire il buonsenso e la sostenibilità non solo ecologica ma anche economica. Tema, questo, portato alla ribalta a Giurdignano anche da Elio Paiano, in occasione del primo dei tre incontri di presentazione del Pugi.

Jenny De Cicco

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Assistenza al disagio, due corsi di formazione per l’Ambito Territoriale di Maglie


Più attenzione alle professionalità rivolte alle fasce svantaggiate. Con due corsi di aggiornamento e formazione, l’Ambito Territoriale di Maglie cerca di migliorare le professionalità nell’ambito dell’assistenza ai minori con handicap nelle scuole e per l’assistenza domiciliare a persone con deficit di autonomia. Per il primo corso potranno fare domanda gli assistenti, anche di Ambito, gli operatori del volontariato e gli studenti con orientamento per problematiche di assistenza, che abbiano un’età superiore a sedici anni. Per il secondo corso possono presentare domanda i care-giver familiari, i badanti, gli operatori del volontariato e anche gli studenti. Il percorso formativo per entrambi i corsi è articolato in sessanta ore, suddivise in trenta ore di lezioni frontali e trenta di stage presso strutture residenziali autorizzate. Le classi potranno raggiungere un massimo di sessanta partecipanti. La domanda di partecipazione dovrà pervenire entro le 13 del prossimo 29 aprile all’Ufficio di segretariato sociale del Comune di Otranto o all’Ufficio di Piano dell’Ambito Territoriale Sociale di Maglie. Un’iniziativa che si inserisce in una particolare attenzione che l’hinterland magliese e i paesi limitrofi prestano alle tematiche sociali e le professionalità a esse connesse. In questi anni, infatti, il Comune di Maglie, ad esempio, ha provveduto a stilare un albo dedicato ai badanti, a seguito di un corso di formazione che li ha coinvolti, stimolato dalla commissione comunale per le Pari opportunità.

Angela Leucci


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Mercato, a Otranto tutti scontenti: “Al porto incassi più che dimezzati”


A tre anni dallo spostamento della struttura il bilancio degli operatori è decisamente negativo: “Il Comune ci faccia tornare dove stavamo, almeno d’inverno”

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In arrivo 20 buyer, Otranto si fa bella per i russi


Eccoli, gli invasori. Non turchi, russi. Sono sbarcati nel Salento il 2 aprile scorso e venerdì arriveranno a Otranto per capire se è bella come raccontano i depliant; turisticamente attrezzata come la presentano gli operatori locali.

Promosso dal consorzio Salento club, in collaborazione con l’assessorato regionale al Turismo, l’educational tour coinvolge 20 buyer e un giornalista. Oltre alla città dei Martiri, gli operatori russi visiteranno Lecce e Gallipoli. Obiettivo: conoscere le peculiarità dell’offerta e, soprattutto,la sua capacità ricettiva. In sintesi, il programma prevede: giovedì mattina visita a Lecce; nel pomeriggio tour guidato nel centro storico di Gallipoli e alle sue rinomate spiagge. Venerdi 8 sarà la volta di Otranto e della Baia delle Orte, prima di partire per Ostuni, altra destinazione di eccellenza dell’offerta pugliese.

Otranto, subisce così l’ennesima invasione straniera, frutto delle politiche promozionali messe in campo dalla Regione Puglia ma anche da altri enti pubblici e operatori locali. Già nel 2010 il consorzio Salento club aveva svolto varie iniziative a favore della promozione turistica della Puglia in Russia, partecipando a eventi fieristici di settore realizzati tra l’altro con il sostegno operativo dell’ufficio Enit a Mosca.

Jenny De Cicco

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Pug intercomunale: Otranto e Giurdignano a braccetto. Via al dibattito


Tre giorni di passione da domani, giovedì 7 aprile, per la presentazione del Piano urbanistico generale intercomunale (Pugi). Incontri pubblici, dibattiti, confronti tematici: sarà full immersion. Riflettori accesi su due territori: il primo tavolo di lavoro è in programma alle ore 18 a Giurdignano, nella sala consiliare; gli altri due si terranno venerdì e sabato a Otranto nel centro di accoglienza don Tonino Bello. I due territori si sono infatti attivati per la pianificazione congiunta dell’assetto complessivo, tanto che questa è in assoluto la prima esperienza di Pug intercomunale in Puglia. Due comuni affini per storia, strutture sociali, tradizioni e paesaggio, Giurdignano e Otranto; ma anche assimilabili per le attese con cui le comunità guardano al loro sviluppo. Gli incontri – ai quali insieme alla cittadinanza sono chiamati a partecipare tutte le categorie sociali, professionali e imprenditoriali – verteranno sui temi dell’ambiente, delle infrastrutture, del turismo e attività produttive, agricoltura e mondo rurale, delle politiche sociali e del fabbisogno legata alla prima casa. Obiettivo: trovare i punti di forza, riconoscere i punti di debolezza.

“Mi auguro”, commenta Luciano Cariddi, sindaco di Otranto, “che la cittadinanza partecipi numerosa e fattivamente affinché possano essere acquisiti suggerimenti e considerazioni, in particolare sulla programmazione urbanistica e territoriale in atto. Mi piacerebbe – continua – che fossero i giovani a essere protagonisti del loro futuro, offrendo spunti e suggerimenti sulla visione di città che andremo a realizzare nei prossimi anni”.

Molte le attese, dunque, e si capisce: il Pug è il principale strumento di disciplina urbanistica comunale capace di determinare scelte strategiche e incidere profondamente sulla qualità della vita delle popolazioni. E’ elaborato su due livelli: previsioni strutturali e previsioni programmatiche le quali inseriscono la realtà di un comune in una prospettiva territoriale più ampia rispetto ai fabbisogni dei cittadini e alle relazioni intercomunali.

Al Pug – come sarà sottolineato anche nel corso dell’incontro promosso a Giurdignano – precede la “Valutazione ambientale strategica” (Vas), con l’attività di comunicazione e partecipazione del documento di scoping (di analisi preliminare), la prima conferenza di Co-pianificazione e la proposta preliminare con lo schema di assetto strutturale-strategico e la bozza del rapporto ambientale. La seconda fase prevede invece la presentazione alle giunte comunali, le attività di comunicazione e partecipazione e la stesura definitiva del documento preliminare alla progettazione (Dpp)–, rapporto ambientale e adozione nei consigli comunali, pubblicazione, raccolta e catalogazione delle osservazioni al Dpp.

Insomma, la strada verso la sua adozione è ancora lunga, lunghissima. Anche perché – come sottolinea ancora il sindaco Cariddi – “non si tratta solo di pianificare l’urbanistica e l’infrastrutturazione della città, ma anche gli aspetti socio-economici e culturali dei nostri territori”.

Gli appuntamenti di Otranto si svolgeranno, come detto, nel centro di accoglienza don Tonino Bello. Il programma prevede: venerdì 8, alle ore 10.30, tavolo tematico su ambiente e paesaggio; alle 15.30 turismo e attività produttive; dalle ore 17.30, invece, al centro della discussione ci saranno agricoltura, agriturismo e mondo rurale. Sabato 9, dalle ore 10.30, confronto su prima casa e politiche sociali.

Jenny De Cicco

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Turismo, per le imprese di Otranto prove generali di legalità


Con la Pasqua alla porte, anche il turismo fa le prove generali. Che stagione sarà? E’ presto per dirlo. Al momento le imprese del settore sono impegnate su altri fronti legati alla qualità e alla “legalità”dell’offerta; ovvero: come non rimanere vittime dei controlli da parte di Nas, Ispettorato del lavoro, Polizia tributaria e chi più ne ha più ne metta. Il Comune di Otranto – città turistica per eccellenza, che vanta un’alta percentuale di imprese votate al terziario – suona la sveglia e chiama a raccolta professionisti, esperti e lavoratori. Il confronto, tenutosi nel centro don Tonino Bello, ha acceso i riflettori sull’accesso ispettivo sui luoghi di lavoro, sulle nuove tipologie contrattuali e i vantaggi per le imprese nell’operare in punta di legge. All’incontro sono intervenuti il sindaco, Luciano Cariddi; Giocondo Lippolis, direttore della direzione provinciale del lavoro di Lecce; Maria Sergi, funzionario D.P.L. di Lecce; Iunio Valerio Romano, responsabile Unità operativa di vigilanza ordinaria; e Maria Cristina Circhetta, consulente del lavoro.

Numerosi i punti trattati nel corso della lunga discussione: dal ruolo degli ispettori del lavoro (e più in genere delle forze dell’ordine) ai limiti che gli stessi non dovrebbero oltrepassare, fino ai loro obblighi nei confronti dell’ispezionato. Ma ci si è anche molto soffermati sulle nuove tipologie di contratti flessibili, sul lavoro minorile e sui “buoni lavoro”, strumenti per il lavoro occasionale previsti dalla legge Biagi.

Il dibattito ha portato alla luce diverse criticità. Una per tutte, quella sui doveri dei controllori e sui diritti dei controllati. Incorrere in una verifica da parte dei funzionari a volte è un trauma, altre – se effettuata nel pieno dell’attività lavorativa- è un vero e proprio incubo. Perché? Perché in molti casi gli imprenditori non sanno come comportarsi; di più: sentono di essere dalla parte del torto, a prescindere dalla loro reale situazione. Soffrono fortemente, insomma, la sudditanza psicologica nei confronti degli ispettori. A bloccarli, forse la scarsa conoscenze della normativa in vigore ma, molto più spesso, la paura che il loro lavoro venga sospeso, con conseguente perdita di immagine e introiti.

A volte, infatti, sentono di essere sottoposti a dei veri e propri raid. E’ il caso di un operatore che, intervenuto nel dibattito, ha raccontato con ironia la propria esperienza: “La Guardia di Finanza ha bloccato le uscite, mancavano solo le mitragliette, mentre gli ispettori del lavoro si sono nascosti dietro alle porte; mi sono spaventato e ora per evitare altri simili inconvenienti ho fatto installare le telecamere. Sono titolare di un azienda e in sette anni ho subito ben sei controlli…”.

Solo un caso limite? Agli operatori sarà utile sapere che ogni ispettore è obbligato a identificarsi; e che – è stato sottolineato – esiste uno strumento utile per abbassare la frequenza delle visite in azienda, il cosiddetto “verbale di primo accertamento” contenente tutti i dati sulle verifiche, le dichiarazioni dei dipendenti, le proprie, e – dulcis in fundo – le eventuali sanzioni. Servirà ad allentare tensioni e conflittualità? Gli addetti ai lavori dicono di sì. Intanto, c’è un solo modo per non soffrire il peso degli accertamenti: farsi trovare in regola.

Jenny De Cicco

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Porto Badisco, Capitaneria e Vigili all’opera per liberare la costa da boe e gavitelli abusivi


Gli uomini della Capitaneria di porto e la Polizia municipale di Otranto in azione a Porto Badisco, questa mattina alle prime luci del giorno, per liberare la costa dalle cime e dalle corde legate tra gli scogli e ripulire il fondale dagli ormeggi galleggianti ancorati sott’acqua. Un’operazione di bonifica di fondali e costa che ha visto il dispiegamento delle forze marine e terrestri della Capitaneria coordinate dal tenente di Vascello Donato Ostuni e il supporto della Polizia municipale di Otranto guidata da Vito Spedicato. Un’azione congiunta per limitare l’attracco abusivo dei natanti da diporto in questo tratto costiero, salvaguardandolo così dall’inquinamento. Alla motovedetta Cp 809 che giungeva da mare con tre marinai a bordo, intorno alle 8.30 del mattino si è sommato infatti l’intervento di due sommozzatori della Capitaneria che raggiungevano gli ormeggi abusivi dalla spiaggia, mentre due agenti di polizia giudiziaria intervenivano sul lato costiero liberandolo dai cavi recuperati dai sub. All’arrivo dei militari solo una barca, un gozzo in legno, era legata alla scogliera. Sul luogo i militari hanno rinvenuto però numerose cime cui corrispondevano una serie di boe di plastica che galleggiavano sotto il pelo dell’acqua, e che con i gavitelli erano poi ancorati ai cosiddetti “corpi morti”, massi di pietra nascosti sott’acqua che consentono l’attracco a pochi metri dalla riva, dove in estate è pieno di bagnanti: “Una situazione che andava avanti da così tanto tempo”, si legge nella nota ufficiale della Capitaneria, “che salentini e vacanzieri ormai davano per scontato che quel pezzo di mare cristallino da cui immergersi per godere di un rinfrescante bagno estivo fosse adibito a porticciolo. Invece gli ormeggi erano del tutto privi di autorizzazione”, continua la nota. “Sul fondale infatti sono stati trovati e recuperati ancoraggi per le boe non a norma, e per galleggianti si utilizzavano lattine di olio combustibile, contenitori e recipienti di plastica di ogni genere”. Non sono ancora stati rilevati illeciti da parte degli investigatori, che continuano il pattugliamento delle coste per scongiurare il ripetersi del fenomeno, ricercando gli autori materiali di questi abusi perpetrati ai danni del patrimonio costiero.

Salvo Sammartino


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Otranto. Giù le palme uccise dal “punteruolo rosso”. A un anno dalla loro morte, il Comune interviene nella villa comunale Hidrusa. E sul restyling si riapre il dibattito


Finalmente, a circa un anno dalla loro morte, le “scomode carcasse” delle palme saranno eliminate. Decapitate, una a una. Partendo dall’alto…, come tradizione vuole. D’altronde, siamo nella Città dei Martiri e le piante tropicali infette colpite a morte sono state 800, proprio come gli eroi cristiani vittime dell’armata turca. Uno sterminio. Lento, inesorabile, spietato. Anche loro uccise per mano dell’invasore, Il rhynchophorus ferrugineus, alias “punteruolo rosso”, un coleottero curculionide, originario dell’Asia meridionale, tanto piccolo quanto letale. Problema serio. Che l’Europa ha scoperto dal 1994; l’Italia conosce dal 2005, anno in cui il micidiale insetto è stato avvistato in Puglia; e Otranto subisce da lunghi, lunghissimi mesi.

Lo skyline della città dalle molte acque è radicalmente mutato senza gli esotici abitanti. Con buona pace di chi, a quei monconi tramutati in simboli totemici pericolanti, si era abituato. Anche se, nel tempo intercorso tra la loro morte e lo smaltimento, i problemi non sono mancati, come hanno a più riprese denunciato alcuni cittadini allarmati dal pericolo legato alla caduta delle fronde.

Problema vecchio. Oggi la ditta incaricata dall’Amministrazione ha iniziato il taglio dei palmizi marcescenti della villa comunale Hidrusa. Non molto tempo fa, era toccato allo storico fusto in piazza D’Aragona, ora al suo posto c’è un leccio.

Resta da capire come il vuoto lasciato possa essere colmato. Non solo nell’immaginario di chi aveva negli occhi e nel cuore quel tipo di verde pubblico. Per mesi gli otrantini hanno discusso sulle ipotesi post-palme, utilizzando anche il social network. Nell’etere si sono ipotizzati colture di agrumi, un parco con specie autoctone come le mele cotogne o ulivi ;e si è pensato persino alla nascita di orti pubblici.

Insomma, le idee non mancano. Anche se – va detto – La comunità sta riponendo molta speranza nello studio delle essenze da piantumare, dopo l’incarico assegnato dal Comune alla facoltà di Agraria dell’università di Bari. Di certo, il parco cambierà aspetto. E il merito – o la colpa, si vedrà – va a questo colorato esserino che ha animato la vita di piazza e i Consigli comunali dove spesso, e a lungo, è stato protagonista. Portando vivacità in una città che spesso è accusata di non avere nulla da dire. O, peggio, da fare.

Jenny De Cicco


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Ieri albanesi, oggi italiani: come vivono i migranti di venti anni fa secondo Klodiana Cuka, presidente di Integra


Sono passati ormai vent’anni dai primi sbarchi di albanesi presso il Canale di Otranto. Immagini che fecero il giro del mondo, mostrando le traversie di una popolazione che si riversava in un altro Paese per sfuggire a una situazione politica difficilissima causata dal disgregamento dei regimi comunisti. Abbiamo ancora negli occhi quelle scene, anche se da allora molte cose sono cambiate. Gli albanesi che arrivarono, e in particolare coloro che sono rimasti nel Salento, sono una realtà non più alla prima generazione. Alcuni costituiscono una fondamentale forza lavoro per l’economia locale, ma molti sono anche professionisti impiegati nel terziario. Come Klodiana Cuka, giovane presidente di Integra Onlus, associazione che difende i diritti dei migranti.

Sono passati vent’anni dal primo sbarco, e molti albanesi sono rimasti nel Salento. A che punto è la loro integrazione?

“La storia ha sempre legato l’Italia e l’Albania e le nuove migrazioni hanno segnato i nostri Paesi, disegnando un ponte di pace e solidarietà. Siamo chiamati ad affrontare insieme un percorso fatto di sforzi comuni, di azioni concrete e operose che si accompagnano alle speranze di chi lascia il proprio Paese per vivere in un’ altra terra. Chi vuole crescere e portare una testimonianza di vita autentica e dignitosa sa bene che ogni scelta passa dalla volontà di creare un ponte ideale tra le culture, un legame solidale tra due realtà diverse che si completano. Ridare a tutte le comunità migranti il dovuto rispetto e abbattere tutti i pregiudizi: questo l’obiettivo di chi, come me, è profondamente consapevole che ognuno è artefice del proprio destino. Il mio percorso personale e professionale dimostra come lo straniero possa inserirsi e integrarsi perfettamente in un tessuto sociale diverso da quello d’appartenenza, fino a diventarne parte integrante anche dal punto di vista giuridico, acquistando la cittadinanza italiana”.

Crede che una società multietnica possa essere un valore aggiunto per la crescita collettiva e individuale in una comunità?

“Come mediatrice e presidente di Integra Onlus mi spendo da anni per far sì che la nostra società prenda coscienza del migrante come valore aggiunto e come risorsa, affinché anche in Italia si affermi un processo di valorizzazione dei migranti che superi gli stereotipi e veda i soggetti migranti non più solo come coloro che possono aiutare il PIL del Paese con il lavoro – troppo spesso in nero – ma come portatori di conoscenza, cultura, apertura a nuove realtà. Oggi, in coscienza, ritengo che gli immigrati siano pronti a prendere in mano il proprio destino e a contribuire alla sviluppo dell’Italia, partecipando anche attivamente alla vita politica del Paese e dando il proprio apporto per trovare soluzioni che possano portare ad un rinnovamento proficuo in materia di immigrazione”.

Ieri gli immigrati svolgevano i mestieri abbandonati dagli Italiani, oggi sono professionisti e svolgono altre mansioni: quali le difficoltà iniziali per l’affermazione personale? Ci sono ancora difficoltà e pregiudizi?

“Se da un lato, come ci ricorda Riccardo Staglianò nel suo libro”Grazie – Ecco perché senza gli immigrati saremmo perduti”, è vero che senza gli immigrati l’Italia sarebbe perduta. Se infatti proviamo a immaginare una giornata italiana di 24 ore, a ogni ora corrisponde un mestiere nel quale, ormai, il lavoratore straniero è diventato maggioranza. Mestieri che, come conferma un solidissimo studio della Banca d’Italia, gli italiani non vogliono più fare. D’altro canto è altrettanto vero che gli immigrati non sono più solo forza-lavoro: tanti sono oggi gli immigrati professionisti qualificati che si trovano ad affrontare tante difficoltà, a partire dal riconoscimento dei titoli di studio, che una volta arrivati in Italia vengono azzerati, fino ad arrivare alla preoccupazione della possibile concorrenza sul mercato del lavoro qualificato da parte del Paese di arrivo”.

Esiste il razzismo nel Salento, ed è più o meno forte che altrove?

“La Puglia e il Salento sono terra da sempre multiculturale, accogliente non solo perché coinvolta, suo malgrado, dai processi migratori, ma soprattutto per la propensione dei suoi cittadini al sorriso e all’ospitalità. Certo, spesso io e Integra affrontiamo la diffidenza di chi non conosce la realtà del “diverso”, il vissuto personale. Non è facile affrontare ogni giorno i problemi che si presentano. Penso a quando mi sono attivata per fronteggiare l’emergenza degli sbarchi a Otranto, in particolare in quel triste giorno in cui morirono nel Canale tanti immigrati. Trovare posti letto, pensare alle cure mediche, insomma all’accoglienza in senso lato…. Ma mi sono rimboccata le maniche, e grazie a una grande sinergia tra le istituzioni anche Integra ha dato il suo contributo per tamponare l’emergenza.

Angela Leucci

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Nucleare sulla costa idruntina, il Fronte del no assicura: sarà guerra


Ci si avvia verso un referendum che in Italia c’è già stato in passato, ma che stavolta ci interessa ancor più nella riproposizione attuale. Se dovesse passare il no (che al referendum equivarrà a un sì, secondo come sarà posta la domanda), infatti, le centrali nucleare potrebbero essere realizzate sulla costa adriatica intorno a Otranto, ritenuta una zona a basso rischio sismico.

Che il territorio sia a basso rischio, intanto, è tutto da vedere: in fondo nel 1743 la città di Nardò fu colpita da un terremoto del nono grado della Scala Mercalli. Ed infatti la politica si sta già schierando: a dire no al nucleare ci sono molti movimenti e partiti di sinistra accanto ai radicali e agli ambientalisti. “Ci chiedono di non farci trasportare dall’onda emotiva degli ultimi eventi giapponesi – spiega infatti la segretaria magliese di “Sinistra Ecologia e Libertà” Maria Teresa De Maggio – ma è necessario ricordare che il commissario europeo all’energia Oettinger ha pronunciato la parola apocalisse, sui fatti del Giappone. È ovvia la premessa che Sel sia da sempre contro l’installazione di centrali nucleari sul nostro territorio e, soprattutto, che promuova in ogni modo possibile lo sviluppo delle fonti alternative di energia. Da affiancare, magari, a un modello di società differente, basata su un maggiore equilibrio con la natura e abituata a una gestione meno dissennata delle risorse, anche nelle piccole cose di ogni giorno. L’ anomalia italiana ritorna anche in questo frangente; purtroppo ci troviamo, nostro malgrado, governati da una classe dirigente che insiste su questo punto proprio mentre in Germania si fermano sette centrali e si sospende la decisione di prolungare la vita delle altre, in Francia e in Russia si effettuano grosse verifiche degli impianti, e tutto lascerebbe intendere che il disastro giapponese sia arrivato per mettere un freno definitivo allo sviluppo dell’energia nucleare”.

Una più ampia lettura del problema viene fornita dalle sezioni regionali dei partiti, delle associazioni e dei movimenti che estendono il problema anche alle altre zone pugliesi che potrebbero essere interessate da centrali nucleari: “L’individuazione di possibili siti da utilizzare quali depositi di scorie nucleari a Otranto e a Casarano – commenta il coordinatore regionale di Alternativa comunista, Michele Rizzi – oltre a quelli di Avetrana nel Tarantino e a Mesagne nel Brindisino, dimostra la volontà imperterrita di questo governo di procedere alla scelta del nucleare. Evidentemente non è bastata la catastrofe giapponese, forse anche perché nucleare significa profitto per grandi aziende, appalti, smaltimento e gestione dei siti, ossia un ricco business che passa sulla testa dei lavoratori pugliesi e non solo. Alternativa comunista ribadisce la sua totale opposizione a questa ipotesi scellerata: saremo in prima fila con i comitati di lotta e le forze politiche sociali per fare come a Scanzano jonico, ossia bloccare la costruzione dei siti e lanciare uno sciopero generale per bloccare la catastrofe nucleare”.

Angela Leucci

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Otranto, a metà aprile le riprese per il docufilm su Pietro Mennea


Si è giunti a uno start per il docufilm “Diciannove e settantadue”, sulla mirabolante vita di Pietro Mennea. Tra i set che coinvolgeranno la produzione c’è Otranto, accanto a Maglie, Lecce, Trani, Barletta e Bari, zona di origine dell’atleta. Il film è incentrato sulla vicenda umana e sportiva di Mennea, in queste settimane nel Salento per presentare il docufilm, le cui riprese inizieranno a metà aprile, e la cui conferenza stampa è stata presenziata dal sindaco di Lecce Paolo Perrone. Il Salento, così, dopo molti film che l’hanno avuto come location, diventa esso stesso luogo di produzione per lungometraggi, grazie al ruolo assunto a tal fine dalla casa di produzione magliese “Sharon Cinema” di Rita Surdo, che viene affiancata dal produttore delegato Roberto Bessi. Finora la strategia di utilizzare il Salento come location si è dimostrata una grande mossa di marketing territoriale e la provincia di Lecce compare in molti film tra cui “Mine vaganti”, “Il grande sogno”, “Liberate i pesci”, “Melissa P.”, oltre che in fiction televisive come “Elisa di Rivombrosa”, “Mogli a pezzi”, “Il giudice Mastrangelo”. E mentre sembra si saprà a breve della première di “Mozzarella stories”, altra pellicola della casa di produzione, che vanta tra gli interpreti Luisa Ranieri e Luca Zingaretti, la “Sharon Cinema” punta a un prodotto che sembra di assoluta qualità, soprattutto perché parlerà di un personaggio di meritata grandezza per la storia italiana, primatista mondiale e medaglia d’oro olimpica dei 200 metri. “La storia è basata su documenti originali – ha dichiarato Surdo alla Gazzetta del Mezzogiorno – dove, attraverso il racconto principale, vengono evidenziati importanti fatti storici che si intrecciano con la storia sportiva e umana di un ragazzo del Sud che ha iniziato dal nulla e senza nulla, ma che trova nello sport la via del riscatto. Riscatto in cui ancora oggi si immedesimano molti giovani meridionali in cerca di una speranza per riuscire nella vita. Un documentario unico nel suo genere, diverso da tutti gli altri, poiché oggi i miti sembrano fatti di carta, bruciano subito. Invece Mennea è stato una stella per gli anni Settanta e Ottanta, un tempo in cui tutto era mitico”. Il regista sarà Sergio Basso, e probabilmente a breve partiranno i casting per le comparse e i personaggi secondari: per quelli principali la produzione è stretta nel riserbo (e nella sorpresa) più assoluti.

Angela Leucci

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